Serata Letteraria: Le Ateniesi

Tablinum: eccovi il video della serata letteraria “Le Ateniesi”, ospite lo storico Alessandro Barbero. Moderatore della serata il classicista Alessandro Cerioli.
La serata si è tenuta presso l’Hotel Metropole Suisse di Como, venerdì 17 marzo 2017.

WOMEN IN ART: MATH12 – Di stazione in stazione

“La città della lanterna vista da

da stazione a stazione, incide segni di ruggine colorata, marmi, ferro, corde e pietra bianca.

Si racconta da sè, come una pellicola che dura il tempo di un giorno,

fino a quando la luce inghiotte il ventaglio di una palma davanti alle vetrate.

Un viaggio che lascia immagini; e il treno che torna al nord fa due fermate”.

MATH12

 

Le suggestioni che animano l’allestimento del gruppo Math12 trovano la loro fonte di ispirazione in una giornata ideale trascorsa attraversando la città di  Genova “di stazione in stazione”.

Quella che ci viene restituita è una Genova inedita che riecheggia in uno straordinario percorso di segni incisi sullo zinco, scolpiti su marmo e trasposti graficamente su tavola.

Come in una pellicola cinematografica che dura un giorno l’allestimento ideato da Math12 si fa parte irrinunciabile di questa opera d’arte e attraverso la fusione di materiali e tecniche diverse ci ripropone i fotogrammi di una Genova trasfigurata dalla sensibilità degli artisti.

Quest’opera nasce da un progetto di installazione di Susanna Ghella e Laura Lussiana con la collaborazione di Attilio Di Maio per la realizzazione dei marmi e per l’assemblaggio della struttura.


(ENG)

“The City of the Lantern, observed from one station to another, engraves marks of coloured rust, marbles, iron, ropes and white stone. It tells its story, like a film, which lasts a single day, until light swallows the fan of a palm tree outside the stained glass windows. It is a journey, which leaves impressions behind. The train moving back to the north stops twice. ”

MATH12

The suggestions which animate the setting of the Math12 group were inspired by an ideal day spent wandering around the city of Genoa, “from one station to another”.

The result is an unknown image of Genoa, which is reproduced in an extraordinary set of marks which are engraved in zinc, sculpted in marble and graphically represented on a board.

Like in a film, which lasts a day, the setting conceived by Math12 becomes an indispensable part of this artistic work. By merging materials and techniques, it offers us pictures of Genoa which has been transfigured by the artists’ sensitivity.

This work has its origin in the project by Susanna Ghella and Laura Lussiana in collaboration with Attilio Di Maio who created the marble figures as well as the setting for this structure.


MATH12

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WOMEN IN ART: ANNE MARIE TORRISI ARTE IN LIBERTÀ

Le sue opere sono dominate da una pura libertà di espressione grazie alla quale Anne Marie Torrisi riesce a dare vita a un mondo onirico e fantastico.

La forza creativa di Anne Marie Torrisi è un torrente in piena di emozioni e creatività. La sua è una pittura istintiva che si apre a soluzioni di creatività mai esaurite, in cui linea e colore si fondono in quello che allo spettatore appare come un inno gioioso alla vita fatto di emozioni, stimolo per la vista e scossa creativa all’animo.

Uno stile personale in cui i valori simbolisti si fondono con un mondo immaginario in cui la storia dell’arte si coniuga felicemente all’universo simbolico tutto personale.

Anne Marie Torrisi lancia dalle sue tele un messaggio di libertà creativa e gioia che allo spettatore sarà difficile non accogliere. Non si può restare impassibili di fronte all’esplosione di colore e alla carica emotiva di un’opera come la sua ricca di vibrazioni positive che fanno bene all’occhio e al cuore.

Nonostante, come scrive l’artista stessa nelle righe di presentazione della sua biografia, l’inclinazione a dipingere non le sia appartenuta dalla tenera età, Anne Marie, di fronte alle tele dimostra una spontaneità straordinaria, una capacità di ricreare un universo fantastico che solo chi è interiormente e totalmente votato all’arte è in grado di fare emergere con tale efficacia.

