#CulturalMente

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Tablinum: presenta #CulturalMente, il nuovo ciclo d’incontri letterari pensati per arricchire le vostre serate autunnali!
Saremo ospiti a Menaggio, della Libreria Attilio Sampietro e a Como, dell’ Hotel Metropole Suisse – Lake Como dove, al termine degli incontri si terranno, a grande richiesta, le consuete Cene con l’Autore.

Restiamo a vostra disposizione per ulteriori info!

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Serata Letteraria: Chiamami anche se è notte…

 

Tablinum: eccovi il video della serata letteraria “Chiamami anche se è notte…”, presso la Sala della Musica del Grand Hotel Victoria di Menaggio (co). Ospite della serata la giovane scrittrice pluripremiata Michela Monferrini. Moderatore della serata il classicista Alessandro Cerioli. Sabato 5 marzo 2016.

Wonders of the Universe

DSCN2296Studio Tablinum: 84 Orchard Street, between Broome and Grand. There is an art gallery called “Artifact”. We are in New York City, the “Big Apple”, the city that never sleeps.

Here, from the 7th of September to the 28th , has exhibited a great Italian artist named Giorgio Tardonato.

He lives and works in Eupilio, a little town near Como. He’s a really kind man, one of those who is difficult to find nowadays, one of those who has old ways and habits. In few words, a gentleman. I have had the pleasure of knowing him personally, and the idea that I had of him turned out to be true: he shook my hand gently, a big smile lighting up his face, and together we have observed and discussed about his paintings that were in the gallery.

He has an impressionistic training. His kind of painting could be called “Space Art”, the founder of this current is Chesley Bonestell (1888-1986), an American painter, designer and illustrator.

DSCN2295In his works we find stars, galaxies, comets, star clouds but also fanciful galaxies of antimatter, negative skies and cosmic crystal.

Painting techniques are always in progress: oil on canvas or acrylics on canvas, brushes, spatulas, airbrush, inclusions, but also self made canvases, cuts filled with transparent resins and true gold inclusions, shapes: engraved or cut, transparent or opaque.

But the most important thing which characterize Tardonato’s operas is the attention that he puts to the creation of his artworks: before painting something he observe it thanks to a telescope. It is a really hard work which requires calm and precision and that’s why he uses lots of time for the creation of a canvas, also because he wants that his operas are realistic. In his artworks he mixes the passion for the Space and that for the painting, without creating something imaginary but at most he gives to the operas a free artistic interpretation, without departing it from the reality.

He’s a man with the head which tends to the sky but the feet on Earth, as it were.

DSCN2780In the exhibition of NYC there were operas which are connected with the scientific and the astronomical tools periods, two of Tardonato’s artistic phases.

In the scientific period there are oils on canvas, acrylic, opaque or glossy paintings. The dimensions are relatively big and the peculiarity of these early works is the scientific accuracy with many details. They are some of the most beautiful and famous heavenly bodies like “Antennae”, which represents a collision between two galaxies placed at 60 million light-years away in the constellation of the Raven. The name comes from the gravitational deformation which the two original spirals arm have, like the antennae of an insect. Or also “The South Polar Aurora” which represents the phenomenon of the aurora borealis and there are also other canvases which are always connected to stars, galaxies, globular clusters and nebulas.

In the astronomical tools period, instead, are painted the scientifical instruments which permits men to discover the wonders of Universe like ISS, the International Space Station which is inhabited by 3 astronauts and which allows to study celestial phenomena and make searches.

20140907_180053I think that this exhibition was really beautiful: the location was modern and quiet also if it was located in the middle of LES, the central borough of Manhattan. Orchard street is an important historical place empty of factories and shops, you can see tourist at any time. The set-up was great: the canvases exploded in the walls, lighted in a brilliant way which exalted the glossy effect of the canvases. All of this explain why there were people at any hour; most of all during the preview on Sunday because there was the fashion week.

DSCN2779A unique experience which is the result of the union of the location with the set-up and, but most of all, with the canvases.

In short, with this exhibition in New York, our artist has proven to be a really great painter that not only manages to capture the magic of Space and transmit it to us, but also manages to make us lift up our head to look at the wonders of the Universe. And to surprise us; which is something really rare today.

Camilla Oliveri

Wonders of the Universe

DSCN2296Studio Tablinum: al numero 84 di Orchard Street, tra la Broome & Grand, si trova una galleria d’arte di nome Artifact. Siamo a New York City, la “Grande Mela”, la città che non dorme mai.

Qui, dal 7 al 28 Settembre 2014, ha esposto un grande Artista italiano di nome Giorgio Tardonato.

