Serata Letteraria: L’Enigma Michelangelo

locandina piazzaTablinum: al Grand Hotel Victoria il nuovo romanzo di Daniela Piazza, “L’Enigma Michelangelo“: sulle tracce un’opera misteriosa del grande Michelangelo Buonarotti. Sabato 19 marzo, dalle ore 19.00. Daniela Piazza, scrittrice ligure di cui abbiamo già apprezzato il best seller “Il tempio della Luce” edito da Rizzoli, ci regala un nuovo intrigante romanzo, sospeso tra storia e arte, dedicato al grande Michelangelo Buonarroti e ad una delle sue opere più misteriose : il Cupido Dormiente.

Siamo nel 1494 Michelangelo Buonarroti è un giovane scultore dalla promettente carriera e dal carattere scontroso e burbero. Non ama parlare di sé ed essere al centro dell’attenzione ma ha una sola ossessione quella del corpo e del volume da scolpirsi nel marmo con una resa, se possibile, più perfetta del vero. Cresciuto ed educato alla corte di Lorenzo de’ Medici, il Magnifico è ora, morto il suo mecenate e con il governo di Firenze nelle mani dei Piagnoni Savonaroliani,  costretto a vagare alla ricerca di nuove committenze al di fuori di della propria patria. Ed è proprio in quello che per la storia dell’arte è uno dei periodi più oscuri e turbolenti della vita del giovane Michelangelo, che vede la luce un’opera perfetta e tormentata fin dalle proprie origini.

image.“Un cupido che giace e dorme posato su una mano: è integro ed è lungo circa quattro spanne, ed è bellissimo; c’è chi lo ritiene antico e chi moderno; comunque sia è ritenuto ed è perfettissimo” questa è la descrizione che Pico della Mirandola fa alla sua signora, Isabella d’Este dopo aver ammirato l’opera nella residenza romana di Ascanio Sforza.

Ma com’è arrivato il puttino addormentato fino a Roma? A causa di quello che fu, pare involontariamente dal proprio esecutore, uno dei più grandi scandali falsari dell’epoca: l’opera era stata infatti venduta, spacciandola per un originale romano, al potente Cardinale di S. Giorgio, Raffaele Riario da un mercante fiorentino, Giovanni Milanese, per una somma esorbitante, mai osata prima per un’opera moderna: 200 ducati.

L’opera rifiutata dal Card. Riario ed esposta presso il Palazzo  di Ascanio Sforza nel corso di un ricercatissimo ricevimento suscita le brame di alcuni fra i più potenti personaggi dell’Italia rinascimentale. Seguendo le rocambolesche vicende di questa perfetta statua di putto dormiente, ci ritroviamo catapultati in avventure rocambolesche e spesso turpi, inseguendo le tracce di una statua contesa per svariate e tra di loro inconciliabili ragioni, dagli uomini e dalle donne più potenti d’Italia, ci addentriamo a conoscere meglio il mondo delle corti italiane denso di contraddizioni e di personaggi che forgiati da passioni e vizi si liberano dal proprio alone di personaggio storico e ci vengono restituiti in tutta la loro sconvolgente e fragile umanità: fra tutti non può non ammaliare l’indomita tigre di Romagna, Caterina Sforza Riario. La storia, quella che sarà degna di comparire nei libri dei cronisti viene scandita dal passaggio sempre più vorticoso dell’opera giovanile del Buonarroti della quale infine si perderanno le tracce per ritrovarle, forse, in un attribuzione attualissima del 2014 in una Londra che vorrebbe ricongiungere nel “Cupido addormentato con Serpi”, l’identità del Cupido Michelangiolesco.

Il lettore si fa spettatore su più livelli: della Storia d’Italia le cui sorti si dipanano rette dalle alleanze e dalle guerre scatenate da molti degli illustri personaggi di questo libro, dell’enigma di un’opera michelangiolesca perduta forse per sempre e del ritratto di un Michelangelo inedito. Daniela Piazza ci racconta, con una lodevole precisione di riferimenti storici e biografici, la nascita di alcune delle più grandi opere del maestro: il Bacco Ebbro, il Tondo Doni,  la Pietà, narrati secondo la sensibilità emotiva e l’urgenza creativa dell’artista, insofferente eppure legato a doppio filo ai propri capricciosi committenti.

