Intervista a Vincenzo Vallone: “progettare per recuperare”.

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Tablinum: questa settimana scopriremo la genialità dell’artista sannita Vincenzo Vallone. Le sue opere e il suo passato. Vallone ha partecipato alla nostra mostra “Le Cinque Anime della Scultura” che si è tenuta a Como nell’ottobre scorso presso gli spazi di officinacento5, portando delle opere cariche di simbolismi e profondità.

1) Vincenzo Vallone, la sua vita è consacrata all’architettura, in particolar modo alla progettazione e al recupero degli spazi urbani. L’architettura, “la più intellettuali delle arti”, riveste un importante ruolo sociale. Quale sua opera in particolare riflette questa caratteristica, in questo momento storico?
La risposta è contenuta nella domanda: progettare per recuperare; recuperare attraverso l’archeologia, la paleontologia. Queste ultime sono il vero tesoro che il territorio italiano nasconde ed è da riportare alla luce, alla modernità, con garbo, e rispetto scientifico sempre nella dimensione percepibile dalla razionalità tecnologica.
Per l’artista non c’è l’opera con particolari caratteristiche, esiste il percorso e la sperimentazione continua.

2) Quanto investe oggi l’Italia nella pianificazione territoriale? L’arte può contribuire a valorizzare un territorio così ricco e variegato come quello della Penisola, eppure così fortemente danneggiato dall’eccessivo sfruttamento edilizio?
L’Italia negli ultimi cinquanta anni è stata sconvolta e travolta da leggi del territorio finalizzate solo allo sfruttamento del medesimo. Da qualche anno paghiamo delle furbizie che sono state messe in atto: svalutazione della proprietà fondiaria, immobiliare e inquinamento incontrollato.
L’arte assiste in qualche modo si adegua e in tanti casi può solo denunciare ai posteri l’empatia, ovvero i pensieri e gli stati d’animo dell’umanità contemporanea e della condizione umana.

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3) Le sue opere, un connubio tra architettura, scultura e pittura, entrano nel quotidiano grazie alla rappresentazione di oggetti della vita di tutti i giorni: l’elettrodomestico, la lampada, la poltrona, la macchina, l’aereo, le tettoie metalliche e ancora le grandi stazioni di una volta. Secondo Lei, oggi i fruitori dell’arte pensano che essa sia qualcosa d’altro rispetto alla vita, oppure che sia parte della vita stessa?
L’arte è vita ed è parte della stessa vita come gli oggetti del quotidiano. Il connubio fa parte della mia vita; da sempre mio nutro di queste tre discipline come l’architettura, la scultura (alto-basso rilievo) e la pittura. Tre modi in uno per esprimermi, con un occhio di riguardo alle tematiche sociali e ambientali.

4) Recentemente ha esposto alcune sue opere, tra le quali “Firenze oltre il sole”, presso l’Officinacento5 a Como, in collaborazione con Studio Tablinum. Ci racconti la sua esperienza.

L’opera “Firenze sotto il sole” è la metafora di una delle grandi città italiane illuminate dall’arte del Medioevo e ancor più del Rinascimento. Senza elencare nomi di maestri sublimi al mondo sono stati dirompenti, nutriti di ribollite o di pane cotto della cucina contadina col filo d’olio d’oliva.
L’esperienza con Studio Tablinum è stata entusiasmante, in seguito lo sarà ancora di più, ne sono certo. È bello avere al fianco un classicista come Alessandro Cerioli ed Elisa Larese. Non sbagli.

5) Da molte sue opere, “lamiere fiorite” caratterizzate dal taglio, la manualità e il segno, appare una realtà sospesa, luminosa e sognante, “metafisica” ma al tempo stesso aderente alla realtà, sia per i soggetti, sia per la loro realizzazione “materica”. Quali sono le sue fonti d’ispirazione?
Le “lamiere fiorite”mi seguono e le inseguo da più di un decennio. Materia nella quale si ritrovano il taglio delle finiture architettoniche; la manualità dell’alto-basso rilievo; il segno del disegno e della ricerca formale. L’artista non riesce a definire la fonte o le fonti di ispirazione. Ogni occasione è quella propizia in special modo se immerso o accompagnato da atmosfera silente (alla D’Annunzio). Le mie lamiere esprimono la verità come un atto d’amore.

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6) Tra le sue tante attività, è stato anche impegnato in una conferenza presso un Istituto Superiore a Telese Terme. Quanto aiuta oggi la scuola alla formazione di una “coscienza dell’arte” e della cultura scientifica? Quanto invece l’arte può aiutare la scuola? Sarebbe auspicabile una comunicazione tra la scuola e gli operatori culturali?

Certamente. Per salvarci dall’imbarbarimento politico e sociale nel quale siamo stati indotti e caduti dobbiamo dialogare con i giovani, solo con la scuola potremo intraprendere una strada diversa e sana in prospettiva. Sono loro l’ascensore sociale e la catena di trasmissione. Per l’eternità sono loro il viatico intellettivo della vita.
Lo ha scritto Tolstoj “ il destino dell’uomo è l’eternità”.

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Vincenzo Vallone è nato a Telese Terme (Benevento) dove vive e lavora. Architetto. Ha studiato alle scuole Salesiane, all’accademia di Belle Arti e all’università “Federico II” di Napoli. Si è consacrato alla progettazione degli spazi urbani, al recupero storico, alla pianificazione territoriale e alle tematiche dell’ambiente e del paesaggio.
Dipinge da sempre.
Ha partecipato tra tanti altri, al Premio “Terna2008” e “Terna 2009”; Concorso per le opere d’arte presso il Maxxi – Museo nazionale delle arti del XXI sec. in Roma; Concorso Matitalia del Comitato Italia; le sue opere partecipano allo “spazio risonanze” dell’Accademia di S.Cecilia-Auditorium Parco della Musica di Roma.
Negli ultimi anni ha esposto più volte a Milano, Parigi, Assisi, Roma, Firenze,Torino, Bonn, Albenga (Savona) , Baden-Baden, Londra, Bruxelles, Como.

Immagini:
Vincenzo Vallone.
“Chissà cosa prova a stare nella rete una BELLEZZA INFRANTA” – 2011 (New Florence Biennale)
“NOI DUE”
tecnica mista su lamiera – ottone, vernici, specchi
(cm. 56 x 44)
2009
“TELESE AI SUOI CADUTI” Telese Terme 1984

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