In viaggio fra le stelle con Pierre Kuentz

imagesCinquant’anni vissuti da artista per Pierre Kuentz che a soli 18 anni è entrato a far parte delle collezioni d’arte di facoltosi amatori francesi.

Dopo lo studio approfondito della storia dell’arte Kuentz lascia che siano i suoi viaggi e le suggestioni veicolate da essi ad ispirarlo.
Dal suo periodo africano, trascorso nel Gabon e nella Costa d’Avorio, ricava una tavolozza in cui predominano colori primari, ombre e riflessi caldi, quasi terrosi.

Nel corso della sua carriera partecipa a numerosi eventi artistici, frequenta musei e gallerie internazionali dove ha modo di approfondire la conoscenza del mondo artistico contemporaneo ad altissimi livelli.

Sviluppa una sua personalissima tecnica pittorica basata sull’avvicendarsi sulla tela di pigmenti di colore e sabbia. Lavoro a fianco del Maestro Gustave Tiffoche Breton, pittore e ceramista di fama internazionale entrando nelle collezioni di importanti acquirenti europei ed americani.
Nelle creazioni degli ultimi anni dai paesaggi terrestri è passato a quelli astronomici in cui fonde un’ accurata precisione scientifica al suo inimitabile stile pittorico e a una delicata sensibilità per l’enigma che il cosmo rappresenta per l’uomo.

Le sue opere, per decenni visionabili solo da parte di importanti collezionisti, sono ora fruibili anche al grande pubblico grazie alla sua partecipazione alle rassegne internazionali del Carousel du Louvre e del Grand Palais e di mostre divulgative come Ad Infinitum realizzata in collaborazione con Tablinum Cultural Management.

nebulose du coeur

Nel corso della lunga carriera artistica di Pierre Kuentz, i suoi dipinti si sono sempre distinti non solo per l’evidente eccellenza tecnica ma soprattutto per la straordinaria sensibilità di quest’artista al colore e alle emozioni che esso veicola nell’animo umano.
La sua è una tecnica che ha avuto i suoi esordi sotto l’influenza dei grandi maestri delle avanguardie del XX secolo a cui deve la non comune sensibilità per il colorismo: non possiamo non intuire il fascino del maturo Cezanne dalle forme preludenti il cubismo braquiano e picassiano, i contrasti cromatici alla Matisse e non mancano gli omaggi al genio tutto italiano, ma parigino d’adozione di Modigliani.
I paesaggi marini dorati dal sole delle coste meridionali del suo Paese ne hanno, fin dagli esordi, dominato la tavolozza.
L’incontro con i colori e la matericità dei paesaggi aficani non potevano che donare quel tocco inimitabile fatto di colori ed inserti materici, per lo più sabbie del deserto, alle sue opere che catturano lo spettatore in un vortice di colori caldi e terrosi che ci parlano con meraviglia di tramonti zenitali e deserti inframezzati a savane riarse.

E infine ecco che l’occhio emozionale dell’artista passa dalla terra al cielo ed inizia ad indagare le meraviglie del cosmo: i colori che Hubble ci restituisce da galassie lontane milioni di anni luce, possiedono un fascino per lui irresistibile: impossibile non convogliarlo in ispirazione artistica.

Forte è la carica emozionale che investe lo spettatore con le sue sfumature di colore e con  l’energia che ci viene trasmessa dai rossi intensi e dagli squarci di luce di Trou Noir en espansion in cui la profondità del buco nero è illuminata improvvisamente da un lampo di energia che si sprigiona dal suo interno mentre attorno l’Universo risplende della luce rossa propria delle stelle più antiche

In Galassia m106, possiamo ammirare il vorticare di sfumature tipico di questa galassia a spirale impreziosito dall’originale tecnica materica dell’artista che inserisce nella pigmentazione degli evidenti granelli di sabbia. Il fulcro visivo della composizione, rappresentato dal buco nero in espansione che sta per inghiottire l’intera galassia, risucchia anche l’occhio dell’osservatore verso il suo fulcro.