Di origine comasca, vive e lavora a Eupilio, un piccolo paese in provincia di Como. È un uomo davvero pacato e gentile, di vecchio stampo, di quelli che non vedi più molto spesso in giro oggigiorno. Un gentiluomo insomma. Ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente e l’idea che mi ero fatta di lui in base a quello che mi avevano raccontato si è rivelata veritiera: mi ha stretto la mano con gentilezza, un grande sorriso gli illuminava il volto e insieme abbiamo osservato e discusso delle sue tele che erano lì in galleria.

Ha una formazione di taglio impressionista e il suo genere di pittura è “astronomico”, di cui l’iniziatore è Chesley Bonestell (1888-1986), un pittore americano, designer e illustratore.

DSCN2295Nelle opere ci sono stelle, galassie, comete, nubi cosmiche, ma anche fantastiche galassie di antimateria, cieli in negativo e cristalli cosmici.

Le tecniche necessarie sono in continua evoluzione: tele dipinte con colori ad olio o acrilici; pennelli, spatole, aerografo, scorrimento, inclusioni; anche tele autocostruite, con tagli riempiti di resine trasparenti e inclusioni d’oro; forme scolpite o incise, opache e trasparenti.

Ma la cosa che caratterizza principalmente la pittura di Giorgio è l’attenzione che pone alla creazione delle sue opere: prima di dipingere osserva il soggetto grazie a un telescopio e solo in seguito riporta l’immagine sulla tela. È un lavoro arduo e faticoso che richiede precisione e pazienza; ed ecco perché impiega anche anni a terminare una sua opera, oltre al fatto che vuole che siano realistiche. Nelle sue tele mescola la passione per lo Spazio con quella per la pittura, senza creare nulla di immaginario ed al massimo conferisce all’opera una libera interpretazione artistica, senza allontanarla troppo dalla realtà.

È un uomo con la mente protesa verso lo Spazio ma con i piedi sulla Terra, per così dire.

Nella mostra di NYC c’erano opere connesse al periodo scientifico e a quello degli strumenti astronomici, due tra le varie fasi artistiche di Tardonato.

DSCN2780Il periodo scientifico concerne opere ad olio, in acrilico, opache e lucide che hanno dimensioni abbastanza grandi e cura nella fedeltà scientifica con dettagli ed effetti di movimento. Sono alcuni fra i corpi celesti più belli e famosi come “Antennae”, che rappresenta il nucleo di uno scontro fra due galassie poste a 60 milioni di anni luce da noi, nella costellazione del Corvo. Il nome deriva dalla deformazione gravitazionale che hanno i bracci delle due spirali originarie, simili alle antenne di un insetto. O anche “Aurora Polare Sud” che rappresenta, invece, il fenomeno dell’aurora boreale; ma ci sono anche molte altre tele connesse alle stelle, alle galassie, agli ammassi globulari e alle nebulose.

Per quanto riguarda il periodo scientifico, invece, vengono dipinti gli strumenti tecnologici che hanno permesso all’uomo di conoscere le meraviglie dello Spazio come ISS, la “Stazione Spaziale Internazionale” che è abitata da 3 astronauti e che permettere di studiare fenomeni celesti e fare ricerca.

20140907_180053Credo che questa mostra fosse veramente bella: la location era moderna e tranquilla anche se si trovava nel bel mezzo del LES, il quartiere centrale di Manhattan. Orchard Street è un importante luogo storico pieno di gallerie d’arte e di negozi, si possono vedere turisti in qualsiasi momento. L’allestimento era grandioso: le tele esplodevano dalle pareti ed erano illuminate in modo tale da esaltarne brillantemente l’effetto lucido. Tutto ciò questo spiega perché ci fosse gente a qualsiasi ora; soprattutto per l’anteprima di Domenica durante la settimana della moda.
Un’esperienza unica che è il risultato dell’unione della location con il setup e, soprattutto, con le tele.

DSCN2779Insomma, con questa mostra newyorkese il nostro artista ha confermato di essere davvero un grande pittore che non solo riesce a cogliere la magia dello spazio e a trasmetterla a noi comuni mortali, ma riesce anche a farci alzare la testa per osservare le meraviglie dell’Universo. E a farci sorprendere; cosa assai davvero rara attualmente.

Camilla Oliveri

Dialogando con Paul Scott Malone

Studio Tablinum: Paul Scott Malone è un affermato artista americano, vive a Huston, in Arizona e dopo una brillante carriera da scrittore e giornalista ha deciso di dedicarsi interamente alla cosa che ama di più nella sua vita: la pittura. Come potrete notare lo chiamo per nome perché me l’ha chiesto lui e penso che ciò sia significativo per capire che Paul, oltre ad essere un grande artista, è anche una grande persona.

