Esplorando l’Italia. Il borgo e il castello di Fumone: “Cum Fumo fumat, tota campania tremat”

Studio Tablinum: che l’Italia possiede un immenso patrimonio culturale, lo sappiamo già. Ma ne siamo veramente consapevoli? Per poter davvero conoscere qualcosa, dobbiamo farne esperienza. Ovvero, andare e visitare quanti più luoghi possibili della penisola, anche quelli apparentemente meno conosciuti… una sorta di “decentramento” della cultura del territorio, al fine di diffondere la bellezza di cui troppo spesso si parla senza davvero apprezzarla.

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A tal proposito, parliamo oggi di uno dei borghi più affascinanti del Lazio, Fumone. Le origini di questo comune italiano di circa 2000 abitanti della provincia di Frosinone risalirebbero ai tempi di Tarquinio il Superbo (V secolo a.C.), che vi si sarebbe rifugiato dopo essere stato cacciato da Roma.
Compreso fra Alatri, Anagni, Ferentino, il Castrum Fumonis assolve fin dall’antichità un’importante funzione di controllo del territorio. A partire infatti dall’assoggettamento alla Chiesa nell’XI secolo, il colle Fumone divenne fortezza militare dello Stato Pontificio e punto di avvistamento (sistema di Castellanie). Quando infatti si avvistavano i nemici, attraverso un sistema di segnali di fumo veniva segnalato il pericolo imminente alle località vicine più direttamente minacciate sino all’Urbe: da qui il detto «Quando Fumone fuma, tutta la Campagna trema».
Le fiamme venivano prodotte bruciando legno nella torre più alta del castello, l’Arx Fumonis, menzionata per la prima volta in un documento ufficiale del 962, il Privilegium Othonis. Inespugnabile, il castello, collocato al centro di una fortezza cinta da poderose mura e presidiata, all’epoca, da 14 torri di difesa, fu usato per oltre 500 anni come fortezza militare: né Federico Barbarossa né le armate sveve di Enrico VI riuscirono ad espugnarlo.
A tali funzioni militari si aggiunse poi anche quella di prigione dello Stato della Chiesa, per la quale divenne tristemente famoso. Qui vi furono imprigionati illustri personaggi: il prefetto Pietro Corsi nel 1116, l’antipapa avverso a Callisto II, Gregorio VIII (Maurizio Bordino) nel 1124, il cui corpo non venne mai ritrovato. Il più illustre prigioniero fu Pietro Angelerio da Morrone, più noto come papa Celestino V, che Dante pose nell’Inferno come “colui che fece per viltade il gran rifiuto”. Bonifacio VIII, temendo che la figura pia e autorevole di Celestino V potesse essere usata per provocare uno scisma, decise di arrestarlo e tenerlo sotto sorveglianza fino alla sua morte, che avvenne per mano di Roffredo Caetani il 19 maggio 1296. Si racconta che nel giorno della sua morte una grande croce dorata apparve sopra le mura della sua angusta prigione, una cella appositamente ricavata in un’intercapedine delle mura esterne. Saccheggiato nel 1504 dalle truppe francesi di Carlo I, il castello rimase per anni in stato di abbandono finché nel 1588 passò nelle mani dei marchesi Longhi, discendenti di Bonifacio VIII, che tuttora ne sono proprietari.

Entrando nel castello, si ha l’impressione di essere ritornati nel Medioevo: non solo per le strutture dell’edificio, perfettamente conservate, ma per l’atmosfera tetra e silenziosa, specialmente una volta che ci si trova di fronte alla piccolissima cella di Celestino V. Proseguendo nelle varie sale, il tempo scorre velocemente, fino ad arrivare ai lussuosi arredi dell’epoca della famiglia Longhi: la Sala degli Antenati, con statue romane, busti e un grande camino; quella degli Stemmi; la Sala Savoia; la Sala dell’Arazzo; Sala Colonna; quella di Raffaello; la Sacrestia, ricca di manoscritti, e la Cappella, custode di reliquie; infine il giardino pensile.

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Parlando di castelli, non possono mancare le storie macabre come quella di monaci murati vivi, o del “Pozzo delle Vergini”, o quella del “Marchesino”.
In un cantuccio stretto e profondissimo a fianco di una scalinata troviamo il “Pozzo delle Vergini”, storicamente legato alla pratica dello Ius primae noctis. Sulla base di questo diritto, le donne appena sposate dovevano giacere, la loro prima notte di nozze, con il signore del posto e dovevano giungervi vergini, pena la morte o la tortura. A Fumone le povere disgraziate scoperte “impure” venivano gettate nel pozzo, sul cui fondo pare vi fossero lame affilate.
La storia più conosciuta e spaventosa del castello è quella del “Marchesino” Francesco Longhi, ultimo nato dopo sette sorelle; quale primo figlio maschio egli avrebbe avuto in eredità tutti i beni di famiglia, ma le sorelle, invidiose e per nulla intenzionate a perdere le proprie ricchezze, decisero la morte del piccolo. Lo uccisero giorno dopo giorno, senza lasciare tracce, mettendo quotidianamente nella sua scodella minuscoli pezzetti di vetro, che lo portarono alla morte all’età di cinque anni dopo una lenta e atroce agonia.
La madre, straziata dal dolore per la perdita del figlioletto, ordinò, disperata, che le sue spoglie fossero “imbalsamate” e poste in una teca di cristallo, così da poter eternare la sua memoria. Ancora oggi possiamo trovare questa teca con il Marchesino imbalsamato nella stanza dell’Archivio.
Una leggenda narra che Emilia Caetani Longhi, madre del piccolo Francesco, ogni notte si rechi a trovare il figlioletto, lo prenda in braccio ed inizi a dondolarlo tra nenie e lamenti.

                                     giardino pensile

L’inquietudine che si respira nelle sale del castello nell’ascoltare queste tetre vicende lascia spazio alla serenità una volta arrivati nel giardino pensile all’italiana, il più alto d’Europa, che si estende per ben 3.500 mq suddivisi in due livelli. In esso sono presenti molti alberi secolari, tra cui due che si sono uniti fino a divenire uno solo e detto per questo albero degli innamorati. Inoltre, nel giardino si trova la pietra sommitale degli 800 metri, il punto più alto di Fumone: pare che toccarla porti fortuna. Dopo questo gesto scaramantico, non dimentichiamo di dare poi un ultimo sguardo al paesaggio circostante, che va da Palestrina a Cassino: una vista sul mondo odierno dall’alto della rocca, dove il tempo sembra essere sospeso.

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Francesca Corsi

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