Essere spontanei significa essere sé stessi, riuscire a trasmettere i nostri sentimenti, le emozioni, le motivazioni, senza indossare alcuna maschera, ma facendo risplendere la parte più bella che è in noi: Anne Marie riesce a fermare questa libertà su tela e regalarci, attraverso le sue forme, momenti di spontaneità pura. E attraverso queste forme e questi colori immortalati sulla tela l’artista ci spinge a cercare la stessa bellezza in noi, perché al di sotto della polvere e della noia del quotidiano, qualcosa brilla ancora, in tutti noi.

 


(ENG)

Her works are dominated by a pure freedom of expression thanks to which, Anne Marie Torrisi manages to bring to life a fantastic, dreamlike world.

Anne Marie Torrisi’s inventive force is a full torrent of emotions and creativity. Hers is an instinctive picture which lends itself to new creative solutions whose line and colour merge in what appears to the spectator as a joyful hymn to a life full of emotions, a stimulus to the sight and creative tremor to the soul.

A personal style in which the symbolist values merge with an imaginary world where the history of art happily conjugates personally to a symbolic universe.

Anne Marie Torrisi transmits to her paintings a creative, joyful message of liberty that the spectator receives with great pleasure. It is impossible to remain impassive in front of an explosion of colour and an emotive charge of a work like hers so full of positive vibrations that delight the eye and the heart.

Eventhough, as the artist herself writes in the presentation of her biography, the inclination to paint did not arrive at a tender age, Anne Marie, in front of a painting shows extraordinary spontaniety, a capacity to recreate a fantastic universe that only those who are internally and totally dedicated to art are capable of creating with such effectiveness.

Being spontaneous means to be oneself, manage to transmit sentiment, emotions, motivations, without wearing any kind of mask, but by making the most beautiful part in us shine : Anne Marie manages to transmit this liberty to her paintings and to give us, through her forms, moments of pure spontaniety. And it is by means of these forms and colours immortalised on the canvas that the artist forces us to look for the same beauty within ourselves, because under the dust and boredom of daily life, something still shines in all of us.


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ANNE MARIE TORRISI

(www.annemarietorrisi.com)

WOMEN IN ART | MIEKE VAN DEN HOOGEN | FEMALE TOUCH

Plasmare l’argilla. Quale atto potrebbe racchiudere in se tutta l’odissea della storia dell’uomo meglio di questo?

È questo un materiale primitivo, archetipo della creazione, capace di suscitare la scintilla demiurgica che giaceva in dormiveglia nella volontà demiurgica dell’uomo. Perché sin dalle proprie origini l’uomo si è posto domande e ha iniziato a riprodurre il mondo che lo circonda. Piccolo creatore al cospetto di un mondo creato e cosegnato ai suoi sensi, alla sua conoscenza.

Mieke Van den Hoogen fa riaffiorare il significato profondo dell’atto demiurgico dell’artista che plasma un microcosmo fatto di emozioni e forme.

La sua ricerca non si discosta dallo studio attento ed esperto di tecniche arcaiche per la cottura delle forme plasmate, la colorazione con pigmenti naturali, segue le stesse regole che da millenni hanno caratterizzato la creazione di vasellame per uso domestico in civiltà soprattutto in popolazioni come quelle indiane e africane.

L’utilizzo di un materiale “povero” come la creta è senz’altro programmatica: si tratta di un materiale non nobile, utilizzato in ambito domestico e rielaborato quasi esclusivamente da mani femminili per le necessità di ogni giorno.

Un’arte che si pone in discontinuità con le opere monumentali dei grandi artisti della storia, in cui la mascolinità del marmo e domata non senza fatica. A queste opere realizzate per la via del levare Mieke Van den Hoogen antepone il gesto dolce, quasi riflessivo di un arte che si realizza per la via del porre, un gesto materno e antico quanto la storia dell’uomo, un dialogo costante fatto di riflessioni dolci e calmierate.

