Tributo Storico Lucius Minicius Exoratus

 

Tablinum: eccovi il video dell’intervista trasmessa da Espansione TV, rubrica Angoli, al classicista Alessandro Cerioli e all’avvocato Jonathan Colombelli, inerente il Tributo Storico Lucius Minicius Exoratus.

 

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Tributo Storico Lucius Minicius Exoratus

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Tablinum: siamo giunti alla IVa edizione del Tributo Storico Lucius Minicius e quest’anno “l’appuntamento con la cultura classica” si terrà in due giornate: sabato 23 e domenica 24 Settembre, dalle ore 09.30 alle ore 18.00, presso l’area verde dell’asilo comunale di Menaggio (co).

In queste due giornate si terrà una rievocazione storica che ci farà comprendere al meglio le culture autoctone della zona comense (Celti Comenses) e la cultura che divenne egemone (Romana).  Questo progetto si prefigge di divulgare scientificamente le origini storiche del territorio, approfondirle e renderle, nella sua originalità, accattivanti e fruibili a un pubblico eterogeneo.

Progetto questo pensato e sviluppato in stretta collaborazione fra persone addette al settore culturale che non solo hanno messo la loro professionalità al servizio dello stesso ma in prima persona, stando sul campo, lo articoleranno per il periodo in cui rimarrà in essere, quindi questo progetto ha tutti i presupposti per far comprendere al meglio la romanizzazione e tutte le conseguenze derivanti da essa.

Durante la due giorni di rievocazione si comprenderà al meglio l’economia romana e celtica, il diritto romano, i riti apotropaici romani e celtici ed in fine l’arte bellica romana e celtica. Per gli studenti è stato previsto un particolare approccio alla vita da campo: potranno toccare con mano le attrezzature da campo, verrà messo a loro disposizione il materiale (in scala) per rivivere il peso di un’armatura, di uno scudo, di una spada. Per i più piccoli comprendere al meglio il valore della moneta in epoca classica, assistendo a una coniazione, e ancora le toghe candide dei cittadini romani assistendo alla più alta “ars oratoria” di un processo romano.

Tutti questi aspetti verranno inscenati durante i due giorni del “Tributo Storico Lucius Minicius Exoratus“, presso l’area verde dell’asilo comunale di Menaggio (co).

Inoltre questo progetto farà comprendere l’importanza strategica del “Larius”, in questa parte del vasto impero romano. I suoi trasporti fluviali servirono a incrementare la romanizzazione del territorio, sin dalla rifondazione di Nova Comum, voluta da Gaio Giulio Cesare, il Lario si trovò al centro degli spostamenti militari prima e scambi commerciali poi ed infine chi era Lucio Minicio Exorato, notabile romano vissuto nel I° secolo dc, che ricopri incarichi di massima importanza a livello politico/religioso e legato alla corte imperiale di Tito Flavio Vespasiano. Usando un parallelismo con i giorni nostri potremmo definirlo: il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America.

Al termine delle due giornate sono previste due conferenze, la prima sabato 23 dalle ore 19.00, del Prof. Livio Zerbini (Università di Ferrara), a tema: “Plinio il giovane e l’Imperatore Traiano”, mentre la seconda domenica 24 dalle ore 19.00, del Dr. Alessandro Cerioli (ideatore e direttore del progetto), a tema: “Il Lario Romano”.

 

Serata Letteraria: Guerra all’Isis

 

Tablinum: eccovi il video della serata letteraria “Guerra all’Isis”, tenutasi sabato 21 gennaio 2017, presso la Libreria Attilio Sampietro di Menaggio (co). Ospite della serata lo scrittore Gastone Breccia, moderatore Gaetano Crisafulli.

Serata Letteraria: La Sindone del Diavolo

Tablinum: eccovi il video della serata letteraria “La Sindone del Diavolo”, tenutasi sabato 29 ottobre, presso il Grand Hotel Victoria di Menaggio (co). Ospite della serata lo scrittore Giulio Leoni, moderatore il classicista Alessandro Cerioli.

