COLLEZIONISMO D’ARTE: UNA SPLENDIDA OSSESSIONE

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Studio Tablinum: Oscar Wilde riassumeva il pensiero comune sulla figura del collezionista affermando che “L’Arte è la più intensa espressione d’ individualismo che il mondo intero abbia mai conosciuto”.

Picasso, invece,  attribuiva al collezionismo d’arte un valore quasi trascendentale: la ricerca di quel “quid” che sappia andare oltre la contingenza quotidiana poiché solo l’arte “ lava via dall’anima la polvere della vita di ogni giorno”.

In cosa consiste il fascino dell’arte? Cosa scatena il desiderio del collezionista ad investire parte della propria fortuna nel possesso del bello? Alcuni di loro amano la conoscenza e la scoperta che il comprare arte implica, altri la connessione emozionale che porta con sé. Collezionare arte può essere un modo per esplorare e scoprire qualcosa in più della propria persona, o un modo di dare un senso al mondo che ci circonda. C’è anche chi ha delle ragioni molto più pratiche, come una casa da decorare e muri bianchi da riempire. 

Dove affondano le radici del collezionismo d’arte? La capacità dell’uomo d’interpretare il mondo in cui è immerso attraverso rappresentazioni di esso, ha inizio già nella preistoria quando, rappresentando sulla pietra immagini di animali o di elementi naturali, la raffigurazione si fa medium per accedere a una dimensione spirituale. Allo stesso modo, addentrandoci nella storia, le effigi di divinità custodite con timore reverenziale sono caricate di importanti valori identificativi per la comunità. Tra gli illustri personaggi del passato, Ramses II, il grande faraone trionfatore della Battaglia di Kadesh, fu tra i primi collezionisti di cui la storia ci ha lasciato memoria. Ma la civiltà che seppe fare della ricerca estetica un vero proprio culto, espressione  più sublime della psiche umana è, senza ombra di dubbio, quella greca, per la quale collezionare oggetti d’arte assumeva un valore quasi trascendentale, un tentativo di catturare il bello e trattenerne le divine fattezze fra i mortali. E’ nella Grecia, patria delle muse e della storia, che troviamo il primo germe della volontà conservativa dell’oggetto d’arte svincolato da qualsiasi funzione rituale o rappresentativa, ammirato e conservato per il puro valore estetico e per il piacere che ne implica la sua contemplazione.

La Grecia, conquistata da Roma, si prenderà la propria vendetta nei confronti dei pragmatici conquistatori, trasformandoli da rudi soldati in collezionisti accaniti e trasmettendolo loro il virus della “Luxuria asiatica”.

Il  possesso di quadri e statue divenne il segno esteriore di appartenenza culturale, elemento essenziale di autorappresentazione e di prestigio tanto che la società romana si avvierà a passare alla storia come la “civiltà delle immagini” per eccellenza; in un certo senso antesignana della nostra epoca.  Innumerevoli le fonti che narrano di famiglie di alto lignaggio o ricchi individui che sono soliti acquistare opere d’arte aventi un valore estetico molto importante a testimonianza dell’alto prestigio della propria posizione sociale.

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Per capire quanto fosse diffuso  il collezionismo d’arte e di quanto già possedesse dei caratteri strettamente speculativi, possiamo analizzare la requisitoria che Cicerone lancia contro il Governatore della Sicilia Verre, accusato di  corruzione e concussione. Gaio Licinio Verre, rappresenta anche uno dei più antichi esempi e oscuri della cupiditas del collezionista che sembrerebbe non fermarsi dinanzi a nulla pur di accumulare opere d’arte.

Da questo testo si ricavano  anche importanti informazioni sullo sviluppo del mercato dell’arte romano e sull’altissimo livello qualitativo delle opere collezionate. Un mercato dell’arte ante litteram, votato allo scambio di opere rare e preziose e caratterizzato da una vivace e proficuo scambio di beni di lusso.

