Serata Letteraria: Le Ateniesi

Tablinum: eccovi il video della serata letteraria “Le Ateniesi”, ospite lo storico Alessandro Barbero. Moderatore della serata il classicista Alessandro Cerioli.
La serata si è tenuta presso l’Hotel Metropole Suisse di Como, venerdì 17 marzo 2017.

Castel Sant’Angelo, un viaggio nella Storia – Castel Sant’Angelo, a journey into History

Tablinum: il Mausoleo dell’imperatore Adriano, oggi chiamato Castel Sant’Angelo, è un monumento unico, visitarlo è come un viaggio nella storia dalla grandezza dell’impero romano al periodo medievale e rinascimentale, fino all’età contemporanea.
I predecessori dell’imperatore Adriano sono stati sepolti in gran parte nel Mausoleo di Augusto (in piazza Augusto Imperatore vicino all’Ara Pacis) e la tomba non poteva ospitare più nessun altro, per questo motivo Adriano decise di costruire una nuova magnifica tomba per se stesso e la sua famiglia.
 
Il sito scelto da Adriano erano gli Horti di Domizia nel colle Vaticano, un’area funeraria fuori Roma. Al fine di collegare la tomba di Campo Marzio al di là del Tevere, è stato costruito un nuovo ponte, il Ponte Elio (per celebrare il Dio del Sole) ora chiamato ponte Sant’Angelo.
Il mausoleo è stato costruito a partire dagli anni intorno al 130 ed è stato completato solo nel 139 d.C., dopo la morte di Adriano a Baia vicino a Napoli. L’edificio è costituito da una base quadrata 89 m. su entrambi i lati, 15 m di altezza costruito in opera laterizia con camere radiali a volta.
Tutte le pareti esterne sono state rivestite in marmo e lastre di marmo sono state apposte ad esse, contenenti gli epitaffi di coloro che sono stati sepolti all’interno del monumento.
Vi erano quattro gruppi in bronzo di uomini e cavalli in piedi su ciascuno degli angoli della base e una grande statua di Adriano come Apollo, il dio del sole, in cima all’edificio. Non è possibile trovare la tomba di Adriano qui, perché in quel periodo la tradizione funeraria romana era quella di bruciare i corpi.
Secondo la cronaca chiamata Historia Augusta, Adriano compose la seguente poesia poco prima di morire: “Animula, vagula, blandula
Hospes comesque corporis
Quae nunc abibis in loca
Pallidula, rigida, nudula,
Nec, suole ut, Dabis iocos. “
-P. Elio Adriano Imp. (138).

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È possibile trovare questa poesia nella cosiddetta Sala Urne, il cuore dell’antico mausoleo.
Ma perché il castello è dedicato alla arcangelo Michele? Una famosa leggenda narra che nel 590 d.C. a Roma vi fu una terribile pestilenza. Papa Gregorio magno organizzò un pellegrinaggio a S. Pietro in Vaticano e, di fronte al Castello S. Angelo, improvvisamente l’Arcangelo apparve al papa, mentre riponeva la sua spada fiammeggiante; questo avvenimento è stato interpretato dal papa come il segno che la peste stava finalmente finendo. Per ricordare questo evento papa Gregorio spostò la statua dell’arcangelo sulla parte superiore del monumento. Probabilmente la vera ragione è che il papa ha voluto mettere una statua rappresentasse un segno del cristianesimo, un angelo, al posto della statua di Apollo.

