Olympos: Zeus, il Dio del Cielo

288px-Jupiter_Smyrna_Louvre_Ma13Studio Tablinum: nei prossimi mesi vi terrò compagnia con una serie di articoli sulla Mitologia classica greca.

Ogni mese sarà dedicato ad una divinità del Pantheon. Per ragioni prettamente tempistiche mi sono focalizzato sulle dodici divinità principali, diciamo le maggiori, come i mesi dell’anno. Alcuni mi hanno solleticato chiedendomi di scrivere su tutte e tre le generazioni, e non vi nego che ne sono stato attratto, partendo dal sodalizio fra Urano e Gea e la creazione delle prime divinità, allo spodestamento di Urano, da parte del Titano suo figlio, Crono, la sua evirazione e la nascita di un nuovo ordine divino, la famosa età dell’oro per gli uomini. In seguito Crono e la sorella-sposa Rea generarono la terza generazione, la più nota e quella da me trattata in questi articoli, gli Olimpi, sino allo spodestamento dello stesso Crono da parte del figlio più piccolo, Zeus, che liberati i Ciclopi, imprigionati appena nati dal padre Urano, gli fecero dono delle sue formidabili armi, il tuono, il fulmine ed il lampo, simboli di potenza e dominio, ma sarebbe divenuta un’enciclopedia e non dei semplici articoli sulla mito classico. Vorrei invece proporvi degli articoli che mettano il mito classico “a nudo”; le emozioni provate dagli dei, le loro controversie, i lori amori e tradimenti, tutto in una chiave di lettura comprensibile e a tratti ironica.

Per le versioni “ufficiali” del mito classico vi rimando alla lettura del Dictionnaire de la Mythologie del Prof. Pierre Grimal, opera che oserei definire impareggiabile.

Siete pronti ?

Iniziamo dunque.

La divinità trattata questo mese di gennaio è la figura del padre degli dei, Zeus.

Dovete sapere che quando non si trovava sull’Olimpo, a soprassedere le continue e a volte violente controversie fra gli dei, Zeus si trovava sulla terra intento al suo passatempo preferito: l’adulterio. La madre degli dei, Hera, conosceva benissimo questa sua “debolezza” e appena poteva cercava di porle un freno, il più delle volte adirandosi in modo terribile.

Il padre degli dei era solito assumere le sembianze di animali, esseri umani, o addirittura elementi naturali, per poter raggiungere “lo scopo” prefissato.

zeus-europaCome nel caso del tentativo di seduzione di Europa*. Essa stava, beatamente, a crogiolarsi al sole d’Oriente quando ecco spuntare dalle acque del mare un toro bianco, bello e mite, che la fece salire in groppa, all’improvviso scattò fra le onde del mare e la rapì, lo avrete compreso, era Zeus sotto mentite spoglie. Porto Europa sino a Creta e li si congiunse con lei. Da questa unione si ebbe il futuro re di Creta, Minosse.

ledaAltre volte Zeus scelse un animale più regale, come nel caso di Leda, la regina di Sparta, e si tramuto in un candido cigno, da questa bizzarra unione Leda depose due uova dai quali nacquero i gemelli divini Castore e Polluce e la donna più bella al mondo, Elena.

 

danae

Il culmine dell’astuzia seduttiva Zeus lo raggiunse nel caso della figlia del re Acrisio, la bella Danae. Essendo imprigionata per volere del padre, allarmato da un profezia che lo voleva ucciso per mano del nipote, in una stanza di segreta, costruita interamente in bronzo, il padre degli dei, si tramuto in una pioggia d’oro che penetro nella stanza e “bagno” Danae, da questa unione si avrà l’eroe trionfatore di Medusa, Perseo.

alcmena

Credo che la“scappatella” più esilarante sia questa. Zeus vestì i panni del re Anfitrione e si congiunse con la regina Alcmena, il povero marito ignaro di tutto stava combattendo gli uccisori dei fratelli della di lei sposa, mentre il servo del re di nome Sosia* tornava di corsa ad annunciare alla regina che giustizia era stata fatta, gli si mostro, nelle stesse sue fattezze, il messaggero degli dei Hermes, a guardia della camera da letto della regina, immaginatevi lo stupore del servo. Stupore che assali anche il re Anfitrione, alle spiegazione della moglie Alcmena, che giurava di essersi congiunta con lui per ben tre notti. Da questa unione nacque il semidio più noto della mitologia classica, Eracle.

ganimedeNon possiamo tralasciare l’unica seduzione omosessuale del padre degli dei invaghitosi di un pastorello, dalle fattezze perfette, Zeus si trasformo in aquila e lo rapì, portandolo sull’Olimpo, questo giovinetto si chiamava Ganimede, e divenne il coppiere degli dei.

La cosa che sorprende di più di Zeus, nonostante la sua suprema divinità, è la vicinanza con l’uomo, gli stessi vizi e le stesse debolezze, non era raro che il padre degli dei si tramutasse in un povero straccione oppure in un giovinetto e da quelle condizioni scrutasse l’essere umano, i suoi slanci e le sue miserie. Dobbiamo considerare che per un greco dell’epoca Zeus era la divinità suprema, da lui dipendeva non solo la felicità ma anche l’esistenza stessa di ogni creatura. Quindi sentirlo così vicino era un qualcosa di importante per i suoi fedeli.  Eppure non fu sempre facile per il padre degli dei: il mondo era totalmente diverso prima di lui e dovette lottare con astuzia e con coraggio per ottenere il potere.

