Eutopia Art Collection: Percorsi Attraverso l’Immaginario

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Tablinum: la rassegna Eutopia Art Collection 2018, curata da Tablinum Cultural Management, torna nel mese di Novembre presso la splendida città di Torino, con una doppia esposizione: Paratissima 2017, presso la ex Caserma La Marmora, e Math 12, in Via Silvio Pellico 12.

Paratissima verrà inaugurata mercoledì 1 Novembre e rimarrà in essere sino al domenica 5 Novembre, mentre la mostra collaterale presso Math 12 avrà una sua Vernice venerdì 3 Novembre e rimarrà in essere sino a domenica 12 Novembre.

A seguito della fortunata rassegna Lust for Art 2016 che lo scorso anno ha fatto registrare un totale di 25.000 visitatori in soli sei mesi di programmazione, quest’anno TCM propone per la sua programmazione 2017 la rassegna tematica Eutopia Art Collection spinto da un’esigenza profonda: quella di ricollocare l’arte al giusto posto, rivestirla di tutta quella carica positiva che gli è propria. Fare dell’arte lo specchio di un mondo tutto da creare a immagine e somiglianza dell’uomo, dei suoi sogni e delle sue aspirazioni. In questo senso l’arte della collezione 2017 si fa Eutopia positiva di valori e concetti.

Nelle settimane dell’Arte Torinese, Math12 –  Spazio Trasversale  e Tablinum Cultural Management propongono un circuito di mostre collettive che partendo da alcuni tra i più suggestivi luoghi della cultura museale piemontese, passano attraverso Paratissima,  sino ad approdare allo spazio espositivo di Math12.

Il progetto curatoriale si muove intorno al tema del “Grottesco-Fantastico” e all’universo dell’immaginario.
Gli artisti presenti nelle varie esposizioni delineano percorsi poliedrici, a cominciare dalle tecniche utilizzate per arrivare alla loro personale ricerca. Ne risulta una mostra corale con diverse chiavi interpretative ed emotive dove: “l’immaginazione corre veloce e delinea insolite prospettive”.

Due mostre, curate da Valentina Barberis e Elena Perosino, sono realizzate in collaborazione con il Polo Museale del Piemonte e hanno luogo in due sedi del MIBACT, l’Abbazia di Vezzolano, Albugnano (At) e l’Abbazia di Fruttuaria, San Benigno Canavese (To).

Le mostre di Paratissima e Math12 sono curate da Elisa Larese (Tablinum Cultural Management) e Laura Lussiana (Math12), dove esporranno gli artisti: Enzo Truppo e Barbara Mileto, Alessandro Flaminio, Carlo D’Oria, Andrea Berlingheri, Massimo Bertoli, Canon Club Italia, Anne Delaby, Mieke Van den Hoogen, Dominique Joyeux, Jean Paul Lagarrigue e Cecilia Martin Birsa.

Durante il periodo delle esposizioni, nelle location di Paratissima e Math 12, sarà possibile partecipare ad alcuni eventi collaterali:
– Omaggio a Lorenzo Alessandri, con  reading tratto dal libro Zorobabel  a cura di Math12.
– Conferenza di Barbara Mileto (scrittrice) e Enzo Truppo (fotografo)  che presenteranno il loro progetto itinerante “Contere Muros”; progetto di collaborazione tra nord e sud che attraverso l’arte mira a polverizzare i muri, oltre le convenzioni.

Orari visita Paratissima:

Mercoledì dalle ore 15.00 alle ore 24.00

Giovedì e Venerdì dalle ore 15.00 alle ore 24.00

Sabato dalle ore 12.00 alle ore 24.00

Domenica dalle ore 10.00 alle ore 22.00

Tablinum Cultural Management  e Math 12 saranno presenti a Paratissima presso lo stand numero 37

Orari visita Math 12:

Vernice ore 19.00

Lunedì chiuso

Da martedì a sabato dalle ore 15.00 alle ore 19.00

Domenica dalle ore 15.00 alle ore 19.00.

Info numero +39 3392181456 e-mail info@studiotablinum.com

 

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Women in Art. L’Arte Contemporanea è Donna!

Tablinum Cultural Management è lieto di annunciare l’inaugurazione della mostra d’arte contemporanea internazionale “Women in Art. L’Arte Contemporanea è Donna. Proposte per una collezione” che si terrà presso l’Ala del Teatro del Falcone all’interno del grandioso complesso museale di Palazzo Reale in Genova.

La mostra che aprirà al pubblico sabato 25 marzo 2017 dalle ore 10.30 e chiuderà domenica 9 aprile 2017 alle ore 18.30, sarà caratterizzata da una serie di eventi speciali in concomitanza dell’atteso appuntamento UNESCO dei Rolli Days di cui Palazzo Reale è uno dei protagonisti eccellenti.

