L’infinita ricerca di Mariangela Bombardieri

Don Quisciotte e la lunga notte

Don Quisciotte e la lunga notte

Studio Tablinum: Esistono artisti che riescono a sublimare quella che è un’autocoscienza ancora grezza, immersa nel buio di una ragione addormentata, che costringe a procedere a tentoni, in costante pericolo d’inciampare sui propri passi.

Esiliati in un mondo sconosciuto, dal sapore arcano e primigenio, sanno però che entro l’apparenza del quotidiano, nella paralisi del buio di  quella che appare sempre  un’autocoscienza addormentata, si racchiude un tesoro che solo in pochi sanno percepire  e che richiede un grande esercizio dei propri sensi, una tensione a superare i limiti dell’apparenza e un costante ascolto di se stessi, cosa che ad un animo sensibile come quello dell’artista, riesce più facile di altri. L’artista cerca d’indagare, procede a tentativi nell’oscurità che lo circonda, scopre di essere incatenato, condannato al proprio oblio dalle stesse paure e piccolezze che hanno preso dimora nel proprio animo attorno a lui si addensano figure di altri uomini come lui intrappolati in una vita vuota, costretti a ripetere gli stessi pensieri le stesse azioni, ridotti a semplici automi. Eppure sa che qualcosa dentro in quel buio brilla; è una pietra grezza che va ricercata con perseveranza affinando e affrancando dalle catene di inutili consuetudini quel nulla che lo circonda, che lo attanaglia.

La morte di Adone

La morte di Adone

A tentoni, con il solo ausilio dei sensi, inizia ad esplorare ciò che ha attorno a porsi delle domande, come nel racconto di platonica memoria, percepisce il bagliore e cerca di carpirne la misteriosa fonte.

Mariangela Bombardieri, riesce a coniugare in sé queste rare doti: attenta indagatrice del mondo che la circonda e al contempo di se stessa, ha saputo trovare la propria direzione nel caos che circonda l’essere umano proprio affidandosi a quei sensi  che tanto possono ingannare per riuscire a carpirne il segreto affidando al propria riflessione all’immediatezza del colore e attraverso di esso esprimere una nuova grande consapevolezza, plasmare un  mondo nuovo, in cui la fantasia è lasciata libera di spaziare e di riportare alla vita in tutta la loro possente presenza i personaggi del mito, le antiche divinità greche, abitanti del immaginario mondo della letteratura ma anche controversi personaggi storici incapaci di resistere al fascino senza tempo delle Tre Grazie.

Vanitas

Vanitas

Il suo è un mondo immaginifico ma mai immaginario: un mondo in cui il reale è filtrato attraverso le lenti di un animo artistico, sensibile senza però essere mai tramutato in una fiaba. Il significato profondo, mai banale, del suo simbolismo si insinua nella nostra coscienza, i nostri sensi sono colpiti dall’irruenza dei suoi colori  che incantano l’occhio e penetrano nel fondo dell’animo di chi le osserva risvegliandone antiche e imperiture domande: il vortice di sensazioni ed emozioni estemporanee con i quali l’artista ci avviluppa  sono fatte per raggiungere gli angoli più reconditi del nostro animo strappare il velo delle nostre autodifese e costringerci a guardare il mondo per quello che è davvero per noi.

La coincidenza degli opposti

La coincidenza degli opposti

Il colore dominato con eccezionale abilità alchemica, ferisce la nostra vista, squarcia le catene che ci tenevano imprigionati in un mondo grigio e senza senso, stimolando attraverso i sensi, la fantasia e  la ragione,  impedendole di piombare in quel sonno che finisce irrimediabilmente con il generare dei  mostri.

L’opera di Mariangela non ha bisogno di presentazioni: irrompe con la forza del suo colore e s’impadronisce dello spettatore grazie alla viva forza dei quesiti e delle tematiche che sa sollevare in chi si trova ad ammirarle.

In lei vita e arte trovano un binomio raramente così ben armonizzato tanto che risulta prezioso approfondire con lei alcune tematiche delle sue pere e del suo vivere l’arte. Ne è emerso un dialogo frizzante, da cui trarre numerosi stimoli riflessivi che aiutano a guardare con sguardo rinnovato la sua arte:

Non vogliamo dilungarci con un testo critico ma lasciare la parola all’artista e alle sue riflessioni:

– Parlando di radici, le tue dove affondano ? Qual è l’humus che ha alimentato il tuo fare artistico ?

