WOMEN IN ART | ANNE DELABY | LIGHTING THE ART

Se l’occhio non fosse solare,
come potremmo vedere la luce?
Se non vivesse in noi la forza propria di Dio,
come potrebbe estasiarci il divino? 

J.W. GOETHE, da La teoria dei colori

 L’arte come strumento per scandagliare l’animo umano, il colore per riprodurne tutte le sfumature con pennellate ora lievi e traslucide dell’acquarello ora densamente materiche.

E’ forse per questo che le opere di Anne Delaby ci travolgono con un vortice di sentimenti in piena in esse siamo trascinati, sospesi tra dionisiaco e appolineo a sperimentare tutte le sfumature di cui è composto l’animo umano che come prisma si aprono in tutta la loro poliedricità.

Un dio caduto che cerca se stesso nel mondo che lo circonda, che interpella la natura per trovare risposte che la rielabora ne amalgama i colori e le forme artisticamente per ricreare un mondo a propria immagine e somiglianza.

Ammirando le tele di Anne Delaby possiamo immediatamente intuire come esse beneficino di una straordinaria sensibilità coloristica ben irrorata dagli studi di quest’artista che ha saputo reinterpretare e trasporre su tela le rivoluzionarie teorie cromatiche di Goethe e Jodorowsy.

La sua è un’arte consapevole della propria carica comunicativa ed emotiva: “L’intrinseco potere di trasformazione dell’arte – scrive Anne- permette di portare Luce nel buio, ordine nel caos e di trovare soluzioni in situazioni apparentemente prive di speranza. L’Arte è un canale tra il mondo spirituale e quello fisico, una forma di gioco tra il caos e l’ordine, tra volontà istintuale e pensiero razionale, solo nella libertà…”

L’arte che cura, arte che illumina l’animo di chi crea ma anche di chi si pone dinanzi all’opera con animo pronto e ricettivo.

Ammirando le opere in esposizione non possiamo non lasciarci condurre al cospetto di un’arte che si fa evento che sboccia e si sviluppa in un hic et nunc tutto interiore, scintilla di un atto creativo che rende l’artista demiurgo di un mondo in cui il colore è pura emozionalità.

La spiritualità si realizza nel raccontarci di un mondo in cui la parola si fa simbolo e il simbolo è sfumatura di colore, emozione, espressione di umanità. Un percorso fatto di luci ed ombre, esperienze e vissuto che dai particolari prendono la forma dell’Universale.


(ENG)

If the eye were not sunlight recipient,

how could we see light?

If God’s own power did not exist within ourselves,

how could the Divine enrapture us?

 

Art is an instrument to fathom the human soul, colours to reproduce all its hues, sometimes with delicate and translucent brushstrokes of watercolours, sometimes with extremely materic brushstrokes.

This is probably the reason why Anne Delaby’s works drag us into an overwhelming whirlwind of feelings and we find ourselves caught between a Dionysiac and an Apollonian state of mind, experimenting all the hues existing in the human soul, which open up like a prism showing its complete polyhedral essence.

It is like a fallen God looking for himself in his surrounding world, questioning Nature in order to find answers, re-elaborating it, blending colours and shapes artistically in order to recreate a world, which totally resembles itself.

Admiring Anne Delaby’s paintings, we can immediately sense how much they benefit from an extraordinary sensitivity of colour supported by this artist’s education, who was able to reinterpret and transpose Goethe’s and Jodorowsy’s revolutionary chromatic theories on canvas.

Hers is art conscious of its own communicative and emotional power: ““The inherent transforming power of Art enables Light to penetrate darkness, order to pervade chaos and to find solutions in situations which are apparently hopeless. Art is a connection between the spiritual and the physical worlds, a sort of game between chaos and order, instinctual desire and rational thought, only in Freedom…”

Not only can Art have a healing influence but it can also illuminate both the creator’s and the spectator’s soul, who is ready to admire a painting with an open and responsive spirit.

While admiring the works exhibited, we cannot help but appreciate Art as an event, which blossoms and develops into an inner perception hic et nunc, a spark of a creative act which makes the artist demiurge of a world in which colour represents pure emotion.

