Fino alle Stelle e ritorno. #Stellaria arriva a Villa Carlotta

Tablinum: A tutti gli appasionati d’arte contemporanea, alla ricerca di talenti emergenti, consigliamo vivamente di tenere d’occhio Patricia Miani. Le sue installazioni d’arte già godono un interessante successo di critica internazionale e le sue presenze al di fuori della natia argentina si moltiplicano e, con esse, i premi e le collaborazioni illustri come quella con julio Le Parc, padre dell’Op Art, con il quale ha realizzato la serie Variatons.

A questo promettente esordio nel mondo dell’art system internazionale si aggiunge una visione innovativa del concetto di opera d’arte e della sua interazione con il mondo che la circonda e con noi, spettatori.

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Ve la vogliamo presentare in occasione della sua mostra a Villa Carlotta, dove la sua ultima creazione Stellaria, dialogherà dal 14 al 29 luglio 2018, con la magnificenza artistica e naturalistica di questa Villa – museo e con i suoi fruitori che, come da tradizione, nel pieno della stagione estiva, proverranno dalle piu’ svariate parti del mondo, ampflificandone il messaggio. Le abbiamo fatto per voi qualche domanda:

TCM: Per iniziare a conoscerti meglio qualche domanda a partire dalla tua formazione accademica: nono solo la laure in belle arti ma anche una interessante specializzazione in media e tecnologie per la produzione pittorica. Quali sono le innovazioni e i ritrovati tecnici che oggi giorno vanno in ausilio dell’arte contemporanea? Quanto di essi troviamo nelle tue opere?

PM: Le tecniche tradizionali di pittura saranno sempre il punto di partenza e fonte di motivazione nel mio lavoro. Scelgo la pittura per la sua storia, nobiltà e purezza intrinseche che permangono in questa antica disciplina. Stabilendo collegamenti con la sua tradizione e le sue innumerevoli condizioni plastiche, la pittura richiede tempo di riflessione, spazio e pensiero molto diverso dal dalla possibilità di cogliere l’attimo che si sta vivendo. Per questo motivo, utilizzo le tradizionali tecniche pittoriche combinandole con la possibilità di dialogare con altri media, al di là del loro medium e formato convenzionale. Rimuovendo le barriere spaziali l’opera ha la possibilità di andare oltre il confine della cornice. In questo modo si ripensano i valori tradizionali, pur preservando il riferimento al colore, alla forma e alla composizione l’opera conosce una continua evoluzione.

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TCM: Possiamo dire che le tue opere vanno a superare il concetto tradizionale di bidimensionalità del quadro ma anche quello di tridimensionalità scultorea, che sono tradizionalmente associati all’arte. L’installazione artistica aiuta ad esplorare una dimensionalità finalmente piu’ libera?

PM: La piattezza dell’immagine stessa e il soggetto rappresentato vengono estesi ed espansi nello spazio e, in alcuni casi, si avvicinano alle tre dimensioni. Attraverso vari processi e lasciando aperta una libera interpretazione, il mio lavoro sottolinea la natura manuale dell’esecuzione, estendendo il significato della pittura stessa. Il mio di essere fedele ai miei criteri e fornire un’alternativa pratica alla pittura tradizionale, riflette ed esprime i miei interessi e le mie preoccupazioni artistiche. Ogni fase rappresenta una nuova riflessione sulla pittura e approfondisce il suo processo di esplorazione e conoscenza.

La vernice non è confinata sulla tela, ma si estende incoraggiando la sua condizione positiva che porta a una nuova dinamica e ne fissa uno sguardo incompleto

TCM: Proprio in merito al superamento del concetto bidimensionale nell’opera d’arte, hai pubblicato recentemente un libro-catalogo ispirato al tuo lavoro di artista. Vuoi parlarcene?

PM: Entrambi le miei tesi di ricerca erano già erano state pubblicate e dichiarate di interesse culturale da parte del Ministero della Cultura di Buenos Aires in Argentina. L’ultima mia pubblicazione è il risultato della mia tesi post-laurea ed è stato pubblicato in spagnolo e francese grazie alla sponsorizzazione di Danone Argentina e Danone France.

Il libro é stato presentato ufficialmente all’ambasciata argentina a Parigi insieme ad una mostra personale in cui erano presenti le mie ultime opere.

“Au delà de la bidimension picturale”, propone una riflessione sulla dinamica che esiste tra l’arte e il suo destino, trasportata da luoghi abitualmente deputati all’arte a nuovi spazi e dimensioni, permettendo allo spettatore di conoscere e entrare in contatto diretto con le opere d’arte, costruendo nuovi luoghi artistici e modi di pensare.

Che si tratti di natura, paesaggio o architettura, questo progetto di ricerca propone un viaggio attraverso alcune creazioni, in cui l’interesse artistico per la posizione e il contesto ha trasformato uno spazio anonimo in uno significativo.

Esplorando nuovi metodi di esposizione e allargando l’orizzonte di chi lo apprezza, gli spazi naturali non solo completano il lavoro, ma esaltano e fanno appello al suo significato, modificando il proprio carattere.
Realizzando idee che modificano enormemente il paesaggio in cui viviamo e ffanno si che l’artista possa esaltare il potenziale dei luoghi in cui quotidianamente viviamo trasformandoli in luoghi di Creazione artistica.

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TCM: Quali sono le tue maggiori fonti d’ispirazioni ? Dal mondo dell’arte e della cultura o magari anche dal quotidiano che ti circonda?

PM: Come risposta all’ambiente che mi circonda e al modo in cui voglio vivere, osservare e godere della natura è una festa per l’anima. La bellezza che la natura ci offre è un’ispirazione costante per il mio lavoro. Godersi i suoi colori vibranti, osservare le diverse trame, trovare le sue varie forme, osservare il suo delicato movimento …Credo che la natura racchiuda tutto in un modo immensamente soddisfacente.

La creatività, a mio parere, assomiglia alla ricerca di un’esistenza più profonda, unita a un enorme desiderio di vivere in modo più stimolante, generoso e pieno di vitalità.

Come artisti ispiratori posso citare i miei mentori: Pablo Siquier e Carlos Bissolino, Julio Le Parc, Lucio Fontana, Antoni Gaudí, Jorge de la Vega, Gerhard Richter e Claude Monet.

TCM: Villa Carlotta è un museo e giardino botanico molto conosciuto in Italia e apprezzato per la sua capacità di coniugare felicemente i tesori dell’arte con quelli del mondo naturale. Un’artista come te qui trova sicuramente un ambiente molto affine…

PM: L’arte deve rendere la natura eterna nella nostra immaginazione e penso che Villa Carlotta, una delle istituzioni culturali più prestigiose in Europa dove arte e natura convivono in perfetta armonia, riflette questo concetto. Mi sento onorata di essere invitata a esporre il mio lavoro in questo contesto e scenario eccezionale. Portare avanti la mia carriera e la possibilità di mostrare il mio lavoro in risposta a un contesto così interessante e stimolante sicuramente arricchirà e creerà una nuova esperienza culturale. Attendo con entusiasmo di essere coinvolta in questo ambiente unico e riflettere sulle nuove scoperte che farò.

10TCM: Stellaria è la tua ultima creazione, premiata alla Florence Biennale 2018 dove la giuria internazioanle di ha conferito il premio Lorenzo il Magnifico per “Stellaria”, installazione presentata all’interno della XI Edizione della Biennale a Firenze e presto in mostra a Villa Carlotta dal 14 al 29 luglio 2018. Come nasce questa installazione?

PM: Ho partecipato alla scorsa edizione della Biennale di Firenze in Italia, dove il tema era “eARTh – Creatività e sostenibilità”. Il mio lavoro ha un importante legame con lo sviluppo sostenibile dovuto all’uso di materiali riciclabili. Faccio tutti i tipi di procedure che vanno dal riciclo delle bottiglie di plastica in combinazione con la pittura acrilica, per creare centinaia di piccoli pezzi che sono l’unità del mio lavoro artistico. “Stellaria” è nata come la maggior parte delle volte, con un sogno. In questo caso l’idea della pioggia e dei petali sospesi in volo si presenta sotto forma di questa installazione aerea in cui l’inesistenza della tela pittorica, crea composizioni che si basano su eventi spaziali indipendenti, in cui i colori agiscono insieme e sospesi nello spazio.

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TCM: Come dovrebbe accostarsi il visitatore ideale alla tua installazione? Qualche suggerimento ai numerosi visitatori che arriveranno a Villa Carlotta per vederla?

