Tributo Storico Lucius Minicius Exoratus

 

Tablinum: eccovi il video dell’intervista trasmessa da Espansione TV, rubrica Angoli, al classicista Alessandro Cerioli e all’avvocato Jonathan Colombelli, inerente il Tributo Storico Lucius Minicius Exoratus.

 

Advertisements

Tributo Storico Lucius Minicius Exoratus

flyer orizzontale tributo st

 

Tablinum: siamo giunti alla IVa edizione del Tributo Storico Lucius Minicius e quest’anno “l’appuntamento con la cultura classica” si terrà in due giornate: sabato 23 e domenica 24 Settembre, dalle ore 09.30 alle ore 18.00, presso l’area verde dell’asilo comunale di Menaggio (co).

In queste due giornate si terrà una rievocazione storica che ci farà comprendere al meglio le culture autoctone della zona comense (Celti Comenses) e la cultura che divenne egemone (Romana).  Questo progetto si prefigge di divulgare scientificamente le origini storiche del territorio, approfondirle e renderle, nella sua originalità, accattivanti e fruibili a un pubblico eterogeneo.

Progetto questo pensato e sviluppato in stretta collaborazione fra persone addette al settore culturale che non solo hanno messo la loro professionalità al servizio dello stesso ma in prima persona, stando sul campo, lo articoleranno per il periodo in cui rimarrà in essere, quindi questo progetto ha tutti i presupposti per far comprendere al meglio la romanizzazione e tutte le conseguenze derivanti da essa.

Durante la due giorni di rievocazione si comprenderà al meglio l’economia romana e celtica, il diritto romano, i riti apotropaici romani e celtici ed in fine l’arte bellica romana e celtica. Per gli studenti è stato previsto un particolare approccio alla vita da campo: potranno toccare con mano le attrezzature da campo, verrà messo a loro disposizione il materiale (in scala) per rivivere il peso di un’armatura, di uno scudo, di una spada. Per i più piccoli comprendere al meglio il valore della moneta in epoca classica, assistendo a una coniazione, e ancora le toghe candide dei cittadini romani assistendo alla più alta “ars oratoria” di un processo romano.

Tutti questi aspetti verranno inscenati durante i due giorni del “Tributo Storico Lucius Minicius Exoratus“, presso l’area verde dell’asilo comunale di Menaggio (co).

Inoltre questo progetto farà comprendere l’importanza strategica del “Larius”, in questa parte del vasto impero romano. I suoi trasporti fluviali servirono a incrementare la romanizzazione del territorio, sin dalla rifondazione di Nova Comum, voluta da Gaio Giulio Cesare, il Lario si trovò al centro degli spostamenti militari prima e scambi commerciali poi ed infine chi era Lucio Minicio Exorato, notabile romano vissuto nel I° secolo dc, che ricopri incarichi di massima importanza a livello politico/religioso e legato alla corte imperiale di Tito Flavio Vespasiano. Usando un parallelismo con i giorni nostri potremmo definirlo: il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America.

Al termine delle due giornate sono previste due conferenze, la prima sabato 23 dalle ore 19.00, del Prof. Livio Zerbini (Università di Ferrara), a tema: “Plinio il giovane e l’Imperatore Traiano”, mentre la seconda domenica 24 dalle ore 19.00, del Dr. Alessandro Cerioli (ideatore e direttore del progetto), a tema: “Il Lario Romano”.

 

Eutopia Art Collection: Orizzonti su Carta

loc settembre

Tablinum: La rassegna Eutopia Art Collection 2018 torna nel mese di settembre presso la galleria Art…on paper di Lugano (Svizzera), con la mostra collettiva “Orizzonti su Carta”, degli artisti italiani Teresa Condito e Vincenzo Vallone.

La mostra avrà una sua Vernice venerdì 15 Settembre, dalle ore 19.00, e terminerà domenica 24 Settembre.

Tablinum in collaborazione con la galleria luganese Art…on paper, è lieto di presentarvi il progetto “Orizzonti su carta”, rassegna dedicata alle opere di due artisti che hanno fatto proprio del supporto cartaceo un mezzo con il quale veicolare riflessioni ed emozioni forti provenienti dalla vita di tutti i giorni con le sue sfumature di luce e ombra ma anche dai gravi fatti di cronaca che stanno cambiando per sempre la storia del mondo occidentale.