Laddove si sviluppano i presupposti per un mercato florido e competente, non tarda a fiorire il mecenatismo. Un meccanismo di affermazione sociale e non solo culturale, strumento efficace per il controllo dell’opinione pubblica e per la comunicazione del prestigio di una classe dirigente,  capace di trasformare l’arte in un autentico affare di stato. E proprio dalla figura di Caio Cilnio Mecenate deriva il termine mecenatismo che ancora oggi utilizziamo per designare la politica di protezione e sostegno di artisti e letterati che in cambio si impegnano a celebrare, nelle proprie opere, la gloria del patrono.

Con l’eclissarsi della civiltà romana in quella medievale, l’arte perde il proprio valore prettamente estetico. Poche sono le fonti che possiamo reperire in Europa sulle dinamiche del collezionismo; divenuto sinonimo aborrito di un lusso e un’ostentazione troppo veniali per essere tollerati in una società votata alla contemplazione.

Lo stesso accade per le vestigia del mondo classico; i monumenti antichi sono conservati e restaurati laddove il loro valor simbolico si presta ad esaltare e legittimare il rango di chi li adotta; i casi più emblematici sono quelli di Carlo Magno e di Federico II. Tutti gli oggetti preziosi, sacri o profani, sono all’occhio dell’uomo medievale monstra, prove tangibili della forza creatrice di Dio agli uomini.

Diversa la situazione in questi secoli in Oriente, a Costantinopoli, dove il collezionismo d’arte permane inalterato nel proprio prestigio  grazie agli imperatori bizantini, ultimi eredi della cultura romana. I testi dell’epoca ci hanno tramandato la figura dell’imperatore Costantino Porfirogenito,  famoso collezionista e abile utilizzatore della proprietà intrinseca nei beni rari e preziosi, di accrescere il prestigio sociale del collezionista tanto che, nel corso delle parate pubbliche,era solito esporre un’accurata selezione della propria collezione in apposite teche.

 

In occidente la ricomprensione della cultura e della civiltà degli antichi e, quindi delle opere d’arte da loro tramandate, si deve alla figura di Francesco Petrarca che riporterà in auge il valore del collezionismo, celebrandone la capacità di conservare alle generazioni successive testimonianze dal valore estetico e culturale inestimabile.

70231AnobilTra le cause che hanno portato il consolidarsi del collezionismo come habitus mentale Walter Benjamin individuava la crescente carica simbolica della produzione artistica capace di conferire al sovrano o al condottiero in cerca di consenso un notevole prestigio personale; una pratica che fa emergere il fondamentale valore comunicativo dell’opera d’arte alla quale si salda la necessità o, perlomeno, l’opportunità della fruizione degli oggetti d’arte. Un aspetto ampiamente sfruttato nel corso di  quella che potremmo definire l’epoca d’oro del mecenatismo e del collezionismo d’arte: Il Rinascimento. 

Lo scenario è quello delle splendide corti europee del XV-XVI secolo in cui il possesso di una collezione di d’arte dona al casato del nobile signore o del sovrano assoluto un rinnovato e imperituro prestigio ed artisti e letterati vengono contesi dalle più rinomate corti europee e spesso si trovano a viaggiare non solo per tutta la penisola italiana, che resterà a lungo la dimora per eccellenza delle Muse ma anche tutta l’Europa dalla Francia, alla Germania, dai Paesi Bassi, alla Spagna, la Russia verso Roma, verso Venezia, verso Firenze o viceversa.  Solo per citare alcune delle più celebri collezioni rinascimentali  ricordiamo quella dei Signori di Firenze, i Medici che, ad iniziare dal capostipite Cosimo il Vecchio, coltiveranno nel corso dei secoli di alterno dominio sulla Toscana, un legame privilegiato con l’arte, declinata in tutte le sue forme e suggello del prestigio politico e culturale acquisito. Grande la fama del nipote Lorenzo, detto il Magnifico sarà tra i più celebrati mecenati e uomini di cultura della propria epoca.  Celebri le collezioni degli Este che affonda le proprie radici fin dai tempi del regno dei tre grandi fratelli Lionello, Borso ed Ercole I, patroni delle arti e grandi collezionisti, che dal 1441 al 1505 trasformarono Ferrara in un polo della cultura europea. La collezione degli Este, oggi raccolta nelle Gallerie Estensi annoverava celebri opere acquistate in tutta Europa, su segnalazione dei propri corrispondenti, un po’ come oggi ci si potrebbe affidare ad un art advisor. E ancora da Ferrara il mecenatismo  passerà Mantova grazie all’influsso di Isabella d’Este che portò in dote al casato dei Gonzaga il suo grande amore per le dando l’impulso alla creazione de La Celeste Galeria. Molte ancora le corti culle dell’arte e del mecenatismo, dai tesori delle Roma dei Papi, alla raffinatezza umanista di Urbino agli influssi esotici delle terre di cofine della Serenissima e del Mezzogiorno.

