Benvenuti in Messico, angolo di paradiso in terra

messicomare

Tablinum: questa volta vogliamo farvi assaporare un luogo lontano dall’Italia, facendovi immergere nella calda atmosfera del Messico: parlarvi dell’intero ‘labirinto della solitudine’, come definì questa terra il poeta e saggista Octavio Paz, sarebbe un’ardua impresa. Dovremmo percorrere un territorio che va dalla Bassa California alla capitale, la cosmopolita Città del Messico; dalla culla della musica Mariachi, il Guadalajara, sulla costa centrale del Pacifico, al selvaggio Chiapas, fino ad arrivare alla costa orientale, la penisola dello Yucatán. È proprio quest’ultima che vogliamo approfondire, questo incantevole, piatto lembo di terra dove le candide spiagge si alternano a riserve naturali e suggestivi siti archeologici.

La penisola dello Yucatán comprende tre Stati, il Quintana Roo, Campeche e lo Yucatán, e in ognuno dei tre è possibile trovare numerosi siti Maya avvolti dalla giungla. L’acqua, che per i Maya era sacra, arrivava qui alla terra attraverso un terreno poroso e calcareo, andando a creare un vasto sistema fluviale sotterraneo. Al cedere dello strato di calcare, si formano le doline o cenotes, ovvero delle pozze profonde nelle quali è possibile immergersi: nel solo Yucatán ne sono presenti 200.

WP_20170428_13_24_41_Pro

Oltre agli Spagnoli e ai Maya (popolazione, ricordiamolo, tuttora esistente e non del tutto sterminata dagli invasori ispanici), questa terra è un’amalgama di culture che comprende anche francesi, libanesi e altri immigrati.

Per quanto riguarda la cucina, oltre ai piatti tipici messicani come il mais, il cioccolato, il tacchino selvatico, la zucca, i peperoncini e i pomodori, la cucina yucateca comprende anche ingredienti europei quali le arance e la carne di maiale: in parte per via dell’isolamento geografico della regione dello Yucatán rispetto alle altre regioni messicane, e in parte per le influenze europee, caraibiche, mediorientali e indigene di cui è ricca. A Merida ad esempio, non troverete dei piatti simili in nessun altro posto del Messico, come i panuchos (tortillas fritte ripiene di fagioli neri e coperte con pollo o tacchino, avocado, lattuga e cipolle in agrodolce).

merida

A proposito di Merida, la torrida ‘città bianca’, essa fu fondata dallo spagnolo Francisco de Montejo nel 1542 sulle rovine di una città Maya. Se avete intenzione di visitarla, non mancate di andare a vedere la Cattedrale inaugurata nel 1598 e dedicata a  San Ildefonso, la più antica di tutto il continente, e il Museo de la Ciudad, ospitato dall’ex Palazzo della Posta edificato nel 1908, che illustra la storia di Merida, dalla sua fondazione ai giorni nostri.

maya2

maya

Non lontano da Merida, potrete ammirare i fantastici siti archeologici della cultura Maya: dal più famoso e maestoso, quello di Chichén Itzá, al collinare Uxmal, a Ek Balam, il ‘giaguaro nero’, fino a Coba, sito completamente immerso nella giungla: qui potreste avventurarvi a scalare il Nohuch Mul, che in lingua maya significa “grande monticello”, la più grande piramide della penisola dello Yucatán con i suoi oltre 40 metri.

chichén ItzaE se, dopo che avrete visitato città e scalato piramidi, avrete voglia di mare, non possiamo non consigliarvi le meravigliose Isla Contoy e Isla Mujeres, tra le spiagge più incontaminate dei Caraibi, angoli di paradiso dove il tempo si ferma e si possono ammirare numerose specie protette, tra le quali paguri, fregate, iguane e tartarughe marine.messicofregata

 

messicoiguana

Cos’altro dire… ‘Que Viva Mexico!’