In viaggio lungo la Via Francigena

Tablinum: In occasione dell’anno Santo del 1993, il Cammino di Santiago vide un incremento del flusso dei pellegrini, che passarono dai 9.000 ai 99.000. Un aumento notevole che potrebbe verificarsi anche sulla Via Francigena in occasione del Giubileo della Misericordia, partito l’8 dicembre 2015 e che si concluderà il 20 novembre 2016.
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Le prime notizie di pellegrinaggi penitenziali diretti a una specifica meta risalgono all’VIII secolo; i pellegrini attraversavano l’Europa per recarsi presso i peregrinationes maiores: la tomba dell’apostolo Pietro a Roma, la Terra Santa e Santiago di Compostela, sede delle spoglie mortali di Giacomo il Maggiore, apostolo di Gesù. La pratica del pellegrinaggio assunse un’importanza tale che si svilupparono vere e proprie “vie della fede” costellate da luoghi di sosta, villaggi e abbazie per ospitare i pellegrini. Tra le vie più importanti la Via Francigena ne rappresenta ancora oggi il percorso principale. Essa è parte di un fascio di vie, dette anche vie Romee, che conducevano dall’Europa centrale, in particolare dalla Francia, a Roma. I pellegrini facevano il loro ingresso in   Italia dai valichi alpini fino ad arrivare alle strade consolari e sull’Appia in particolare, per giungere infine a Roma. Sappiamo quale fosse il tracciato originario della Francigena tra Canterbury e Roma grazie alle informazioni contenute nella cronaca di Sigerico, la più antica giunta sino a noi.

L’abate Sigerico, infatti, nominato vescovo di Canterbury nel 990 da Papa Giovanni XV, nel suo diario racconta con dettaglio e precisione delle 80 località da lui attraversate da Canterbury fino a Roma, per ricevere l’investitura, tanto che esso divenne un riferimento per molti pellegrini i quali, si passavano la conoscenza del percorso col passaparola. Un’altra testimonianza di pellegrinaggio sulla Via Francigena è quella risalente al XII secolo dell’abate islandese Nikulás da Munkaþverá: il suo viaggio si colloca cronologicamente tra il 1152 ed il 1153, mentre la scrittura dell’itinerarium avvenne fra il 1154, anno del rientro in Islanda, ed il 1160, anno indicato dalle fonti come quello della sua morte. In questo affascinante viaggio dall’Islanda, passando per la Germania, la Svizzera, l’Italia, fino ad arrivare alle coste dell’Asia minore e infine a Gerusalemme, vengono fornite dettagliate descrizioni di strade, luoghi, chiese e monumenti di interesse religioso – e non ultimo sui viaggiatori – incontrati lungo il percorso.
La Via Francigena divenne dunque un canale di comunicazione determinante per la realizzazione dell’unità culturale dell’Europa medievale, trasformandosi  progressivamente in un percorso commerciale per le spezie, le sete e altre mercanzie provenienti dall’Oriente verso i mercati nord europei passando per l’Italia. Nei secoli successivi, la via perse la sua unicità e cambiò il nome in via Romea, che meglio ne caratterizzava la destinazione verso il soglio di Pietro nella città eterna.

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Il tratto della Via  Francigena italiana che va da dal Gran San Bernardo a Roma ed è lungo all’incirca  945 km, si sviluppa lungo la direttrice di più regioni, dal Piemonte all’Emilia, passando dalla Toscana fino a Roma e conosce una rinnovata celebrità.
Dal 1994 infatti, l’antica Via che nel medioevo univa Canterbury a Roma e ai porti della Puglia è stata riscoperta dai moderni viandanti, che si mettono in cammino lungo questo percorso splendido e sorprendente, dichiarato “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa”.
Il tragitto originario, da Canterbury a Roma era di 1600 kilometri e la difficoltà del tragitto che rappresentava in sé un atto di penitenza, simbolicamente e materialmente consegnava il pellegrino nelle mani di Dio. Il percorso a piedi infatti esponeva i credenti alle fiere e alle intemperie. Oggi non si corrono più i pericoli di un tempo e percorrere la via Francigena rappresenta non solo un itinerario spirituale ma anche l’occasione per un rinnovato rapporto con la natura e il territorio, la storia, le tradizioni.