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Parliamo ora di due parti nascoste del castello, visitabile solo con una visita guidata: il Passetto di Borgo e le segrete o prigioni.
Passetto di Borgo è il passaggio segreto utilizzato dal Papa per raggiungere in modo sicuro questa fortezza dalla sua residenza in Vaticano nella Basilica di S. Pietro in caso di pericolo come la guerra e improvvisi attacchi dei nemici. Questo muro è lungo 1 km e conduce direttamente al Vaticano. Questo lungo muro è stato originariamente costruito dal barbaro re Totila nel 547 d.C. per proteggere il suo campo militari. Dopo che Totila lasciò Roma, il campo è diventato una sorta di piccolo villaggio sul lato destro del fiume Tevere ed era conosciuto come Borgo, dalla parola sassone “Burg” che vuol dire in effetti campo.
Il muro venne realizzato utilizzando grandi rocce squadrate e non era alto come possiamo vedere oggi.
La struttura segue gli eventi storici, come il terribile Sacco di Roma da parte dei pirati saraceni nell’847 d.C. Come risultato di questo terribile evento papa Leone IV ha costruito un nuovo muro di camminamento di 5 m. riutilizzando la struttura preesistente per proteggere il Borgo Vaticano noto anche come Civitas Leonina, che significa Città di Leone (l’antica Burg di Totila) e Castel Sant’Angelo.
Il vero Passetto nasce alla fine del tredicesimo secolo, quando Papa Niccolò III Orsini coprì il primo muro eretto da Leone IV con una volta per usarlo come un corridoio segreto collegato a S. Pietro con la Fortezza, perché la nuova residenza papale divenne il Vaticano invece della cattedrale di S.Giovanni, dunque l’area necessitava una maggiore protezione. Nel sedicesimo secolo papa Alessandro VI Borgia ha deciso di duplicare il Passetto ed eresse un altro livello al di sopra del primo.
Così ora abbiamo una tratto della passeggiata coperta da un soffitto, utilizzata un tempo dal Papa e la sua corte, e uno all’aria aperta, utilizzata dalle guarnigioni per proteggere il sito.
Il passaggio si è rivelato utile a papa Clemente VII, che nel 1527 lo utilizzò per fuggire dai suoi appartamenti in Vaticano al Castello durante il sacco da lanzichenecchi, mercenari inviati dall’imperatore Carlo V. Questo attacco era una rappresaglia contro il papa che aveva rifiutato di formare un’alleanza contro il re di Francia Francesco I, nemico di Carlo V. Questa è stata l’ultima volta che il castello fu utilizzato come difesa.

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Riguardo i sotterranei, usati durante il Rinascimento, parleremo di un famoso prigioniero, lo scultore e orafo Benvenuto Cellini. Egli è stato imprigionato perché accusato di aver rubato l’oro dal Papa Paolo III. Cercò di fuggire annodando la biancheria da letto come una corda, ma la corda era troppo corta così cadde rompendosi una gamba e fu nuovamente imprigionato.
Nella sua ultima cella ha forse fatto un dipinto raffigurante Gesù dopo la risurrezione. Ma alla fine, grazie al re di Francia Francesco I il nostro scultore fu liberato.
Non ebbe la stessa fortuna la nobile Beatrice Cenci, che fu decapitata davanti al Castello l’11 settembre 1599 a causa del complotto che la portò a uccidere suo padre Francesco cenci, un uomo violento e dissoluto. Una leggenda dice che il fantasma di Beatrice compare nei pressi del Castello nella notte tra il 10 e l’11 settembre di ogni anno. 
Vicino le segrete e possiamo anche trovare il magazzino del grano e dell’olio. Ci sono 83 giare per l’olio di pesce. L’olio è stato utilizzato sia per cucinare che come arma.

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Infine, l’ultimo posto segreto del castello è uno dei cosidetti “bagnetti” o “stufette” meglio conservato del periodo rinascimentale.
Il bagnetto di Clemente VII – proprio il papa del famoso sacco di Roma– aveva sia acqua corrente calda che fredda, un vero privilegio per quel tempo! L’acqua calda proveniva dal sistema di riscaldamento di tubi collegati a un grande forno essendo confinante al bagnetto stesso. Le pareti sono decorate con grottesche da Giovanni da Udine, allievo di Raffaello. Potete trovare qui alcuni troni dipinti degli dei greci, vuoti ma con accanto gli attributi utili al loro riconoscimento, come il cappello alato per il messaggero degli dei, Mercurio.

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“Last but not least”, a Castel Sant’Angelo ci sarà fino al 5 marzo una fantastica esposizione di Giacomo Manzù, scultore del XX secolo che ha trattato il delicato tema dell’arte sacra durante i terribili anni della seconda guerra mondiale.

Perché non visitare il castello durante le vacanze?