MICHELANGELO, L’IDEA D’AMORE E L’ARTE: 

Il-giovane-Michelangelo-alloperaMichelangelo Buonarroti, cresciuto presso la corte di Lorenzo il Magnifico, dove erano espressamente professate le idee del Neoplatonismo, sostenuto dallo stesso Lorenzo e da intellettuali come Marsilio Ficino e Agnolo Poliziano crea qui un’opera che diventa espressione della sua sensibilità giovanile sentimentale e intellettuale ad uno dei temi più tormentati della sua vita interiore: quello dell’amore e delle sfumature con cui esso di manifesta, in costante tensione fra carnalità e spiritualità.

Nelle Rime dedicate all’amato, Buonarroti si dichiara capace di neutralizzare il morso dei serpenti, il loro veleno amoroso, come fa Cupido, il daimon semidivino che grazie all’Amore impone che i serpenti si amino abbandonando il morso. E’ l’arte medica di Eros, dono celeste: l’Amore se nella forma terrena si mostra come forza insidiosamente velenosa e dolorosa, in quella divina può curare ogni cosa, e divenire dunque per l’uomo l’unico mezzo di elevazione dell’anima e curativo delle passioni terrene». Nel Cupido, Michelangelo sembra quindi scoprire il proprio Eros, che vince la natura con l’Amore. E così che i  due serpenti  che stringono la vita del Cupido ci riconducono ai serpenti del caduceo di Hermes, padre di Ermafrodito. I due serpi, dei quali non si distingue quale sia maschio o femmina, rappresentano l’amore tra “uguali” e quello che si porta uguale verso entrambi i sessi, poiché le due vipere attorno alla vita di Cupido si stanno congiungendo, non differenziandosi l’un l’altra; esse seppur identiche esteriormente, sono diverse in sostanza e dichiarano la particolare natura ermafrodita del dio d’Amore e quindi, la concezione stessa che Michelangelo ha di essa.

“Non mi posso tener né voglio, Amore,

crescendo al tuo furore,

ch’i nol te dico e giuri;

quante più inaspri e ’nduri,

a più virtù l’alma consigli e sproni”.

Elisa Larese

Serata Letteraria: Chiamami anche se è notte…

 

Tablinum: eccovi il video della serata letteraria “Chiamami anche se è notte…”, presso la Sala della Musica del Grand Hotel Victoria di Menaggio (co). Ospite della serata la giovane scrittrice pluripremiata Michela Monferrini. Moderatore della serata il classicista Alessandro Cerioli. Sabato 5 marzo 2016.

Serata Letteraria: Venezia: Le Radici del mio Glicine

 

Tablinum: eccovi il video della serata letteraria “Venezia: Le Radici del mio Glicine”. Ospite della serata la scrittrice Marina Catalano Mc Vey, presso il Grand Hotel Victoria di Menaggio (co). Moderatore della serata il classicista Alessandro Cerioli.

Serata Letteraria: La Bastarda degli Sforza

 

Tablinum: eccovi il video della serata letteraria “La Bastarda degli Sforza”. La scrittrice Carla Maria Russo ha presentato in modo approfondito il mondo rinascimentale e ha saputo dare la giusta identità al suo personaggio storico, Caterina Sforza. Presso la Sala della Musica del Grand Hotel Victoria di Menaggio (co). Sabato 6 febbraio 2016. Moderatore della serata il classicista Alessandro Cerioli.

Video presentazione letteraria Il Duca di Sabbioneta

Tablinum: in questo video potrete sentire la presentazione letteraria de “Il Duca di Sabbioneta”, di Luca Sarzi Amadè, tenutasi al Grand Hotel Victoria di Menaggio, venerdì 17 ottobre 2014. Introduzione del Classicista Alessandro Cerioli.

Lo scorrere delle immagini farà da cornice alla presentazione e al book trailer. Si ringrazia Agostino Sargenti per il montaggio del video.

