Codice Botticelli: discesa nell’Inferno Dantesco

mappa inferno di BotticelliTablinum: quando pensiamo alle opere di Sandro Botticelli il nostro pensiero corre subito a due meravigliose sue tele: La Primavera, perfetta rappresentazione letteraria della Donna simbolica che, nell’Umanesimo, sublima in se le passioni, segno di misura, di virtù, di bellezza, poesia e armonia del cosmo e la Nascita di Venere e, nel 1485, la Nascita di Venere, perfetto emblema della teoria neoplatonica di comunione tra il bene terreno e il bene divino.

Ma ci fu un’opera che accompagnerà Botticelli per tutta la vita e alla quale Botticelli lavorerà costantemente: la raffigurazione della Commedia dantesca.

Indissolubilmente legato alle temperie culturali e politiche della propria epoca, incline nelle sue tele a parlare al pubblico per allegorie e simbolismi Botticelli non poté non subire il fascino dell’indiscusso Maestro della poesia  e dell’allegoria Dante Alighieri.

Come Dante, fu un cantore della Firenze della Propria epoca ne subì l’influssi culturali (pittore ufficiale dei Medici, protetto da Lorenzo il Popolano e seguace delle teorie neoplatoniche di Marsilio Ficino) si sottopose ad una sorta di esilio volontario a seguito della cacciata di Medici ma al contempo subì un forte influsso del Savonarola come ben vedremo nelle sue tele. Si racconta che fu l’artista in persona a portare al Rogo delle Vanità alcune delle sue opere in segno di remissione.

Possiamo affermare con certezza che la passione per la Divina Commedia lo accompagnò per tutta la vita. A testimoniarlo abbiamo le parole del Vasari secondo il quale  Botticelli:

“Commentò una parte di Dante, e figurò lo Inferno e lo mise in stampa; dietro il quale consumò di molto tempo: per il che fu ragione d’infiniti disordini alla vita sua”.

 Parole che ci attestano una lunga consuetudine, un rinnovato interesse di Botticelli per Dante.

Essenziale fu l’influenza del Neoplatonismo: E cos’era l’ “Amor che move il sole e l’altre stelle” di cui parlava Dante se non appunto quel principio infinito e presente in tutto l’universo predicato dalla teologia platonica?

Non era difficile leggere nel viaggio ultramondano di Dante dall’Inferno al Paradiso una grande illustrazione poetica della teoria neoplatonica di Marsilio Ficino secondo cui l’anima umana, per via di conoscenza e amore, poteva risalire dalle cose terrene alla pura contemplazione di Dio e della sua infinità.

Letto in questo modo, Dante poteva offrire diverse suggestioni a Botticelli, di certo ben introdotto ai misteri neoplatonici, come attestano le complicate letture delle sue opere più famose, in primo luogo le celebri La Primavera e La nascita di Venere, non a caso dipinte per lo stesso committente delle pergamene dantesche Lorenzo il Popolano, mecenate insieme allo zio anche d Marsilio Ficino e Angelo Poliziano.

Botticelli  e Savonarola

Certo, la Commedia non poteva rappresentare agli occhi del pittore un qualsiasi testo da illustrare.

Il contatto con la drammaticità dantesca avrebbe al contrario dischiuso a Botticelli strade ulteriori rispetto a quelle fino allora percorse, quelle degli abissi insondabili dell’animo umano. Su questa strada già aperta si inseriranno i temi cupi della predicazione di Savonarola che avrebbero portato la pittura di Botticelli agli accenti tesi e drammatici della sua tarda produzione, a quei quadri visionari e sofferti non lontani dalla terribilità delle immagini dantesche, che il pittore aveva avuto modo di conoscere molto bene.

Ad un certo punto infatti, e proprio negli anni ’80, qualcosa inizia a cambiare nella pittura di Botticelli. Qualcosa inizia a perturbare la soave grazia del suo universo estetico, così perfettamente espressa nei due più celebri capolavori: La nascita di Venere e La Primavera.

 La sua pittura si carica di una tensione drammatica che finirà per esplodere nelle ultime opere, La Crocifissione Mistica e La Natività Mistica, tutte permeate da un’atmosfera austera, grave e rigorosa su cui ebbe certo influenza la predicazione di Girolamo Savonarola.