Ve lo voglio presentare attraverso quest’intervista, lascio a Voi il piacere di scoprirlo!

“Paul, come hai scoperto questa passione?”551908_4572028903955_1246771661_n

“Ho scoperto questa passione quando ero un ragazzo. Mia mamma, pittrice di rose soprattutto -ma anche di paesaggi e ritratti- vide dentro di me un talento nascosto e mi iscrisse a un corso estivo di pittura presso lo Studio di una sua amica pittrice, una sorta di zia per me. Era divertente spargere il colore sulla tela e arrivare a casa ricoperto di pittura, e per molti anni -nella mia giovinezza- sono stato convinto di voler dipingere ritratti di qualsiasi cosa per tutta la vita. Così ho iniziato a dipingere fiori e paesaggi, anche se in minor quantità, perché pensavo fosse la cosa per cui ero maggiormente portato. Il passaggio all’astrattismo avvenne molti anni dopo.”

“Ma sei anche un affermato scrittore, giusto? Come hai sviluppato questa tua seconda passione? E la pittura che ruolo ha ricoperto nel periodo in cui ti sei dedicato ad essa?”

“Durante gli anni del College ho iniziato a leggere molti romanzi di autori importanti e ho scoperto di amare anche la scrittura. Ho focalizzato la mia attenzione su romanzi e poesie, lasciando che la pittura si insinuasse dietro le quinte, continuavo comunque a disegnare e dipingere qualcosa. Ho iniziato a lavorare come giornalista per guadagnarmi da vivere per circa 5 anni, ma desideravo raggiungere altre mete.

Così sono tornato al College e mi sono laureato nel 1986 presso l’Università dell’Arizona in “Scrittura creativa e Letteratura contemporanea”. Durante questi anni scrivevo e leggevo costantemente.

Ho anche pubblicato un libro di testo sulla retorica mentre ero all’Università. E’ in questo periodo che ho cominciato a scrivere racconti brevi che, insieme ad altri, (dopo averli corretti e rivisti a lungo) sono confluiti nel mio primo romanzo intitolato “In un’Arida Zona: 13 storie del Texas”; pubblicato nel 1995 e vincitore del premio “Miglior libro di racconti”, elargito dall’Istituto di Lettere del Texas nel 1996. Ha anche ricevuto una recensione molto favorevole nel NY Times Book Review, poco dopo la pubblicazione.

Ho continuato a scrivere altri libri di racconti: “Il giorno della Memoria e altre Storie” e il mio unico romanzo “Questa casa di donne” che è stato onorato con un premio veramente prestigioso da parte dell’Associazione di Bibliotecari dell’America occidentale che si chiama “Donne che raccontano il West”; sono stato il primo uomo a vincerlo!

Ma non potevo non permettere alla pittura di intrufolarsi nella mia vita e, a metà anni ’90, è diventato il mio principale canale d’espressione -anche per l’influenza dovuta alla morte di mia madre-.

Nel 1997 ho creato più di 100 tele a olio e a pastello (per non menzionare gli schizzi minori) e utilizzavo qualsiasi materiale: colori ad olio, pastelli, acquerelli, matite e carboncino. Da questo momento non c’è stata via di ritorno. Più dipingevo e più la passione cresceva. Ci pensavo costantemente, sognavo di dipingere e lavoravo 12,14 o 16 ore a giornata.

Quando ho iniziato a vendere qualche tela ero completamente preso da essa. Amo tutto ciò concerne la pittura e anche il processo stesso di dipingere. Ho fatto qualche corso per migliorare in questo campo ma da questo momento, tutto quello che volevo, era dipingere. Era un amore che si era sviluppato dal profondo del mio cuore, di cui non ne ero nemmeno a conoscenza in quei giorni.

Tra il 1998 e il 1999 ho creato più di 200 quadri, alcuni piccoli altri abbastanza grandi. Ho visitato l’Europa diverse volte per vedere le opere dei più grandi pittori in Italia, in Francia, in Germania, in Spagna, in Gran Bretagna.

Per molti anni il mio lavoro barcamenò tra il Relativismo e l’Astrattismo. Il Realismo non mi ha mai particolarmente interessato, anche se ho continuato a fare alcuni disegni e quadri realistici –tutti distrutti adesso- solo per dimostrare a me stesso che ero abile anche in questo campo. Ma ho scelto di non farlo. Dal 2004-2005 ho scoperto di avere un buon talento per i quadri ad olio, un talento che non potevo ignorare. Ho lasciato perdere tutto il resto e ho abbracciato l’Astrattismo. L’amore e la passione crescevano continuamente. Ora non potrei immaginare la mia vita senza pittura. Anche solo l’odore del colore e tutti gli altri elementi che servono per un dipinto mi attraggono nel mio studio come una farfalla è attratta da un bel fiore. Se anche ci provassi non potrei proprio tornare indietro, sia che le persone apprezzino o no i miei lavori. Dipingo per me stesso e se a qualcuno piace bene, sennò non cambia nulla. Adesso l’arte è tutto ciò che mi interessa e spero di morire nel mio studio.”

