Le Grandi Battaglie della Storia: Waterloo

Tablinum: cari lettori, questo mese tratteremo la battaglia di Waterloo, dove la grande avventura napoleonica si concluse. I reparti comandati dal Grande Corso non erano più la “Grande Armée” di un tempo e gli alleati ebbero la meglio. L’impero francese infine si arrese alle forze alleate e Napoleone Bonaparte si avviò verso l’ultimo esilio nell’isola di Sant’Elena.

Scopriamo insieme come si giunse a questa grande battaglia.

Bouchot_-_Napoléon_signe_son_abdication_à_Fontainebleau_4_avril_1814A seguito del trattato di Fontainebleau del 13 aprile 1814, l’ormai deposto imperatore Napoleone, dopo le pesanti sconfitte subite da parte delle truppe delle potenze alleate d’Austria, di Russia e di Prussia con la campagna dei sei giorni culminata nella capitolazione di Lipsia e l’occupazione della capitale francese, fu costretto a un umiliante esilio nel principato dell’Isola d’Elba.

Anche sulla piccola Isola d’Elba le voci che parlavano di un crescente malcontento francese nei confronti del regime monarchico subito restaurato dai suoi oppositori si fecero sempre più insistenti e raggiunsero anche l’esiliato Napoleone Bonaparte. Non dimentichiamo che solo ventisei anni prima la rivoluzione francese aveva per sempre cambiato la percezione politica francese rendendo ormai impossibile adattarsi ai dettami dell’Ancienne Regime. Napoleone poteva ben immaginare quale miccia fosse pronta ad essere innescata dal malcontento dei suoi ex sudditi e decise di tentare la riconquista del solio imperiale: subito organizzò un corpo di spedizione con poco più di un migliaio di uomini e pochi cannoni determinato a rientrare in patria e riprendersi tutto ciò aveva perduto.

napoleone a waterlooRaggiunta la Francia meridionale prima che la notizia della sua “evasione” diventasse di dominio pubblico, Napoleone, per non dare nell’occhio, con il corpo di spedizione prese le strade più impervie e poco frequentate. Nonostante i tentativi di raggiungere la capitale in incognito non poté contrastare i tributi che i francesi incontrati sulla via riversarono al redivivo imperatore e che ben preso vanificarono ogni tentativo di occultamento della propria identità: addirittura le forze dell’esercito monarchico francese disertarono per schierarsi fra le sue fila. Dopo un mese circa di marcia, Napoleone era di nuovo insediato a Parigi da Imperatore per riconquistare il suo impero. La sua prima mossa fu quella di ripristinare l’esercito e lo fece reclutando 200.000 uomini, un piccolo esercito ma armato di tutto punto. In quel momento ebbe inizio il “governo dei 100 giorni”; tuttavia la risposta alleata non si fece attendere e il 25 marzo 1815 si forma la Settima Coalizione Antinapoleonica.

Napoleone a quel punto aveva delle esigenze di carattere strategico: doveva necessariamente colpire i nemici più vicini, quindi orientò le sue forze contro i Prussiani, gli Inglesi e gli Olandesi dislocati a ridosso dei confini nordorientali della Francia.

Grand-ManoeuvreGli effettivi a disposizione di Bonaparte erano circa 235.000 e il suo piano strategico consisteva quello di attaccare e invadere il Belgio per annientare gli eserciti degli alleati antifrancesi: nella fattispecie i Prussiani del Maresciallo Gebhard Leberecht von Blucher e gli inglesi di Arthur Wellesley Duca di Wellington.

Napoleone agì in fretta adottando la sua tattica già consolidata di attaccare prima una parte dello schieramento nemico e poi occuparsi del resto, avendo così un numero maggiore di bocche da fuoco e fanteria concentrate contro pochi battaglioni nemici. In quel frangente, le forze alleate si trovavano molto distanti le une dalle altre e questo inizialmente giocò a favore di Napoleone.

History enthusiasts, dressed as members of the French and British Army, fight during a re-enactment of Napoleon's famous battle of Waterloo in Braine-l'Alleud June 21, 2009. Brandishing guns and bayonets near Waterloo, just south of Brussels, some 1,200 men from 12 countries gathered on Sunday to re-enact the 1815 battle that ended Napoleon's imperial dream. REUTERS/Thierry Roge (BELGIUM SOCIETY IMAGES OF THE DAY) - RTR24VOBIl confine belga venne superato nella notte del 15 giugno 1815 e senza grandi sofferenze il Maresciallo napoleonico Michel Ney conquistò Charleroi e solo per eccesso di prudenza in poche ore non conquistò anche l’importante quadrivio di Quatre Bras. Questa occasione perduta si dimostrò un grande perdita di tempo e conseguentemente, questo ritardo si dimostrò fatale all’esercito francese.