Tornando all’Europa, dai Paesi nordici arriva la moda della Wunder Kammer;  termine traducibile letteralmente come “camera delle meraviglie”; studioli colmi delle più disparate meraviglie collezionabili che costituiscono una delle più note espressioni dell’ossessione del collezionismo.

Per scoprirre le origini delle Wunderkammer  bisogna risalire fin nel Medioevo anche se solo nel Cinquecento divennero uno status simbol per i collezionisti di tutta Europa sviluppandosi poi per tutto il Seicento e alimentandosi delle grandiosità barocche e per protrarsi sino al Secolo dei Lumi quando diverranno  oggetto della curiosità scientifica degli intellettuali illuministi. In Italia uno dei più celebri fu quello fondato  nel 1651 da Athanasius Kirchner presso il Collegio Romano. La particolarità di questa collezione fu la sua apertura al pubblico con chiare finalità didattiche e divulgative.

 

whatson-03Per concludere una breve indagine: qual’è la situazione del collezionismo d’arte ai nostri giorni? Avvicinandoci alla nostra epoca il collezionismo d’arte si è arricchito  sempre di più di tutte quelle UNA pratica che favorisce il fiorire del mecenatismo e della filantropia culturale che, nelle ultime tre decadi, ha visto un considerevole aumento di musei privati fondati da collezionisti filantropi per celebrare il proprio gusto personale.

A livello mondiale, sono sempre di più le famiglie di ricchi imprenditori che sono solite investire parte del proprio patrimonio nel collezionismo d’arte.

A Miami, Martin Margulies ha aperto con Ella Fontanals-Cisneros,delle caratteristiche gallerie  d’arte in antichi edifici abbandonati, sempre a Miami c’è la Rubell Familty Collection, di Don e Mera Rubell, una delle più grandi collezioni d’arte contemporanea di tutto il mondo. Sulla West Coast americana, Eli Broad, filantropo dal patrimonio bilionario, ha fondato il suo museo privato a Los Angeles, nell’antica periferia della città. A città del Messico, Carlos Slim, che Forbes ha rivelato essere l’uomo  più ricco  al mondo, ha aperto il suo secondo museo privato, il Soumaya Museum dove poter ospitare una collezione di oltre 66.000 opere d’arte. Dall’altra parte del Pacifico il magnate australiano David Walsh ha fondato nel 2011 il Museum of Old and New Art, nei pressi di Hobart, in Tazmania, celebre per il personalissimo criterio con il quale è stata riunita la collezione.

gughIn Indonesia, il magnate del tabacco Hong Djienm, uno dei più stimati collezionisti d’arte a livello mondiale, ha finanziato l’apertura nel 1997 dell’ OHD Museum of Modern and Contemporary Indonesian Art, che si trova a Magelang, nel cuore di Java, e che oggi ha assunto un ’importante funzione di galleria nazionale. La coppia di collezionisti, Liu Yiqian e Wang Wei hanno lanciato il loro Long Art Museum in Pudong, Shanghai, dove hanno esposto la loro collezione di capolavori dall’arte antica all’arte contemporanea. A Shangai è stata inaugurata in questi ultimi mesi, una nuova sede, The Long Contemporary Art Museum di Xuhui. Ancora a Shangai, il collezionista indonesiano Budi Tek ha aperto il  suo Yuz Museum.