Opere come Montagne Mistiche, pur mantenendo la scientifica riproduzione delle foto scattate da Hubble, ci trasmettono attraverso le sfumatura di colore, tutta l’emozione dell’artista posto di fronte alla meraviglia e ai grandi interrogativi che l’osservazione del cosmo risveglia in lui.

Altre opere lasciano sbalorditi per il perfetto connubio fra dimensione emozionale e scientifica: è questo il caso delle sfumature iridescenti di opere come Nebulosa Planetaria o Nebulosa del Cuore e dell’Anima, arricchite dalla tecnica sincretica che unisce la colorazione acrilica alla sabbia.

L’invito che Pierre Kuentz vuole porre attraverso la sua arte è quello di liberarci dalla nostra quotidianità per lasciarci stregare dalla meraviglia dell’Universo fino a lasciare emergere in noi l’emozione di fare parte del suo meraviglioso meccanismo.
Emozioni dall’Universo che si traducono nelle vibranti sfumature delle tele di Kuentz in cui scienza e arte si fanno emozione pura. Un autentico viaggio fra le stelle, i colori dell’Universo.


Intervista a Vincenzo Vallone: “progettare per recuperare”.

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Tablinum: questa settimana scopriremo la genialità dell’artista sannita Vincenzo Vallone. Le sue opere e il suo passato. Vallone ha partecipato alla nostra mostra “Le Cinque Anime della Scultura” che si è tenuta a Como nell’ottobre scorso presso gli spazi di officinacento5, portando delle opere cariche di simbolismi e profondità.

1) Vincenzo Vallone, la sua vita è consacrata all’architettura, in particolar modo alla progettazione e al recupero degli spazi urbani. L’architettura, “la più intellettuali delle arti”, riveste un importante ruolo sociale. Quale sua opera in particolare riflette questa caratteristica, in questo momento storico?
La risposta è contenuta nella domanda: progettare per recuperare; recuperare attraverso l’archeologia, la paleontologia. Queste ultime sono il vero tesoro che il territorio italiano nasconde ed è da riportare alla luce, alla modernità, con garbo, e rispetto scientifico sempre nella dimensione percepibile dalla razionalità tecnologica.
Per l’artista non c’è l’opera con particolari caratteristiche, esiste il percorso e la sperimentazione continua.

2) Quanto investe oggi l’Italia nella pianificazione territoriale? L’arte può contribuire a valorizzare un territorio così ricco e variegato come quello della Penisola, eppure così fortemente danneggiato dall’eccessivo sfruttamento edilizio?
L’Italia negli ultimi cinquanta anni è stata sconvolta e travolta da leggi del territorio finalizzate solo allo sfruttamento del medesimo. Da qualche anno paghiamo delle furbizie che sono state messe in atto: svalutazione della proprietà fondiaria, immobiliare e inquinamento incontrollato.
L’arte assiste in qualche modo si adegua e in tanti casi può solo denunciare ai posteri l’empatia, ovvero i pensieri e gli stati d’animo dell’umanità contemporanea e della condizione umana.

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3) Le sue opere, un connubio tra architettura, scultura e pittura, entrano nel quotidiano grazie alla rappresentazione di oggetti della vita di tutti i giorni: l’elettrodomestico, la lampada, la poltrona, la macchina, l’aereo, le tettoie metalliche e ancora le grandi stazioni di una volta. Secondo Lei, oggi i fruitori dell’arte pensano che essa sia qualcosa d’altro rispetto alla vita, oppure che sia parte della vita stessa?
L’arte è vita ed è parte della stessa vita come gli oggetti del quotidiano. Il connubio fa parte della mia vita; da sempre mio nutro di queste tre discipline come l’architettura, la scultura (alto-basso rilievo) e la pittura. Tre modi in uno per esprimermi, con un occhio di riguardo alle tematiche sociali e ambientali.

