Un pezzo di storia lacustre

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Studio Tablinum: ieri mattina lo storico piroscafo PATRIA ha lasciato Colico diretto allo scalo di Cadenabbia, dove rimarrà ormeggiato per circa un mese.
Proseguono come di consueto le visite gratuite a bordo durante i weekend, durante le quali i visitatori potranno ammirare di persona l’ultimo piroscafo mezzo-salone dei laghi italiani (il gemello Concordia negli anni Settanta è stato dotato di una veranda a poppa), recentemente restaurato e riqualificato ad opera della Provincia di Como.
Domenica 10 novembre il PATRIA sarà aperto al pubblico dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 14.00 alle ore 16.00: guide d’eccezione saranno Jacopo Memeo, Marcello Baldrati, Andrea Foglia e Alessandro Milesi, appassionati ed esperti di navigazione lariana, pronti a rispondere ad ogni vostra domanda e curiosità.
Jacopo Memeo

La cultura classica nell’era digitale

 

 

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Studio Tablinum: altro splendido appuntamento promosso dall’Associazione Italiana di Cultura Classica, delegazione di Como. Venerdì 29 novembre, dalle ore 17 alle ore 19.30 si tratterà il tema della cultura classica nell’era digitale. Relatori della serata saranno il Prof. Giovanni Benedetto dell’Università Statale di Milano, il Prof. Mario Capasso Presidente Nazionale dell’A.i.c.c. ed il prof. Bruno Saladino ex Preside del Liceo Volta di Como. Moderatore della serata la Prof.ssa Raffaella Di Paola del Liceo Volta di Como. Con il patrocinio dell’Assessorato alla cultura del comune di Como.

Anche nostro studio a più volte promosso quest’aspetto, soprattutto in campo archeologico, con ricostruzioni tridimensionali dei vari siti sparsi in tutto il mondo, un tentativo, il nostro, di “svecchiare” questo sistema ormai obsoleto.

                                                                                                                                               Alessandro Cerioli

Seconda conferenza naturalistica di Attilio Selva

Studio Tablinum: durante la seconda parte, che potrete visionare su youtube, il naturalista Attilio Selva ha reso coinvolgente la serata con la proiezione di fotografie di alto interesse naturalistico; delucidandone tutti i singoli fotogrammi il pubblico è stato trasportato in un viaggio virtuale del triangolo lariano.

Conferenza naturalistica di Attilio Selva

Studio Tablinum: in questo video visionerete l’introduzione alla conferenza naturalistica di Attilio Selva, presso il Centro Culturale Biblioteca Bellagio. Il naturalista ha delucidato la natura del luogo, esattamente del triangolo lariano, esaltandone le particolarità. Ampio spazio è stato dato alle scoperte paleontologiche, con illustrazioni e riferimenti fotografici. Questa due giorni scientifica, organizzata da Studio Tablinum, vuole sensibilizzare le persone a favore del tema naturalistico e renderle consapevoli che un’ecosistema cosi fragile potrebbe essere compromesso, irrimediabilmente, dall’ incautela dell’uomo.

Larius: dal periodo classico al medioevo.

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Studio Tablinum: partirò dall’arrivo di Cesare nella antica Comum Oppidum, che rifondò in Nova Comum dove insediò una cospicua colonia greca nell’anno 59 a.c.

Proprio Nova comum diventa avamposto della cultura classica all’interno di un territorio ancora inesplorato come quello gallico. Da qui, grazie alle progressive infiltrazioni di coloni greci promosse da Caio Giulio Cesare, assisteremo a un progressivo sviluppo delle cultura, delle arti, dei mestieri, tipici della cultura classica. Una dimostrazione è data dai numerosi nomi dall’etimologia ellenizzante conservati dai paesi affacciati sul bacino lariano come, ad esempio, Lenno da Lemno, Corenno da Corinto.

E’ importante comprendere quanto fosse differente la natura del territorio lariano quando le avanguardie delle legioni, si trovarono ad affrontare popolazioni sino ad allora non assuefatte al modus vivendi romano. L’orografia non aiutò affatto l’avanzata delle aquile, dirette verso i passi retici. Unico vantaggio di questi luoghi impervi, fu la via lacustre che consentiva una rapida ascesa verso nord, trasformandosi in una sorta di “autostrada” d’acqua.

La celebrata capacità romana di adattarsi a qualsiasi  territorio, anche il più impervio,passò dall’edificazione dei due castra di Lemnos (Campo di Lenno) e Bilacus (Loppia di Bellagio), realizzati meramente per scopi bellici, a un’edilizia pubblica e privata di carattere civile di cui ancora oggi abbiamo importanti riscontri.

La fama di questi luoghi crebbe progressivamente fino a raggiungere il culmine nell’età aurea traianea quando Plinio il Giovane edificò le sue amate ville, la Tragoedia e la Comoedia, proprio sulle sponde lariane che da teatro di operazioni belliche si tramutarono in luogo ameno di villeggiatura, spesso citato anche nelle opere di celebri autori latini.

