Le Grandi Battaglie della Storia: Termopili

passo delle termopiliTABLINUM: cari lettori questo mese tratteremo le vicende belliche intercorse fra il potente impero persiano e le piccole città stato della Grecia. La battaglia da noi descritta in questo articolo è ricordata negli annali come la battaglia del passo delle Termopili, ed ebbe luogo nel del 480 a.C. In contrapposizione due figure carismatiche e agli antipodi: una alla guida dell’esercito persiano, re Serse I; mentre l’altra alla testa della coalizione greca, composta da spartani, corinzi, tebani e altri greci, re Leonida. Non si trattò di una battaglia campale, come accadde un decennio dopo, nel 479 d.C., a Platea, a passare alla storia furono, invece, le imprese del contingente di millequattrocento uomini, al comando di re Leonida, rimasti con a contrastare le schiaccianti forze belliche dei molti persiani.

Ma come si è arrivati a questo epico scontro?

movimenti eserciti greco - persianoL’invasione persiana del 480 a. può considerarsi una risposta allo “smacco” subito durante la fallita “prima invasione” della Grecia ad opera del re persiano Dario, con la conseguente grande vittoria dei greci a Maratona (490 a.C.). Dieci anni dopo, nel aprile del 480 a.C., il figlio di Dario, Serse I, deciso a vendicare la bruciante sconfitta del padre, ritenta l’invasione della Grecia in un modo senz’altro spettacolare: ordina, infatti, di unire, grazie alla costruzione di un ponte di barche, le due rive dell’Ellesponto nel punto in cui esso si restringe a soli sette stadi (1200 m). Dopo il fallimentare primo tentativo, conclusosi con la decapitazione dei suoi ingegneri egiziani e fenici e con il singolare episodio della “flagellazione” del mare di cui abbiamo notizia grazie a Erodoto, finalmente Serse I ottiene la costruzione del tanto agognato ponte di ben seicentosettantaquattro barche che consente l’invasione persiana in una trionfale parata durata ben sette giorni e sette notti, nella quale, sempre secondo quanto tramandato da Erodoto, non mancano i più infausti segni premonitori.  

leonidaPer tutta risposta alla nuova e pressante minaccia persiana, gli Ellenici, riuniti a Corinto, formano un’alleanza, l’”Afizionia Panellenica” che comprendente trentuno Polis; Sparta è fra queste confederate e fornisce i soldati migliori e meglio addestrati del mondo, uomini nati e cresciuti per combattere e allevati sin da bambini a credere che la gloria più grande fosse il cadere combattendo sul campo di battaglia. Proprio dalle leve spartane provenivano i più valenti guerrieri eletti comandanti della coalizione delle Polis greche . Per poter dilagare nell’Attica, i Persiani devono necessariamente transitare per uno stretto e impervio passo, fra il monte Kallimodron ed il mare, chiamato Termopili (nome che significa “termos pulai”, cioè porte calde, e trae origine dalla presenza di numerose sorgenti naturali di acqua calda a delimitare i perimetri dello stretto passaggio costiero). Per bloccare l’immenso esercito di Serse I i confederati vi mandano un’avanguardia di settemila opliti al comando del re di Sparta Leonida.

Molto attenti a non commettere errori, per via della natura impervia del luogo, i persiani attendono tre giorni prima di dare il via alle ostilità, cercando delle vie alternative, compresa la corruzione di re Leonida; ma tutto risulta invano.

mappa strategicaAl quarto giorno dunque iniziano le ostilità e durante la prima ondata d’attacco i persiani vengono respinti dalla fiera resistenza greca. Grazie a degli accorgimenti adottati da Leonida tra i quali la ricostruzione del muro focese le forze persiane sono necessariamente bloccate nel punto più stretto del passo, dove non sono i grandi numeri a contare bensì l’abilità nel combattimento: per questo lo schierare gli opliti, pesantemente corazzati, consente al manipolo di uomini al comando di re Leonida di avere la meglio sui singoli combattenti persiani, incapaci di forzare il blocco greco.