Anche i soggetti realizzati da questa artista parlano di una delicatezza e di una spontaneità tutta femminile.

Emblematico il ciclo dei busti di donna, sempre frammentati, e senza volto, a rappresentare le continue asimmetrie interiori che attraversano l’animo di noi donne. Abbiamo poi opere che rappresentano una duplicità interessante: qui l’oggetto d’uso quotidiano, creato per uno scopo oggettivo, pensiamo alla serie dei vasi, perde il suo valore all’interno della routine giornaliera per poi assurgere da oggetti d’uso, artefatti, a oggetti d’arte fonte di riflessione costante e non esauribile.

Importanta è il messaggio che queste tele lasciano trapelare con tutta la loro charme. E se ogni operwa d’arte è un artefatto lo è nel suo senso più vero e completo nelle opere di Mieke Van den Hoogen in cui i realizza attivamente il concetto di Arte-Facere.

Fare l’arte, crearla, plasmandola con le proprie mani, darvi forma e animarla di un messaggio che possa convogliare in sé tutti i valori dell’opera dell’artista.


(ENG) Modelling clay. Which act could contain in itself the whole odyssey of human history better than this?

This is a primal material, the archetype of creation, capable of arousing the demiurgic spark, which was drowsing in the demiurgic will of man who, from the very beginning, has questioned it and has begun to reproduce the surrounding world, becoming a small creator in the presence of a created world handed over to his perceptions and his knowledge.

In Mieke Van den Hoogen’s works, the profound meaning of the artist’s demiurgic act emerges by shaping a microcosm consisting of emotions and forms.

Her research is based on a careful and expert study of archaic techniques concerning the firing of the created forms and the colouring with natural pigments. She follows the same millenary rules, which have characterized the creation of pottery for domestic use among many civilizations, especially the Indian and African populations.

The use of a “poor” material like clay is certainly a programmatic choice: it is a non-noble material for domestic use, which is produced almost exclusively by female hands for daily needs.

Van den Hoogen breaks with the artistic tradition of the monumental works of the great artists in the past. She prefers a gentle gesture, almost a reflective maternal touch, producing art by modelling clay.

Even the subjects created by this artist present typically, delicate and spontaneous female traits.

The cycle of female busts, always fragmented and faceless, is emblematic and mirrors the continuous internal asymmetries, which exist in women’s souls. Some works present an interesting duplicity: everyday objects, produced for an objective purpose, like for example the series of vases, lose their value in the daily routine and become artistic creations, a source of constant, endless reflection.

The message that these charming works reveal is very important. If every work of art is considered an artifact, this fully applies to Mieke Van den Hoogen’s works, in which the concept of ART-FACERE is actively accomplished, which means creating works of Art with your own hands, shaping them and enriching them with a message, which can comprehend all the value of the artist’s works.


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MIEKE VAN DEN HOOGEN

(www.miekevandenhoogen.nl)

WOMEN IN ART | ANNE DELABY | LIGHTING THE ART

Se l’occhio non fosse solare,
come potremmo vedere la luce?
Se non vivesse in noi la forza propria di Dio,
come potrebbe estasiarci il divino? 

J.W. GOETHE, da La teoria dei colori

 L’arte come strumento per scandagliare l’animo umano, il colore per riprodurne tutte le sfumature con pennellate ora lievi e traslucide dell’acquarello ora densamente materiche.

E’ forse per questo che le opere di Anne Delaby ci travolgono con un vortice di sentimenti in piena in esse siamo trascinati, sospesi tra dionisiaco e appolineo a sperimentare tutte le sfumature di cui è composto l’animo umano che come prisma si aprono in tutta la loro poliedricità.

Un dio caduto che cerca se stesso nel mondo che lo circonda, che interpella la natura per trovare risposte che la rielabora ne amalgama i colori e le forme artisticamente per ricreare un mondo a propria immagine e somiglianza.

