Quando dal Lago di Como si poteva raggiungere il Mare Adriatico

ImmagineStudio Tablinum: Sono passati oramai settant’anni dalla dismissione dei navigli, a Milano, e tutto d’un tratto la città d’acqua, molto simile ad Amsterdam e a Venezia, divenne una città simile alle altre, i suoi trasporti spostati dall’efficiente via d’acqua e posti quasi per la maggioranza su strada, sino ad arrivare all’intasamento caotico dei giorni nostri.

Il lago di Como che sfruttava la via d’acqua meneghina si è trovato, anch’esso, tagliato fuori dalle vie fluviali maggiori, che tramite il Po portavano al Mare Adriatico. Pensiamo per un momento a come potrebbe essere la vita di tutti i giorni degli abitanti del Lario se settant’anni fa la decisione di dismettere questa arteria fluviale fosse stata diversa, ossia tutto il trasporto stradale ridivenisse fluviale; la prima cosa che si noterebbe sarebbe la totale assenza di code ed intasamenti sulle già anguste strade del circuito lacustre, tutti i paesi sarebbero organizzati con dei porti per lo scarico e carico delle merci, e si vedrebbe sul Lario un via vai d’imbarcazioni come non si vedeva più da metà ‘900. Questa tesi è stata avvalorata dalla scrittrice bellagina Lucia Sala nel suo libro “Cento Gondole Lariane” (2011), nel quale spiegava, anche grazie alle testimonianze orali di persone, quali Mario Barindelli, che si sono occupate per una vita intera di trasporto fluviale con le imbarcazioni dell’epoca, gondole e comballi, come i trasporti fossero organizzati in modo capillare e non rapsodico, come a volte si tende a pensare, ma pensato nei minimi dettagli. trasporto questo, a suo tempo, totalmente ecologico, visto che si sfruttava la forza dei venti. L’esempio più eclatante: Un carico di cinquecento quintali di materiale, da Como a Bellagio impiegava con una gondola lariana circa due ore e mezza di navigazione per giungere in porto, rammento: per mezzo di vela e non motore, sapete quanto impiega oggi un mezzo pesante (camion) per portare i nostri cinquecento quintali di materiale? La bellezza di un’ora e trenta, inquinando, creando ingorghi sulla strada quindi rallentando la viabilità alle autovetture. E’ questo il vero mistero, che cosa abbiamo guadagnato con questo cambiamento? Credo e penso veramente poco.

Pensando che il Lario era una delle vie fluviali più antiche d’Europa, usata dall’epoca insubrica prima e romana poi, si può denotare solo un regresso, non un progresso.

Altre discutissime decisioni furono prese sul Lario, esattamente sulla sponda occidentale, ossia quella di smantellare una delle più antiche ferrovie d’Italia, la linea Menaggio – Porlezza, un tratto di una ventina di chilometri che collegava due laghi prealpini il lago di Como ed il lago di Lugano. anch’esso trasporto ecologico in tutto e per tutto, che eliminava i problemi legati al traffico automobilistico in una tratta ancora oggi molto battuta.

Nella vicina Svizzera queste forme di trasporti sono stato rinforzate e non smantellate come accaduto sul Lario.

Posso segnalare ai lettori, che volessero maggiori informazioni sui due tipi di trasporti citati in questo articolo, il Museo Etnografico della Val Sanagra, dove sono collezionate delle testimonianze fotografiche dell’antica ferrovia, non che dei reperti della stessa, ed il Museo della Barca Lariana, dove sono conservate le antiche imbarcazioni, gondole, del lago di Como.

Alessandro Cerioli

Advertisements