“Perfetto, continuerei con un’altra domanda. Mi hai detto che sei stato in Europa, quali artisti ti hanno impressionato di più?”

“Sono stato in Europa diverse volte, desideroso di scovare i grandi artisti del passato e qualsiasi altra cosa che potesse mostrarmi la mia strada. Ho apprezzato tutte le grandi opere ma soprattutto gli Impressionisti, (specialmente Van Gogh) e con lui ho iniziato a capire cosa cercavo nel mio lavoro. Non sono mai stato un realista ma l’Impressionismo mi ha rivelato una nuova prospettiva con cui vedere le cose –fiori, visi, l’amore, la crudeltà; tutto- e ho realizzato che ciò che si nasconde sotto i nostri occhi è l’essenza della vita.

Potrebbe essere qualsiasi tipo di realtà, se qualcosa è reale, ma non è la verità che troviamo nei nostri animi, cuori e menti, che sono così spesso oscurati da centinaia di punti di vista e desideri.

Esorto chiunque a mostrarmi una realtà oggettiva -al di là dal vento e dal fuoco- e so personalmente che la verità fuoriesce attraverso molte maschere. Ma poi la verità non è nelle nostre mani. Con la ricerca possiamo solo afferrarne alcuni barlumi; e questo è tutto.

E poi venne Picasso. E Matisse. Lucien Freud. Jackson Pollock. E una dozzina di altri. Credo di non averne tralasciato nessuno, anche se sono molti. La maggior parte dell’arte non mi impressiona minimamente.

Ma poi venne Mark Rothko. Quando ero al College ero solito trascorrere molte ore nella “Rothko Chapel”; osservavo le sue enormi tele in cui vi era dipinto nient’altro che un unico colore che cambiava quando i raggi del sole penetravano tra le finestre ma tornava sempre al suo posto la mattina successiva.

Per molti anni ho ritenuto che Rothko abbia risolto l’essenza dell’arte; l’aveva affinata verso l’elemento maggiormente indispensabile: il colore. Ci ha dimostrato che per dar forma a un pensiero, ad un’emozione e ad un’armonia profonda è necessario nient’altro che il colore. Tutto il resto è superfluo. E per un breve periodo sono stato attratto dal suo incantesimo, dipingendo tele con al massimo due sfumature di color arancio o viola.

Ancora, mi ha mostrato che la principale questione dell’arte -che cosa costituisce o meno una grande opera d’arte?- che è così lontana e insolubile, era risolvibile. La difficoltà sta nella domanda.”

“E questi Artisti hanno influenzato la tua arte?”

“Per evitare qualsiasi tentativo di imitazione, ho potenzialmente smesso di frequentare musei o gallerie, di leggere libri d’arte, di cercare altri artisti da incontrare e di andare alle feste. Infatti adesso non ho molti conoscenti che posso definire artisti. Ho vissuto, e vivo, una vita appartata -quasi solitaria- e tranquilla, e non vorrei fare diversamente.

Ho frequentato la Scuola di specializzazione in scrittura creativa all’Università dell’Arizona ed è cresciuto l’amore per il deserto, la parte remota degli U.S.A; che sembra ancora così incompleta. Vivo a circa 60 miglia dal confine col Messico e non vi è nulla se non cactus, sabbia e animali del deserto. In questo posto, per anni, ho ricercato la mia dimensione di dipingere. Ho provato di tutto su tela o carta, e solitamente tutto è finito distrutto.”

“Quando hai trovato la tua dimensione di dipingere?”

“Nel 2004, quasi per caso. Lo strumento che ho scoperto era una pistola ad aria compressa, non un aerografo. Ho fatto esplodere un po’ di pittura su una tela ed ero veramente dispiaciuto ma -“Wao!”- all’improvviso avevo trovato la mia strada. Non avevo idea di cosa si fosse creato ma più lo analizzavo e più ci vedevo un qualcosa.