Lo spostamento della capitale dell’impero romano d’occidente da Roma a Mediolanum diede un’ ulteriore importanza all’area comasca che continuò ad avere una vasta eco anche con il sopraggiungere delle orde barbariche che sancirono la caduta dell’impero e l’inizio dei secoli bui del Medio Evo.

La zona lariana, per secoli scenario delle aspre dispute barbariche conseguite alla dissoluzione dell’impero videro infine nel VIII d.c.  l’insediarsi dei Longobardi che si integrarono progressivamente alle popolazioni locali  soprattutto a seguito della loro conversione al cristianesimo ad opera della leggendaria Regina Teodolinda. Di questo periodo possiamo trovare traccia nei numerosi resti di edifici religiosi. Luoghi che anche nell’epoca medievale sono stati teatro di importanti eventi storici, pensiamo alla lotta del Barbarossa contro i comuni , di cui ,ancora oggi, a un millennio di distanza è rievocato nella notte di San Giovanni, l’incendio dell’Isola Comacina ad opera dei comaschi.

Ma non solo come  è ben testimoniato dall’ Hospitalis di Ossuccio, queste terre furono attraversate dai pellegrini che attraverso la via Francigena si dirigevano alla volta di Roma.

In questi luoghi ameni si respira la nostra storia,  essenziale  per poter comprendere meglio il nostro futuro. È per questo che la sensibilizzazione delle nuove generazioni si ritiene elemento fondamentale per conferire una profondità maggiore ai luoghi del nostro quotidiano.

Alessandro Cerioli

Per saperne di più:

Como

Lenno

Bellagio

Quando dal Lago di Como si poteva raggiungere il Mare Adriatico

ImmagineStudio Tablinum: Sono passati oramai settant’anni dalla dismissione dei navigli, a Milano, e tutto d’un tratto la città d’acqua, molto simile ad Amsterdam e a Venezia, divenne una città simile alle altre, i suoi trasporti spostati dall’efficiente via d’acqua e posti quasi per la maggioranza su strada, sino ad arrivare all’intasamento caotico dei giorni nostri.

Il lago di Como che sfruttava la via d’acqua meneghina si è trovato, anch’esso, tagliato fuori dalle vie fluviali maggiori, che tramite il Po portavano al Mare Adriatico. Pensiamo per un momento a come potrebbe essere la vita di tutti i giorni degli abitanti del Lario se settant’anni fa la decisione di dismettere questa arteria fluviale fosse stata diversa, ossia tutto il trasporto stradale ridivenisse fluviale; la prima cosa che si noterebbe sarebbe la totale assenza di code ed intasamenti sulle già anguste strade del circuito lacustre, tutti i paesi sarebbero organizzati con dei porti per lo scarico e carico delle merci, e si vedrebbe sul Lario un via vai d’imbarcazioni come non si vedeva più da metà ‘900. Questa tesi è stata avvalorata dalla scrittrice bellagina Lucia Sala nel suo libro “Cento Gondole Lariane” (2011), nel quale spiegava, anche grazie alle testimonianze orali di persone, quali Mario Barindelli, che si sono occupate per una vita intera di trasporto fluviale con le imbarcazioni dell’epoca, gondole e comballi, come i trasporti fossero organizzati in modo capillare e non rapsodico, come a volte si tende a pensare, ma pensato nei minimi dettagli. trasporto questo, a suo tempo, totalmente ecologico, visto che si sfruttava la forza dei venti. L’esempio più eclatante: Un carico di cinquecento quintali di materiale, da Como a Bellagio impiegava con una gondola lariana circa due ore e mezza di navigazione per giungere in porto, rammento: per mezzo di vela e non motore, sapete quanto impiega oggi un mezzo pesante (camion) per portare i nostri cinquecento quintali di materiale? La bellezza di un’ora e trenta, inquinando, creando ingorghi sulla strada quindi rallentando la viabilità alle autovetture. E’ questo il vero mistero, che cosa abbiamo guadagnato con questo cambiamento? Credo e penso veramente poco.

Pensando che il Lario era una delle vie fluviali più antiche d’Europa, usata dall’epoca insubrica prima e romana poi, si può denotare solo un regresso, non un progresso.

Altre discutissime decisioni furono prese sul Lario, esattamente sulla sponda occidentale, ossia quella di smantellare una delle più antiche ferrovie d’Italia, la linea Menaggio – Porlezza, un tratto di una ventina di chilometri che collegava due laghi prealpini il lago di Como ed il lago di Lugano. anch’esso trasporto ecologico in tutto e per tutto, che eliminava i problemi legati al traffico automobilistico in una tratta ancora oggi molto battuta.

Nella vicina Svizzera queste forme di trasporti sono stato rinforzate e non smantellate come accaduto sul Lario.

Posso segnalare ai lettori, che volessero maggiori informazioni sui due tipi di trasporti citati in questo articolo, il Museo Etnografico della Val Sanagra, dove sono collezionate delle testimonianze fotografiche dell’antica ferrovia, non che dei reperti della stessa, ed il Museo della Barca Lariana, dove sono conservate le antiche imbarcazioni, gondole, del lago di Como.

Alessandro Cerioli