4) Recentemente ha esposto alcune sue opere, tra le quali “Firenze oltre il sole”, presso l’Officinacento5 a Como, in collaborazione con Studio Tablinum. Ci racconti la sua esperienza.

L’opera “Firenze sotto il sole” è la metafora di una delle grandi città italiane illuminate dall’arte del Medioevo e ancor più del Rinascimento. Senza elencare nomi di maestri sublimi al mondo sono stati dirompenti, nutriti di ribollite o di pane cotto della cucina contadina col filo d’olio d’oliva.
L’esperienza con Studio Tablinum è stata entusiasmante, in seguito lo sarà ancora di più, ne sono certo. È bello avere al fianco un classicista come Alessandro Cerioli ed Elisa Larese. Non sbagli.

5) Da molte sue opere, “lamiere fiorite” caratterizzate dal taglio, la manualità e il segno, appare una realtà sospesa, luminosa e sognante, “metafisica” ma al tempo stesso aderente alla realtà, sia per i soggetti, sia per la loro realizzazione “materica”. Quali sono le sue fonti d’ispirazione?
Le “lamiere fiorite”mi seguono e le inseguo da più di un decennio. Materia nella quale si ritrovano il taglio delle finiture architettoniche; la manualità dell’alto-basso rilievo; il segno del disegno e della ricerca formale. L’artista non riesce a definire la fonte o le fonti di ispirazione. Ogni occasione è quella propizia in special modo se immerso o accompagnato da atmosfera silente (alla D’Annunzio). Le mie lamiere esprimono la verità come un atto d’amore.

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6) Tra le sue tante attività, è stato anche impegnato in una conferenza presso un Istituto Superiore a Telese Terme. Quanto aiuta oggi la scuola alla formazione di una “coscienza dell’arte” e della cultura scientifica? Quanto invece l’arte può aiutare la scuola? Sarebbe auspicabile una comunicazione tra la scuola e gli operatori culturali?

Certamente. Per salvarci dall’imbarbarimento politico e sociale nel quale siamo stati indotti e caduti dobbiamo dialogare con i giovani, solo con la scuola potremo intraprendere una strada diversa e sana in prospettiva. Sono loro l’ascensore sociale e la catena di trasmissione. Per l’eternità sono loro il viatico intellettivo della vita.
Lo ha scritto Tolstoj “ il destino dell’uomo è l’eternità”.

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Vincenzo Vallone è nato a Telese Terme (Benevento) dove vive e lavora. Architetto. Ha studiato alle scuole Salesiane, all’accademia di Belle Arti e all’università “Federico II” di Napoli. Si è consacrato alla progettazione degli spazi urbani, al recupero storico, alla pianificazione territoriale e alle tematiche dell’ambiente e del paesaggio.
Dipinge da sempre.
Ha partecipato tra tanti altri, al Premio “Terna2008” e “Terna 2009”; Concorso per le opere d’arte presso il Maxxi – Museo nazionale delle arti del XXI sec. in Roma; Concorso Matitalia del Comitato Italia; le sue opere partecipano allo “spazio risonanze” dell’Accademia di S.Cecilia-Auditorium Parco della Musica di Roma.
Negli ultimi anni ha esposto più volte a Milano, Parigi, Assisi, Roma, Firenze,Torino, Bonn, Albenga (Savona) , Baden-Baden, Londra, Bruxelles, Como.