                                                                      Francesca Corsi

Advertisements

Serata Letteraria: Guerra all’Isis

 

Tablinum: eccovi il video della serata letteraria “Guerra all’Isis”, tenutasi sabato 21 gennaio 2017, presso la Libreria Attilio Sampietro di Menaggio (co). Ospite della serata lo scrittore Gastone Breccia, moderatore Gaetano Crisafulli.

Itinerari umbri: la Porziuncola e la basilica di Santa Maria degli Angeli.

umbria2

Tablinum: l’Umbria, terra di borghi, colline, boschi e montagne, oltre ad essere una meta per turisti alla ricerca di cultura, arte e buon cibo, è anche la terra dei santi e in particolare di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. Numerosi sono i luoghi legati alla vita del “poverello”, oltre naturalmente alla stessa Assisi, luogo in cui nacquero, vissero e morirono sia San Francesco che Santa Chiara. A Gubbio, ad esempio, uno dei luoghi francescani simbolo è la chiesetta della Vittorina, costruita dove il Santo avrebbe ammansito il lupo. L’altare è la pietra sopra la quale Francesco avrebbe predicato la riconciliazione tra l’animale e gli eugubini. Nella pianura umbra tra Cannara e Bevagna, a Pian d’Arca, sarebbe avvenuto invece uno degli episodi più famosi dei Fioretti, la predica agli uccelli. La pietra dove Francesco, secondo una credenza popolare, avrebbe posato i piedi durante la predica si trova nella duecentesca chiesa a lui intitolata a Bevagna. Sul Lago Trasimeno, secondo la tradizione, il Santo avrebbe trascorso la Quaresima del 1212 o 1213 sull’Isola Maggiore e vi rimase da solo per 40 giorni mangiando soltanto mezzo pane.

umbria1

Queste ed altre tappe vengono percorse ogni anno durante i pellegrinaggi che hanno come meta proprio Assisi, in particolare il santuario della Porziuncola che si trova all’interno della basilica di Santa Maria degli Angeli. Da pochi giorni è stato celebrato l’ottavo centenario della Festa del Perdono di Assisi, ovvero un’indulgenza plenaria che, nella Chiesa cattolica, può essere ottenuta dai propri fedeli dal mezzogiorno del 1º agosto alla mezzanotte del 2 agosto di ogni anno. Le origini di questa festa bisogna cercarle in una lontana notte dell’anno 1216, quando San Francesco, immerso nella preghiera presso la Porziuncola, vede la chiesina avvolta da una vivissima luce e subito dopo appaiono sopra l’altare il Cristo e la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Essi gli chiedono allora che cosa desideri per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco è immediata: “Ti prego che tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. Il Signore accoglie la sua preghiera, a patto che Francesco ne parli al suo vicario in terra, ovvero il papa. Francesco si presenta subito al pontefice Onorio III che lo ascolta con attenzione e dà la sua approvazione. Alla domanda: “Francesco, per quanti anni vuoi questa indulgenza?”, il santo risponde: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. Il 2 agosto 1216, insieme ai Vescovi dell’Umbria, annuncia al popolo convenuto alla Porziuncola: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.

indulgenza

La chiesetta intitolata a Santa Maria degli Angeli, edificata probabilmente nel IV secolo e successivamente passata sotto la proprietà dei monaci benedettini, prende il nome dalla zona denominata “Portiuncula”, che letteralmente indica la piccola porzione di terreno su cui sorgeva.

porziuncola

Benché si possano trovare riferimenti alla zona della Porziuncola nei documenti del comune di Assisi risalenti intorno all’anno mille, è solo con la vita di San Francesco che il luogo acquisisce una sua precisa identità. Dopo aver abbandonato le ricchezze della propria famiglia San Francesco trovò rifugio in questa antica cappella, oggi accolta all’interno dell’ampia Basilica di Santa Maria degli Angeli, la restaurò e la ottenne in dono dai Benedettini, vi fondò poi l’Ordine dei Frati Minori nel 1209, affidandolo alla protezione della Vergine Madre di Cristo, cui la chiesina è dedicata. In questo luogo, inoltre, il 28 marzo 1211 Chiara di Favarone di Offreduccio iniziò la sua vita monastica fondando poi l’ordine delle Clarisse e San Francesco ottenne in sogno da Gesù l’indulgenza del Perdono.