Notavo immagini che mi trasmettevano spasmi di riflessioni, colori che non avevo mai nemmeno sognato, emozioni che mi hanno fatto piangere. Prima avevo sempre distrutto o bruciato le mie creazioni ma finalmente avevo trovato la mia strada. Ho fatto una ricerca su internet e tra i libri, ho guardato dovunque e non ho trovato nessuno che dipingesse come me. Alcuni erano simili, ma ancora lontani da quello che avevo scoperto. Continuavo a dipingere con pennelli e altri strumenti ma mi basavo soprattutto sullo spargere vernice sino a quando non intravedevo qualcosa, qualsiasi cosa.

Talvolta serve un unico schizzo, altre 20 o 30. Alcune volte un giorno, altre 4 o 5 anni.

Quasi sempre però ho trovato l’immagine nascosta al di sotto di questa pittura (o un qualcosa di simile) e così mi lascio trasportare e continuo su questa strada.”

“E così sei giunto all’Astrattismo, giusto Paul?”

“Così sì, finalmente ho abbracciato l’Astrattismo. Disegno o dipingo raramente un nudo -tranne le orecchie, quelle non le sopporto!- e le altre parti del corpo sono distorte; il viso poggia su una sorta d’inquadratura obliqua (penso sia un sentore di cubismo).

Ma c’è sempre un qualcosa di strano, bizzarro o ultraterreno nella grande arte e in quella sublime. Pensa al “ 3 Maggio” di Goya, del 1808, e a molti altri. Sono tutti minacciosi! Per molte persone suppongo che l’insolito e il misterioso siano inquietanti. Ma i grandi artisti hanno sempre, sia che lo sapessero o no, scavato nel cuore e nell’animo umano per vedere quello che potevano trovare, per rivelare quello che hanno visto, per ritrarre a volte il movimento e a volte la calma di quello che noi consideriamo realtà. Grazie a loro esiste così tanta bellezza nel mondo.

Gli astrattisti fanno la stessa cosa ma in modo più diretto e, come credo, veritiero. La mente, per me, è così vasta e varia quasi quanto l’universo fisico è immenso e meraviglioso.

La mente di quale persona non è in costante stato di disordine, cambiamento; anche mentre si dorme la mente è spesso ricca di idee sconosciute -musica, ansietà, confusione, immagini, felicità, mistero-? Chi sa cos’ altro vi soggiace? Dobbiamo inoltrarci e cercare di capirlo.

L’arte astratta, venendo meno la formalità del passato, è la migliore in questo campo: permette di cercare le fonti e i meccanismi dentro la nostra interiorità illusoria, che l’artista deve cercare di scovare in modo tale da poterlo trasmettere agli altri. Il mio lavoro non significa turbare ma consta semplicemente in ciò che vedo.

Si interroga su questioni alle quali non può ancora essere data una risposta, cercando risposte che potrebbero non avere un significato apparente perché non c’è null’altro -a parte il cielo notturno forse- che può offrire un barlume del mistero della vita; non importa quello che dice la religione.

Sebbene abbiamo imparato molto, attraverso i secoli, sul funzionamento della vita, non abbiamo ancora la minima nozione di tutte le possibilità che si trovano al di là del cielo, delle stelle, del Sole; sappiamo ancor meno ciò che si è evoluto all’interno delle nostre menti, dei nostri cuori e delle nostre anime. Così il dialogo artistico continua, ci guida e deve farlo. La storia è progresso verso il nuovo, mondi distanti e talvolta spaventosi; nel bene e nel male. Penso che dovremmo proseguire con la storia.”

“Pensi che le persone che osservano i tuoi quadri intuiscano quello che vuoi esprimere o vedano semplicemente macchie di colore?”

“Questa domanda mi è stata fatta molte volte quando qualcuno stava osservando i miei quadri: “C’è qualche tipo di messaggio o significato?” La mia solita risposta è, dal momento in cui non mi piace sprecare il mio tempo con questo tipo di domande, (visto che noto un velo sarcastico e perché voglio chiudere la discussione) dire che “significa quello che vuoi farlo significare”. Il messaggio è rinchiuso in ciò che vuoi vedere o sentire dalle macchie di colore sulla tela. Le persone solitamente annuiscono o scuotono la testa e la discussione finisce lì.

La maggior parte delle persone non vuole capire la mia vera domanda, che è molto più semplice e diretta.

“C’è un significato o un messaggio in tutto ma per i segnali di arresto e le nuvole tempestose? E perché l’arte deve comunque -perlomeno la più raffinata- esprimere un messaggio o un significato?”

La grande arte non deve necessariamente farci piangere, arrabbiare, istruirci o essere bella.

Chi sono io per dirti cosa pensare, attraverso la scrittura o la pittura, o per offrirti significati e messaggi con i quali essere in disaccordo?

Le mie opere sono solo le mie opinioni e impressioni che derivano dal mondo naturale, o dalle vie spesso scandalose degli umani, e io non sono un profeta mandato dal cielo per mostrarti la strada o dirti la verità.

