Le Grandi Battaglie della Storia: Qadesh

cartinaTablinum: per i prossimi dodici mesi di questo 2015 vi terremo compagnia con una serie di articoli che vedranno raccontate le dodici battaglie che hanno cambiato il corso della storia. Scelte azzardate e a volte infauste hanno determinato l’annientamento di schieramenti interi, avendo delle ripercussioni a livello socio-politico devastanti e decisive. La tattica sui campi di battaglia, la fine strategia dei grandi generali della storia e la spregiudicatezza dei vincenti faranno da cornice a questo ciclo dedicato alle mosse compiute sulla scacchiera dei campi di battaglia.

Questo primo mese tratteremo la prima battaglia, a memoria d’uomo, fra due schieramenti per alcuni versi complementari: la battaglia di Qadesh, fra l’impero Ittita e l’impero Egizio, nell’anno 1258 a.c.

Nella seconda metà del XIV secolo a.c., l’Egitto della XVIII Dinastia attraversava una grave crisi politica, e solo un colpo di stato militare restituisce al regno un forte governo centrale.

La rinascita avviene con la XIX Dinastia, fondata da Ramesse I. Il figlio del nuovo Faraone Sethi I durante una dura campagna riconquista il sud della Siria e la Palestina. Nello stesso periodo l’impero Ittita, che era il vero antagonista dell’impero egizio, si espanse fra l’Anatolia al nord del Libano e la Siria del sud, a quel punto forti attriti erano inevitabili.

ramesse IIFu il figlio di Sethi I, Ramesse II, a contendere agli Ittiti il controllo della regione siro-palestinese. Organizza una spedizione militare per conquistare la città di Qadesh, sotto controllo Ittita. Lo scopo della missione, oltre la conquista di Qadesh, era quello di conquistare i porti sulla costa palestinese per garantirsi i fondamentali approvvigionamenti.

Il corpo di spedizione egizio e composta da quattro divisioni, circa ventimila uomini, con l’appoggio di duemila carri da guerra, mentre gli Ittiti dispongono di forze pari diciassettemila uomini, con l’appoggio di ben tremila carri da guerra.

Ramesse II, una volta giunto nel Sud del Libano, devia verso la valle della Beqaa e prosegue verso la piana di Qadesh.

All’ottavo giorno di marcia le quattro divisioni di Ramesse II si attestano intorno alla città. Due divisioni a sud della città, una nei pressi della foresta di Rabawi e l’altra nei pressi del fiume Oronte mentre l’ultima, guidata dal Faraone stesso, si attesta su una collina vicina.

Il nono giorno Ramesse II e le sue quattro divisioni attraversano il fiume Oronte e si apprestano a marciare sulla città di Qadesh. Questo è il primo trucco che gli Ittiti escogitano per dare un falso senso di sicurezza al Faraone: a Shabtuna due spie ittite, travestite da mercanti, interrogati dal faraone stesso raccontano una versione inesatta degli spostamenti nemici. Fortunatamente per Ramesse II due esploratori nemici vengono catturati il giorno dopo e confessano l’accaduto, a quel punto il Faraone fa raggruppare tutte e quattro le sue divisioni, affrettando al massimo i tempi.

fasi della battagliaGli Ittiti, guidati dal loro re Muwatallis, spostano a sud circa duemilacinquecento carri da guerra, pronti ad attaccare il fianco destro dello schieramento egizio.

E l’ora dell’attacco Ittita che con massima celerità manda i suoi carri da guerra a scagliarsi contro il fianco destro dello schieramento egizio, che viene travolto. I fanti egizi sono in rotta e i carri supersiti si dirigono verso l’accampamento egizio per proteggere il Faraone. Presto l’accampamento egizio è sottoposta ad un attacco da tre direzioni e presto le linee di difesa egizie cedono lasciando il compito della difesa dell’accampamento e del Faraone ad una sola divisione.