Ad accompagnarci in questo viaggio alla ricerca di un orizzonte interiore, verso il quale volgerci tra l’incertezza di una consuetudine sempre più minacciata da eventi esterni e un’interiorità disorientata ma decisa a ritrovare i propri punti saldi, sono le opere degli artisti Vincenzo Vallone e Teresa Condito qui esposti in due percorsi espositivi personali ben distinti eppure in costante dialogo fra loro.

Dopo il crescendo di episodi terroristici di matrice islamica che hanno sconvolto il mondo, minacciando la nostra esistenza ed identità culturale (come nel caso tragico di Palmira) l’arte di Vincenzo Vallone non è più stata la stessa: si è trasformata in un grido di dolore e di avvertimento al mondo occidentale culminato nella sua prima personale “Attenzione, c’è Attenzione nel Mondo!” nel 2015, presso il Museo di Villa Carlotta sul Lago di Como. Oggi, nel 2017, alla luce dei nuovi terribili avvenimenti che minacciano la nostra civiltà, l’urlo di Vallone si è fatto sempre più assordante mentre le sue opere recano oggi i segni di un profondo compianto e di un atterito monito che si concretizza nella sua esposizione luganese “Attenzione…e se domani” costringendo il visitatore ad immaginare scenari inquietanti ma purtroppo non così irrealizzabili.

Teresa Condito è un’artista che ha all’attivo importanti partecipazioni fra cui spicca la premiazione alla Biennale di Venezia del 2015 con il collettivo Le Grande Bouffe presso il Padiglione del Guatemala. Oggi la ritroviamo in una veste inedita in cui ci presenta i suoi lavori realizzati su carta, nati da una profonda e personale interiorizzazione del mondo che la circonda.

La creazione di queste disegni, differiscono nettamente dalle forme del monumento “L’Essere”, installato presso Piazza Benedetto XV a Casoria, in Italia, o dalle provocatorie installazioni della Biennale eppure nascono dalla stessa volontà di osservare ciò che la circonda per darne poi libera interpretazione attraverso il medium artistico.

Dettaglio non trascurabile nella realizzazione di questo ciclo su carta, che potremo ammirare in esclusiva in occasione della sua anteprima luganese,  è la rinuncia ad utilizzare qualsiasi tipo di pennello, spatola o altro strumento per interagire con la carta: il colore viene steso utilizzando la propria mano, in un contatto diretto ed esclusivo fra materia e supporto, fra pensiero e azione.

I titoli sono eloquenti che rivelano come lo sguardo e la riflessione siano momenti inestricabili di uno stesso atto creativo: “Melodie dell’anima” “Le ballerine”, “Leggerezza” e “Armonie di Gong Gong”, ci portano a una dimensione che aspira alla calma e tranquillità mentre altre opere come “Bianco Rosso. Stracci bianchi celano orrore umano: macchiandosi di rosso le verità emergono” puntano impietosamente il dito sulle contraddizioni della nostra società.

Orari visita:

Lunedì chiuso

Da martedì a venerdì dalle ore 15.00 alle ore 18.00

Sabato e domenica dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle ore 18.00.

Orizzonti su Carta è una mostra prodotta e curata da Tablinum Cultural Management.

Eutopia Art Collection: Noi/Natura. Dalla Sicilia al Lago di Como

Tablinum: eccovi il video della mostra personale “Noi/Natura. Dalla Sicilia al Lago di Como“, dell’artista siciliana Giovanna Lentini.
La mostra ha come location la Torretta Romantica di Villa Carlotta, da sabato 05 a domenica 20 Agosto 2017.
Curatrice della mostra la storica dell’arte Elisa Larese.

Intrecci di Culture: Nathalie Monac e Giovanna Lentini a Villa Carlotta

Tablinum: la rassegna Eutopia Art Collection 2018, curata da Tablinum Cultural Management, torna nel mese di agosto presso l’incantevole cornice del Museo Giardino Botanico di Villa Carlotta, Tremezzina (co), con due mostre personali: Noi/Natura: dalla Sicilia al Lago di Como, dell’artista italiana Giovanna Lentini, e Il Linguaggio universale dell’Arte dell’artista francese Nathalie Monac. La mostra verrà inaugurata sabato 5 Agosto e terminerà domenica 20 Agosto.

