Le Grandi Battaglie della Storia: Lepanto

don giovanniTablinum: cari lettori questo mese tratteremo la battaglia di navale di Lepanto. Ancora ai nostri giorni è ricordata come una delle battaglie cruciali della storia moderna, per l’assetto dei delicati equilibri fra occidente e oriente, dato che la posta in gioco fu senza dubbio altissima: il controllo del Mediterraneo.

Ma quale fu il climax di eventi che andò a culminare in questo scontro epocale?

Selim_IIDopo la presa di Costantinopoli nel 1453, l’impero turco aveva conosciuto per oltre un secolo un’ inarrestabile espansione coronata da vittorie incontrastate, sia via mare che via terra; a farne le spese erano stati gli stati europei e cristiani spesso svantaggiati, nel concertare la propria offensiva, da un letale disaccordo.

A rendere quasi invincibile il vastissimo impero ottomano era inoltre, la sua potente flotta regolare a cui dava un decisivo appoggio la flottiglia corsara.

Nel 1570 il tentativo caldeggiato da Papa Pio V di formare un’alleanza navale tra le principali potenze che si affacciavano sul Mediterraneo andò vanificato dalle continue discordie intestine delle potenze occidentali e a farne le spese fu l’isola di Cipro: partita dalla capitolazione della capitale insulare Nicosia, la parabola della conquista ottomana dell’isola di Cipro ebbe il suo capitolo più duro presso Famagosta, centro di controllo veneziano situato nella parte orientale dell’isola, che subì lo spietato assedio e il saccheggio delle forze turche che infine la conquistarono ribattezzandola Gazimagusa. La città rimarrà sotto dominio turco sino al 1878 quando l’impero britannico riuscirà a strapparla per un secolo (1878-1974) alle forze turche.

giovanni d'austriaIl clima generale che prelude allo scoppio della battaglia di Lepanto fu quello di una lotta generalizzata per il definivo controllo del Mediterraneo. Anche se tra Oriente e Occidente gli scambi di persone, merci, denaro e tecniche non subirono mai una vera e propria battuta d’arresto, nemmeno nelle fasi più acute della crisi, il crescente espansionismo Ottomano non poté non allarmare sempre più i governi dell’occidente mediterraneo e spingerli all’aperta offensiva. L’espansionismo crescente degli Ottomani minacciava non solo i possedimenti veneziani, come Cipro, ma gli interessi del Regno di Spagna i cui galeoni erano esposti a una costante minaccia a causa delle incursioni corsare. Consapevole di questa tensione crescente, Pio V ritenne che finalmente il momento fosse propizio per impegnarsi a coalizzare in una solo le troppo divise forze della cristianità; fu così che ricorse all’appello alla Crociata per poter concentrare gli sforzi degli stati occidentali contro l’Impero Ottomano. Il recente disastro veneziano a Cipro e la conseguente cacciata dall’isola, contribuirono a far si che nel 1571, superate le discordie e le esitazioni, fosse sottoscritta la Lega Santa formata da: Spagna, Venezia, Genova, Malta, il Ducato di Savoia, il Ducato di Urbino, il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio

schieramento lepantoL’alleanza poteva fare affidamento sulle duecentododici navi da guerra, per lo più a remi, agili e veloci grazie al fondo piatto che consentiva la navigazione anche in bassi fondali. Le flotte alleate si diedero appuntamento a Messina dove, sotto il comando del figlio naturale di Carlo V, Don Giovanni d’ Austria progettò di sorprendere le forze ottomane di stanza a Lepanto.

La flotta ottomana superava quella degli alleati in numero di navi, trecentoquarantaquattro, ma era ad essa inferiore per numero di artiglierie: i combattenti imbarcati, ad esclusione dei giannizzeri, erano dotati dei del solo archi per il tiro a distanza.

Kilic_Ali_PashaEntrambi i comandanti erano ormai pronti alla battaglia, quello turco, Müezzinzade Alì Pascià, ne aveva ricevuto l’ordine esplicito dal sultano informato dalle proprie spie dell’arrivo delle flotte della lega a Lepanto. La flotta ai comandi di Don Giovanni d’Austria raggiunse Lepanto domenica 7 ottobre 1571, data che entrerà nella storia.

La flotta ottomana di Alì Pascià si fece trovare schierata nella sua tradizionale formazione a mezzaluna concava che avrebbe consentito manovrata opportunamente, di avvolgere ai fianchi la flotta nemica.

strategiaStava per avere inizio la battaglia e le prue, dove le galere concentravano i loro cannoni, erano già puntate a ovest pronte all’offensiva verso le forze comandate da Don Giovanni d’Austria. Alì pascià si trovava al centro con circa novantatre unità mentre l’ala destra era difesa dalle sessantadue galere del temutissimo corsaro Mehmet Suluk, soprannominato “Scirocco” dai marinai cristiani che avevano avuto la sventura di incrociarlo mentre l’ala sinistra, composta da novantatre navi era agli ordini di dell’ex cristiano e ferocissimo corsaro Uluj Alì Pascià; infine, gli Ottomani possono contare anche su una riserva di otto galere, sessantaquattro fuste e ventidue galeoni, al comando del governatore di Tripoli, Dragut, altro formidabile corsaro. Insomma, il Sultano Selim II aveva ai suoi ordini i più temibili comandanti del Mediterraneo.

gianandrea doriaSul fronte opposto la flotta cristiana era inizialmente ripartita in un corpo centrale, comandato da Don Giovanni d’Austria costituito da sessantadue galere, un’ala destra comandata dal genovese Gian Andrea Doria a capo di cinquantatre unità e l’ala sinistra comandata dal veneziano Agostino Barbarigo con lo stesso numero di legni. La riserva della Lega Santa era decisamente meno cospicua di quella ottomana e pteva contare su trentotto galere agli ordini dello spagnolo don Alvaro de Bazàn.

