Le Cinque Anime della Scultura. IIIa Edizione – concept curatoriale e presentazione degli artisti

«La scultura, come tutte le arti, è una via regia per conoscere il mondo e svelarne i segreti.”

Olivier Delahaye, Le Ventre lisse, 2005

Tablinum: quante declinazioni può conoscere l’arte? Tra le infinite sfumature con cui l’artista plasma la propria visione del mondo abbiamo cercato d’indagare le vie per cui si snodano le suggestioni di cinque scultori.

Cinque. Un numero non certo casuale. Un numero simbolicamente evocativo che fin dai tempi antichi è  associato all’atto di sperimentare, alla conoscenza concreta dei fatti, del cambiamento, del “mutamento di stato” di una situazione.

Gli antichi greci lo riconducevano a Hermes, messaggero degli dei, tramite tra cielo e terra. Cinque sono anche i sensi che fanno da bussola per l’essere umano nella sua esistenza: da un punto di vista emotivo, mentale e fisico, ad una condizione sempre nuova.

Il numero cinque è simbolo di una mente polimorfa,  costantemente  votata all’intelligenza e alla curiosità, porta con sé la tendenza ad avvicinarsi, a volte anche in modo pericoloso, a linee di confine, di trasgressione.

Il Numero Cinque è legato alla quinta lettera dell’alfabeto ebraico : Hey ( ה ), che significa intuizione, illuminazione. I cabalisti, individuano tre stadi per la lettera Hey, i quali si pongono su tre livelli diversi, successivi, in merito allo sviluppo della consapevolezza dell’essere umano nell’arco di tutta la propria esistenza.

Il mistero della nascita, la totale inconsapevolezza con cui l’essere umano è “gettato” in questo mondo, viene qui superata dall’entusiasmo nello scoprire quanto di bello e fertile è presente nel mondo che lo circonda. Arriviamo, qui, a intuire quella misteriosa potenza all’interno della nostra esistenza che ci sospinge al di là della contingenza.

Ma non dimentichiamo che questo numero conserva in sé  la  forza  dell’autoespressione. E Infatti, le componenti fisiche corrispondenti alla capacità di parlare, sono esattamente cinque: lingua, denti, palato, labbra e gola.

hans makart i cinque sensi.jpgProprio per la complessa interazione tra intelletto e parola, il cinque suggerisce di utilizzare ogni tipo di disciplina interiore ed esteriore, al fine di “traghettare” la nostra personalità, da uno stato di disagio, di ricerca di un aliquid, allo stato desiderato. Solo governando bene la comunicazione, l’espressione di idee, sentimenti e fatti, è possibile giungere a uno scambio equilibrato e quindi crescere.

Una simbologia tanto intensa che trova le sue diverse impressioni nelle opere di questi cinque scultori. Armonia e contrasto, ricerca e sublimazione si fondono nelle loro opere.

La scultura riunisce in sé il concreto tentativo di plasmare il mondo che ci circonda e allo stesso tempo di infondere ad esso le suggestioni che s’imprimono con maggiore forza nell’animo umano. Un’interpretazione di cui l’artista si trasforma in un medium privilegiato.

La terza edizione de Le cinque anime della scultura, presso officinacento5 si rivela un tentativo di plasmare il mondo che ci circonda grazie a un’ acuta analisi dei propri sensi e una declinazione fatta di suggestioni che si concretizza in cinque diverse anime d’artista.


LE CINQUE ANIME DELLA TERZA EDIZIONE

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 Alexandra Slava Sevostianova,  artista dalle origini ucraine, è anagraficamente la più giovane tra gli artisti selezionati per questa terza edizione.

La sua è una carriera di promettenti successi: a soli vent’anni, Alexandra Slava Sevostianova ha già riscosso importanti riconoscimenti tra cui quello di The Art Renewal Center e le sue opere sono già parte di importanti collezioni private in Ucraina, Malta, Francia e in Italia.

In occasione delle Cinque Anime della Scultura, esporrà quattro opere, plasmate in argilla, in cui al rigore anatomico, riecheggiante una classica perfezione, si fonde la forte sensibilità di un’artista che sa guardare oltre la contingenza librandosi sulle ali delle proprie emozioni.

Le sue sculture si fanno manifesto della lotta che lo scultore ingaggia in favore di bellezza e verità contro la trivialità della vita di tutti giorni. Proprio la volontà di librarsi al di sopra delle brutture della quotidianità in nome di un più alto ideale è l’ispirazione primaria di “Call for Angels” una scultura che si fa manifesto programmatico delle emozioni che spingono l’artista all’atto creativo.

“My Ukraine” è un tributo alla propria patria d’origine stretta nelle spire di serpenti che non sono riusciti a piegarne la forza e pronta a risorgere più bella che mai.  “The Unbearable Lightness” esprime tutta l’insostenibile leggerezza di un rapporto amoroso come tanti, vissuto fra gli alti e i bassi della quotidianità, ma che non abbandona la propria aspirazione a sublimarsi in un sentimento eterno e incorruttibile. “Take My Pain Away”  è un autoritratto in cui l’artista non esita ad esporsi all’occhio dello spettatore in tutta la propria fragilità interiore.