A seguito della fortunata rassegna Lust for Art 2016, che lo scorso anno ha fatto registrare un totale di 25.000 visitatori in soli sei mesi di programmazione, quest’anno TCM propone per la sua programmazione annuale una nuova rassegna tematica dal titolo Eutopia Art Collection.

La rassegna 2017 nasce da un’esigenza profonda: quella di ricollocare l’arte al giusto posto, rivestirla di tutta quella carica positiva che gli è propria. Fare dell’arte lo specchio di un mondo tutto da creare a immagine e somiglianza dell’uomo, dei suoi sogni e delle sue aspirazioni. In questo senso l’arte della collezione 2017 si fa Eutopia positiva di valori e concetti.

Il viaggiatore porta con sé un bagaglio emozionale profondo e, se come nel caso di Giovanna Lentini, questa viaggiatrice è anche un’artista, saranno le sue tele a parlarci dei mutamenti interiori che, lo scoprire luoghi inediti, incontrare abitudini e persone nuove,originano in ciascuno noi. Dalla Sicilia al Lago di Como: dalla luce bianca del sole, che si tuffa negli abissi del mare, a quella più soffusa, raccolta dall’abbraccio verdeggiante delle sponde del lago, dove anche il dinamismo delle pennellate di rosso, che solgono fendere il bianco delle celebri tele di Giovanna Lentini, trovano una momentanea requie. “Abituata agli azzurri e ai blu della mia terra, ai suoi forti contrasti, che abbagliano e fanno splendere tutto di una luce bianca, arrivata a Como, sono rimasta affascinata e incantata dalle ovattate tonalità azzurro polvere del lago, dalla sua dimensione che contiene e rassicura. Per una pittrice è più facile dipingere le proprie impressioni ed emozioni: da queste nascono le mie opere nelle tonalità dell’azzurro e del verde e le sculture, realizzate con gioia e stupore infantile, con legna e pietre che mi chiamavano e ammiccavano dalla riva perché le portassi in studio. Il lago: uno spazio di riflessione e tranquillità per il mio spirito sempre in movimento, una pausa dal mio rosso (solo momentanea)”.

 

L’allestimento pensato per la mostra della francese Nathalie Monac vuole invece evidenziare il grande valore universale dell’arte. L’immenso dialogo che essa è in grado d’innescare con la sola forza della forma e del colore. Un istinto naturale. Insopprimibile. Un linguaggio universale.

“Dipingo con il cuore e con l’anima: sono guidata dai miei pennelli e il risultato finale è una grande scoperta. Dipingere è un dono naturale e questa mia arte è scevra da qualsiasi supporto “tecnologico”, perché vuole essere solo espressione dell’istinto naturale. Questa è quella che viene chiamata: Pittura Intuitiva”.  Nathalie Monac ha fatto dell’arte uno straordinario veicolo di valori interiori oltre che di armonia esteriore. Le sue tele riescono a trasmettere un messaggio universale e, al contempo, particolare ad ogni fruitore. Un dialogo unico nel suo genere perché è stimolato dai colori e dalle forme sulla tela che risvegliano in ogni individuo il proprio personalissimo teatro interiore di emozioni. Quella creata dalla Pittura Intuitiva di Nathalie Monac è un’alchimia meravigliosa: attraverso forme e colori riesce a stimolare il vissuto sentimentale di ciascun individuo al di là di ogni differenza razziale, culturale e anagrafica.

Orari visita:

Lunedì chiuso

Da martedì a venerdì dalle ore 15.00 alle ore 18.00

Sabato e domenica dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle ore 18.00.

“Noi/Natura. Dalla Sicilia al Lago di Como” e “Il Linguaggio universale dell’Arte” sono due mostre prodotte e curate  da Tablinum Cultural Management.

 

Un’esperienza di visita unica, grazie all’uso della tecnologia digitale

L’allestimento, pensato in chiave creativa, ci riporta in un ambiente immersivo dove grazie anche all’ausilio di mezzi audiovisivi il visitatore può congiungere il godimento della propria esperienza artistica alle  bellezze naturalistiche di Villa Carlotta e del nostro Lago.