 

zeus cronoZeus sin dall’infanzia ebbe una vita burrascosa e come non comprenderlo, provate a voi ad avere come esperienza primaria della vostra esistenza un genitore che cerca di “fagocitarvi”.

Dovete sapere che il padre di Zeus, Crono, ossessionato dall’essere spodestato da uno dei suoi figli, come fece lui stesso nei confronti del padre Urano, appena nati i suoi figli li divorava vivi, per eliminare sul nascere ogni possibile minaccia.

Fu la madre Rea che, adirata dal comportamento del consorte Crono, decise di far crescere il suo ultimo genito sull’isola di Creta, sul monte Ida, nutrito dalla capra Amaltea, dalle api e da Cureti, folletti che si presero cura di lui. La madre Rea, per fortuna del piccolo, dopo aver perso la sua intera prole in questo modo, inganno il marito e anzi che dare lui il piccolo sventurato gli fece inghiottire una pietra avvolta in un panno.

 Quando Zeus ebbe avuto piena consapevolezza dei propri mezzi sfido il padre Crono, gli feci vomitare i suoi fratelli e lo relego nel Tartaro. Crono, questo padre cosi degenere, fu perdonato in seguito dallo stesso Zeus e posto come divinità del tempo sull’Isola dei Beati, intento ad accogliere gli Eroi, figli di Zeus.

titanomachiaA quel punto sembrerebbe che tutto si sia deciso a favore del nuovo signore del cielo, ma invece non fu così, Zeus dovette affrontare una rivolta capeggiata dai Titani, fratelli di Crono, che non vedevano bene il “nipote” a capo di “tutte le cose”, conquistarono quindi una vetta alta come l’Olimpo, il monte Othrys e da li parti la controffensiva. Zeus rimase saldo in capo all’Olimpo e chiamo a se le divinità, gigantesche e mostruose, anch’essi fratelli di Crono, I Centimani, creature con cento braccia e cinquanta teste e libero dal Tartaro i Ciclopi, creature con un solo occhio, precedentemente imprigionatevi da Crono, che donarono all’Olimpo il fulmine, il tuono ed il lampo. Sconfitti che furono, i Titani, furono imprigionati nelle profondità della terra.

 gigantomachiaA distanza di breve tempo ci fu una situazione analoga che Zeus dovette affrontare, la rivolta dei Giganti. I Giganti erano figli di Gea, la consorte di Urano, che decidette di parteggiare per gli stessi, ma con vari stratagemmi Zeus riusci a limitare questo suo aiuto. Decisi comunque a conquistare l’Olimpo, I Giganti, iniziarono una scellerata scalata, che termino con la loro caduta* rovinosa.

 

etna

Stanco, probabilmente del sovraffollamento del suo regno, il Tartaro con la dea Gea, madre dei Titani e dei Giganti, mandarono contro il padre degli dei un mostro terrificante, Tifone, mostro che con le proprie braccia cingeva tutto il globo terrestre, sulle prime Zeus le “prese di santa ragione”, fu fatto anche prigioniero da Tifone, ma ripresosi riusci a fuggire e a dare seguito ad una contrattacco formidabile, tempestando tifone di fulmini e saette, in modo conclusivo scaglio contro la creatura alata e fiammeggiante, una montagna intera, quella montagna ci concede ancora oggi lo spettacolo della collera di Tifone. Quella montagna è l’Etna.

 PROMETEODiciamo che Zeus non rimase stabile sul trono degli dei, ma sempre sul “chi va la”.

I Titani, mi pare di udirvi “…ancora loro…” , be diciamo che sono delle creature cocciute, si assoggettarono al potere del padre degli dei, tranne uno di loro, Prometeo. Contro il volere di Zeus fece dono all’uomo del fuoco. Il “sedizioso” fu per questo imprigionato su una roccia nel grande Caucaso, con l’aggravio di un’aquila che ogni giorno volava su di esso e gli beccava il fegato ed ogni notte l’organo ricresceva per la gioia del rapace. In verità Prometeo aveva anche un complice, il fratello Epimeteo, diciamo, meno furbo di lui, al quale come pena per questa “sedizione” Zeus mando una punizione che colpi più l’uomo che non lo stesso Epimeteo, una donna di nome Pandora, universalmente conosciuta per aver aperto il tristemente famoso vaso ed aver liberato tutti i mali del mondo, la sola speranza, meno lesta a scaturirne, rimase nel vaso. Magra consolazione per l’essere umano che si vide sottoposto a tutti i mali terreni.

L'olimpoMa il padre degli dei dovette nel tempo ricordare anche alle altre divinità del Pantheon chi era il più potente, gli Olimpii tentarono più volte di beffarlo e di affrancarsi dal suo potere. Diciamo che l’unica divinità che gli tenne veramente testa, a volte il padre degli dei dovette sottostare a le sue bizze, fu la moglie Hera, che scopriremo meglio il prossimo mese.

 

Alessandro Cerioli

 

NOTE

*Dobbiamo a questo il nome del nostro continente.

*Dobbiamo a questo episodio il termine sosia

*Per i più appassionati del genere vi invito a visionare l’affresco della Gigantomachia di Giulio Romano, al Palazzo Tè di Mantova.

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3 thoughts on “Olympos: Zeus, il Dio del Cielo

  1. Complimenti! Sono appassionata di mitologia e questo articolo è molto scorrevole, simpatico e puntuale nella descrizione nei punti salienti del mito 🙂

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