Eutopia Art Collection: Noi/Natura. Dalla Sicilia al Lago di Como

Tablinum: eccovi il video della mostra personale “Noi/Natura. Dalla Sicilia al Lago di Como“, dell’artista siciliana Giovanna Lentini.
La mostra ha come location la Torretta Romantica di Villa Carlotta, da sabato 05 a domenica 20 Agosto 2017.
Curatrice della mostra la storica dell’arte Elisa Larese.

Serata Letteraria: Le Ateniesi

Tablinum: eccovi il video della serata letteraria “Le Ateniesi”, ospite lo storico Alessandro Barbero. Moderatore della serata il classicista Alessandro Cerioli.
La serata si è tenuta presso l’Hotel Metropole Suisse di Como, venerdì 17 marzo 2017.

WOMEN IN ART | Contemporary Trascendence |Myriam Feuilloley

(ITA)

L’arte di Myriam Feuilloley può rievocare in noi suggestioni di matrice Surrealista che, però assumono immediatamente un linguaggio del tutto personale e autonomo. Questo perché Feuilloley riesce ad appellarsi in modo del tutto spontaneo a quella che è la dimensione simbolica dell’essere in modo che nel suo linguaggio dominino i meccanismi dell’inconscio e del simbolico.

La tela diventa il filtro attraverso il quale l’artista analizza la società contemporanea e la trasfigura sottoponendola ad un’acuta analisi introspettiva per poi metterla di fronte allo spettatore e innescare in lui una riflessione sul mondo contemporaneo e sull’approccio con cui ognuno di noi è chiamato a misurarsi.

Ed ecco che nelle tele di Myriam troviamo personaggi scevri di caratterizzazione fisica, che ci appaiono finalmente per ciò che sono, attraverso un processo di esteriorizzazione della propria interiorità: scompaiono segni distintivi come i capelli o gli abiti, quasi a voler sottolineare la mancanza dei soggetti di poter affermare un’identità fisica chiara e consapevole senza fare appoggio ad accessori e orpelli che si fanno veicolo di riflessione sulle modalità in cui l’individuo è chiamato a confrontarsi con il mondo esterno ma anche sui suoi tentativi di trascendere da esso.

Attraverso differenti livelli di lettura della tela l’artista lancia una vera e propria sfida allo spettatore e lo costringe a mettere in discussione se stesso in qualità di osservatore e al contempo soggetto.

Ed eccoci così di stimolati a intrapredere una riflessione chiara e diretta in merito al rapporto dell’uomo con la propria contemporaneità: incapace di andare oltre un certo materialismo esistenziale, sterilmente trincerato in se stesso.

Nessuno spazio per guardare oltre se stessi, ogni orizzonte sembra ormai occluso: la necessità di trascendere da sé si realizza sterilmente attraverso l’utilizzo ossessivo di tablet e smartphone: i soggetti dipinti da Feuilloley uno accanto all’altro sullo sfondo di un meraviglioso cielo azzurro appaiono troppo concentrati a contemplare la loro esistenza intrappolata in uno schermo LCD per poter alzare lo sguardo e intraprendere un dialogo umano. Il bisogno di trascendenza si banalizza in un’urgenza di evasione da se stessi e si smarrisce in una tentativo di sublimazione tecnolgica sterile e inconsistente.

Ma davvero le nostre “trascendenze contemporanee” si riducono a questo estraniante dialogo in cui sembra proprio siano andati smarriti non solo i rapporti con i nostri simili ma persino la nostra autoconsapevolezza? Difficile dare delle risposte a queste domande. Nelle tele esposte alla fine di questo percorso l’artista lascia però trapelare un messaggio positivo: forse è ancora possibile risvegliare in noi il prezioso che sembra giacere sotto la coltre di una vita vissuta al di fuori di se stessi. Il “come” spetta a noi scoprirlo trovando il coraggio di metterci realmente in gioco.

La nostra sete di Trascendente, posta sulla bilancia della vita contemporanea, infine raggiungerà il suo peso specifico e, mettendo le ali alla nostra anima, riusciremo forse a librarci al di fuori della prigione del narcisismo e dell’autoreferenzialità per riprendere un viaggio tutto nostro alla ricerca di quel mistero prezioso che rende la vita di ciascuno di noi unica e ineguagliabile.

(ENG)

Myriam Feuilloley’s art can evoke in us suggestions of a surrealist matrix, which however assume at once a language which is completely personal and autonomous. This occurs because she manages to appeal to that which is a symbolic dimension of the being in such a way that unconscious and symbolical mechanisms dominate her language.