Risultati immagini per cecilia martin birsaCecilia Martin Birsa dichiara di non poter vivere che d’Arte: “senza potrei solo sopravvivere”.

Ed è proprio questa urgenza irrinunciabile, quanto il respirare, che emerge nelle sue sculture. Esse sono realizzate con un medium inusuale che ci stupisce per la sua semplicità e per le forme che la scultrice riesce, non senza fatica, a liberare da esso: la pietra di fiume con tutta la sua atavica imprevedibilità che “parla di magma, abissi, ghiaccio e terra”.

Medium come la mucronite, il granito o il serpentino richiedono un vero e proprio atto di maieutica per liberare quelle forme che attendono in un dormiveglia, durato secoli, forse anche millenni, di essere risvegliate.

In occasione de Le Cinque Anime della Scultura, Cecilia Martin Birsa riproporrà tre opere accolte con grande successo in occasione della sua ultima personale a Venezia presso la Galleria Melori&Rosenberg in concomitanza del cinquecentenario del Ghetto Ebraico di Venezia: “Arcuata”, “Donna allo Specchio” e “Nodo Nero”.

In queste sculture, l’artista libera dalla pietra forme dalla sensualità atavica propria dell’universo femminile che si rivela saldamente legato a quel mistero arcano e inesauribile che è la vita e che giunge attraverso tutto ciò che ruota attorno a esso.


teresa conditoTeresa Condito è stata membro del Collettivo la Grand Bouffe presso la 56° Biennale di Venezia, dove ha ricevuto il premio ufficiale dallo stato del Guatemala e dal Commissario del Padiglione Nazionale. Torna ad esporre con Tablinum a seguito di Ars Naturans, svoltasi in agosto presso il Museo Giardino Botanico di Villa Carlotta.

Il suo sviluppo artistico vede nella creazione di volumi scultorei la sua forma comunicativa più efficace ed espressiva. I materiali prescelti spaziano  dal marmo al corten passando per l’alluminio, l’acciaio, il plexiglass e le pietre preziose.

Le opere esposte in occasione de Le Cinque Anime della Scultura esprimono eloquentemente una fase di forte ispirazione artistica in cui le emozioni fanno scaturire nuove soluzioni creative. Nascono così opere come “Black and White”, “Thrill” e “Metamorphosis”.

Si tratta di sculture in plexiglass di piccolo formato in cui alla trasparenza di questo materiale si legano  forme volutamente astratte e colori contrastanti fra loro, così come le due facce da cui è possibile ammirare la scultura in un corto circuito emozionale che restituisce la forte emotività dell’artista e lo stato di continua metamorfosi in cui esercita la propria particolare sensibilità mediante il processo creativo.


Risultati immagini per roberto piaiaRoberto Piaia ha da sempre rappresentato l’animo femminile fondendo nelle sue opere, pittoriche e scultoree, l’insegnamento degli antichi maestri a tecniche fortemente innovative, frutto di studio e sperimentazione costanti che lo rendono un vero e proprio pioniere.

Ideatore della tecnica pittorica dell’Assurfivo, Piaia nel 2009  entra ufficialmente nel Gotha dei migliori pittori d’Italia, avendo ricevuto dal Comitato Critico del Catalogo d’Arte Moderna, edito da Mondadori, la classificazione di AIC, cioè Alto Interesse Critico. Nel 2011 espone alla 54 Biennale di Venezia padiglione Italia e presenta ufficialmente la sua prima  statua di marmo di Carrara “Iris” e un dipinto  a olio dal titolo “Darya in Cladico”.

In ambito scultoreo la sua ricerca lo ha portato a rielaborare un’ ideologia artistica  in cui il classico si congiunge alla dinamicità. Per questo le sue sculture si fanno fusione di valori al contempo pittorici e scultorei.

Le sue creazioni scultoree sono realizzate utilizzando il marmo statuario o la fusione di bronzo. In esse pur mantenendo come soggetto d’ispirazione la figura femminile, i volumi del corpo sono costituiti da una doppia elica che si avvita su se stessa creando una spirale.

Piaia presenterà durante Le Cinque Anime della Scultura  “Mudra” e “Oltre in Bronzo” realizzate una in bronzo, l’altra con una particolare lega in bronzo e acciaio frutto di studi e sperimentazioni personali. In Mudra, Piaia traspone sul piano scultoreo i concetti propri dell’Assurfivo che fondono inscindibilmente rappresentazioni che scopriamo solo in apparenza inconciliabili:  il realismo figurativo di volto e mani astrae la propria compostezza dal sapore accademico nel volume spiraleggiante del corpo, dove le forme richiamano concetti tipicamente surrealisti dominati dall’arcano e dalla fantasia.

In “Oltre in Bronzo” il concetto di leggerezza e scomposizione materica è richiamato dalla scomposizione del corpo femminile in una doppia elica in cui l’esecuzione rasenta l’utopia in “uno studio machiavellico di pieni e vuoti”.


Risultati immagini per pablo atchugarryPablo Atchugarry si divide fra l’Uruguay, sua patria d’origine, e l’Italia, a Lecco, dove vive dal 1978.

Sin dagli albori della propria carriera ha dedicato la propria ricerca artistica alla scultura esprimendo attraverso vari materiali la propria poetica, componendo con cemento, legno e metalli fino ad approdare al marmo statuario di carrara con il quale ha realizzato le sue celebri sculture monumentali.