Ammirando le tele di Anne Delaby possiamo immediatamente intuire come esse beneficino di una straordinaria sensibilità coloristica ben irrorata dagli studi di quest’artista che ha saputo reinterpretare e trasporre su tela le rivoluzionarie teorie cromatiche di Goethe e Jodorowsy.

La sua è un’arte consapevole della propria carica comunicativa ed emotiva: “L’intrinseco potere di trasformazione dell’arte – scrive Anne- permette di portare Luce nel buio, ordine nel caos e di trovare soluzioni in situazioni apparentemente prive di speranza. L’Arte è un canale tra il mondo spirituale e quello fisico, una forma di gioco tra il caos e l’ordine, tra volontà istintuale e pensiero razionale, solo nella libertà…”

L’arte che cura, arte che illumina l’animo di chi crea ma anche di chi si pone dinanzi all’opera con animo pronto e ricettivo.

Ammirando le opere in esposizione non possiamo non lasciarci condurre al cospetto di un’arte che si fa evento che sboccia e si sviluppa in un hic et nunc tutto interiore, scintilla di un atto creativo che rende l’artista demiurgo di un mondo in cui il colore è pura emozionalità.

La spiritualità si realizza nel raccontarci di un mondo in cui la parola si fa simbolo e il simbolo è sfumatura di colore, emozione, espressione di umanità. Un percorso fatto di luci ed ombre, esperienze e vissuto che dai particolari prendono la forma dell’Universale.


(ENG)

If the eye were not sunlight recipient,

how could we see light?

If God’s own power did not exist within ourselves,

how could the Divine enrapture us?

 

Art is an instrument to fathom the human soul, colours to reproduce all its hues, sometimes with delicate and translucent brushstrokes of watercolours, sometimes with extremely materic brushstrokes.

This is probably the reason why Anne Delaby’s works drag us into an overwhelming whirlwind of feelings and we find ourselves caught between a Dionysiac and an Apollonian state of mind, experimenting all the hues existing in the human soul, which open up like a prism showing its complete polyhedral essence.

It is like a fallen God looking for himself in his surrounding world, questioning Nature in order to find answers, re-elaborating it, blending colours and shapes artistically in order to recreate a world, which totally resembles itself.

Admiring Anne Delaby’s paintings, we can immediately sense how much they benefit from an extraordinary sensitivity of colour supported by this artist’s education, who was able to reinterpret and transpose Goethe’s and Jodorowsy’s revolutionary chromatic theories on canvas.

Hers is art conscious of its own communicative and emotional power: ““The inherent transforming power of Art enables Light to penetrate darkness, order to pervade chaos and to find solutions in situations which are apparently hopeless. Art is a connection between the spiritual and the physical worlds, a sort of game between chaos and order, instinctual desire and rational thought, only in Freedom…”

Not only can Art have a healing influence but it can also illuminate both the creator’s and the spectator’s soul, who is ready to admire a painting with an open and responsive spirit.

While admiring the works exhibited, we cannot help but appreciate Art as an event, which blossoms and develops into an inner perception hic et nunc, a spark of a creative act which makes the artist demiurge of a world in which colour represents pure emotion.

Spirituality stems from portraying a world in which words become symbols and these are shades of colour, of emotions, and an expression of humanity. It is a path of light and shadow, life and personal experience which shape all the details into a universal form.


ANNE DELABY (www.annedelaby.com)

Women in Art: Monique Laville, My Reverie

Avete mai sognato di passeggiare nel sole della Promenade des Anglais a Nizza, di chinarvi in un mare di profumatissima lavanda per il raccolto annuale di questo fiore oppure di ritrovarvi nella frenesia del porto di Marsiglia mentre le navi salpano alla volta del Nuovo Mondo?

Ammirando le opere realizzate da Monique Laville si può proprio essere trasportati in un mondo parallelo.

Il fascino dell’arte impressionista e delle atmosfere delicate di altri tempi è connaturato in Monique Laville che fin da bambina impara ad amare l’arte dei grandi Artistes Peintres che cambiarono per sempre la nostra sensibilità di fronte ad un’opera d’arte

Nelle sue opere possiamo respirare la stessa allure dei capolavori di Monet o Pisarro. I colori e i Paesaggi sono quelli di una Provence e una Cote d’Azur d’altri tempi, ai nostri occhi straordinariamente inedita.

