PIRANESI, IL TRAIT D’UNION TRA IL MONDO ANTICO E CONTEMPORANEO

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Studio tablinum: La storia dell’arte ci insegna ad esplorare le epoche più diverse, senza per questo perdere i contatti con la contemporaneità: è innegabile che una profonda conoscenza del passato non solo ci permette di capire meglio il presente, ma anche di intuire le tendenze future.

In tal senso, l’esempio di un artista come Giambattista Piranesi (Mogliano Veneto, 4 ottobre 1720 – Roma, 9 novembre 1778) è illuminante. L’incisore e architetto formatosi con il vedutista Giuseppe Vasi è conosciuto soprattutto per le incisioni rappresentanti le Vedute di Roma (1748-74) e, ancor prima, per le rinomate Carceri d’Invenzione: queste ultime, riprodotte in sedici stampe, mostrano architetture visionarie destinate a influenzare la futura sensibilità romantica e surrealista. Il “Rembrandt delle antiche rovine” -così lo definisce Giovanni Ludovico Bianconi- fu però prima di tutto uno studioso del mondo antico: nell’opera Della magnificenza e dell’architettura dei Romani del 1761 Piranesi, in antitesi alla “nobile semplicità e quieta grandezza” dei Greci, esalta la grandiosità dell’arte romana, di matrice etrusca, operando inoltre un’appassionata difesa della tradizione papale di Roma e una rivalutazione del medioevo italiano.

Torniamo ai nostri giorni. Nel 2010, la mostra a cura della Fondazione Cini di Venezia, “Le arti di Piranesi”, presentò le riproduzioni di alcuni oggetti progettati dall’architetto veneziano, sottolineando così l’aspetto di designer ante litteram di questo artista il cui credo era “guardare all’antico per proiettarlo al presente”: non ci dispiace immaginare che, se fosse vissuto nell’epoca contemporanea, sarebbe probabilmente stato a suo agio con le tecnologie d’avanguardia.

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