Giunto in Italia, a Lecco, nel 1978, ha intrapreso la sperimentazione e la creazione di sculture monumentali in marmo di carrara. Il suo primo tributo non può che essere a Michelangelo Buonarroti con due opere “ La lumiere” e “ la Pietate”.

Diventato ormai un’ icona artistica dell’ Uruguay, ha realizzato in occasione della 50ª Biennale di Venezia il gruppo scultoreo “Soñando la Paz”.

Nel 2015 ha esposto 40 delle sue opere in una personale a Roma presso il Museo dei Fori Imperiali “Pablo Atchugarry. Città Eterna, eterni marmi”  e ha realizzato per il padiglione Uruguaiano della Expo 2015 una scultura intagliata nel legno di un ulivo vecchio più di 800 anni, intitolata “La vida después de la vida” 

L’artista presenterà in occasione de Le Cinque Anime della Scultura la sua ultima creazione, “Senza Titolo”, da poco terminata, in marmo statuario di Carrara.

Il marmo sembra schiudersi al tocco dello scalpello di Pablo  Atchugarry in candide pieghe che mutano e al contempo si cristallizzano scandendo il tempo dell’Arte che scorre con l’apparente lentezza delle creazioni immortali. Essenzialità e purezza delle forme sono il linguaggio di quest’opera che ci si presenta senza un titolo stabilito dall’artista e lascia libera l’interpretazione dello spettatore di spaziare fra significante e significato.

 

 

Displaying 2016 - Statuary Carrara marble h 60.5x30x22 cm Untitled.jpg

Senza Titolo, marmo statuario di Carrara, 60,5 x 30×22 cm, 2016

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comunicato Stampa Le Cinque Anime della Scultura. IIIa Edizione

scultura_3_invito_mail-02Tablinum Cultural Management torna a indagare le declinazioni dell’arte attraverso “Le Cinque Anime della Scultura”. Dal 8 ottobre 2016 al 21 ottobre 2016 presso lo spazio comasco di officinacento5, in Como, si terrà la terza edizione delle Cinque Anime della Scultura. L’Inaugurazione della mostra si terrà sabato 8 ottobre 2016 dalle ore 19.30 presso lo spazio comasco di officinacento5 (Viale Lecco 105 Como)

Nei giorni successivi sarà osservato il seguente orario di visita: Mar – Ven 14.00 – 18.00 Sab – Dom : 10.30 – 12.00 – 14.00 – 18.00 L’ingresso è libero a tutti gli eventi in programma.

Il concetto curatoriale da cui scaturisce tale rassegna è legato alla simbologia artistico – estetica del numero cinque: simbolo di una mente polimorfa, in costante mutamento, che ci spinge ad utilizzare ogni nostra competenza esteriore e interiore per raggiungere un’ aliquid. Una simbologia intensa che permea tutto il percorso espositivo: armonia e contrasto, ricerca e sublimazione si fondono in questo percorso espositivo ed emozionale che si concretizza in cinque diverse anime d’artista. La scultura riunisce in sé il concreto tentativo di plasmare il mondo che ci circonda e allo stesso tempo di infondere a esso le suggestioni che s’imprimono con maggiore forza nell’animo umano. Un’interpretazione di cui l’artista si trasforma in un medium privilegiato. Per questo ci siamo riproposti di riunire cinque scultori e cinque modi diversi di tradurre nel linguaggio estetico il mondo che ci circonda attraverso un’acuta analisi dei propri sensi e una declinazione fatta di suggestioni che si concretizzino nelle opere realizzate da cinque diverse anime d’artista. In questa terza edizione, a dare voce alle cinque anime della scultura saranno cinque scultori internazionali selezionati da Tablinum per l’eccellenza dell’esecuzione e per la peculiarità delle tecniche e dei materiali utilizzati ma anche per il diverso dialogo che le loro opere sanno innescare con lo spettatore.

Alexandra Slava Sevostianova, è anagraficamente la più giovane tra gli artisti selezionati per questa terza edizione. La sua è una carriera di promettenti successi: a soli vent’anni, Alexandra Slava Sevostianova ha già riscosso importanti riconoscimenti tra cui quello di The Art Renewal Center e le sue opere sono già parte di importanti collezioni private in Ucraina, Malta, Francia e in Italia.

Roberto Piaia ha da sempre rappresentato l’animo femminile fondendo nelle sue opere, pittoriche e scultoree, l’insegnamento degli antichi maestri a tecniche fortemente innovative, frutto di studio e sperimentazione costanti che lo rendono un vero e proprio pioniere. Piaia presenterà alle Cinque Anime della Scultura le sue opere “Mudra” e “Oltre in Bronzo” realizzate una in bronzo, l’altra con una particolare lega in bronzo e acciaio frutto di studi e sperimentazioni personali, entrambe espressione della corrente artistica dell’Assurfivo di cui è fondatore.