Con Women in Art abbiamo deciso di creare un percorso espositivo che trattasse l’arte da un’angolazione inedita. Visitare questa mostra sarà un un po’ come catturare il segreto più intimo di queste artiste che riuniscono in sé un binomio meraviglioso: essere donna e al contempo essere artista. Liberatasi dagli stereotipi femminili che ancora sopravvivono al giorno d’oggi, la donna si fa musa di se stessa: ha ormai deciso non essere più un soggetto passivo nelle mani di chi ne modella le forme o l’immagine a proprio piacimento. Decide piuttosto, di essere una creatrice, di regalare allo spettatore quello che è il proprio sguardo sul mondo.

Questa mostra, che occuperà l’intera superficie del Teatro del Falcone, vedrà la presenza di sette artiste pronte a introdurre il visitatore nella propria personale visione del mondo, raccontatoattraverso il filtro dell’arte. Sette mondi artistici che saranno concretizzati in sette differenti concept curatoriali e che si snoderanno nello spazio espositivo, creando un effetto di immersione non solo visiva ma soprattutto emotiva molto significativa per il visitatore.

Giovanna Lentini, presenterà le sue opere su tela e gli arazzi con un tema che vuole farsi emblema di tutta la sua produzione artistica: “Rosso Dentro. Il gruppo Math12 attraverso l’installazione immersiva “Di Stazione in Stazione ci regalerà degli sguardi inediti su Genova. Anne Delaby in “Lighting the Art” ci trasmetterà tutto il potere benefico di un’arte che illumina e si fa messaggera di bellezza e positività. Le sculture di Mieke Van den Hoogen in “Female Touch” dialogheranno con il visitatore evidenziando il filo d’oro che lega da sempre la manualità femminile a     l’arte. Myriam Feuilloley in Contemporary Trascendence” indagherà il bisogno di evasione da se stessi e il difficile anelito alla spiritualità che attanaglia la società moderna. Monique Laville ci immergerà, con le sue opere dal sapore impressionista, in una vera e propriaReverie” fatta di Nostalgia per un mondo ormai passato e di attenta riflessione sull’attualità. Infine con Anne Marie Torrisi riscopriremo la meraviglia di fare “Arte in Libertà”, laddove il gioco dei colori e delle forme si fa espressione di gioia di vivere.

La mostra Women in Art nasce dal concept curatoriale di Tablinum Cultural Management, è realizzata in collaborazione con il Museo di Palazzo Reale di Genova e si iscrive nell’ambito della rassegna annuale Eutopia Art Collection ideata per Tablinum Cultural Management da Elisa Larese e Alessandro Cerioli.

La mostra sarà aperta dal 25 marzo al 9 aprile con i seguenti orari: MART-VEN 14.30-18.30, SAB 10.30-18.30 e DOM 13.30-18.30

Sono previsti tre eventi straordinari:

– Sabato 25 Marzo dalle ore 10.30l’apertura ufficiale in presenza degli artisti e degli organizzatori;

– Venerdi 31 Marzo alle ore 17.00 Art & Haute Couture Fashion Event aspettando i Rolli Days, in collaborazione con gli sponsor Ludema Bag e Litvi&Marti. Sfilata di Alta Moda presso la scalinata del Teatro del Falcone.

– Sabato 1 Aprile dalle ore 10.30 alle ore 18.30 Art meet the Artists con visite guidate alla mostra in presenza delle artiste.

Il visitatore potrà usufruire di contenuti digitali speciali accessibili dal proprio smartphone grazie alla presenza di qr code lungo il percorso di visita.

TABLINUM CULTURAL MANAGEMENT: i nostri progetti nascono dalla volontà di divulgare un modello culturale in cui il sistema dell’arte sappia comunicare i valori fondamentali che sorpassino le usuali logiche di mercato e riscoprano il valore primario della cultura, quale nutrimento della coscienza umana. Per questo amiamo considerarci prima di tutto “impiegati della cultura”.

Luz de la Vida: l’opera di Cheville per Art Capital 2017

Tablinum: Stefano Perini, in arte Cheville, è un giovane artista che lavora sul filo delle emozioni per tradurle in arte allo stato puro. Viva e vitale come la sua creatività. Fa parte del Gruppo Arte Libera che esercita fra il Lago di Como e la Valtellina.

Una carriera agli esordi quella di Cheville in cui le emozioni intense e la gioia di vivere trovano espressione in colori accessi dai toni caldi che invadono la tela con la loro possanza cromatica e materica e ci trasmettono una gioia pura fatta di entusiasmo.

Una figura d’essere umano, stilizzata in verde, colore che ci rimanda al concetto di naturalezza e spontaneità, ci parla di armonia con la bellezza del mondo che ci circonda e di felicità nello scoprirsi parte di uno stupefacente e gioioso macrocosmo di cui siamo felici abitanti.

La luce della vita  ci trasmette tutto l’ entusiasmo che dovremmo conservare nel celebrare la vita e nell’amarla, nonostante le brutture, le difficoltà, i momenti di tristezza.