Intervista allo scrittore Giuseppe Bresciani

Copertina il cantico del pesce persicoStudio Tablinum: Giuseppe Bresciani, 59 anni, scrittore comasco, ex imprenditore umanista e libero pensatore che ama osservare in modo disincantato ma partecipe la commedia umana, di cui sa fissare gli aspetti più intimi e particolari. È autore di due romanzi e di tre saggi dettati dalla ricerca spirituale, pubblicati con lo pseudonimo Astor. Ultimamente, ha pubblicato col suo vero nome il libro-reportage “L’inferno chiamato Afghanistan” e i racconti “Il cantico del pesce persico”. Cerchiamo di conoscere meglio il suo pensiero:

Nella sua opera “Il Cantico del pesce persico” (2013), un omaggio alla sua terra, i racconti oscillano tra mito e realismo, e il lago di Como fa da sfondo alla Roma imperiale e a personalità quali Leonardo Da Vinci. Quando è nata l’ispirazione di questi racconti?

I racconti sono nati in tempi diversi, come momenti di pausa o defatiganti tra una ricerca culturale e la scrittura di un romanzo ancora inedito, ma tutti nell’arco degli ultimi quattro anni. L’ispirazione era dentro di me fin da bambino. Ho sempre desiderato scrivere un libro di narrativa sulla mia terra, che amo tantissimo. Ci ho messo parecchio tempo a realizzare questo sogno ma ne sono orgoglioso. Il libro è un frutto della maturità e quindi ha un sapore pieno, gustoso. Mi piace definirlo il “frutto della passione”.

Quanto è importante il contatto con le proprie radici, nell’era globalizzata dove si assiste sempre di più a un livellamento di usi e costumi?

É fondamentale. Non conoscere o rinnegare le proprie radici significa depauperizzare la propria vita. Conoscere, rispettare e tramandare i ricordi e le testimonianze di com’eravamo ci consente di restare unici e liberi. È il modo più intelligente per contrastare la globalizzazione, che considero un leviatano. Guardare avanti va bene, ma guai a dimenticarci del passato, che ci ha dato l’imprinting.

un infernoNel suo libro “L’inferno chiamato Afghanistan” (2012) narra le vicende di un popolo in guerra visto dalla parte di chi lo ha osservato da vicino. Secondo Lei, quanto davvero possiamo percepire dai reportage televisivi? I mezzi di comunicazione ci avvicinano o ci tengono più distanti dalla realtà, specie quella tragica dei conflitti?

Il mio soggiorno di tre mesi in Afghanistan fu un’esperienza molto intensa, ai confini della realtà. Forse perché ero privo di credenziali, una sorta di mina vagante vista con sospetto sia dagli afghani che dagli occidentali, al punto che la Polizia di Kabul mi ha fermato per spionaggio. Vivere in mezzo agli afghani e muovermi liberamente, cacciandomi nei guai con spensieratezza, mi ha consentito di conoscere la situazione locale meglio di un inviato speciale o di un giornalista “embedded”. Ne ho tratto la convinzione che i mass media non ci avvicinano alla realtà, la manipolano. La guerra civile afghana è stata raccontata in modo superficiale e con un taglio “politically correct”. Immagino sia così per ogni guerra.

moby dickHa un esempio di riferimento, uno scrittore che ha colpito particolarmente la sua immaginazione fin da giovane?

Uno? Decine, direi. A cominciare da Dante Alighieri. Quando mi chiedono quali sono gli scrittori che amo maggiormente, di solito procedo dall’universale al particolare. Amo i grandi narratori dell’Ottocento e il mio livre de chevet è Moby Dick di Melville. Potrei fare altri nomi. Adoro Conrad, Borges e Roth. Ogni tanto rileggo Le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar. Fra gli italiani, apprezzo particolarmente Calvino, Gadda e Buzzati. Fra gli autori del nuovo millennio, ho un debole per lo spagnolo Zafron e le sue storie gotiche.

Leggendo il suo blog, mi ha colpito molto un suo intervento riguardante i nonni e il loro ruolo che al giorno d’oggi viene percepito meno importante per i ragazzi, sempre più attirati da modelli giovani e invincibili. Secondo Lei ne perdiamo qualcosa anche a livello culturale?