Spirituality stems from portraying a world in which words become symbols and these are shades of colour, of emotions, and an expression of humanity. It is a path of light and shadow, life and personal experience which shape all the details into a universal form.


ANNE DELABY (www.annedelaby.com)

Women in Art: Monique Laville, My Reverie

Avete mai sognato di passeggiare nel sole della Promenade des Anglais a Nizza, di chinarvi in un mare di profumatissima lavanda per il raccolto annuale di questo fiore oppure di ritrovarvi nella frenesia del porto di Marsiglia mentre le navi salpano alla volta del Nuovo Mondo?

Ammirando le opere realizzate da Monique Laville si può proprio essere trasportati in un mondo parallelo.

Il fascino dell’arte impressionista e delle atmosfere delicate di altri tempi è connaturato in Monique Laville che fin da bambina impara ad amare l’arte dei grandi Artistes Peintres che cambiarono per sempre la nostra sensibilità di fronte ad un’opera d’arte

Nelle sue opere possiamo respirare la stessa allure dei capolavori di Monet o Pisarro. I colori e i Paesaggi sono quelli di una Provence e una Cote d’Azur d’altri tempi, ai nostri occhi straordinariamente inedita.

Immergendosi nei colori delle sue opere, dove il blu malinconico della lavanda nasconde esplosioni di rossi papaveri tra l’intenso oro dei campi di grano, possiamo ammirare paesaggi e luoghi che ora non esistono più, fagocitati dalla frenesia dei tempi moderni.

Le opere di Monique Laville sono un viaggio alla ricerca di un mondo perduto fatto di semplicità e purezza di valori di cui oggi sentiamo forse la mancanza. La sua non è una ricerca artistica ma un vero e proprio percorso a ritroso nel tentativo di recuperare quel tempo perduto e con esso un po’ di noi stessi.

Nella frenesia del mondo contemporaneo abbiamo perso molte importanti lezioni: la lentezza e la cura del fare, i profumi e i rumori di un mondo senza comodità ma anche senza distrazoni inutili, il calore dei rapporti umani, il vitale contatto con il naturale.

Quest’artista, che dell’impegno comuncativo verso i propri spettatori, uno degli elementi principi della sua creatività.sa rievocare in noi, attraverso il meccanismo della nostalgia si prefigge di riattivare in noi una sensibilità accantonata, una capacità di riscoprire una parte di noi stessi dimenticata: quella che ci innalza come individui ricchi di potenzialità positive da condividere con i nostri simili e con il mondo tutto liberandoci dalle prigioni dell’egotismo contemporaneo.


(ENG)

Have you ever dreamt of walking on the sun-lit Promenade des Anglais in Nice, of bending down in a lavender-fragrant sea during the annual harvest of this flower or of finding yourselves caught in the bustle of the port in Marseilles when ships set sail for the New World?

Admiring M. Laville’s works, we are really transported to a parallel world. The fascination of the Impressionist art and of the delicate settings in past times is innate in M. Laville. From a very early age, she has learnt to love the art of famous Artistes Peintres who have changed our sensitive perception in the face of a work of art forever.

We can breath the same allure in her works as we do in the masterpieces of Monet and Pisarro. The colours and the Landscapes are typical of Provence and the Cote d’Azur in the past, which are extraordinary new to us.

Enjoying the colours of her works, in which the melancholic blue hue of lavender hides the explosion of red poppies in the intense golden wheat fields, we can admire landscapes and places, which no longer exist, devoured by the frenzy of modern times.

Monique Laville’s works represent a journey in search of a lost world, whose simple and pure values we perhaps miss nowadays. She is not in search of an artistic expression but rather she goes back to the good old times in an attempt to recuperate them and in doing so also part of ourselves.

Any We have forgotten many important lessons in our frantic modern world: acting slowly and carefully, the fragrances and the noises of a world void of comfort but also without useless distractions as well, the warmth in human relationships, the vital contact with Nature.

This artist is able to reawaken a communicative commitment in the observers – one of her main creative elements – through the mechanism of nostalgia, and aims at reactivating the sensitivity we have set aside, our ability to rediscover a forgotten part of ourselves which makes us individuals with huge positive potentialities to be shared with other human beings and with the world at large, thus becoming free from the imprisonment of contemporary egotism.