Poiché una volta fissato uno scopo, possediamo la nostra luminosa guida ad illluminare ed allietarci la giornata.

L’opera di Cheville, Luz de la Vida, sarà presentata in esclusiva presso lo stand E7 di Tablinum Cultural Management in collaborazione con Artistes Indépendants dal 15 al 19 Febbraio 2017 presso il Grand Palais di Parigi.

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CHEVILLE

L'immagine può contenere: una o più persone, barba, occhiali e occhiali_da_sole

Stefano Perini, in arte “Cheville”, nasce a Gravedova in provincia di Como nel 1992; si diploma come disegnatore tessile ed inizia il suo percorso pittorico da autodidatta nel 2012 sperimentando i primi acrilici su cartone. Nel 2013 inizia a far parte del movimento “Gruppo Arte Libera” dove si mette in gioco in maniera completa ed eclettica.

La rappresentazione del suo stato d’animo è il nucleo da cui scaturisce la sua arte  che alterna un uso immediato e deciso del pennello a uno più riflessivo e romantico.

Il dinamismo del suo lavoro è ben esemplificato dall’utilizzo poliedrico dei materiali che vanno dalla carta alla tela, avendo comunque entrambi come obbiettivo di riuscire a rendere sul materiale lo stato emotivo e l’energia dell’artista.

Passage: la scultura di Jean Paul Lagarrigue per Art en Capital 2017

Tablinum: un abbraccio dolce e malinconico accompagnato da un tenero bacio, con la terribile consapevolezza di una madre che per l’ultima volta stinge fra le braccia le spoglie mortali dell’amato figlio.

Che ritorni o no dalla morte, egli sarà altra cosa dal figlio mortale, bambino e poi uomo cresciuto e amato da Maria con l’intensità e la forza straordinaria di qualsiasi madre della terra costretta, ai piedi della croce, ad assistere inerme allo spegnersi della vita di quel figlio amato incommensurabilmente per un’esistenza intera:

Piango di lui ciò che mi è tolto,
le braccia magre, la fronte, il volto,
ogni sua vita che vive ancora,
che vedo spegnersi ora per ora.
Figlio nel sangue, figlio nel cuore,
e chi ti chiama – nostro Signore –
nella fatica del tuo sorriso
cerca un ritaglio di Paradiso.

Per me sei figlio, vita morente,
ti portò cieco questo mio ventre,
come nel grembo, e adesso in croce,
ti chiama amore questa mia voce.

da F. De Andrè – Tre Madri

Ai nostri occhi questi due personaggi immortalati nel granito da Jean Paul Lagarrigue hanno perso qualsiasi vestigia di divinità e hanno assunto il connotato universale di una madre che stringe nel disperato e appasionato abbraccio estremo il proprio figlio. Un gesto desolante che accomuna Maria a tante, troppe, madri di tanti, troppi, figli immolati sull’altare del mondo.

Passage è un soggetto estremamente coinvolgente che emerge con tutta la sua forza emotiva dal granito blu del Brasile e paralizza lo spettatore dinanzi allo spettacolo tragico della vita che si fa morte e della carne che si traduce in pietra.

Il taglio diretto sulla pietra, non ha avuto bisogno di disegni preparatori: con mano sicura l’artista ha lasciato che dalla pietra emergesse questo gruppo marmoreo di intensità estrema: scolpiti con un rigore quasi gotico, i lineamenti del Cristo sono immortalati nel loro ultimo spasimo, nel passaggio alla vita ultraterrena; dai panneggi severi del velo emerge il volto di una giovane madre che si tende, dolce e disperata al contempo a baciare il figlio per l’ultima volta, sussurando una frase di commiato mentre l’ultimo respiro scivola via dalle amate labbra. Un abbraccio protettivo e al contempo serrato, scolpito nel marmo.

L’opera di Jean Paul Lagarrigue, Passage, sarà presentata in esclusiva presso lo stand E7 di Tablinum Cultural Management in collaborazione con Artistes Indépendants dal 14 al 19 Febbraio 2017 presso il Grand Palais di Parigi.

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JEAN PAUL LAGARRIGUE

jean-paul-la-garrigueJean Paul Lagarrigue dal  2010 al 2012  ha realizzato  nel corso di un workshop  sette studi scultorei con altri scultori
Dal 2012 al 2015 ha lavorato presso il proprio atelier numerose sculture in autonomia presso il suo studio.

Nel corso degli anni ha raccolto 14 partecipazioni a fiere ed esposizioni internazionali.

Moon Adoring Encounter e Panter : le opere di Brigitte Cabell per Art Capital 2017

Tablinum: scolpire la pietra è un lavoro difficoltoso, estremamente fisico, che costringe lo scultore a porre in gioco se stesso in un duro confronto con la materia, sino a domarla, facendo in modo che essa assecondi ls propria volontà poietica di artista.