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La regione Lazio ha investito sulla Francigena in termini di risorse e di promozione turistica, riattivando una serie di percorsi che hanno come fulcro Roma. Anche in Provincia di Lucca sono state effettuate molte opere per recuperare l’antico tratto della Via Francigena, che giungeva proprio nella città di Lucca, una delle mete di passaggio ma anche di arrivo di molti pellegrini.

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È inoltre cresciuta la necessità di avere strutture idonee per l’accoglienza dei pellegrini lungo l’interno tracciato. In anni recenti la Confraternita di San Jacopo di Compostella di Perugia gestisce diverse strutture di accoglienza sulla via Francigena, una in Toscana a Radicofani, lo Spedale di San Pietro e Giacomo, e una a Roma, lo Spedale della Provvidenza di San Giacomo e di San Benedetto Labre a Testaccio: essi sono destinati ad ospitare coloro che, dotati di credenziale, giungono a Roma secondo i canoni del vero pellegrinaggio.
Dal 2001 l’Associazione Europea delle Vie Francigene coordina lo sviluppo e la valorizzazione di un itinerario che, attraversando l’Italia e l’Europa, ripercorre la storia del nostro continente.
Consultando il sito http://www.viefrancigene.org si possono trovare queste e molte altre informazioni sul percorso spirituale che, tra basolati romani e santuari cristiani, ha forgiato la base culturale, artistica, economica e politica dell’Europa moderna.

Francesca Corsi

Renaissance Nights : A magical night to celebrate the Italian Renaissance

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Studio Tablinum: A magical evening, into the atmosphere of the Italian Renaissance.

Cultural event dedicated to the golden age of art and Italian culture.  A way to rediscover this time, by stimulating our senses through a variety of art forms from literature to dance without forgetting Culinary Art. 

Thanks to the work of the writer Ketty Magni we could celebrate the life of Ser Scappi, defined by his contemporaries the “Michelangelo of the kitchen” the only one able to turn a dining experience into something very similarto a mystical ecstasy.

All these issues have been enhanced by one of the most enchantingt landscapes of Lake Como: Bellagio.

To make perfect this “step back in time”  had contributed the dancers of “ADA. Association of Ancient Dances. ” The evening was presented in Italian and English by Alessandro Cerioli and Mara Gualandris.

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5Studio Tablinum: Una serata magica, immersi nell’atmosfera del Rinascimento Italiano, è quella che hanno vissuto i partecipanti al Renaissance Nights. Rassegna culturale dedicata all’epoca d’oro dell’arte e della cultura italiane.

Un modo per riscoprire quest’epoca solleticando i nostri sensi attraverso molteplici forme d’arte dalla letteratura alla danza, senza tralasciare le prodezze di quella culinaria coniugandole a uno degli scenari più incantevoli del Lago di Como: quello di Bellagio.

Grazie all’opera dell’autrice Ketty Magni abbiamo potuto celebrare la figura di Ser Bartolomeo Scappi,  definito dai propri contemporanei il “Michelangelo della cucina” il solo a saper trasformare un’esperienza culinaria in qualcosa di molto simile all’estasi mistica.

A rendere perfetto questo “salto indietro nel tempo” hanno contribuito anche le bravissime danzatrici di  “ADA. Associazione Danze Antiche”.

La serata è stata presentata in lingua italiana e inglese da Alessandro Cerioli e Mara Gualandris.

 Elisa Larese

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La caduta dell’impero romano

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Studio Tablinum: è la domanda che tutti i classicisti di ogni epoca si pongono, quali furono le cause della caduta dell’impero romano ?

Da anni cerco di capirne di più su questo fatto epocale e disgregativo, interrogandomi su gli errori commessi dalla classe dirigente dell’epoca e vorrei coinvolgervi in questa riflessione.