Teresa Condito è stata membro del Collettivo la Grand Bouffe presso la 56° Biennale di Venezia, dove ha ricevuto il premio ufficiale dallo stato del Guatemala e dal Commissario del Padiglione Nazionale, torna a esporre con Tablinum a seguito di Ars Naturans, svoltasi in agosto presso il Museo Giardino Botanico di Villa Carlotta. Le opere esposte in occasione de Le Cinque Anime della Scultura esprimono eloquentemente una fase di forte ispirazione artistica in cui le emozioni fanno scaturire nuove soluzioni creative. Nascono così opere come “Black and White”, “Thrill” e “Metamorphosis”. Cecilia Martin Birsa In occasione de Le Cinque Anime della Scultura, riproporrà tre opere accolte con grande successo alla sua ultima personale a Venezia presso la Galleria Rosenberg in concomitanza del cinquecentenario del Ghetto ebraico di Venezia: “Arcuata”, “Donna allo Specchio” e “Nodo Nero”; sculture in cui l’artista libera dalla pietra forme dalla sensualità atavica propria dell’universo femminile.

Pablo Atchugarry si divide fra l’Uruguay, sua patria d’origine, e l’Italia, dove vive dal 1978. Sin dagli albori della propria carriera ha dedicato la propria ricerca artistica alla scultura esprimendo attraverso vari materiali la propria poetica, Nel 2015 ha esposto 40 delle sue opere in una personale a Roma presso il Museo dei Fori Imperiali “Pablo Atchugarry. Città Eterna, eterni marmi” e ha realizzato per il padiglione Uruguaiano della Expo 2015, una scultura intagliata nel legno di un ulivo vecchio più di 800 anni intitotala “La vida después de la vida”. L’artista presenterà in occasione de Le Cinque Anime della Scultura la sua ultima creazione, “Senza Titolo”, da poco terminata, in marmo statuario di Carrara.

Monique Laville: arte, memoria e nostalgia sono le essenze stesse della vita

1) Le chiediamo di parlare degli esordi della sua carriera artistica. C’è stata un’occasione in particolare che l’ha spinta su questa via?

Fin da molto giovane, ero già dedita all’arte: danza classica, musica (pianoforte), disegno.

Mio padre, al quale rendo omaggio in alcuni dei miei quadri rappresentandolo come un personaggio vestito in blu, mi condusse spesso in visita ai musei.

Fu durante una di queste visite, indugiando su un dipinto di Renoir, ”La colazione dei canottieri”, che il mio amore per la pittura sbocciò irrefrenabile e trovai così il mio artista del cuore.

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Pierre-Auguste Renoir, Le Déjeuner des Canotiers

 2)  Il suo lavoro d’artista è senz’altro ispirato alle opere degli impressionisti. Che cosa la lega a questo movimento?

Senz’altro la nostalgia per il passato, penso che il movimento impressionista si adatti bene ai miei sentimenti.

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Claude Monet, Les Coquelicots

3) Da dove provengono le sue principali fonti d’ispirazione?

La mia più grande ispirazione viene dalle scene di vita quotidiana dei tempi andati.

Tutti i quadri che dipingo sono ispirati da luoghi reali che visito durante le mie mostre o in altre occasioni. Di essi cerco di riprodurre l’atmosfera del passato.

4) Quali sono le opere e gli artisti che più l’hanno ispirata?

Gli artisti e le opere che più mi hanno ispirato sono:

– Claude Monet ”Les coquelicots”

– Auguste Renoir ”Le déjeuner des canotiers”

– Camille Pissarro ”La moisson”

– Alfred Sisley ”Bords de Seine à Bourgival”

Rivisito il movimento impressionista a modo mio, in tutti i miei quadri si può riconoscere un particolare pittore. Tutti sono eseguiti interamente con la spatola, che conferisce ai miei quadri un tocco di proprietà personale e unicità pittorica.

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Camillo Pisarro, La Moisson

5) Quindi nelle vostre opere pone indubbiamente l’attenzione su i valori di un mondo perduto. Coasa pensa stia succedendo nel nostro mondo contemporaneo? Dove crede che possano trovarsi le cause di tutto ciò?

Attraverso il richiamo al  movimento impressionista voglio innescare nello spettaore il meccanismo del ricordo e cerco di portare la felicità, la pace, il rispetto per gli altri e la natura in modo che le persone che visualizzano i miei lavori può sfuggire in pace.

Le cause le individuerei nel mondo moderno che ha distrutto molti dei valori delle società antiche, ha deturpato la natura e i sentimenti.

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Alfred Sisley, Bords de la Seine a Bougival

6) Potremmo senz’altro definirla un’artista moralmente impegnata a stimolare il proprio pubblico. Quanta importanza ricopre, secondo lei, questa attitudine negli artisti contemporanei?

Sì, mi considero effettivamente un’artista moralmente impegnata poichè attraverso i miei quadri, cerco di trasmettere valori universali come la pace, l’amore per il prossimo e la salvaguardia della natura.

Un’attitudine che semz’altro si rivela cruciale in noi artisti contemporanei.Credo che ogni artista dovrebbe adottare lo stesso atteggiamento.

7)  Cosa rappresenta per lei dipingere?

Per me la pittura è un messo di evasione da me stessa che mi permette di esprimere il mio sentire e di idealizzare un mondo migliore.

8) Se lei fosse un colore quale sarebbe?