PM: Credo che la cosa più seducente dell’arte sia la personalità dell’artista. Penso che il punto di vista del visitatore sia sempre libero. Un’opera d’arte è contemplata e interpretata in modo molto personale e unico. È vero che nell’arte contemporanea molte opere sono dirette o destinate a provocare un particolare effetto o risultato nello spettatore, ma in ogni caso l’esperienza verso un’opera d’arte è sempre soggettiva e si riflette su ogni opera d’arte.

TCM: Quali sono i tuoi progetti futuri, dove potremo ammirare le tue opere dopo Villa Carlotta?

PM:Dopo la mostra di Villa Carlotta tornerò a Buenos Aires dove mi piacerebbe mostrare le opere che ho realizzato in collaborazione con Julio Le Parc, considerato il padre dei movimenti cinetici e Op Art. Ho avuto il piacere di visitare il suo atelier a Parigi dopo uno spettacolo che abbiamo condiviso con altri artisti argentini che vivono in Francia alla Maison de l’Argentine a Parigi. Dopo uno confronto per me davvero stimolante nel suo atelier, ha preso uno dei miei pezzi e l’ha combinato con alcuni dei suoi materiali e tecniche, dando come risultato questa speciale collaborazione. Questo lavoro è stato all’origine della realizzazione della serie “Variations” che è stata parte della mostra nella Galleria dell’Ambasciata Argentina a Parigi e sarà anche proiettata a Buenos Aires.

To the Stars and back: #Stellaria at Villa Carlotta

Tablinum: We strongly suggest you to keep an eye on Patricia Miani: her art installations already enjoy an interesting success by international art critics and her presences outside her native Argentina are multiplying and, with them, the prizes and awards.

To this interesting debut in the world of the international art system, is added an innovative vision of the concept of object of art and its interaction with the world around it.

 

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We would like to introduce Patricia Miani’s art on the occasion of her exhibition at the Museum of Villa Carlotta, on Lake Como.  Here, her latest creation, the installation #Stellaria, will dialogue from 14th to 29th July 2018, with the artistic and naturalistic magnificence of this “Villa-Museum” and with its visitors who, as usual, at the height of the summer season, will come from the most different parts of the world, amplifying her artistic message. We asked her, some questions:

TCM: To start to get to know you better, I would like to start from your academic training: not only the degree in fine arts but also an interesting specialization in media and technologies for pictorial production. What are the innovations and technical findings that today can be introduced in contemporary art? How important are they in your work?

PM: Paint as a traditional practice is always the starting point and motivation in my work. I choose the paint for its history, nobility and purity intrinsic that inhabit in this ancient discipline. Setting links with its tradition and its endless plastic condition, the painting requires a time of reflection, space and thought very different from the instantaneous present at the time. I use painting techniques combined with the possibility of dialogue with other media, beyond its conventional medium and format. Removing spatial barriers and overflowing the frame, the painting is rethinking the traditional values while preserving color, shape and composition, as a general reference and ever-changing.

 

 

TCM: We can say that your works go beyond the traditional concept of two-dimensionality of the painting and also the concept of sculptural three-dimensionality, which are traditionally associated with art. Does the artistic installation help to explore a dimensionality that is finally more free than in the past?

PM: The flatness of the picture itself and the subject represented is extended and expanded in the space, and in some cases, approaches the three dimension. Through various processes and leaving open a free interpretation, my work emphasizes the manual nature of execution, extending the meaning of painting itself. Being true to my criteria and providing a practical alternative to the actual painting, it reflects and expresses my artistic interests and concern. Each stage represents a new perspective on painting and deepens its process of exploration and knowledge. The paint does not stop on the canvas, it extends encouraging its positive condition that leads to a new dynamic and state an unfinished glance of its boundaries.

 

TCM: Just in regards to the overcoming of the two-dimensional concept in the work of art, you have recently published a book-catalog inspired by your artistic studies and work of art. Do you want to tell us more about it?

PM: Both of my research Thesis, Graduate and Postgraduate, had been published through the Patronage Law and declared of Cultural interest by the Ministry of Culture of Buenos Aires in Argentina. The last book is the result of my Postgraduate Thesis and it has been published in Spanish and French thanks to the support of Danone Argentina and Danone France. It has been officially presented at the Argentine Embassy in Paris together with a solo exhibition. “Au delà de la bidimension picturale”, proposes a reflection of the dynamic that exists between art and its destiny, as it is transported from usual places to new spaces and dimensions, allowing the spectator to know and get in touch with the artworks, building new artistic places and ways of thinking. Whether in nature, landscape or architecture, this research project proposes a journey through certain creations, where the artistic interest in the location and its context has transformed an anonymous space into a significant one. Exploring new methods of exhibition and expanding the horizon of those who appreciate it, the natural spaces not only complete the work but also exalt and appeal its meaning, modifying its own character. Carrying out ideas that greatly modify the landscape and turning the artist into a confidant of the potential of the environment as a site for artistic creation.

 

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TCM: What are your main sources of inspiration? From the world of art and culture or maybe even from the everyday life around you?

PM: As a response to the environment that surrounds me and the way I want to live, watching and enjoying nature is a celebration for the soul. The beauty that nature offers us is a constant inspiration for my work. Enjoy its vibrant colors, observe the different textures, find its various forms, observe its delicate movement … I believe that nature encompasses everything in an immensely satisfying way. Creativity, in my opinion, resembles the search for a deeper existence, combined with a huge desire to live in a more inspiring, generous and full of vitality.

As inspiring artists I can mention my mentors Pablo Siquier and Carlos Bissolino, Julio Le Parc, Lucio Fontana, Antoni Gaudí, Jorge de la Vega, Gerhard Richter and Claude Monet.

TCM:Villa Carlotta is a museum and botanical garden well known in Italy and appreciated for its ability to happily combine the treasures of art with those of the natural world. An artist like you here certainly finds a very suitable environment …

PM: Art must make nature eternal in our imagination and I think that Villa Carlotta, one of the most prestigious cultural institutions in Europe where art and nature coexist in perfect harmony, reflects this concept. I feel honored to be invited to exhibit my work within this outstanding context and scenery. Taking my career further and the possibility to show my work in response to such an interesting and inspiring context will surely enrich and create a new cultural experience. I enthusiastically await to get involved in this unique environment and reflect upon its discoveries.

 

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TCM: Stellaria is your latest creation, awarded at the Florence Biennale 2017 by the international jury with the Lorenzo il Magnifico prize for this installtion, and soon on show at Villa Carlotta from 14 to 29 July 2018. How is this art installation was born?

PM:I participated in the last edition of the Florence Biennale in Italy, where the theme was “eARTh – Creativity & Sustainability”. My work has an important connection with sustainable development due to the use of recyclable materials. I make all kinds of procedures ranging from the recycle of plastic bottles combined with acrylic painting, to create hundreds of tiny pieces which are the unit of my artwork. “Stellaria” was born as most of the times, with a dream. In this case the idea of rain and fly comes up in the shape of this aerial installation where the nonexistence of the pictorial canvas, creates compositions that are based on independent spatial events, where colors act together and suspended in the space.

 

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TCM: How should the ideal visitor approach your installation? Any suggestions to the many visitors who arrive at Villa Carlotta to see it?

PM: I believe that the most seductive thing about art is the personality of the artist. I think the visitor’s point of view is always free. A work of art is contemplated and interpreted in a very personal and unique way. It is true that in contemporary art many works are directed or intended to cause a particular effect or result in the viewer, but in any case the experience towards a work of art is always subjective and it´s reflected on each artwork.

 

TCM: What are your future plans, where will we be able to admire your works after Villa Carlotta?

PM: After Villa Carlotta exhibition I will be back in Buenos Aires where I would like to show the artwork I made in collaboration with Julio Le Parc, widely considered the father of the Kinetic and Op Art movements. I had the pleasure to visit his atelier in Paris after a show we shared together with others Argentineans artists living in France at la Maison de l’Argentine in Paris. After a enriching talk in his atelier, he took one of my pieces and combined it with some of his materials and techniques, giving as a result this special collaboration. This work was the trigger to make the series “Variations” that was part of the exhibition in the Gallery of the Argentine Embassy in Paris and will be also shown in Buenos Aires.

AENIGMA SERIES: the Italian Cultural Heritage as you have never seen it before. At Villa Carlotta

aenigma + villa carlottaTablinum: This article is dedicated to you. You that love Art in all its forms and think that Italy is a country rich in artistic and cultural treasures that deserve to be known and celebrated all over the world. These lines, but above all, this exhibition, AENIGMA, is for you.

