Le Grandi Battaglie della Storia: l’assedio di Vienna

sobieskiTablinum: cari lettori, questo mese tratteremo l’assedio di Vienna. Il 7 luglio 1683 i turchi del Gran Vizir Kara Mustafà sono ai piedi delle mura di Vienna, ultimo baluardo dell’Europa cristiana. La città è martellata dalle artiglierie turche e sembra a un passo dalla capitolazione, ma il 12 settembre l’assedio è spezzato dai rinforzi al comando del re di Polonia Giovanni III Sobieski . Espugnare una città con l’assedio, come abbiamo avuto modo di scoprirlo nei precedenti articoli, è cosa non facile e in questo epocale scontro sarà la cavalleria a incalzare i turchi in ritirata.

Ma come si è arrivati a questo decisivo assedio?

impero ottomanoNella seconda metà del seicento l’impero ottomano, benché in decadenza, dominava sulla penisola balcanica, approfittando dei conflitti tra le principali potenze occidentali. Il nuovo Grand Vizir dei turchi Kara Mustafà, personaggio molto ambizioso, considerò questo un momento favorevole per intraprendere un’offensiva contro Russia, Polonia e Venezia.

Circa qurant’anni prima, durante la quarta guerra austro-turca, nel 1664, le truppe imperiali guidate dal generale italiano Raimondo Montecuccoli respinsero i turchi sul fiume Raab, dopo che gli stessi occuparono la Transilvania, facendola divenire una provincia dell’impero ottomano, con il chiaro intento di puntare su Vienna. Ma Kara Mustafà, in barba al trattato di Eisenburg, ha dato nuovo corso alle ostilità.

L’invasione ha inizio il 31 marzo 1683 ad Adrianopoli, da cui partono 160.000 uomini, di cui 70.000 composti da truppe alleate ungheresi. Gli obbiettivi, molteplici e molto ambiziosi, sono Vienna, Praga, la Renania e addirittura Roma.

carlo di lorenaAllarmata, l’Austria trova nel re di Polonia Giovanni III Sobieski un preziosissimo alleato, in tutta fretta si riescono a reclutare 24.000 soldati al comando del Duca Carlo di Lorena. A quel punto, vista l’insufficienza di truppe il Duca di Lorena divide in due le forze militari e decide di lasciare una guarnigione di 10.000 soldati entro le mura di Vienna, pronte a sostenere l’assedio, e di mandare i restanti 14.000 soldati contro le truppe ungheresi, alleate degli ottomani.

L’enorme esercito turco arriva sotto le mura di Vienna, praticamente senza trovare nessuna resistenza sulla propria strada, il 7 luglio. Avvisato dell’imminente arrivo, l’imperatore Leopoldo I d’Asburgo decide di abbandonare la capitale austriaca, affidando il comando della piazzaforte al Conte Rudigher von Starenberg, che inizia la sua personale battaglia di resistenza che lo vedrà vincitore su Kara Mustafà. I turchi si accampano intorno alle mura della città partire dal 14 luglio; ci vorranno sette giorni per far giungere l’enorme esercito sul teatro della battaglia. I giannizzeri, le truppe d’élite turche, si collocano nei ponti meglio difesi delle mura, mentre le altre truppe turche, africane e asiatiche, presso il Laaerberg, in modo da poter controllare la parte centrale della città.

leopoldo I asburgoFortunatamente per la città di Vienna l’ingegnere capo tedesco, esperto di fortificazioni, Georg Rimpler, aveva lavorato al rinforzo delle mura già all’inizio del 1683, su ordine dell’imperatore Leopoldo I che aveva già presentito la minaccia turca. Il tratto rinforzato, la parte meridionale e sud-occidentale delle mura, resse bene al fuoco d’artiglieria. Tuttavia furono messe a rischio dalle mine ideate dagli ingegneri turchi.

I bombardamenti dei turchi inizia subito, ma non sembrano sortire l’effetto sperato, anche per via del piccolo calibro dei cannoni. Il fuoco turco si concentra fra i bastioni Burg e Lowel e tra il 2 e il 3 settembre cede il rivellino del Burg.

strategia d'assedioLa situazione volge al peggio per gli assediati il 9 settembre, quando le forze turche demoliscono il saliente e un lato del Lowel, ma la resistenza degli austriaci dura ben tre giorni finchè, fortunatamente per loro, giungono finalmente in soccorso le truppe polacche guidate da Giovanni III Sobieski. Il re polacco non aveva esitato nell’attesa del contingente lituano e alla metà di agosto, tempestivamente, si era avviato alla testa del corpo di spedizione. Il contingente polacco giunto in soccorso degli assediati viennesi vanta 18.000 soldati, fra cui 3.330 ussari, corpo d’élite della cavalleria di Sobieski.