Her painting becomes a filter through which the artist analyses contemporary society; she transfigures it by subjecting it to an acute introspective analysis and then placing it in front of the spectator thus triggering a reflection of the contemporary world and on the approach that each of us is called upon to measure.

We find, in her paintings, personages void of physical characterisation which finally appear to us for what they are by means of an exteriorization process of their own inwardness: distinctive signs disappear such as hair or clothes, almost wishing to underline the lack of subjects so as to affirm a clear physical, conscious identity without relying on accessories and disguises which are a means of reflecting the ways in which the individual is called upon to confront himself with the world outside but also his attempts to transcend it.

The artist launches a real challenge to the spectator through different levels of interpretation, and forces him to examine himself both for his own qualities as an observer and, at the same time, as a subject.

Myriam Feuilloley’s paintings grant us a clear and direct reflection concerning relations with man with his own contemporaneity: unable to go beyond a certain existential materialism, fruitlessly entrenched in himself.

No space to look at beyond ourselves, each horizon even seems obstructed: the necessity to go beyond oneself is fruitlessly realised with the obsessive usage of tablets and smartphones: the subjects painted by Feuilloley, one next to the other on a background of wonderful blue sky, appear to be too taken up with contemplating on their existence trapped in a LCD screen, rather than to raise their eyes and start a human dialogue. The need of transcendency is banalised in the urgency of evading and losing ourselves in an attempt of sterile and in consistent technical sublimation.

But do our comtemporary transcendencies really reduce themselves to this estranged dialogue in which it would appear that not only our relations with our fellow men but even our own awareness have been lost? It is difficult to answer these questions, but in the paintings at the end of the exhibition the artist releases a positive message: perhaps it is still possible to reawaken within ourselves something precious under the blanket of a life outside of ourselves. It is up to us to find it by finding the courage to really trying to participate.

Our thirst for Transcendency, in balance with contemporary life, will, at the end, reach its specific weight and by adding wings to our soul, we will perhaps manage to free ourselves outside of this prison of narcissism and of self-reference to continue a special journey in search of that precious mystery which makes the life of each of us both unique and incomparable.


ABOUT MYRIAM FEUILLOLEY

www.feuilloley.com


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Women in Art. L’Arte Contemporanea è Donna!

Tablinum Cultural Management è lieto di annunciare l’inaugurazione della mostra d’arte contemporanea internazionale “Women in Art. L’Arte Contemporanea è Donna. Proposte per una collezione” che si terrà presso l’Ala del Teatro del Falcone all’interno del grandioso complesso museale di Palazzo Reale in Genova.

La mostra che aprirà al pubblico sabato 25 marzo 2017 dalle ore 10.30 e chiuderà domenica 9 aprile 2017 alle ore 18.30, sarà caratterizzata da una serie di eventi speciali in concomitanza dell’atteso appuntamento UNESCO dei Rolli Days di cui Palazzo Reale è uno dei protagonisti eccellenti.

Con Women in Art abbiamo deciso di creare un percorso espositivo che trattasse l’arte da un’angolazione inedita. Visitare questa mostra sarà un un po’ come catturare il segreto più intimo di queste artiste che riuniscono in sé un binomio meraviglioso: essere donna e al contempo essere artista. Liberatasi dagli stereotipi femminili che ancora sopravvivono al giorno d’oggi, la donna si fa musa di se stessa: ha ormai deciso non essere più un soggetto passivo nelle mani di chi ne modella le forme o l’immagine a proprio piacimento. Decide piuttosto, di essere una creatrice, di regalare allo spettatore quello che è il proprio sguardo sul mondo.

Questa mostra, che occuperà l’intera superficie del Teatro del Falcone, vedrà la presenza di sette artiste pronte a introdurre il visitatore nella propria personale visione del mondo, raccontatoattraverso il filtro dell’arte. Sette mondi artistici che saranno concretizzati in sette differenti concept curatoriali e che si snoderanno nello spazio espositivo, creando un effetto di immersione non solo visiva ma soprattutto emotiva molto significativa per il visitatore.