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Francesca Corsi

English version:

Tablinum: Emperor’s Hadrian Mausoleum, today called Castel Sant’Angelo, is a unique kind of monument, visiting it’s setting is almost a kind of journey troughout history from the grandness of the Roman Empire to the medieval and the renaissance period, until contemporary age.
The predecessors of Emperor Hadrian were buried in large part into the Mausoleum of Augustus (in piazza Augusto Imperatore near the Ara Pacis) and that grave couldn’t host anyone else, so Adrian decided to build a new magnificent grave for himself and his family.
The site chosen by Hadrian was the Horti of Domitia in the Vatican hill, a funerary area out of Rome. In order to link the tomb to the Campus Martius on the other side of the Tiber, a new bridge was built, the Pons Aelius (to celebrate the God of the Sun) now called Sant’Angelo bridge.
The Mausoleum was built from around 130 and was completed only in 139 a.D., after the death of Hadrian at Baiae near Naples. The building consists of a square base 89 m. on each side, 15 m high built in opus latericium with vaulted radial rooms.
All the exterior walls were revetted in marble, and marble tablets were affixed to it containing the epitaphs of those who were buried within the monument.
Four bronze groups of men and horses stood on each of the corners of the base and a large statue of Hadrian as Apollo, the god of sun, was on the top of the building. You can’t find Hadrian tomb here because in that period the roman funerary tradition was to burn the bodies.
According to the chronical called Historia Augusta, Hadrian composed the following poem shortly before his death:“Animula, vagula, blandula
Hospes comesque corporis
Quae nunc abibis in loca
Pallidula, rigida, nudula,
Nec, ut soles, dabis iocos.”
—P. Aelius Hadrianus Imp. (138). You can find this poem in the so called Urns Room, the centre of the ancient masoleum.

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But why the castle is dedicated to the arcangel Michael? A famous legend says that in 590 a.D. in Rome a terrible plague was killing a lot of citizens. Pope Gregory the first organized a pilgrimage to S. Peter in Vatican and, in front of Castle S. Angelo, suddenly the Archangel Micheal appeared to the pope, placing his flaming sword, and that was interpreted by the pope as the sign that the plague was finally ending. To remember this event Gregory the first placed a statue of the archangel on the top of the monument. Probably the real reason is that the pope wanted to put a statue that could rapresent a sign of christianity, an angel, instead of the Apollo’s statue.

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Let’s talk about two hidden parts of the Castle, visitable only with a guided tour: the Passetto di Borgo and the dungeons.
Passetto di Borgo is the secret passage used by the Pope to reach safely this fortress from his vatican residence in S. Peter Basilica in case of danger as war and enemies suddenly attacks. This wall is 1 km long and leads directly to the Vatican. This long wall was originally built by the barbarian King Totila in 547 a.D. to protect his military camp, rised up near the Hadrian Mausoleum. After Totila left Rome, the camp became a kind of little village on the right side of the Tiber river and was known as Borgo, from the saxon word “Burg” that means camp indeed.
The wall at that time was made by using big squared rocks and wasn’t tall as we can see it today.
The structure that we are covering now rise to the following historical events such as the terrible sach of Rome by the Saracenic people in 847 a.D. As a result of this terrible event Pope Leo the IV built a new round walk wall 5 m. high re- using the preexistant structure to protect the Borgo Vaticano also known as Civitas Leonina, which means City of Leo (the ancient Burg of Totila) and Sant’Angelo Castle.
The real Passetto borned in the end of thirteen century when Pope Niccolò III Orsini covered the first wall erected by Leo IV with a vault and use it as a secret corridor to linked S. Peter to the Fortress, because the new papal residence became the Vatican instead of S.Giovanni cathedral. In sixteen century Pope Alessandro VI Borgia decided to duplicate the Passetto and erected another level above the first one.
So now we have one tract of the walk covered by a ceiling, used by the Pope and his court, and one in the open air, used by the garrisons to protect the site.
The passagge proved useful to pope Clemens VII, who in 1527 used it to escape from his apartments in Vaticano to the safer Castle, during the sack by lansquanets, mercenaries sent by emperor Charles V. This attack was a retaliation because the pope broke his word to form an alliance against the French king Francis the first. This was the last time the castle was used as a defence.

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About the dungeons, used during the Renaissance, we’ll talk about a famous prisoner, the famous italian sculpture and goldsmith Benvenuto Cellini. He was prisoned because he was accused to have stolen gold from the Pope Paul III. He tried to escape by using bed linen as a rope but falling down he broked his leg and was captured again! In his last cella, he maybe did a painting representing God and Jesus after the resurrection. But finally, thanks to the king of france Francis the first he was freed.
Not the same fortune had the noble Beatrice Cenci, she was beheaded in front of the Castle on september 11, 1599 because of the plot against her bad temper and immoral father. A legend says that she appears in the Castel on the night between september 10 and 11 every year.
Near the dungeons we can also find food and oil warehouse. There are 83 storage vessels for the fish oil. The oil was used both for enlighteng and for cook but in case of enemies attacks it was used as hot weapon poured on the enemies head.