Because this summer, at Villa Carlotta, we want to offer you a real journey into Beauty and we will do so admiring the works of “Aenigma Series. The rediscovery of Italian Cultural Heritage” created by Fine Art Photographer Marlene Luce Tremblay and here exhibited at the Romantic Tower Pavilon from 14 to 29 July 2018.

Marlene is definitely an internationally renowned artist. Always in the forefront to spread, thanks to her art, important cultural messages in the world. Her inestimable commitment has been recognized at the institutional level by institutions such as the UN and numerous embassies around the world so much that her works are exhibited permanently in: Egyptian Foreign Ministry and the Egyptian Tourist Authority in Cairo; the Egyptian Embassy in Embassy in London and the Egyptian Consulate in Ottawa; at the High Commission of Canada in London, in important collections of international and private companies. His exhibition Women of New York was exhibited at the UN headquarters in New York.

In Italy, in Florence, she was awarded the Lorenzo il Magnifico prize by the Florence Biennale international jury.

Her eye is always careful to analyze the Beauty that surrounds us and, like any artist worthy of its name, to go further. Now she has focused on Italy and its treasures.

But let’s leave Marlene free to tell us about her artistic past and the Aenigma Collection, exhibited in an exceptional context such as the Museum of Villa Carlotta, a place of union between art and nature, among the treasures of Italian artistic heritage

Q: You are a fine art photographer with many years of experience behind and alternate the use of film photography to digital photography I would like to ask you what differences are there? Is there a way to happily combine these two different ways?

MLT: When I studied photography at the Dawson Institute of Photography in the 1980’s, digital photography was not in use in those days and instead it was film photography in its classic form whether black and white or colour photography.   Film photography required much more technical skills in the laboratory as well as how to shoot pictures.

Digital photography requires computer technical skills with both the camera and to edit images. In my case, I used to shoot only in black and white and I would tint my images in the laboratory. It was a mixture of chemicals and tints.  Today I tint my images in my computer with a programme called Lightroom and in some cases, I also like to merge images to add some mystery to the image.

Q: You have created a new method: the Pintography. Could you explain to me what innovations you have made with this method?

MLT: Pintography consists of my own digital images that I transform and colour to express more emotions,  furthering the creative aspect of my art.  The images are then printed on canvas on which I add oil paint to emphasize the colour and to make the canvas come to life.  When I shoot pictures, I already see a painting as opposed to a fixed image.

Men of New York Exhibition, Chelsea Gallery - 7

Men of New York, in Chelsea Gallery, NY

Q: You held an exhibition at the UN headquarters in New York entitled Women of NY and one at a Gallery in Chelsea dedicated to The Men of New York.  Surely creating photographic portraits of so many people from all over the world and living here in NY must have been thrilling. What did these meetings with so many people give you?

MLT: The Women and Men of New York exhibitions were a very enriching experience.  In some cases, the subjects did not know each other and became friends as a result of this experience.  We held gatherings at my place for food and wine.  Each individual was interviewed by a young Italian journalist, Vincenza di Maggio, who interviewed each participant about their experience moving to New York from their home country, and what it meant to them being in New York.  The aim of these projects was to highlight what New York is about, mainly about diversity and beyond the consumer aspect of life, which the city is often portrayed.  New York is more than the shops and all that superficial stuff, it’s about people coming from all over the world and the reason why it’s such a vibrant city.  It was a very enriching experience for all of us and an opportunity to celebrate our common humanity while embracing our differences.

Q: Your photos reveal that you have traveled a lot during your life and places often have a leading role in your photos. What are the most important memories that you always carry with you?

MLT: My travels are very important to my art for I need new sceneries, a fresh look at each new country I visit while exploring its history and capturing what makes it special.  Most importantly though, I enjoy meeting people and have made friends all over the world as a result of my travels. In my view, this is the most enriching human experience.  People and places transform one’s view of the world.  It opens the mind, more than from books, it is a life experience that becomes part of oneself as it opens the heart and a way to evolve as a human being.  As a result, one becomes more tolerant about differences.

Q: You have traveled a lot in the Middle Eastern world and you have created a sort of “photographic archeology” of the Arab world. Would you like to tell us about that experience?

MLT: Indeed I traveled to Egypt, Syria, Jordan, Jerusalem, Algeria and Tunisia. The Arab world is comprised of so many layers of history, where the birth of civilization took place.  Coming from a young country such as Canada, I can appreciate the Arab world’s place in the history of the world.

Egypt was a mesmerizing experience, such a rich history and its beauty of times past.  In many ways, it changed the course of my life for it made me realize how we are a specter in the realm of time and humanity.  I would say, we are stardust in the wind.

 

il direttore del Bureau des Affaires Culturelles e  l'ambasciatrice egiziana, in occasione dell'inagurazione di Egypt & Beyond!

The director of the Bureau des Affaires Culturelles and the Egyptian ambassador at the Canadian Consulate.

Q: Your last photo exhibition dedicated to the Middle East was dedicated to Egypt and its treasures.

MLT: Thanks again to people I met, namely my collaborator and curator in Montreal, Bousmaha Seddiki, and Gamal Zayda who at the time was the director of the Al Aharam bureau in Montreal.  I was thereafter invited by the Egyptian Ministry of Tourism to visit Egypt in celebration of 50 years of diplomatic relations between Canada and Egypt.  As a result, the Iconic Egypt and Beyond series was exhibited in Montreal, Cairo, Paris and London.

Q: And now this new project, Aenigma, in which the main protagonist is Italian art and consequently the landscape of the Peninsula. Would you like to tell us what the inspiration for the Enigma collection comes from and what are the messages you want to give to the visitor?

MLT: Aenigma is an ode to the beauty of Renaissance Art. The great masters of the art offered masterpieces that are timeless.  I fused my images of Florence with those of the natural world which, in my humble view, is also timeless.  Nature is a work of art in itself and the masters created in that same timelessness.  Today’s art world is ephemeral, likened to our consumer society. Consumerism is what our modern world is about. This is what I am trying to express, the timelessness beauty of Renaissance art and the natural world.

 

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Marlene show her new artwork from Aenigma Series

Q: In our exhibition at Villa Carlotta we use a beautiful video made to celebrate your works in the exhibition would you like to talk about the genesis of that?

MLT: The video was created and produced by a friend and collaborator, Oliver Huwart (Shorteaser).  We collaborated on three other projects; namely, Women and Men of New York as well as the exhibition that took place in Tunisia last year entitled: Nous les femmes.

Olivier is very talented and creative, his sensitivity resonates with mine, which makes our collaboration a wonderful experience.  I have total confidence in his creativity and leave all freedom to his creative process for each video.  Olivier is able to feel, see and understand what I am trying to express through my art with much beauty and harmony.

In the case of Eanigma, Olivier composed the music for the video which I fits so well with the subject of the series.

Olivier is a very important collaborator and I hope that we will collaborate for many more exhibitions in the coming future.

Q: A few suggestions to make the most of your visit to Villa Carlotta. Are there any aspects of Enigma that you would like to take the opportunity to highlight to our visitors?

MLT: Aenigma brings to light the beauty of the Italian culture.  Italy is well known for its way of life which is first and foremost, the quality of life.  To me, the art of living is what Italy is about from the table to the fashion world and most importantly, to its architecture and its art.

Q: How is Italy and its heritage seen through your photographer lens?

MLT: I see Italy not only as rich in history but also in every aspect of life.  It’s rich in history yet a very modern society, inspiring the world for its quality of life.

 

 

 

AENIGMA SERIES: il patrimonio culturale italiano come non l’avete mai visto. A Villa Carlotta

 

aenigma + villa carlottaTablinum: Questo articolo è dedicato a voi. Che amate l’arte in tutte le sue declinazioni, che pensate che il nostro sia un Paese ricco di tesori artistici e culturali che meriterebbero di essere conosciuti e celebrati in tutto il Mondo. Queste righe, ma soprattutto, questa mostra, AENIGMA,  è per voi.

Perchè, quest’estate a Villa Carlotta, vogliamo offrirvi un vero e proprio viaggio nella Bellezza e lo faremo ammirando le opere di “Aenigma Series. La riscoperta del patrimonio culturale italiano” realizzate dalla fine art photographer canadese Marlene Luce Tremblay  ed esposte presso il padiglione della Torretta Romantica dal 14 al 29 luglio 2018.