Io sono solo un artista, un pittore, come le altre persone sono meccanici o direttori, e questo è quello che dipingo grazie alla mia piacevole immaginazione che si è rivelata nella mia mente, che a sua volta mi ha mostrato una strada da percorrere, da sperimentare; sia che io comprenda o meno dove sto andando. La destinazione si rivelerà solo quando la raggiungerò.”

“Cosa intendi per “oltraggiose vie umane?”

“La Russia ha recentemente invaso l’Ucraina e, sotto la minaccia della sua forza travolgente, ha portato via la Crimea. La Russia potrebbe o meno avere ragione ma, al di sotto di tutta questa grande questione c’è una domanda: Porterà questo gesto, questo comportamento degli esseri umani, a più guerra e distruzione sulla Terra? Per me, in quanto cittadino del mondo, è un atto oltraggioso commesso da una Nazione (o insieme di persone) contro un’altra (che è sempre un insieme di persone). L’Arte non deve -o meglio- non dovrebbe, occuparsi del fatto che la Russia sia nel torto o no.

Con la frase “scandalose vie degli umani” intendo le cose che facciamo agli altri, o a noi stessi, o che gli altri ci fanno; che ci sembrano inusuali, non necessarie, eticamente scorrette o immorali: quel tipo di cose che si leggono sui giornali e che si conoscono dalla Storia.

Dovrebbe essere mio compito, in quanto artista -o dovrebbe essere necessario- dipingere o scrivere una storia che condanni la Russia per quello che ha fatto? Devo, in quanto artista, condannare l’omicidio, il rapimento, il furto, la crudeltà, la barbarità, le aggressioni, la guerra? Si condannano da sole.

Chiunque abbia una certa sensibilità nell’apprezzare l’arte avrebbe trovato un “messaggio” superfluo da parte dell’artista. Alcuni potrebbero trovarlo offensivo, come ho fatto, dal momento che chiunque abbia la capacità di apprezzare la grande arte probabilmente conosce già ciò che pensa l’artista senza doverglielo chiedere. Le macchie di colore sulla tela sono molto più interessanti, e certamente più divertenti.”

“Adesso vorrei farti questa domanda: mi hai detto che le atrocità degli uomini si condannano da sole ma sul tuo sito ho visto una serie di dipinti, intitolata “Black”, che mi sembrano connessi la guerra; alcuni sembrano esplosioni atomiche! A che cosa pensavi mentre dipingevi? Perché hai deciso di dargli quel titolo?”

Magari questa serie di dipinti rappresenta esplosioni atomiche, non lo so. È un’osservazione percettiva; ma sono contento che vedi un messaggio nel titolo perché sicuramente è questo il mio stato d’animo quando sento, leggo o vedo una foto di un’esplosione atomica. Tutti noi sappiamo cosa potrebbe significare: “Incombe un’altra guerra nucleare sul nostro orizzonte?” . Nero segnale se mai ci fosse.

Allo stesso tempo, quando ho permesso a me stesso di cercare un significato in quei quadri, ho sempre visto cose simili a trattori e il cielo sereno. Curiosamente ho una dozzina di quadri che si intitolano “Eruzioni” ma nemmeno io so che cosa sia esattamente il concetto di eruzione. Anche un Coca-Cola può esplodere, o una palla. Inoltre ho una raccolta di quadri simile alla serie “Black” ma l’ho intitolata “White”. Perché?

Lascia che ti dica una cosa: quando dipingevo i miei primi quadri realistici ero solito dar loro titoli specifici che riprendevano il soggetto del quadro, quando poi ho iniziato ad abbracciare l’astrattismo mi è risultato difficile scegliere il nome di un quadro; così ho iniziato a numerarli. Ecco perché alcuni miei quadri si chiamano, ad esempio, “Composizione 351”; potevo anche non dar loro un nome ma in tal modo era più semplice distinguerli.

Ma alcuni miei amici e mentori si cominciarono a lamentare, dissero che dovevo dare all’osservatore anche semplicemente un cenno che potesse aiutarlo a capire quello che volevo rappresentare. Così ho osservato a lungo la serie di cui stavamo discutendo e ho notato che l’unico elemento che questi dipinti avevano in comune era il colore: ecco dunque che l’ho chiamata “Black”.

E ora l’ultima domanda: “a che cosa stai lavorando attualmente?”

“Giusto adesso sto terminando una serie intitolata “Rosso” perché è il colore preminente di questi quadri, che sono affascinanti e pieni di mistero; fonte di tutte le emozioni. Ma sto anche pensando di continuare una serie che si chiama “Canyon” . Ho delle tele già stese con dei vecchi dipinti di cui non mi ricordavo più; discordano col dialogo che mi stanno offrendo ma sono dipinte con i toni della terra, i miei preferiti.