Non saperei indicarne uno preciso dal momento che tutti i colori sono per me importanti soprattutto quelli che portano la luce nei miei quadri.

9) Un momento o un incontro che lei considera cruciale per la sua carriera?

Un incontro davvero importante che ho fatto nel corso della mia carriera è stato quello con Jean-Emmanuel Renoir, nipote del grande artista Auguste Renoir.

10) Perchè non ci svela qualcosa dei suoi progetti futuri?

Eccovi uno scorcio dei miei progetti futuri:
– Trovare dei parallelismi tra le mie ispirazioni artistiche e la pittura classica
– Continuare a sostenere attraverso il mio lavoro le associazioni impiegate nell’assistenza delle persone disabili.

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Monique Laville

Risultati immagini per monique lavilleMonique Laville è nata a Marsiglia 2 febbraio 1950 sotto il nome di Saccomanni.

Ha esposto sia in Francia che all’estero (Museo di Miami e Tianjin in Cina, Italia, Canada, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna Gde, Austria) unico o gruppo dal 1984 con diversi riconoscimenti artistici e premi:

– è membro delle Accademie di Roma, Quebec, dell’Accademai Europea delle Arti, e di quella di Arte EuromediterraneaTaormina ed Artista professionista riconosciuto  dall’ AICOA di  Barcellona.

Dal 22 maggio 2008 è membro dell’Accademia di Belle Arti di PROVENCE COTE D’AZUR

recentemente è stata insignita del secondo premio di pittura contemporanea al concorso internazionale dell’Accademia di Roma.

Nel febbraio 2012 ha vinto due premi degli Presso l’Accademia Europea: il trofeo d’ argento e il titolo ufficiale di accademico.

Organizza mostre d’arte a cui seguono aste  nel corso delle quali tutti i proventi sono devoluti in beneficienza.

Monique Laville è quotata ARTPRICE / DROUOT / AKOUN.

Monique Laville: art, souvenir et nostalgie sont l’essence même de la vie

 

1) Parlez-nous de votre carrière artistique. vous avez eu un moment particulier qui vous a conduit à commencer votre carrière d’artiste?

De toute jeune, j’étais déjà vouée à l’art : danse classique, musique (piano), dessin.

Mon père, à qui je rends hommage dans certaines de mes toiles représenté par un personnage tout vêtu de bleu, m’emmenait souvent visiter des musées.

C’est au cours de l’une de ces visites, m’attardant sur une peinture de Renoir

”Le déjeuner des canotiers” que l’amour de la peinture a jailli en moi et a révélé mon âme d’artiste peintre.

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Pierre-Auguste Renoir, Le Déjeuner des Canotiers

 2)  Votre travail est clairement inspiré par les impressionnistes. Qu’est-ce que vous lie à ce mouvement?
Nostalgique du temps passé, je trouve que le mouvement impressionniste se prête bien à mon ressenti.

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Claude Monet, Les Coquelicots

3) Vos plus grandes sources d’inspiration dans la création d’un nouveau cadre viennent d’où?

Mes plus grandes sources d’inspiration viennent des scènes quotidiennes de la vie du temps jadis.

Tous les tableaux que je peins sont inspirés de lieux existants que je visite lors d’une éventuelle exposition ou d’un séjour et que je transpose  en paysages d’autrefois.

4) Quels sont  les artistes et les œuvres qui vous inspirent le plus?

Les artistes et leurs œuvres qui m’inspirent le plus :

– Claude Monet ”Les coquelicots”

– Auguste Renoir ”Le déjeuner des canotiers”

– Camille Pissarro ”La moisson”

– Alfred Sisley ”Bords de Seine à Bourgival”

En revisitant le mouvement impressionniste à ma façon, dans toutes mes toiles on peut reconnaître tel ou tel peintre. Elles sont toutes exécutées entièrement au couteau, ce qui donne à ma peinture une touche picturale bien personnelle et unique.

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Camillo Pisarro, La Moisson

5) Dans vos œuvres vous avez mis l’attention sur un monde perdu. Que pensez-vous qui se passe dans notre monde contemporain? Où sont les causes?

A travers ce mouvement, j’essaie d’apporter le bonheur, la paix, le respect d’autrui et de la nature afin que les personnes qui regardent mes œuvres puissent s’évader en toute quiétude.

Les causes : le monde moderne a détruit beaucoup de valeurs de la société comme la destruction de la nature et le manque d’humanité.

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Alfred Sisley, Bords de la Seine a Bougival

6) Nous pouvons vous appeler une artiste moralement engagé à inciter les spectateurs. Que pensez-vous est important de cette attitude pour un artiste aujourd’hui?

Effectivement je me considère comme une artiste moralement engagée car à travers mes peintures, j’essaie de transmettre des valeurs universelles comme la paix, l’amour et la protection de la nature.

Cette attitude est importante pour un artiste aujourd’hui,car, en ce qui concerne mes peintures, elles véhiculent des choses positives. Je pense que tout artiste devrait adopter cette même attitude.

7)  Qu’est-ce que la peinture pour vous?

Pour moi, la peinture est une évasion permanente qui permet de m’exprimer et de me replonger dans un monde meilleur.

8) Si vous étiez une couleur que seriez-vous et pourquoi?

Pour moi, toutes les couleurs sont importantes surtout celles qui apportent de la lumière dans mes toiles.