Marlene è  sicuramente un’artista di fama internazionale. In prima linea nel diffondere, grazie alla sua arte, importanti messaggi culturali nel mondo.  Il suo inestimabile impegno è stato riconosciuto a livello istituzionale da organismi come L’Onu e numerose ambasciate nel mondo tanto che e le sue opere sono esposte in permanente a presso: Egyptian Foreign Ministry and the Egyptian Tourist Authority al Cairo; l’Ambasciata Egiziana a Embassy a Londra e al Consolato egiziano in Ottawa; presso l’Alta Commissione del Canada a Londra, in importenti collezioni di aziende internazionali e privati.  La sua mostra Women of New York è stata esposta presso la il Palazzo di Vetro dell’ONU a New York.

In Italia, a Firenze, le è stato conferito il premio Lorenzo il Magnifico dalla giuria internazionale della Florence Biennale.

Il suo occhio sempre attento ad analizzare la realtà che ci circonda e, come ogni artista che si rispetti, ad andare oltre, si è ora concentrato sull’Italia e sui suoi tesori.

Ma vogliamo che sia lei a raccontarci dei suoi trascorsi artistici e di Aenigma Collection, esposta in un contesto d’eccezione quale il Museo di Villa Carlotta, luogo di connubio fra arte e natura, tra i tesori del patrimonio artistico italiano.

D: Sei una fine art photographer con molti anni di esperienza alle spalle e alterni l’uso della fotografia cinematografica alla fotografia digitale. Vorrei chiederti quali sono le differenze? C’è un modo per combinare felicemente questi due diversi modi?

MLT: Quando ho studiato fotografia al Dawson Institute of Photography negli anni ’80, la fotografia digitale non era in uso in quei giorni e invece era la fotografia cinematografica nella sua forma classica, sia in bianco e nero che a colori. La fotografia cinematografica richiedeva molte più capacità tecniche in laboratorio e il modo di riprendere le immagini.

La fotografia digitale richiede competenze tecniche informatiche sia con la fotocamera sia per modificare le immagini. All’inizio scattavo solo in bianco e nero e tingevo le mie immagini in laboratorio. Era una miscela di sostanze chimiche e tinte. Oggi dipingo le mie immagini digitalmente con un programma chiamato Lightroom e, in alcuni casi, faccio dei collage di più immagini per aggiungere un po’ di mistero alla fotografia finale.

Q: Hai creato la Pintografia. Potresti spiegarmi quali innovazioni hai apportato con questo metodo?

MLT: La Pintografia consiste nelle mie immagini digitali che trasformo e coloriamo per esprimere più emozioni, promuovendo l’aspetto creativo della mia arte.

Le immagini sono poi stampate su tela su cui aggiungo pittura a olio per enfatizzare il colore e fare prendere vita alla tela. Quando scatto le immagini, la mia immaginazione vede già un dipinto in contrasto con un’immagine fissa.

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Men of New York, New York, Chelsea Gallery

Q: Hai tenuto una mostra al quartier generale delle Nazioni Unite a New York intitolato Women of NY e una alla Gallery in Chelsea dedicata a The Men of New York. Sicuramente creare ritratti fotografici di così tante persone  provenienti da tutto il mondo e giunte a vivere qui a New York deve essere stato elettrizzante. Che cosa ti hanno dato questi incontri con così tante persone?

MLT: Le mostre Women and Men di New York sono state un’esperienza molto arricchente. In alcuni casi, i soggetti non si conoscevano e sono diventati amici a seguito di questa esperienza. Abbiamo organizzato riunioni al mio posto per cibo e vino.

Ogni individuo è stato intervistato da una giovane giornalista italiana, Vincenza di Maggio, che ha intervistato ogni partecipante sulla loro esperienza di trasferirsi a New York dal loro paese d’origine, e cosa significasse per loro essere a New York. Lo scopo di questi progetti era quello di mettere in risalto ciò di cui parla New York, principalmente sulla diversità e oltre l’aspetto della vita dei consumatori, che la città è spesso raffigurata.

New York è altro oltre i grattacieli, i negozi, gli uffici e tutte quelle cose superficiali, è un luogo che ospita persone provenienti da tutto il mondo ed è questo il motivo per cui è una città così vivace. È stata un’esperienza molto stimolante per tutti noi e un’opportunità per celebrare la nostra comune umanità abbracciando le nostre differenze

 

 

D: Le tue foto rivelano che hai viaggiato molto durante la tua vita e spesso i luoghi hanno un ruolo di primo piano nelle tue foto. Quali sono i ricordi più importanti che porti sempre con te?

MLT: I viaggi sono molto importanti per la mia arte perché ho sempre bisogno di nuovi scenari, un nuovo sguardo su ogni nuovo paese che visito mentre esploro la sua storia e catturo ciò che lo rende speciale. Ma soprattutto, mi piace incontrare persone e ho amicizie in tutto il mondo.. Dal mio punto di vista, questa è l’esperienza umana più arricchente. Le persone e i luoghi trasformano la propria visione del mondo. Viaggiare apre la mente, è un’esperienza di vita che diventa parte di se stessi,  apre il cuore, è un modo di evolvere come essere umano. Di conseguenza, si diventa più tolleranti rispetto alle differenze.

il direttore del Bureau des Affaires Culturelles e  l'ambasciatrice egiziana, in occasione dell'inagurazione di Egypt & Beyond!

Q: Hai viaggiato molto nel mondo mediorientale e hai creato una sorta di “archeologia fotografica” del mondo arabo. Vorresti parlarci di questa esperienza?

MLT: In effetti ho viaggiato in Egitto, Siria, Giordania, Gerusalemme, Algeria e Tunisia. Il mondo arabo è composto da così tanti strati di storia, poichè è proprio lì che ha avuto luogo la nascita della civiltà. Provenendo da un paese giovane come il Canada, posso apprezzare il ruolo del mondo arabo nella storia del mondo. L’Egitto è stata un’esperienza affascinante, una storia così ricca e la sua bellezza dei tempi passati. In molti modi, ha cambiato il corso della mia vita perché mi ha fatto capire come sia labile la presenza dell’individuo nel regno del tempo e dell’umanità. Direi che siamo polvere di stelle nel vento.

D: La tua ultima mostra fotografica dedicata al Medio Oriente è stata dedicata all’Egitto e ai suoi tesori.

MLT: Grazie ancora alle persone che ho incontrato, vale a dire il mio collaboratore e curatore a Montreal, Bousmaha Seddiki e Gamal Zayda, che all’epoca era il direttore dell’ufficio di Al Aharam a Montreal.

Successivamente sono stato invitata dal Ministero del Turismo egiziano a visitare l’Egitto per celebrare i 50 anni di relazioni diplomatiche tra il Canada e l’Egitto. Di conseguenza, la serie Iconic Egypt and Beyond è stata esposta a Montreal, Cairo, Parigi e Londra.

D: E ora questo nuovo progetto, Aenigma, in cui il protagonista principale è l’arte italiana e di conseguenza il paesaggio della penisola. Vorresti dirci da dove viene l’ispirazione per la collezione Enigma e quali sono i messaggi che vuoi dare al visitatore?

MLT: Aenigma è un’ode alla bellezza dell’arte rinascimentale. I grandi maestri dell’arte hanno offerto capolavori senza tempo. Ho fuso le mie immagini di Firenze con quelle del mondo naturale che, a mio modesto parere, è anche senza tempo.

La natura è un’opera d’arte in sé e i maestri creati nella stessa atemporalità. Il mondo dell’arte di oggi è effimero, paragonato alla nostra società dei consumi. Il consumismo è ciò di cui parla il nostro mondo moderno. Questo è ciò che sto cercando di esprimere, in contrasto con la nostra quotidianità: la bellezza senza tempo dell’arte rinascimentale e del mondo naturale.

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D: Nella nostra mostra a Villa Carlotta utilizziamo un bellissimo video realizzato per celebrare le tue opere in mostra, ti piacerebbe parlare della genesi di questo?

MLT: il video è stato creato e prodotto da un amico e collaboratore, Oliver Huwart (Shorteaser). Abbiamo collaborato a tre altri progetti; Ovvero, Women and Men of New York e la mostra che si è svolta in Tunisia lo scorso anno dal titolo: Nous les femmes.

Olivier è molto talentuoso e creativo, la sua sensibilità è in sintonia con la mia, il che rende la nostra collaborazione un’esperienza meravigliosa. Ho totale fiducia nella sua creatività e lascia ogni libertà al suo processo creativo per ogni video. Olivier è in grado di sentire, vedere e capire quello che sto cercando di esprimere attraverso la mia arte con molta bellezza e armonia.