Contenuti speciali e testi curatoriali, saranno consultabili direttamente attraverso i link visuali QRCode presenti nel percorso espositivo e sul sito web di Tablinum Cultural Management.

TABLINUM CULTURAL MANAGEMENT: i nostri progetti nascono dalla volontà di divulgare un modello culturale in cui il sistema dell’arte sappia comunicare valori fondanti che sorpassino le usuali logiche di mercato e riscoprano il valore primario della cultura quale nutrimento essenziale della coscienza umana. Per questo amiamo considerarci prima di tutto “impiegati della cultura”.

+39 3392181456     info@studiotablinum.com    www.studiotablinum.com

VILLA CARLOTTA: Villa Carlotta, in Tremezzina, Lago di Como, è celebre in Italia e nel resto del mondo grazie al suo magnifico parco botanico e alle sue sale ricche di capolavori d’arte. Villa Carlotta è un luogo di rara bellezza: qui capolavori della natura e dell’ingegno umano convivono armoniosamente in 70.000 mq tra giardini e strutture museali.

  +39 034440405      segreteria@villacarlotta.it    www.villacarlotta.it

Lucio Minicio Exorato: la storia dimenticata di un membro della corte dell’Imperatore Vespasiano

Gruppo-Storico-romano-Senatori-2

Larius,196 a.c.

Una lingua d’acqua che come una ferita squarcia il verde dei boschi e si spinge verso nord, le acque scintillano nel riverbero del tiepido sole d’inizio estate e i soli rumori che si odono sono lo sciabordio delle acque che cedono il passo a un’imbarcazione che procede lentamente sulle acque profonde e cupe e il movimento delle fronde degli alberi e degli arbusti che arrivano a lambire la riva del lago. Certamente qualche insediamento si troverà dietro il riparo sicuro dei boschi, magari posto sulle cime dei monti, dove poter vivere al sicuro, irraggiungibili da inattesi visitatori e dalle intemperanze di quelle acque che, anche in un giorno terso e senza vento, appaiono tuttaltro che rassicuranti, soprattutto se a fronteggiarle non si hanno che pochi mezzi di sostentamento e gli inverni sono lunghi e freddi. L’isolamento è l’unica forza per queste piccole comunità.

Sembra un giorno come tutti gli altri eppure quella strana imbarcazione, fatta di robusto legname sulla quale svetta una vela bianca gonfiata dal vento, sta trasportando un carico molto speciale: innanzitutto a bordo si trovano uomini le cui armi gareggiano con il riverbero delle acque a chi lancia bagliori più audaci. Silenziosi, come dèi venuti da molto lontano, i loro occhi tradiscono la circospezione di chi è abituato ad ogni genere d’imprevisti che sorgono da chi si addentra in territori sconosciuti per la prima volta; ma c’è anche un carico intangibile che si portano appresso quegli uomini: la romanitas.

Gli Insubri, a differenza di altre popolazioni del nord (esempio: Liguri – Elvezi) sembrano accettare subito di buon grado l’arrivo dei romani e subito il territorio, e con esso i sui abitanti subisce una metamorfosi grandiosa: quel lago sul quale si erano avventurati i primi legionari romani è ora il Larius (dal latino Laurum) e la vegetazione rigogliosa ma incolta che aveva accolto i romani si è fatta più regolare è sulle sponde i cespugli di Laurum si susseguono, come le piante di ulivo e i vitigni iniziano a spuntare un po’ ovunque.
Il trattato di Equitas rende la romanizzazione meno traumatica e le popolazioni presto adottando usi e costumi romani e integrano al loro interno coloni greci e romani: sorgono i castra di Bilacus (Bellagio) e Lemnos (Lenno) e sulle sponde del lago, già millenni fa come ancora oggi, si inizia a praticare l’Otium Ludens e i potenti dell’epoca stabiliscono qui le loro residenze. Celeberrime le Villae dei Plini: Tragoedia, che si ergeva alta sui “coturni” del promontorio di Bilacus, proprio dove oggi si trova Villa Serbelloni, e la Comoedia, dal cui triclinium era possibile immergere la mano nelle acque del Larius e pescare un guizzante pesce lacustre, e che doveva trovarsi nel Golfo di Venere, non molto lontana da Villa del Balbianello.