9)Parlez-nous d’une occasion ou d’une rencontre que vous considérez important dans votre carrière

Une rencontre importante que j’ai faite est celle de Jean-Emmanuel Renoir, arrière petit-fils de Auguste Renoir.

10) Voulez-vous nous donner un aperçu de vos projets futurs?

Un aperçu de mes futurs projets :

– Associer mes peintures avec de la musique classique

– Continuer à soutenir des associations d’handicapés

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Monique Laville - Fine ArtistMONIQUE LAVILLE  est née à Marseille le 2 Février 1950 sous le nom de Saccomanni, elle exposes aussi bien en France qu’à l’étranger (Museum de MIAMI et TIANJIN en Chine, Italie, Canada, Espagne, Portugal, Gde Bretagne, Autriche) en solo ou en groupe depuis 1984 avec différentes reconnaissances artistiques et récompenses :

– Membre des Académies de Rome, du Québec, Européenne des Arts, Euroméditerranéenne des Arts de Taormine (Sicile)
– Artiste professionnel reconnu par AICOA de Barcelone
– Distinction Titre d’Officier Académique
– Différentes ventes aux enchères (coté Artprice)
– Expertise et estimation par l’expert en Art Elodie Couturier (Paris et Miami)
– Membre du jury dans un concours de peinture à Bologne
– Divers Diplômes, Trophées, Médailles, Prix
– De nombreux articles de presse, catalogues, encyclopédies, magazines
– Différentes interview télévisées
– Organisatrice de manifestations à but caritatif

Depuis le 22 mai 2008, elle est membre de l’Académie des Beaux-Arts de PROVENCE COTE D’AZUR  Dernièrement  elle a obtenu le second prix de peinture au concours international d’art contemporain de l’Académie de Rome.

En février  2012 elle a gagné deux distinctions de L’Académie Européenne Arts/Lettres/Philosophie: la Grade ARGENT e le titre académique du Grade d’OFFICIER

Elle organise des expositions d’art visuel suivies de ventes aux enchères dont tous les bénéfices sont revers à des associations caritatives.

Elle est  cotée ARTPRICE / DROUOT / AKOUN

 


 

La settimana della Sublimazione dell’Arte… a Torino

Torino-Luci-dArtista-Luigi-Mainolfi-Lui-a-LArte-di-Andare-nel-BoscoTablinum: quella conclusasi a Torino domenica 8 novembre è stata una settimana intensa all’insegna dell’Arte. Una città felicemente invasa dall’arte di ogni epoca e provenienza che collezionisti  e appassionati hanno popolato lasciandosi trasportare dalle numerosissime e multiformi suggestioni pronte per essere recepite.

Ad Artissima, dopo i rumors circolati nei mesi precedenti sulle teste blasonate dell’arte fatte cadere dall’implacabile comitato scientifico, che si bisbigliava avesse rinunciato a gallerie arcinote a favore di altre di nuova leva e provenienza, l’attenzione è stata tutta per la qualità delle eccellenti proposte artistiche in campo fra cui spicca la nuova sezione tutta dedicata alla performance artistica. L’imperativo, scandito dal motto “present future” è stato, ancora una volta, innovare e stupire, senza rinunciare alla qualità. Gli occhi dei collezionisti e degli addetti ai lavori, si sono subito puntati sulle giovani leve ospitate in gran numero, pronte a cavalcare l’onda di quella che si preannuncia come una nuova e promettente stagione artistica.

Fondata nel 1994, Artissima ha saputo costruirsi in questi ventun’anni, una propria identità esclusiva guadagnandosi un posizionamento unico nel panorama delle grandi fiere mondiali quale palcoscenico della migliore ricerca nel campo delle arti visive. L’edizione 2015, ha ulteriormente confermato l’alto livello qualitativo e l’internazionalità mai disgiunti dalla vocazione sperimentale e interculturale che ne è il tratto peculiare e distintivo.

Alla sua quinta edizione, ha avuto luogo, in questa settimana torinese d’arte, anche il più contemporaneo di tutti gli appuntamenti torinesi: The others Fairs, la fiera dedicata al futuro dell’arte contemporanea: protagonisti sono stati ancora una volta, tutti gli operatori, profit e no-profit, che lavorano continuativamente su programmi dedicati a giovani artisti emergenti. Il tema di The Others 2015 è staygold: rimanere puri, veri, fedeli a se stessi e ai propri ideali, integri nel corpo, saldi nello spirito, sempre in movimento, sensibili a ciò che accade attorno. Essere liberi, anticonformisti, sovversivi verso omologazioni o stereotipi.

 © ANSA

Flashback, la più giovane di tutte le rassegne in corso, è quella che ha convogliato le suggestioni cronologicamente più antiche. Si conferma la sua straordinaria vocazione ad ospitare l’arte mantenendola sul costante filo dell’analessi: tra i padiglioni del palazzo Isozaki, l’arte procede tramite un riavvolgimento metanarrativo che compenetra il passato nel presente.

ll sublime designa da sempre “ciò che è al limite”, ovvero  sub, “sotto”,  limen, “soglia”; designa quel confine che,  una volta trovato il coraggio per l’attraversamento, ci consente di  “giungere fin sotto la soglia più alta”.