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Finally, the last secret place of the castle is one of the best preserved private bathroom from the reinassance period.
This bath of Pope Clemente VII had both cold and hot running water, a real privilege for that time! Hot water came from the warming system of pipes that linked a big oven sited in that to the floor and the walls. The hot vapor came out from specific holes on the walls. The walls are decorated with grottesche by Giovanni da Udine, a Raffaello pupil. You can find here some thrones with the greek gods attributes as the winged hat for the messenger of the gods, the fast runner Mercurius.

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“Last but not least”, in Sant’angelo castle there will be until 5 March a fantastic exhibition of Giacomo Manzu, sculptor of the twentieth century who has treated the delicate theme of sacred art during the terrible years of World War II.

Why not visit the castle during the holidays?

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Francesca Corsi

Boudicca, regina e guerriera

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Tablinum: Boadicea o Boudicca, (nome derivante dalla parola celtica bouda, cioè vittoria), sposa del re Prasutago, era la regina della città di Iceni (ora Norfolk), ancora indipendente al potere di Roma: Giulio Cesare aveva iniziato l’invasione della Gran Bretagna nel 55 a.C., ma non era mai realmente riuscito ad imporre la sua dominazione sopra i Britanni. Nel 43 d.C. che l’imperatore Claudio ordinò che la Gran Bretagna dovesse essere conquistata. È durante questa seconda invasione che nasce la storia di Boadicea.
Boadicea è stato descritta come donna potente e, durante le battaglie, si spostava sul carro combattendo con la lancia. Lo storico romano Cassio Dione ci fa sapere che ella era “alta, di statura enorme, aveva un aspetto davvero terrificante nello sguardo dei suoi occhi; la voce rauca, una grande massa di capelli le scendevano fino ai fianchi; intorno al collo aveva una collana d’oro; indossava una tunica colorata su di un mantello che era legato da una grande spilla” (Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, 62, 2).

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Quando Prasutago morì nel 60 d.C. senza eredi maschi lasciò tutte le sue ricchezze alle sue due figlie e all’Impero Romano, a quel tempo comandato da Nerone, confidando con ciò di guadagnarsi la protezione imperiale per la sua famiglia. Era pratica normale di Roma concedere l’indipendenza ai regni alleati solo finché erano vivi i “re clienti”, che dovevano lasciare in eredità a Roma i loro regni. La legge romana, inoltre, riconosceva validità solo all’eredità per linea maschile. Per questo, alla morte di Prasutago, non avendo egli figli maschi, le sue terre e le proprietà furono confiscate e i nobili trattati come schiavi. Boudicca protestò con forza: per tutta risposta, i Romani la umiliarono esponendola nuda in pubblico e frustandola, mentre le giovani figlie furono stuprate.
Così, mentre il governatore della provincia, Svetonio Paulino, era assente nel 60 o 61 poiché stava conducendo una campagna contro i druidi dell’isola di Anglesey (Galles settentrionale), Boudicca organizzò una ribellione in tutta la regione dell’Anglia Orientale. Gli insorti bruciarono Camulodunum (Colchester), Verulamium e parte di Londinium (Londra) e molti avamposti militari, massacrarono (come riporta Tacito) 70.000 tra Romani e Bretoni simpatizzanti romani facendo a pezzi la Nona Legione.

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Riorganizzate le truppe, Paolino si scontrò con Budicca nella battaglia di Watling Street (ubicazione sconosciuta e dibattuta) e, nonostante i Romani fossero molto inferiori di numero, sfruttando la loro superiorità tattica inflissero una dura sconfitta ai ribelli, facendone strage. Boudicca si avvelenò, per non cadere nelle mani dei Romani.

