NEW FLORENCE BIENNALE: IMPRESSIONI DI UNA VISITATRICE

primo radiotelescopioStudio Tablinum: iniziando dal titolo ho deciso di usare il termine ”impressioni”  perché non vorrei che questo articolo fosse  un puro resoconto dettagliato di dove e quando sia stata allestita la mostra, da chi, come e  perché. Tutte queste informazioni potete leggerle sul sito.

Non vorrei nemmeno, però, che queste righe fossero percepite come una sorta di diario personale, una specie di recensione sensista.

Ho visitato la mostra lunedì 2 Dicembre, di primo pomeriggio. L’accoglienza è stata ottima e ho avuto il piacere di conoscere Alessandro Cerioli, Project Manager del suddetto studio e curatore delle opere di Giorgio Tardonato, presenti alla nona edizione della New Florence Biennale.

Le sue opere, mi hanno affascinato molto. Si tratta di un artista innovativo che usa tecniche e materiali anticonvenzionali. Con l’utilizzo di fogli di alluminio e di reti metalliche ha rappresentato il primo radiotelescopio che sia stato in grado di captare la radiazione cosmica definita “la voce delle stelle” .

Dato che l’opera di Giorgio Tardonato, rientra nel filone della Space Art, nelle sue opere  si intuisce la costante indagine sulla genesi dell’universo, mito e scienza si fondono nella ricerca di quella scintilla dalla quale ha avuto origine tutto ciò che siamo.  Quando la scienza indaga le origini dell’universo, nascono ipotesi affascinati, quasi delle mitologie, come “in conchiglia delle origini con perle galattiche”  dove è rappresentata la teoria del Big Bang. L’opera può essere interpretata con due visuali differenti: dal basso verso l’alto simboleggia il Big Bang, mentre, dall’alto verso basso il Big Crunch.

conchiglia perla

Entrambe le opere presentano tagli sulla tela (ciò deriva dall’influenza dello spazialismo di Fontana)  particolare l’uso della resina trasparente, spesso arricchita da inclusioni d’oro, che donano lucentezza e compattezza all’intera opera.

Adesso, però, vorrei entrare nel vero nucleo delle mie impressioni: molteplicità, eclettismo e confusione (in senso positivo) sono le parole chiave che, secondo me, servono a descrivere questa mostra.

Vi hanno partecipato, infatti, più di 350 artisti provenienti da 50 Paesi diversi e ognuno ha presentato opere differenti per genere e stile. Non vi erano semplicemente dipinti ma anche sculture, ceramiche, fotografie (anche digitali), disegni e video. L’impressione che ho avuto è stata simile al buttarmi in un mare tempestoso e pieno di pesci diversi: quando sono uscita mi sembrava che qualcuno mi avesse fatto il lavaggio del cervello. Un lavaggio intenso e meraviglioso, sicuramente fatto ad arte!

La cosa più bella è stata quella di poter parlare con i creatori delle opere stesse, molti erano presenti e con piacere spiegavano i loro lavori e il significato che essi  avevano attribuito loro. E’ difficile, a parer mio, apprezzare l’arte contemporanea perché talvolta viene vista come un qualcosa di strano e incomprensibile. Ritengo che il valore di un’opera d’arte sia insito all’interno dell’opera stessa, ti deve piacere a prima vista, ti deve impressionare immediatamente, al di là della bravura tecnico-compositiva. Molte delle opere presenti mi sono piaciute a prima vista, altre le ho apprezzate maggiormente in seguito alla spiegazione. A ciò è legato il discorso che amo definire “proprietà della propria arte” (scusate l’allitterazione). Parlando con un’artista mi ha spiegato che il soggetto del quadro rappresentava il marito e che tutti gli altri oggetti presenti sulla tela erano legati alla loro storia d’amore. Ciò mi ha sicuramente fatto comprendere meglio il significato del quadro stesso e mi ha impressionato la forza di questa donna nel rappresentare pubblicamente un qualcosa di così  “suo”. Però sono certa che non avrei mai acquistato quel quadro perché è un qualcosa di troppo personale, un qualcosa che io di certo non ho condiviso e provato come Lei. Mai lo appenderei in camera mia.