Voglio recuperarle e, grazie alle conoscenze e alla maestria che ho accumulato durante gli anni, trasformarle in modo tale che i colori e le linee saltino fuori, ti afferrino per il naso e ti dicano:

“Guarda! Guardate! Tu non hai mai visto nulla di simile prima e non vedrai mai più nulla di simile in futuro. Goditela finchè puoi!”. Amo dipingere, veramente.

Quando sono tornato a vivere in Arizona, terra realmente desertica a differenza del Texas -c’è una sorta di porzione di terra desertica solo nella regione occidentale- ho rinnovato la mia paura per il deserto, per quello che ci trasmette sul nostro passato e su noi stessi; non tanto per la sabbia e i cactus ma per l’atmosfera generale di incompletezza e di nudità, rara sulla Terra.

Il deserto è simile a una donna, non importa se bella o brutta, è come una modella con un corpo formoso da dipingere -curve, spigoli, strani capricci racchiusi tra le ossa intermezzati da parti più morbide- . Un corpo che rivela la tremenda profondità della realtà umana, siamo anima e corpo!

Le forme, i colori e tutto ciò che esprime sul passato della Terra incute abbastanza timore. In diversi modi, tutto ciò che dipingo proviene dal desertico Sud-Ovest americano. Non è solo una magnifica modella ma anche un eccellente giaciglio, se sai come comportarti con essa.”

“Grazie mille Paul per questa interessante intervista. Spero che l’Arizona, il deserto e la realtà della vita continuino ad ispirarti e spero che ti permettano di esprimere la tua interiorità. Tu hai questa qualità e non è un qualcosa di comune.”

Camilla Oliveri

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POSSIAMO DAVVERO PERMETTERCI DI PERDERE I 2 MILIARDI DEL FONDO UE?

villaadrianadiscarica-314x235Studio Tablinum: Non può non far riflettere la denuncia shock da Federconsumatori, circa il rischio concreto della perdita del fondo Ue assegnato nel 2007 in occasione del programma di stanziamento fondi europeo “Attrattori Culturali” all’Italia per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale e che il nostro Paese non è stato in grado di indirizzare al proprio settore culturale.

Un fenomeno, questo ”che nel campo dei beni culturali sta assumendo dimensioni intollerabili” come si legge in una nota Federconsumatori, nella quale si evidenzia come la metà dei progetti finanziati dall’Ue nel 2007, con 2 miliardi di euro,” e’ rimasta bloccata nelle maglie di una burocrazia inefficiente. E se l’Italia non riuscirà a completare tutti i lavori entro il 2015 perderà’ clamorosamente questa grande opportunità”. L’associazione per la difesa dei consumatori chiede, dunque ”che queste risorse vengano utilizzate. E che lo siano per interventi seri”. Il caso evidenziato da Federconsumatori è piuttosto grave poiché: ”al danno dell’immobilismo si e’ infatti aggiunta in questi anni la beffa dell’uso distorto dei finanziamenti europei. Il miliardo di euro utilizzato è stato infatti in gran parte dirottato su piccoli interventi di carattere clientelare, come sagre di paese portate in giro per il mondo, gare automobilistiche, restauri cosi’ affrettati e mal realizzati da dover essere rifatti, per non parlare delle truffe di chi ha intascato i soldi senza poi realizzare le relative opere. Serve un colpo di reni e un recupero di efficienza e serietà’ per invertire, seppure in extremis, la situazione”.

Il “programma Attrattori Culturali”, s’inserisce all’interno del fondo di finanziamento promosso dall’UE destinato a migliorare l’offerta culturale nelle Regioni del Sud, non sono stati spesi e dovranno essere restituiti a Bruxelles:  “una dotazione complessiva di circa 2 miliardi di Euro, di cui una quota di poco superiore al miliardo di euro  a valere sui fondi strutturali del FESR e del relativo cofinanziamento nazionale ed una leggermente inferiore (898 Miliardi) resa disponibile dalle risorse aggiuntive della programmazione nazionale del Fondo Aree Sottoutilizzate”.

Due miliardi di stanziamenti che rischiano ti riprendere la strada di Bruxelles entro il 2015.  Ma davvero questi finanziamenti non possono essere impiegati per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano? Davvero il sistema dei beni culturali italiano non necessita di queste sovvenzioni straordinarie?