MA perché DANTE TORNA IN AUGE NEL RINASCIMENTO ?

Vederne in Dante un precursore significava innalzarlo a padre e primo glorioso indizio di quella Firenze Novella Atene che si sarebbe realizzata due secoli dopo, sotto e grazie alla dinastia medicea e al suo Magnifico principe in particolare.

CELEBRARE LA GRANDEZZA DI DANTE CON UN’EDIZIONE DI PREGIO

A questa esigenza rispose l’edizione del 1481, corredata dal commento di uno dei maggiori umanisti, Cristoforo Landino, e illustrata da un artista del calibro di Botticelli.

Committente fu Lorenzo di Pierfrancesco de Medici, nipote di Lorenzo il Magnifico commissionò a Sandro Botticelli 92 disegni dedicati alla Divina Commedia che avrebbero impreziosito il codice redatto a mano dal monaco amanuense Niccolò Mangona con commento dell’Umanista Marsilio Ficino

Un fitto mistero è intessuto attorno alla questione della datazione e dell’intrico stilistico della divina commedia botticelliana. La cronologia dei disegni della Commedia dell’illustre pittore fiorentino (1444 o ’45 – 1510 ?) è ancora incerta. Quanto all’inizio, non lo si anticipa molto al di là del 1481, data dell’edizione dantesca a stampa per i tipi di Niccolò della Magona, con il commento del Landino.“Botticelli dipinse e storiò un Dante in cartapecora a Lorenzo di Piero Francesco de Medici che fu cosa meravigliosa. Partendo dall’Inferno, attraverso il Purgatorio per arrivare al Paradiso, Botticelli illustrò la Divina Commedia con la collaborazione dell’amanuense Niccolò Mangona che incise sul retro delle pergamene il testo dei canti della Divina Commedia.”

Dato che quelle illustrazioni presentano qualche affinità con l’opera botticelliana, si è pensato che l’incisore Baccio Baldini avesse avuto presenti i disegni di Botticelli e si è spiegato anche l’esiguo numero delle illustrazioni, 19 negli esemplari più completi, con la partenza di Botticelli per Roma, chiamato ad affrescare la Cappella Sistina, e quindi con la sospensione del suo studio sulla Divina Commedia. Possiamo concludere che botticelli riporto le sue opere e le rivide dopo l’esperienza romana e sotto nuov influenze dottrinali e filosofiche.

 

Dante, per quanto riguarda la struttura dell’Inferno, si basa sulla teoria di Aristotele nell’opera riguardante l’Etica nicomachea

Dante ritiene che l’Inferno sia una voragine a forma di cono, formatasi nei pressi di Gerusalemme, nell’emisfero boreale.

La formazione di questa voragine è dovuta alla punizione che Dio ha inflitto a Lucifero, uno degli angeli più belli del Paradiso, che voleva diventare pari lui, scaraventandolo sulla Terra dove appunto formerà questa voragine, e al termine di questa si conficcherà a testa in giù.

 Dante, per cominciare la missione che lo porterà alla salvezza di se stesso e di tutta l’umanità, deve intraprendere questo primo percorso nell’Inferno, per venire a contatto con il peccato e comprendere che il peccato ed il male allontanano l’uomo da Dio.

Il viaggio, della durata di sette giorni, ha inizio un venerdì santo, l’ 8 aprile (o 25 marzo) del 1300 nei pressi di Gerusalemme.

 La discesa nell’Inferno

Dante entra nell’Inferno dopo essersi perso nella selva descritta nel primo canto. Tramite la porta accede all’antiferno, il luogo che accoglie le anime che né l’Inferno né il Paradiso vogliono, perché in vita non hanno saputo scegliere tra bene e male. Passato l’Acheronte, il primo dei quattro fiumi infernali, si arriva nell’Inferno vero e proprio: esso è diviso in nove cerchi, che però nella prima parte non hanno ulteriori divisioni. Vediamo i primi cinque, con le rispettive anime:

Limbo.

Lussuriosi;

Golosi;

Avari e prodighi;

Iracondi e accidiosi.