immortali persianiIl giorno successivo, probabilmente consigliato in modo erroneo dai suoi generali, Serse I manda all’assalto dei greci la sua guardia personale, gli Immortali, subendo però perdite elevatissime. Si tratta di una decisione presa all’epilogo di una serie di gravi errori strategici: non ha atteso le mosse del nemico, non lo ha sfiancato con lanci di proiettili e con incursioni rapide per poi decidere di far entrare in scena subito il suo corpo d’elite. Duplice errore se si considerano le alte perdite e lo scoramento delle altre truppe persiane, vista la guardia imperiale decimata dai greci. La tattica di risposta attuata da Leonida è elementare ma estremamente efficace: eseguire una finta ritirata per poi tornare sui propri passi e decimare i nemici isolati. Di fronte allo spettro di una nuova ignominiosa disfatta, Serse I decide di ripiegare in buon ordine e riorganizzare le sue frastornate truppe, mentre i greci si alternano nella difesa del passo per consentire il riposo alle truppe coinvolte nei primi giorni di scontri. Si va cosi creando una situazione di stallo percepibile da parte di ambedue gli schieramenti e, probabilmente, si sarebbe potuti potrebbe proseguire con questo stallo per dei mesi.

oplita-armaturaMa la svolta giunge inaspettata e favorisce i persiani, anche se immeritatamente. Un pastore greco che abitava in quelle zone, tale Efialte, decide di vendersi al re persiano, in cambio di lauti doni, ed indica un passaggio alternativo, una sorta di sentiero per le capre che gira tutto intorno al monte Kallimodron e consente di prendere i greci alla spalle. A questo punto Re Leonida, consapevole di essere stato irrimediabilmente aggirato, decide di allontanare il grosso dell’esercito greco e resta a guardia del passaggio con trecento Spartani, settecento Tespiesi, quattrocento Tebani e, forse, qualche centinaio di altri. Si tratta, per questi opliti di un consapevole sacrificio: l’unico risultato che potranno trarre dalla loro resistenza sarà ritardare l’invasione persiana e guadagnare tempo in favore della riorganizzazione dei ranghi dei confederati. Premiato il traditore Efialte, Serse I divide il suo esercito ed intraprende una mossa a “tenaglia” che obbliga i greci a combattere su due fronti contemporaneamente: quello anteriore e quello posteriore. L’attacco posteriore dei persiani costituisce una vera e propria a sorpresa per il re Leonida che cerca di contrastare l’impeto dei persiani che calano dal crinale della montagna. Ormai il destino della battaglia sembra irrimediabilmente deciso e pur resistendo strenuamente, Leonida e i suoi uomini non possono che constatare di aver perduto la battaglia. E’ così che prende un’eroica decisione: fa allontanare il grosso dell’esercito, rimanendo a guardia del passo con soli mille e quattrocento uomini circa.

salaminaAl termine degli scontri quel giorno, fra i caduti si contano quasi solo opliti greci, compreso il corpo di re Leonida di Sparta. Tuttavia il sacrificio di Leonida e dei suoi opliti non si rivela vano e la coalizione può guadagnare tempo vitale. Nonostante la fortunosa vittoria alle Termopili la partita contro i greci non è ancora vinta per Serse: I contingenti greci, approfittando del tempo guadagnato, si riuniscono sotto il comando dello stratega ateniese Temistocle e riescono a bloccare l’avanzata via mare delle truppe nemiche infliggendo loro una sconfitta memorabile in occasione della naumachia di Salamina (la prima grande battaglia navale di cui possiamo vantare ampia documentazione).