Immergendosi nei colori delle sue opere, dove il blu malinconico della lavanda nasconde esplosioni di rossi papaveri tra l’intenso oro dei campi di grano, possiamo ammirare paesaggi e luoghi che ora non esistono più, fagocitati dalla frenesia dei tempi moderni.

Le opere di Monique Laville sono un viaggio alla ricerca di un mondo perduto fatto di semplicità e purezza di valori di cui oggi sentiamo forse la mancanza. La sua non è una ricerca artistica ma un vero e proprio percorso a ritroso nel tentativo di recuperare quel tempo perduto e con esso un po’ di noi stessi.

Nella frenesia del mondo contemporaneo abbiamo perso molte importanti lezioni: la lentezza e la cura del fare, i profumi e i rumori di un mondo senza comodità ma anche senza distrazoni inutili, il calore dei rapporti umani, il vitale contatto con il naturale.

Quest’artista, che dell’impegno comuncativo verso i propri spettatori, uno degli elementi principi della sua creatività.sa rievocare in noi, attraverso il meccanismo della nostalgia si prefigge di riattivare in noi una sensibilità accantonata, una capacità di riscoprire una parte di noi stessi dimenticata: quella che ci innalza come individui ricchi di potenzialità positive da condividere con i nostri simili e con il mondo tutto liberandoci dalle prigioni dell’egotismo contemporaneo.


(ENG)

Have you ever dreamt of walking on the sun-lit Promenade des Anglais in Nice, of bending down in a lavender-fragrant sea during the annual harvest of this flower or of finding yourselves caught in the bustle of the port in Marseilles when ships set sail for the New World?

Admiring M. Laville’s works, we are really transported to a parallel world. The fascination of the Impressionist art and of the delicate settings in past times is innate in M. Laville. From a very early age, she has learnt to love the art of famous Artistes Peintres who have changed our sensitive perception in the face of a work of art forever.

We can breath the same allure in her works as we do in the masterpieces of Monet and Pisarro. The colours and the Landscapes are typical of Provence and the Cote d’Azur in the past, which are extraordinary new to us.

Enjoying the colours of her works, in which the melancholic blue hue of lavender hides the explosion of red poppies in the intense golden wheat fields, we can admire landscapes and places, which no longer exist, devoured by the frenzy of modern times.

Monique Laville’s works represent a journey in search of a lost world, whose simple and pure values we perhaps miss nowadays. She is not in search of an artistic expression but rather she goes back to the good old times in an attempt to recuperate them and in doing so also part of ourselves.

Any We have forgotten many important lessons in our frantic modern world: acting slowly and carefully, the fragrances and the noises of a world void of comfort but also without useless distractions as well, the warmth in human relationships, the vital contact with Nature.

This artist is able to reawaken a communicative commitment in the observers – one of her main creative elements – through the mechanism of nostalgia, and aims at reactivating the sensitivity we have set aside, our ability to rediscover a forgotten part of ourselves which makes us individuals with huge positive potentialities to be shared with other human beings and with the world at large, thus becoming free from the imprisonment of contemporary egotism.

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MONIQUE LAVILLE

(www.artmajeur.com/moniquelaville)

WOMEN IN ART: GIOVANNA LENTINI, ROSSO DENTRO

“Senza Rosso non c’è vita”.

Giovanna Lentini

Pennellate decise dal colore fluido in cui l’essenziale non è mai stato tanto pieno di sé. ­ Questa è la pittura di Giovanna Lentini.

