Le Grandi Battaglie della Storia: Isso

filippo IITablinum: questo mese di marzo vedremo come il condottiero macedone Alessandro Magno, ha avuto la meglio sullo schieramento dell’armata persiana condotta dal Re dei Re Dario III, durante la battaglia di Isso del 333 a.c. Una battaglia fondamentale per l’esito finale della conquista da parte dei macedoni dell’impero persiano.

Ma come siamo arrivati a questo scontro epocale?

Iniziamo dagli antefatti. Nel 336 a.c. Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro, pianifica l’invasione dell’impero persiano, deciso a risolvere, una volta per tutte, i decennali contrasti fra greci e persiani. Manda così un corpo di spedizione, con un pretesto, guidato dai generali Parmenione e Attalo atto a preparare il terreno per la futura invasione del territorio Persiano. I piani di conquista macedoni subiscono, però, una battuta d’arresto quando Filippo II muore per mano di Pausania, ufficiale della sua guardia personale, rimandando de facto l’invasione della Persia di tre anni.

alexander_the_greatA succedere al padre è il giovane figlio Alessandro, conosciuto ai più come “Magno”.

Quindi Alessandro, divenuto il nuovo re di Macedonia, riprende i piani di invasione del padre dando inizio alle operazioni militari. Nel 334 a.c., invade la Persia dal nord e ottiene una prima grande vittoria contro i persiani presso il fiume Granico, in Asia Minore, a sud di Ilio.

Dopo questa vittoria Alessandro avanza a massima velocità, incontrando poca resistenza o addirittura una calorosa accoglienza da parte delle città elleniche dell’Asia Minore, liberate dal giogo persiano. I movimenti tattici dell’esercito macedone sono sorprendenti: in meno di dieci mesi percorre tutta l’area corrispondente all’odierna Turchia asiatica. Tuttavia il cuore dell’impero persiano resta ancora inviolato, con le sue città: Susa, Persepoli ed Ecbatana.

falangeLa situazione muta radicalmente nel 333 a.c. quando il Gran Re persiano Dario III viene a sapere che Alessandro si trova immobilizzato, a Tarso, per via di una malattia. Dario III vorrebbe approfittarsene per sbarazzarsi del giovane Alessandro in un’ unica e decisiva battaglia e marcia contro l’esercito macedone con un potenziale militare che tocca le centocinquantamila unità, mentre l’esercito del re macedone ne conta sole quarantamila.

Già accampato a Sochi, in Assiria, Dario III e il suo esercito attraversano la Cilicia, temendo che il nemico ripieghi, e raggiunge la città di Isso, l’odierna Iskenderun, nella Turchia meridionale, dove l’esercito macedone ha approntato una base temporanea. E in questo frangente avviene un fatto gravissimo, Dario conferisce alle proprie truppe l’ordine di investire la città di Isso, massacrando i feriti greci inermi e amputando le mani dei soldati di guardia alla città. Questo episodio verrà ricordato dal re macedone per tutta la durata della campagna bellica.

L’intelligenza tattica di Alessandro lo porta a scegliere strategiaun terreno per lo scontro che, data la preponderanza del nemico, ne limiti le capacità di manovra e ne favorisca l’arresto sottraendogli la maggior capacità offensiva e costringendolo a combattere a piccole “ondate”, nessuna delle quali superiore ai macedoni. Il re macedone individua questo terreno favorevole, dopo che gli avversari hanno manovrato l’uno attorno all’altro, presso l’attuale Passo Beilan.

Incurante della superiorità numerica persiana e del pericolo di non avere a proprio favore un’eventuale via di fuga, Alessandro galoppa contro Dario, che lo aspetta schierato sulla riva destra del fiume Pinaro.

Una mossa audace che, in realtà, si sposa con le sue intenzioni: i Persiani sono intrappolati o quantomeno molto limitati nei movimenti, stretti fra il mare, il fiume e i monti.

darioDa un carro da guerra, come consuetudine, Dario comanda il suo esercito, il cui centro è composto da opliti greci mercenari affiancati da fanteria e forze scelte persiane appiedate, i famosi Cardaci, mentre l’ala destra, più vicina al mare raccoglie la cavalleria. L’ala sinistra dello schieramento persiano è costituita da fanti persiani e si trova sui monti oltre il fiume Pinaro, talmente avanti che potrebbe prendere alle spalle l’ala destra dell’esercito macedone.

I più avanzati sono i contingenti di arcieri, che hanno il compito di investire con i propri dardi la temuta “Punta”, la cavalleria guidata da Alessandro in persona, alla quale, nei piani di Dario, daranno il colpo di grazia nel combattimento corpo a corpo i Cardaci e le unità montate.

cardaciIl re macedone comprende l’errore e coglie al volo la situazione favorevole e rapidamente organizza il suo dispositivo, in parte rifacendosi ai canoni classici, in parte adattandoli all’esigenza del momento: le unità della falange al centro, la cavalleria sulle ali e un distaccamento misto, montato e di fanteria leggera, per prevenire attacchi da parte dei Persiani schierati in alto e quasi alle sue spalle.

Alessandro si lancia con la propria cavalleria contro l’ala sinistra dello schieramento avversario con tale impeto e rapidità che i fanti dotati di scudo e appiedati, gli Ipaspisti, rimangono indietro, creando così un pericoloso varco, che subito viene preso di mira da parte dei fanti macedoni.

Il crollo del fianco persiano avviene inaspettatamente e muta completamente lo scenario bellico: la falange tiene duro, mentre i cavalieri di Alessandro effettuano una grande curva, caricando il centro degli opliti mercenari e della guardia di Dario. L’ala sinistra dei cavalieri agli ordini di Parmenione rischia di essere sopraffatta ed è costretta al ritiro, ma l’attacco della cavalleria di Alessandro e della falange macedone provoca il cedimento degli opliti mercenari al servizio del Gran Re Dario. L’esercito persiano si sfalda e, tra panico e confusione, fugge inseguito dai macedoni che fanno strage dei nemici. Anche Dario è costretto ad una rocambolesca fuga sul suo carro prima e a cavallo poi, su un terreno impervio, per potersi salvare la vita.

Alessandro_ImperoDopo questa disfatta l’impero persiano si appresta all’imminente crollo, che arriverà dopo la battaglia di Gaugamela dell’ottobre del 331, anche se de facto fu questa battaglia a determinare la fine dell’egemonia persiana, dando così inizio all’impero ecumenico di Alessandro Magno. Il suo sarà un impero dai confini sterminati, comprendente decine di popolazioni con usi e costumi differenti. Questo impero rappresenterà il concretizzarsi di un sogno: la realizzazione del sogno di Alessandro Magno, quello di unire e fondere l’occidente e l’oriente. A inizio cosi l’ellenismo.

Il prossimo mese di aprile tratteremo la battaglia di Zama, durante la seconda guerra punica, con lo scontro risolutivo fra il cartaginese Annibale Barca ed il romano Scipione l’Africano. Roma e Cartagine: uno scontro fra le due superpotenze del mondo antico.

Alessandro Cerioli

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