PALAZZO GALLIO APRE LE SUE STANZE ALL’ARTE

banner esterno gallioTablinum Cultural Management: Palazzo Gallio, la splendida dimora rinascimentale affacciata sulle rive settentrionali del Lago di Como, a Gravedona ed Uniti, apre le sue stanze a quattro artisti contemporanei per una mostra in cui i protagonisti saranno: il paesaggio, la storia e l’emozione.

Non esiste un percorso più immaginifico e stratificato di quello che ha dato vita a questa mostra, nata dalla passione verso i luoghi da cui questi artisti hanno tratto ispirazione nel corso della loro carriera  e  che hanno trovato nel segno artistico la loro espressione più completa.

Una mostra fuori dagli schemi, con opere che offriranno al visitatore una lettura inedita e sorprendente sul tema del paesaggio inteso come traccia antropologica ma anche emotiva attraverso il linguaggio dell’arte.
Il tutto in un percorso che suggerirà riflessioni e meditazioni sull’evoluzione del paesaggio dalla rappresentazione di segni della natura a rivelazione di pensieri e linguaggi dell’uomo, dove l’arte nasce dalla relazione tra esperienza vissuta interiore ed esperienza sensibile fatta di ascolto e osservazione delle cose e dell’ambiente.

Il lario è bello perchè è vario 30X50, acrilico su tavola di abete

Fra gli artisti anche il giovanissimo talento lariano Stefano Perini, in arte Cheville, che proporrà per la prima volta in pubblico la serie dei “paesaggi destrutturati” del Lago di Como.
LE TEMPS DES GLYCINES 81x60
Monique Laville, insignita della medaglia di benemerenza per il suo impegno culturale dal premier canadese in persona, proporrà le sue celebri “vedute d’antan” ispirate ad epoche storiche ormai distanti dalla nostra frenetica vita contemporanea ma che ancora possono donarci preziose lezioni di vita.

12 Gilles Mazan. La Côte près de Bréhec, De[s]composition[s] de couleurs (4). 2014. Huile sur toile. 116x89 cm

Gilles Mazan sublima il paesaggio in segno e colore attraverso le tecnche della decomposizione coloristica, donando a ciò che lo circonda una prorompente carica espressionista che ha fatto di lui uno dei maestri del colorismo contemporaneo.

Immagine correlata

Anne Delaby attraverso la propria arte si fa medium frail fruitore e la natura incoraggiandolo a riscoprire quella capacità di “sintesi armonica” con il mondo che si traduce in un mutuo legame con esso in cui non vi è più polarità e conflitto ma armonia e benessere.
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Mina Kordali mette in atto un’estetica dei sentimenti, in cui il paesaggio rappresentato con tratti materici dove il colore predomina sulla linea, conserva un’eco di quel mondo antico che è  l’humus della in cui è germogliata una poetica fortemente evocativa che fonde sulla tela colori ed emozioni dell’artista. Poichè “ogni viaggio nel mondo è, innanzitutto, un viaggio in noi stessi”.

TABLINUM CULTURAL MANAGEMENT, CHI SIAMO:

La complessità e la rapidità dei cambiamenti in atto nel mondo culturale richiedono capacità crescenti di interpretazione del contesto, padronanza di metodi e strumenti per attivare strategie innovative al fine di garantire la sostenibilità dei progetti e delle organizzazioni in ambito culturale.

I nostri professionisti sono attentamente selezionati per essere in grado di coniugare le tradizionali conoscenze artistico-culturali a capacità e know-how che li rendano autonomi nella progettazione, gestione e promozione della filiera culturale.

L’obiettivo di Tablinum Cultural Management è quello di offrire servizi nell’ambito nel modo più completo possibile, con una forma flessibile ed innovativa capace di adeguarsi alle esigenze dei nostri interlocutori e sempre attenti ad una visione globale del progetto.

Dalla commistione fra preparazione umanistica e attenta analisi della domanda e dell’offerta, che regola il mondo culturale oggigiorno, nasce il progetto di Tablinum.

Per questo, i nostri progetti nascono dalla volontà di divulgare un modello culturale in cui il sistema dell’arte sappia comunicare i valori fondamentali che sorpassino le usuali logiche di mercato e riscoprano il valore primario della cultura, quale nutrimento della coscienza umana. Per questo amiamo considerarci prima di tutto “impiegati della cultura”.

