DECLINAZIONI DELL’AMORE: CORTESE, DE ANDRE’ E CIACCO

amor cortese (1)“…Le bionde trecce e i begli occhi amorosi,

 che stanno in sì salutevole loco,

 quando li volge son sì dilettosi,

 che il cor mi strugge come cera foco.

 Quando spande li sguardi gaudiosi

 par che ‘l mondo si allegri e faccia gioco.”

 Questi versi sono tratti da “L’Intelligenzia”  di Dino Compagni, autore toscano di fine XIII e inizio XIV secolo. “L’Intelligenzia”  “è un poema allegorico sull’Intelligenza, personificata in una bellissima donna cinta d’una corona di 60 pietre preziose, che il poeta descrive con gusto pittorico, rivelandone anche le virtù miracolose. L’attribuzione al Compagni è tutt’ora incerta ma nel 1870-1871,quando Francesco de Sanctis pubblica la “Storia della letteratura italiana” ,l’autore -invece- risulta ignoto. Cito De Sanctis perché,nel primo capitolo del suo capolavoro,dopo aver analizzato molte opere dei poeti Siciliani, “L’Intelligenzia”  è l’unica che si salva da giudizi sferzanti e negativi. Ritiene,infatti, che sia perfetta in lingua e stile e che l’animo dell’autore sia delicato,innamorato e aperto alle bellezze della Natura. Concentrandoci adesso sulla parte davvero interessante di questa poesia (ahimè un po’ di noiosa introduzione bisogna pur farla) si viene subito a notare l’importanza degli occhi. Il tema dello sguardo è di fondamentale importanza nella poetica dell’amor cortese. L’innamorato infatti,come ben ci testimonia Jacopo da Lentini nella sua canzonetta “Meravigliosa-mente”, dopo aver osservato di nascosto la donna,le passa accanto senza guardarla ma l’immagine di lei è dipinta interiormente nella sua mente. La canzonetta descrive un processo di interiorizzazione dell’amore che,partendo dalla vista dell’aspetto esteriore di madonna,giunge all’astrazione della sua immagine. Nel presentarlo il poeta utilizza i canoni della lirica trobadorica,uno dei quali è proprio la figura dell’amata dipinta nel cuore. Ad esso si accompagna il motivo dell’amore da tener celato e quello del fuoco interiore della passione. dicksee

Partendo dalla Scuola poetica siciliana si può letteralmente naufragare nella letteratura che utilizza questo topos ma voglio agganciarmi ad un poeta recente, morto nel 1999, a me particolarmente caro non solo per la territorialità ma anche perché ritengo sia uno dei più abili fruitori della lingua italiana. Mi piace definire le sue canzoni “poesie” (anche perché la dimensione musicale non prescinde quella poetica) e voglio presentarvelo con una strofa:

 

fabrizio-de-andre“..Ma i tuoi larghi occhi, i tuoi larghi occhi chiari anche se non verrai non li scorderò mai.”

Lui è Fabrizio de Andrè,e la canzone si intitola “Per i tuoi larghi occhi”, singolo mai reinciso; è la storia di un amore tormentato che, quando finisce, rimane impresso nella mente dell’amato. Anche in questa canzone il tema portante è l’importanza dello sguardo e l’ho scelta proprio per questo,nonostante il repertorio delle canzoni d’amore di de Andrè sia vastissimo. Gli occhi, in questo testo,  acquisiscono un velo di malinconia, sono occhi grandi e chiari che provocano sofferenza e devozione. Ritorniamo però al Medioevo e ci facciamo accompagnare da Faber, questa volta però il protagonista della canzone è un personaggio irriverente e comico non per questo,però,non dotato di lucida razionalità e abile maestria tecnica. Con lui voglio dare un risvolto ironico alla splendida tradizione siciliana. Ci dobbiamo spostare,però,temporalmente e geograficamente: Siena,1260. “…S’i’ fosse Cecco,com’i’ sono e fu torrei le donne giovani e leggiadre: e vecchie e laide lasserei altrui.” Direi che da queste poche strofe si può ben intuire la personalità di Cecco Angiolieri e prima ho detto che ci saremmo fatti accompagnare da Faber perché proprio lui ha trasformato in canzone questo “spiritoso” sonetto,raccogliendolo all’interno dell’album “Volume III” del 1968.

L’occhio,e riprendiamo anche ora il tema dello sguardo,soffermandosi a criticare in modo tagliente la società dell’epoca (questo aspetto è presente nel resto del sonetto) sicuramente mette al bando tutti i canoni dell’amor cortese e stilnovista.

 Dopo aver analizzato i caratteri dell’amor cortese mi domando che fine abbiano fatto tutte queste sfumature,tutti questi dettagli e tutte queste galanterie,in un’epoca in cui le relazioni si instaurano addirittura in internet tramite i social network. E noto anche come si sia incredibilmente modificata la concezione della donna.

Tempus edax rerum”,Ovidio.

 

Camilla Oliveri

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