Risultati immagini per monique laville

MONIQUE LAVILLE

(www.artmajeur.com/moniquelaville)

WOMEN IN ART: GIOVANNA LENTINI, ROSSO DENTRO

“Senza Rosso non c’è vita”.

Giovanna Lentini

Pennellate decise dal colore fluido in cui l’essenziale non è mai stato tanto pieno di sé. ­ Questa è la pittura di Giovanna Lentini.

Tre sono i colori fondamentali che s’incontrano sulle tele di quest’artista

Il bianco, che lungi dall’essere una tinta piatta, nelle opere di Giovanna Lentini assume innumerevoli sfumature, ci richiama alla mente l’abbacinante luce del sole allo zenit che gioca a riflettersi sullo specchio del mare di Sicilia, terra di origine di quest’artista. Il nero, con tutte le gradazioni del grigio, è il colore delle coste, laddove la terra si tuffa nel mare, delle ombre che si proiettano sulle strade inondate di luce nel meriggiare dei caldi giorni d’estate. Poi uno squarcio di rosso, improvviso, come un lampo a ciel sereno, come tutto ciò che irradia di vitalità l’esistenza.

Rosso dentro, non è un titolo casuale ma è stato scelto dai curatori in sintonia con l’artista, avvertendone l’esigenza interiore: perché per Giovanna Lentini la pittura è una questione d’anima e non solo di linea. Ed è per questo che i colori sono rielaborati interiormente e si fanno pura espressione del suo sentire.

Al colore rosso Giovanna Lentini sembra attingere per trarne energia e calore. Il rosso come vita che squarcia la quotidianità con tutta la forza, la bellezza imprevedibile e inarrestabile della vita, fiamma che consuma dentro.

La stessa fiamma inestinguibile che alimenta l’estro dell’artista, di colui che ricerca il segno nascosto nella Natura e la traduce in segno.

Le sue opere sembrano riassumere un contrasto essenziale visivo e semantico. Lo stesso che vede coinvolto l’uomo di fronte alla meraviglia della Natura: dall’inizio alla fine dell’esistenza, dalla purezza al buio, dal bianco al nero, dall’azione alla riflessione, in una parabola che riassume in sé una totalità di emozioni e di eventi, li travolge in quello che potremmo definire “il ciclo vitale”.

Altro dettaglio che al visitatore attento non potrà sfuggire è la straordinaria ricerca dell’artista nell’uso di materiale di prima qualità per la produzione dei propri lavori: pigmenti naturali, lino grezzo, sete e velluti sono alcuni dei preziosi elementi che rendono unica la matericità delle tele di Giovanna Lentini.

Semplicità nella complessità, tradizione artistica e innovazione trovano la loro sublimazione nei due arazzi in mostra; ultima tappa di una ricerca instancabile, dove interiorità e arte si fondono suggellate da un colorismo di straordinaria sensibilità, tutto da scoprire e interiorizzare.


“No life without the colour Red”

Giovanna Lentini

Determined brushstrokes of fluid colour reveal the essence of Giovanna Lentini’s paintings. She uses three basic colours. White, which is never a dull colour in her paintings, assumes countless tones and reminds us of the dazzling sunlight at the zenith, which playfully reflects itself on the sea surface in Sicily, the artist’s native area. Black, with all its grey hues, is the colour of the coasts, where the earth dives into the sea, of the shadows projected on the streets inundated by the afternoon sunlight during hot summer days. Finally, a red gash, as sudden as a flash out of a blue sky, powerful as all the things are, which irradiate vitality into life.

Red Inside is no casual title but was chosen by the curator according to the artist’s inner need: Painting for Giovanna Lentini is a spiritual matter, not only a matter of lines.

This artist seems to draw energy and warmth from the red colour. This colour seems to identify life, which bursts into everyday routines with all its power, life’s unpredictable and irresistible beauty, like an internally consuming flame.