Moon Adoring Encounter e Panter : le opere di Brigitte Cabell per Art Capital 2017

Tablinum: scolpire la pietra è un lavoro difficoltoso, estremamente fisico, che costringe lo scultore a porre in gioco se stesso in un duro confronto con la materia, sino a domarla, facendo in modo che essa assecondi ls propria volontà poietica di artista.

Opale bianco e serpentino verde dallo Zimbawe sono le pietre che Brigitte Cabell ha scelto per la realizzazione delle sue sculture. Si tratta di pietre dure, non malleabili, dalla storia millenaria.

Brigitte Cabell si pone, scegliendo tali materie prime, nel solco di una tradizione scultorea che ha solcato secoli e secoli: il serpentino, che prende il suo nome dall’aspetto “a pelle di un serpente”, dovuta alle inclusioni e variazioni di colore, è una pietra antichissima già utilizzata in ambito scultoreo dagli antichi sumeri, 4.000 anni fa, che la chiamavano za-tu-mush-gir.

È con questa pietra, ritenuta magica, che è stato realizzato il trentesimo capitolo del ibro dei morti egiziano, sono state scolpite le maschere rituali precolombiane, cesellate le preziose stautine Yu cinesi e altro ancora.

Encounter, green serpentine from Zimbawe, hieght 48, lenght 26 cm, 2016

Il serpentino verde è pietra dal valore di talismano e connettore dell forze vitali; il suo impiego come materia prima va ad assumere un significato essenziale in un’opera come Encounter.

Il dialogo – incontro fra le forme e la linea è, come lascia intuire il titolo, voluto dalla scultrice, un continuo convergere e ricovergere di forme che si fondono, l’una nell’altra.

La sepentina, volutamente grezza, delle parti più esterne viene finemente lavorata e lucidata in corrispodenza del focus di questa scultura dove questo incontro atavico lascia intravedere il suo lato più prezioso proprio dove l’incontro si fa fusione ed energia pura a cui attingere in questo vortice di forme.

Lavorare una pietra come Encounter significa investire un notevole sforzo fisico ed emotivo: le venature della pietra dialogano, accompagnando lo scalpello della scultrice, nella definizione di forme mentre l’urgenza creativa si scontra con la durezza e la fatica del lavoro scultoreo che, grazie allo sforzo interiore ed esteriore dell’artista riesce a liberare la bellezza intrinseca della pietra lasciando che essa si riveli allo sguardo.

Altra pietra di millenaria genesi geologica, è l’opale, scelto per la seconda scultura di Brigitte Cabell: Moon Adoring. Essa nasce dal silicio che si deposita geologicamente per millenni. L’opale, secondo la tradizione, racchiude in sè il potere di tutti gli elementi e le loro rispettive caratteristiche: l’energia e la forza del Fuoco; la prosperità, la pace e il benessere della Terra; l’intuizione, le emozioni e la sensibilità dell’Acqua; la comunicazione e la creatività dell’Aria.

Dall’iridescenza di una pietra tanto preziosa non puo’ che apparire lei, pallida e trasognata: l’Adoratrice della luna.

Moon Adoring,  white opal from Zimbabwe, height 26 length 33 cm, 2016

Adoratrice di millenarie lune già trascorse e di altre non ancora scritte nel nostro futuro, questa scultura incanta con la sua eterea delicatezza.

Lavorando a questa pietra Brigitte Cabell si lascia guidare, assecondandone venature e  dimensioni: è così che puo’ emergere un volto di donna che si abbandona al fascio di luna abbacinante e bianca.

La pietra, grezza nello sbozzare i lunghi e fluenti capelli dell’adoratrice, rapidamente fluisce in un movimento scultoreo in cui le linee si fanno più curve e le superfici assumono una rilevanza essenziale sino a tratteggiare un delicato volto di donna, adorante i pallidi raggi dell’astro lunare.

Le opere di Brigitte Cabell, Moon Adoring e Panter, saranno presentate in esclusiva presso lo stand E7 di Tablinum Cultural Management in collaborazione con Artistes Indépendants dal 14 al 19 Febbraio 2017 presso il Grand Palais di Parigi.