Immagini:
Vincenzo Vallone.
“Chissà cosa prova a stare nella rete una BELLEZZA INFRANTA” – 2011 (New Florence Biennale)
“NOI DUE”
tecnica mista su lamiera – ottone, vernici, specchi
(cm. 56 x 44)
2009
“TELESE AI SUOI CADUTI” Telese Terme 1984

Presentazione letteraria “Il Balbianello: Paradiso sull’Acqua”

VISUALIZZA IL VIDEO DELLA PRESENTAZIONE SU YOU TUBE

Tablinum: nella cornice del Lago di Como la splendida Villa del Balbianello, dimora settecentesca voluta dal Cardinal Durini, è una delle più belle e romantiche dimore. Nel tempo ha ospitato letterati e viaggiatori che qui hanno trovato ispirazione. Uno splendido giardino circonda la Villa, che custodisce preziosi arredi e il Museo delle spedizioni di Guido Monzino, ultimo, illuminato proprietario. Questa villa meritava un libro ragionato che ne raccontasse la sua storia e le sue vicende. Con forte intuito Attilio Sampietro ha saputo realizzare questo libro e con delle fotografie professionali h a saputo impreziosirne il volume. La prima presentazione si è tenuta presso la Libreria Attilio Sampietro di Menaggio, venerdì 3 ottobre 2014. La presentazione è stata curata dal classicista Alessandro Cerioli.

Buon Anno a tutti i nostri lettori…

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Studio Tablinum: la sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Il nostro blog è stato visitato più di 12.000 volte nel 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 4 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Mentre questo dicembre abbiamo avute 1.580 visite. Provate a pensare di avere queste persone fuori casa vostra…

articolo fine 2014

Siamo stati visitati da 91 paesi al mondo, i principali:

1) Italia

2) USA

3) Francia

4) Inghilterra

5) Brasile

mappa 2014 utenti tablinum

Abbiamo scritto 58 nuovi articoli, che hanno portato gli archivi totali del nostro blog a 114 articoli.

I cinque articoli più letti:

1) Civita di Bagnoregio, la città che muore. Francesca Corsi

2) Olympos: Zeus, il Dio del Cielo. Alessandro Cerioli

3) Il Palazzo Enciclopedico e il Museo senza Mura… Francesca Corsi

4) Olympos: Afrodite, la Dea dell’Amore. Alessandro Cerioli

5) L’altro Medioevo: i “Carmina Burana”. Camilla Oliveri

Abbiamo caricato 643 immagini. Sono quasi 2 immagini al giorno.

Il giorno più “trafficato” dell’anno è stato 19 agosto con 335 pagine lette.

Che dire… Grazie a tutti voi!

Lo Staff

Dare voce alle “5 Anime della scultura”: intervista a Carlo Pazzaglia.

Studio Tablinum: In un mondo caratterizzato dal viavai frenetico della vita quotidiana, dalla dispersione del singolo nella massa, dai molteplici stimoli, è necessario ogni tanto “fare verità” per ritrovare l’essenza delle cose e del nostro essere. L’arte in questo può aiutare. Ce lo dimostrano le opere di Carlo Pazzaglia, artista che ha recentemente preso parte all’esposizione “Le cinque Anime della scultura” a Como, nata dalla collaborazione tra Studio Tablinum e Officinacento5. Conosciamo meglio colui che è stato recentemente definito “l’anima sintetica” della scultura.

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La tua scultura parte prima di tutto dal territorio in cui vivi: ne sono un esempio le Marcolfe, – nome che deriva dall’antico germanico Markulf, composto da mark, “confine”, e wolf, “lupo”, interpretato come “colei che custodisce i confini”-. Esse sono maschere in pietra poste solitamente sulla porta di entrata o sulle facciate delle case, diffuse nella zona di Frignano (territorio a sud di Modena fino ad arrivare ai confini dell’appennino tosco-emiliano). A queste sculture, alle quali si attribuisce la funzione magica di scacciare gli spiriti maligni, ti sei ispirato per le tue immagini degli “spiriti” come gli Uomini neri e i Guardiani. In passato le marcolfe venivano poste ai confini per ricordare il macabro rito di porre le teste mozzate sui pali che costituivano le palizzate difensive come monito ai nemici.
Oggi che cosa rappresentano questi “guardiani”? Cosa ci vogliono ricordare?