Nel caso di Aenigma, Olivier ha composto la musica per il video che mi piace così tanto con il soggetto della serie.

Olivier è un collaboratore molto importante e spero che collaboreremo per molte altre mostre nel prossimo futuro.

Q: Alcuni suggerimenti ai nostri fruitori per sfruttare al meglio la loro visita a Villa Carlotta. Ci sono aspetti di Enigma che vorresti cogliere l’occasione per evidenziare i nostri visitatori?

MLT: Aenigma porta alla luce la bellezza della cultura italiana. L’Italia è ben nota per il suo modo di vivere che è prima di tutto, la qualità della vita. Per me, l’arte di vivere è ciò che l’Italia tratta dalla tavola al mondo della moda e, soprattutto, alla sua architettura e alla sua arte.

D: Come sono l’Italia e il suo patrimonio visti attraverso l’obiettivo del fotografo?

MLT: vedo l’Italia non solo ricca di storia ma anche di ogni aspetto della vita. Ha una storia preziosa e un patrimonio culturale davvero stupefacente ma è una società molto moderna, che ispira il mondo ancora oggi.

 

#SensArt a VILLA CARLOTTA con Marlene Luce Tremblay e Patricia Miani ( dal 14 al 29 luglio 2018)

🇮🇹

Tablinum Cultural Management: c’è un luogo sul Lago di Como dove la bellezza dei capolavori d’arte si fonde con le meraviglie della botanica e con il rinomato paesaggio lariano. Qui al Museo e Giardino Botanico di Villa Carlotta, dal 14 al 29 luglio, farà tappa la rassegna Sensart 2018, curata da Tablinum Cultural Management, per presentare al pubblico due artiste, le cui opere stanno riscuotendo un notevole successo di pubblico e critica a livello internazionale.
Nel contesto espositivo del Padiglione della Torretta Romantica, Marlene Luce Tremblay, fotografa Fine Art, le cui opere sono ospitate in permanente in presigiosa sedi ONU, come il Palazzo delle Nazioni Unite di New York, e ambasciate di tutto il mondo, presenterà la sua nuova serie fotografica Aenigma Collection.

Si tratta di una mostra incentrata sulla riscoperta e valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico italiano: il più grande tesoro della nostra nazione, spesso trascurato e sottovalutato, che nelle fotografie rielaborate con acrilico su tela dall’artista, in una tecnica di sua invenzione, la pintografia, riescono a catturare l’emozione dello spettatore.
Le fotografie di Marlene Luce Tremblay saranno introdotte da uno splendido video immersivo realizzato da Shorteaser del videomaker canadese Oliver Huwart.

L’altro piano de Padiglione della Torretta Romantica sarà interamente riservato all’installazione dell’artista argentina Patricia Miani: Stellaria.
Formatasi a Buenos Aires, ha già pubblicato un libro : “Al di là della dimensione pittorica” dove spiega le sue teorie artistiche, dichiarato d’interesse culturale dal governo argentino, e ha intrapreso una collaborazione artistica con Julio le Parc, padre dell’arte cinetica e del movimento Op Art che sfocerà in una prossima produzione comune dal titolo Variations.

A questo promettente esordio nel mondo dell’art system internazionale si aggiunge una visione innovativa del concetto di opera d’arte e della sua interazione con il mondo che la circonda e con noi, spettatori.
Stellaria è un’installazione immersiva: il visitatore potrà interagire con essa, percorrerla, esplorarla e ricavarne emozioni inaspettate e personalissime, alla scoperta di una nuova dimensione dell’arte.

Le mostre osserveranno i seguenti orari: dal martedì al venerdì : 15.00 – 18.00 |sabato e domenica 10.00 – 12.30 – 14.00 -18.00. CHIUSO il lunedì.

I nostri ospiti potranno come sempre usufruire di contenuti digitli attraverso il proprio smartphone. La presenza costante dei curatori in mostra consentirà di usfruire gratuitamente della visita guidata alle mostre.

 

🇬🇧

There is a place on Lake Como where the beauty of the masterpieces of art blends with the wonders of botany and with the renowned Larian landscape.

Here, at the Museum and Botanical Garden of Villa Carlotta, from 14 to 29 July, the Sensart 2018 exhibition curated by Tablinum Cultural Management will stop and will present two artists: Marlene Luce Tremblay and Patricia miani. Their works of art are enjoying considerable success with the public and critics at the international level.

In the context of the Pavilion Torretta Romantica, will exhibit Marlene Luce Tremblay, Fine Art photographer. Her works are housed in UN presidential offices, such as the United Nations Palace in New York, and embassies from around the world. She will present her new Aenigma Collection photo series.
It is an exhibition focused on the rediscovery and enhancement of Italian artistic and landscape heritage: the greatest treasure of our nation, often neglected and underestimated.
Photographs re-elaborated with acrylic on canvas by the artist, in a technique of her invention, pintograph, succeed in capturing the emotion of the spectator.
The works of art by Marlene Luce Tremblay will be introduced by a wonderful immersive video made by video-artist Oliver Huwart for Shorteaser.

The other floor of the Pavilion Torretta Romantica will be entirely reserved for the installation of the Argentine artist Patricia Miani: Stellaria.
That young and talented artist, studied at the University of Buenos Aires and she has already published a book: “Beyond the pictorial dimension”. Here she explains her artistic theories in a book already declared of cultural interest by the Argentine government. She has also embarked on an artistic collaboration with Julio le Parc, father of kinetic art and Op Art which will result in a forthcoming joint production entitled Variations. An innovative vision of the concept of a work of art and its interaction with the world that surrounds it and with us, spectators is added to this promising debut in the world of the international art system.
Stellaria is an immersive installation: the visitor can interact with it, walk in it, explore it and obtain unexpected and very personal emotions, discovering a new dimension of art.

The exhibition will be open from: July 14th to 29th: closed on Monday Tue-Fri 15.00 -18.00, Sat / Sun 10.00-12.30 14.00- 18.00

Our guests can take advantage of special digital content accessible from their smartphones thanks to the presence of QR Code along the visit path. Extraordinary guided tours with curators and artists await visitors everyday for free.

 

La grande mostra di Giovanni Boldini alla Reggia di Venaria Reale raccontata dallo storico dell’arte Tiziano Panconi

Tablinum Cultural Management: Oggi vi vogliamo accompagnare idealmente alla Reggia di Venaria Reale dove è in corso, fino al 28 gennaio 2018, la grande mostra dedicata al pittore par excellence della Belle Epoque  Giovanni Boldini.

Ad accoglierci è il curatore della mostra, lo storico dell’arte Tiziano Panconi (BIO su Wikipedia)

La mostra, la cui prima fortunata tappa è stata a Roma, al Complesso monumentale del Vittoriano, si è poi trasferita alla Reggia di Venaria Reale (To). Inizialmente erano 160 le opere provenienti da collezioni private e oltre trenta musei internazionali, per poi essere ridimensionata a circa 110, alle quali è stata aggiunta una collezione di arredi Liberty.

Un percorso unico per conoscere la multiforme e straordinaria produzione pittorica di Giovanni Boldini, Le Petit Italien (era alto soltanto 154 cm) che conquistò la Parigi della Belle Epoque.

Abbiamo chiesto di raccontarci tutti i retroscena della mostra a Tiziano Panconi, che oltre ad essere curatore di questa grande mostra è anche autore del catalogo generale ragionato di Giovanni Boldini (edito da Edifir) e presidente del nuovo “Museo archives Giovanni Boldini Macchiaioli” dove si  raccoglie l’imponente lavoro di archiviazione che ruota attorno alle figure di Boldini e dei pittori macchiaioli e dove, tra l’altro, è possibile l’autenticazione delle loro opere (www.museoboldinimacchiaioli.com).

Tiziano Panconi intervista a Tablinum

Lo storico dell’arte Tiziano Panconi, curatore della mostra dedicata a Giovanni Boldini

Per lei il settimo libro e il terzo grande evento dedicato in carriera a Boldini. Cos’ha di diverso questa mostra dalle altre?