Opale bianco e serpentino verde dallo Zimbawe sono le pietre che Brigitte Cabell ha scelto per la realizzazione delle sue sculture. Si tratta di pietre dure, non malleabili, dalla storia millenaria.

Brigitte Cabell si pone, scegliendo tali materie prime, nel solco di una tradizione scultorea che ha solcato secoli e secoli: il serpentino, che prende il suo nome dall’aspetto “a pelle di un serpente”, dovuta alle inclusioni e variazioni di colore, è una pietra antichissima già utilizzata in ambito scultoreo dagli antichi sumeri, 4.000 anni fa, che la chiamavano za-tu-mush-gir.

È con questa pietra, ritenuta magica, che è stato realizzato il trentesimo capitolo del ibro dei morti egiziano, sono state scolpite le maschere rituali precolombiane, cesellate le preziose stautine Yu cinesi e altro ancora.

Encounter, green serpentine from Zimbawe, hieght 48, lenght 26 cm, 2016

Il serpentino verde è pietra dal valore di talismano e connettore dell forze vitali; il suo impiego come materia prima va ad assumere un significato essenziale in un’opera come Encounter.

Il dialogo – incontro fra le forme e la linea è, come lascia intuire il titolo, voluto dalla scultrice, un continuo convergere e ricovergere di forme che si fondono, l’una nell’altra.

La sepentina, volutamente grezza, delle parti più esterne viene finemente lavorata e lucidata in corrispodenza del focus di questa scultura dove questo incontro atavico lascia intravedere il suo lato più prezioso proprio dove l’incontro si fa fusione ed energia pura a cui attingere in questo vortice di forme.

Lavorare una pietra come Encounter significa investire un notevole sforzo fisico ed emotivo: le venature della pietra dialogano, accompagnando lo scalpello della scultrice, nella definizione di forme mentre l’urgenza creativa si scontra con la durezza e la fatica del lavoro scultoreo che, grazie allo sforzo interiore ed esteriore dell’artista riesce a liberare la bellezza intrinseca della pietra lasciando che essa si riveli allo sguardo.

Altra pietra di millenaria genesi geologica, è l’opale, scelto per la seconda scultura di Brigitte Cabell: Moon Adoring. Essa nasce dal silicio che si deposita geologicamente per millenni. L’opale, secondo la tradizione, racchiude in sè il potere di tutti gli elementi e le loro rispettive caratteristiche: l’energia e la forza del Fuoco; la prosperità, la pace e il benessere della Terra; l’intuizione, le emozioni e la sensibilità dell’Acqua; la comunicazione e la creatività dell’Aria.

Dall’iridescenza di una pietra tanto preziosa non puo’ che apparire lei, pallida e trasognata: l’Adoratrice della luna.

Moon Adoring,  white opal from Zimbabwe, height 26 length 33 cm, 2016

Adoratrice di millenarie lune già trascorse e di altre non ancora scritte nel nostro futuro, questa scultura incanta con la sua eterea delicatezza.

Lavorando a questa pietra Brigitte Cabell si lascia guidare, assecondandone venature e  dimensioni: è così che puo’ emergere un volto di donna che si abbandona al fascio di luna abbacinante e bianca.

La pietra, grezza nello sbozzare i lunghi e fluenti capelli dell’adoratrice, rapidamente fluisce in un movimento scultoreo in cui le linee si fanno più curve e le superfici assumono una rilevanza essenziale sino a tratteggiare un delicato volto di donna, adorante i pallidi raggi dell’astro lunare.

Le opere di Brigitte Cabell, Moon Adoring e Panter, saranno presentate in esclusiva presso lo stand E7 di Tablinum Cultural Management in collaborazione con Artistes Indépendants dal 14 al 19 Febbraio 2017 presso il Grand Palais di Parigi.

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BRIGITTE CABELL

cabellBrigitte Cabell, artista tedesca nata in Germania, a Berlino, ha lo studio nella Reismühle – Monaco di Baviera.  E’ vissuta per molto tempo in Italia, a Firenze.

Ha studiato medicina in Germania e ha lavorato come cardiologa fino sei anni fa in clinica, parallelamente alla clinica gli ultimi 14 anni ha frequentato diverse accademie in Germania, Austria, Italia, concentrandosi sullo studio di pittura e scultura; quest’ultima si è rivelata più affine al suo animo.

Ha esposto a Monaco, Berlino, Venezia, alla Triennale delle arti visive di Roma, nonché a Como presso l’officinacento5, in collaborazione con Tablinum Cultural Management.

La chanson de Frida e La leggenda di San Brendano: le opere di Mariangela Bombardieri per Art Capital 2017

Tablinum: le doti di meravigliosa affabulatrice di Mariangela Bombardieri tornano ad ammaliarci in occasione di Art Capital 2017.