Intendiamoci, questa non è una critica, l’arte è un qualcosa di personale e se piace o meno non è un problema che riguarda l’artista, ma ricordiamoci che, gli sviluppi attuali, legano sempre più saldamente l’opera d’arte al mercato e questo significa sempre più che l’artista “deve vendere se vuole ‘campare’ grazie alla propria arte” un po’ come un tempo doveva sottostare ai dettami del proprio mecenate.

Questa mia opinione si lega ad un discorso più complesso, non è certo sede, quest’articolo, per parlarne, ma dato che ho deciso di mettere in luce le mie diverse impressioni, vorrei comunque accennarvi a ciò.

Quanto è difficile affermarsi in questo ambiente?

Molto e non solo. Dicevo, precedentemente, che è difficile comprendere l’arte contemporanea non solo perché talvolta è davvero “impegnativa” e di non immediata comprensione ma anche perché non è universale.

Come avrei potuto capire il significato profondo di certe opere senza l’aiuto dell’autore stesso?

Detto ciò, penserete che non vorrò mai avere un pezzo di arte contemporanea in casa, ma non è questo il punto. Bisognerebbe invece apprezzare tutta l’arte che ci colpisce e talvolta, provare, a  mettersi nei panni degli artisti.

Bisogna però fare anche molta attenzione, viviamo in un secolo in cui tutto appare frutto delle Muse, basta sperimentare un po’ e creare un qualcosa di particolare per essere etichettati come “artisti”. Con ciò non voglio dire che molte opere erano senza valore, dico solo che, a volte,  si attribuisce troppa importanza al soggetto rappresentato e si cerca di scovare significati complessi dove in realtà non esistono e ci si perde in ragionamenti futili sul perché “l’artista” abbia deciso di fare questo piuttosto che quello.

Per comprendere meglio ho deciso di parlare con loro proprio per capire il come e il perché di quell’opera perché volevo, in qualche modo, “sfidarli”, ma oltre alle spiegazioni ho ricevuto anche delle notizie non particolarmente positive.

Artisti “aggiogati” ai sopracitati meccanismi del mercato; trovo assurdo che una persona debba essere ostacolata in questo modo nella propria attività, si vuole esternare il proprio Io per lanciare un messaggio nel mondo, per dare un senso alla propria Vita e non te lo permettono, o peggio, lo permettono a chi ha le possibilità economiche per farlo. Lo scoglio che sono pronti ad affrontare, però, non è solo quello puramente economico ma anche critico, le loro opere possono non essere vendute ma nemmeno comprese.

Forse, dopo aver appreso queste informazioni, capisco che  l’importanza che essi accreditano alle loro opere e la voglia che hanno di esprimere i loro sentimenti in modo universale è talmente salda da permettere loro di affrontare tutti questi ostacoli.

A coloro che non amano l’arte contemporanea: anche se non l’apprezzate, la Biennale rappresenta, in ogni caso, un’occasione per aprirvi la mente e, soprattutto, gli occhi!

Camilla Oliveri

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2 thoughts on “NEW FLORENCE BIENNALE: IMPRESSIONI DI UNA VISITATRICE

  1. Purtroppo l’arte contemporanea è fortemente influenzata dal business… le gallerie maggiori creano veri e propri trend decidendo quale tipo d’arte sia “di moda” al momento… in base a ciò il resto del mondo artistico si adegua… oltretutto per partecipare a molte di queste mostre bisogna pagare, e non poco… questo è un altro discrimine.. alla fine per vivere della propria arte devi investire un capitale iniziale e seguire le tendenze del momento… a quel punto però non si parla più di arte ma di moda… ovviamente è una generalizzazione, e ci sono molti artisti che fanno vera Arte e hanno successo.. ma sicuramente è parecchio difficile… Secondo me in tal senso internet può dare davvero una mano all’artista comune, che vuole continuare per la propria strada e non ha soldi da spendere (come ad esempio un giovane …). Grazie a un sito fatto per bene, una pagina ben curata sui social network e il passaparola possono arrivare a farsi conoscere, un’utile vetrina a costo zero per conoscere la risposta del pubblico alla propria arte… se il feedback è buono c’è anche molta più possibilità che una galleria investa su di te…

  2. Se il feedback è buono forse serve a farti conoscere. Essenziale rimane la qualità del messaggio che invii, l’interesse e l’ampiezza che questo messaggio suscita. E poi ci aggiungi un lungo lavoro di formazione etica e tecnica. E poi non insegui rapidi guadagni e immaginarie glorie, ma la conoscenza del mondo che vivi per meglio rappresentarlo..

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