La caduta dell’impero romano

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Studio Tablinum: è la domanda che tutti i classicisti di ogni epoca si pongono, quali furono le cause della caduta dell’impero romano ?

Da anni cerco di capirne di più su questo fatto epocale e disgregativo, interrogandomi su gli errori commessi dalla classe dirigente dell’epoca e vorrei coinvolgervi in questa riflessione.

Secondo lo storico Edward Gibbon, la voce più autorevole fra i classicisti di tutte le epoche, il suo modello è preso da esempio tutt’oggi dai più illustri storici, la responsabilità principale di tale declino risiede nella diffusione del cristianesimo e di altre sette, dalla perdita di dignitas da parte della classe dirigente e dall’imbarbarimento delle frontiere. Esattamente cita, nel Capitolo 38, in un paragrafo chiamato Osservazioni generali sulla caduta dell’Impero romano in Occidente,  una serie di cause che portarono al declino e alla caduta dell’Impero romano d’Occidente:

« … la decadenza di Roma fu conseguenza naturale della sua grandezza. La prosperità portò a maturazione il principio della decadenza…Invece di chiederci perché fu distrutto, dovremmo sorprenderci che abbia retto tanto a lungo. Le legioni vittoriose, che in guerre lontane avevano appreso i vizi degli stranieri e dei mercenari,… il vigore del governo militare fu indebolito e alla fine abbattuto dalle istituzioni parziali di Costantino (cristianesimo), e il mondo romano fu sommerso da un’ondata di barbari. Spesso la decadenza di Roma è stata attribuita al trasferimento della sede dell’Impero […]. Tale pericolosa novità ridusse la forza e fomentò i vizi di un duplice regno… Sotto i regni successivi l’alleanza tra i due imperi fu ristabilita, ma l’aiuto dei Romani d’Oriente era tardivo, lento e inefficace […]. »

Di tutt’altro avviso il Prof. Adrian Goldsworthy, dell’Universita  Notre Dame di Londra, che nel suo saggio La caduta di Roma idealizza non un crollo ma semplicemente un cambiamento, nemmeno troppo radicale, ma iniziato circa tre secoli prima durante il periodo detto “dell’anarchia militare”, subito dopo la fine della dinastia degli antonini; la società romana stava cambiando ed era impensabile che rimanesse ancorata ai principi dettati dal mos majorum. Secondo Goldsworthy subito dopo la morte di Marco Aurelio si verificarono una serie di guerre civili che destabilizzarono l’apparato sociale e militare portando gli imperatori ad abbandonare il concetto di res publica ed abbracciare il concetto di autodifesa, ponendo, de facto, le basi per un’insicurezza generalizzata che porto a distanza di tre secoli alla paralisi della struttura imperiale. Quindi non un crollo ma un mutamento, naturale, in un impero arrivato ormai al capolinea.

Lo stesso vale per il sindaco di Londra Boris Johnson che nel suo saggio Il sogno di Roma ne cita la grandezza e la decadenza e ci illustra in modo chiaro ed esemplare come Roma sia riuscita prima ad imporsi con la forza delle armi e poi a costruire un sistema politico, una civiltà, in grado di unire molte differenze, unico comune denominatore l’economia in continua espansione, i continui tributi provenienti dalle province. Il problema vero si ebbe quando queste province, ossia territori, vennero meno limitando le capacità organizzative, logistiche e strutturali dell’impero.

Mentre il prof. Peter Heather, docente alla Università di Yale, eviscera tutti i dati storici in nostro possesso, in modo tecnico ma coinvolgente,  nei suoi due saggi La caduta dell’impero romano e L’impero e i barbari sfata molti luoghi comuni confutando o meno le teorie più consolidate, per Heather le ricostruzioni più diffuse hanno dipinto una civiltà decadente e corrotta, troppo “civilizzata” e magari indebolita dal cristianesimo. Ma a giocare un ruolo decisivo furono anche semplici dettagli, come gli archi degli Unni, più lunghi e potenti di quelli dei romani, il carico fiscale divenuto ormai intollerante, imposto dall’Urbe alle province, sino a passare ai dettagli più rilevanti come la perdita del granaio principale di Roma, il nord Africa e la sua mancata riconquista, la mancanza di collaborazione fra i due imperatori che governavano su di un impero ormai definitivamente diviso, il tentativo fallito dell’integrazione dei popoli barbarici riversatisi oltre il limes ed infine la spina nel fianco dell’impero dei Parti – Sasanidi che fu la vera super potenza antagonista di Roma.

