Sperlonga, benvenuti nella Terra di Ulisse

Tablinum: proseguono le nostre tappe alla scoperta del litorale laziale. Dopo Gaeta, questa volta andremo poco più a nord ad esplorare Sperlonga, piccolo comune del basso Lazio situato in provincia di Latina. Oltre a offrire alcune delle spiagge più belle d’Italia come Salette, composta, come tutte le spiagge della zona, da sabbia finissima di colore chiaro e acque limpide, Sperlonga è anche uno dei borghi più belli del Belpaese.

WP_20160619_14_19_28_Pro

Secondo la tradizione presso Sperlonga sorgeva la città di Amyclae (in greco Αμύκλαι), fondata dagli Spartani. Furono poi i Romani a scoprirla alla fine dell’età repubblicana, realizzando magnifiche residenze, attratti dalla bellezza del luogo e dal clima mite. Il nome del paese deriva dalle numerose cavità naturali, in latino speluncae, tra cui quella utilizzata dall’imperatore Tiberio.

Il grazioso centro storico è composto da un labirinto di viuzze, case tinte di calce bianca e terrazze sul mare da dove ammirare lo splendido panorama.

WP_20160619_14_26_02_Pro

Un altro elemento caratteristico di questa località sono le quattro torri. Costruite nel medioevo per difendersi dai Saraceni, oggi sono una delle mete turistiche più visitate. La Torre Centrale e la Torre del Nibbio sono oggi incorporate tra le case del paese, dando quell’aspetto arroccato e tortuoso. La Torre Truglia, invece, sorge su uno scoglio della punta più estrema del promontorio di Sperlonga. La torre ha una pianta quadrangolare, con robusti contrafforti laterali e una scala di accesso al piano rialzato, riparata rispetto al mare. Col suo profilo suggestivo, la Torre Truglia divide le due riviere (la Riviera di Levante che si estende fino alla Grotta di Tiberio e la Riviera di Ponente che lambisce la parte bassa di Sperlonga). Essa è stata più volte restaurata, e ha anche ospitato per diversi decenni la sede della Guardia di Finanza. La si può raggiungere anche a piedi, senza dimenticare di visitare, lungo la strada, anche le piccole e pittoresche chiese di Sperlonga, situate nel cuore antico della città.

2726904365_1fea2a9e38_z

Dalle terrazze del borgo si può ammirare la Villa di Tiberio, la residenza imperiale – di cui rimangono a Sperlonga ancora cospicui resti – che si sviluppava per oltre trecento metri di lunghezza lungo la spiaggia di levante e che comprendeva, oltre ai quartieri di servizio e quelli abitativi, un impianto termale, manufatti per le riserve d’acqua e un attracco privato. In epoca augustea, in occasione di un grande intervento di ristrutturazione, la cavità naturale, ovvero la più conosciuta Grotta di Tiberio, accolse una piscina circolare collegata ad altre esterne di varia forma, destinate all’itticoltura pregiata. Al centro della vasca rettangolare esterna doveva sorgere il triclinio imperiale. L’interno dell’antro venne decorato con marmi e di mosaici in tessere di vetro, e arredato con i monumentali gruppi scultorei ispirati alle imprese di Ulisse. Tiberio, succeduto ad augusto nel 14 d.C., utilizzò la residenza fino al 26 d.C. quando una frana che mise a repentaglio la sua vita lo indusse a scegliere l’isola di Capri.

WP_20160619_12_09_59_ProWP_20160619_12_05_30_Pro

Dopo la caduta di Roma, i ruderi della residenza imperiale, verso il VI secolo, servirono da rifugio a comunità e popolazioni locali. Proprio da queste popolazioni vengono i primi abitanti di Sperlonga, che cominciava lentamente ad arroccarsi sulla collina di S. Magno. Una necessità determinata non solo dalle malattie delle paludi, ma anche dai continui attacchi dei pirati che infestavano il Tirreno. Il piccolo centro venne raso al suolo nell’agosto del 1534 dal corsaro Khair ad – Din detto il Barbarossa (di questi eventi rimane la memoria nel nome di Valle dei Corsari, presso la Grotta). Nel Settecento e nell’Ottocento, Sperlonga assunse l’attuale caratteristica struttura a forma di testuggine e venne arricchita con chiese e palazzi signorili.

Il Museo archeologico di Sperlonga, annesso all’area della Villa, ospita i gruppi statuari rinvenuti negli scavi condotti nel sito a partire dal 1957. Esso venne realizzato in seguito alla mobilitazione popolare contro l’ipotesi di trasferire i reperti a Roma.

10082176274_76ef5325ea_z

La raccolta comprende i celebri gruppi marmorei in cui sono state finora identificati quattro episodi dell’epos omerico: l’assalto di Scilla alla nave di Ulisse, l’accecamento del ciclope Polifemo, il ratto del Palladio e Ulisse che solleva il cadavere di Achille (quest’ultimo è detto “Gruppo di Pasquino” per la somiglianza a una delle copie romane che si trova all’esterno del Museo di Roma, vicino Piazza Navona, conosciuta dal Rinascimento proprio come la statua di Pasquino). Dunque, una vera Odissea di marmo che costituisce una delle testimonianze più affascinanti per la conoscenza del mito di Ulisse nell’arte antica. Le sculture, rinvenute in migliaia di frammenti, sono frutto di un lungo lavoro di restauro non ancora compiuto. WP_20160619_11_34_02_ProÈ probabile che tutti i gruppi siano opera di tre famosi scultori rodii, Agesandros, Athenodoros e Polydoros, autori anche del celebre Laooconte oggi in Vaticano, cui Tiberio commissionò la decorazione dell’antro. Nel Museo sono esposti altri pregevoli reperti, in gran parte scultorei, riferibili all’apparato ornamentale della villa (immagini di divinità, ritratti, soggetti mitologici) oltre che suppellettili e manufatti che documentano l’ininterrotta continuità di vita del complesso fino all’età tardo-antica.

Francesca Corsi

Salva

Salva

Advertisements