Giovanna Lentini, presenterà le sue opere su tela e gli arazzi con un tema che vuole farsi emblema di tutta la sua produzione artistica: “Rosso Dentro. Il gruppo Math12 attraverso l’installazione immersiva “Di Stazione in Stazione ci regalerà degli sguardi inediti su Genova. Anne Delaby in “Lighting the Art” ci trasmetterà tutto il potere benefico di un’arte che illumina e si fa messaggera di bellezza e positività. Le sculture di Mieke Van den Hoogen in “Female Touch” dialogheranno con il visitatore evidenziando il filo d’oro che lega da sempre la manualità femminile a     l’arte. Myriam Feuilloley in Contemporary Trascendence” indagherà il bisogno di evasione da se stessi e il difficile anelito alla spiritualità che attanaglia la società moderna. Monique Laville ci immergerà, con le sue opere dal sapore impressionista, in una vera e propriaReverie” fatta di Nostalgia per un mondo ormai passato e di attenta riflessione sull’attualità. Infine con Anne Marie Torrisi riscopriremo la meraviglia di fare “Arte in Libertà”, laddove il gioco dei colori e delle forme si fa espressione di gioia di vivere.

La mostra Women in Art nasce dal concept curatoriale di Tablinum Cultural Management, è realizzata in collaborazione con il Museo di Palazzo Reale di Genova e si iscrive nell’ambito della rassegna annuale Eutopia Art Collection ideata per Tablinum Cultural Management da Elisa Larese e Alessandro Cerioli.

La mostra sarà aperta dal 25 marzo al 9 aprile con i seguenti orari: MART-VEN 14.30-18.30, SAB 10.30-18.30 e DOM 13.30-18.30

Sono previsti tre eventi straordinari:

– Sabato 25 Marzo dalle ore 10.30l’apertura ufficiale in presenza degli artisti e degli organizzatori;

– Venerdi 31 Marzo alle ore 17.00 Art & Haute Couture Fashion Event aspettando i Rolli Days, in collaborazione con gli sponsor Ludema Bag e Litvi&Marti. Sfilata di Alta Moda presso la scalinata del Teatro del Falcone.

– Sabato 1 Aprile dalle ore 10.30 alle ore 18.30 Art meet the Artists con visite guidate alla mostra in presenza delle artiste.

Il visitatore potrà usufruire di contenuti digitali speciali accessibili dal proprio smartphone grazie alla presenza di qr code lungo il percorso di visita.

TABLINUM CULTURAL MANAGEMENT: i nostri progetti nascono dalla volontà di divulgare un modello culturale in cui il sistema dell’arte sappia comunicare i valori fondamentali che sorpassino le usuali logiche di mercato e riscoprano il valore primario della cultura, quale nutrimento della coscienza umana. Per questo amiamo considerarci prima di tutto “impiegati della cultura”.

Moon Adoring Encounter e Panter : le opere di Brigitte Cabell per Art Capital 2017

Tablinum: scolpire la pietra è un lavoro difficoltoso, estremamente fisico, che costringe lo scultore a porre in gioco se stesso in un duro confronto con la materia, sino a domarla, facendo in modo che essa assecondi ls propria volontà poietica di artista.

Opale bianco e serpentino verde dallo Zimbawe sono le pietre che Brigitte Cabell ha scelto per la realizzazione delle sue sculture. Si tratta di pietre dure, non malleabili, dalla storia millenaria.

Brigitte Cabell si pone, scegliendo tali materie prime, nel solco di una tradizione scultorea che ha solcato secoli e secoli: il serpentino, che prende il suo nome dall’aspetto “a pelle di un serpente”, dovuta alle inclusioni e variazioni di colore, è una pietra antichissima già utilizzata in ambito scultoreo dagli antichi sumeri, 4.000 anni fa, che la chiamavano za-tu-mush-gir.

È con questa pietra, ritenuta magica, che è stato realizzato il trentesimo capitolo del ibro dei morti egiziano, sono state scolpite le maschere rituali precolombiane, cesellate le preziose stautine Yu cinesi e altro ancora.

Encounter, green serpentine from Zimbawe, hieght 48, lenght 26 cm, 2016

Il serpentino verde è pietra dal valore di talismano e connettore dell forze vitali; il suo impiego come materia prima va ad assumere un significato essenziale in un’opera come Encounter.

Il dialogo – incontro fra le forme e la linea è, come lascia intuire il titolo, voluto dalla scultrice, un continuo convergere e ricovergere di forme che si fondono, l’una nell’altra.

La sepentina, volutamente grezza, delle parti più esterne viene finemente lavorata e lucidata in corrispodenza del focus di questa scultura dove questo incontro atavico lascia intravedere il suo lato più prezioso proprio dove l’incontro si fa fusione ed energia pura a cui attingere in questo vortice di forme.