Fino a questo punto si rispetta più o meno la tradizionale suddivisione dei vizi capitali, anche se incompleta. Si attraversa quindi un altro fiume, il Flagetonte, e le mura della città di Dite, alla cui guardia sono posti dei demoni e la Furie.

Nel VI cerchio si trovano gli eretici; il VII, invece, è dedicato ai violenti ed è suddiviso in tre gironi: violenti contro gli altri (omicidi e predoni), violenti contro se stessi (suicidi e scialacquatori), violenti contro Dio (bestemmiatori, sodomiti, usurai). Scorre nel primo girone anche il terzo fiume infernale, il Flagetonte.

L’ottavo cerchio e le dieci bolge

Dopo una riva scoscesa si giunge all’VIII cerchio dell’Inferno dantesco, che accoglie i dannati che hanno usato frode contro chi non si fida; essi sono suddivisi in dieci bolge concentriche, le Malebolge appunto, di cui riportiamo l’elenco:

Ruffiani e seduttori;

Adulatori;

Simoniaci;

Indovini;

Barattieri;

Ipocriti;

Ladri;

Consiglieri di frode;

Seminatori di discordie;

Falsari.

L’ultima zona e l’incontro con Lucifero

Si giunge, quindi, al pozzo dei giganti e infine all’ultima zona, la nona, destinata ai traditori di chi si fida. Qui scorre l’ultimo fiume, gelato, il Cocito; il cerchio è diviso in quattro zone il cui nome ricorda famosi traditori: prima zona, o Caina, per i traditori dei parenti; seconda zona, o Antenora, per i traditori della patria; terza zona, o Tolomea, per i traditori degli ospiti; quarta zona, o Giudecca, per i traditori dei benefattori. Lucifero stesso strazia, con le sue tre bocche, i tre sommi traditori della Chiesa e dell’Impero, vale a dire Giuda, Bruto e Cassio. Dal centro della Terra si risale verso la montagna del Purgatorio attraverso una natural burella, ossia un pertugio stretto.

I DISEGNI DANTESCHI RITROVATI

Dopo le ultime testimonianze  che potremmo definire coeve all’esecuzione di Botticelli o di poco posteriori se ne perdono completamente le tracce  per almeno un secolo.

92 dei 100 disegni furono rinvenuti nella collezione della Regina Cristina di Svezia.

Otto  sono tutt’oggi conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana, fondo della regina Cristina, codice Reginense lat. 1896.

Le restanti opere furono identificati presso un libraio parigino e furono acquistati da Alexander Hamilton, X duca di Hamilton nel 1882.

La raccolta risultava, però, lacunosa: anziché 100 come i canti del poema dantesco, i fogli erano 88, dei quali 85 con disegni.

 Fra questi 85 due fogli uniti contengono la figura di Lucifero. Dunque nella collezione Hamilton vi erano i disegni per 83 canti.

I fogli vennero acquistati per il Gabinetto delle Stampe di Berlino dal Lippmann, conservatore del Re di Prussia, per il gabinetto Reale di disegni e stampe di Berlino  che li pubblicò.

Dopo la seconda guerra mondiale si ritenne erroneamente che i disegni berlinesi fossero andati perduti. Furono invece smembrati in due gruppi: If VIII, XVII-XXXIV, e Pg I-VIII al Museo di Dahlem nella Berlino occidentale; Pg IX-XXXIII, Pd I-XXX e XXXII al Kupferstichkabinett di Berlino Est.

Attualmente i disegni botticelliani sono conservati in due differenti archivi: nella Biblioteca Apostolica Vaticana (otto), e nel Kupferstichkabinet di Berlino (ottantaquattro), dove peraltro sono stati riuniti solo dopo la caduta del Muro; mentre prima erano ulteriormente divisi tra la parte Est e quella Ovest della attuale capitale tedesca.

E’ di qualche giorno fa la notizia che che la Biblioteca Apostolica Vaticana e l’associazione Digita Vaticana Onlus grazie al progetto Dante per Sempre, promuoveranno la digiralizazzione di 40 milioni d pagine conservate presso la biblioteca vaticana e tra queste i saranno anche tutti i disegni di botticelli presenti a presso la Biblioteca Vaticana.

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Elisa Larese

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