Her works seem to summarize an essential visual and semantic contrast, which also involves human beings facing the wonders of Nature: from the beginning to the end of our existence, from purity to darkness, from white to black, from action to reflection, part of a parabola including a whole set of emotions and events, which we can define as an overwhelming “vital cycle”.

An attentive visitor will certainly notice the artist’s extraordinary choice of top quality materials in her works: natural pigments, raw linen, silk and velvet are some of the precious elements, which distinguish the material nature of G. Lentini’s paintings.

Simplicity within complexity, artistic tradition and innovation all find their sublimation in the two tapestries exhibited; this represents the latest stage in a constant research in which spiritual life and art melt into a world of colours showing great sensitivity, all of which is to be discovered and interiorized.


IMG_0248.jpegABOUT GIOVANNA LENTINI

(www.giovannalentini.it)

Salva

WOMEN IN ART | Contemporary Trascendence |Myriam Feuilloley

(ITA)

L’arte di Myriam Feuilloley può rievocare in noi suggestioni di matrice Surrealista che, però assumono immediatamente un linguaggio del tutto personale e autonomo. Questo perché Feuilloley riesce ad appellarsi in modo del tutto spontaneo a quella che è la dimensione simbolica dell’essere in modo che nel suo linguaggio dominino i meccanismi dell’inconscio e del simbolico.

La tela diventa il filtro attraverso il quale l’artista analizza la società contemporanea e la trasfigura sottoponendola ad un’acuta analisi introspettiva per poi metterla di fronte allo spettatore e innescare in lui una riflessione sul mondo contemporaneo e sull’approccio con cui ognuno di noi è chiamato a misurarsi.

Ed ecco che nelle tele di Myriam troviamo personaggi scevri di caratterizzazione fisica, che ci appaiono finalmente per ciò che sono, attraverso un processo di esteriorizzazione della propria interiorità: scompaiono segni distintivi come i capelli o gli abiti, quasi a voler sottolineare la mancanza dei soggetti di poter affermare un’identità fisica chiara e consapevole senza fare appoggio ad accessori e orpelli che si fanno veicolo di riflessione sulle modalità in cui l’individuo è chiamato a confrontarsi con il mondo esterno ma anche sui suoi tentativi di trascendere da esso.

Attraverso differenti livelli di lettura della tela l’artista lancia una vera e propria sfida allo spettatore e lo costringe a mettere in discussione se stesso in qualità di osservatore e al contempo soggetto.

Ed eccoci così di stimolati a intrapredere una riflessione chiara e diretta in merito al rapporto dell’uomo con la propria contemporaneità: incapace di andare oltre un certo materialismo esistenziale, sterilmente trincerato in se stesso.

Nessuno spazio per guardare oltre se stessi, ogni orizzonte sembra ormai occluso: la necessità di trascendere da sé si realizza sterilmente attraverso l’utilizzo ossessivo di tablet e smartphone: i soggetti dipinti da Feuilloley uno accanto all’altro sullo sfondo di un meraviglioso cielo azzurro appaiono troppo concentrati a contemplare la loro esistenza intrappolata in uno schermo LCD per poter alzare lo sguardo e intraprendere un dialogo umano. Il bisogno di trascendenza si banalizza in un’urgenza di evasione da se stessi e si smarrisce in una tentativo di sublimazione tecnolgica sterile e inconsistente.

Ma davvero le nostre “trascendenze contemporanee” si riducono a questo estraniante dialogo in cui sembra proprio siano andati smarriti non solo i rapporti con i nostri simili ma persino la nostra autoconsapevolezza? Difficile dare delle risposte a queste domande. Nelle tele esposte alla fine di questo percorso l’artista lascia però trapelare un messaggio positivo: forse è ancora possibile risvegliare in noi il prezioso che sembra giacere sotto la coltre di una vita vissuta al di fuori di se stessi. Il “come” spetta a noi scoprirlo trovando il coraggio di metterci realmente in gioco.

La nostra sete di Trascendente, posta sulla bilancia della vita contemporanea, infine raggiungerà il suo peso specifico e, mettendo le ali alla nostra anima, riusciremo forse a librarci al di fuori della prigione del narcisismo e dell’autoreferenzialità per riprendere un viaggio tutto nostro alla ricerca di quel mistero prezioso che rende la vita di ciascuno di noi unica e ineguagliabile.

