Biennale di Venezia 2013, “Il Palazzo enciclopedico”: utopia e simbolo.

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Studio Tablinum: la 55ma edizione, curata da Massimiliano Gioni e presieduta da Paolo Baratta, ospita 150 artisti provenienti da 38 nazioni ed è affiancata da 88 partecipazioni nazionali.

 Il tema dell’esposizione è ispirato all’idea utopistica e visionaria di Marino Auriti, che nel 1955 realizzò il progetto di un Palazzo Enciclopedico, un “museo immaginario” che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere umano; il modello dell’edificio di centotrentasei piani depositato nell’ufficio brevetti statunitense è stato disposto all’apertura della sezione dell’Arsenale della Biennale. L’impresa, rimasta incompiuta, riflette l’ossessione di inglobare nella propria opera il mondo intero: questo desiderio di conoscenza universale e totalizzante, vicino alla cultura enciclopedica settecentesca, si rende sempre più necessario nell’epoca del continuo flusso dell’informazione, dove spesso la ricerca è affidata all’indicizzazione; la moderna volontà catalogatrice riflette il bisogno di riordinare un mondo che ci appare caotico, dove è impossibile orientarsi.

L’esposizione affronta il mondo delle immagini dal punto di vista antropologico, partendo dalla presentazione del Libro Rosso di Gustav Jung, con cui si introduce una riflessione sul mondo delle immagini interiori e dei sogni, ed è organizzata seguendo lo schema della wunderkammer, la “camera delle meraviglie” cinquecentesca e seicentesca dove i collezionisti conservavano oggetti di ogni tipo, naturalia e artificialia: allo stesso modo sono presenti in mostra film, bestiari, tavole enciclopediche, installazioni e performance. La mostra vuole riaffermare il potere evocativo e simbolico delle immagini, dalle quali il mondo attuale è assediato: un’enciclopedia dell’immaginario collettivo, in cui ci si chiede quale spazio è concesso alla visione, data la consapevolezza “di essere noi stessi media, di essere conduttori di immagini, di essere posseduti dalle immagini”.

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