Lavorare una pietra come Encounter significa investire un notevole sforzo fisico ed emotivo: le venature della pietra dialogano, accompagnando lo scalpello della scultrice, nella definizione di forme mentre l’urgenza creativa si scontra con la durezza e la fatica del lavoro scultoreo che, grazie allo sforzo interiore ed esteriore dell’artista riesce a liberare la bellezza intrinseca della pietra lasciando che essa si riveli allo sguardo.

Altra pietra di millenaria genesi geologica, è l’opale, scelto per la seconda scultura di Brigitte Cabell: Moon Adoring. Essa nasce dal silicio che si deposita geologicamente per millenni. L’opale, secondo la tradizione, racchiude in sè il potere di tutti gli elementi e le loro rispettive caratteristiche: l’energia e la forza del Fuoco; la prosperità, la pace e il benessere della Terra; l’intuizione, le emozioni e la sensibilità dell’Acqua; la comunicazione e la creatività dell’Aria.

Dall’iridescenza di una pietra tanto preziosa non puo’ che apparire lei, pallida e trasognata: l’Adoratrice della luna.

Moon Adoring,  white opal from Zimbabwe, height 26 length 33 cm, 2016

Adoratrice di millenarie lune già trascorse e di altre non ancora scritte nel nostro futuro, questa scultura incanta con la sua eterea delicatezza.

Lavorando a questa pietra Brigitte Cabell si lascia guidare, assecondandone venature e  dimensioni: è così che puo’ emergere un volto di donna che si abbandona al fascio di luna abbacinante e bianca.

La pietra, grezza nello sbozzare i lunghi e fluenti capelli dell’adoratrice, rapidamente fluisce in un movimento scultoreo in cui le linee si fanno più curve e le superfici assumono una rilevanza essenziale sino a tratteggiare un delicato volto di donna, adorante i pallidi raggi dell’astro lunare.

Le opere di Brigitte Cabell, Moon Adoring e Panter, saranno presentate in esclusiva presso lo stand E7 di Tablinum Cultural Management in collaborazione con Artistes Indépendants dal 14 al 19 Febbraio 2017 presso il Grand Palais di Parigi.

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BRIGITTE CABELL

cabellBrigitte Cabell, artista tedesca nata in Germania, a Berlino, ha lo studio nella Reismühle – Monaco di Baviera.  E’ vissuta per molto tempo in Italia, a Firenze.

Ha studiato medicina in Germania e ha lavorato come cardiologa fino sei anni fa in clinica, parallelamente alla clinica gli ultimi 14 anni ha frequentato diverse accademie in Germania, Austria, Italia, concentrandosi sullo studio di pittura e scultura; quest’ultima si è rivelata più affine al suo animo.

Ha esposto a Monaco, Berlino, Venezia, alla Triennale delle arti visive di Roma, nonché a Como presso l’officinacento5, in collaborazione con Tablinum Cultural Management.

La chanson de Frida e La leggenda di San Brendano: le opere di Mariangela Bombardieri per Art Capital 2017

Tablinum: le doti di meravigliosa affabulatrice di Mariangela Bombardieri tornano ad ammaliarci in occasione di Art Capital 2017.

Il colorismo dalle tinte vivaci e dal tratto sapiente, la precisione nella resa di forme e proporzioni dall’equilibrio perfetto ci introducono in un mondo di “Myth & Tales”, come recita anche il suo sito web personale, dov’è possibile ammirare l’intera collezione delle opere realizzate da questa meravigliosa “narratrice su tela”.

Il mondo della letteratura, del mito e del racconto  forma un rigoglioso campo di suggestioni e richiami che l’artista associa seguendo i richiami della propria sensibilità sino a conferirne nuova vita su tela.

Sono accostamenti rapsodici e personalissimi che a volte, nascono quasi per caso, sfogliando distrattamente le pagine di una rivista, quelli che troviamo alla genesi di queste opere; frutto di una mente fervida di creatività e avida di conoscenza.

Se, come sosteneva Picasso, l’artista per creare deve conservare in sè una scintilla di fanciullezza, Mariangela Bombardieri la sprigiona tutta in questo mirabolante connubio fra fantasia ed estro coloristico.

Cos’hanno in comune Frida Kahlo e Nastagio degli Onesti? Oppure l’eroe omerico Ulisse con San Brendano? Vogliamo ora che siano le parole stesse di quest’artista a narrarvi le sue opere attraverso i due testi di accompagnamento alle tele, che qui riproduciamo interamente. Essi sono strumenti preziosi per accostarsi al mondo fatto di miti e favole di Mariangela Bombardieri.

