Tra estasi culinaria e letteratura, conversazione con Ketty Magni

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Studio Tablinum: il felice incontro della letteratura con l’arte culinaria, grazie alle opere di Ketty Magni, può portarci indietro nel tempo, alla scoperta dei più prelibati sapori enogastronomici del Rinascimento italiano.

Perché il Rinascimento non è fatto solo dei preziosi dipinti di intramontabili artisti, di argute opere letterarie o di meravigliose sculture che hanno reso celebre il genio italiano nel mondo; c’è un’altra arte, che contribuì ad arricchire il fasto delle sontuose corti italiane: l’arte culinaria. Ogni corte vantava grandi maestri in quest’arte, la cui abilità era simbolo della ricchezza e dell’opulenza del suo signore, veri e propri virtuosi del gusto pronti a sfidarsi e a strabiliare i cortigiani attraverso le più ricercate ricette. Ma solo il cuoco del Papa, Bartolomeo Scappi, sapeva trasformare un’esperienza culinaria in qualcosa di molto simile all’estasi dei sensi.

La scrittrice Ketty Magni, torna con una nuova opera, Il cuoco del Papa, edito da Cairo Editore, per far rivivere il Rinascimento italiano da una prospettiva inusuale, quella del gusto, ripercorrendo la vita di  Bartolomeo Scappi, colui che è stato consegnato alla memoria dei posteri come il “Michelangelo della cucina”.

“Aveva affinato il metodo per cucinare la carne, e proponeva frequentemente sulla tavola del porporato brisavoli di schiena di bove o di vaccina alla veneziana, cotti sulla graticola. Spruzzava sulle fette di carne aceto rosato e le spolverizzava con pepe, cannella, sal trito, fior di finocchio, pitartamo. Per sei ore le lasciava riposare una sopra l’altra, ben schiacciate. Per conservarle morbide stendeva una fetta di lardo, e mentre le cuoceva le girava diverse volte. Ben cotte, le serviva con un saporetto adagiato sopra: un composto di aceto, zucchero, cannella, chiodi di garofano e noce moscata.”

Un’esistenza leggendaria, quella di Bartolomeo, iniziata in una famiglia lombarda di umili origini, spronato dalla madre ad intraprendere quella carriera di cuoco che lo vedrà approdare infine fra i fasti e gli intrighi della curia romana, conteso da potenti cardinali fino ad diventare il cuoco personale di Pio V.

Vero è proprio arbitro del gusto in una corte traboccante di lusso e potere, a Bartolomeo riuscirà laddove il Papa non potè mai sul campo di battaglia sconfiggendo, culinariamente parlando,  l’imperatore Carlo V, celebre per il proprio vorace appetito.

Ma a Bartolomeo non importa d’essere celebrato nelle corti di tutta Europa per la propria abilità, le sue ambizioni  hanno il sapore dolce di chi aspira a rendere la propria fama  immortale. Per farlo c’è un solo modo: consegnare all’immortalità di un libro tutta la propria scienza culinaria; è così che, ormai settantenne consegnerà ai posteri il suo

Un’ambizione a cui ha sacrificato con abnegazione totale la propria esistenza e  anche il proprio amore la bellissima ed altrettanto irraggiungibile nobildonna romana, la bella Claudia Colonna, alla ricerca della perfezione culinaria.

 

La figura di Bartolomeno Scappi è stata spesso lasciata nell’ombra e solo recentemente, e molto lo si deve anche al tuo libro, è tornata all’attenzione di studiosi e appassionati. Quali suggestioni ha rievocato in te questo personaggio?

Scappi è un cuoco esperto e diligente, ma soprattutto è un uomo, che mostra un’infinita passione per il proprio mestiere. Con effetti sorprendenti e capaci di eludere la monotonia, riesce a coordinare maestosi banchetti e riunisce tradizioni culinarie italiane e straniere, creando uno stile fantasioso. Propone innovazioni culinarie, quali l’infarinatura e l’impanatura, l’utilizzo della carta da forno, e altri nuovi metodi di cottura dei cibi. S’ingegna dunque, nel risolvere problemi pratici, alternando in un melodioso concerto gastronomico i servizi di cucina e di credenza. Come Michelangelo osserva il duro marmo con occhi limpidi e crea meravigliose sculture, Scappi è in grado di forgiare gli alimenti declinandoli in oltre mille sfaccettature attraverso le ricette racchiuse nella sua “Opera”, l’imponente trattato di res gastronomica pubblicato con la benedizione papale di Pio V. Un lavoro che corona la sua carriera, frutto di applicazione costante, di studio e di sacrificio. L’autore suggerisce il comportamento per il cuoco perfetto, che deve essere svelto, paziente, educato, modesto, oltre a possedere doti morali, sorvegliare attentamente i suoi sottoposti, vigilare sull’igiene, avere inventiva. Il maestro cinquecentesco con i suoi trionfi gastronomici ben rappresenta l’epoca rinascimentale, tesa a soddisfare il palato e uno spiccato senso estetico, ma ritengo sia un personaggio di estrema modernità, che ha suscitato in me stupore e ammirazione.  Gli chef odierni dovrebbero ispirarsi a lui, prenderlo a modello, e seguirne i consigli dettati da un’esperienza antica. 