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BRIGITTE CABELL

cabellBrigitte Cabell, artista tedesca nata in Germania, a Berlino, ha lo studio nella Reismühle – Monaco di Baviera.  E’ vissuta per molto tempo in Italia, a Firenze.

Ha studiato medicina in Germania e ha lavorato come cardiologa fino sei anni fa in clinica, parallelamente alla clinica gli ultimi 14 anni ha frequentato diverse accademie in Germania, Austria, Italia, concentrandosi sullo studio di pittura e scultura; quest’ultima si è rivelata più affine al suo animo.

Ha esposto a Monaco, Berlino, Venezia, alla Triennale delle arti visive di Roma, nonché a Como presso l’officinacento5, in collaborazione con Tablinum Cultural Management.

Gold Rose Flower: l’opera di Leonardo Balbi per Art Capital 2017

Tablinum: l’effetto è tridimensionale la tecnica, brevettata in esclusiva dall’artista, racchiude in sé visionaria ricerca nell’approfondimento delle teorie spazialistiche ed estrema perizia manuale.

La tela è incisa più volte e ricongiunta sino a creare un effetto unico e ogni volta irripetibile nella sua perfezione tridimensionale di luci e ombre che dà vita ad un’opera che fonde in sé la dinamicità dell’avanguardia non disgiunta dalla ricercatezza di materiali preziosi come gli inserti in foglia d’oro.

Spazio e forma dialogano nelle opere tridimensionali di Balbi: la tela, lungi dall’essere un limite si fa frontiera per nuove ricerche. Essa non è più semplice supporto sul quale l’opera d’arte si rivela ma è protagonista della ricerca estetica dell’artista e con le sue aperture essa è incisa e per estroflettersi lasciandoci intravedere un nuovo mondo al di là,

 I colori sono intensi e preziosi: l’oro ci fa pensare subito a qualcosa di perfetto il cui valore è sacrale mentre il rosso è uno squarcio, quasi una ferita di rosso palpitante scarlatto, linfa vitale nell’aurea compostezza dell’arte.

Il concetto di spazialistica memoria sembra approdare, grazie agli studi della forma e della materia a cui Leonardo Balbi ha votato la propria esistenza, ad una nuova entusiasmante frontiera.  E se in molti hanno cercato di calcare la via delle estroflessioni e dei tagli tracciata da grandi maestri come Fontana e Bonalumi, Castellani o Burri, davvero in pochi sono riusciti a farci riflettere su come poter proseguire questa via che esplora l’infinito oltre la tela.

Non è più questione di infrangere un limite ma piuttosto di elaborare al di là di esso una nuova definizione di estetica, dove neppure la distinzione fra scultura e pittura ha senso di fronte al prevalere della Bellezza assoluta.

Gold Rose Flower trasmette e rielabora la semplice e composta bellezza che giunge all’uomo dal mondo naturale, come solo chi è dotato di una straordinaria sensibilità estetica può fare. In un’opera come questa non c’è posto per brutture e forme impregnate dalle ombre d’ansia e insicurezza; la sua è un arte fatta di equilibri delicati e per questo perfetti. Un’opera d’arte preziosa adatta al collezionista che ama circondarsi dalle più raffinate ricercatezze dell’arte contemporanea.

Possiamo certo affermare che  Leonardo Balbi sa come ammaliare il proprio spettatore: dopo aver ammirato le sue opere ad olio, intrise di matericità, in cui l’artista ha impegnato attivamente la propria fisicità raschiando e incidendo la tela per farne emergere gli strati di colore che la compongono, ora assistiamo a una vera e propria operazione di trasformazione della tela, che si apre alla tridimensionalità sottoposta all’estro di Balbi. La sua arte, è proprio il caso di dirlo, sboccia in forme nuove e preziose. 

Perché la Bellezza, soprattutto nell’opera d’arte, può mutare forma ma resterà sempre a illuminare l’opera e ammaliare il fruitore.


L’opera di Leonardo Balbi, Golden Rose Flower sarà presentata in esclusiva presso lo stand E7 di Tablinum Cultural Management in collaborazione con Artistes Indépendants dal 14 al 19 Febbraio 2017 presso il Grand Palais di Parigi.