Tre sono i colori fondamentali che s’incontrano sulle tele di quest’artista

Il bianco, che lungi dall’essere una tinta piatta, nelle opere di Giovanna Lentini assume innumerevoli sfumature, ci richiama alla mente l’abbacinante luce del sole allo zenit che gioca a riflettersi sullo specchio del mare di Sicilia, terra di origine di quest’artista. Il nero, con tutte le gradazioni del grigio, è il colore delle coste, laddove la terra si tuffa nel mare, delle ombre che si proiettano sulle strade inondate di luce nel meriggiare dei caldi giorni d’estate. Poi uno squarcio di rosso, improvviso, come un lampo a ciel sereno, come tutto ciò che irradia di vitalità l’esistenza.

Rosso dentro, non è un titolo casuale ma è stato scelto dai curatori in sintonia con l’artista, avvertendone l’esigenza interiore: perché per Giovanna Lentini la pittura è una questione d’anima e non solo di linea. Ed è per questo che i colori sono rielaborati interiormente e si fanno pura espressione del suo sentire.

Al colore rosso Giovanna Lentini sembra attingere per trarne energia e calore. Il rosso come vita che squarcia la quotidianità con tutta la forza, la bellezza imprevedibile e inarrestabile della vita, fiamma che consuma dentro.

La stessa fiamma inestinguibile che alimenta l’estro dell’artista, di colui che ricerca il segno nascosto nella Natura e la traduce in segno.

Le sue opere sembrano riassumere un contrasto essenziale visivo e semantico. Lo stesso che vede coinvolto l’uomo di fronte alla meraviglia della Natura: dall’inizio alla fine dell’esistenza, dalla purezza al buio, dal bianco al nero, dall’azione alla riflessione, in una parabola che riassume in sé una totalità di emozioni e di eventi, li travolge in quello che potremmo definire “il ciclo vitale”.

Altro dettaglio che al visitatore attento non potrà sfuggire è la straordinaria ricerca dell’artista nell’uso di materiale di prima qualità per la produzione dei propri lavori: pigmenti naturali, lino grezzo, sete e velluti sono alcuni dei preziosi elementi che rendono unica la matericità delle tele di Giovanna Lentini.

Semplicità nella complessità, tradizione artistica e innovazione trovano la loro sublimazione nei due arazzi in mostra; ultima tappa di una ricerca instancabile, dove interiorità e arte si fondono suggellate da un colorismo di straordinaria sensibilità, tutto da scoprire e interiorizzare.


“No life without the colour Red”

Giovanna Lentini

Determined brushstrokes of fluid colour reveal the essence of Giovanna Lentini’s paintings. She uses three basic colours. White, which is never a dull colour in her paintings, assumes countless tones and reminds us of the dazzling sunlight at the zenith, which playfully reflects itself on the sea surface in Sicily, the artist’s native area. Black, with all its grey hues, is the colour of the coasts, where the earth dives into the sea, of the shadows projected on the streets inundated by the afternoon sunlight during hot summer days. Finally, a red gash, as sudden as a flash out of a blue sky, powerful as all the things are, which irradiate vitality into life.

Red Inside is no casual title but was chosen by the curator according to the artist’s inner need: Painting for Giovanna Lentini is a spiritual matter, not only a matter of lines.

This artist seems to draw energy and warmth from the red colour. This colour seems to identify life, which bursts into everyday routines with all its power, life’s unpredictable and irresistible beauty, like an internally consuming flame.

Her works seem to summarize an essential visual and semantic contrast, which also involves human beings facing the wonders of Nature: from the beginning to the end of our existence, from purity to darkness, from white to black, from action to reflection, part of a parabola including a whole set of emotions and events, which we can define as an overwhelming “vital cycle”.

An attentive visitor will certainly notice the artist’s extraordinary choice of top quality materials in her works: natural pigments, raw linen, silk and velvet are some of the precious elements, which distinguish the material nature of G. Lentini’s paintings.

Simplicity within complexity, artistic tradition and innovation all find their sublimation in the two tapestries exhibited; this represents the latest stage in a constant research in which spiritual life and art melt into a world of colours showing great sensitivity, all of which is to be discovered and interiorized.


IMG_0248.jpegABOUT GIOVANNA LENTINI

(www.giovannalentini.it)

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