Plinio il Giovane, forse il più illustre estimatore del Larius, nelle sue epistole ci ricorda anche in cosa eccelleva il territorio comasco, ossia nella produzione alimentare (carni suine, olio, vino), nella metallurgia di precisione (lavorazione di monili in metallo), nella lavorazione delle pietre, soprattutto la pietra ollare, molto diffusa nel territorio prealpino, e nell’estrazione del marmo (Musso), una vera e propria industria specializzata.

Naturalmente il mercato era aperto in entrata e in uscita, conosciuto come: Corpus Splendidissimum Mercatorum Transalpinorum et Cisalpinorum. Quindi i prodotti comaschi, tramite la via di terra e quella fluviale entravano nel mercato imperiale e viceversa i prodotti provenienti dalle varie provincie imperiali confluivano nel mercato comense; prodotti pregiati come le merci esotiche (datteri, garum, lingue di fenicottero etc. etc.) rinvenute nei siti archeologici comensi. Naturalmente i romani introdussero anche due aspetti fondamentali e semisconosciuti agli insubri: quello giuridico (Ius romanorum) e quello religioso (paganesimo greco-romano). Deduciamo le nostre fonti, nel comasco, da una ricerca capillare e congiunta che addirittura trova concordi gli studiosi lariani, su quasi tutte le tematiche. La mole di documentazione davvero imponente di cui la città di Como, e il suo territorio, gode hanno aiutato negli anni a dare una chiara “rotta” da seguire.

L’apporto delle fonti letterarie che scandiscono in modo preciso le vicende salienti, a cominciare dal primo contatto cruento fra i celti insubri, le tribù galliche dei Comenses e i romani; correva l’anno 196 a.c., anno della battaglia di Camerlata, di cui ci informa Tito Livio, con dovizia quasi cronistica.
Addirittura un personaggio politicamente impegnato come Cicerone si disturba a scrivere, tramandandoli a noi, i termini della pace conclusa fra celti/galli e romani e l’inizio della romanizzazione del territorio comense. Cronaca questa che va dal 196 a.c. all’89 a.c.
Anche il geografo greco Strabone, profondo conoscitore della storia comasca, ci racconta i trent’anni decisivi della storia comasca, ossia le prime tre “colonizzazioni” della terra lariana.

La prima quella di Pompeo Strabone dell’89 a.c., la seconda, quella effettiva, di Gaio Scipione del 77 a.c. circa e infine quella definitiva di Cesare del 59 a.c. che sfruttando la Lex Vatinia diede lo status di colonia latina e rifondò la città nominandola: Nova Comum. Addirittura di questa ultima colonizzazione ci parlano, con accentuazioni diverse secondo le loro esigenze espositive, ben altri cinque autori romani: Catullo, Plutarco, Svetonio, Appiano e Ammiano Marcellino. Naturalmente i Plinii magnificamente illustrano il I° secolo d.c., glorificando la loro “piccola” patria, descrivendoci squarci di vita pubblica e privata, dell’economia lariana, dell’arte e della religione.

In oltre, a supporto di questi scritti, abbiamo il documento ufficiale per antonomasia, “La Notitia Dignitatum”, che ci fa scoprire il ruolo importantissimo di Nova Comum come zona di scambio commerciale e transito (zona pedemontana), tanto che in città esisteva un super funzionario, il “Praefectus Classis cum Curis Civitatis”, che soprassedeva al controllo dell’arteria principale di comunicazione: il Larius, che da Nova Comum portava verso Summus Lacus e da quel punto verso i valichi alpini dello Julier, dello Spluga, del San Bernardino e del Septimer. Troviamo dei riferimenti anche nella “Tabula Peuntingeriana” dove vengono messe in luce le direttrici che collegavano Nova Comum e il Larius ai maggiori centri del nord Italia.
A testimonianza del ruolo fondamentale ricoperto dal Larius in epoca romana abbiamo anche le numerose epigrafi, oltre seicento, rinvenute nel territorio comasco di cui un’importante collezione si trova presso il Museo Giovio di Como mentre altre sono rimaste in loco. Questi aspetti portano la città di Nova Comum e il Larius fra i primissimi posti fra le città del nord Italia, al pari di Aquileia e Brixia.