muwatallisLa tattica del re Muwatallis è stata vincente, ingaggiando in battaglia i soli carri da guerra e lasciando nelle retrovie la fanteria e i carri di riserva. ma in questa ultima fase d’attacco gli Ittiti commettono due errori strategici che danno modo all’esercito egizio di riorganizzarsi. Il primo errore è stato nel non completare l’accerchiamento ed il secondo quello di essersi dati subito al saccheggio dell’accampamento egizio, perdendo di fatto tempo prezioso.

incisioneInfatti i fanti pesanti egizi, con le lunghe loro lunghe lance, ebbero la meglio sugli equipaggi dei carri Ittiti, ormai appiedati. Ramesse II, superato lo shock iniziale, decise di fare una sortita nella parte dello schieramento Ittita più indebolito, riuscendo a riordinare le divisioni rimanenti. Nel tentativo di cogliere alle spalle il faraone, il re Muwatallis, invia altri mille carri che a loro volta rischiano di essere accerchiati dal ripiegamento delle divisioni egizie rimanenti. A quel punto Ramesse II completa l’accerchiamento attaccando le forze nemiche, schiacciate sul fiume Oronte, e si ritrova padrone del campo. A quel punto la prima grande battaglia fra i due eserciti più potenti dell’epoca si conclude e vi sorprenderà sapere che finì con un sostanziale pareggio.

ittitiIl re Muwatallis, molto saggiamente, decise di non impiegare la propria fanteria e quindi di combattere solo con i carri da guerra, evitando così alte perdite dovute dagli arcieri egizi. Mentre il faraone Ramesse II fu abile a tirar fuori il suo esercito da una situazione molto complicata, tuttavia non poté assediare la città di Qadesh per via delle ingenti perdite nel suo schieramento.

Quindi i rispettivi eserciti si ritirarono in buon ordine.

PHI-71604E’ interessante sapere come le due rispettive propagande politiche si arrogarono una vittoria che di fatto non fu di nessuno: Ramesse II viene glorificato nel poema “di Pentaur” e nelle opere di arti figurative come ad Abu Simbel, mentre gli ittiti glorificano Muwatallis, come unico vincitore della battaglia di Qadesh, secondo quanto riportato dalle tavolette rinvenute nella capitale ittita, Hattusas.

Trattato QadeshNell’anno 1259 circa fu stipulato il più antico trattato di pace della storia fra il re ittita Hattusili e il faraone egiziano Ramesse II. In questo trattato i due sovrani, per chiare convenienze geopolitiche, dichiarano di non muoversi più guerra.

 

Il prossimo mese di febbraio scopriremo come un esercito di “pochi” si è contrapposto ad un esercito di “molti” e come le piccole città stato greche rimasero libere ed autonome: la battaglia del passo delle Termopili.

 

Alessandro Cerioli

Olympos: Dioniso, il Dio della Trasgressione

304px-Dionysos_Louvre_Ma87_n2Studio Tablinum: trattare le vicende del Dio Dioniso è come entrare in un mondo fatto di trasgressione e delirio mistico. Un Dio che dalle sue sembianze sembrava più una ragazzina, con il suo corpo sinuoso e i suoi capelli riccioluti e profumati. Figlio di Zeus e della principessa di Tebe Semele.

La sua nascita è ancora più singolare della nascita della Dea Atena, dalla testa del padre Zeus: Dioniso nacque dalla coscia del Padre degli Dei. Accadde che la Madre degli Dei Hera scopri la relazione del marito con una mortale, Semele, e furibonda per l’ennesimo tradimento del marito divino escogitò il modo di eliminare l’amante.

Diciamo che non si prospettava nulla di buono. Hera prese le sembianze della vecchia nutrice di Semele, Beroe, e iniziò a insinuare nella mente della principessa il pensiero che Zeus in fondo non l’amasse molto e che in effetti non gli si era mai mostrato nella sua magnificenza divina, ma che solo fuggevolmente consumava il suo amplesso, al buio delle lampade, e poi si dileguava. Semele a questo punto decise che non si sarebbe più concessa al Padre degli Dei se questi non si fosse presentato nella sua vera natura.

jupiter-semele-della-vecchiaZeus provò a far capire alla giovane amante che questo non era possibile, per il suo bene, ma la giovane non volle sentire ragioni e a questo punto Zeus acconsentì, si presentò nella sua veste sfolgorante e in un solo istante lo splendore del Dio, racchiuso nel fulmine, incenerì la povera principessa. Zeus fece appena in tempo a strappare dal corpo incenerito di Semele il piccolo che ella portava in grembo, Dioniso. Non essendo ancora maturi i tempi Zeus decise di portare a termine la gravidanza e si squarciò una coscia, vi inserì il piccolo Dioniso e poi ricucì la ferita.