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L’ARTISTA

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LEONARDO BALBI, artista e designer, è nato nei pressi di Verona e vive a Mantova dove lavora e dipinge in uno spazio storico, ex sito industriale, adibito ad atelier-galleria d’arte

Trascorso una decina di anni come responsabile creativo della ditta, apre uno studio tutto suo. Sono gli anni ottanta quando la moda italiana esplode e Balbi diventa, allora come oggi,  il designer di riferimento per  creare  collezioni di occhiali per gli stilisti  più altisonanti della moda quali: Valentino, Versace, Gucci, Calvin Klein, Dolce Gabbana, Nina Ricci, Tom Ford, Persol e molti altri.

La pittura e l’arte sono in lui fortemente intrecciate e l’esperienza nel mondo del designer influenza in modo significativo la sua maturità artistico pittorica. Il continuo reinventarsi di forme, disegni, e accostamento di colori si amalgama perfettamente con il mondo dell’arte.

Con l’arrivo del nuovo millennio l’anima dell’artista torna prepotentemente a chiedere spazio; dipingere per il piacere di creare, creare come unico vero atto di libertà.

Ben lo vediamo nell’evoluzione della sua opera in questi ultimi tempi. A una pittura astratta, molto   materica e connotata da un espressionismo affidato a colori accesi egli affianca un lavoro tridimensionale.

Alla tela trattata con il colore, viene imposto un movimento, “un’esplosione” che provoca tagli e aperture che la rendono tridimensionale e in dialogo con mondo parallelo.

Spontaneo l’accostamento al lavoro di Fontana e Burri che hanno aperto la strada, ma con qualcosa di assolutamente nuovo. L’opera di Balbi ora è il risultato di una sperimentazione spaziale inedita, dove il gioco di prospettive possibili si amplifica come in un prisma.

Queste ultime creazioni dove la preziosità di oro, argento e rame sono in dialogo con i colori puri e vivaci degli sfondi, questo aspetto rende giustizia alla bellezza: il fine ultimo dell’uomo e dell’artista, nato per emozionarci!

Lust for Art: Le Cinque Anime della Scultura. IIIa Edizione – Interviste

 

Tablinum: la rassegna Lust for Art 2016 ritorna a Como, tornando a indagare le declinazioni dell’arte attraverso “Le Cinque Anime della Scultura. IIIa Edizione” . Quest’anno esporranno le loro ultime opere gli artisti: Roberto Piaia, Pablo Atchugarry, Alexandra Slava Sevostianova, Cecilia Martin Birsa e Teresa Condito.
In queste interviste gli artisti partecipanti si raccontano alla storica dell’arte Elisa Larese.

Concept curatoriale:
Il numero cinque è simbolo di una mente polimorfa, in costante mutamento, che ci spinge a utilizzare ogni nostra competenza esteriore e interiore per raggiungere un’aliquid.
Una simbologia intensa che permea tutto il percorso espositivo: armonia e contrasto, ricerca e sublimazione si fondono in questo percorso espositivo ed emozionale che si concretizza in cinque diverse anime d’artista.

La mostra è a cura della storica dell’arte Elisa Larese e del classicista Alessandro Cerioli.

Lust for Art: Le Cinque Anime della Scultura. IIIa Edizione – Vernissage

Tablinum: eccovi alcuni scatti del Vernissage della mostra “Le Cinque Anime della Scultura. IIIa Edizione“, presso lo spazio espositivo officinacento5, a Como.

Lo staff di Tablinum Cultural Management ringrazia tutte le persone che hanno partecipato a questa mostra internazionale.

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Le Cinque Anime della Scultura. IIIa Edizione – concept curatoriale e presentazione degli artisti

«La scultura, come tutte le arti, è una via regia per conoscere il mondo e svelarne i segreti.”

Olivier Delahaye, Le Ventre lisse, 2005

Tablinum: quante declinazioni può conoscere l’arte? Tra le infinite sfumature con cui l’artista plasma la propria visione del mondo abbiamo cercato d’indagare le vie per cui si snodano le suggestioni di cinque scultori.