Anche nella Vecchia Europa, il Regno Unito, con il suo ricco patrimonio di musei pubblici, ha conosciuto una minore esplosione di musei privati ma hanno comunque dato un apporto molto importante.  Fra i collezionisti che già hanno aperto spazi nel Regno Unito, Anita and Poju Zabludowicz, hanno convertito una vecchia cappella nell’area nord ovest di Londra per potervi esporre la propria collezione di oltre 2000 opere d’arte contemporanea; Frank Cohen e Nicolai Frahm, hanno invece, finanziato l’apertura della Dairy Gallery di Bloomsbury. 

Collezionare arte non è solo piacere fine a se stesso ma può innescare un processo virtuoso a favore della conservazione del patrimonio artistico-culturale di una nazione e a sostegno della ricerca e salvaguardia dell’opera dei tanti artisti contemporanei che, come i loro predecessori, tentano di convogliare nelle loro opere lo spirito della propria epoca.

ELISA LARESE

POSSIAMO DAVVERO PERMETTERCI DI PERDERE I 2 MILIARDI DEL FONDO UE?

villaadrianadiscarica-314x235Studio Tablinum: Non può non far riflettere la denuncia shock da Federconsumatori, circa il rischio concreto della perdita del fondo Ue assegnato nel 2007 in occasione del programma di stanziamento fondi europeo “Attrattori Culturali” all’Italia per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale e che il nostro Paese non è stato in grado di indirizzare al proprio settore culturale.

Un fenomeno, questo ”che nel campo dei beni culturali sta assumendo dimensioni intollerabili” come si legge in una nota Federconsumatori, nella quale si evidenzia come la metà dei progetti finanziati dall’Ue nel 2007, con 2 miliardi di euro,” e’ rimasta bloccata nelle maglie di una burocrazia inefficiente. E se l’Italia non riuscirà a completare tutti i lavori entro il 2015 perderà’ clamorosamente questa grande opportunità”. L’associazione per la difesa dei consumatori chiede, dunque ”che queste risorse vengano utilizzate. E che lo siano per interventi seri”. Il caso evidenziato da Federconsumatori è piuttosto grave poiché: ”al danno dell’immobilismo si e’ infatti aggiunta in questi anni la beffa dell’uso distorto dei finanziamenti europei. Il miliardo di euro utilizzato è stato infatti in gran parte dirottato su piccoli interventi di carattere clientelare, come sagre di paese portate in giro per il mondo, gare automobilistiche, restauri cosi’ affrettati e mal realizzati da dover essere rifatti, per non parlare delle truffe di chi ha intascato i soldi senza poi realizzare le relative opere. Serve un colpo di reni e un recupero di efficienza e serietà’ per invertire, seppure in extremis, la situazione”.

Il “programma Attrattori Culturali”, s’inserisce all’interno del fondo di finanziamento promosso dall’UE destinato a migliorare l’offerta culturale nelle Regioni del Sud, non sono stati spesi e dovranno essere restituiti a Bruxelles:  “una dotazione complessiva di circa 2 miliardi di Euro, di cui una quota di poco superiore al miliardo di euro  a valere sui fondi strutturali del FESR e del relativo cofinanziamento nazionale ed una leggermente inferiore (898 Miliardi) resa disponibile dalle risorse aggiuntive della programmazione nazionale del Fondo Aree Sottoutilizzate”.

Due miliardi di stanziamenti che rischiano ti riprendere la strada di Bruxelles entro il 2015.  Ma davvero questi finanziamenti non possono essere impiegati per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano? Davvero il sistema dei beni culturali italiano non necessita di queste sovvenzioni straordinarie?

