L’arte della crisi: Emilio Vedova, dal Romanticismo all’Informale.

Studio Tablinum: Emilio Vedova, il celebre pittore ed incisore nato nel 1919 a Venezia e scomparso nel 2006, è stato considerato da Giulio Carlo Argan il «fratello italiano» di Jackson Pollock, Willem De Kooning e Franz Kline, esponenti americani della pittura informale, fatta di materia, gesto e segno (proprio in questi giorni si sta tenendo a Milano la mostra “Pollock e gli irascibili”). L’Informale ha rappresentato negli anni ’50, nell’America del dopoguerra e del capitalismo, il grido di protesta dell’individuo «che ha già fatto massa», che non può sfuggire al processo della globalizzazione. Un’arte della crisi e nella crisi. Una frattura tra l’arte e la tecnica, tra la società e l’individuo.

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Il nostro pittore veneto non è approdato all’arte segnica e gestuale conseguentemente agli artisti americani: in realtà essa ha sempre fatto parte del suo bagaglio culturale, fin quando da ragazzo, a Piazza San Marco, andava «a sorvegliare i pittori, a raccogliere la pulitura delle loro tavolozze raschiata con la paletta», testimoniando un precoce interesse per la materia. Inoltre, egli visse nella sua giovinezza le dure condizioni del proletariato degli anni Venti: non è un caso che esponenti della pittura ottocentista romantica come Goya, Daumiere, Gericault, tutti con una poetica affine e con una vigile coscienza civile, esercitassero su di lui una grande influenza.

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Ci si chiederà cosa unisce la pittura romantica all’arte informale degli anni Cinquanta; quest’ultima ha cercato nel gesto, nell’espressione figurativa più estrema (anche entrando fisicamente nella tela come faceva Pollock), l’unico modo per ritrovare nella massa il senso dell’individuo. E cosa ha rappresentato in fondo il Romanticismo, se non l’insanabile dissidio tra l’uomo e il mondo, che ha provocato come conseguenza la fuga nell’irrazionale e nel lato oscuro della realtà?

Un dissidio che negli anni Cinquanta si rende drammaticamente attuale in seguito ai due conflitti mondiali, i quali evidenziano come alla tecnologia utilizzata come valore in sé si debba contrapporre il valore dell’arte. Per Emilio Vedova, l’arte aiuta a «fortificare un’autonomia di sensibilità […]. Non dimentichiamo che perfetta realizzazione tecnica fu il campo di concentramento».

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2 thoughts on “L’arte della crisi: Emilio Vedova, dal Romanticismo all’Informale.

  1. è interessante vedere il desiderio di cercare nuove sinergie culturali…evidentemente scaturiscono da ‘lacune ‘ realmente sentite . Purtroppo nell’esplicitarsi , al desiderio di creare nuove vie e pertanto anche nuove interpretazioni , spesso si ripete il rassicurante già scritto e più volte ripetuto…ma il desiderio è comunque da apprezzare.

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