LA CHANSON DE FRIDA

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Sfogliavo distrattamente una rivista sciupata dall’uso, quando notai la statua di Anteros [1] fare capolino da un’istantanea di Piccadilly Circus a Londra. Il riverbero della statua fu illuminante. Fui folgorata da un’idea. L’amore è Luce. Questa è una verità profonda e incontrovertibile. L’amore è una forza universale, la più potente che esista, senza limiti, che illumina le nostre esistenze e innesca la scintilla vitale negli esseri viventi. La Luce è presenza d’Amore, che si tratti di un Dio [2] o dello sguardo dell’amante. Anteros è il Dio dell’amore non corrisposto, fratello di Eros. I due fratelli erano inseparabili. Racconta la leggenda che un giorno Afrodite si lamentò con la Dea Temi del fatto che il piccolo Eros non crescesse, così la saggia Temi le rispose che Eros non sarebbe mai cresciuto finché non avesse avuto l’amore di un fratello. Afrodite si unì ad Ares e generò Anteros e da quel momento i due fratelli crebbero insieme, ma ogni qualvolta Anteros si allontanava da Eros, quest’ultimo ritornava un fanciullo, turbolento ed irrequieto. Questo mito insegna che l’amore per crescere ha bisogno di essere corrisposto. Un personaggio simbolo della luce e del suo connubio con il buio è stata la pittrice Frida Kahlo, “una colomba dalla zampa rotta”. La sua esistenza è stata una canzone d’amore, struggente e appassionata, rivolta al suo compagno Diego Rivera. La sua costituzione fisica, la poliomielite (a sei anni) e successivamente un terribile incidente (a diciotto anni) nel quale restò gravemente ferita, non le impedirono di vivere un’esistenza ardente e vivace, animata dal suo amore per la pittura, la sua terra e soprattutto il marito Diego.“Il vero amore è come una finestra illuminata in una notte buia. Il vero amore è una quiete accesa” [3]. Amore attraversò lo sguardo di Frida Kahlo, trovatrice del  ventesimo secolo, con la violenza del fulmine, che penetra attraverso  la finestra di una torre e devasta tutto ciò che trova al suo interno [4] . La vita di Frida fu un’alternarsi di tradimenti e riavvicinamenti col compagno di sempre, una partita incerta tra amore corrisposto e non corrisposto. Come nella novella del Decameron di Nastagio degli Onesti [5]. Questi, ritrovatosi ricchissimo in giovane età, era innamorato di una fanciulla appartenente ad una famiglia nobile rivale. Per attirare la sua attenzione, Nastagio cominciò a sperperare il proprio denaro in banchetti e feste organizzate in suo onore; la ragazza, tuttavia, non ricambiò l’amore di Nastagio, anzi si divertì a rifiutarlo freddamente, e per questo motivo egli più volte si propose di suicidarsi, di odiarla o di dimenticarla, senza però riuscirvi. Vedendo che Nastagio si stava consumando di un’amore invano, i suoi amici e parenti gli consigliarono di andarsene da Ravenna. Il giovane pertanto si trasferì nella pineta vicino a Classe. Un venerdì all’inizio di maggio, all’imbrunire, Nastagio, passeggiando nella pineta, vide una ragazza correre nuda tra lacrime e lamenti, inseguita da due cani che la mordevano e da un cavaliere nero con uno spadino che la minacciava di morte. Nastagio cercò di difenderla, ma il cavaliere, presentatosi come Guido degli Anastagi, gli raccontò come un tempo aveva amato follemente questa donna che stava inseguendo ma, poiché costei non aveva voluto ricambiare il suo amore, si era suicidato. Quando anche la ragazza morì, senza alcun pentimento per il tormento che aveva inflitto al suo innamorato, venne condannata con lui alla pena di quella crudele caccia: ogni venerdì, la ragazza avrebbe dovuto subire l’uccisione e successivamente risorgere e ricominciare la dolorosa fuga, per tanti anni quanti erano stati i mesi del suo rifiuto nei confronti dell’innamorato. Nastagio decise di approfittare della situazione: imbandì un banchetto in quello stesso luogo del bosco il venerdì successivo, invitando i propri parenti e l’amata insieme con i suoi genitori. Come Nastagio aveva previsto, alla fine del pranzo si ripeté la scena straziante e drammatica. Con ciò egli ottenne l’effetto sperato: dopo che il cacciatore spiegò di nuovo ai presenti la sua condanna, la fanciulla amata da Nastagio, per paura di subire la stessa sorte della sventurata, cambiò atteggiamento e acconsentì immediatamente alle nozze, tramutando il suo odio in amore.