Secondo lo storico Edward Gibbon, la voce più autorevole fra i classicisti di tutte le epoche, il suo modello è preso da esempio tutt’oggi dai più illustri storici, la responsabilità principale di tale declino risiede nella diffusione del cristianesimo e di altre sette, dalla perdita di dignitas da parte della classe dirigente e dall’imbarbarimento delle frontiere. Esattamente cita, nel Capitolo 38, in un paragrafo chiamato Osservazioni generali sulla caduta dell’Impero romano in Occidente,  una serie di cause che portarono al declino e alla caduta dell’Impero romano d’Occidente:

« … la decadenza di Roma fu conseguenza naturale della sua grandezza. La prosperità portò a maturazione il principio della decadenza…Invece di chiederci perché fu distrutto, dovremmo sorprenderci che abbia retto tanto a lungo. Le legioni vittoriose, che in guerre lontane avevano appreso i vizi degli stranieri e dei mercenari,… il vigore del governo militare fu indebolito e alla fine abbattuto dalle istituzioni parziali di Costantino (cristianesimo), e il mondo romano fu sommerso da un’ondata di barbari. Spesso la decadenza di Roma è stata attribuita al trasferimento della sede dell’Impero […]. Tale pericolosa novità ridusse la forza e fomentò i vizi di un duplice regno… Sotto i regni successivi l’alleanza tra i due imperi fu ristabilita, ma l’aiuto dei Romani d’Oriente era tardivo, lento e inefficace […]. »

Di tutt’altro avviso il Prof. Adrian Goldsworthy, dell’Universita  Notre Dame di Londra, che nel suo saggio La caduta di Roma idealizza non un crollo ma semplicemente un cambiamento, nemmeno troppo radicale, ma iniziato circa tre secoli prima durante il periodo detto “dell’anarchia militare”, subito dopo la fine della dinastia degli antonini; la società romana stava cambiando ed era impensabile che rimanesse ancorata ai principi dettati dal mos majorum. Secondo Goldsworthy subito dopo la morte di Marco Aurelio si verificarono una serie di guerre civili che destabilizzarono l’apparato sociale e militare portando gli imperatori ad abbandonare il concetto di res publica ed abbracciare il concetto di autodifesa, ponendo, de facto, le basi per un’insicurezza generalizzata che porto a distanza di tre secoli alla paralisi della struttura imperiale. Quindi non un crollo ma un mutamento, naturale, in un impero arrivato ormai al capolinea.

Lo stesso vale per il sindaco di Londra Boris Johnson che nel suo saggio Il sogno di Roma ne cita la grandezza e la decadenza e ci illustra in modo chiaro ed esemplare come Roma sia riuscita prima ad imporsi con la forza delle armi e poi a costruire un sistema politico, una civiltà, in grado di unire molte differenze, unico comune denominatore l’economia in continua espansione, i continui tributi provenienti dalle province. Il problema vero si ebbe quando queste province, ossia territori, vennero meno limitando le capacità organizzative, logistiche e strutturali dell’impero.

Mentre il prof. Peter Heather, docente alla Università di Yale, eviscera tutti i dati storici in nostro possesso, in modo tecnico ma coinvolgente,  nei suoi due saggi La caduta dell’impero romano e L’impero e i barbari sfata molti luoghi comuni confutando o meno le teorie più consolidate, per Heather le ricostruzioni più diffuse hanno dipinto una civiltà decadente e corrotta, troppo “civilizzata” e magari indebolita dal cristianesimo. Ma a giocare un ruolo decisivo furono anche semplici dettagli, come gli archi degli Unni, più lunghi e potenti di quelli dei romani, il carico fiscale divenuto ormai intollerante, imposto dall’Urbe alle province, sino a passare ai dettagli più rilevanti come la perdita del granaio principale di Roma, il nord Africa e la sua mancata riconquista, la mancanza di collaborazione fra i due imperatori che governavano su di un impero ormai definitivamente diviso, il tentativo fallito dell’integrazione dei popoli barbarici riversatisi oltre il limes ed infine la spina nel fianco dell’impero dei Parti – Sasanidi che fu la vera super potenza antagonista di Roma.

In ultima analisi quali potrebbero essere state le cause principali di questa decadenza ?

Come avrete letto le teorie sono molte e molto intricate, in attesa di buone nuove dai continui scavi archeologici in tutto il territorio che fu dell’impero romano, vi invito a commentare e a scrivere il vostro pensiero su questa affascinante ed irrisolta vicenda storica.

Alessandro Cerioli