Giunto il nono mese Zeus estrasse il neonato Dioniso dalla sua coscia e lo presentò al mondo come suo figlio. Infatti il nome Dioniso significa “nato due volte”.

Simboli caratteristici di Dioniso erano l’uva, l’edera e portava sempre con se un bastone attorcigliato di pampini ed edera, il Tirso; altro attributo sacro al Dio era il Kantharos, caratteristica coppa a due manici con cui bere il vino.

dioniso e silenoIl piccolo Dioniso non era però ancora al sicuro dalla gelosia di Hera e quindi fu nascosto dal padre Zeus nel paese chiamato Nisa, paese che non ha una collocazione precisa, alcuni lo collocano in Asia, altri in Africa. La Madre degli Dei mise sulle sue tracce gli implacabili Titani che lo trovarono intento a giocare nei pressi di una fonte. I Titani cercarono di aggredirlo, ma benché ancora molto piccolo, Dioniso si difese usando la sua dote principale: la metamorfosi. Si trasformò ora in un leone, ora in un toro ed ebbe la meglio sugli aggressori.

Hera, infuriata con i suoi inviati che non riuscirono ad aver ragione del piccolo Dioniso, sbatté le porte dell’Olimpo in un modo così vigoroso che il rumore si propagò per tutto l’universo e propagandosi anche sulla terra stordì Dioniso, a quel punto i Titani lo fecero a pezzi e ne cucinarono i brani in un calderone. Quando il padre Zeus venne a sapere di questa crudele nefandezza folgorò all’istante i Titani e ricomponendo il corpo del figlio gli ridiede la vita.

dioniso e chironeMa vediamo ora le prime vicende del Dio della Trasgressione in eta matura: si pensa che fu allievo del Centauro Chirone, che gli insegno le arti della danza, del canto e le regole iniziatiche dei futuri riti dionisiaci.

Quando Dioniso, apprese queste lezioni da Chirone, decise di intraprendere le sue spedizioni in giro per il mondo e la sua presenza passava tutt’altro che inosservata, a differenza del Dio Hermes, anch’esso un dio girovago, che solea muoversi con fugacità, inosservato e felpato, proprio come si conviene al Dio dei Ladri, Dioniso fa sentire ovunque la sua presenza ed è impossibile non accorgersi di lui. L’epifania di Dioniso è sempre un evento sconvolgente e le genti che ne entrano in contatto diretto non saranno mai più le stesse.

piratiCome accadde ad una ciurma di pirati che solcava l’Egeo in cerca di prede da saccheggiare. All’improvviso un marinaio vide la figura di un giovane bellissimo che se ne stava in piedi su un promontorio di un’isola, questo giovane era Dioniso. Sbarcati sull’isola i pirati decisero di fare prigioniero il giovane e di richiedere un lauto riscatto alla famiglia, lo trascinarono a bordo e cercarono di incatenarlo all’albero maestro della nave, ma questi non vi riuscirono, in un modo o nell’altro i nodi e le catene si scioglievano e il giovane si liberava e sorrideva ai suoi aguzzini in modo misterioso. A quel punto il timoniere della nave, vedendo la scena, ebbe un brivido e si mise ad urlare ai suoi compagni di lasciare libero il ragazzo poiché era un Dio ed esortava i suoi compagni a non fargli del male. I suoi compagni iniziarono a ridere facendosi beffe del timoniere, ma all’improvviso accadde il primo prodigio, i marinai sentirono un profumo inebriante sprigionarsi dal ponte della nave e si resero conto che ne stava scaturendo una fonte di puro vino.