Già prima dell’edificazione della Basilica di Santa Maria degli Angeli, i visitatori alla Porziuncola erano così numerosi che si resero necessarie delle strutture per la loro accoglienza. Ad esempio, nel 1450 Cosimo de’ Medici vuole la costruzione di quella “fontana delle 26 cannelle” detta anche “fontana dei pellegrini” che oggi si trova lungo il fianco della basilica.

fontanacannelleassisi

La struttura della Porziuncola ricalca l’impianto tipico delle strutture benedettine nello stile romanico umbro; la chiesa, costituita da pietre squadrate, è rimasta inalterata ad eccezione del piccolo campanile, di un portale ligneo del tardo ‘400 e della facciata quasi completamente affrescata da Federico Overbek nel 1830. Gli interventi di restauro del 1998 hanno permesso di evitare l’ulteriore degrado della cappella e recuperare i tessuti pittorici sia del grande polittico dietro l’altare dipinto nel 1393 da Ilario da Viterbo, che illustra la storia del Perdono di Assisi, quanto dei resti dell’affresco della Crocifissione nella parte absidale realizzato intorno al 1485 dal Perugino. Sulla soglia della chiesina sono incise le parole “hic locus sanctus est”, questo luogo è santo, perché Dio vi è sceso per incontrare Francesco e chiunque vi entri con fede.

ilariodaviterbo

A custodire la Porziuncola è proprio la basilica di Santa Maria degli Angeli, fatta costruire per volere del papa Pio V tra il 1569 e il 1679, destinata ad accogliere ogni anno moltissimi pellegrini e che presenta, dal 1930, un’imponente statua della Vergine in bronzo dorato.

smariadegliangeli

Francesca Corsi

Civita di Bagnoregio, the dying town

                        bagnoregio 2

Tablinum: In Italy there is a town perched on top of a tuff spur and accessible only by a bridge, where cars do not circulate and inhabited by twelve people. Its unreal fairytale charm has attracted the interest of many film directors and many tourists from US to PRC. We are talking about Civita di Bagnoregio, near Viterbo, known also as “the town that is dying” because of its geological nature. It is situated on the top of a hill between the valleys formed by the streams Chiaro and Torbido, and its isolated position is due to the gradual erosion of the hill and the surrounding valley, which gave rise to the typical forms of calanchi, small gullies delimited by ridges and pinnacles created by the water washing away clay stone.

The city was founded 2500 years ago by the Etruscans, who – as the Romans later – had to cope with the problems of instability and seismicity of the area through impressive works of sewage of rainwater and containment of the streams. Evidence of Etruscan presence are the urban structure of the entire village, a necropolis found in the rock below the lookout in the area of San Francesco Vecchio; the “Bucaione”, a deep tunnel dug in the lower part of the town, which allows access directly from the settlement, to the calanchi valley; and the cave of St. Bonaventure also, in which they say that St. Francis healed the small Giovanni Fidanza, who later became St. Bonaventure, and it is actually an Etruscan chamber tomb.

 civita-di-bagnoregio-5

From the few documents found that Civita di Bagnoregio and Bagnoregio were two districts of a city that until the eleventh century was called Balneum Regis. A legend says that it was Desiderius king of the Lombards (756-774 AD), recovered from a serious illness thanks to its hot springs who gave the town this name. In 774 Carlo Magno ended the Lombard phase, returning the land to the Pope. From this date Balneum Regis becomes part of the domain of the Church even if during the feudal period the city, with its strong and rebellious attitude, became a serious problem for the papacy. The mid-twelfth century Bagnoregio is a free town, but will see its independence threatened by the ambitions of the Empire. The city was occupied in 1186 by the son of Frederick Barbarossa, Henry IV, pointing against Orvieto. The hostile relations with Orvieto characterize the entire history of medieval Bagnoregio; especially the family of the Monaldeschi attempted to establish control over the city in order to preserve it as a Guelph garrison as part of the fighting against the Ghibellines of Viterbo. The continuous exploitation tax to the detriment of the inhabitants of Bagnoregio eventually provoked a violent rebellion that led to the destruction of the castle of Cervara, from which the Monaldeschi had exercised their power for more than a century. In memory of these events, above the area of the port of Santa Maria were walled two lions in basalt stone that hold human heads between their legs to commemorate the victory of the people of Civita.