Tutte le categorie che ho cercato di rappresentare, in definitiva sono riconducibili ad una cosa sola: la nostra coscienza. Le Marcolfe-Spiriti ci ricordano che non esiste solamente la natura concreta e tangibile delle cose che ci circondano, ma esistono altre realtà che non vediamo e non comprendiamo.

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Oltre alla realtà territoriale, nelle tue opere giocano un ruolo fondamentale i materiali. Hai affermato che lavori «sassi di fiume, il ferro, il legno ed ultimamente anche il marmo, cercando di portare alla luce la loro energia vitale». Emergono così dei veri e propri racconti figurati, delle storie, e le pietre in particolare sono considerate «come fossero diari della terra». Hai la capacità di estrapolare l’anima dalla materia attraverso la semplicità e la sintesi.
Di solito nell’ideazione di un’opera parti prima dal concetto che vuoi esprimere, cercando di darle voce attraverso la materia, o è la materia che ti parla e ti fa risuonare un certo stato d’animo?

Dipende dai materiali che lavoro. I sassi di fiume sono loro a parlarmi. Per prima cosa devono colpirmi per come sono fatti, per il colore o per certe venature e poi si tratta di vederci qualcosa. Talvolta comincio il lavoro e questo rimane poi fermo per tantissimo tempo, perchè non so più come andare avanti. Quando e se mi verrà la folgorazione, lo finirò. Il ferro si comporta diversamente; non ha l’anima della pietra. Trattandosi di materiale di recupero, soprattutto piccoli pezzi, mi serve per dare corpo ad una idea che ho già in testa, che poi è un racconto. Il legno ed il marmo li uso con parsimonia perché non mi sono troppo congeniali; bisogna passare troppo tempo a lisciarli. Io sono per l’immediatezza.

Le tue opere, nonché il tuo stile di vita, sono state associate all’ideologia del primitivismo (una delle prime correnti di pensiero primitivista è rappresentata dall’intellettuale statunitense Henry David Thoreau), che promuove uno stile di vita semplice, austero, grazie al quale si può realizzare la vera dimensione umana e sociale. Questo è possibile solamente lasciandosi alle spalle la modernità, recuperando un più pieno contatto con la natura.
Quando hai deciso di aderire a questo modo di vivere? È difficile rimanere “appartato” dal mondo, ma al contempo non perdere lo sguardo attento sulla realtà contemporanea?

Non ho deciso a priori; è maturato da solo. E poi, non è “vivere appartati”, bensì “vivere diversamente”; senza più stress da parcheggio o da frequentazioni obbligatorie ma poco gradite o da smania di successo e voglia di apparire. Qui si può vivere lasciando le chiavi in auto e sulla porta di casa. I contatti con la “civiltà” ci sono ancora ma, per muovermi dai miei luoghi, deve valerne la pena.

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Si possono osservare molteplici influenze nei tuoi lavori: dal primitivismo di Modigliani e Picasso, all’espressività tragica di Caravaggio (si veda ad esempio la Medusa), alla poetica di Goya, ravvisabile nell’alone onirico e misterico che circonda le tue opere; le installazioni in particolare, sintetiche, isolate nello spazio (come Ecce Homo e Prigione), riportano alla mente soprattutto la scultura surrealista ed esistenzialista di Alberto Giacometti. In questo excursus di celebri richiami si rivela l’inquietudine e la precarietà della condizione umana, in contrasto con la natura, maestosa e serena.
Secondo te, l’arte può rappresentare per l’uomo un’occasione per fermarsi, allontanarsi dal caos della vita quotidiana, e riflettere su se stesso, per porsi degli interrogativi? L’arte è rivelazione dell’esistenza, o ne è lo specchio?