A risultare determinante per l’offensiva della Lega fu l’intuizione di schierare, poco più avanti della prima fila, le galeazze veneziane; sei in totale, di enormi dimensioni, in grado di muoversi sempre a remi, e molto fornite di potenti artiglierie. Una sola unità di questa era ritenuta in grado di affrontare anche dieci galere tradizionali alla volta. Le preziose galeazze furono disposte in coppie: due in prima fila al centro, due in prima fila al fianco destro e due in prima fila al fianco sinistro.

agostino barbarigoDal principio la flotta turca, favorita dal vento di scirocco, avanzò rapidamente contro la Lega Santa che arrancava contro vento; ma verso mezzogiorno la brezza girò a ponente, gonfiando le vele delle galere cristiane di Don Giovanni d’Austria. Quattro delle galeazze, con i loro grossi calibri, inflissero le prime perdite ai turchi e a rallentarono l’azione di Alì Pascìa. L’ala destra turca, conoscendo molto bene la costa, essendo composta quasi interamente da corsari, riuscì ad aggirare sul fianco la squadra veneziana che la fronteggiava: in questo scontro otto galere veneziane vennero affondate e Barbarigo stesso cadde in battaglia suscitando nella sua flotta una reazione talmente rabbiosa da generare una risposta tanto letale da riuscire ad affondare l’ammiraglia turca e prendere prigioniero il comandate Mehmet prima che bassi fondali frenino definitivamente lo slancio dell’ala destra turca.

Nello stesso momento l’ala sinistra turca tentò una manovra simmetrica, cercando di aggirare, da sinistra su acque più fonde il settore genovese. Doria ordinò subito ai suoi di rivolgere le prue contro le navi turche, ma in questo modo ottenne di isolare la propria ala dal centro e la riserva spagnola dovette in suo soccorso per evitare la disfatta.

galeazzeIl corpo principale, nel mentre, sotto il fermo comando di Don Giovanni, stava prevalendo sul centro dello schieramento di Alì Pascìa. La strategia del comandante turco era chiara: consapevole della potenza di fuoco delle galere e della loro inespugnabilità, si era affidato alle ali del proprio schieramento per cercare di avvolgere le navi della Lega Santa e scagliare, dal centro, il proprio naviglio con l’intezione di catturare Don Giovanni e far vacillare la flotta cristiana. Ma la realtà che andava prendendo forma era un’altra: le galeazze avevano procrato dei danni così ingenti alla flotta turca che la manovra di Alì Pascìa da rendere completamente inattuabile il paino di Alì Pascià. Dopo uno scontro furibondo con le navi da guerra toscane anche l’ammiraglia di Alì Pascìa venne infine abbordata e il comandante venne subito giustiziato e ammainato il suo stendardo, un drappo bianco ricamato con fili d’oro presso La Mecca con i versi del Corano. Ebbe così fine, con la vittoria degli alleati un’aspro scontro navale, durato poco più di cinque ore.

La vista di questo ammainamento scoraggiò il comandate dell’ala sinistra, Uluj Alì Pascìa, ancora intento a combattere ferocemente contro i genovesi; in quel settore i turchi erano riusciti, grazie anche alla loro potente riserva, a catturare una ventina di galere e l’ammiraglia dei Cavalieri di Malta. Tuttavia, dopo questa incredibile disfatta del proprio comandante, Uluj Alì Pascìa, si vide costretto ad abbandonare le proprie “prede” e fuggire con una trentina di unità scampate all’assalto.

I cristiani, impegnati a catturare e distruggere quello che rimaneva della flotta turca, persero l’occasione di inseguire e distruggere tutta la marina da guerra ottomana, ma era ormai evidente che dopo questa epocale battaglia navale, l’impero ottomano non avrebbe più potuto radunare un numero così alto di navi da guerra. Svanì così il progetto di dominio turco su tutto il Mediterraneo.

Scipione_Pulzone_-_Pius_VTutto questo però non rappresentò una vittoria totale dei cristiani. Negli anni successivi alla battaglia di Lepanto, i turchi conquistarono definitivamente Creta: benché sconfitto sul mare, l’impero ottomano non soffrì ridimensionamenti territoriali, mentre gli stati della Lega Santa si dissanguarono finanziariamente per intraprendere e vincere questa battaglia. D’altro canto in Europa la leggenda dell’invincibilità ottomana cominciò a svanire e si guardò alla realtà, affrontabile, dei continui saccheggi costieri e di guerre di confine, sempre meno fruttuose per le elefantiache ma antiquate orde turche.

Nessuno dei componenti della Lega Santa trarrà vantaggio, sul lungo periodo, da questa vittoria; dal Mediterraneo, già nel Seicento e ancor di più nel secolo successivo, le ricchezze dei commerci si sposteranno sulle rotte atlantiche, ormai collaudate. Dal punto di vista militare, le galere e le galeazze, dominatrici a Lepanto, non sarebbero durate a lungo, la guerra del mare troverà invece nei vascelli francesi, inglesi e olandesi i suoi strumenti di conquista per i secoli futuri.

Il prossimo mese di settembre tratteremo l’assedio di Vienna del 1683 e come uno schieramento di cavalleria polacco incalzò gli sconfitti turchi, preservando l’Europa cristiana dall’invasione ottomana.

Alessandro Cerioli

Advertisements