Cinque. Un numero non certo casuale. Un numero simbolicamente evocativo che fin dai tempi antichi è  associato all’atto di sperimentare, alla conoscenza concreta dei fatti, del cambiamento, del “mutamento di stato” di una situazione.

Gli antichi greci lo riconducevano a Hermes, messaggero degli dei, tramite tra cielo e terra. Cinque sono anche i sensi che fanno da bussola per l’essere umano nella sua esistenza: da un punto di vista emotivo, mentale e fisico, ad una condizione sempre nuova.

Il numero cinque è simbolo di una mente polimorfa,  costantemente  votata all’intelligenza e alla curiosità, porta con sé la tendenza ad avvicinarsi, a volte anche in modo pericoloso, a linee di confine, di trasgressione.

Il Numero Cinque è legato alla quinta lettera dell’alfabeto ebraico : Hey ( ה ), che significa intuizione, illuminazione. I cabalisti, individuano tre stadi per la lettera Hey, i quali si pongono su tre livelli diversi, successivi, in merito allo sviluppo della consapevolezza dell’essere umano nell’arco di tutta la propria esistenza.

Il mistero della nascita, la totale inconsapevolezza con cui l’essere umano è “gettato” in questo mondo, viene qui superata dall’entusiasmo nello scoprire quanto di bello e fertile è presente nel mondo che lo circonda. Arriviamo, qui, a intuire quella misteriosa potenza all’interno della nostra esistenza che ci sospinge al di là della contingenza.

Ma non dimentichiamo che questo numero conserva in sé  la  forza  dell’autoespressione. E Infatti, le componenti fisiche corrispondenti alla capacità di parlare, sono esattamente cinque: lingua, denti, palato, labbra e gola.

hans makart i cinque sensi.jpgProprio per la complessa interazione tra intelletto e parola, il cinque suggerisce di utilizzare ogni tipo di disciplina interiore ed esteriore, al fine di “traghettare” la nostra personalità, da uno stato di disagio, di ricerca di un aliquid, allo stato desiderato. Solo governando bene la comunicazione, l’espressione di idee, sentimenti e fatti, è possibile giungere a uno scambio equilibrato e quindi crescere.

Una simbologia tanto intensa che trova le sue diverse impressioni nelle opere di questi cinque scultori. Armonia e contrasto, ricerca e sublimazione si fondono nelle loro opere.

La scultura riunisce in sé il concreto tentativo di plasmare il mondo che ci circonda e allo stesso tempo di infondere ad esso le suggestioni che s’imprimono con maggiore forza nell’animo umano. Un’interpretazione di cui l’artista si trasforma in un medium privilegiato.

La terza edizione de Le cinque anime della scultura, presso officinacento5 si rivela un tentativo di plasmare il mondo che ci circonda grazie a un’ acuta analisi dei propri sensi e una declinazione fatta di suggestioni che si concretizza in cinque diverse anime d’artista.


LE CINQUE ANIME DELLA TERZA EDIZIONE

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 Alexandra Slava Sevostianova,  artista dalle origini ucraine, è anagraficamente la più giovane tra gli artisti selezionati per questa terza edizione.

La sua è una carriera di promettenti successi: a soli vent’anni, Alexandra Slava Sevostianova ha già riscosso importanti riconoscimenti tra cui quello di The Art Renewal Center e le sue opere sono già parte di importanti collezioni private in Ucraina, Malta, Francia e in Italia.

In occasione delle Cinque Anime della Scultura, esporrà quattro opere, plasmate in argilla, in cui al rigore anatomico, riecheggiante una classica perfezione, si fonde la forte sensibilità di un’artista che sa guardare oltre la contingenza librandosi sulle ali delle proprie emozioni.

Le sue sculture si fanno manifesto della lotta che lo scultore ingaggia in favore di bellezza e verità contro la trivialità della vita di tutti giorni. Proprio la volontà di librarsi al di sopra delle brutture della quotidianità in nome di un più alto ideale è l’ispirazione primaria di “Call for Angels” una scultura che si fa manifesto programmatico delle emozioni che spingono l’artista all’atto creativo.