In the last decade of the fifteenth century the Church’s control over the city strengthens: it begins the “Government of the cardinals” who exercised power in the middle of lieutenants, thus limiting the municipal freedom, who saw its end in 1592 when it was founded the Congregation of the Good Government with the aim to exercise a strict supervision of all activities of the municipalities.

The decline of the town of Civita begins after the earthquake of 1695, which caused serious damage to roads and buildings, forcing many residents to leave the city. The succession of other earthquakes and landslides that risked to remain completely isolated Civita, contributed to increase the population transfer elsewhere, up to a near-total abandonment. Only in 1965 was built the concrete bridge that now allows you to reach the city.

In addition to the Port of Santa Maria, the only access to the city, within the village are several medieval houses, the church of San Donato, overlooking the main square and where inside houses the SS Wooden crucifix, the Bishop’s Palace, a mill of the sixteenth century and the birthplace of St. Bonaventure.

The old town is a member of the most beautiful towns in Italy. Because of its stunning geographical position and its charming medieval buildings, it has been used several times as a set of many films, including The Two Colonels (1962) by Steno, with Totò protagonist.

bagnoregio 1

Francesca Corsi

Translation by Agostino Sargenti

Digitalizzazione dei beni culturali: una forma di catalogazione contemporanea.

20131201-165223.jpg

Studio Tablinum: si è da poco conclusa la Biennale di Venezia 2013, che con il tema del Palazzo Enciclopedico offre uno spunto di interessante riflessione sulla catalogazione. Questa moderna ‘ossessione’ che dall’Enciclopedia settecentesca ha assunto diverse forme fino ai nostri giorni, si può servire oggi di strumenti come Internet, attraverso il quale possiamo immettere dati e fruire delle informazioni.

È innegabile che lo schermo di un computer non evoca lo stesso fascino delle pagine di un libro antico, ma ogni studioso al passo con i tempi deve ormai fare i conti con la digitalizzazione del sapere: ovvero, un’aggregazione di materiali culturali che si può trovare in rete, condivisibile da tutti, utile ai fini della consultazione allo stesso modo di una ricerca d’archivio.
Sono le stesse biblioteche ad organizzarsi in tal senso, rendendo un ‘bene comune’ il loro immenso patrimonio librario. L’Italia si allinea così alla strategia politica di Europa 2020, che al fine della crescita dell’Unione Europea fissa tra gli obiettivi la digitalizzazione del patrimonio culturale: un traguardo auspicabile poiché la rete, strumento flessibile e aperto, necessita un lavoro di riordino e catalogazione.

In questo compito un prezioso aiuto è fornito da Europeana.com e CulturaItalia.it, portale quest’ultimo della cultura italiana gestito dal ministero per i Beni e le Attività Culturali. Questi siti indirizzano l’utente verso specifiche notizie afferenti alla cultura evitando che, in un panorama artistico variegato come quello italiano, esse si disperdano e vengano suddivise in discipline tra loro apparentemente inconciliabili. Quello che permette Internet è invece un dialogo tra i settori culturali, che può mantenere vivo l’interesse anche nei confronti dei ‘non addetti ai lavori’ ed evitare l’isolamento o l’attenzione dei soli specialisti. Ci auguriamo di continuare su questa strada, che potrebbe aprire nuove possibilità agli studiosi del campo umanistico, non sempre a loro agio nei confronti delle nuove tecnologie.

Francesca Corsi