Blücher_(nach_Gebauer)Il 16 giugno Napoleone decise di muovere contro i Prussiani. Il piano era semplice e letale: accerchiarli e distruggerli attaccandoli da due fronti; il Maresciallo Ney avrebbe dovuto, dopo la conquista di Quatre Bras, dirigersi a sud verso Ligny per aggredire il fianco e la retroguardia del Maresciallo Blucher, mentre Napoleone, con il Maresciallo Emanuel Grouchy, avrebbe attaccato il nemico Prussiano frontalmente.

Ma qualcosa non andò per il verso giusto. La comunicazione tra i reparti, punto di forza dell’esercito francese, mostrò gravi mancanze, che avrebbero avuto gravi ripercussioni anche a Waterloo.

L’attacco a Ligny si concluse a favore delle forze napoleoniche ma senza nessun tipo di coordinamento tra i reparti fu una vittoria molto sofferta e de facto fu l’ultima vittoria napoleonica. I Prussiani vennero sconfitti dopo una combattimento durato tutta la notte e solo l’intervento della guardia napoleonica fece capitolare i prussiani.

Dopo la battaglia di Ligny, Napoleone ancora all’oscuro della mancata conquista di Quatre Bras, perse tempo prezioso la mattina del 17 giungo, in attesa di una staffetta che gli comunicasse la conquista di Quatre Bras. Quando venne a conoscenza della mancanza di coordinamento, si reca personalmente a Quatre Bras e ordinò a Ney un ultimo e vano assalto, le forze Prussiani resistettero e fecero guadagnare agli alleati un grande vantaggio tattico. Tale vantaggio si rivelò provvidenziale per Wellington, che alle prime luci dell’alba iniziò a ritirarsi sul crinale di Mont St. Jean, a circa venti chilometri più a nord di Ligny. Intanto anche parte dell’esercito Prussiano arretrarono a nord verso Wavre, in modo di ricongiungersi agli inglesi.

prussiani all'azioneNapoleone per non perdere altro tempo e terreno, ordinò al Maresciallo Grouchy di inseguire gli alleati con 33.000 uomini, mentre inviò provvide ad inviare la Guardia Napoleonica a Quatre Bras per cercare di conquistarla definitivamente. Purtroppo, a segnare il destino di Napoleone fu una concomitanza di errori strategici: la sfumata conquista di Quatre Bras la sera del 16 giugno, la mancanza di comunicazione fra i reparti giocarono un ruolo importante nell’economia della guerra e non a favore di Napoleone. Infatti la conquista e il ricongiungimento dell’esercito napoleonico arrivò troppo tardi, a quel punto Wellington era irraggiungibile.

La mattina del 18 giungo, anche l’aspetto del tempo giocò a sfavore dell’imperatore. Infatti dovette aspettare che il sole asciugasse il terreno di battaglia per poter mettere in grado la cavalleria di caricare agevolmente e per consentire all’artiglieria di sparare con la micidiale tecnica dei rimbalzi sul terreno duro, così da aumentare la gittata e le conseguente capacità distruttiva.

A causare la rovinosa sconfitta del fronte napoleonico fu la risposta tardiva a una richiesta di ordini di Grouchy, che tentò di comunicare a Napoleone l’importanza di mantenere la posizione a Wavre, in attesa del transito delle truppe Prussiane sconfitte, onde evitare il ricongiungimento con le truppe inglesi.

ricostruzione strategica waterlooIl piano di battaglia napoleonico prevedeva l’attacco da parte del Maresciallo Ney a Mont Saint – Jean alle ore 13.00 per poi attestarsi in attesa dei prussiani. L’attacco iniziò con una gran salva di 84 cannoni verso il centro dello schieramento inglese; Wellington, che aveva avuto modo di prepararsi dalla giornata precedente, fece occultare la propria artiglieria nei fossi, dietro gli alberi e nel grano non falciato, in modo che l’attacco d’artiglieria francese non arrecasse molti danni allo schieramento inglese.

Qualche ora prima il fratello di Napoleone, Girolamo Bonaparte, per spezzare gli indugi tentò una sortita, con un solo reparto, contro il castello Hougoumont ben protetto dagli inglesi. La mossa si rivelò disastrosa, a tal punto che una parte del contingente pronto allo scontro su Mont Saint – Jean fu inviato in soccorso di Girolamo Bonaparte e del suo reparto, che subì perdite ingenti.

reparti scozzesiIn una situazione di totale incertezza, i francesi iniziarono la “terribile” scalata a Mont Siant – Jean. Subito, le artiglierie francesi iniziarono a bersagliare il nemico, insieme ai fucilieri, per indebolire le linee nemiche. Le quattro divisioni impiegate sottostavano agli ordini del Maresciallo Jean Baptiste Drouet d’Erlon, anche in questo caso, ottenendo un ben scarso risultato: non solo provocarono perdite marginali nello schieramento inglese ma vennero addirittura massacrate dall’artiglieria inglese per via del loro schieramento compatto. Questa incursione francese lasciò sul campo 3.000 prigionieri e vennero incalzate dalle truppe scelte scozzesi sino alle proprie batterie d’artiglieria e solo il pronto intervento della cavalleria imperiale francese ne impedì la totale disfatta.