Boudicca
Nel Medioevo la figura di Boudicca fu dimenticata, tant’è che non compare in nessuna fonte. Ricomparve poi nel XVI secolo, dopo la riscoperta delle opere di Tacito e di Cassio da parte di Virgilio Polidoro. A partire dal XVII secolo la sua storia ispirò diversi autori. La sua fama raggiunse l’apice nell’età vittoriana, quando divenne un’eroina e un importante simbolo culturale del Regno unito. Essa compare in diversi romanzi contemporanei, tra cui il quinto libro del ciclo di Avalon di Marion Bradley e Il vessillo di porpora di Massimiliano Colombo, pubblicato nel 2011.

                                                                                                      Francesca Corsi

Tribute Lucius Minicius Exoratus

Studio Tablinum: il Tributo Storico a Lucius Minicius Exoratus, tenuto dal Classicista Alessandro Cerioli, presso Menaggio, è stato l’occasione per riscoprire questo personaggio storico, vissuto nel I secolo d.c. che fu un personaggio di spicco nella corte dell’Imperatore Vespasiano; ricoprì le cariche di Console, Prefetto, Pontifex e Flamine dell’Imperatore. La stele funerararia, in marmo di Musso, fa comprendere l’importanza di Exorato dalle sue dimensioni e dalla sua splendida lavorazione. La serata è stata di forte impatto grazie ai membri della Legio I Italica che hanno curato l’aspetto delle militaria, il Vive presidente FilippoCrimi ha delucidato le panoplie delle epoche repubblicano-imperiali e la nascita della Legio I Italica. Lo Scrittore Massimiliano Colombo ha concluso la serata con la presentazione dei suoi romanzi storici “La Legione degli Immortali”, “Il Vessillo di Porpora” e “Draco, l’ombra dell’Imperatore”, editi da Piemme.

La caduta dell’impero romano

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Studio Tablinum: è la domanda che tutti i classicisti di ogni epoca si pongono, quali furono le cause della caduta dell’impero romano ?

Da anni cerco di capirne di più su questo fatto epocale e disgregativo, interrogandomi su gli errori commessi dalla classe dirigente dell’epoca e vorrei coinvolgervi in questa riflessione.

Secondo lo storico Edward Gibbon, la voce più autorevole fra i classicisti di tutte le epoche, il suo modello è preso da esempio tutt’oggi dai più illustri storici, la responsabilità principale di tale declino risiede nella diffusione del cristianesimo e di altre sette, dalla perdita di dignitas da parte della classe dirigente e dall’imbarbarimento delle frontiere. Esattamente cita, nel Capitolo 38, in un paragrafo chiamato Osservazioni generali sulla caduta dell’Impero romano in Occidente,  una serie di cause che portarono al declino e alla caduta dell’Impero romano d’Occidente:

« … la decadenza di Roma fu conseguenza naturale della sua grandezza. La prosperità portò a maturazione il principio della decadenza…Invece di chiederci perché fu distrutto, dovremmo sorprenderci che abbia retto tanto a lungo. Le legioni vittoriose, che in guerre lontane avevano appreso i vizi degli stranieri e dei mercenari,… il vigore del governo militare fu indebolito e alla fine abbattuto dalle istituzioni parziali di Costantino (cristianesimo), e il mondo romano fu sommerso da un’ondata di barbari. Spesso la decadenza di Roma è stata attribuita al trasferimento della sede dell’Impero […]. Tale pericolosa novità ridusse la forza e fomentò i vizi di un duplice regno… Sotto i regni successivi l’alleanza tra i due imperi fu ristabilita, ma l’aiuto dei Romani d’Oriente era tardivo, lento e inefficace […]. »

Di tutt’altro avviso il Prof. Adrian Goldsworthy, dell’Universita  Notre Dame di Londra, che nel suo saggio La caduta di Roma idealizza non un crollo ma semplicemente un cambiamento, nemmeno troppo radicale, ma iniziato circa tre secoli prima durante il periodo detto “dell’anarchia militare”, subito dopo la fine della dinastia degli antonini; la società romana stava cambiando ed era impensabile che rimanesse ancorata ai principi dettati dal mos majorum. Secondo Goldsworthy subito dopo la morte di Marco Aurelio si verificarono una serie di guerre civili che destabilizzarono l’apparato sociale e militare portando gli imperatori ad abbandonare il concetto di res publica ed abbracciare il concetto di autodifesa, ponendo, de facto, le basi per un’insicurezza generalizzata che porto a distanza di tre secoli alla paralisi della struttura imperiale. Quindi non un crollo ma un mutamento, naturale, in un impero arrivato ormai al capolinea.