Testo di Mariangela Bombardieri

 1] Anteros come angelo della Carità cristiana (1893) è stata una delle prime statue in alluminio, allora considerato metallo prezioso.
2] Fin dall’epoca paleocristiana, la luce è segno di una soprannaturale presenza all’interno del luogo sacro
3] Giuseppe Ungaretti
4] Immagine tratta dal celebre sonetto di Guido Guinizzelli: “Lo vostro bel saluto e ‘l gentil sguardo”
5]  La novella è l’ottava della quinta giornata

LA LEGGENDA DI ULISSE E SAN BRENDANO

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Spiccai Il mio ultimo “volo” da Itaca, seguendo la profezia rivelatami nell’Ade dall’indovino Tiresia. E’ stato il naufragio del folle [1]. Volli varcare le colonne d’Ercole, bramoso d’infiniti spazi. Avvistai da lontano una montagna misteriosa. Era la sede dell’Eden [2]. Ahimè! Un vortice sorse improvvisamente e colpì la parte anteriore della nave. La fece girare tre volte, poi il mare si chiuse sopra di noi [3] . Non fui il solo a sfidare il volere degli dei. Nel tempio di Gordio, in terra di Frigia, era collocato un carro sacro, ancorato con un intricato nodo di robusta corda. Secondo l’oracolo chi fosse stato in grado di sciogliere quel nodo, sarebbe diventato imperatore dell’Asia minore.  Alessandro Magno, giunto  a Gordio, provò a sciogliere il nodo ma, non riuscendovi, lo tagliò a metà con la spada.  Egli fece avverare la profezia, conquistando in soli dodici anni l’intero impero persiano. L’eroe macedone affermò: “Molte  volte i miei compagni avrebbero deciso  di tornare indietro, ma non io, perché volevo vedere il confine del mondo”. Nel VI secolo, San Brendano di Clonfert, un abate irlandese, partì con sessanta compagni alla ricerca dell’Eden, situato sulla mitica “Isola dei Beati”.  Secondo la leggenda, i monaci durante la navigazione incontrarono un grande mostro marino (Zaratan) di nome Jasconius, che scambiarono per un’isola: vi si fermarono a celebrare la messa di Pasqua e accesero un fuoco, svegliando la bestia. Fu quindi la volta del Paradiso degli Uccelli Bianchi con gli angeli caduti, che il protagonista trovò sotto le spoglie di uccelli candidissimi, appollaiati sopra di un albero. Dopo diverse esperienze straordinarie, i monaci raggiunsero l’Isola dei Beati, visitarono l’Eden, e poi fecero ritorno in patria. Il come raggiungere quella terra meravigliosa rimase un mistero. Secoli dopo le pagine meravigliose de “Il Milione”, resoconto del viaggio compiuto nel Catai da Marco Polo, attraverso l’antica Via della Seta, ispireranno i viaggi di Cristoforo Colombo. Nel diciottesimo secolo, James CooK, esploratore e navigatore britannico, giunse al di là del mondo allora conosciuto, intenzionato a spingersi “fin dove è possibile per un uomo andare”. Cook andò alla ricerca del mitico continente Terra Australis e del passaggio a nord-ovest, rotta che collegasse l’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico nell’emisfero boreale. Le mete mutano e sono sempre più ardite e temerarie, ma dai ciclopici flutti del mare originano fiori di rara bellezza: le margherite. Candide e solari, le margherite sono considerate il simbolo di  purezza, bontà e nobiltà d’animo, generosità, amore. Nel medioevo le donne innamorate dei loro cavalieri cingevano con una corona di margherite gli scudi dei valorosi guerrieri. Anche il gioco del m’ama non m’ama affonda le sue radici in una leggenda riguardante la regina di Francia Margherita di Provenza, che usava sfogliare i petali di una margherita per assicurarsi che il marito, Luigi IX, prigioniero dei Saraceni, tornasse sano e salvo. Le margherite erano state donate alla regina, dal fratello, che le consigliò di staccare i petali dei fiori, per contare i giorni che la separavano dal ritorno del consorte. Quando il re venne liberato, la regina gli consegnò i petali di margherita che aveva strappato e conservato a testimonianza del suo amore e della sua fedeltà. Molti ricercano la felicità come se fosse una meta da raggiungere, mentre essa è rinvenibile all’interno della nostra anima, così come risulta maturata dalle esperienze che hanno segnato la nostra vita. Sono sufficienti il silenzio e l’ascolto. “ Non è nel firmamento stellato, né nello splendore delle corolle che si vede in tutta la sua perfezione la rivelazione dell’infinito nel finito, che è il motivo di ogni creazione – è nell’anima dell’uomo”[4]. Accogliamo allora l’invito propostoci  nella poesia “Itaca” da Costantino Kavafis: “Se per Itaca volgi il tuo viaggio, fa’ voti che ti sia lunga la via, e colma di vicende e conoscenze. Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi o Posidone incollerito: mai troverai tali mostri sulla via, se resta il tuo pensiero alto, e squisita è l’emozione che ti tocca il cuore e il corpo […]. Itaca tieni sempre nella mente. La tua sorte ti segna quell’approdo. Ma non precipitare il tuo viaggio. Meglio che duri molti anni, che vecchio tu finalmente attracchi all’isoletta, ricco di quanto guadagnasti in via, senza aspettare che ti dia ricchezze. Itaca t’ha donato il bel viaggio. Senza di lei non ti mettevi in via. Nulla ha da darti più. E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso. Reduce così saggio, così esperto , avrai capito che vuol dire un’Itaca”.

