Le Grandi Battaglie della Storia: Zama

Roma e CartagineTablinum: cari lettori questo mese scopriremo come le due superpotenze del mondo antico, Cartagine e Roma, si mossero guerra per ben tre volte, rimanendo in uno stato di guerra quasi permanente per centodiciotto anni; periodo conosciuto come Le “guerre puniche”. In particolare tratteremo le vicende della seconda guerra punica che, dopo la sconfitta dell’abile generale cartaginese Annibale Barca a Zama, sancirà la fine della potenza cartaginese.

Ma come si arriva a questa epocale battaglia?

annibaleA seguito della prima guerra punica, combattuta principalmente sul mare, che ebbe come teatro delle operazioni terrestri l’isola di Sicilia, Cartagine e Roma convivevano in continuo contrasto, nonostante il trattato di pace del 214 a.c., stipulato dopo la conquista della Sicilia da parte di Roma con la decisiva battaglia delle Isole Egadi.

Il casus belli che fece scoppiare la seconda guerra punica fu la conquista da parte dei cartaginesi della città spagnola di Segunto, alleata di Roma. I romani si rivolsero ai cartaginesi, chiedendo di prendere le distanze dal loro generale Annibale colpevole, ai loro occhi, di aver infranto il trattato di pace fra Cartagine e Roma.

Ma i punici rifiutarono di schierarsi contro il proprio generale e accettarono, invece, la dichiarazione di guerra dei romani.

passaggio alpiIl generale cartaginese Annibale partÍ alla volta della penisola con una forza di cinquantaseimila uomini, in questa occasione ci fu il famigerato attraversamento delle Alpi e il dilagare nella pianura padana delle truppe cartaginesi. Alcune popolazioni del nord Italia si allearono con i punici e inizió così la serie di vittorie che fecero assurgere Annibale tra i migliori generali della storia. Grazie a un magistrale uso della cavalleria, pezzo forte dell’esercito punico, sconfisse i romani in due importanti battaglie sul Ticino e sul Trebbia. L’anno successivo, sconfisse i romani sul lago Trasimeno, facendo avvicinare paurosamente l’esercito punico a Roma, tuttavia Annibale, conscio delle proprie debolezze, preferì dirigersi verso il sud Italia dove impartí un’ulteriore sconfitta ai romani presso Canne. Non volendo attaccare Roma direttamente, si mise a spostare il suo esercito da un capo all’altro della penisola italiana perdendo, de facto, la possibilità di conquistare l’Urbe e dopo anni di schermaglie con i romani perdette tutte le precedenti conquiste.

scipioneE’ in questo periodo di stallo che entrò in scena l’antagonista di Annibale, Gneo Cornelio Scipione, il futuro Africano. Intanto a Roma si decise che era il momento di contrattaccare dopo anni di sconfitte, si decisero a portare la guerra in Spagna, che venne definitivamente conquistata, e in Africa. Scipione convinto che l’unico modo per far tornare Annibale in Africa fosse attaccare direttamente Cartagine, decise di partire ed attaccare direttamente la città punica. La mossa funzionó, i cartaginesi presi dal panico richiamarono in patria Annibale che a malincuore si vide costretto a rimpatriare abbandonando ogni sogno di conquista.

Scipione, analizzando le vittorie di Annibale, pensó a un’innovazione nei movimenti delle legioni. L’innovazione tattica prevedeva che principes e triarii non rimanessero alle spalle degli hastati, ma si spostassero sino ad affiancarli, allungando cosi il fronte e avvolgendo le fanterie nemiche scoperte sui fianchi.