Il colorismo dalle tinte vivaci e dal tratto sapiente, la precisione nella resa di forme e proporzioni dall’equilibrio perfetto ci introducono in un mondo di “Myth & Tales”, come recita anche il suo sito web personale, dov’è possibile ammirare l’intera collezione delle opere realizzate da questa meravigliosa “narratrice su tela”.

Il mondo della letteratura, del mito e del racconto  forma un rigoglioso campo di suggestioni e richiami che l’artista associa seguendo i richiami della propria sensibilità sino a conferirne nuova vita su tela.

Sono accostamenti rapsodici e personalissimi che a volte, nascono quasi per caso, sfogliando distrattamente le pagine di una rivista, quelli che troviamo alla genesi di queste opere; frutto di una mente fervida di creatività e avida di conoscenza.

Se, come sosteneva Picasso, l’artista per creare deve conservare in sè una scintilla di fanciullezza, Mariangela Bombardieri la sprigiona tutta in questo mirabolante connubio fra fantasia ed estro coloristico.

Cos’hanno in comune Frida Kahlo e Nastagio degli Onesti? Oppure l’eroe omerico Ulisse con San Brendano? Vogliamo ora che siano le parole stesse di quest’artista a narrarvi le sue opere attraverso i due testi di accompagnamento alle tele, che qui riproduciamo interamente. Essi sono strumenti preziosi per accostarsi al mondo fatto di miti e favole di Mariangela Bombardieri.

LA CHANSON DE FRIDA

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Sfogliavo distrattamente una rivista sciupata dall’uso, quando notai la statua di Anteros [1] fare capolino da un’istantanea di Piccadilly Circus a Londra. Il riverbero della statua fu illuminante. Fui folgorata da un’idea. L’amore è Luce. Questa è una verità profonda e incontrovertibile. L’amore è una forza universale, la più potente che esista, senza limiti, che illumina le nostre esistenze e innesca la scintilla vitale negli esseri viventi. La Luce è presenza d’Amore, che si tratti di un Dio [2] o dello sguardo dell’amante. Anteros è il Dio dell’amore non corrisposto, fratello di Eros. I due fratelli erano inseparabili. Racconta la leggenda che un giorno Afrodite si lamentò con la Dea Temi del fatto che il piccolo Eros non crescesse, così la saggia Temi le rispose che Eros non sarebbe mai cresciuto finché non avesse avuto l’amore di un fratello. Afrodite si unì ad Ares e generò Anteros e da quel momento i due fratelli crebbero insieme, ma ogni qualvolta Anteros si allontanava da Eros, quest’ultimo ritornava un fanciullo, turbolento ed irrequieto. Questo mito insegna che l’amore per crescere ha bisogno di essere corrisposto. Un personaggio simbolo della luce e del suo connubio con il buio è stata la pittrice Frida Kahlo, “una colomba dalla zampa rotta”. La sua esistenza è stata una canzone d’amore, struggente e appassionata, rivolta al suo compagno Diego Rivera. La sua costituzione fisica, la poliomielite (a sei anni) e successivamente un terribile incidente (a diciotto anni) nel quale restò gravemente ferita, non le impedirono di vivere un’esistenza ardente e vivace, animata dal suo amore per la pittura, la sua terra e soprattutto il marito Diego.“Il vero amore è come una finestra illuminata in una notte buia. Il vero amore è una quiete accesa” [3]. Amore attraversò lo sguardo di Frida Kahlo, trovatrice del  ventesimo secolo, con la violenza del fulmine, che penetra attraverso  la finestra di una torre e devasta tutto ciò che trova al suo interno [4] . La vita di Frida fu un’alternarsi di tradimenti e riavvicinamenti col compagno di sempre, una partita incerta tra amore corrisposto e non corrisposto. Come nella novella del Decameron di Nastagio degli Onesti [5]. Questi, ritrovatosi ricchissimo in giovane età, era innamorato di una fanciulla appartenente ad una famiglia nobile rivale. Per attirare la sua attenzione, Nastagio cominciò a sperperare il proprio denaro in banchetti e feste organizzate in suo onore; la ragazza, tuttavia, non ricambiò l’amore di Nastagio, anzi si divertì a rifiutarlo freddamente, e per questo motivo egli più volte si propose di suicidarsi, di odiarla o di dimenticarla, senza però riuscirvi. Vedendo che Nastagio si stava consumando di un’amore invano, i suoi amici e parenti gli consigliarono di andarsene da Ravenna. Il giovane pertanto si trasferì nella pineta vicino a Classe. Un venerdì all’inizio di maggio, all’imbrunire, Nastagio, passeggiando nella pineta, vide una ragazza correre nuda tra lacrime e lamenti, inseguita da due cani che la mordevano e da un cavaliere nero con uno spadino che la minacciava di morte. Nastagio cercò di difenderla, ma il cavaliere, presentatosi come Guido degli Anastagi, gli raccontò come un tempo aveva amato follemente questa donna che stava inseguendo ma, poiché costei non aveva voluto ricambiare il suo amore, si era suicidato. Quando anche la ragazza morì, senza alcun pentimento per il tormento che aveva inflitto al suo innamorato, venne condannata con lui alla pena di quella crudele caccia: ogni venerdì, la ragazza avrebbe dovuto subire l’uccisione e successivamente risorgere e ricominciare la dolorosa fuga, per tanti anni quanti erano stati i mesi del suo rifiuto nei confronti dell’innamorato. Nastagio decise di approfittare della situazione: imbandì un banchetto in quello stesso luogo del bosco il venerdì successivo, invitando i propri parenti e l’amata insieme con i suoi genitori. Come Nastagio aveva previsto, alla fine del pranzo si ripeté la scena straziante e drammatica. Con ciò egli ottenne l’effetto sperato: dopo che il cacciatore spiegò di nuovo ai presenti la sua condanna, la fanciulla amata da Nastagio, per paura di subire la stessa sorte della sventurata, cambiò atteggiamento e acconsentì immediatamente alle nozze, tramutando il suo odio in amore.