serseParalizzato da queste battute d’arresto Serse commette l’errore che pregiudicherà irreparabilmente la sua vittoria nella terza ed ultima battaglia contro la coalizione greca. Il re persiano decide infatti di rimpatriare con il grosso dell’esercito e di rinviare l’invasione all’anno successivo, lasciando a presidiare la Grecia solo il suo generale migliore, Mardonio, alla testa di cinquantamila uomini. Questa esitazione va a favore delle forze greche che sfruttano intelligentemente il periodo di tregua per riorganizzarsi e affrontare l’esercito persiano nella battaglia di Platea a ranghi completi, correva l’anno 479 a.c. e la vittoria greca in quella battaglia campale consentì alla Grecia di mantenere le proprie libertà e autonomie facendo comprendere ai persiani che la Grecia non era poi tanto facilmente conquistabile.

battaglia-plateaMa provate, per un solo istante, a pensare quanto sarebbe cambiato se i persiani avessero vinto a Platea? La società occidentale, come la intendiamo noi oggigiorno, non esisterebbe. Quindi niente più classicismo e soprattutto niente più ellenismo. Una società che sposava i costumi orientaleggianti, che parlava il farsi, che adorava Ahura Mazda e che era soggetta al volere di un monarca assolutista. Facendo questa semplice riflessione potrete comprendere meglio il sacrificio di re Leonida e di tutti i greci liberi.

Il prossimo mese tratteremo le vicende di un re macedone che fece di un sogno realtà, che si spinse la dove nessuno altro avrebbe potuto immaginare e che cambio il mondo allora conosciuto, per sempre: Alessandro Magno e la battaglia di Isso.

 

Alessandro Cerioli

Le Grandi Battaglie della Storia: Qadesh

cartinaTablinum: per i prossimi dodici mesi di questo 2015 vi terremo compagnia con una serie di articoli che vedranno raccontate le dodici battaglie che hanno cambiato il corso della storia. Scelte azzardate e a volte infauste hanno determinato l’annientamento di schieramenti interi, avendo delle ripercussioni a livello socio-politico devastanti e decisive. La tattica sui campi di battaglia, la fine strategia dei grandi generali della storia e la spregiudicatezza dei vincenti faranno da cornice a questo ciclo dedicato alle mosse compiute sulla scacchiera dei campi di battaglia.

Questo primo mese tratteremo la prima battaglia, a memoria d’uomo, fra due schieramenti per alcuni versi complementari: la battaglia di Qadesh, fra l’impero Ittita e l’impero Egizio, nell’anno 1258 a.c.

Nella seconda metà del XIV secolo a.c., l’Egitto della XVIII Dinastia attraversava una grave crisi politica, e solo un colpo di stato militare restituisce al regno un forte governo centrale.

La rinascita avviene con la XIX Dinastia, fondata da Ramesse I. Il figlio del nuovo Faraone Sethi I durante una dura campagna riconquista il sud della Siria e la Palestina. Nello stesso periodo l’impero Ittita, che era il vero antagonista dell’impero egizio, si espanse fra l’Anatolia al nord del Libano e la Siria del sud, a quel punto forti attriti erano inevitabili.

ramesse IIFu il figlio di Sethi I, Ramesse II, a contendere agli Ittiti il controllo della regione siro-palestinese. Organizza una spedizione militare per conquistare la città di Qadesh, sotto controllo Ittita. Lo scopo della missione, oltre la conquista di Qadesh, era quello di conquistare i porti sulla costa palestinese per garantirsi i fondamentali approvvigionamenti.

Il corpo di spedizione egizio e composta da quattro divisioni, circa ventimila uomini, con l’appoggio di duemila carri da guerra, mentre gli Ittiti dispongono di forze pari diciassettemila uomini, con l’appoggio di ben tremila carri da guerra.

Ramesse II, una volta giunto nel Sud del Libano, devia verso la valle della Beqaa e prosegue verso la piana di Qadesh.

All’ottavo giorno di marcia le quattro divisioni di Ramesse II si attestano intorno alla città. Due divisioni a sud della città, una nei pressi della foresta di Rabawi e l’altra nei pressi del fiume Oronte mentre l’ultima, guidata dal Faraone stesso, si attesta su una collina vicina.