(ENG)

Myriam Feuilloley’s art can evoke in us suggestions of a surrealist matrix, which however assume at once a language which is completely personal and autonomous. This occurs because she manages to appeal to that which is a symbolic dimension of the being in such a way that unconscious and symbolical mechanisms dominate her language.

Her painting becomes a filter through which the artist analyses contemporary society; she transfigures it by subjecting it to an acute introspective analysis and then placing it in front of the spectator thus triggering a reflection of the contemporary world and on the approach that each of us is called upon to measure.

We find, in her paintings, personages void of physical characterisation which finally appear to us for what they are by means of an exteriorization process of their own inwardness: distinctive signs disappear such as hair or clothes, almost wishing to underline the lack of subjects so as to affirm a clear physical, conscious identity without relying on accessories and disguises which are a means of reflecting the ways in which the individual is called upon to confront himself with the world outside but also his attempts to transcend it.

The artist launches a real challenge to the spectator through different levels of interpretation, and forces him to examine himself both for his own qualities as an observer and, at the same time, as a subject.

Myriam Feuilloley’s paintings grant us a clear and direct reflection concerning relations with man with his own contemporaneity: unable to go beyond a certain existential materialism, fruitlessly entrenched in himself.

No space to look at beyond ourselves, each horizon even seems obstructed: the necessity to go beyond oneself is fruitlessly realised with the obsessive usage of tablets and smartphones: the subjects painted by Feuilloley, one next to the other on a background of wonderful blue sky, appear to be too taken up with contemplating on their existence trapped in a LCD screen, rather than to raise their eyes and start a human dialogue. The need of transcendency is banalised in the urgency of evading and losing ourselves in an attempt of sterile and in consistent technical sublimation.

But do our comtemporary transcendencies really reduce themselves to this estranged dialogue in which it would appear that not only our relations with our fellow men but even our own awareness have been lost? It is difficult to answer these questions, but in the paintings at the end of the exhibition the artist releases a positive message: perhaps it is still possible to reawaken within ourselves something precious under the blanket of a life outside of ourselves. It is up to us to find it by finding the courage to really trying to participate.

Our thirst for Transcendency, in balance with contemporary life, will, at the end, reach its specific weight and by adding wings to our soul, we will perhaps manage to free ourselves outside of this prison of narcissism and of self-reference to continue a special journey in search of that precious mystery which makes the life of each of us both unique and incomparable.


ABOUT MYRIAM FEUILLOLEY

www.feuilloley.com


Salva

Women in Art. L’Arte Contemporanea è Donna!

Tablinum Cultural Management è lieto di annunciare l’inaugurazione della mostra d’arte contemporanea internazionale “Women in Art. L’Arte Contemporanea è Donna. Proposte per una collezione” che si terrà presso l’Ala del Teatro del Falcone all’interno del grandioso complesso museale di Palazzo Reale in Genova.

La mostra che aprirà al pubblico sabato 25 marzo 2017 dalle ore 10.30 e chiuderà domenica 9 aprile 2017 alle ore 18.30, sarà caratterizzata da una serie di eventi speciali in concomitanza dell’atteso appuntamento UNESCO dei Rolli Days di cui Palazzo Reale è uno dei protagonisti eccellenti.

Con Women in Art abbiamo deciso di creare un percorso espositivo che trattasse l’arte da un’angolazione inedita. Visitare questa mostra sarà un un po’ come catturare il segreto più intimo di queste artiste che riuniscono in sé un binomio meraviglioso: essere donna e al contempo essere artista. Liberatasi dagli stereotipi femminili che ancora sopravvivono al giorno d’oggi, la donna si fa musa di se stessa: ha ormai deciso non essere più un soggetto passivo nelle mani di chi ne modella le forme o l’immagine a proprio piacimento. Decide piuttosto, di essere una creatrice, di regalare allo spettatore quello che è il proprio sguardo sul mondo.