Sicuramente l’Arte può servire anche a questo, ma non è l’unico fattore in grado di aiutarci a ritrovare noi stessi.
L’Arte è rivelazione dell’esistenza o ne è lo specchio? Bella domanda. Credo dipenda dalla profondità. Si può scavare per portare alla luce anche un manufatto piccolissimo e di nessun pregio oppure ci si può fermare alla superficie. Si trovano tantissime cose, anche senza faticare troppo.

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Le tue opere sono state recentemente esposte alla mostra “Le Cinque anime della scultura” presso lo spazio Officinacento5 di Como, in collaborazione con Studio Tablinum. Puoi raccontarci un resoconto di questa esperienza?

Sono stato molto contento di questa esperienza. La cornice espositiva era giusta e le opere erano ambientate e non sistemate per riempire gli spazi vuoti; gli organizzatori, persone serie e molto preparate. C’era armonia.

Pensi di sperimentare in futuro altre forme di arte, ad esempio la pittura?

Non escludo nulla. Per quel che riguarda la Pittura, ho già dato. Dai 18 ai 22 anni ho dipinto ma poi, in un impeto di rabbia, ho fatto a pezzi tutte le tele e gettato via colori e pennelli. Ancora oggi amo moltissimo la pittura; quella degli altri.

Carlo Pazzaglia nasce a Bologna nel gennaio 1952; vive in montagna, a Sestola, al confine tra Emilia e Toscana. A 24 anni si iscrive alla facoltà di Architettura di Venezia, sostenendo tutti gli esami ma senza mai discutere la tesi. Ha fatto molti lavori, tra i quali lo scalpellino, la sua via per arrivare alla scultura, attività che lo impegna da alcuni anni.

Francesca Corsi

ART EN CAPITAL 2014

GPStudio TABLINUM: dal 25 al 30 novembre studio TABLINUM sarà presente alla rassegna Art en Capital 2014 presso il Grand Palais RMN di Parigi.

A conclusione del loro percorso artistico 2014, due degli artisti curati da Studio Tablinum vedranno le loro opere esposte nel prestigioso Grand Palais di Parigi.

La partecipazione all’evento,organizzata in collaborazione con SdAI (Societè des Artistes Indépendants) sarà tra i membri di Art en Capital 2014. La celebre rassegna di respiro internazionale, giunta ormai alla sua nona edizione, sarà ospitata negli spazi parigini del Grand Palais dal  25 al 30 Novembre 2014. Inaugurazione della rassegna sarà martedì 25 novembre 2014, alle ore 17.00 alla presenza del Ministro francese della  Cultura  e della Comunicazione Aurélie Filippetti e di Jean-Paul Cluzel Presidente della Riunione dei Musei Nazionali Francesi. A rappresentare studio TABLINUM a Parigi saranno le opere: La Grande Prostituta, Voglio la Luna, La danza della Vita di Mariangela Bombardieri; e il dittico: Aurora Boreale Guizzante di Giorgio Tardonato. La partecipazione di studio TABLINUM alla rassegna parigina si pone quale prestigioso traguardo per lo staff dello studio e per i due artisti da esso curati; che hanno dimostrato in questi anni di percorso comune di credere intensamente nella propria arte crescendo con essa.

LE MERAVIGLIE DELL’UNIVERSO NELLE TELE DI GIORGIO TARDONATO

Nasce Como nel 1951, risiede ad Eupilio, sempre in provincia di Como.  La corrente della Space Art, che ha per tema la rappresentazione dello spazio e si basa su un legame antico ed essenziale, quello della scienza con l’arte, trova nell’opera dell’artista e astrofilo Giorgio Tardonato una delle sue più felici espressioni. Le tecniche necessarie sono in continua evoluzione: tele dipinte con colori ad olio o acrilici; pennelli, spatole, aerografo, scorrimento, inclusioni; anche tele auto costruite, con tagli riempiti di resine trasparenti e inclusioni d’oro; forme, scolpite o incise, opache e trasparenti. Reduce dalla propria personale newyorkese Tardonato sarà presente al Grand Palais con il suo dittico Aurora Boreale Guizzante; vero e proprio inno alla stupefacente bellezza del nostro cosmo.