In ultima analisi quali potrebbero essere state le cause principali di questa decadenza ?

Come avrete letto le teorie sono molte e molto intricate, in attesa di buone nuove dai continui scavi archeologici in tutto il territorio che fu dell’impero romano, vi invito a commentare e a scrivere il vostro pensiero su questa affascinante ed irrisolta vicenda storica.

Alessandro Cerioli

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4 thoughts on “La caduta dell’impero romano

  1. Ciao, in breve sulle varie tesi sopra esposte (tutte interessantissime!!!):
    1) Gibbon: è suggestiva la tesi del cristianesimo come causa della decadenza e della caduta dell’impero romano; ma non spiega alcune cose: a) perché nonostante il cristianesimo l’impero d’occidente è proseguito per altri 160 anni, mentre quello d’oriente è rimasto saldo sino almeno alla IV crociata. Sull’imbarbarimento delle frontiere: sino alla fine del IV secolo a Treviri, presso la frontiera, si viveva come in qualsiasi città romana. Teniamo presente che i “barbari” che venivano accettati spesso venivano spostati in altre zone (anche in Nordafrica, c’è un saggio del prof. Barbero molto approfondito). Sulla calata dei barbari: dopo il 300 molti entrano con il beneplacito dei romani; i barbari non furono mai maggioranza. L’impostazione di Gibbon, a mio avviso, è corretta per la decadenza dei costumi.

    2) Goldsworthy: è l’opposto. Per leggere un’interessante confutazione, vedi “La caduta di Roma e la fine della civiltà” di Ward Perkins Bryan. Secondo il Goldsworthy, la decadenza inizia dopo il 163 d.C.: 3 secolo per crollare sono troppi. O vogliamo dire che la decadenza della Francia inizia verso la fine del 1600 perché nel 1940 viene invasa dalla Germania??? Il “cambiamento non troppo radicale” è un modo carino per sostenere che il mutamento è necessario ed anche benvenuto. Ma non è così: appena scomparsa la struttura statale, la civiltà in occidente regredì di centinai d’anni, il commercio si arrestò quasi del tutto, la vita urbana si ridusse al minimo. “Impero arrivato al capolinea”??? E la civiltà romano-orientale? No, per me la tesi non è condivisibile, se non per la questione dell’insicurezza interna.

    3) tesi di Boris Johnson: è interessante l’idea che, una volta organizzato l’impero, Roma non potesse andare avanti con le sole risorse interne. Ovviamente anche all’epoca c’era un problema di spesa pubblica, in buona parte assorbita dall’esercito che aumentava il suo organico.

    4) tesi di Heather: è ben studiata. Il carico fiscale divenne dopo il 250 eccessivo.
    Giustamente viene ricordato che il problema n.1 erano i Sassanidi, che tenevano occupato 2/3 dell’esercito; per arruolare nuovi soldati ad occidente le tasse vennero alzate. Non c’erano più territori da occupare, mentre la ricchezza si stratificava in un numero sempre inferiore di persone. Si aggiunga la decadenza dei costumi: nessuno voleva fare il soldato, così vennero arruolati i Germani, valorosi ma indisciplinati. Ma la causa ultima è la mancanza di collaborazione della parte orientale. Nel 395 Teodosio emanò una Legge: “Da questo momento le leggi della pars orientis non valgono automaticamente nella pars occidentis”: ossia, divise in 2 l’impero, decidendo di proteggere solo l’Oriente e trasferendo la capitale dell’Occidente nella paludosa Ravenna. Da quel momento, l’occidente dovette fare da solo.
    Forza militare insufficiente? No, semplicemente non usata per proteggere l’Occidente.

    Il dibattito è aperto!!!

    • Penso che fra la tante teorie, che ho avuto modo di studiare, quella che si avvicini di più sia quella del Prof. Heather.

      Primo aspetto, la perdita delle provincie, fondamentali per il gettito fiscale, e la mancata riconquista, furono davvero un colpo significativo. La ricchezza che si andava progressivamente riducendo, si concentro nelle mani di poche persone, che provvidero alla loro sopravvivenza e non di certo alla “res publica” .

