Alla scoperta del vero volto della Monaca di Monza Conversazione con Claudia Ryan

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Studio Tablinum: sulla monaca di Monza si è detto e si è scritto molto. Manzoni ci trasmette l’immagine di una donna ancor giovane e avvenente, costretta alla monacazione da una famiglia troppo ricca e potente per poter consentire ai figli di scegliere il proprio destino.

Ma dietro il personaggio storico di letteraria memoria si nasconde la figura di una donna costretta irrimediabilmente a un destino mai scelto, solo imposto, che non riesce a dimenticare se stessa, ad abbandonare la propria voglia di vivere, nemmeno tra le mura di un convento.

Ma quando la libertà ci viene strappata anche i gesti più innocenti possono trasformarci in mostri agli occhi altrui. Ed è così che anche amare può trasformarsi in una tremenda colpa.

L’amore per Marianna de Leyva, suor Virginia, arriva all’ombra di un chiostro, proprio dove non avrebbe mai potuto trovare posto, e ruota attorno ad un solo uomo il Conte Gian Paolo Osio.

L’esito catastrofico di questo amore lo conosciamo tutti: passione, segreti e delitti, una figlia amata e nascosta al mondo, delusioni, paure ma anche grandi speranze.

Il romanzo di Claudia Ryan con la straordinaria delicatezza, tutta femminile di chi che cerca di capire le motivazioni di un’altra donna, ripercorre il percorso interiore di Virginia, ormai rinchiusa da anni nel buio di una cella senza porta e finestre, murata viva, con la sola consolazione di una Bibbia, che per non impazzire scandaglia la propria anima.

Un romanzo che ha vinto ben quattro premi letterari: il Premio Speciale della giuria Concorso Villa Selmi, il Premio Giuria Critici al concorso Premio “Un libro amico per l’inverno”, il Premio Speciale Golden Slection per il Concorso Letterario Internazionale Città di Cattolica e il Premio internazionale di arti letterarie Thesaurus, 5° classificato.

 foto6 1)A distanza di cinque secoli cosa ti ha spinto ad alzare la cortina che ricopre il personaggio di suor Virginia ?

La curiosità di saperne di più su questo affascinante personaggio, che mi aveva ammaliato già quando ero bambina, sentendone parlare in televisione. In realtà lo spunto mi è stato dato da una pièce teatrale, “La Monaca di Monza”, messa in scena dalla compagnia La Sarabanda. Un’opera appassionante che si conclude con la condanna di Virginia. Io mi sono chiesta: E poi? Cosa succede a questa donna? Come fa a sopravvivere quattordici anni in una cella in isolamento? Ho incominciato a documentarmi e l’argomento mi ha fagocitato sempre di più, fino a sentire l’esigenza di scrivere. Poi è stato un lavoro molto coinvolgente di immedesimazione, in quanto il libro è scritto in prima persona.

2)La tua Virginia palpita di passione e dubbi, è un modo diverso di vedere la figura della monaca di Monza, cosa ti ha colpito di questo personaggio realmente esistito ?

Il coraggio. Innanzitutto il coraggio di vivere la sua storia d’amore fino in fondo. In realtà lei era spaventata, piena di dubbi e rimorsi, ma poi l’amore per Gian Paolo finiva sempre per vincere. E poi il coraggio di vivere la sua condizione di carcerata, murata viva, per quattordici anni senza impazzire, senza farsi sconfiggere dalla solitudine, dal freddo, dalla sporcizia, dalla fame. Alla fine credo fosse sostenuta da una grande fede in Dio che ha trasformato quella sua condanna in una vera monacazione di clausura.

foto13)Quanto si può considerare colpevole una donna costretta ad un destino non cercato e non voluto, a differenza del Manzoni, scrittore maschile, tu scrittrice, quale approccio hai avuto con questo personaggio femminile ?

Devo innanzitutto sottolineare che quando si scrive di personaggi del passato la parte più difficile non è la “ricerca storica” in senso stretto (cosa si mangiava, come si vestivano, ecc.), ma entrare nella mentalità/psicologia del tempo, nei pensieri del personaggio. Ogni volta devo cercare di capire se il pensiero che ho in mente e vorrei scrivere era possibile in quell’epoca.

Detto questo, il mio è stato un approccio intimistico, la storia è raccontata da chi l’ha vissuta e ne ha subito le conseguenze, cioè da Virginia stessa. Riguardo alla colpevolezza io distinguerei tra la colpa di avere amato e quella di essere stata complice di un omicidio. Non si può non considerare colpevole chi si macchia dell’uccisione di un suo simile. Riguardo alla sua colpevolezza per aver amato benché fosse una suora, è chiaro che oggi, con la nostra mentalità, la scagioneremmo vedendo lei come la vera vittima della situazione, ma a quei tempi era diverso. Era un momento storico in cui si cercava di porre fine a comportamenti scandalosi che erano diventati consueti tra monache ed ecclesiastici, e vi erano gravi sanzioni per chi non aveva un contegno conforme al suo ruolo, perciò Virginia era sicuramente considerata colpevole. Inoltre le monacazioni forzate erano una consuetudine: era normale non scegliere il proprio destino.

4)Da dove parte la volontà di scrivere romanzi storici ?

Insegno storia dell’arte da ventidue anni, la storia fa parte della mia vita. La storia mi affascina… quando vado a visitare un sito archeologico o un edificio del passato accarezzo le pietre, e penso alle persone che hanno scolpito, lavorato, sofferto, vissuto… credo sia una propensione spontanea, non razionale. Vorrei aggiungere che quando ero ragazzina amavo i romanzi di Salgari. Amo fantasticare da sempre, creare storie tutte mie… Scrivere per me è come vivere una grande avventura, quando sto per iniziare un nuovo romanzo mi sento emozionata come quando devo partire per un viaggio.

