Quando “Caligola” navigava sul lago di Nemi

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Studio Tablinum: sembra una storia incredibile ma accadde veramente; per duemila anni le navi palazzo dell’imperatore Gaio Giulio Cesare Germanico “Caligola” sono rimaste sepolte sotto uno spesso strato di fango sul fondo del lago di Nemi, navi sontuose che allietavano le giornate dell’imperatore durante le quali si tenevano le più stravaganti feste e banchetti. Questi due natanti misuravano settanta metri di lunghezza per venticinque di larghezza a fronte del lago stesso che misura poco più di un chilometro. “Caligola” oltre ad usarle come sontuosi palazzi faceva inscenare delle naumachie che vedevano impegnati i marinai della flotta di Miseno. Quando gli eccessi dell’imperatore iniziarono a divenire intollerabili, non solo per i senatori ma anche per la guardia pretoriana, si decise di assassinarlo e conseguentemente condannarlo alla “damnatio memoriae”, quindi oltre alle sue effigi ne fecero le spese le due navi palazzo che furono affondate e dimenticate. 

Millecinquecento anni dopo l’affondamento, il Cardinale Prospero Colonna, prestando attenzione alle dicerie che volevano le due navi palazzo ancora sul fondo del lago di Nemi, decise di far intervenire i famigerati nuotatori genovesi diretti da Leon Battista Alberti. Questo primo tentativo non diede i frutti sperati, data la profondità del lago, tuttavia i tentavi furono molteplici nell’arco di tempo fra il millequattrocento ed il mille ottocento, ma sempre con fortune alterne, interessati al rinvenimento furono soprattutto gli antiquari e collezionisti che videro in questa operazione un motivo di prestigio ed orgoglio.

Ma le due navi palazzo dovettero attendere sino all’avvento dell’era fascista per vedere dopo due millenni la luce, il tutto fu condotto, per volere del Duce, usando la tecnologia più avanzata dell’epoca. La decisione fu quella di drenare l’acqua del lago con potenti pompe idrovore e di farla confluire in un canale artificiale, risalente anch’esso all’epoca romana.

Il risultato fu eccezionale, l’Ing. Capo Guido Uccelli riusci in un’impresa titanica e con stupore gli archeologi ritrovarono a pochi metri di profondità sul fondo del lago i due relitti perfettamente riconoscibili e con a bordo diverse centinaia di reperti.

Le navi furono trasportante in seguito in museo istituito “ad hoc” a poca distanza dal lago, dove rimasero sino al  primo giugno millenovecentoquarantaquattro. in quella fatidica notte scoppio un’incendio che distrusse completamente questi due gioielli della storia classica. La responsabilità fu attribuita ad un gruppo di soldati tedeschi in ritirata.

Fu aperta un’inchiesta che oggi definiremmo “farsa” nella quale le cause reali di questo criminale gesto non furono mai accertate.

Le due navi palazzo dell’imperatore “Caligola” furono varate in un’atmosfera di cupo terrore e furono distrutte, definitivamente, in un’epoca analoga. In questo le due navi palazzo “rividero la luce” per soli dodici anni, nei quali gli archeologi hanno avuto il compito di rinvenire quei reperti, che in parte, sono tutt’ora conservati e visibili nel Museo delle Navi Romane di Nemi.

Alessandro Cerioli

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