L’altro Medioevo: i “CARMINA BURANA”

290px-CarminaBurana_wheelStudio Tablinum: Inoltriamoci nel mondo medievale con questa straordinaria silloge di poesie:

Che cosa evoca il nome “Carmina Burana”?

Sicuramente vi verranno in mente i versi del carme “In taberna quando sumus”, se non altro perché è stato musicato da Carl Orff nel 1935-36.

Ma, se anche non conosceste il carme sopracitato, questa raccolta tratteggia immediatamente nella mente l’immagine lasciva del chierico che frequenta le osterie e che ha la passione per il bere e per le belle ragazze.

Non c’è nulla di più vero e nulla di più falso.

Solitamente il Medioevo viene descritto come il periodo più buio della Storia: peste, carestie, dominio della Chiesa in tutti gli ambiti della vita quotidiana,superstizioni, teorie mistiche, eresie, torture e via dicendo.

Questa concezione si è sviluppata durante il periodo Umanistico per denigrare la produzione letteraria precedente e per rinforzare l’idea di “Rinascita” che il 1400-1500 portano con sé.

 Attraverso i “Carmina” il Medioevo assume un’altra sfumatura: viene sottolineata la corruzione dilagante della Chiesa nella prima sezione, quella satirica; l’erotismo e l’amore carnale sono i temi principali della seconda sezione, mentre nella terza viene descritto l’ambiente dell’osteria, del gioco e del bere.

Sicuramente il ritratto “tipico” del Medioevo è un’immagine veritiera, ma non si analizza mai l’altra faccia della medaglia, quella proposta in questa silloge appunto.

Orff - carmina burana - frontInfatti, per capire profondamente il significato dei “Carmina”, bisogna pensare che i chierici (autori della maggior parte delle poesie presenti in questa raccolta) sono essi stessi rappresentanti del sistema ecclesiastico (anche se non sono tenuti a rispettare lo stile di vita di un canonico regolare, infatti possono sposarsi e avere figli) e sono, quasi tutti, grandi teologi e uomini di Fede.

Dunque non devono essere considerati dei libertini ante litteram o dei “ribelli”; non avrebbero mai voluto scontrarsi con la Chiesa perché erano fortemente inseriti nell’ “ordo clericalis” e perché avrebbero perso quei privilegi che la loro condizione forniva e che permetteva loro di essere una classe privilegiata all’interno della tripartita società medievale.

Le loro poesie satiriche, infatti, contengono una critica esclusivamente anticuriale e non antiecclesiastica.

L’avere questo stile di vita, per così dire “bohemienne”, è influenzato dal fatto che essi sono, per la maggior parte, studenti che viaggiano di città in città per frequentare le lezioni dei grandi professori dell’epoca e quindi devono essere visti come i contemporanei “studenti fuori sede” che, lontani da casa, si divertono e si abbandonano ai piacere terreni (nel carme 92, infatti, il chierico viene definito un “Epicuro”).

L’intento parodico che pervade numerosi carmina ha uno spirito diverso rispetto alla parodia moderna: questa mette in evidenza l’inconsistenza dell’oggetto preso in considerazione, quella sottolinea semplicemente “l’altro Medioevo” (contro il quale i chierici non si sarebbero mai “ribellati” per le ragioni precedentemente delineate).

 Propongo, adesso, una serie di poesie di particolare importanza per fornire un’idea di quanto è stato detto sino ad ora.

 Il carme 3 o il carme 44 della sezione satirica mettono bene in evidenza la decadenza morale del corpus ecclesiastico: nel 44 viene ritratto il “Signor Papa” che si ammala perché non ha ricevuto doni da un chierico che gli fa visita e guarisce in seguito a laute elargizioni d’oro e d’argento.

L’intento satirico è palese e inoltre il testo è un intarsio di citazioni bibliche: questo elemento ci sottolinea sia la grande erudizione dei chierici (dovuta, in gran parte, ad un apprendimento mnemonico delle opere di maggiore importanza) sia l’intento di dare un’immagine più veritiera possibile della chiesa medievale, sfruttando gli “strumenti” propri della chiesa.

 Il carme 83, invece, fa parte della sezione erotica.

L’autore è Pietro di Blois, grande personalità dell’epoca e il riferimento a Ovidio e alla sua descrizione di Corinna è immediato, ma Pietro è molto più sensuale e concreto.

Non tentenna nel descrivere i movimenti che compie sul corpo di Flora, le carezze e i sentimenti che scaturiscono da quel momento.

 “…Mi sembra di essere più che uomo

e gioisco come fossi innalzato fra gli Dèi,

quando la mia mano tocca beata il suo morbido seno

e scende poi leggera ad accarezzarle il grembo…”

Sconcerta l’idea che un chierico parli di amore carnale ma, come abbiamo visto, non erano votati alla castità e non è rara la produzione epistolare d’amore rivolta ad una monaca.

L’amore, in questi casi, è spirituale e viene visto come tramite verso Dio.

Ma l’amore carnale del carme 83 deriva dall’influenza della Scuola di Chartres, sede dello sviluppo della corrente di pensiero neoplatonica che sottolinea l’importanza dell’atto sessuale per favorire la proliferazione della natura, forza vitale che pervade micro e macro cosmo e figlia divina.

goliardiDella terza sezione il carme più espressivo è il 191, la “Confessio Goliae” dell’Archipoeta di Colonia: i chierici vengono definiti “goliardi” perché Golia (il gigante vinto da David) viene associato, per assonanza, alla “gola” e viene visto come una sorta di diavolo.

Questo carme è la confessione delle colpe commesse dall’Archipoeta: il bere, il gioco e le donne.

Ma adduce una scusante per ogni colpa commessa, infatti afferma di non poter fare a meno di bere sennò non riesce a scrivere e di non riuscire a non essere attratto dalle donne di Pavia (anche questo poeta riprende Ovidio e in particolare gli “Amores” II,4).

 Abbiamo ottenuto, attraverso la ricezione di questa silloge, un ritratto originale del Medioevo.

E’ una pietra biliare della produzione lirica medievale, non solo per i temi trattati ma anche per il modo in cui vengono esposti.

Viene utilizzata un’espressività linguistica altamente lirica e le immagini prendono corpo ora attraverso una forte critica dai toni satirici ora attraverso sentimenti delicati e sensuali.

 E’ un’opera di eccezionale valore che dovrebbe occupare un posto privilegiato nella biblioteca di ciascuno di noi.

 

Camilla Oliveri

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