Questa mostra, che occuperà l’intera superficie del Teatro del Falcone, vedrà la presenza di sette artiste pronte a introdurre il visitatore nella propria personale visione del mondo, raccontatoattraverso il filtro dell’arte. Sette mondi artistici che saranno concretizzati in sette differenti concept curatoriali e che si snoderanno nello spazio espositivo, creando un effetto di immersione non solo visiva ma soprattutto emotiva molto significativa per il visitatore.

Giovanna Lentini, presenterà le sue opere su tela e gli arazzi con un tema che vuole farsi emblema di tutta la sua produzione artistica: “Rosso Dentro. Il gruppo Math12 attraverso l’installazione immersiva “Di Stazione in Stazione ci regalerà degli sguardi inediti su Genova. Anne Delaby in “Lighting the Art” ci trasmetterà tutto il potere benefico di un’arte che illumina e si fa messaggera di bellezza e positività. Le sculture di Mieke Van den Hoogen in “Female Touch” dialogheranno con il visitatore evidenziando il filo d’oro che lega da sempre la manualità femminile a     l’arte. Myriam Feuilloley in Contemporary Trascendence” indagherà il bisogno di evasione da se stessi e il difficile anelito alla spiritualità che attanaglia la società moderna. Monique Laville ci immergerà, con le sue opere dal sapore impressionista, in una vera e propriaReverie” fatta di Nostalgia per un mondo ormai passato e di attenta riflessione sull’attualità. Infine con Anne Marie Torrisi riscopriremo la meraviglia di fare “Arte in Libertà”, laddove il gioco dei colori e delle forme si fa espressione di gioia di vivere.

La mostra Women in Art nasce dal concept curatoriale di Tablinum Cultural Management, è realizzata in collaborazione con il Museo di Palazzo Reale di Genova e si iscrive nell’ambito della rassegna annuale Eutopia Art Collection ideata per Tablinum Cultural Management da Elisa Larese e Alessandro Cerioli.

La mostra sarà aperta dal 25 marzo al 9 aprile con i seguenti orari: MART-VEN 14.30-18.30, SAB 10.30-18.30 e DOM 13.30-18.30

Sono previsti tre eventi straordinari:

– Sabato 25 Marzo dalle ore 10.30l’apertura ufficiale in presenza degli artisti e degli organizzatori;

– Venerdi 31 Marzo alle ore 17.00 Art & Haute Couture Fashion Event aspettando i Rolli Days, in collaborazione con gli sponsor Ludema Bag e Litvi&Marti. Sfilata di Alta Moda presso la scalinata del Teatro del Falcone.

– Sabato 1 Aprile dalle ore 10.30 alle ore 18.30 Art meet the Artists con visite guidate alla mostra in presenza delle artiste.

Il visitatore potrà usufruire di contenuti digitali speciali accessibili dal proprio smartphone grazie alla presenza di qr code lungo il percorso di visita.

TABLINUM CULTURAL MANAGEMENT: i nostri progetti nascono dalla volontà di divulgare un modello culturale in cui il sistema dell’arte sappia comunicare i valori fondamentali che sorpassino le usuali logiche di mercato e riscoprano il valore primario della cultura, quale nutrimento della coscienza umana. Per questo amiamo considerarci prima di tutto “impiegati della cultura”.

Tablinum presents Eutopia Art Collection at Art Capital 2017

Tablinum: this year, our artistic season open with the participation of Tablinum at Art Capital 2017 in Paris.

We are very glad to present the annual art project of our collection, Eutopia Art Collection with the first seven artists promotes by Tablinum Cultural Management in our first art event of the new year.

eutopia-art-collectioneutopia-art-collection-2balbi-golden-rose-flowermariangela-bombardieri-la-chanson-de-fridamarinagela-bombardieri-ulysses-and-the-legend-of-saint-brendanbrigitte-cabell-moon-adoringbrigitte-cabell-moon-panter-dreamingjean-paul-lagarrigue-passagemaria-mouriadou-outlookcheville-luz-de-la-vidamieke-van-den-hoogen-vasevan-den-hoogen-arc-de-triomphe

 

Arc de Triomphe e Vase: le sculture di Mieke Van de Hoogen Huijgen per Art Capital 2017

Tablinum: che cosa potreste immaginare di meglio per celebrare il traguardo personale di Art Capital se non la realizzazione di un’opera dedicata ad uno dei monumenti più emblematici de La Ville Lumiere come Arc de Triomphe, a pochi passi proprio dal Grand Palais ?