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In appendice al tuo libro sono raccolte anche dieci ricette tratte dal manuale di Bartolomeo. Quanto pensi sia importante ritornare al passato utilizzando delle vie meno canoniche della lettura dei libri di storia, con lo stuzzicante ausilio di una buona ricetta rinascimentale?

Credo che attraverso la lettura dei miei romanzi si possa avvicinarsi alla storia in modo piacevole, riscoprendo tradizioni e antichi sapori. Le ricette che ho inserito in appendice al libro risultano facilmente ripetibili in una cucina moderna, e permettono di concedersi pietanze con qualche nota diversa. Nel corso della narrazione, invece, descrivo banchetti e piatti più scenografici, cercando di far percepire al lettore la sensibilità  uditiva, olfattiva, tattile, gustativa, visiva. Mi sono  avvalsa di un testo scritto per esprimere suoni, profumi, morbidezza e rugosità, gestualità, bellezza e ho supportato quest’intento con la realizzazione di un fantastico booktrailer, diretto da Angelo Guarracino, che risulta in perfetta armonia con il libro e che soddisfa la curiosità visiva. 

A partire dal Successo di Teodolinda, Adelaide, Maestro Martino e ora Bartolomeo Scappi, la tua vena letteraria trae molta ispirazione dalla storia. Cosa stimola di più la tua creatività nell’ambientare i tuoi romanzi in epoca tanto lontane dalla nostra? Quali consonanze trovi tra questi periodi storici e la nostra epoca? 

Un romanzo è l’espressione della creatività di una persona, ma alle spalle c’è sempre una storia collettiva. La stesura dei miei libri è preceduta da uno studio meticoloso della materia storica, che successivamente rielaboro con fantasia per imbastire una trama. Presto molta attenzione alla dimensione umana dei miei personaggi, ai loro sentimenti e alle fragilità, che li inducono a comportarsi in determinati modi. Ritengo sia indispensabile conoscere il nostro passato per guardare avanti, per poter innovare, e per capire meglio il presente. Frequentemente, rilevo molte affinità tra i periodi storici presi in esame e il momento attuale, e cerco di metterle in evidenza attraverso la modernità dei miei protagonisti. Una caratteristica costante nei miei lavori letterari è la nota di serenità, anche nelle scene più dolorose, nelle situazioni narrative più toccanti. Suggerisco una soluzione pacata e ben ponderata per risolvere ogni problema, senza far mancare mai la speranza di un futuro migliore.

                                                                                                                     

La tua carriera di scrittrice ha ricevuto molti consensi di critica e di pubblico e ora raccogli indubbiamente degli ottimi frutti. Ma cosa ti ha spinto ad intraprendere questa carriera?

 

Ho una tendenza congenita verso la scrittura. Una passione ereditata dal mio bisnonno Antonio Secchi, scrupoloso impiegato comunale, che nei primi anni del Novecento amava riempire pagine con la sua bella calligrafia allungata e ordinata. Ma a differenza del mio avo, che redigeva diari, intrisi di quotidianità e di fatti storici, solo per puro piacere personale, ritengo indispensabile pubblicare per condividere con altri individui i pensieri. Sicuramente, poi, hanno contribuito ad avvicinarmi al mondo letterario gli incontri con alcuni scrittori di fama, come ad esempio Piero Chiara, che ho intervistato quand’ero una giovane appassionata divoratrice di libri. Ho sempre dedicato molto tempo a leggere con curiosità e soddisfazione, perché come sosteneva lo scrittore Montesquieu, che amava rifugiarsi nella sua biblioteca per immergersi nella lettura degli autori preferiti: “In tutta la mia vita non ho mai avuto un dispiacere che un’ora di lettura non abbia dissipato.”

Oggi, continuo instancabile  a cercare l’ispirazione, perché sono convinta che i lavori migliori nascano dalla creatività, dallo studio, dall’entusiasmo, e non si costruiscano a tavolino, solo per soddisfare esigenze di mercato. Sempre con tale spirito, mi accingo a comporre un nuovo romanzo per entrare nella vita di ogni lettore, nella sua casa. Senza aver nulla già confezionato nel cassetto.

 

Nel Rinascimento il letterato, e in genere l’artista, era chiamato a svolgere un ruolo attivo presso le corti, quale pensi sia e, ancora più importante, dovrebbe essere il ruolo dello scrittore all’interno di una società come la nostra?

