Itinerari d’Italia: Gaeta e il Santuario della Montagna Spaccata

Tablinum: Percorrendo il litorale laziale si arriva alla cosiddetta Riviera di Ulisse, tratto di costa che prende il nome dal mitico eroe di Omero. Una volta superate Terracina e Sperlonga, si arriva a Gaeta, uno dei centri litoranei più suggestivi inserito nell’omonimo golfo. Le origini del nome di Gaeta sono avvolte nella leggenda: Strabone indicò la sua provenienza dal termine Gaetas usato dai pescatori per indicare il sito, con riferimento all’ampia insenatura del suo golfo; altri dicono invece che il sito ed il golfo abbiano ricevuto lo stesso nome della nutrice di Enea, Caieta, sepolta dall’eroe troiano in quel sito durante il suo viaggio verso le coste laziali. Così narra Virgilio nell’Eneide e allo stesso modo lo conferma Dante Alighieri. Diodoro Siculo collegò queste terre al mito degli Argonauti facendo derivare il nome della città da Aietes, mitico padre di Medea (figlia di Circe), la maga innamorata di Giasone.
Gaeta comprende sette spiagge: se per i più avventurosi non può mancare una visita alla baia di S.Agostino, dove si può praticare free climbing, è invece da consigliare a chi – come la sottoscritta – non ama tuffarsi dalle scogliere, la splendida spiaggia del Serapo, dalla sabbia finissima e dalla suggestiva collocazione presso il borgo medievale, alle falde del Parco Naturale di Monte Orlando. Non è insolito sentire, da questa spiaggia, il suono delle campane proveniente dal Santuario della Montagna Spaccata.

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La Montagna Spaccata è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi di Gaeta, che racchiude in sé un vero e proprio itinerario.
Il Santuario della SS. Trinità alla Montagna Spaccata fu fondato verso il 930 dai padri benedettini, sui ruderi della lussuosa villa di Munazio Planco, famoso generale romano (20 a.C.) I benedettini officiarono il Santuario per quasi dieci secoli. Dopo un periodo di abbandono subentrarono i frati Francescani Alcantarini (1843-1903) che, con l’aiuto del re di Napoli Ferdinando II, diedero un grande sviluppo e decoro al Santuario. Qui vi pregarono numerosi pontefici, tra cui Pio IX, sovrani, vescovi e santi, tra cui Bernardino da Siena, Ignazio di Loyola, Leonardo da Porto Maurizio e San Filippo Neri.
Il percorso comincia dalla Chiesa della SS. Trinità, risalente alla fine del XVII sec. che rappresenta una sintesi semplificata ma elegante di modelli del barocco napoletano e spagnolo. Alla sua sinistra si trova la suggestiva “Grotta del Turco”, spaccatura nella montagna a forma di sesto acuto e chiamata così perché serviva da nascondiglio ai pirati saraceni, che di notte uscivano a depredare il litorale. Gaeta fu tormentata dalle scorrerie dei Saraceni per oltre 60 anni, dall’846 al 915, quando riuscì a sconfiggerli nella battaglia del Garigliano. Per arrivare al livello del mare si scendono circa 300 gradini, solo così nelle belle giornate di sole si possono ammirare i riflessi verdi e turchesi delle acque di Gaeta.

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A destra della chiesa si percorre un corridoio scoperto con alle pareti le stazioni della Via Crucis in riquadri maiolicati, opera di Raimondo Bruno (1849): sotto ogni quadro i versi del Metastasio.
Al termine della Via Crucis si prosegue su scalinata di 35 gradini che porta direttamente alla fenditura più interessante e profonda, quella centrale, spaccatasi, secondo la leggenda, al momento della Crocifissione e della morte di Gesù. Il terremoto che colpì Gerusalemme al momento dell’ultima esalazione del Cristo, pare sia stato riflesso proprio qui, spaccando una montagna intera: “Alla morte di Gesù la terra tremò e le rocce si spaccarono” (Mt. 27,51)
Sempre all’interno di questa fenditura e precisamente a destra, è possibile trovare l’impronta di una mano impressa nella roccia, la cosiddetta “mano del turco”. Secondo un’altra leggenda infatti, un musulmano per saggiare la veridicità del miracoloso evento, toccò la roccia, che si fuse come lava al solo tocco del miscredente.

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Nel 1434 un probabile terremoto determinò la caduta di un grosso macigno che si incastrò all’interno di una delle fenditure del monte: su questa venne eretta la Cappella del Crocifisso, da cui si può godere di uno splendido colpo d’occhio, sia sul mare circostante, che sulla falesia di oltre 150 metri visibile dalla terrazza.

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Alla fine del percorso si trova anche un giaciglio in pietra, dove soleva ritirarsi in meditazione S.Filippo Neri, che secondo una leggenda visse proprio all’interno della Montagna Spaccata.

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Poco prima della Cappella del Crocefisso c’è inoltre un sentiero che conduce al Parco di Monte Orlando. Il parco occupa l’area del monte da cui prende nome ed è estremamente suggestivo per le sue pareti a strapiombo sul mare. La vegetazione che lo ricopre è quella caratteristica della macchia mediterranea, che annovera fra le varie specie il mirto e il leccio ed è popolata da svariate specie di fauna migratoria e marina, tra cui il falco pellegrino. Nell’area del parco troviamo anche il Mausoleo del console romano Lucio Munazio Planco, eretto attorno al 22 a.C.

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Francesca Corsi

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