Testo di Mariangela Bombardieri

 1] Anteros come angelo della Carità cristiana (1893) è stata una delle prime statue in alluminio, allora considerato metallo prezioso.
2] Fin dall’epoca paleocristiana, la luce è segno di una soprannaturale presenza all’interno del luogo sacro
3] Giuseppe Ungaretti
4] Immagine tratta dal celebre sonetto di Guido Guinizzelli: “Lo vostro bel saluto e ‘l gentil sguardo”
5]  La novella è l’ottava della quinta giornata

LA LEGGENDA DI ULISSE E SAN BRENDANO

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Spiccai Il mio ultimo “volo” da Itaca, seguendo la profezia rivelatami nell’Ade dall’indovino Tiresia. E’ stato il naufragio del folle [1]. Volli varcare le colonne d’Ercole, bramoso d’infiniti spazi. Avvistai da lontano una montagna misteriosa. Era la sede dell’Eden [2]. Ahimè! Un vortice sorse improvvisamente e colpì la parte anteriore della nave. La fece girare tre volte, poi il mare si chiuse sopra di noi [3] . Non fui il solo a sfidare il volere degli dei. Nel tempio di Gordio, in terra di Frigia, era collocato un carro sacro, ancorato con un intricato nodo di robusta corda. Secondo l’oracolo chi fosse stato in grado di sciogliere quel nodo, sarebbe diventato imperatore dell’Asia minore.  Alessandro Magno, giunto  a Gordio, provò a sciogliere il nodo ma, non riuscendovi, lo tagliò a metà con la spada.  Egli fece avverare la profezia, conquistando in soli dodici anni l’intero impero persiano. L’eroe macedone affermò: “Molte  volte i miei compagni avrebbero deciso  di tornare indietro, ma non io, perché volevo vedere il confine del mondo”. Nel VI secolo, San Brendano di Clonfert, un abate irlandese, partì con sessanta compagni alla ricerca dell’Eden, situato sulla mitica “Isola dei Beati”.  Secondo la leggenda, i monaci durante la navigazione incontrarono un grande mostro marino (Zaratan) di nome Jasconius, che scambiarono per un’isola: vi si fermarono a celebrare la messa di Pasqua e accesero un fuoco, svegliando la bestia. Fu quindi la volta del Paradiso degli Uccelli Bianchi con gli angeli caduti, che il protagonista trovò sotto le spoglie di uccelli candidissimi, appollaiati sopra di un albero. Dopo diverse esperienze straordinarie, i monaci raggiunsero l’Isola dei Beati, visitarono l’Eden, e poi fecero ritorno in patria. Il come raggiungere quella terra meravigliosa rimase un mistero. Secoli dopo le pagine meravigliose de “Il Milione”, resoconto del viaggio compiuto nel Catai da Marco Polo, attraverso l’antica Via della Seta, ispireranno i viaggi di Cristoforo Colombo. Nel diciottesimo secolo, James CooK, esploratore e navigatore britannico, giunse al di là del mondo allora conosciuto, intenzionato a spingersi “fin dove è possibile per un uomo andare”. Cook andò alla ricerca del mitico continente Terra Australis e del passaggio a nord-ovest, rotta che collegasse l’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico nell’emisfero boreale. Le mete mutano e sono sempre più ardite e temerarie, ma dai ciclopici flutti del mare originano fiori di rara bellezza: le margherite. Candide e solari, le margherite sono considerate il simbolo di  purezza, bontà e nobiltà d’animo, generosità, amore. Nel medioevo le donne innamorate dei loro cavalieri cingevano con una corona di margherite gli scudi dei valorosi guerrieri. Anche il gioco del m’ama non m’ama affonda le sue radici in una leggenda riguardante la regina di Francia Margherita di Provenza, che usava sfogliare i petali di una margherita per assicurarsi che il marito, Luigi IX, prigioniero dei Saraceni, tornasse sano e salvo. Le margherite erano state donate alla regina, dal fratello, che le consigliò di staccare i petali dei fiori, per contare i giorni che la separavano dal ritorno del consorte. Quando il re venne liberato, la regina gli consegnò i petali di margherita che aveva strappato e conservato a testimonianza del suo amore e della sua fedeltà. Molti ricercano la felicità come se fosse una meta da raggiungere, mentre essa è rinvenibile all’interno della nostra anima, così come risulta maturata dalle esperienze che hanno segnato la nostra vita. Sono sufficienti il silenzio e l’ascolto. “ Non è nel firmamento stellato, né nello splendore delle corolle che si vede in tutta la sua perfezione la rivelazione dell’infinito nel finito, che è il motivo di ogni creazione – è nell’anima dell’uomo”[4]. Accogliamo allora l’invito propostoci  nella poesia “Itaca” da Costantino Kavafis: “Se per Itaca volgi il tuo viaggio, fa’ voti che ti sia lunga la via, e colma di vicende e conoscenze. Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi o Posidone incollerito: mai troverai tali mostri sulla via, se resta il tuo pensiero alto, e squisita è l’emozione che ti tocca il cuore e il corpo […]. Itaca tieni sempre nella mente. La tua sorte ti segna quell’approdo. Ma non precipitare il tuo viaggio. Meglio che duri molti anni, che vecchio tu finalmente attracchi all’isoletta, ricco di quanto guadagnasti in via, senza aspettare che ti dia ricchezze. Itaca t’ha donato il bel viaggio. Senza di lei non ti mettevi in via. Nulla ha da darti più. E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso. Reduce così saggio, così esperto , avrai capito che vuol dire un’Itaca”.