Uno scrittore dovrebbe essere lo specchio del proprio tempo  per registrare eventi epocali e interpretarli con spirito critico. Non dunque una semplice cronaca degli avvenimenti, ma una illuminata narrazione storica. Anche i fatti del passato, alla luce delle conoscenze odierne, possono essere reinterpretati sulla base di nuovi dati disponibili e riflessioni più distaccate. A mio avviso, il letterato dovrebbe utilizzare un linguaggio consono al proprio tempo per esprimere pensieri profondi. Un linguaggio assai fluido, che faciliti la comunicazione, ma che non si svilisca nell’utilizzo di pochi termini ripetuti, perché ritengo che la nostra lingua italiana possieda un fascino irresistibile nella varietà e nella musicalità delle parole. Occorre trovare un giusto equilibrio tra semplicità e originalità.

Parlando di luoghi del cuore, quali sono quelli che conciliano la tua ispirazione?

Lungo le sponde lariane mi sento in armonia con me stessa e il mondo circostante. Per me, è un’esigenza preponderante la vicinanza con luoghi pregni d’acqua, fonte di vita. L’acqua ha un ruolo centrale nella vita umana e nella storia esistono molti miti e leggende, che evocano sia la sua forza distruttrice, che il potere rigenerante.  L’acqua è il filo conduttore di tutti i miei romanzi, la vera essenza ispiratrice, e questa caratteristica è talmente evidente, che un noto libraio mi ha definito una “scrittrice dal taglio liquido”, con mia somma contentezza. Amo le passeggiate immersa nella natura, a piedi o in bicicletta, e le contemplazioni dei luoghi, che osservo lungamente per trasferire sulla pagina le sensazioni percepite. Così, le ampie descrizioni paesaggistiche diventano protagoniste dei miei  testi, pieni di ingredienti passionali e di sfaccettature sentimentali, che, mi auguro, invogliano a esplorare le emozioni individuali, a svolgere una funzione consolatoria, o di evasione, perché credo fermamente nella funzione terapeutica della lettura.

 

Biografia

KETTY MAGNI

http://www.kettymagni.com/index.html

Ketty Magni è nata a Desio, nella magnifica ed operosa terra di Brianza, pochi chilometri a nord di Milano .
Alla sua nascita, i genitori decidono di acquistare una casa al lago di Como per trascorrervi le vacanze e, attività lavorativa permettendo, anche il fine settimana.
Nella Tremezzina, la piccola Ketty trascorre lunghi periodi insieme ai nonni materni e si ambienta perfettamente.
L’amore per il territorio lariano l’accompagnerà per tutta la vita.

“Riflessi” è il suo primo romanzo, pubblicato da Serarcangeli di Roma, nel giugno 2006 e ambientato lungo le rive del Lario.

Nel dicembre 2006, scrive insieme al prof. Domenico Flavio Ronzoni “La ghiacciaia di Palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno” edito da Bellavite, Missaglia, per la collana “i Tesori di Lombardia”. A maggio 2007, edito da Bellavite, Missaglia, esce “Love for Swatch”, frutto della collaborazione con il collezionista Fiorenzo Barindelli.

Ancora con Bellavite, a fine 2007, pubblica il secondo romanzo intitolato “Il pontile sul Lario”.

Nel maggio 2008, le viene dedicata nel Libro d’Artista presente nelle Biblioteche Nazionali di Francoforte e Lipsia.’ Un suo scritto è inserito nel volume “Lavorare il marmo. Arte Artigianato Industria” a cui  collaborano critici e artisti quali Gillo Dorfles, Giò Pomodoro, Pietro Cascella. Il romanzo “Riflessi” diventa audiolibro per la biblioteca del Libro Parlato Lions, dedicata ai non vedenti e ai dislessici.

Nel marzo 2009, da il proprio contributo alla stesura del libro catalogo “1000 artisti a Palazzo”, edito da Giorgio Mondadori Editoriale e curato dallo storico e critico d’arte Luciano Caramel.
Nel mese successivo, si cimenta con il romanzo storico pubblicando Teodolinda il senso della meraviglia, Bellavite, Missaglia. Si classifica terza al Premio Antonio Fogazzaro 2011 con il racconto “Il canto della sirena” e vince lo Spoletofestivalart 2011 sezione letteratura con il romanzo storico “Teodolinda il senso della meraviglia”, Bellavite

Nel 2012 pubblica il  suo primo libro con Cairo Editore, il Principe dei Cuochi, con prefazione di Gualtiero Marchesi.

Sempre con Cairo è la pubblicazione della sua ultima fatica letteraria, Il cuoco del Papa, da cui abbiamo tratto spunto per questa intervista.

                                                                                                                                              Elisa Larese

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