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L’ARTE AFFABULATRICE DI MARIANGELA BOMBARDIERI

La pittura di Mariangela Bombardieri è una costante scoperta del mondo che la circonda e al contempo ci rivela un’interiorità delicatamente riflessiva e travolgente nella sua espressività.  Dai suoi esordi ad oggi ha riscosso un crescendo di consensi di pubblico e critica, che l’hanno portata rapidamente dalle prime mostre regionali alla qualificazione al Premio Celeste sino alla partecipazione alla New Florence Biennale’13, contemporary showcase di rilevanza internazionale, che segna il suo rapido passaggio alla scena estera: in pochi mesi, la sua arte ha già ammaliato il pubblico spagnolo della città di Cordoba e quello moscovita ed ora è pronta per calcare le scene dell’art system parigino.

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Intervista allo scrittore Giuseppe Bresciani

Copertina il cantico del pesce persicoStudio Tablinum: Giuseppe Bresciani, 59 anni, scrittore comasco, ex imprenditore umanista e libero pensatore che ama osservare in modo disincantato ma partecipe la commedia umana, di cui sa fissare gli aspetti più intimi e particolari. È autore di due romanzi e di tre saggi dettati dalla ricerca spirituale, pubblicati con lo pseudonimo Astor. Ultimamente, ha pubblicato col suo vero nome il libro-reportage “L’inferno chiamato Afghanistan” e i racconti “Il cantico del pesce persico”. Cerchiamo di conoscere meglio il suo pensiero:

Nella sua opera “Il Cantico del pesce persico” (2013), un omaggio alla sua terra, i racconti oscillano tra mito e realismo, e il lago di Como fa da sfondo alla Roma imperiale e a personalità quali Leonardo Da Vinci. Quando è nata l’ispirazione di questi racconti?

I racconti sono nati in tempi diversi, come momenti di pausa o defatiganti tra una ricerca culturale e la scrittura di un romanzo ancora inedito, ma tutti nell’arco degli ultimi quattro anni. L’ispirazione era dentro di me fin da bambino. Ho sempre desiderato scrivere un libro di narrativa sulla mia terra, che amo tantissimo. Ci ho messo parecchio tempo a realizzare questo sogno ma ne sono orgoglioso. Il libro è un frutto della maturità e quindi ha un sapore pieno, gustoso. Mi piace definirlo il “frutto della passione”.

Quanto è importante il contatto con le proprie radici, nell’era globalizzata dove si assiste sempre di più a un livellamento di usi e costumi?

É fondamentale. Non conoscere o rinnegare le proprie radici significa depauperizzare la propria vita. Conoscere, rispettare e tramandare i ricordi e le testimonianze di com’eravamo ci consente di restare unici e liberi. È il modo più intelligente per contrastare la globalizzazione, che considero un leviatano. Guardare avanti va bene, ma guai a dimenticarci del passato, che ci ha dato l’imprinting.

un infernoNel suo libro “L’inferno chiamato Afghanistan” (2012) narra le vicende di un popolo in guerra visto dalla parte di chi lo ha osservato da vicino. Secondo Lei, quanto davvero possiamo percepire dai reportage televisivi? I mezzi di comunicazione ci avvicinano o ci tengono più distanti dalla realtà, specie quella tragica dei conflitti?

Il mio soggiorno di tre mesi in Afghanistan fu un’esperienza molto intensa, ai confini della realtà. Forse perché ero privo di credenziali, una sorta di mina vagante vista con sospetto sia dagli afghani che dagli occidentali, al punto che la Polizia di Kabul mi ha fermato per spionaggio. Vivere in mezzo agli afghani e muovermi liberamente, cacciandomi nei guai con spensieratezza, mi ha consentito di conoscere la situazione locale meglio di un inviato speciale o di un giornalista “embedded”. Ne ho tratto la convinzione che i mass media non ci avvicinano alla realtà, la manipolano. La guerra civile afghana è stata raccontata in modo superficiale e con un taglio “politically correct”. Immagino sia così per ogni guerra.

moby dickHa un esempio di riferimento, uno scrittore che ha colpito particolarmente la sua immaginazione fin da giovane?