Questa mostra è stata pensata per rappresentare uno spaccato più fedele possibile dell’intera produzione di Giovanni Boldini che non fu soltanto l’artista dei grandi ritratti femminili o ufficiali ma molto, molto di più. Diceva Diego Martelli, critico e amico dei Macchiaioli, che le opere di Boldini “sono un misto di lasciato e di fatto”, cioè di parti ultimate e di altre incompiute. Così, allo stesso modo il suo percorso creativo fu estremamente vario, alternando dipinti prodigiosamente fotografici ad altri appena accennati, ad altri ancora realizzati con pennellate veloci e vorticose. In alcuni di essi, quelli probabilmente più emblematici, tutte queste qualità convivono.

Abbiamo dunque immaginato di rappresentare la totalità degli aspetti della sua pittura con proporzione quasi scientifica rispetto al catalogo generale delle opere e così offrire una visione il meno fuorviante possibile della sua vastissima produzione. La mostra è stata progettata come un mosaico, come se avessimo dovuto comporre un unico quadro, un archetipo della pittura di Giovanni Boldini, all’interno del quale coabitano tutte le componenti del suo stile, ognuna a parer nostro, rappresentate abbastanza equamente.

L’idea ci pare affascinante e innovativa, la realizzazione più complicata. Le mostre, lo sappiamo, non sono libri dove si possono facilmente pubblicare le immagini desiderate e i curatori devono fare i conti con la effettiva disponibilità delle opere. Com’è stato possibile intraprendere un percorso così selettivo? 

Si, in effetti ci siamo complicati la vita, perché le mostre, come lei giustamente ha osservato, si fanno solitamente con il materiale, con le opere, che si hanno a disposizione. In questo caso invece non ci siamo voluti accontentare, siamo stati ambiziosi e abbiamo preteso di scegliere. Le scelte sono state talvolta dolorose, quando magari una certa opera ci è stata offerta per esempio da un museo e, benchè importante, proprio non rientrava nella nostra pianificazione e abbiamo dovuto dire di no. Al contempo, la selezione è stata ancor più difficoltosa rispetto alle opere ritenute irrinunciabili, non sempre disponibili a prima richiesta. Ogni dipinto di questa mostra costituisce una tessera fondamentale di un discorso generale e ogni prestito una conquista spesso personale.

Questa aspirazione, questa idea di mostra iconica che avevamo, ci ha portato a estendere la ricerca e le richieste di prestito in mezzo mondo, con la conseguente proliferazione dei costi, soprattutto di trasporto, e un crescendo di tutte le difficoltà connesse al comporre quelle relazioni internazionali necessarie per l’ottenimento degli importanti prestiti. Fra i musei e le istituzioni straniere che hanno contribuito con i prestiti vi sono: l’Arwas Archives di Londra; il Butterfly Insitute Fine Art di Lugano; la Collections de la Comédie Française di Parigi; il Rau Antiques di New Orleans;
il MUDO – Musée de l’Oise di Beauvais;
 il Musée Baron Martin a
Ville de Gray;
il Musée Bonnat-Helleu e il  Musée des beaux-arts entrambi di Bayonne;  il Musée d’Orsay di Parigi; l’Ambasciata di Francia a Vienna; Il Musée de la Vénerie di Parigi; il Musée des Arts Décoratifs di Senlis;
 il Musée des Beaux-Arts di Bordeaux;
 il Musée des Beaux-Arts di Tours; il Musée des Beaux-Arts di Marsiglia;
 il Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano; la National Portrait Gallery di Londra e la Staatliche Museen Nationalgalerie di Berlino, oltre ad una trentina di collezioni private principalmente dislocate fra Inghilterra e Stati Uniti. Ugualmente importanti sono risultate le opere di provenienza italiana, da quelle degli Uffizi, alla Camera dei deputati, alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, da Capodimonte, dalle GAM di Milano e Torino, dal Museo Boldini di Ferrara, dalla Collezione Frugone di Genova, dalla Ricci Oddi di Piacenza e ancora molti altri.

Perché parla al plurale?

Perché in questa avventura ancora in corso non sono ovviamente solo, avendo alcuni importantissimi compagni di viaggio come il co-curatore Sergio Gaddi, fautore della decennale stagione di grandi mostre di Villa Olmo a Como e un Comitato scientifico internazionale di prim’ordine, da me del tutto modestamente presieduto.

Aggiungerei che una mostra di questo tipo e così ampia è stata possibile proprio grazie all’indispensabile contributo degli autorevolissimi membri del Comitato, sopra tutti Marina Mattei, curatrice dei Musei Capitolini di Roma, direttrice degli scavi di Largo Argentina e docente all’università Link Campus di Roma, il cui presidente è l’ex ministro dell’interno e dei beni culturali Vincenzo Scotti, a cui vanno i miei più sentiti ringraziamenti. Poi Beatrice Avanzi, conservatrice del Musèe d’Orsay di Parigi e “chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres”, ossia la massima onorificenza conferita dal ministero della cultura francese. Poi Loredana Angiolino, della facoltà di storia dell’arte della Sapienza di Roma, fra le ricercatrici più importanti del nostro paese. Ancora Leonardo Ghiglia, cultore della materia, discendente del pittore Cristiano Banti e alla cui famiglia si deve la donazione di poco meno di trenta opere di Boldini alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze. Il museo, fra l’altro, è oggi brillantemente diretto da Simonella Condemi, il cui contributo è risultato fondamentale per il prestito di alcuni autentici capolavori boldiniani del periodo toscano.

Abbiamo potuto contare anche su collaborazioni e consulenze esterne come quella di Esmeralda Benvenuti, ex direttrice del Dipartimento di dipinti del XIX secolo di Sothebys Italia, di Elisa Larese, storica dell’arte italo svizzera, di Leo Lecci, della facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli studi di Genova e sul contributo della Fondazione Foedus, risultato indispensabile per molti aspetti e per questo ringrazio il presidente ed ex ministro della funzione pubblica Mario Baccini e Gianni Puglisi, presidente del Comitato scientifico della Fondazione – del quale anche io mi onoro di far parte – e rettore dell’Università degli studi di Enna.

Debbo anche ringraziare per la professionalità tutto il personale di Arthemisia Group, società produttrice della mostra e in special modo il presidente Iole Siena. Infine una speciale riconoscenza va al Mibact, al sottosegretario di Stato Dorina Bianchi e sopra tutti al ministro Dario Franceschini, autore della bella e importante presentazione al catalogo della mostra pubblicato dalla Casa editrice Skira, presieduta da Massimo Vitta Zelman.

La mostra è divisa in quattro sezioni che rappresentano le diverse fasi dell’attività di Giovanni Boldini. Ce ne descriva una.

Il rapporto fra eleganza e universo femminile è al centro della scenografica galleria di ritratti di alcuni dei più famosi personaggi dell’epoca come la bellissima Berthe, la sensualissima contessa de Rasty o la statuaria Emiliana Concha de Ossa. Fra i raffinati ritratti maschili quello notissimo di Giuseppe Verdi o del pittore macchiaiolo Cristiano Banti.

La prima sezione è dedicata al periodo toscano, 1864-1870. Fin dal suo esordio, cioè fin dal lungo soggiorno fiorentino iniziato appunto nel 1864, l’artista partecipò al clima rivoluzionario della Firenze risorgimentale e ai moti di rinnovamento ideologico e artistico dei Macchiaioli, avvertendone tutta la portata innovativa. Firenze, negli anni sessanta dell’800, era la capitale artistica italiana e vi convenivano abitualmente i più importanti maestri europei, in particolare francesi, dando luogo a continui scambi culturali e reciproche influenze stilistiche fra Italia e Francia. Furono questi, anni di straordinaria creatività per l’artista che a Firenze pose radici profonde che costituirono la solida base luministica della sua successiva cifra francese. La luce potente della “Macchia”, con le sue forti contrapposizioni chiaroscurali, rimase infatti per Boldini una sorta di ossatura compositiva sulla quale via via innestò i successivi aggiornamenti stilistici.

Avete proposto confronti con altri artisti?

Naturalmente. Nella prima sezione, quella cioè dedicata al suo soggiorno fiorentino, il confronto, quasi dialettico, è con gli artisti e compagni del Caffè Michelangelo, come Telemaco Signorini, Cristiano Banti e Vincenzo Cabianca. Quando Boldini si trasferì a Parigi chiaramente lo scenario di amicizie e relazioni si fece più ampio. Lì ritrovò gli italiani Federigo Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis e più tardi Vittorio Matteo Corcos – rappresentati nel percorso espositivo da degli autentici capolavori – e si confrontò con maestri come James Tissot e Antonio de la Gandara, anche questi presenti con opere di altissima qualità. De la Gandara fra l’altro, sebbene sia stato uno dei più grandi ritrattisti della Parigi dell’epoca e certamente fra i principali antagonisti per Boldini sul mercato dei ritratti, non era fino ad oggi mai stato rappresentato nelle mostre dedicate a Giovanni Boldini. Lo stesso vale per Joaquin Ruano, l’artista spagnolo al quale il maestro ferrarese consacrò uno dei suoi ritratti più belli e intesi, anche lui partecipe alla mostra del Vittoriano con una delle sue tele più emblematiche.