Testo di Mariangela Bombardieri

[1] Si veda la xilografia realizzata da Albrecht Dürer per la “Stultifera navis mortalium”
[2] Il Paradiso viene indicato con nomi differenti nelle diverse tradizioni: Giardino dell’Eden, Campi Elisi, Isole Fortunate, ecc.
[3] L’episodio è narrato da Dante Alighieri nel XXVI canto dell’Inferno
[4 ] R. Tagore, Sadhana

Le opere di Mariangela Bombardieri,  La chanson de Frida e La leggenda di San Brendano, saranno presentate in esclusiva presso lo stand E7 di Tablinum Cultural Management in collaborazione con Artistes Indépendants dal 14 al 19 Febbraio 2017 presso il Grand Palais di Parigi.

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MARIANGELA BOMBARDIERI

Risultati immagini per bombardieri mariangelaLa mia vita è segnata da un sogno ricorrente: dipingere, dipingere e ancora dipingere. E’ questa la passione che anima le mie giornate, unita ad una profonda curiosità . Adoro viaggiare e leggere. Attraverso le mie opere mi piace esprimere le mie riflessioni e i miei stati d’animo. Attingo per l’ideazione delle mie opere dagli spunti offerti dalla lettura di testi di filosofia, letteratura, arte, scienze, o di altre discipline e auspico nel campo dell’arte la più completa e perfetta fusione tra i diversi ambiti del sapere umano. Il mio sogno è infatti di realizzare attraverso le mie opere una forma di “sincretismo culturale”, in cui i diversi ambiti dello scibile umano siano fusi e compenetrati in una perfetta e assoluta armonia.

Propendo per un’arte fatta di contenuti e di simboli e ho sempre sognato di essere una grande “affabulatrice” di storie.

Da qui la mia passione per i miti, le leggende e le favole, e non solo …

Ora vi racconterò una storia, la favola de “La volpe e la maschera”, scritta da Fedro, poeta vissuto nell’età  giulio-claudia, e ripresa successivamente anche da Jean de La Fontaine (sotto un diverso titolo: “la volpe e il busto”).

La volpe un giorno, per caso, vide una maschera tragica: “Che bella testa!” esclamò. “Peccato, che non ha cervello!”

(Personam tragicam forte vulpes viderat: “quanta species” inquit “cerebrum non habet!”).

In una realtà  come quella contemporanea, dominata dalle apparenze, soltanto un’acuta osservatrice (impersonata dalla volpe) riesce a penetrare la sostanza del reale e a vedere al di là  dell’esteriorità  il senso di vuoto che nasconde.

 

 

Gold Rose Flower: l’opera di Leonardo Balbi per Art Capital 2017

Tablinum: l’effetto è tridimensionale la tecnica, brevettata in esclusiva dall’artista, racchiude in sé visionaria ricerca nell’approfondimento delle teorie spazialistiche ed estrema perizia manuale.

La tela è incisa più volte e ricongiunta sino a creare un effetto unico e ogni volta irripetibile nella sua perfezione tridimensionale di luci e ombre che dà vita ad un’opera che fonde in sé la dinamicità dell’avanguardia non disgiunta dalla ricercatezza di materiali preziosi come gli inserti in foglia d’oro.