E’ così che ci si sente: costantemente sul punto di fare questo passo e colmare finalmente quella distanza insuperabile che separa il soggetto dall’oggetto d’arte. Si prosegue stringendo la mano di un compagno grave e taciturno pronto a portarci al di là dell’abisso vertiginoso, ed è sintesi condensata in un senso d’inquietudine, un brivido a cui segue un accenno di letizia.

In fondo, l’arte antica non è mai esistita così come non lo è quella contemporanea: esiste solo l’Arte con le sue emozioni vibranti, la sua continua reinterpretazione del mondo in cui siamo immersi, al di là del tempo e dello spazio.

Forse quello che noi, frenetici, a volte distratti, frequentatori seriali di fiere d’arte, abbiamo sfiorato calcando i corridoi di queste rassegne è molto più della tendenza artistica in cui va materializzandosi, e perché no, personalizzandosi il nostro edonismo?

L’Arte all’origine e alla fine di ogni estetica, o forse persino, al di sopra di essa. Si evolve al ritmo dell’umanità, il suo essere legata a un’epoca, a un territorio, sia essa quadro dall’accademica compostezza, forma scultorea frammentata o installazione, diventa comunque e sempre dettaglio, frazione di un unico grande respiro universale.

Passeggiando fra i padiglioni, fra le strade di una città illuminata d’Arte, i nostri passi sono in costante equilibrio fra suggestioni e mondi che si schiudono ai nostri sensi e, attraverso lo sguardo, raggiungono quell’angolo della nostra mente in cui i nostri pensieri sono ancora raggomitolati, in attesa di stimoli nuovi.

Elisa Larese

Itinerari laziali: la Villa dell’Imperatore Traiano agli Altipiani di Arcinazzo

Tablinum: Questo mese andremo alla scoperta di una delle residenze estive dell’imperatore Marco Ulpio Traiano l’optimus princeps, il primo dei cosiddetti imperatori adottivi. Grande condottiero, Traiano portò Roma alle vittorie contro i Daci e i Parti, celebrate nei bassorilievi della Colonna che porta il suo nome; numerose furono anche le opere pubbliche, come il prolungamento della via Appia verso Brindisi. Dal punto di vista privato, Traiano emerge come un uomo sensibile ai problemi dei più indigenti, amante della buona tavola e della natura, nonché della caccia e della pesca. Queste ultime informazioni le ritroviamo nel Panegirico di Traiano ad opera di Plinio il Giovane, orazione risalente all’anno 100 dove sono presenti anche molte notizie su una delle sue residenze estive, la villa degli Altipiani di Arcinazzo, nella valle dell’Aniene.

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Arcinazzo, nato con il nome di Ponza nel Medioevo e fino al 1753, fu soggetto all’abbazia sublacense per poi passare sotto lo Stato Pontificio, fino ad assumere l’odierno nome di Arcinazzo Romano (corrispondente all’attuale centro storico) nel 1892. Il territorio degli Altipiani è oggi afferente a tre diversi comuni divisi tra le province di Roma e Frosinone e rappresenta un punto di raccordo tra la catena dei Monti Simbruini, l’alta valle dell’Aniene e le grandi abbazie e santuari del Lazio orientale e meridionale. Il toponimo di Arcinazzo, dove si trova la villa traiana, è forse dovuto al patrizio di Subiaco chiamato Narzio, che si era convertito al cristianesimo e che costruì una struttura munita di torre nel IV secolo d.C.: Arx Natii o Narcis (rocca di Narzio).
La bellezza di questi luoghi, caratterizzati dal clima umido-temperato e dalla posizione di collegamento tra diverse aree, aveva attirato già l’imperatore Traiano che, proprio agli Altipiani, fece costruire la sua residenza estiva, realizzata da diversi architetti o forse solo da Apollodoro di Damasco, il suo architetto ufficiale.

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La villa, i cui lavori iniziarono probabilmente nel 114-115 d.C., quando Traiano stava conducendo la campagna contro i Parti, doveva prevedere una struttura architettonica sviluppata su due livelli (plateae), per un’estensione di quasi cinque ettari ad un’altezza di circa 900 metri. Il complesso architettonico fu pensato innanzitutto come residenza estiva in grado di soddisfare, con la sua abbondante fauna, i banchetti imperiali e l’amore per la caccia dell’imperatore. La campagna di scavi, iniziata dal 1999, ha permesso di ricostruire gli elementi della struttura della villa ma anche del ricco apparato decorativo: il progetto architettonico seguiva un criterio di simmetria tra gli ambienti con una particolare attenzione alla luce e al rapporto visivo con lo spazio circostante. I due principali materiali utilizzati per la costruzione delle strutture murarie erano il calcare estratto nel luogo per le parti inferiori e il “cardellino” per le superiori. Variegata è la tipologia di marmi, che ne celebrano il fasto e la ricchezza.