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Eppure ogni giorno il bollettino di guerra sulle  nuove preoccupanti  condizioni in cui versa il nostro patrimonio nazionale aggiunge un nuovo bene all’elenco. A Pompei si è ormai perso il conto dei crolli, tredici sono le case a rischio mentre interi affreschi sono ormai sbiaditi. Ma la black list dell’ Unesco rischia tristemente di accogliere altri siti:  Villa Adriana, balzata agli “onori” della cronaca negli ultimi giorni per l’ingegnosa proposta di far sorgere una discarica nelle sue vicinanza, la reggia di Carditello saccheggiata  nel corso degli anni dei suoi tesori fino ad essere ridotta ad un guscio vuoto, il mausoleo di Augusto, a Roma, a pochi passi dall’Ara Pacis, abbandonato all’incuria  più totale sono i casi più tristemente noti ma, purtroppo per il nostro “Bel Paese”, non sono che la punta dell’iceberg: “È a rischio il sistema dei beni culturali” come ha dichiarato Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario del ministero dei Beni Culturali.

La nostra eredità culturale si sgretola nella più totale noncuranza e con essa si dice addio ad una delle più importanti  risorse di sviluppo economico del nostro Paese, una delle poche carte su cui scommettere per uscire dalla zona rossa del collasso economico. Davvero possiamo permettercelo?

 

IL FUTURO DELLA CULTURA E’ LEGATO ALLA TECNOLOGIA? PARTECIPA AL NOSTRO SONDAGGIO !

Di seguito proponiamo un sondaggio che vi invitiamo a compilare a questo LINK

ImmagineTre sono, com’è noto, gli obiettivi alla base di ogni azione mirata alla salvaguardia dei Beni Culturali: la tutela, la valorizzazione, la fruizione. Questi obiettivi, tra loro intimamente connessi, non possono prescindere nella nostra epoca, che potremmo definire fortemente tecnologizzata dal coinvolgimento di competenze tecnico-scientifiche che, attraverso un coordinato lavoro di ricerca, consentano l’applicazione delle nostre conoscenze tecnologiche al serivizio dei beni culturali. Se, per quanto riguarda la tutela e la valorizzazione, i ritrovati in campo tecnologico ci permettono di ottenere importanti informazioni sui componenti del manufatto, il suo stato di conservazione, i meccanismi che lo hanno indotto, indispensabili per la progettazione, realizzazione e l’impiego di metodologie e tecniche di intervento, nel campo della fruizione l’uso della tecnologia si focalizza soprattutto sull’ integrazione delle applicazioni virtuali che possono “assistere” il fruitore durante la visita oppure sulla diffusione delle informazioni relative ad un evento culturale attraverso canali trasversali, alternativi alla comunicazione tradizionale, che hanno conosciuto grandissima diffusione soprattutto tra le fasce medio-basse di età. Quali sono i possibili futuri sviluppi dell’integrazione fra tecnologia e fruizione culturale? Delle risposte interessanti al nostro studio si potrebbero raggiungere indagando il rapporto privilegiato con la tecnologia, sviluppato soprattutto dalle fasce più giovani della popolazione e di come questa familiarità influisca anche sulle modalità di furizione culturale. Ormai i principali musei del mondo offrono la possibilità d’integrarare la visita con delle applicazioni. Questi dati potrebbero, ad esempio,essere molto utili per la creazione di nuovi percorsi interattivi nella visita delle mostre. La comprensione dell’interazione fra giovani e tecnologie e del passaggio di informazioni attraverso i canali dei social può aiutare a comprendere come raggiungere e sensibilizzare alla conoscenza e, quindi, alla fruizione consapevole del bene culturale le giovani generazioni.

Secondo la ricerca resa pubblica dal centro studi Assirm nel Novembre 20121, condotta su un campione di 1.500 casi rappresentativi dell’utenza internet italiana suddiviso per fascia di età, sesso, area geografica, istruzione, utilizzo internet è emerso che in Italia, i giovani tra i 18 e i 30 anni, i primi cresciuti durante il boom dei social network e del web 2.0, sono il 14% della popolazione, la percentuale più bassa di tutta Europa. Di questi, il 91% è iscritto a un social network, il 55% è iscritto a un forum, il 34% segue uno o più blogger con continuità, il 17% ne ha uno proprio. I siti maggiormente visitati sono Youtube, Facebook e Wikipedia. Il 92% degli intervistati guarda video su internet, l’84% visita profili altrui, il 79% condivide link o contenuti e il 74% legge sul web le opinioni su marche e prodotti. Inoltre, i giovani 2.0 consultano post e commenti nel web (65%), partecipano a concorsi a premi e consultano/acquistano in gruppi d’acquisto (63%), scrivono qualcosa di sé e dei propri pensieri (61%) e seguono i consigli in rete di persone che non conoscono (59%).

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