Spazio e forma dialogano nelle opere tridimensionali di Balbi: la tela, lungi dall’essere un limite si fa frontiera per nuove ricerche. Essa non è più semplice supporto sul quale l’opera d’arte si rivela ma è protagonista della ricerca estetica dell’artista e con le sue aperture essa è incisa e per estroflettersi lasciandoci intravedere un nuovo mondo al di là,

 I colori sono intensi e preziosi: l’oro ci fa pensare subito a qualcosa di perfetto il cui valore è sacrale mentre il rosso è uno squarcio, quasi una ferita di rosso palpitante scarlatto, linfa vitale nell’aurea compostezza dell’arte.

Il concetto di spazialistica memoria sembra approdare, grazie agli studi della forma e della materia a cui Leonardo Balbi ha votato la propria esistenza, ad una nuova entusiasmante frontiera.  E se in molti hanno cercato di calcare la via delle estroflessioni e dei tagli tracciata da grandi maestri come Fontana e Bonalumi, Castellani o Burri, davvero in pochi sono riusciti a farci riflettere su come poter proseguire questa via che esplora l’infinito oltre la tela.

Non è più questione di infrangere un limite ma piuttosto di elaborare al di là di esso una nuova definizione di estetica, dove neppure la distinzione fra scultura e pittura ha senso di fronte al prevalere della Bellezza assoluta.

Gold Rose Flower trasmette e rielabora la semplice e composta bellezza che giunge all’uomo dal mondo naturale, come solo chi è dotato di una straordinaria sensibilità estetica può fare. In un’opera come questa non c’è posto per brutture e forme impregnate dalle ombre d’ansia e insicurezza; la sua è un arte fatta di equilibri delicati e per questo perfetti. Un’opera d’arte preziosa adatta al collezionista che ama circondarsi dalle più raffinate ricercatezze dell’arte contemporanea.

Possiamo certo affermare che  Leonardo Balbi sa come ammaliare il proprio spettatore: dopo aver ammirato le sue opere ad olio, intrise di matericità, in cui l’artista ha impegnato attivamente la propria fisicità raschiando e incidendo la tela per farne emergere gli strati di colore che la compongono, ora assistiamo a una vera e propria operazione di trasformazione della tela, che si apre alla tridimensionalità sottoposta all’estro di Balbi. La sua arte, è proprio il caso di dirlo, sboccia in forme nuove e preziose. 

Perché la Bellezza, soprattutto nell’opera d’arte, può mutare forma ma resterà sempre a illuminare l’opera e ammaliare il fruitore.


L’opera di Leonardo Balbi, Golden Rose Flower sarà presentata in esclusiva presso lo stand E7 di Tablinum Cultural Management in collaborazione con Artistes Indépendants dal 14 al 19 Febbraio 2017 presso il Grand Palais di Parigi.

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L’ARTISTA

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LEONARDO BALBI, artista e designer, è nato nei pressi di Verona e vive a Mantova dove lavora e dipinge in uno spazio storico, ex sito industriale, adibito ad atelier-galleria d’arte

Trascorso una decina di anni come responsabile creativo della ditta, apre uno studio tutto suo. Sono gli anni ottanta quando la moda italiana esplode e Balbi diventa, allora come oggi,  il designer di riferimento per  creare  collezioni di occhiali per gli stilisti  più altisonanti della moda quali: Valentino, Versace, Gucci, Calvin Klein, Dolce Gabbana, Nina Ricci, Tom Ford, Persol e molti altri.

La pittura e l’arte sono in lui fortemente intrecciate e l’esperienza nel mondo del designer influenza in modo significativo la sua maturità artistico pittorica. Il continuo reinventarsi di forme, disegni, e accostamento di colori si amalgama perfettamente con il mondo dell’arte.

Con l’arrivo del nuovo millennio l’anima dell’artista torna prepotentemente a chiedere spazio; dipingere per il piacere di creare, creare come unico vero atto di libertà.

Ben lo vediamo nell’evoluzione della sua opera in questi ultimi tempi. A una pittura astratta, molto   materica e connotata da un espressionismo affidato a colori accesi egli affianca un lavoro tridimensionale.

Alla tela trattata con il colore, viene imposto un movimento, “un’esplosione” che provoca tagli e aperture che la rendono tridimensionale e in dialogo con mondo parallelo.

Spontaneo l’accostamento al lavoro di Fontana e Burri che hanno aperto la strada, ma con qualcosa di assolutamente nuovo. L’opera di Balbi ora è il risultato di una sperimentazione spaziale inedita, dove il gioco di prospettive possibili si amplifica come in un prisma.

Queste ultime creazioni dove la preziosità di oro, argento e rame sono in dialogo con i colori puri e vivaci degli sfondi, questo aspetto rende giustizia alla bellezza: il fine ultimo dell’uomo e dell’artista, nato per emozionarci!