Dal punto di vista scientifico ci sono nuove scoperte?

Direi che uno dei punti caratterizzanti di questo evento è stato proprio il lungo lavoro di ricerca di archivio che lo ha preceduto, di circa quattro anni. Ci siamo infatti cimentati in articolate attività di spoglio negli archivi francesi, svizzeri, inglesi e sudamericani, in particolare cileni e naturalmente italiani, nei quali ritenevamo potessero essere ancora oggi custoditi carteggi inediti di Giovanni Boldini. Il risultato è stato tal volta deludente e in altri casi più profittevoli, seguendo le giuste tracce storiche e, con un po’ di fortuna in più, siamo invece riusciti a scoprire intere corrispondenze, delle quali si sospettava l’esistenza ma fino a ora sconosciute. Esaltante!

Infatti nel catalogo sono state pubblicate circa 40 lettere inedite di Boldini, con relative note. Oltre a questo abbiamo rintracciato gli eredi – sparsi in giro per il mondo – di alcune delle donne più famose ritratte da Boldini e così recuperato, da nipoti e pronipoti, le fotografie dell’epoca delle nonne o bisnonne. Questo ricchissimo album di immagini pubblicato sul catalogo, restituisce per la prima volta un volto “esatto” a donne leggendarie come Olivia Subercaseaux Concha, Dora di Rudinì o Rita Lydig de Acosta, consentendo un utilissimo confronto fra le loro immagini fotografiche e quelle traslate dal genio di Boldini.

Queste ricerche sono naturalmente alla base dei numerosi saggi, come quello a firma di Leo Lecci, dei miei, di Marina Mattei, di Loredana Angiolino e Sergio Gaddi, mentre le lettere e i carteggi inediti in francese sono stati tradotti da Eleonora di Iulio.

Ci menzioni tre opere da non perdere.

In ordine cronologico certamente per primo il piccolo ritratto degli anni sessanta di Diego Martelli della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Il personaggio, amico, critico e mecenate di Boldini e dei Macchiaioli, è ripreso in un atteggiamento del tutto spontaneo, seduto su un tappeto persiano, con le gambe incrociate all’indiana. Dietro di lui un ambiente perfettamente descritto, con una tela appoggiata a una parete, la stufa e le suppellettili. Un dipinto estremamente innovativo per l’epoca, nel quale attraverso la rappresentazione della gestualità della mimica abituali del personaggio e la descrizione del luogo, si restituisce una narrazione ampia e profonda della sua personalità. Il tutto in una impaginazione luministica e sintattica macchiaiola, con le tipiche abbreviazioni descrittive delle forme e il sicuro fraseggio di chiaroscuri in una luce piena e potente.

Fra i capolavori assoluti di Giovanni Boldini vi è poi Berthe che legge la dedica su un ventaglio, eseguito sul finire del cosiddetto  periodo Goupil (1871-1878). La ritrattata era la bellissima amante e convivente di Giovanni Boldini. Una stupefacente icona di grazia e sensualità femminile. Boldini rappresentò Berthe come una donna emancipata, di una avvenenza pungente e modernissima, consapevole della propria femminilità e sexappeal. Alta, magra, bionda, vita d’ape, dita lunghe e affusolate, naso all’insù, elegantissima ma soprattutto dipinta con uno stile e una tecnica senza pari, irripetibile anche per Boldini.

La tenda rossa è a mio avviso un altro quadro fra più acuti della produzione dell’artista. Rappresenta una signora ripresa di profilo, a mezzo busto, mentre con la mano sta per portare la sigaretta alla bocca. Potremmo considerarlo un archetipo dello stile boldiniano, nel quale convivono tutte le peculiarità della sua cifra espressiva. Ma non voglio dirle altro per non toglierle il piacere di vedere la mostra… .

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Berthe che legge la dedica su un ventaglio courtesy of Butterfly Institute Fine Art Lugano

Come è iniziata la sua passione per Boldini?

Nella metà degli anni novanta, forse era il 1995, fui contattato da Mario Murari, nipote e erede universale di Emilia Cardona Boldini, che insistette per affidarmi la compilazione del catalogo generale delle opere di Giovanni Boldini. Con un po’ di titubanza accettai l’incarico e mi proiettai di colpo nell’universo boldiniano, rimanendone neanche a dirlo stregato. Fra i primi viaggi propedeutici vi fu quello a San Paolo del Brasile dove fui accolto dal direttore del locale museo d’arte  e potetti visionare le numerose opere dell’artista presenti in città. Mi ricordo ancora con emozione la visita a porte chiuse della grande mostra di sculture di Degas e le due opere di Giovanni Boldini che per l’occasione erano state spostate nei caveaux sotterranei del museo.

Da allora è stato un crescendo di viaggi e incontri, sempre con la finalità di vedere e esaminare le opere del maestro, dipanando tal volta delicate questioni attributive, con l’obiettivo di epurare il mercato dell’artista dai falsi. Una piaga che purtroppo attanaglia il mercato di Boldini, imitatissimo anche da artisti coevi, fra i quali spiccano alcuni pittori spagnoli dalle notevoli capacità tecniche. Queste opere hanno nel tempo tratto in inganno anche esperti di provata esperienza e alcune sono state perfino pubblicate in libri non autorizzati dagli eredi dell’artista, o venduti in asta, anche se a prezzi bassi (irrealistici), e altresì presentati in mostre monografiche in gallerie molto note. Direi quasi un mercato parallelo che non di rado riesce a intrecciarsi con quello ufficiale.

In un percorso quasi a ritroso, cioè partendo per primo dall’analisi stilistica della pittura e della materia, iniziai poi a studiare la biografia di Boldini e a leggere tutto ciò che era stato scritto su di lui. Nel volgere di qualche mese la lettura si fece studio e la curiosità indagine.

Cosa ha in serbo per il prossimo futuro?

Certamente un’altra grande mostra su un altro maestro italiano, alla quale sto lavorando da tempo ma su cui preferisco mantenere il riserbo. A brevissimo la pubblicazione del Catalogo generale ragionato delle opere di Telemaco Signorini, un tomo di oltre 1000 pagine, che uscirà in Italia in primavera, edito dal Museo archives Giovanni Boldini Macchiaioli. Il Museo archives Giovanni Boldini Macchiaioli, persegue le filosofie del “museo attivo”, itinerante, che non espone le opere in forma permanente nelle proprie sedi ma le concede invece in prestito a istituzioni, a altri musei e per mostre culturali pubbliche. Ciò anche per scongiurare il fenomeno della stagnazione dell’offerta culturale, perché non sia sempre la stessa reiterata nel tempo, consentendo di veicolare l’ampia proposta culturale del Museo attraverso circuiti dinamici e sempre nuovi.

La propria raccolta, sostenuta dalle concessioni dei collezionisti privati nazionali e internazionali, è composta da circa 350 dipinti altamente significativi e fra questi alcuni capolavori della pittura italiana dell’800 ma anche di artisti contemporanei come Damien Hirst.

Il museo, in particolare, promuove, divulga e tutela, la pittura italiana del XIX e XX secolo, collaborando con fondazioni, università e aziende pubbliche e private.

Nelle collezioni sono conservati, fra gli altri, dipinti di: Vincenzo Cabianca, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Antonio Puccinelli, Alberto Pasini, Telemaco Signorini e naturalmente di Giovanni Boldini.

Il Museo si occupa anche di certificare l’autenticità delle opere e della tutela legale?

Il Museo detiene il più vasto archivio fotografico e epistolare sul genere, conservando oltre 450.000 immagini e alcune centinaia di lettere autografe degli artisti macchiaioli, oltre al fondo Cardona-Boldini, composto da immagini, biglietti e lettere del maestro e della moglie Emilia Cardona, oltre a disporre di una biblioteca specializzata sul genere composta da alcune migliaia di titoli.