E tale tattica Scipione vuole usarla nello scontro decisivo, nella desertica pianura di Zama, a cinque giorni di marcia da Cartagine, contro la fanteria di Annibale.

elefantiIn questa battaglia Annibale schiera circa trentanovemila soldati e nella linea avanzata può contare sul supporto di ottanta elefanti. In prima linea si trovano i suoi mercenari, in seconda linea i Galli, Liguri e popolazioni celtiche; infine vi è la più forte riserva disponibile; i veterani delle guerra italica, mentre sulle ali schiera la potente cavalleria con millecinquecento uomini su ogni fianco.

hastantiScipione gli si oppone schierando circa trentacinquemila uomini, disposti secondo il convenzionale sistema della legione con le tre linee di fanteria, hastati, principes, triarii e con una prima linea di velites, mentre sulle ali schiera la cavalleria con cinquemilacinquecento uomini, a destra la cavalleria numidica e a sinistra quella romana.

schieramento zamaNel caldo torrido del campo di battaglia, con una visibilità ridotta a causa della sabbia desertica, Annibale manda gli elefanti alla carica, una vecchia conoscenza dei romani, che prevedendo questa mossa aprono dei grandi varchi nel loro schieramento per far passare la carica dei pachidermi, che puntualmente vengono fatti bersaglio con tutte le armi a disposizione, colpiti soprattutto sui fianchi e sulle proboscidi, gli elefanti spaventati e imbizzarriti dal frastuono delle trombe e dei corni delle legioni tornano indietro mietendo vittime nello schieramento cartaginese. Ad un segnale convenuto le due cavallerie romane approfittando della confusione generata dagli elefanti, si lanciano contro la cavalleria cartaginese che presa alla sprovvista viene messa in fuga e poi inseguita. La fanteria cartaginese cede all’urto degli hastati romani, che subito vengono riposizionati da Scipione, ma lo scontro fra fanterie non è ancora deciso e le prime linee di mercenari e africani cartaginesi logorano gli hastati, ripiegando poi verso i veterani delle guerre italiche, estendendo così il fronte cartaginese. Cosi facendo, Annibale a costretto Scipione ad anticipare la sua tattica di allineamento dei principes e i triarii sui fianchi degli hastati, ormai esausti. Scipione pensa che gli hastati non avrebbero nessuna chance contro i più esperti e freschi veterani di Annibale. Ma Scipione confida nelle sue truppe e sa che i principes e triarii sono abituati ad assalire il nemico di fianco e cosi inizia lo scontro tra le due fanterie più potenti e organizzate del mondo antico. I veterani di Annibale sembrano avere la meglio e iniziano ad aprirsi dei varchi nello schieramento romano. Sicuramente il pensiero del generale romano Scipione, in quei momenti cruciali, sarà andato alla disfatta di Canne. Per fortuna dei romani la cavalleria, dopo aver intercettato e sterminato la cavalleria cartaginese in rotta e tornata a dar man forte ai legionari, attacca da tergo i veterani di Annibale, completando cosi l’accerchiamento delle truppe cartaginesi. Senza vie di fuga e fedeli al proprio generale, le truppe scelte cartaginesi combattono sino all’ultimo, venendo totalmente annientate.

Le doti di grande stratega di Annibale non poterono nulla contro l’organizzazione delle legioni di Scipione, che dopo questa decisiva vittoria, sarà ricordato negli annali come Scipione l’Africano.

Dopo questa disfatta le sorti di Cartagine furono. Irreparabilmente segnate. Persa la ricca provincia spagnola dovette inoltre pagare puntualmente le indennità per la seconda sconfitta, duecento talenti d’argento per cinquant’anni.

cartagineNon appena Cartagine si ristabilí ed inizio nuovamente a prosperare, Roma decise di non poter più convivere con questa paura e decise di muovere guerra, la terza e ultima, contro la rivale. Nell’anno 146 a.c. i romani entrarono in Cartagine saccheggiandola e sterminando la sua popolazione. La città fu rasa al suolo e fu cosparso di sale il suo fertile terreno.

Il questo articolo abbiamo trattato la vittoria totale di Roma su Cartagine e come l’Urbe, senza rivali, si incammini verso un futuro glorioso e longevo. Il prossimo mese di maggio tratteremo la battaglia di Adrianopoli, inizio della fine del grandioso impero romano d’occidente.

Alessandro Cerioli

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