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Eppure ogni giorno il bollettino di guerra sulle  nuove preoccupanti  condizioni in cui versa il nostro patrimonio nazionale aggiunge un nuovo bene all’elenco. A Pompei si è ormai perso il conto dei crolli, tredici sono le case a rischio mentre interi affreschi sono ormai sbiaditi. Ma la black list dell’ Unesco rischia tristemente di accogliere altri siti:  Villa Adriana, balzata agli “onori” della cronaca negli ultimi giorni per l’ingegnosa proposta di far sorgere una discarica nelle sue vicinanza, la reggia di Carditello saccheggiata  nel corso degli anni dei suoi tesori fino ad essere ridotta ad un guscio vuoto, il mausoleo di Augusto, a Roma, a pochi passi dall’Ara Pacis, abbandonato all’incuria  più totale sono i casi più tristemente noti ma, purtroppo per il nostro “Bel Paese”, non sono che la punta dell’iceberg: “È a rischio il sistema dei beni culturali” come ha dichiarato Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario del ministero dei Beni Culturali.

La nostra eredità culturale si sgretola nella più totale noncuranza e con essa si dice addio ad una delle più importanti  risorse di sviluppo economico del nostro Paese, una delle poche carte su cui scommettere per uscire dalla zona rossa del collasso economico. Davvero possiamo permettercelo?

 

Biennale di Venezia 2013, “Il Palazzo enciclopedico”: utopia e simbolo.

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Studio Tablinum: la 55ma edizione, curata da Massimiliano Gioni e presieduta da Paolo Baratta, ospita 150 artisti provenienti da 38 nazioni ed è affiancata da 88 partecipazioni nazionali.

 Il tema dell’esposizione è ispirato all’idea utopistica e visionaria di Marino Auriti, che nel 1955 realizzò il progetto di un Palazzo Enciclopedico, un “museo immaginario” che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere umano; il modello dell’edificio di centotrentasei piani depositato nell’ufficio brevetti statunitense è stato disposto all’apertura della sezione dell’Arsenale della Biennale. L’impresa, rimasta incompiuta, riflette l’ossessione di inglobare nella propria opera il mondo intero: questo desiderio di conoscenza universale e totalizzante, vicino alla cultura enciclopedica settecentesca, si rende sempre più necessario nell’epoca del continuo flusso dell’informazione, dove spesso la ricerca è affidata all’indicizzazione; la moderna volontà catalogatrice riflette il bisogno di riordinare un mondo che ci appare caotico, dove è impossibile orientarsi.

L’esposizione affronta il mondo delle immagini dal punto di vista antropologico, partendo dalla presentazione del Libro Rosso di Gustav Jung, con cui si introduce una riflessione sul mondo delle immagini interiori e dei sogni, ed è organizzata seguendo lo schema della wunderkammer, la “camera delle meraviglie” cinquecentesca e seicentesca dove i collezionisti conservavano oggetti di ogni tipo, naturalia e artificialia: allo stesso modo sono presenti in mostra film, bestiari, tavole enciclopediche, installazioni e performance. La mostra vuole riaffermare il potere evocativo e simbolico delle immagini, dalle quali il mondo attuale è assediato: un’enciclopedia dell’immaginario collettivo, in cui ci si chiede quale spazio è concesso alla visione, data la consapevolezza “di essere noi stessi media, di essere conduttori di immagini, di essere posseduti dalle immagini”.

HOW BIG IS THE GLOBAL ART MARKET IN THE WORLD?

ImmagineStudio Tablinum: How big is the global art market? A new report from The European Fine Art Foundation (TEFAF), releasedi n conjunction with the current TEFAF Maastricht art fair, Mar. 16-25, 2012, sets the total size of the global art market at €46.1 billion, or about $60.8 billion (€1 = $1.32) for 2011. According to economist Clare McAndrew, who conducted the study, the €46.1 billion figure includes both public auction data, which was supplied by our very ownArtnet database, and an estimate of art gallery and private art dealer sales, which is based on polls of over 6,500 dealers around the world as well as interviews with a somewhat smaller number.

By way of comparison, the art market total is just about one-twelfth of the U.S. military budget for 2011, which was $739.3 billion, according to theInstitute for Strategic Studies.