Kara_Mustafa_PashaAnche Carlo di Lorena si guadagna il proprio momento di gloria: prima sconfigge gli ungheresi a Pressburg poi, tornando verso Vienna per dar manforte al Conte von Starenberg, occupa un ponte sul Danubio e con la sua cavalleria corazzata respinge ben 15.000 turchi, uccidendone 1.000. Il Gran Vizir Kara Mustafà, venuto a sapere di questa disfatta, ed esasperato dalla lentezza dell’assedio, ormai messo alle strette, impartisce l’ordine di intensificare il lavoro di trincea e creazione di mine. I viennesi si difendono con 310 pezzi d’artiglieri e con delle sortite improvvise oltre le mura, in una delle quali perdono la vita 30 corazzieri.

Gli assalti dei turchi si moltiplicano giorno dopo giorno e le risorse materiale all’interno della città iniziarono a scarseggiare. Ma la notizia che gli assediati stanno attendendo giunge finalmente agli assediati: Carlo di Lorena è riuscito ad attraversare il Danubio con 46.000 uomini tra austriaci, tedeschi, polacchi, svedesi e veneziani. I turchi in tutta risposta mandano contro il Duca di Lorena il Khan di Crimea, ma questi giungono tardi, i rinforzi passarono ancora il Danubio in direzione di Vienna. Il 9 settembre, quando i turchi finalmente fanno breccia nelle mura di Vienna, le truppe di rinforzo di Carlo di Lorena si accampano in un convento, nei pressi di Vienna, e il 12 settembre si presentano al nemico ingaggiando battaglia. A quel punto i turchi sono presi in una morsa, le truppe del Duca di Lorena e tutti gli alleati imperiali alle spalle e le mura di Vienna di fronte. Il Grand Vizir è obbligato a dare battaglia.

ussari-battaglia-di-viennaLo schieramento degli imperiali vede i polacchi di re Sobieski sul fianco destro, gli alleati tedeschi sul fianco sinistro, gli austriaci nel corpo centrale. Fu Carlo di Lorena ad attaccare per primo, espugnando il borgo di Nussdorf; seguono il Duca di Lorena tre squadroni veneziani di corazzieri, che sgominano gli spahis, i cavalleggeri turchi, colti completamente impreparati durante questa seconda offensiva. L’esercito turco sbanda improvvisamente nel vedersi venire contro gli ussari alati polacchi, guidati da Giovanni III Sobieski, travolta l’ala destra turca il re polacco penetra nel grosso dell’armata truca, seguito dalla fanteria. E’ una carneficina, Kara Mustafà ordina un’improbabile ritirata che mette a repentaglio la quasi totalità dell’esercito turco; l’enorme accampamento viene abbandonato di tutta furia, con tutto il vettovagliamento e gli oggetti personali del gran Vizir, e si ritirano disordinatamente verso Belgrado prima del tramonto, incalzati dai cavalieri ussari alati polacchi

MemhetDopo questa disfatta inaspettata le truppe del Sultano non oseranno mai spingersi sotto le mura della capitale asburgica. Il Gran Vizir Kara Mustafà paga con la vita i suoi errori strategici. Il 25 dicembre è fatto strangolare per ordine del Sultano Mehmed IV.

Questa battaglia rappresentò la svolta a favore degli europei durante le decennali guerre austro-turche. Infatti la potenza turca, dopo questa sconfitta, arrestò definitivamente la sua spinta espansionistica e, a distanza di qualche decennio, la perdita dei territori balcanici. Mentre gli austriaci si spinsero ad occupare l’Ungheria e la Transilvania. Nel 1699 le due potenze firmarono un trattato di non belligeranza, il trattato di Karlowitz.

Il prossimo mese di ottobre tratteremo la famosa battaglia di Waterloo, nel suo bicentenario. L’ultima grande battaglia di Napoleone Bonaparte, prima di avviarsi al suo estremo esilio.

Alessandro Cerioli

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