E così che, fra l’entusiasmo e l’ispirazione, che Mieke Van den Hoogen Huijgen ci regala un’altra delle sue opere, sublimazione della quotidianità in oggetto artistico.

L’argilla modellata con pazienza e ed estrema cura, rivela una manualità impeccabile.

Il colore steso in un’alternanza di colpi di pennello e aerografo sembra seguire un ritmo creativamente emozionale.

La forma modellata dell’arco di trionfo, con la Tour Eiffel forse fra le architetture più emblematiche di Parigi, fa intrecciare nella nostra mente importanti connessioni: la storia che si concretizza in memoria e la funzione celebrativa di questo monumento

Le sculture di Mieke Van de Hoogen Huijgen possiedono la mirabile capacità di sublimare il quotidiano e condensare in esse l’universale con il particolare.

In queste sculture,  una pratica dal sapore artigianale e squisitamente femminile, come la produzione del vasellame e di utensili in ceramica, viene innalzata alla massima espressione artistica.

mieke-van-den-hoogen-vase

Vase, non è più un mero utensile di utilizzo quotidiano ma si trasforma in opera d’arte, oggetto meramente e straordinariamente comunicativo che ci parla con sensibilità squisitamente femminile di cosa significhi   l’arte e di come essa si materializzi nella solo apparente banalità del quotidiano facendo rislendere le intrinseche e preziose connessioni che vanno di ogni istante della nostra esistenza una perla rara.

Irregolari ed estemporanee frutto dell’estro artistico sono le striature di colore che ricoprono la superficie di Vase: elogio di una quotidianità elevata a momento artistico.

Le opere di Meiek Van den Hoogn Hujigen, Arc de Triomphe e Vase, saranno presentate in esclusiva presso lo stand E7 di Tablinum Cultural Management in collaborazione con Artistes Indépendants dal 15 al 19 Febbraio 2017 presso il Grand Palais di Parigi.

ac17

MIEKE VAN DEN HOOGEN HUIJGEN

Mieke Van den Hoogen -Huijgen ha focalizzato i propri studi sulla progettazione ceramica dal 1987  al 1991 presso l’Università di Maastricht. Dal febbraio 1992 ha fondato  il proprio studio a Elsloo e poi si è trasferita a Nijmegen dal 1997. Nel corso dei suoi studi presso l’Università di Maastricht il suo  interesse si focalizza particolarmente  sulle ceramiche e sulle possibilità espressive del piccolo frammento, dove sotto la guida di Desiré Tonnaer (Maastricht) e Piet Hermans (Venray) ha esaminato il loro potenziale, soprattutto in oggetti monumentali.

Nel suo lavoro,  assume un ruolo predominante l’universo femminile. In queste immagini si può ravvisare per una combinazione di elementi naturalistici e un’astrazione di forme ed emozioni. “Un corpo di donna mi affascina non in quanto rappresenta un ideale di bellezza, ma piuttosto poiché si tratta di una rappresentazione di  un corpo che viene vissuto, le cui emozioni si legge nell’immagine”.

Voglio esprimere nelle mie opere l’asimmetrico. Queste immagini sono costruite in ceramica e i contenuti sono espressi in il frammento.

L’immagine non è un vaso vuoto, il corpo non è un guscio. In questo frammento creo qualcosa di nuovo, lasciando che traspaia tutta la sua delicatezza e fragilità”. Oltre alle figure di donne Mieke realizza anche oggetti in ceramica. In questi oggetti c’è un puro uso dell’immaginazione: essi sono progettati per il divertimento delle forme.

Mieke realizza anche utensili in coccio, realizzate secondo le antiche tecniche indiane, a volte vengono dipinti  con l’ausilio dell’aerografo a volte realizzati con una decorazione serigrafia. Questi utensili rappresentano tutta la liberta e la gioia creativa dell’artista che liberamente sperimenta per il gusto di creare nuove forme e sfumature di colore.

Salva