Intervista ad Antonietta Moschi: la scultura come espressione dello sguardo interiore dell’artista

Immagine3Tablinum: Può la scultura farsi riflesso di uno sguardo interiore che con grande sensibilità si approccia al mondo e ne reinterpreta la meraviglia cangiante? L’atto di scolpire nella sua accezione fortemente evocativa della possibilità di dare una forma plastica plasmata dall’incontro tra la bellezza del cosmo e le suggestioni della propria interiorità trova una felice espressione nell’opera di Antonietta Moschi.

Osservando le opere di Antonietta Moschi si è subito catturati dalla forte carica espressiva che le sue opere sanno trasmettere all’osservatore. Le sue sono sculture che ci invitano ad essere privilegiati spettatori di quel momento in cui il soggetto rappresentato si schiude a uno stato di perfetto equilibrio, fra verità interiore ed esteriore, in cui la coscienza dell’umanità sembra plasmata come la creta stessa. .

IMG00857-20141019-1716E’ stata invitata alla Biennale Internazionale dell’Arte Contemporanea di Firenze che si é svolta’ alla Fortezza da Basso, nell’autunno 2013. Attualmente collabora con il Maestro Mario Pachioli, presso lo studio di viale Milton, 49 a Firenze. Sta predisponendo una serie di lavori ispirati a varie tematiche nonché alcuni progetti relativi ad oggetti specifici quali: sculture a tuttotondo, bassorilievi, medaglie, monumenti, bronzi e grafica. Laureata in Medicina e Chirurgia, specializzata in Neuropsichiatria. Pur essendosi appassionata a questa attività professionale, ha sempre manifestato una spiccata predilezione per l’Espressione Artistica. Nonostante abbia vinto il concorso presso l’Accademia di Belle Arti a Firenze, non ha potuto proseguire la frequenza proprio a causa della sua professione di Medico. Ma questo, nel corso degli anni non ha mai impedito il contatto con tutto ciò che rappresenta lo spirito artistico con particolare riferimento alla pittura ed alla scultura. Attualmente, avendo limitato la sua attività professionale originaria si dedica con maggiore impegno di spazio e di tempo alla Scultura.

IMG00852-20141019-1711L’arte per Antonietta è, potremmo dire, una questione genetica: il suo albero genealogico può infatti vantare la presenza di numerosi artisti quali lo scultore monumentale Mario Moschi, e i membri della Famiglia Santelli esponenti della celebrata manifattura di Signa.

Ha partecipato a numerose collettive sia in Italia che all’Estero. E’stata invitata alla Biennale Internazionale dell’Arte Contemporanea di Firenze 2013 e ha esposto le sue opere in occasione  della mostra “Le Cinque Anime della Scultura” presso officinacento5 curata da Tablinum Cultural Management.

La tua formazione artistica si è affiancata a quella di medico psichiatra, come hai saputo far convivere questi due aspetti e quanto essi hanno trovato confluenza?

Sono due lavori complementari in quanto spesso le idee per le opere hanno preso spunto dalle relazioni terapeutiche con i pazienti.

Com’è nata e come si articolata nel tempo la tua collaborazione con il maestro Pachioli?

L’ insegnamento delle capacità tecniche mi ha permesso la realizzazione delle opere, durante questo percorso è nata una collaborazione e una stima reciproca.

Quale rapporto hai con la materia? Quali materiali prediligi?

Prediligo la creta perché attraverso le mani per me è possibile esprimere il pensiero e i sentimenti.

Se dovessi tu descrivermi quali sono le forze che guidano la tua mano…

L’ espressione fantastica del mio pensiero.

La tua scultura è stata spesso recensita come un’arte che torna al concetto classico di scultura in cui il figurativo è parte irrinunciabile di essa e in cui è preponderante la componente espressiva. Quale pensi sia l’utilità della scultura al giorno d’oggi e quali sentimenti debba andare a suscitare?

La scultura è la rappresentazione dei sentimenti dell’ artista, comunque l’arte in genere dovrebbe suscitare nello spettatore un sentimento di libertà, di leggerezza e di bellezza elevandolo a livelli culturali e simbolici più alti.

Sculture come Homo Quidam e il Vento della Giovinezza sono affascinati per la forte carica emotiva che sembrano evocare. Potresti raccontarci quali riflessioni si celano dietro la rielaborazione di questi soggetti?

Homo Quidam è un uomo qualunque con i suoi sentimenti ed i suoi conflitti che rappresentati attraverso la scultura vengono portati in una dimensione senza tempo.     Il vento della gioventù rappresenta l’ affacciarsi alla vita di una giovane ragazza, il vento nei capelli rappresenta la leggerezza dell’essere giovani e l’ espressione del volto rappresenta la profondità di pensiero e di sentimento.

Nella home page del tuo sito campeggia questa frase di Goethe: “Non c’è via più sicura per evadere dal mondo che l’Arte. Ma non c’è legame più sicuro con esso che l’Arte!” Dunque qual è il filo d’oro che ti lega la tua scultura al mondo?

L’ arte come la vita porta al continuo cambiamento, al sentimento di gioia e di libertà di espressione, al continuo evolversi perché nella vita tutto cambia e niente è uguale a prima.

Recentemente hai partecipato alla mostra “Le Cinque Anime della Scultura”, a Como, ci puoi descrivere come stata la tua esperienza con Tablinum Cultural Management?

Molto buona, molto professionale e con una buona empatia emotiva.

Elisa Larese

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