Lo stesso vale per il sindaco di Londra Boris Johnson che nel suo saggio Il sogno di Roma ne cita la grandezza e la decadenza e ci illustra in modo chiaro ed esemplare come Roma sia riuscita prima ad imporsi con la forza delle armi e poi a costruire un sistema politico, una civiltà, in grado di unire molte differenze, unico comune denominatore l’economia in continua espansione, i continui tributi provenienti dalle province. Il problema vero si ebbe quando queste province, ossia territori, vennero meno limitando le capacità organizzative, logistiche e strutturali dell’impero.

Mentre il prof. Peter Heather, docente alla Università di Yale, eviscera tutti i dati storici in nostro possesso, in modo tecnico ma coinvolgente,  nei suoi due saggi La caduta dell’impero romano e L’impero e i barbari sfata molti luoghi comuni confutando o meno le teorie più consolidate, per Heather le ricostruzioni più diffuse hanno dipinto una civiltà decadente e corrotta, troppo “civilizzata” e magari indebolita dal cristianesimo. Ma a giocare un ruolo decisivo furono anche semplici dettagli, come gli archi degli Unni, più lunghi e potenti di quelli dei romani, il carico fiscale divenuto ormai intollerante, imposto dall’Urbe alle province, sino a passare ai dettagli più rilevanti come la perdita del granaio principale di Roma, il nord Africa e la sua mancata riconquista, la mancanza di collaborazione fra i due imperatori che governavano su di un impero ormai definitivamente diviso, il tentativo fallito dell’integrazione dei popoli barbarici riversatisi oltre il limes ed infine la spina nel fianco dell’impero dei Parti – Sasanidi che fu la vera super potenza antagonista di Roma.

In ultima analisi quali potrebbero essere state le cause principali di questa decadenza ?

Come avrete letto le teorie sono molte e molto intricate, in attesa di buone nuove dai continui scavi archeologici in tutto il territorio che fu dell’impero romano, vi invito a commentare e a scrivere il vostro pensiero su questa affascinante ed irrisolta vicenda storica.

Alessandro Cerioli

BRAY LO PROMETTE: “MAI PIU’ UN ALTRO CASO POMPEI IN ITALIA”

SFONDOStudio Tablinum: Pompei è uno dei 47 siti italiani inseriti nella prestigiosa lista UNESCO. Luoghi dall’immenso valore culturale e storico conosciuti in tutto il mondo ma purtroppo salvaguardati con crescente difficoltà dallo Stato che ne dovrebbe garantire la tutela e la conservazione e proprio Pompei, dopo i clamorosi crolli degli ultimi anni e il conseguente commissariamento, è il caso più tristemente noto.

Il sito archeologico di Pompei è stata nominato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’ Unesco nel 1977. Purtroppo, negli ultimi anni, le carenze nella manutenzione e gestione del sito sono state sempre più evidenti fino all’episodio del crollo della Schola Armatorum, avvenuto nel novembre 2010 e seguito da ulteriori distacchi causati in prevalenza dalle pesanti piogge; ultimo evento di questo genere è stato, lo scorso 22 dicembre, il crollo di una colonna della casa di Loreio Tiburtino; a ribadire, come a distanza di tre anni, i problemi siano ancora irrisolti.

Christopher Young, esperto di gestione del patrimonio culturale del World Heritage Center,  e commissario incaricato a Pompei nel 2008, nel corso dell’ultimo Unesco Committee di Parigi ha evidenziato come, nonostante buona parte dei resti di Pompei sia in buone condizioni, i problemi riscontrati siano numerosi, a partire dagli «inappropriati metodi di restauro e da una generale mancanza di personale qualificato. I progetti di restauro sono esternalizzati e la qualità del lavoro dei contraenti non è in corso di valutazione. Non è presente un sistema di drenaggio efficiente, con conseguente infiltrazione di acqua e umidità eccessiva che degrada gradualmente la condizione strutturale degli edifici e la loro decorazione».