      Secondo aspetto, l’impero Partico-Sasanide fu de facto l’unico, vero, antagonista che ebbe l’impero romano dal I secolo a.c. dalla disfatta di Crasso a Carre, si instauro una sorta di “guerra fredda” fra i due imperi, non credo che ne le guerre gotiche ne il cosi detto regno Unno, abbiano creato una preoccupazione così importante, l’esercito romano, nonostante i radicali cambiamenti, da esercito di conquista a esercito di controllo e difesa, era la macchina bellica più organizzata e micidiale del mondo antico, quindi lo sguardo era sempre rivolto ad oriente.

      Terzo aspetto, arrivati ad un certo punto, si dovette decidere quale parte dell’impero salvare e per un discorso meramente politico la parte orientale dell’impero decise che non era più “conveniente” intervenire negli affari dell’impero d’occidente e che per rimanere ai vertici della politica estera, con un esercito compatto e gestendo l’economia, come detto indebolita da molti aspetti, era necessario il distacco totale.
      Anche se il sogno di riunire le due parti dell’impero rimase forte ed in tutte le corti “bizantine” che si susseguirono, dalla morte di Giustiniano nel 556 e l’idea della “restauratio imperii” sino al X° secolo con la morte di Niceforo II Foca.

      Queste tre teorie, sommate, innescarono il processo di decadimento dell’impero romano.
      Ma sentiamo anche il pensiero di altre persone.

  2. La tesi di Gibbon oltre ad essere suggestiva, e l’opera essere una spanna sopra quelle moderne dal punto di vista letterario, essendo diventato un classico solo per i meriti della prosa, è anche quella più verosimile, sempre che gli si accostino i dati e le considerazioni moderne.

    La tesi di Heather che si basa tutta sul carico fiscale, e quando questo venne meno, venne meno anche l’istituzione imperiale, non regge per un motivo molto semplice e che Gibbon ricorda spesso: al tempo della grandezza e della semplicità della repubblica Roma vinceva su tutti i 4 punto cardinali e Non aveva un bilancio o se l’aveva era davvero piccolissimo.
    Anche gli arabi, che furono i veri distruttori della potenza romano-orientale o bizantina di sicuro non ottennero tutte le loro conquiste perché possedevano una macchina amministrativa capace di trarre risorse da investire nella spesa militare. Oggi con le armi tecnologiche naturalmente le entrature di uno stato hanno un peso essenziale nelle vicende belliche, gli eserciti contemporanei consumano una quantità immane di risorse. Ma un esercito antico poteva sostenersi da sé per molto tempo con quello che trovava sul teatro operativo e la logistica era intesa, nel migliore dei casi, al reperimento in situ, non al trasferimento dalle retrovie di derrate e armi. Se la tesi di Heather fosse realistica come spiegate che a Cannae, dopo la sconfitta in due altre micidiali battaglie, Trebbia e Trasimeno, con la perdita di più di 50 mila soldati, con le risorse della sola Italia appenninca disponibili, parte della quale occupata da Annibale, Roma si risollevò e vinse, mentre dopo Adrianopoli e le vicende dell’invasione del Reno e dei goti in Italia non si riuscì, nonostante la raffinata organizzazione burocratica, a trarre oro e uomini sufficienti per respingere popoli che non potevano godere sul genio militare di Annibale?

    Una decadenza, non solo economica, ma i senatori del IV secolo erano certamente più ricchi dei patres della seconda guerra punica, c’è stata a livello generale, ma lo stato era molto più ricco, ciò che conta però è che furono i popoli a decadere, nello spirito e nel pensiero. Pensare di ridurre tutto a questione di numeri e di tasse è tipicamente marxiano, ma gli uomini non sono tutti uguali, in ogni epoca e in ogni luogo. Questo ha fatto, e fa, più differenza di quanto costi pagare e addestrare un buon fante o cavaliere mercenario.

  3. Trovo acuto e piacevole questo scambio di opinioni. Naturalmente, bisognerebbe avere vissuto nel tardo IV secolo o nel V secolo per poter dare la giusta valenza alle tante concause. Noi possiamo solo ipotizzare una scala di valori di demerito. Caro Alessandro, la tesi che ho espresso nel mio post http://www.giuseppebresciani.com/2013/11/ecco-la-vera-ragione-per-cui-cadde.html vuole essere un modo semplice (ma non semplicistico) di ritenere che l’Impero Romano d’Occidente non poteva evitare di decadere a causa del suo precoce invecchiamento. Come un uomo che abbia speso troppe energie nella sua vita, l’esuberante Roma non ha saputo invecchiare bene e ha subito un degrado fisiologico che avrebbe potuto differire nel tempo

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