“My Ukraine” è un tributo alla propria patria d’origine stretta nelle spire di serpenti che non sono riusciti a piegarne la forza e pronta a risorgere più bella che mai.  “The Unbearable Lightness” esprime tutta l’insostenibile leggerezza di un rapporto amoroso come tanti, vissuto fra gli alti e i bassi della quotidianità, ma che non abbandona la propria aspirazione a sublimarsi in un sentimento eterno e incorruttibile. “Take My Pain Away”  è un autoritratto in cui l’artista non esita ad esporsi all’occhio dello spettatore in tutta la propria fragilità interiore.


Risultati immagini per cecilia martin birsaCecilia Martin Birsa dichiara di non poter vivere che d’Arte: “senza potrei solo sopravvivere”.

Ed è proprio questa urgenza irrinunciabile, quanto il respirare, che emerge nelle sue sculture. Esse sono realizzate con un medium inusuale che ci stupisce per la sua semplicità e per le forme che la scultrice riesce, non senza fatica, a liberare da esso: la pietra di fiume con tutta la sua atavica imprevedibilità che “parla di magma, abissi, ghiaccio e terra”.

Medium come la mucronite, il granito o il serpentino richiedono un vero e proprio atto di maieutica per liberare quelle forme che attendono in un dormiveglia, durato secoli, forse anche millenni, di essere risvegliate.

In occasione de Le Cinque Anime della Scultura, Cecilia Martin Birsa riproporrà tre opere accolte con grande successo in occasione della sua ultima personale a Venezia presso la Galleria Melori&Rosenberg in concomitanza del cinquecentenario del Ghetto Ebraico di Venezia: “Arcuata”, “Donna allo Specchio” e “Nodo Nero”.

In queste sculture, l’artista libera dalla pietra forme dalla sensualità atavica propria dell’universo femminile che si rivela saldamente legato a quel mistero arcano e inesauribile che è la vita e che giunge attraverso tutto ciò che ruota attorno a esso.


teresa conditoTeresa Condito è stata membro del Collettivo la Grand Bouffe presso la 56° Biennale di Venezia, dove ha ricevuto il premio ufficiale dallo stato del Guatemala e dal Commissario del Padiglione Nazionale. Torna ad esporre con Tablinum a seguito di Ars Naturans, svoltasi in agosto presso il Museo Giardino Botanico di Villa Carlotta.

Il suo sviluppo artistico vede nella creazione di volumi scultorei la sua forma comunicativa più efficace ed espressiva. I materiali prescelti spaziano  dal marmo al corten passando per l’alluminio, l’acciaio, il plexiglass e le pietre preziose.

Le opere esposte in occasione de Le Cinque Anime della Scultura esprimono eloquentemente una fase di forte ispirazione artistica in cui le emozioni fanno scaturire nuove soluzioni creative. Nascono così opere come “Black and White”, “Thrill” e “Metamorphosis”.

Si tratta di sculture in plexiglass di piccolo formato in cui alla trasparenza di questo materiale si legano  forme volutamente astratte e colori contrastanti fra loro, così come le due facce da cui è possibile ammirare la scultura in un corto circuito emozionale che restituisce la forte emotività dell’artista e lo stato di continua metamorfosi in cui esercita la propria particolare sensibilità mediante il processo creativo.


Risultati immagini per roberto piaiaRoberto Piaia ha da sempre rappresentato l’animo femminile fondendo nelle sue opere, pittoriche e scultoree, l’insegnamento degli antichi maestri a tecniche fortemente innovative, frutto di studio e sperimentazione costanti che lo rendono un vero e proprio pioniere.

Ideatore della tecnica pittorica dell’Assurfivo, Piaia nel 2009  entra ufficialmente nel Gotha dei migliori pittori d’Italia, avendo ricevuto dal Comitato Critico del Catalogo d’Arte Moderna, edito da Mondadori, la classificazione di AIC, cioè Alto Interesse Critico. Nel 2011 espone alla 54 Biennale di Venezia padiglione Italia e presenta ufficialmente la sua prima  statua di marmo di Carrara “Iris” e un dipinto  a olio dal titolo “Darya in Cladico”.

In ambito scultoreo la sua ricerca lo ha portato a rielaborare un’ ideologia artistica  in cui il classico si congiunge alla dinamicità. Per questo le sue sculture si fanno fusione di valori al contempo pittorici e scultorei.