All’origine del mio operare artistico c’è un profondo amore per la libertà coniugato ad un’esigenza prepotente di raccontare e di raccontarsi. Esiste qualcosa di più libero e potente della fantasia? Come sostiene lo stesso Leonardo “il pittore è signore d’ogni sorta di gente e di tutte le cose”, intendendo dire che il pittore può generare e creare ogni cosa che attraversi il suo pensiero. Questo “potere” del pittore mi ha da sempre affascinato, lo considero la più alta forma di manifestazione del potere della mente. Anzi se per Leonardo la pittura è ancora “figlia di natura”, con la scoperta della pittura astratta ci siamo definitivamente appropriati del linguaggio dello spirito. Ritornando al tema della libertà, che coincide con la mia idea di arte, Leonardo da Vinci l’amò con la stessa forza con cui perseguiva la conoscenza. Egli sperimentò la sofferenza della prigionia in carcere in seguito all’accusa di sodomia. Vasari racconta che era solito fermarsi per le vie di Firenze e pagare i mercanti di uccelli, al fine di aprire le porte delle gabbie e liberare gli uccelli che vi erano rinchiusi. Ma l’arte non è solo libertà, è anche superamento della nostra condizione umana. Raccontare e raccontarsi tramite la pittura, mi fa sentire come una moderna Shahrazade, la protagonista delle Mille e una notte, che ha salva la vita, grazie alle sue doti di tessitrice di storie. Mi piace pensare che quando la mia bocca sarà ormai muta, ci saranno le storie da me rappresentate a prolungare il suono della mia voce. Quanto al sostrato che ha alimentato il mio fare arte, esso va dalle favole di Fedro ai racconti Kafkiani, dalle avventure donchisciottesche alle novelle pirandelliane, passando per le laudi francescane e la poesia ungarettiana.

Marian

Mariangela Bombardieri

– Potresti descrivermi quali sono gli elementi che potremmo definire essenziali per il tuo percorso formativo e creativo?

La mia prima esperienza lavorativa, che perdura tuttora, è stata fondamentale:mi ha insegnato il rispetto per me stessa e mi ha infuso sicurezza e consapevolezza. La conoscenza della sofferenza, invece, ha liberato la mia mente da vincoli e condizionamenti, dandomi la sensazione di essere un acrobata che volteggia sul trapezio e si slancia nell’aria senza rete di protezione.  Per esprimere le mie percezioni, che naturalmente si riflettono nella mia attività artistica, mi piace ricordare un’espressione di Pico della Mirandola: Tu potrai degenerare nelle cose inferiori, al livello dei bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine”.

-Nelle tue opere abbiamo evidenziato una commistione di generi e tematiche. Quale il fil rouge fra di esse ? Il fil rouge che unisce le mie opere è appunto rappresentato da questa commistione di generi e tematiche, che è voluto. Intendo realizzare in pittura, infatti, una forma di “sincretismo culturale”, in cui si ha la perfetta e armonica fusione delle diverse discipline dello scibile umano. Propendo per un’arte fatta di contenuti e di simboli e, come ho spiegato, ho sempre sognato di essere una grande “affabulatrice” di storie. Da qui la mia passione per i miti, le leggende e le favole, e non solo …

– Come nasce lo spunto per una nuova opera? Quali sono le fonti della tua ispirazione ?

L’idea di un nuovo quadro nasce quasi come un fulmine a ciel sereno, scatta all’improvviso con la stessa rapidità di un temporale estivo. E’ un’illuminazione improvvisa. Il processo creativo di un’artista è un procedimento alchemico ed è giusto che rimanga parzialmente avvolto nel mistero. Le fonti della mia ispirazione sono alla portata di tutti, ma nascoste allo sguardo dei più …

– L’Italia è la terra dell’arte, la storia dell’arte lo insegna, oggi giorno è ancora così ? Un’ artista italiano o straniero credi sia invogliato ad essere tale nel nostro paese ?

L’Italia possiede un patrimonio artistico impressionante, spesso trascurato e dimenticato, che andrebbe rivalutato. Lo stesso discorso andrebbe fatto per la creatività degli artisti italiani, misconosciuta a vantaggio  di quella degli artisti stranieri. Andrebbe risvegliato il  nostro orgoglio nazionale. Il fatto di essere italiani deve diventare motivo di orgoglio.

– Durante il nostro incontro mi hai parlato del tuo desiderio di far divenire la tua passione artistica una professione a tempo pieno, vuoi anticiparci qualcosa ?  

La mia passione artistica dirige ogni giorno i miei passi e permea di sé i miei pensieri. Conto di farne in un futuro una professione a tempo pieno e nel frattempo mi dedico ad essa con grande impegno e studio.

– Tra prospettive e progetti cosa pensi ti riserbi il futuro ?

Il mio futuro lo sto costruendo con iniziative mirate  e attraverso la concretizzazione di progetti a medio termine. Alla fine dell’anno sarò impegnata con una mostra al Grand Palais di Parigi, mentre dopo la personale qui a Como conto di esporre alcune mie opere al Museo MIIT di Torino.

Elisa Larese

Aisthesis- Como, Off.105, 3 Maggio2014

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