Scrivendo al nostro indirizzo email gli utenti potranno richiedere le condizioni di servizio per ottenere la disamina attributiva della propria opera di Giovanni Boldini, Vittorio Matteo Corcos, Giuseppe De Nittis, di Giovanni Fattori, Federigo Zandomeneghi e di tutti gli artisti del gruppo dei Macchiaioli o attivi fra Firenze, Napoli e Parigi alla fine del XIX secolo. Il Museo dispone inoltre di un ufficio legale specializzato.

I certificati di autenticità rilasciati dal Museo sono accettati ai fini assicurativi, legali e da tutte le principali case d’asta, gallerie e collezioni internazionali. Tutti i servizi offerti dal Museo siano già attivi online o presso gli uffici di Pistoia.

Intendete anche incrementare le vostre collezioni?

Come dicevo Il Museo persegue la filosofia del “museo attivo”, in continua espansione e investe i proventi derivanti dalle proprie attività, da donazioni e finanziamenti pubblici e privati, nell’acquisto di opere d’arte o della loro “nuda proprietà”, al fine di arricchire e incrementare le proprie collezioni.

In particolare il Museo è alla ricerca di opere altamente significative della produzione di Giovanni Boldini, Vittorio Matteo Corcos, Giuseppe De Nittis, Alberto Pasini e Federigo Zandomeneghi.

Vendere al museo è semplice e immediato, basta contattarci.

Il Museo valuta anche proposte di concessione gratuita o onerosa. Non è infrequente infatti che importanti tele di proprietà privata siano conservate in depositi o caveaux non sempre in condizioni ideali per la loro perfetta conservazione, essendo esposte a rischi di deterioramento. Le cui principali cause sono le alterazioni e sbalzi igro-climatici, le condense, l’umidità, la siccità e le polveri.

Il Museo può prendersi cura delle opere di terzi, custodendole in condizioni ottimali, in assoluta sicurezza e assicurate contro tutti i rischi e sottoporle a eventuali interventi conservativi e di restauro. I contratti di concessione temporanea sono biennali o quinquennali e in alcuni casi prevedono la corresponsione di un loan fee dell’1% annuo sul valore economico.

Quindi ancora grandi mostre?

Il Museo archives Giovanni Boldini Macchiaioli progetta, cura e produce grandi mostre culturali, collaborando con musei e società private internazionali. Il Museo fornisce anche singole opere o interi pacchetti per la realizzazione di eventi espositivi di pubblico interesse e di alto valore scientifico.

Questo tipo di offerte sono riservate a fondazioni, comuni, assessorati, associazioni, musei e società di produzione.

Molti comuni, assessorati alla cultura e aziende private si stanno rivolgendo a noi per la realizzazione anche “chiavi in mano” di grandi eventi culturali.

Promozione, tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali italiane sono le parole d’ordine della nostra attività, incentrata sull’interscambio intellettuale fra culture e territori.

 

Alessandro Cerioli

 

Intrecci di Culture: Nathalie Monac e Giovanna Lentini a Villa Carlotta

Tablinum: la rassegna Eutopia Art Collection 2018, curata da Tablinum Cultural Management, torna nel mese di agosto presso l’incantevole cornice del Museo Giardino Botanico di Villa Carlotta, Tremezzina (co), con due mostre personali: Noi/Natura: dalla Sicilia al Lago di Como, dell’artista italiana Giovanna Lentini, e Il Linguaggio universale dell’Arte dell’artista francese Nathalie Monac. La mostra verrà inaugurata sabato 5 Agosto e terminerà domenica 20 Agosto.

A seguito della fortunata rassegna Lust for Art 2016, che lo scorso anno ha fatto registrare un totale di 25.000 visitatori in soli sei mesi di programmazione, quest’anno TCM propone per la sua programmazione annuale una nuova rassegna tematica dal titolo Eutopia Art Collection.

La rassegna 2017 nasce da un’esigenza profonda: quella di ricollocare l’arte al giusto posto, rivestirla di tutta quella carica positiva che gli è propria. Fare dell’arte lo specchio di un mondo tutto da creare a immagine e somiglianza dell’uomo, dei suoi sogni e delle sue aspirazioni. In questo senso l’arte della collezione 2017 si fa Eutopia positiva di valori e concetti.

Il viaggiatore porta con sé un bagaglio emozionale profondo e, se come nel caso di Giovanna Lentini, questa viaggiatrice è anche un’artista, saranno le sue tele a parlarci dei mutamenti interiori che, lo scoprire luoghi inediti, incontrare abitudini e persone nuove,originano in ciascuno noi. Dalla Sicilia al Lago di Como: dalla luce bianca del sole, che si tuffa negli abissi del mare, a quella più soffusa, raccolta dall’abbraccio verdeggiante delle sponde del lago, dove anche il dinamismo delle pennellate di rosso, che solgono fendere il bianco delle celebri tele di Giovanna Lentini, trovano una momentanea requie. “Abituata agli azzurri e ai blu della mia terra, ai suoi forti contrasti, che abbagliano e fanno splendere tutto di una luce bianca, arrivata a Como, sono rimasta affascinata e incantata dalle ovattate tonalità azzurro polvere del lago, dalla sua dimensione che contiene e rassicura. Per una pittrice è più facile dipingere le proprie impressioni ed emozioni: da queste nascono le mie opere nelle tonalità dell’azzurro e del verde e le sculture, realizzate con gioia e stupore infantile, con legna e pietre che mi chiamavano e ammiccavano dalla riva perché le portassi in studio. Il lago: uno spazio di riflessione e tranquillità per il mio spirito sempre in movimento, una pausa dal mio rosso (solo momentanea)”.

 

L’allestimento pensato per la mostra della francese Nathalie Monac vuole invece evidenziare il grande valore universale dell’arte. L’immenso dialogo che essa è in grado d’innescare con la sola forza della forma e del colore. Un istinto naturale. Insopprimibile. Un linguaggio universale.

“Dipingo con il cuore e con l’anima: sono guidata dai miei pennelli e il risultato finale è una grande scoperta. Dipingere è un dono naturale e questa mia arte è scevra da qualsiasi supporto “tecnologico”, perché vuole essere solo espressione dell’istinto naturale. Questa è quella che viene chiamata: Pittura Intuitiva”.  Nathalie Monac ha fatto dell’arte uno straordinario veicolo di valori interiori oltre che di armonia esteriore. Le sue tele riescono a trasmettere un messaggio universale e, al contempo, particolare ad ogni fruitore. Un dialogo unico nel suo genere perché è stimolato dai colori e dalle forme sulla tela che risvegliano in ogni individuo il proprio personalissimo teatro interiore di emozioni. Quella creata dalla Pittura Intuitiva di Nathalie Monac è un’alchimia meravigliosa: attraverso forme e colori riesce a stimolare il vissuto sentimentale di ciascun individuo al di là di ogni differenza razziale, culturale e anagrafica.

Orari visita:

Lunedì chiuso

Da martedì a venerdì dalle ore 15.00 alle ore 18.00

Sabato e domenica dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle ore 18.00.

“Noi/Natura. Dalla Sicilia al Lago di Como” e “Il Linguaggio universale dell’Arte” sono due mostre prodotte e curate  da Tablinum Cultural Management.

 

Un’esperienza di visita unica, grazie all’uso della tecnologia digitale

L’allestimento, pensato in chiave creativa, ci riporta in un ambiente immersivo dove grazie anche all’ausilio di mezzi audiovisivi il visitatore può congiungere il godimento della propria esperienza artistica alle  bellezze naturalistiche di Villa Carlotta e del nostro Lago.

Contenuti speciali e testi curatoriali, saranno consultabili direttamente attraverso i link visuali QRCode presenti nel percorso espositivo e sul sito web di Tablinum Cultural Management.

TABLINUM CULTURAL MANAGEMENT: i nostri progetti nascono dalla volontà di divulgare un modello culturale in cui il sistema dell’arte sappia comunicare valori fondanti che sorpassino le usuali logiche di mercato e riscoprano il valore primario della cultura quale nutrimento essenziale della coscienza umana. Per questo amiamo considerarci prima di tutto “impiegati della cultura”.

+39 3392181456     info@studiotablinum.com    www.studiotablinum.com

VILLA CARLOTTA: Villa Carlotta, in Tremezzina, Lago di Como, è celebre in Italia e nel resto del mondo grazie al suo magnifico parco botanico e alle sue sale ricche di capolavori d’arte. Villa Carlotta è un luogo di rara bellezza: qui capolavori della natura e dell’ingegno umano convivono armoniosamente in 70.000 mq tra giardini e strutture museali.

  +39 034440405      segreteria@villacarlotta.it    www.villacarlotta.it