immagini della battaglia finaleDopo lo shock iniziale, il Maresciallo Ney cercò di ricompattare le fila e, dopo una breve tregua, molto probabilmente mal interpretando le intenzioni inglesi, pensò in una ritirata strategica quando invece si trattava solo di un riposizionamento, lanciando alla carica 10.000 cavalieri che si trovarono investiti dal fuoco dell’artiglieria inglese mentre le loro cavalcature affondavano nel pantano causato dalle piogge torrenziali dei giorni precedenti. Preso dalla disperazione e ignorando i principi elementari della tattica, Ney ordina un’altra carica di cavalleria, ancora priva del sostegno della fanteria: i reparti francesi si dissanguarono senza conseguire nessun obbiettivo rilevante. Il Maresciallo Ney impiego almeno un’ora prima di risolversi e utilizzare la fanteria ma a quel punto, il generale Wellington ebbe tutto il tempo per riorganizzare le proprie fila. La risposta della fanteria inglese fu formidabile: in un quarto d’ora persero la vita più di 1.500 francesi. Il disastro francese era infine compiuto.

Ma la sorpresa per Napoleone, giunse dai reparti prussiani che passarono all’esterno dell’area controllata da Grouchy e, in balia all’orgoglio e alla disperazione, attaccarono le postazioni francesi caricando inaspettatamente l’ala destra francese, obbligandola a ripiegare verso il centro; Napoleone dovette dar fondo alla propria riserva e inviare tutta la cavalleria disponibile per far fronte a questo attacco, che andò a sommarsi alle già gravi perdite subite dagli attacchi ordinati da Ney. Napoleone riuscì a salvare la situazione conquistando il castello fortificato di Hougoumont e a sterminare le unità della legione tedesca che lo difendevano, gettando nello scompiglio i prussiani che desistettero dall’attaccare i francesi per potersi riorganizzare.

wellingtonCon l’ormai prossimo ricongiungimento dei Prussiani agli Inglesi, la situazione per i Francesi si fece tanto critica che sarebbe servito uno scontro decisivo e repentino per poter piegare definitivamente gli anglo-prussiani. Napoleone cercò di riorganizzarsi e cercò di motivare le proprie truppe sbandierando la conquista, sofferta, di Hougoumont, ma la realtà era ben diversa: ai Francesi per vincere sarebbero servite forze fresche, che non avevano a disposizione. Quindi, Napoleone pensò strategicamente: un nemico alla volta. Lanciò nella mischia 11 battaglioni contro i Prussiani i quali, colti di sorpresa, arretrarono subendo diverse perdite tuttavia, il grosso delle truppe del Maresciallo Blucher ebbero il modo di ricongiungersi con le forze di Wellington, è fu contro questo schieramento congiunto che Napoleone sferrò l’ultimo e ormai disperato, attacco impiegando le sue truppe migliori: i celebri reparti della guardia imperiale.

Wellington era un generale con molta esperienza che poteva vantare un’approfondita conoscenza delle strategie di battaglia di Napoleone tanto da sapere sin troppo bene che l’intervento della guardia sarebbe giunto per chiudere lo scontro e quindi, poté prepararsi ad “accoglierla” nel migliore dei modi.

rievocazione storica waterloo-inglesiForte della conquista di Hougoumont, Napoleone fece avanzare la guardia al centro, oltre il castello, e improvvisamente venne attaccata da 1.500 fanti inglesi nascostosi nelle vicinanze; per la prima volta nella sua storia la guardia imperiale non riuscì a frenare l’impeto dei nemici e ne fu travolta. Il mito della sua invincibilità si infranse contro il muro delle baionette inglesi. Tale fu lo shock che le forze napoleoniche sbandarono e ruppero i ranghi: era la disfatta definitiva.

Solo due battaglioni di granatieri della vecchia guardia rimasero al loro posto per proteggere il generale Bonaparte. Furono proprio quegli uomini che fecero abbandonare il campo di battaglia a Napoleone.

La vittoria di Wellington fu totale, anche se non dobbiamo dimenticare il determinante supporto dell’esercito Prussiano.

napoleone ultimo esilioEd ecco che il nemico francese era ormai debellato e l’Europa poteva tornare nelle mani delle secolari monarchie europee, cercando di dimenticare la stagione in cui l’aquila francese volava alta nei cieli d’Europa.

Napoleone dovette rientrare a Parigi da sconfitto: un generale che aveva vinto praticamente tutte le battaglie per poi, alla fine, perdere quella decisiva.

Fu così che Napoleone si apprestò ad abdicare per l’ultima volta e consegnarsi al suo estremo esilio, questa volta nell’Isola di Sant’Elena, dove trovò la morte il 5 maggio del 1821.

Il prossimo mese di novembre tratteremo la battaglia navale dello Jutland, dove la marina britannica venne messa a dura prova dalla marina tedesca, in quella che fu la più grande battaglia navale della prima guerra mondiale. Seppure con gravi perdite da ambo le parti, il nulla di fatto tattico implicò la sconfitta strategica delle mire tedesche.

Alessandro Cerioli

 

 

 

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