Le sue creazioni scultoree sono realizzate utilizzando il marmo statuario o la fusione di bronzo. In esse pur mantenendo come soggetto d’ispirazione la figura femminile, i volumi del corpo sono costituiti da una doppia elica che si avvita su se stessa creando una spirale.

Piaia presenterà durante Le Cinque Anime della Scultura  “Mudra” e “Oltre in Bronzo” realizzate una in bronzo, l’altra con una particolare lega in bronzo e acciaio frutto di studi e sperimentazioni personali. In Mudra, Piaia traspone sul piano scultoreo i concetti propri dell’Assurfivo che fondono inscindibilmente rappresentazioni che scopriamo solo in apparenza inconciliabili:  il realismo figurativo di volto e mani astrae la propria compostezza dal sapore accademico nel volume spiraleggiante del corpo, dove le forme richiamano concetti tipicamente surrealisti dominati dall’arcano e dalla fantasia.

In “Oltre in Bronzo” il concetto di leggerezza e scomposizione materica è richiamato dalla scomposizione del corpo femminile in una doppia elica in cui l’esecuzione rasenta l’utopia in “uno studio machiavellico di pieni e vuoti”.


Risultati immagini per pablo atchugarryPablo Atchugarry si divide fra l’Uruguay, sua patria d’origine, e l’Italia, a Lecco, dove vive dal 1978.

Sin dagli albori della propria carriera ha dedicato la propria ricerca artistica alla scultura esprimendo attraverso vari materiali la propria poetica, componendo con cemento, legno e metalli fino ad approdare al marmo statuario di carrara con il quale ha realizzato le sue celebri sculture monumentali.

Giunto in Italia, a Lecco, nel 1978, ha intrapreso la sperimentazione e la creazione di sculture monumentali in marmo di carrara. Il suo primo tributo non può che essere a Michelangelo Buonarroti con due opere “ La lumiere” e “ la Pietate”.

Diventato ormai un’ icona artistica dell’ Uruguay, ha realizzato in occasione della 50ª Biennale di Venezia il gruppo scultoreo “Soñando la Paz”.

Nel 2015 ha esposto 40 delle sue opere in una personale a Roma presso il Museo dei Fori Imperiali “Pablo Atchugarry. Città Eterna, eterni marmi”  e ha realizzato per il padiglione Uruguaiano della Expo 2015 una scultura intagliata nel legno di un ulivo vecchio più di 800 anni, intitolata “La vida después de la vida” 

L’artista presenterà in occasione de Le Cinque Anime della Scultura la sua ultima creazione, “Senza Titolo”, da poco terminata, in marmo statuario di Carrara.

Il marmo sembra schiudersi al tocco dello scalpello di Pablo  Atchugarry in candide pieghe che mutano e al contempo si cristallizzano scandendo il tempo dell’Arte che scorre con l’apparente lentezza delle creazioni immortali. Essenzialità e purezza delle forme sono il linguaggio di quest’opera che ci si presenta senza un titolo stabilito dall’artista e lascia libera l’interpretazione dello spettatore di spaziare fra significante e significato.

 

 

Displaying 2016 - Statuary Carrara marble h 60.5x30x22 cm Untitled.jpg

Senza Titolo, marmo statuario di Carrara, 60,5 x 30×22 cm, 2016

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comunicato Stampa Le Cinque Anime della Scultura. IIIa Edizione

scultura_3_invito_mail-02Tablinum Cultural Management torna a indagare le declinazioni dell’arte attraverso “Le Cinque Anime della Scultura”. Dal 8 ottobre 2016 al 21 ottobre 2016 presso lo spazio comasco di officinacento5, in Como, si terrà la terza edizione delle Cinque Anime della Scultura. L’Inaugurazione della mostra si terrà sabato 8 ottobre 2016 dalle ore 19.30 presso lo spazio comasco di officinacento5 (Viale Lecco 105 Como)

Nei giorni successivi sarà osservato il seguente orario di visita: Mar – Ven 14.00 – 18.00 Sab – Dom : 10.30 – 12.00 – 14.00 – 18.00 L’ingresso è libero a tutti gli eventi in programma.