Il nono giorno Ramesse II e le sue quattro divisioni attraversano il fiume Oronte e si apprestano a marciare sulla città di Qadesh. Questo è il primo trucco che gli Ittiti escogitano per dare un falso senso di sicurezza al Faraone: a Shabtuna due spie ittite, travestite da mercanti, interrogati dal faraone stesso raccontano una versione inesatta degli spostamenti nemici. Fortunatamente per Ramesse II due esploratori nemici vengono catturati il giorno dopo e confessano l’accaduto, a quel punto il Faraone fa raggruppare tutte e quattro le sue divisioni, affrettando al massimo i tempi.

fasi della battagliaGli Ittiti, guidati dal loro re Muwatallis, spostano a sud circa duemilacinquecento carri da guerra, pronti ad attaccare il fianco destro dello schieramento egizio.

E l’ora dell’attacco Ittita che con massima celerità manda i suoi carri da guerra a scagliarsi contro il fianco destro dello schieramento egizio, che viene travolto. I fanti egizi sono in rotta e i carri supersiti si dirigono verso l’accampamento egizio per proteggere il Faraone. Presto l’accampamento egizio è sottoposta ad un attacco da tre direzioni e presto le linee di difesa egizie cedono lasciando il compito della difesa dell’accampamento e del Faraone ad una sola divisione.

muwatallisLa tattica del re Muwatallis è stata vincente, ingaggiando in battaglia i soli carri da guerra e lasciando nelle retrovie la fanteria e i carri di riserva. ma in questa ultima fase d’attacco gli Ittiti commettono due errori strategici che danno modo all’esercito egizio di riorganizzarsi. Il primo errore è stato nel non completare l’accerchiamento ed il secondo quello di essersi dati subito al saccheggio dell’accampamento egizio, perdendo di fatto tempo prezioso.

incisioneInfatti i fanti pesanti egizi, con le lunghe loro lunghe lance, ebbero la meglio sugli equipaggi dei carri Ittiti, ormai appiedati. Ramesse II, superato lo shock iniziale, decise di fare una sortita nella parte dello schieramento Ittita più indebolito, riuscendo a riordinare le divisioni rimanenti. Nel tentativo di cogliere alle spalle il faraone, il re Muwatallis, invia altri mille carri che a loro volta rischiano di essere accerchiati dal ripiegamento delle divisioni egizie rimanenti. A quel punto Ramesse II completa l’accerchiamento attaccando le forze nemiche, schiacciate sul fiume Oronte, e si ritrova padrone del campo. A quel punto la prima grande battaglia fra i due eserciti più potenti dell’epoca si conclude e vi sorprenderà sapere che finì con un sostanziale pareggio.

ittitiIl re Muwatallis, molto saggiamente, decise di non impiegare la propria fanteria e quindi di combattere solo con i carri da guerra, evitando così alte perdite dovute dagli arcieri egizi. Mentre il faraone Ramesse II fu abile a tirar fuori il suo esercito da una situazione molto complicata, tuttavia non poté assediare la città di Qadesh per via delle ingenti perdite nel suo schieramento.

Quindi i rispettivi eserciti si ritirarono in buon ordine.

PHI-71604E’ interessante sapere come le due rispettive propagande politiche si arrogarono una vittoria che di fatto non fu di nessuno: Ramesse II viene glorificato nel poema “di Pentaur” e nelle opere di arti figurative come ad Abu Simbel, mentre gli ittiti glorificano Muwatallis, come unico vincitore della battaglia di Qadesh, secondo quanto riportato dalle tavolette rinvenute nella capitale ittita, Hattusas.

Trattato QadeshNell’anno 1259 circa fu stipulato il più antico trattato di pace della storia fra il re ittita Hattusili e il faraone egiziano Ramesse II. In questo trattato i due sovrani, per chiare convenienze geopolitiche, dichiarano di non muoversi più guerra.

 

Il prossimo mese di febbraio scopriremo come un esercito di “pochi” si è contrapposto ad un esercito di “molti” e come le piccole città stato greche rimasero libere ed autonome: la battaglia del passo delle Termopili.

 

Alessandro Cerioli