In McAndrew’s estimation, the $60.8 billion is about equally split between auctions and commercial gallery sales. Take the auction half first — the global art-auction total for 2011 was €23.1 billion ($30.5 billion). Total auction sales at both Sotheby’s and arch-rival Christie’s are put at $5.7 billion each for 2011, which adds up to $11.4 billion, or about 35 percent of the global auction art trade.

China’s share of the auction business in 2011 was €9.8 billion, or almost $13 billion — 42 percent of the $30.5 billion auction total. The top two auction firms in China are Poly International, whose 2011 sales totaled €1.4 billion ($1.85 billion), and China Guardian, at €1.3 billion ($1.7 billion). A substantial proportion of the China-based activity is due to the global reach of Sotheby’s and Christie’s, which reported $1.14 billion and $924 million, respectively, from their China operations.

These numbers don’t add up — the four top firms only account for about $5.2 billion of a $13 billion total — but McAndrew explained in an email that the rest of the $7.8 billion comes from the more than 350 smaller auction houses in China (which include Beijing Hanhai, Beijing Council, Xinlingyinshe andSungari — remember those names!). The China auction numbers were compiled with additional data from the Art Market Monitor of Artron, McAndrew said.

The TEFAF report makes much of China and its continuing importance as an art-market sector, headlining its press release with the news that art sales in China overtook those in the U.S. for the first time, with a share of 30 percent to 29 percent. But according to the report, both the U.S. and China have lower sales than the E.U., which, as an aggregate, totaled 34 percent of the market (the E.U. sector includes the U.K., which accounted for 65 percent of the E.U. total in 2011).

But totals are one thing, growth quite another. Needless to say, art-market growth in the U.S. and the E.U. is inconsequential compared to that in China, whose auction boom is a monster, with totals soaring by 177 percent in 2010 and 65 percent in 2011. China’s Ministry of Commerce, the report says, is aiming for a target of 18 percent annual growth from 2011 to 2015.

The TEFAF report — which is actually titled “The International Art Market in 2011, Observations on the Art Trade over 25 Years” — has additional chapters, which relate the history of the art market since 1975. It discusses the effects of regulations, examines the art business in import-export terms and talks about art as an investment, among other things.

But in the meantime, while the statistics may be a little blue sky — the figures for the art gallery and dealer side of the market are projections, after all — everybody loves a good, certain, down-to-earth number. Herewith, a selection:

* The number of art-market transactions in 2011 was 36.8 million, which gives an average value per transaction of $1,630.

* In 2007, the volume of transactions was much higher — nearly 50 million works were sold on the global art market — while the total was about the same, for a lower average price of about $1,200 per item.

* Contemporary and modern art — here defined as art made since 1875 — is the largest part of the global art trade, at nearly 70 percent.

* The art trade is global, but the New York and London “hubs” account for more than 60 percent of art imports and exports.

* U.S. imports of art and antiques hit $6.2 billion in 2010, while U.S. exports of art and antiques totaled $17.5 billion in 2010.

* Global employment in the art trade amounts to 2.4 million people, with 2 million direct jobs and 400,000 additional jobs in “ancillary sectors.”

* More than 403,000 dealer, gallery and auction house businesses were in the worldwide art market in 2011. In the U.S., almost 347,000 employees were working at nearly 71,300 art and antiques businesses. In China, 42,365 businesses provided more than 231,300 jobs.

* The global art market includes 380,000 art galleries and art dealers, with the top five percent accounting for as much as 70 percent of the gross sales. Two percent of dealers — ca. 1,900 — have sales of greater than €50 million per annum.

* The average number of works sold in 2011 by art dealers is 290 items.

* Dealers report that 31 percent of their sales take place at art fairs, while 43 percent take place through galleries. Online sales account for 10 percent.

* The average art-business size is five people.

* The average salary of an art dealer in the U.S. is $31,000. In China, 75 percent of art dealers make less than $66,000, but most of those make under $13, 200.

Article from www.artNET.com