All’ora lo stupore e il terrore si impadronirono dell’equipaggio, ma ormai era troppo tardi, un’edera cresceva e si avvinghiava all’albero maestro e agli scalmi. Dioniso divertito da quanto stava compiendo decise di trasformarsi in un leone e di spingere l’equipaggio, tranne il timoniere, verso la poppa della nave, costringendo i pirati a gettarsi in mare.

Ed ecco il secondo prodigio, uno dopo l’altro i pirati si trasformarono in delfini. L’unico superstite fu il timoniere che, terrorizzato, si sentì rincuorare dal Dio della Trasgressione essendo stato l’unico a comprendere la sua vera natura.

prosimno e dionisoAncora giovane si ricorda il suo viaggio nell’Ade per cercare di riportare in vita la madre Semele, fu in quel frangente che conobbe Prosimno, un vecchio pastoreche si propose quale sua guida nel mondo dei defunti.

Fu cosi che Prosimno guidò Dioniso dalla madre, nei pressi di Lerna e fu in quel momento che la guida chiese la sua ricompensa, davvero singolare. Dioniso doveva farsi amare da Prosimno, come una fosse una donna: Dioniso accettò, ma gli chiese di ritornare nel mondo dei vivi per trarre fuori da quel posto di morte la madre Semele e Prosimno acconsentì dicendogli che avrebbe atteso il suo ritorno.

Accadde però che il pastore Prosimno morì prima che Dioniso facesse ritorno. Tuttavia Dioniso, tornato nei pressi di Lerna per adempiere alla promessa, decise di “soddisfare” almeno l’ombra del pastore.

Avvicinatosi che fu al tumulo di Prosimno creò con del legno di ulivo una sorta di fallo e gli si sedette sopra, e proprio come una donna godette di questa pratica. Infine pose tra le stelle del cielo la figura della sua guida, rimanendole eternamente grato.

trionfo di dionisoQuando Dioniso raggiunse l’età adulta come “regalo” da parte di Hera, fu reso folle e inizio un pellegrinaggio in diverse parti della Grecia e dell’Asia, scortato dal suo tutore Sileno, da un gruppo di Satiri e dalle Menadi.

Il Dio della Trasgressione, a capo di questa singolare spedizione si scontrò con i Titani, in Egitto, restituendo al Dio Ammone lo scettro che questi gli avevano sottratto. Dopo poco tempo si diresse in Siria dove sconfisse e depose il Re di Damasco, scorticandolo vivo per aver tentato di resistere a lui, un Dio.

Si pensa che Dioniso con il suo corteo arrivò sino in India e lungo la strada introdusse il proprio culto, fondando anche delle città.

Una volta ottenuta l’immortalità, dopo l’ennesimo impresa, sconfiggendo il Re indiano Deriade, decise far ritorno in Grecia. Ma al suo ritorno gli si oppose il fiero popolo delle Amazzoni, figlie di Ares.

In questa ultima battaglia Dioniso non partecipo attivamente ma divenne spettatore dello scontro tutto femminile fra le Amazzoni e le Menadi, a lui devote, queste ultime ebbero la meglio sulle feroci avversarie e il corteo poté rimettersi in marcia per la Grecia.

PenteoFeroce fu la vendetta contro il Re di Tebe, Penteo e sulle donne della città che non credettero alle affermazioni della loro principessa Semele, che diceva di aver giaciuto con il Padre degli Dei. A quel punto Dioniso punì con la follia le donne di Tebe e le spinse a tenere dei riti orgiastici in suo favore nei boschi che circondavano la città, mentre infuse nella mente del Re Penteo l’enthousiasmos*.

Le donne ormai divenute Menadi, ossia adoratrici del culto di Dioniso, durante il punto di massima estasi del culto scoprirono in cima ad un albero il curioso Re Penteo che, spinto da Dioniso, voleva vedere con i propri occhi le donne che avevano abbandonato il focolare e il telaio per addentrasi nei boschi ad intraprendere simili rituali.

Le Menadi catturarono il povero Penteo e lo sbranarono vivo; tra le cannibali era presente anche Agave, la madre del Re, che non riconobbe il figliolo se non quando fu troppo tardi. Come Dioniso le rese folli Dioniso gli ridiede la ragione e le donne di Tebe, accortesi di quello che stavano facendo, sprofondarono in una desolazione eterna.