L’ epigrafi ci restituiscono importanti testimonianze della vita quotidiana, tra le tante informazioni ricaviamo i nomi delle gens più influenti del Larius fra le quali spicca la gens Oufentina da cui proviene Lucius Minicius Exoratus.

Ma chi erano gli esponenti della gens Oufentina?

Non sappiamo molto se non che l’aggettivo “Oufentina” indicava le gens che, tra quelle dell’Italia Settentrionale (Transpadana) nell’epoca romana, abitavano le zone insubri transpadane.
Possiamo ipotizzare che la gens Oufentina sia stata una gens nova, una gens di persone umili che nell’arco di alcune generazione fecero carriera e fortuna, come molte famiglie del I secolo d.c.. Certamente all’epoca di Lucio Minicio Exorato la sua famiglia era molto abbiente.
Inoltre è plausibile che la gens di Exorato fosse stata proprietaria di una o più compagnie di trasporto fluviale, da e per Mediolanum, essendo questa un’attività molto redditizia per l’epoca.
Sappiamo che i membri di spicco delle varie gens, per poter accedere agli ordini senatorio o equestre dovevano avere una rendita garantita e stabile, quindi entrate di una certa consistenza. E se il trasporto fluviale era il “Business” locale, le ipotesi che la gens di Exorato in un qualche modo ne facesse parte sono altamente probabili.
Ed eccoci finalmente pronti a cercare di conoscere, facendo prezioso riferimento all’effige della lapide oggi incastonata nella facciata esterna della Chiesa di Santa Marta in via Calvi, a Menaggio, la figura di Lucius Minicius Exoratus.

L’importanza dell’aver ricoperto molti incarichi amministrativi farà ben comprendere l’importanza di questo personaggio, come lo comprese molto bene lillustre architetto milanese Luigi Mario Belloni, negli anni ’70, dal frammento epigrafico che oggi possiamo analizzare. Le dimensioni del frammento (ben 280 cm) sono già da sé molto eloquenti circa l’imponenza del monumento e la pregiata fattura in marmo di Musso ci rivela inoltre un altro prodotto del commercio lariano molto rinomato già allora.
Abbiamo due conferme importanti: la prima, solo una persona di un certo stato sociale poteva permettersi una spesa simile, la seconda, la cava di marmo di Musso non era solo nota al tempo dei romani, ma ampiamente sfruttate dagli stessi, con operai specializzati che cavano marmo con grande precisione e in grandi quantità, naturalmente una personalità abbiente come Exorato non poteva volere che questo tipo di marmo per il suo monumento funebre.
Un altro particolare che sancisce l’importanza di queste cave è la quantità di marmo rinvenuta dagli archeologici. Se voi stessi conduceste delle campagne di scavo in Lombardia, trovereste dei reperti archeologici che 6 volte su 10 sono stati realizzati con questo marmo.

Leggendo il frammento dell’epigrafe di Lucio Minicio Exorato possiamo scoprire un cursus honorum che lo portò a essere uno dei protagonisti della vita politica imperiale. Ipotizziamo la sua carriera militare e politica provando a ricostruire i suoi spostamenti nel vasto impero romano del I° secolo d.c. Lucius, come molti giovani romani abbienti, partì per completare il proprio ciclo di studio, in Grecia probabilmente, patria della filosofia e della retorica.
Al termine degli studi, potremmo ipotizzare un suo temporaneo ritorno sul Lario oppure l’inizio della sua carriera militare a Roma. Il suo servizio sotto le armi potrebbe essersi svolto in concomitanza delle operazioni belliche in Iudaea, sotto il comando dell’allora Legato Vespasiano.

Dopo il rientro dalla prima guerra giudaica è ipotizzabile che sia entrato nella corte del neo imperatore Vespasiano e che qui inizi la sua carriera politica e religiosa che lo porto a ricoprire ruoli chiave nella scala al potere: Tribuno Militare e Decurione, Quattruorviro, Duumviro, Prefetto dei Fabbri, due volte Pretore e Console, Flamine dell’Imperatore Vespasiano e Pontefice Massimo.