Uno? Decine, direi. A cominciare da Dante Alighieri. Quando mi chiedono quali sono gli scrittori che amo maggiormente, di solito procedo dall’universale al particolare. Amo i grandi narratori dell’Ottocento e il mio livre de chevet è Moby Dick di Melville. Potrei fare altri nomi. Adoro Conrad, Borges e Roth. Ogni tanto rileggo Le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar. Fra gli italiani, apprezzo particolarmente Calvino, Gadda e Buzzati. Fra gli autori del nuovo millennio, ho un debole per lo spagnolo Zafron e le sue storie gotiche.

Leggendo il suo blog, mi ha colpito molto un suo intervento riguardante i nonni e il loro ruolo che al giorno d’oggi viene percepito meno importante per i ragazzi, sempre più attirati da modelli giovani e invincibili. Secondo Lei ne perdiamo qualcosa anche a livello culturale?

Sono nonno di quattro splendidi nipotini ed è giocoforza rispondere che i nonni sono uno dei pilastri della società. Purtroppo sono sempre meno di moda ed è un peccato. Se dal punto di vista affettivo sono insostituibili, da quello culturale costituiscono una risorsa indispensabile. I nonni sono la memoria viva del cammino antropologico, i custodi delle tradizioni, gli affabulatori per eccellenza, gli educatori più amorevoli. È così che io ricordo i miei nonni, angeli custodi e maestri di vita.

Tra i suoi libri ve ne sono alcuni di pervasi da un grande afflato spirituale (“Ecce me domine”, 2008, e “Il Vangelo Cosmico”, 2010). Mi parli del suo rapporto con la fede.

È un rapporto dinamico, assai complicato. Sono un ricercatore spirituale e ho percorso un lungo cammino che mi ha avvicinato e allontanato diverse volte dal cristianesimo. Tuttavia, non ho mai smesso di avere fede nell’ineffabile intelligenza cosmica che ci sovrasta. Oggi mi è più difficile pensare a Dio come a una figura antropomorfica paterna. Penso che Dio, comunque lo si voglia chiamare, sia un’invenzione degli uomini. Esiste un’energia cosmica, siamo frammenti di questa forza misteriosa e un giorno ci fonderemo nel tutto, nell’Uno. Credo esista una vita oltre la vita. E credo nella reincarnazione. Anzi, sono consapevole di avere vissuto vite precedenti all’attuale.

fotoCosa consiglia ai giovani che intraprendono gli studi umanistici, in un mondo che sembra essere governato sempre più dalle logiche di mercato? Come combinare la cultura dei classici con il contesto odierno?

Ho fatto il Classico e lo rifarei. L’umanesimo non favorisce il profitto ma apre la mente e la rende duttile. I classici non sono più di moda, tuttavia sono la fonte viva cui l’uomo non smetterà mai di attingere, nemmeno nelle epoche dominate dalla confusione e dallo sconforto. Pensi ai secoli bui, prepararono l’Umanesimo e il Rinascimento. Ai giovani direi quello che ho detto alle mie tre figlie quando le iscrissi al liceo classico. “Quando sarete grandi capirete che un uomo vale per ciò che sa e per ciò che fa”. Gli studi umanistici sono la base che consente a un giovane di sapere e di affrontare qualunque strada professionale con la consapevolezza che nulla gli è precluso. La cultura classica si combina facilmente con il contesto odierno; basta venire incontro alle esigenze degli altri anziché arroccarsi nella propria torre eburnea.

Francesca Corsi