Civita di Bagnoregio, “la città che muore”

Studio Tablinum: esiste una città, in Italia, dove le automobili non circolano, arroccata sulla cima di uno sperone tufaceo e raggiungibile solamente attraverso un ponte, abitata da dodici persone. Il suo fascino irreale, da fiaba, ha attirato l’interesse di molti registi e tantissimi turisti, dagli americani ai cinesi. Stiamo parlando di Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, chiamata anche “la città che muore” a causa della sua natura geologica. Essa infatti è situata sulla cima di un colle tra le vallate formate dai torrenti Chiaro e Torbido, e la sua posizione isolata è dovuta alla progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita alle tipiche forme dei calanchi, – piccoli bacini delimitati da creste e pinnacoli creati dall’ azione di dilavamento delle acque su rocce argillose degradate.

                                                  
La città venne fondata 2500 anni fa dagli Etruschi, i quali, come i Romani in seguito, dovettero far fronte ai problemi di sismicità e di instabilità dell’area attraverso le imponenti opere di canalizzazione delle acque piovane e di contenimento dei torrenti. Testimonianze della presenza etrusca sono la struttura urbanistica dell’intero abitato, una necropoli ritrovata nella rupe sottostante il belvedere della zona di San Francesco vecchio; il “Bucaione”, un profondo tunnel che incide la parte più bassa dell’abitato, che permette l’accesso, direttamente dal paese, alla Valle dei Calanchi; in ultimo, la grotta di San Bonaventura, nella quale si dice che San Francesco risanò il piccolo Giovanni Fidanza, divenuto poi San Bonaventura, è in realtà una tomba a camera etrusca.
Dai pochi documenti reperiti risulta che Civita di Bagnoregio e Bagnoregio fossero due contrade di una stessa città che fino al XI sec. era denominata Balneum Regis. La leggenda vuole che a darle questo nome sia stato Desiderio, re dei Longobardi (756-774 DC), guarito da una grave malattia grazie alle acque termali presenti nella città. Alla fase longobarda mise fine Carlo Magno nel 774, restituendo il territorio al Pontefice. Da questa data Balneum Regis entra a far parte del dominio della Chiesa anche se durante il periodo feudale la città, con il suo atteggiamento sempre ribelle e forte, diventò un serio problema per il papato. Alla metà del XII secolo Bagnoregio si costituisce libero comune, ma vedrà la sua autonomia minacciata dalle mire dell’Impero. La città viene occupata nel 1186 dal figlio di Federico Barbarossa, Enrico IV, che punta contro Orvieto. I rapporti ostili con Orvieto caratterizzano l’intera storia medievale di Bagnoregio, in special modo la casata dei Monaldeschi tentò di stabilire il controllo sulla città al fine di preservarla come presidio guelfo nel quadro degli scontri contro i ghibellini di Viterbo. I continui sfruttamenti fiscali a danno degli abitanti di Bagnoregio finirono per provocare una violenta ribellione che portò alla distruzione del castello della Cervara, dal quale i Monaldeschi avevano esercitato il loro potere per oltre un secolo. A ricordo di questi eventi furono murati, al di sopra dell’area della Porta di Santa Maria due leoni in pietra basaltica che tengono teste umane tra le loro zampe a ricordo della vittoria del popolo di Civita.

Nell’ultimo decennio del XV sec. si rafforza il controllo della Chiesa sulla città: inizia il “governo dei cardinali” i quali esercitavano il potere a mezzo di luogotenenti, limitando così le libertà comunali, che videro la loro fine quando nel 1592 venne istituita la Congregazione del Buon Governo con lo scopo di esercitare una stretta sorveglianza su ogni attività dei comuni.

                    
Il declino della città di Civita comincia dopo il terremoto del 1695, che provocando gravi danni alle strade e agli edifici, costrinse molti abitanti a lasciare la città.
Il susseguirsi di altri terremoti con conseguenti frane e smottamenti che rischiarono di far restare Civita completamente isolata, contribuì ad incrementare il trasferimento della popolazione altrove, fino ad un quasi totale abbandono. Solo nel 1965 venne costruito il ponte in cemento armato che oggi permette di raggiungere la città.
Oltre alla Porta di Santa Maria, unico accesso alla città, all’interno del borgo rimangono varie case medievali, la chiesa di San Donato, che si affaccia sulla piazza principale e dove al suo interno è custodito il S.S. Crocefisso ligneo, il Palazzo Vescovile, un mulino del XVI secolo e la casa natale di San Bonaventura.

                                 
Il vecchio paese è iscritto all’associazione de I borghi più belli d’Italia. Per la sua posizione geografica suggestiva e il suo impianto medievale è stato diverse volte utilizzato come set di numerosi film, tra i quali I due colonnelli (1962) di Steno con Totò protagonista.

Francesca Corsi

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