Usando un parallelismo con i giorni nostri, potremmo dire che Lucio Minicio Exorato ebbe lo stesso potere che oggi ricopre il Segretario di Stato di una superpotenza come, ad esempio, gli Stati Uniti.
Molto probabilmente fece ritorno stabilmente, in tarda età, sul Larius, dove fece edificare il grandioso monumento funebre da cui proviene questo frammento di epigrafe ritrovato nelle acque del Lario e poi collocato in Via Calvi proprio dall’umanista Francesco Calvi.

Alessandro Cerioli

Benvenuti in Messico, angolo di paradiso in terra

messicomare

Tablinum: questa volta vogliamo farvi assaporare un luogo lontano dall’Italia, facendovi immergere nella calda atmosfera del Messico: parlarvi dell’intero ‘labirinto della solitudine’, come definì questa terra il poeta e saggista Octavio Paz, sarebbe un’ardua impresa. Dovremmo percorrere un territorio che va dalla Bassa California alla capitale, la cosmopolita Città del Messico; dalla culla della musica Mariachi, il Guadalajara, sulla costa centrale del Pacifico, al selvaggio Chiapas, fino ad arrivare alla costa orientale, la penisola dello Yucatán. È proprio quest’ultima che vogliamo approfondire, questo incantevole, piatto lembo di terra dove le candide spiagge si alternano a riserve naturali e suggestivi siti archeologici.

La penisola dello Yucatán comprende tre Stati, il Quintana Roo, Campeche e lo Yucatán, e in ognuno dei tre è possibile trovare numerosi siti Maya avvolti dalla giungla. L’acqua, che per i Maya era sacra, arrivava qui alla terra attraverso un terreno poroso e calcareo, andando a creare un vasto sistema fluviale sotterraneo. Al cedere dello strato di calcare, si formano le doline o cenotes, ovvero delle pozze profonde nelle quali è possibile immergersi: nel solo Yucatán ne sono presenti 200.

WP_20170428_13_24_41_Pro

Oltre agli Spagnoli e ai Maya (popolazione, ricordiamolo, tuttora esistente e non del tutto sterminata dagli invasori ispanici), questa terra è un’amalgama di culture che comprende anche francesi, libanesi e altri immigrati.

Per quanto riguarda la cucina, oltre ai piatti tipici messicani come il mais, il cioccolato, il tacchino selvatico, la zucca, i peperoncini e i pomodori, la cucina yucateca comprende anche ingredienti europei quali le arance e la carne di maiale: in parte per via dell’isolamento geografico della regione dello Yucatán rispetto alle altre regioni messicane, e in parte per le influenze europee, caraibiche, mediorientali e indigene di cui è ricca. A Merida ad esempio, non troverete dei piatti simili in nessun altro posto del Messico, come i panuchos (tortillas fritte ripiene di fagioli neri e coperte con pollo o tacchino, avocado, lattuga e cipolle in agrodolce).

merida

A proposito di Merida, la torrida ‘città bianca’, essa fu fondata dallo spagnolo Francisco de Montejo nel 1542 sulle rovine di una città Maya. Se avete intenzione di visitarla, non mancate di andare a vedere la Cattedrale inaugurata nel 1598 e dedicata a  San Ildefonso, la più antica di tutto il continente, e il Museo de la Ciudad, ospitato dall’ex Palazzo della Posta edificato nel 1908, che illustra la storia di Merida, dalla sua fondazione ai giorni nostri.

maya2

maya

Non lontano da Merida, potrete ammirare i fantastici siti archeologici della cultura Maya: dal più famoso e maestoso, quello di Chichén Itzá, al collinare Uxmal, a Ek Balam, il ‘giaguaro nero’, fino a Coba, sito completamente immerso nella giungla: qui potreste avventurarvi a scalare il Nohuch Mul, che in lingua maya significa “grande monticello”, la più grande piramide della penisola dello Yucatán con i suoi oltre 40 metri.

chichén ItzaE se, dopo che avrete visitato città e scalato piramidi, avrete voglia di mare, non possiamo non consigliarvi le meravigliose Isla Contoy e Isla Mujeres, tra le spiagge più incontaminate dei Caraibi, angoli di paradiso dove il tempo si ferma e si possono ammirare numerose specie protette, tra le quali paguri, fregate, iguane e tartarughe marine.messicofregata

 

messicoiguana

Cos’altro dire… ‘Que Viva Mexico!’

                                                                      Francesca Corsi