5)Alla tua presentazione di Bellagio eri accompagnata dalla compagnia teatrale La Sarabanda che ha messo in scena alcuni brani della “Monaca di Monza”, è questo un primo passo per rendere la letteratura più gradevole ?

Credo che se si ha la possibilità di rendere la presentazione di un libro più coinvolgente e spettacolare bisogna sfruttarla. La recitazione di attori è sicuramente un elemento di attrazione molto gradito che dà un valore aggiunto. Io ho avuto la fortuna che gli attori della compagnia La Sarabanda fossero miei amici e che ci siano dei punti di contatto tra la loro opera teatrale e il mio libro.

6)Domanda che facciamo a tutti gli autori da noi intervistati, questa ispirazione da dove viene ? Hai un luogo dove ti immergi nei tuoi scritti ? Spesso le idee mi vengono mentre corro o mentre sono a lezione di spinning. Con “Virginia” il mio coinvolgimento era così totale che portavo sempre un taccuino con me e quando avevo un’idea la scrivevo subito. Comunque normalmente quando scrivo sono nel mio studio e ho bisogno del totale silenzio e concentrazione. 7)Come vedi il futuro della letteratura in Italia ?

Che domanda difficile e complessa… Il critico letterario e saggista Alfonso Berardinelli ha detto che letteratura è “tutto ciò che di interessante viene detto in modo interessante”. Ci sono molti bravi autori italiani che sanno scrivere storie interessanti in un modo interessante. Però purtroppo oggi spesso chi vende di più sono coloro che hanno già un’immagine pubblica, che siano comici, politici, veline… non è detto che nei loro libri ci sia una cura nella scrittura, ma la nostra società, purtroppo, è sempre più superficiale, ciò che attrae è il nome conosciuto.

Se poi guardo al mondo dei giovani sono portata a pensare che la letteratura è in pericolo. Il loro mondo è fatto di internet, video e giochi in rete, e spesso non sono interessati alla letteratura… per molti giovani leggere non è un piacere, ma una fatica. Perciò, per noi scrittori, è una vera sfida.

Bisogna ringraziare tutti coloro che organizzano eventi culturali e concorsi letterari, specialmente quelli dove chi vince non deve già per forza essere “un nome”, perché tengono vivo questo importante e meraviglioso campo. Ma non dimentichiamo anche gli editori che pubblicano i libri in cui credono, che danno possibilità anche ad autori sconosciuti che valgono, di entrare in questo mondo. Ovviamente parlo delle case editrici non a pagamento, quelle che investono su di te perché credono nel tuo lavoro.

Voglio concludere positivamente, perciò cito il punto di vista del grande scrittore Camilleri, che ha detto che la letteratura del nostro paese sta assai meglio dell’economia.

8) È un campo, la letteratura, sempre più vincolata dalla ricerca “dei grandi numeri” voluti dagli editori ?

Devo dire che i grandi numeri non piacerebbero solo agli editori, ma anche agli scrittori! Detto questo, però, la differenza credo sia che un editore a volte considera un libro come un “prodotto”, un autore non può considerare un suo libro in tal modo.

Non credo comunque che la letteratura sia sempre più vincolata alla ricerca dei grandi numeri, ci sono piccole case editrici che curano le loro collane e selezionano con serietà i libri da pubblicare, pur sapendo che per loro sarà quasi impossibile raggiungere le vendite dei grandi editori.

Inoltre un libro è fatto anche di promozione, di distribuzione, di risonanza… non basta scrivere un buon libro per avere successo e vendere molto.

Vorrei aggiungere che purtroppo, in un mondo globalizzato, lo scrivere in italiano è un po’ penalizzante, gli scrittori di lingua inglese sono molto più avvantaggiati ed è più facile raggiungere “i grandi numeri”.

9)Sappiamo che la tua ultima fatica letteraria è ultimata, ci vuoi dare un’anticipazione ?

Il prossimo romanzo uscirà nel maggio 2013 e racconterà un’altra storia appassionante ambientata nella seconda metà del X secolo. Il protagonista sarà Gerbert d’Aurillac, personaggio geniale realmente esistito. È stato un libro complesso da scrivere, con una grande ricerca storica alle spalle.

foto3Claudia Ryan

Scrittrice, giornalista, insegnante di storia dell’arte. Claudia Molteni Ryan ha frequentato il liceo artistico a Como e la facoltà di Architettura al Politecnico di Milano. Insegna storia dell’arte in un liceo linguistico e collabora come giornalista con riviste specialistiche di design. E’ iscritta all’Ordine dei giornalisti dal 1997. Ha curato una monografia su Alessandro Mazzucotelli per la rivista “Il ferro battuto” edita da Di Baio e ha pubblicato il libro “L’atto del vedere” con Zanichelli. Nel novembre 2010 ha pubblicato “Giro di boa” con Edizioni Si. Nel luglio 2012 è uscito il suo romanzo storico “Virginia”, Leone Editore, che ha vinto quattro premi letterari. Nel 2013 ha lavorato per la Giunti editore per la pubblicazione di 16 lezioni CLIL di storia dell’arte per le scuole superiori e ha terminato il suo prossimo romanzo storico che sarà pubblicato nel 2014. Ama scrivere, l’arte, ballare, andare in bicicletta, camminare in montagna e lungo l’oceano, dipingere e pensa di avere sposato un uomo meraviglioso.

Guarda il Book Trailer di Virginia 

Elisa Larese

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