Testo di Mariangela Bombardieri

[1] Si veda la xilografia realizzata da Albrecht Dürer per la “Stultifera navis mortalium”
[2] Il Paradiso viene indicato con nomi differenti nelle diverse tradizioni: Giardino dell’Eden, Campi Elisi, Isole Fortunate, ecc.
[3] L’episodio è narrato da Dante Alighieri nel XXVI canto dell’Inferno
[4 ] R. Tagore, Sadhana

Le opere di Mariangela Bombardieri,  La chanson de Frida e La leggenda di San Brendano, saranno presentate in esclusiva presso lo stand E7 di Tablinum Cultural Management in collaborazione con Artistes Indépendants dal 14 al 19 Febbraio 2017 presso il Grand Palais di Parigi.

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MARIANGELA BOMBARDIERI

Risultati immagini per bombardieri mariangelaLa mia vita è segnata da un sogno ricorrente: dipingere, dipingere e ancora dipingere. E’ questa la passione che anima le mie giornate, unita ad una profonda curiosità . Adoro viaggiare e leggere. Attraverso le mie opere mi piace esprimere le mie riflessioni e i miei stati d’animo. Attingo per l’ideazione delle mie opere dagli spunti offerti dalla lettura di testi di filosofia, letteratura, arte, scienze, o di altre discipline e auspico nel campo dell’arte la più completa e perfetta fusione tra i diversi ambiti del sapere umano. Il mio sogno è infatti di realizzare attraverso le mie opere una forma di “sincretismo culturale”, in cui i diversi ambiti dello scibile umano siano fusi e compenetrati in una perfetta e assoluta armonia.

Propendo per un’arte fatta di contenuti e di simboli e ho sempre sognato di essere una grande “affabulatrice” di storie.

Da qui la mia passione per i miti, le leggende e le favole, e non solo …

Ora vi racconterò una storia, la favola de “La volpe e la maschera”, scritta da Fedro, poeta vissuto nell’età  giulio-claudia, e ripresa successivamente anche da Jean de La Fontaine (sotto un diverso titolo: “la volpe e il busto”).

La volpe un giorno, per caso, vide una maschera tragica: “Che bella testa!” esclamò. “Peccato, che non ha cervello!”

(Personam tragicam forte vulpes viderat: “quanta species” inquit “cerebrum non habet!”).

In una realtà  come quella contemporanea, dominata dalle apparenze, soltanto un’acuta osservatrice (impersonata dalla volpe) riesce a penetrare la sostanza del reale e a vedere al di là  dell’esteriorità  il senso di vuoto che nasconde.

 

 

Gold Rose Flower: l’opera di Leonardo Balbi per Art Capital 2017

Tablinum: l’effetto è tridimensionale la tecnica, brevettata in esclusiva dall’artista, racchiude in sé visionaria ricerca nell’approfondimento delle teorie spazialistiche ed estrema perizia manuale.

La tela è incisa più volte e ricongiunta sino a creare un effetto unico e ogni volta irripetibile nella sua perfezione tridimensionale di luci e ombre che dà vita ad un’opera che fonde in sé la dinamicità dell’avanguardia non disgiunta dalla ricercatezza di materiali preziosi come gli inserti in foglia d’oro.