Come risultato delle loro gesta furono bandite da Tebe e solo a quel punto Dioniso fu soddisfatto della propria vendetta.

dioniso e ariannaMentre la vicissitudine che vide il Dio giungere a Nasso è decisamente più benevola. Il Dio trovò sulla spiaggia che vagava sconsolata la povera Arianna, sedotta e abbandonata dall’eroe Teseo. Dioniso mosso da un sentimento amorevole decise di portare via da quell’isola la povera Arianna e in seguito di sposarla. Anche Arianna, in quanto sposa, prese parte al celebre trionfo di Dioniso, dove essa stava sopra un carro trainato da una coppia di capretti, mentre Dioniso avanzava su carro trainato da una coppia di pantere. In un tripudio di allegria e schiamazzi, fra Satiri e Sileni danzanti, le Menadi intrattenevano tutti con la musica dei tamburelli e delle siringhe, mentre Sileno, il vecchio tutore di Dioniso, a fatica si reggeva in groppo al suo asinello.

Come avrete compreso Dioniso era venerato ovunque e a differenza degli altri Dei riusciva a portare quel sentimento che non tutti gli Olimpi erano in grado di offrire: l’ekstasis*. Ma guai ad abusarne, Dioniso esigeva particolari rituali e molta devozione, altrimenti l’abisso del delirio era sempre aperto per i trasgressori. Possiamo dire che il potere del Dio della Trasgressione non conosceva confini.

Il prossimo mese di dicembre tratteremo le vince della Dea della Natura, Demetra.

Alessandro Cerioli

* Enthousiasmos letteralmente significherebbe “avere un Dio dentro di sé”, noi contemporanei ne abbiamo ricavato solo una condizione positiva: entusiasmo.

* Ekstasis letteralmente significherebbe “uscire fuori di sé”, ancora oggi parliamo di estasi quando un qualcosa interferisce con l’animo umano.

Cultura e Tecnologia: splendido binomio

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Studio Tablinum: da qualche anno considero favorevolmente la tecnologia visiva applicata alla cultura, la possibilità di visionare, tridimensionalmente, le ricostruzioni dei siti archeologici supposte e studiate dagli esperti. Un foro romano come mai visto, oppure il colle palatino, il campidoglio e altro ancora. Recentemente Studio Tablinum ha avuto dei contatti con l’ agenzia Altair4, agenzia questa nata negli anni 80 come gruppo artistico ed ora designer dell’antichità classica, splendido esempio di lavoro di squadra finalizzato alla ricostruzione urbanistica delle città classiche, l’impianto urbanistico con i suoi templi, le basiliche, gli acquedotti e le strade fanno vivere allo spettatore, più o meno consapevole, delle sensazioni sublimi. Potrei citare anche la parte nuova del Museo Archeologico Nazionale di Atene, la parte dedicata all’archeologia subacquea, con i rinvenimenti dell’equipe di Jacques Cousteau, incredibile esperienza visiva e sonora, oppure l’allestimento realizzato dal famoso scenografo Dante Ferretti, vincitore del premio Oscar 2005 per la scenografia del film The Aviator di Martin Scorsese, denominato Riflessi di pietra, per lo statuario del Museo Egizio di Torino o ancora il Museo di Aquincum a Budapest, ricreato all’interno dell’area archeologica a nord della città, vanta dopo la ristrutturazione un livello tecnologico davvero invidiabile, tra rievocazioni storiche ed eventi letterari, questo è un segnale, dato dalle autorità ungheresi, che la cultura ha un peso sociale importantissimo. Ricordo la splendida sensazione che provai nel vedere i ragazzi delle scolaresche assorbiti da questo nuovo modo di proporgli la storia, una storia viva, palpitante e non più astrusa e ferma nel tempo, mi fanno pensare che dobbiamo “svecchiare” gli allestimenti, informatizzare con ricostruzioni grafiche mozzafiato ma soprattutto voltare pagina. Il futuro è adesso.