Alla luce di questi dati il Ministro dei beni culturali Massimo Bray ha espresso la propria volontà di impegnarsi nella salvaguardia del patrimonio culturale del nostro Paese ”non ci sarà mai più un caso Pompei” ha dichiarato  il ministro dei Beni culturali Massimo Bray in audizione alle Commissioni di Camera e Senato ”Mi impegno a razionalizzare le risorse e a cercare i fondi per ridare al Mibac la dgnita’ che merita. Ma se guardo ai dati sui fondi del Mibac capisco che di casi Pompei ne potrebbe succedere uno al giorno”.

Essenziale darsi un piano d’azione mirato per salvaguardare un patrimonio culturale che racchiude in se un’enorme potenzialità culturale ed economica per l’Italia. Per questo è importante  “Promuovere l’impegno condiviso di tutti gli attori istituzionali coinvolti. Dobbiamo aumentare la capacità di usare i fondi europei e anche di fare sistema”A distanza di due anni dal decreto la piena e completa attuazione del progetto per i restauri di Pompei rappresenta una priorità assoluta per l’Italia e la comunità mondiale”.

Nonostante i problemi rilevati, Pompei ha attirato più di 2,3 milioni di visitatori, con picchi di 20.000 presenze giornaliere confermandosi uno dei siti UNESCO più visitati.  Pompei ed Ercolano, cristallizzate nel tempo da una catastrofe naturale, che le ha sepolte sotto una pioggia di ceneri e lapilli, detengono uno dei più grandi tesori dell’archeologia classica; la testimonianza della quotidianità in una città dell’impero romano.

Le dichiarazioni del nuovo ministro dei beni culturali lasciano sperare in un futuro meno dominato dalla coltre dell’incuria e caratterizzato da una consapevole valorizzazione dei tesori che abbiamo ereditato e che costituiscono il fulcro della nostra identità culturale… finalmente s’intravede la luce in fondo al tunnel?

 

Giornata Nazionale della Cultura Classica

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Studio Tablinum: la Giornata Nazionale della Cultura Classica, manifestazione a cadenza biennale che si tiene negli anni dispari in una città di volta in volta diversa, sede di una delegazione, con cui l’A.I.C.C. premia con medaglia d’oro due studiosi emeriti in campo filologico e storico classico, uno italiano e uno straniero, quest’anno è giunta alla terza edizione, e si è svolta ad Avola (SR), nella mattinata del 10 maggio u.s. presso l’Aula Consiliare del Palazzo di Città, alla presenza delle autorità cittàdine e di un nutrito numero di docenti, oltre che dei delegati avolesi dell’A.I.C.C. e di una copiosa rappresentanza degli alunni dell’indirizzo classico del locale Liceo “Ettore Majorana”, che hanno affollato l’Aula in una mattinata di alta cultura durante la quale si sono alternati ai microfoni il prof. Peter Parsons, papirologo dell’Università di Oxford, il prof. Andrea Giardina, storico e romanista insigne, nonchè presidente dell’Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze e docente di Storia Romana su convenzione presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, e i proff. Mario Capasso e Luisa Prandi in veste di laudatores dei due suddetti studiosi. Le relazioni, cariche di fascino, sono state seguite con interesse da un pubblico quasi rapito dalla capacità comunicativa dei relatori. La qualità della lectio magistralis che ciascuno dei due ha offerto è stata molto elevata ed apprezzata da tutti: il prof. Parsons ha tracciato un profilo del filologo e umanista calato prima nella società del suo tempo e poi in quella odierna, lanciando ai giovani presenti la sfida di scommettere sul Sapere per essere veramente utili a una società stanca e impaludata; commovente il finale del suo discorso, con quel “saluto l’Italia filologa” che ha strappato commossi applausi a tutti i presenti.
Il prof. Giardina ha compiuto un singolare percorso alla ricerca delle radici antiche del Risorgimento Italiano, dimostrando come molti patrioti abbiano versato il proprio sangue per la libertà e l’unità d’Italia infiammati non tanto dai loro contemporanei quanto dall’intensa suggestione della contemplazione dei monumenti della romanità.
Nella seconda sessione con la lectio del prof. Giardina, laudatio dello stesso ad opera della prof.ssa Prandi dell’Università di Verona, si è tenuta la cerimonia di premiazione dei due luminari, e di conferimento dei diplomi di benemerenza ai soci emeriti segnalati dalle delegazioni.

L’organizzazione è stata a cura del prof. Elio Distefano, docente del Liceo Artistico M. Carnilivari di Noto.