Il concetto curatoriale da cui scaturisce tale rassegna è legato alla simbologia artistico – estetica del numero cinque: simbolo di una mente polimorfa, in costante mutamento, che ci spinge ad utilizzare ogni nostra competenza esteriore e interiore per raggiungere un’ aliquid. Una simbologia intensa che permea tutto il percorso espositivo: armonia e contrasto, ricerca e sublimazione si fondono in questo percorso espositivo ed emozionale che si concretizza in cinque diverse anime d’artista. La scultura riunisce in sé il concreto tentativo di plasmare il mondo che ci circonda e allo stesso tempo di infondere a esso le suggestioni che s’imprimono con maggiore forza nell’animo umano. Un’interpretazione di cui l’artista si trasforma in un medium privilegiato. Per questo ci siamo riproposti di riunire cinque scultori e cinque modi diversi di tradurre nel linguaggio estetico il mondo che ci circonda attraverso un’acuta analisi dei propri sensi e una declinazione fatta di suggestioni che si concretizzino nelle opere realizzate da cinque diverse anime d’artista. In questa terza edizione, a dare voce alle cinque anime della scultura saranno cinque scultori internazionali selezionati da Tablinum per l’eccellenza dell’esecuzione e per la peculiarità delle tecniche e dei materiali utilizzati ma anche per il diverso dialogo che le loro opere sanno innescare con lo spettatore.

Alexandra Slava Sevostianova, è anagraficamente la più giovane tra gli artisti selezionati per questa terza edizione. La sua è una carriera di promettenti successi: a soli vent’anni, Alexandra Slava Sevostianova ha già riscosso importanti riconoscimenti tra cui quello di The Art Renewal Center e le sue opere sono già parte di importanti collezioni private in Ucraina, Malta, Francia e in Italia.

Roberto Piaia ha da sempre rappresentato l’animo femminile fondendo nelle sue opere, pittoriche e scultoree, l’insegnamento degli antichi maestri a tecniche fortemente innovative, frutto di studio e sperimentazione costanti che lo rendono un vero e proprio pioniere. Piaia presenterà alle Cinque Anime della Scultura le sue opere “Mudra” e “Oltre in Bronzo” realizzate una in bronzo, l’altra con una particolare lega in bronzo e acciaio frutto di studi e sperimentazioni personali, entrambe espressione della corrente artistica dell’Assurfivo di cui è fondatore.

Teresa Condito è stata membro del Collettivo la Grand Bouffe presso la 56° Biennale di Venezia, dove ha ricevuto il premio ufficiale dallo stato del Guatemala e dal Commissario del Padiglione Nazionale, torna a esporre con Tablinum a seguito di Ars Naturans, svoltasi in agosto presso il Museo Giardino Botanico di Villa Carlotta. Le opere esposte in occasione de Le Cinque Anime della Scultura esprimono eloquentemente una fase di forte ispirazione artistica in cui le emozioni fanno scaturire nuove soluzioni creative. Nascono così opere come “Black and White”, “Thrill” e “Metamorphosis”. Cecilia Martin Birsa In occasione de Le Cinque Anime della Scultura, riproporrà tre opere accolte con grande successo alla sua ultima personale a Venezia presso la Galleria Rosenberg in concomitanza del cinquecentenario del Ghetto ebraico di Venezia: “Arcuata”, “Donna allo Specchio” e “Nodo Nero”; sculture in cui l’artista libera dalla pietra forme dalla sensualità atavica propria dell’universo femminile.

Pablo Atchugarry si divide fra l’Uruguay, sua patria d’origine, e l’Italia, dove vive dal 1978. Sin dagli albori della propria carriera ha dedicato la propria ricerca artistica alla scultura esprimendo attraverso vari materiali la propria poetica, Nel 2015 ha esposto 40 delle sue opere in una personale a Roma presso il Museo dei Fori Imperiali “Pablo Atchugarry. Città Eterna, eterni marmi” e ha realizzato per il padiglione Uruguaiano della Expo 2015, una scultura intagliata nel legno di un ulivo vecchio più di 800 anni intitotala “La vida después de la vida”. L’artista presenterà in occasione de Le Cinque Anime della Scultura la sua ultima creazione, “Senza Titolo”, da poco terminata, in marmo statuario di Carrara.