Spazio e forma dialogano nelle opere tridimensionali di Balbi: la tela, lungi dall’essere un limite si fa frontiera per nuove ricerche. Essa non è più semplice supporto sul quale l’opera d’arte si rivela ma è protagonista della ricerca estetica dell’artista e con le sue aperture essa è incisa e per estroflettersi lasciandoci intravedere un nuovo mondo al di là,

 I colori sono intensi e preziosi: l’oro ci fa pensare subito a qualcosa di perfetto il cui valore è sacrale mentre il rosso è uno squarcio, quasi una ferita di rosso palpitante scarlatto, linfa vitale nell’aurea compostezza dell’arte.

Il concetto di spazialistica memoria sembra approdare, grazie agli studi della forma e della materia a cui Leonardo Balbi ha votato la propria esistenza, ad una nuova entusiasmante frontiera.  E se in molti hanno cercato di calcare la via delle estroflessioni e dei tagli tracciata da grandi maestri come Fontana e Bonalumi, Castellani o Burri, davvero in pochi sono riusciti a farci riflettere su come poter proseguire questa via che esplora l’infinito oltre la tela.

Non è più questione di infrangere un limite ma piuttosto di elaborare al di là di esso una nuova definizione di estetica, dove neppure la distinzione fra scultura e pittura ha senso di fronte al prevalere della Bellezza assoluta.

Gold Rose Flower trasmette e rielabora la semplice e composta bellezza che giunge all’uomo dal mondo naturale, come solo chi è dotato di una straordinaria sensibilità estetica può fare. In un’opera come questa non c’è posto per brutture e forme impregnate dalle ombre d’ansia e insicurezza; la sua è un arte fatta di equilibri delicati e per questo perfetti. Un’opera d’arte preziosa adatta al collezionista che ama circondarsi dalle più raffinate ricercatezze dell’arte contemporanea.

Possiamo certo affermare che  Leonardo Balbi sa come ammaliare il proprio spettatore: dopo aver ammirato le sue opere ad olio, intrise di matericità, in cui l’artista ha impegnato attivamente la propria fisicità raschiando e incidendo la tela per farne emergere gli strati di colore che la compongono, ora assistiamo a una vera e propria operazione di trasformazione della tela, che si apre alla tridimensionalità sottoposta all’estro di Balbi. La sua arte, è proprio il caso di dirlo, sboccia in forme nuove e preziose. 

Perché la Bellezza, soprattutto nell’opera d’arte, può mutare forma ma resterà sempre a illuminare l’opera e ammaliare il fruitore.


L’opera di Leonardo Balbi, Golden Rose Flower sarà presentata in esclusiva presso lo stand E7 di Tablinum Cultural Management in collaborazione con Artistes Indépendants dal 14 al 19 Febbraio 2017 presso il Grand Palais di Parigi.

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L’ARTISTA

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LEONARDO BALBI, artista e designer, è nato nei pressi di Verona e vive a Mantova dove lavora e dipinge in uno spazio storico, ex sito industriale, adibito ad atelier-galleria d’arte

Trascorso una decina di anni come responsabile creativo della ditta, apre uno studio tutto suo. Sono gli anni ottanta quando la moda italiana esplode e Balbi diventa, allora come oggi,  il designer di riferimento per  creare  collezioni di occhiali per gli stilisti  più altisonanti della moda quali: Valentino, Versace, Gucci, Calvin Klein, Dolce Gabbana, Nina Ricci, Tom Ford, Persol e molti altri.

La pittura e l’arte sono in lui fortemente intrecciate e l’esperienza nel mondo del designer influenza in modo significativo la sua maturità artistico pittorica. Il continuo reinventarsi di forme, disegni, e accostamento di colori si amalgama perfettamente con il mondo dell’arte.

Con l’arrivo del nuovo millennio l’anima dell’artista torna prepotentemente a chiedere spazio; dipingere per il piacere di creare, creare come unico vero atto di libertà.

Ben lo vediamo nell’evoluzione della sua opera in questi ultimi tempi. A una pittura astratta, molto   materica e connotata da un espressionismo affidato a colori accesi egli affianca un lavoro tridimensionale.

Alla tela trattata con il colore, viene imposto un movimento, “un’esplosione” che provoca tagli e aperture che la rendono tridimensionale e in dialogo con mondo parallelo.

Spontaneo l’accostamento al lavoro di Fontana e Burri che hanno aperto la strada, ma con qualcosa di assolutamente nuovo. L’opera di Balbi ora è il risultato di una sperimentazione spaziale inedita, dove il gioco di prospettive possibili si amplifica come in un prisma.

Queste ultime creazioni dove la preziosità di oro, argento e rame sono in dialogo con i colori puri e vivaci degli sfondi, questo aspetto rende giustizia alla bellezza: il fine ultimo dell’uomo e dell’artista, nato per emozionarci!