Sono nonno di quattro splendidi nipotini ed è giocoforza rispondere che i nonni sono uno dei pilastri della società. Purtroppo sono sempre meno di moda ed è un peccato. Se dal punto di vista affettivo sono insostituibili, da quello culturale costituiscono una risorsa indispensabile. I nonni sono la memoria viva del cammino antropologico, i custodi delle tradizioni, gli affabulatori per eccellenza, gli educatori più amorevoli. È così che io ricordo i miei nonni, angeli custodi e maestri di vita.

Tra i suoi libri ve ne sono alcuni di pervasi da un grande afflato spirituale (“Ecce me domine”, 2008, e “Il Vangelo Cosmico”, 2010). Mi parli del suo rapporto con la fede.

È un rapporto dinamico, assai complicato. Sono un ricercatore spirituale e ho percorso un lungo cammino che mi ha avvicinato e allontanato diverse volte dal cristianesimo. Tuttavia, non ho mai smesso di avere fede nell’ineffabile intelligenza cosmica che ci sovrasta. Oggi mi è più difficile pensare a Dio come a una figura antropomorfica paterna. Penso che Dio, comunque lo si voglia chiamare, sia un’invenzione degli uomini. Esiste un’energia cosmica, siamo frammenti di questa forza misteriosa e un giorno ci fonderemo nel tutto, nell’Uno. Credo esista una vita oltre la vita. E credo nella reincarnazione. Anzi, sono consapevole di avere vissuto vite precedenti all’attuale.

fotoCosa consiglia ai giovani che intraprendono gli studi umanistici, in un mondo che sembra essere governato sempre più dalle logiche di mercato? Come combinare la cultura dei classici con il contesto odierno?

Ho fatto il Classico e lo rifarei. L’umanesimo non favorisce il profitto ma apre la mente e la rende duttile. I classici non sono più di moda, tuttavia sono la fonte viva cui l’uomo non smetterà mai di attingere, nemmeno nelle epoche dominate dalla confusione e dallo sconforto. Pensi ai secoli bui, prepararono l’Umanesimo e il Rinascimento. Ai giovani direi quello che ho detto alle mie tre figlie quando le iscrissi al liceo classico. “Quando sarete grandi capirete che un uomo vale per ciò che sa e per ciò che fa”. Gli studi umanistici sono la base che consente a un giovane di sapere e di affrontare qualunque strada professionale con la consapevolezza che nulla gli è precluso. La cultura classica si combina facilmente con il contesto odierno; basta venire incontro alle esigenze degli altri anziché arroccarsi nella propria torre eburnea.

Francesca Corsi

Raccontami una Favola…

locandinaStudio Tablinum: venerdì 7 novembre, dalle ore 18.00, si terrà la presentazione letteraria di “Esopo In Toscana” con la partecipazione dell’autore Paolo Parente, presso la Libreria Attilio Sampietro Editore di Menaggio, via Lusardi 30.

Moderatore della serata il Classicista Alessandro Cerioli.

Esopo in Toscana è la raccolta scelta di cinquantaquattro favole ambientate nei luoghi tra i più amati al mondo. Brevi storielle (famose e non) di animali umanizzati e di persone dal carattere animalesco. Il passo narrativo è chiaro, incisivo e commentato da disegni originali di alto valore artistico.

Base di ogni saggezza, queste favole ambientate in un’arcaica Toscana sono folgoranti racconti che trattano l’eterna commedia della vita. Apologhi senza tempo adatti a tutte le età. Ognuno di essi è preceduto da una chiave di lettura (la morale della favola) che rappresenta il punto di vista presente, mentre la favola si svolge in un mitico passato. Ci addentriamo in un mondo agreste, sicuramente archetipico, sospeso tra ironia e realtà, ragionamento ed emozione, poesia e trivialità. Con questo libro sobrio e curato nei minimi dettagli, Paolo Parente rinnova la tradizione delle favole esopiane restituendoci la vivezza del linguaggio classico e limpidamente popolare. Dimostrandosi così figlio riconoscente della Toscana e in particolar modo di quella Livorno, il cui territorio mediterraneo ritorna più volte in queste favole.

Esopo in Toscana è dunque un bestiario fantastico dedicato alle amiche e agli amici che vorranno condividere con l’autore questo antichissimo e nuovissimo tesoro culturale.