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Agli occhi dei visitatori moderni non può non colpire il colpo d’occhio scenografico della villa, adagiata sulle pendici del Monte Altuino, la vastità del giardino, originariamente circondato da un portico, i resti dei rivestimenti parietali e pavimentali della terrazza inferiore nella zona del triclinio e la grande quantità di stucchi e pitture, conservati oggi nel museo all’interno dell’area archeologica. L’Antiquarium, inoltre, promuove lo studio, il recupero del patrimonio artistico e archeologico del comune di Arcinazzo romano, sensibilizzando la cittadinanza attraverso seminari, laboratori e visite guidate, nonché attività di archeologia sperimentale.

Francesca Corsi

Vincenzo Vallone, Attenzione, c'è attenzione nel mondo!

Attenzione, c’è attenzione: Vincenzo Vallone a Villa Carlotta con un’opera-denuncia contro i crimini dell’ISIS

Tablinum: “Salveremo la città ma non le immagini degli idoli” così minaccia l’ISIS. Dal deserto siriano attraverso alcuni siti Internet, ma anche attraverso i social network, l’ISIS svende frammenti di antiche civiltà: fra di essi anche i monumenti archeologici di Palmyra, regina del deserto, patrimonio dell’Umanità, inutilmente posta sotto tutela UNESCO; caduta irrimediabilmente sotto le mani distruttrici delle milizie ISIS.

Vantaggi economici ed effetto mediatico. C’è chi sostiene che l’ISIS distrugga per mettere in risalto estreme ideologie collegate all’integralismo religioso; c’è chi invece, vede in questa terribile pratica non solo una conteporanea damnatio memoriae ma, piuttosto, un rapido e certo metodo di finanziamento per le attività terroristiche del Califfato: pochi i reperti autentici distrutti, molte le copie “di scena” e moltissimi quelli destinati al mercato nero di un’occidente irresponsabilmente complice.

Si distrugge, si smantella, si sottrae, si esporta. Il terrore sale e con esso le vittime.

L’ISIS inaugura il marketing del terrore: esecuzioni di massa, in città inermi, lungo battigie marine, o attraverso gabbie in cui annegare altri esseri umani. Molte ormai le estorsioni collegabili alle forniture di petrolio, di armi e di ordigni nucleari in una girandola di interessi incrociati e di catastrofi incombenti per il mondo che conosciamo.

Teatri di sangue contemporanei: dopo Parigi, in gennaio, con l’attentanto al settimanale satirico Charlie Hebdo lo scenario di marzo è diventato il Museo del Bardo di Tunisi.

26 giugno 2015, giornata di sangue: di nuovo in Tunisia, 37 vittime sulla spiaggia di Sousse, ancora delirio integralista in Francia, a Lione;  e poi gli attacchi in moschea in Kuwait e in Somalia ad opera dello Shebab.

“Il terrorismo alimentato da fanatiche distorsioni della fede in Dio, sta cercando di introdurre nel Mediterraneo, in Medio Oriente, in Africa i germi di una terza guerra mondiale” così commenta il presidente della repubblica italiana Segio Mattarella di fronte alla notizia diramata dal Daily Mail dello sventato attentato alla Regina Elisabetta, alla nuova strage di civili a Sirte e all’orrore a Palmyra.

Settembre: foto satellitari, su Palmyra in Siria, confermano la distruzione del Tempio di Bel e la strage nella città moderna. Tragedie dei migranti: a scuotere l’indifferenza di noi occidentali sono i marchi rinvenuti sulla pelle dei profughi e la fine tragicamente, morbosamente documentata dai media, di un bimbo e della sua famiglia in fuga verso un futuro in cui la vita di tutti i giorni non conoscesse guerre e stragi.

Voremmo poter scrivere la parola fine eppure…l’escalation prosegue pericolosamente rischiando di travolgerci una volta per tutte.

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Attenzione, c’è attenzione! è questo il richiamo, quasi un’invocazione che l’artista lancia a tutti noi.  Vincenzo Vallone,  attraverso la sua opera-progetto realizzata in 10 pannelli ci parla in modo diretto, mettendoci di fronte alla distruzione già compiuta Il rischio che corre il nostro patrimonio culturale e con esso la nostra identità, è concreto quanto quello già consumatosi per altri patrimoni o altre genti, non poi così distanti. Siamo di fronte a un’opera dalla forte carica di denuncia: l’emergenza è quella di scuotere i propri contemporanei e indurli a penetrare con attenzione le vere conseguenze di ciò che sta accadendo nel mondo.

E così l’immaginazione, segnata dagli ultimi tragici eventi legati al terrorismo dell’ISIS e all’esodo forzato dei migranti, trasforma clamorosamente le opere d’arte più preziose del nostro patrimonio nazionale grazie ad una “Mescolanza di intelligenza umana e intelligenza artificiale”

In una rappresentazione tutta inventata,  in cui  si cammina sul filo sottile di simulazione e realtà: entrambe tragicamente agghiaccianti; minaccia sicura di alienazione per un’intera secolare cultura. Se è destino insito in tutta la materia di ritornare alle proprie origini, di tornare infine allo stato di informe origine, il pensare una simile condanna rivelarsi sui capolavori della nostra cultura annichilisce e terrorizza.

Abbiamo imparato a conoscere e apprezzare il linguaggio personalissimo di Vallone fatto di “lamiere fiorite”  e ora dobbiamo prendere atto della sua trasfigurazione: quelli che ci ripropone sono frammenti, “cocci”, rovine abbandonate alle spalle dalla ferocia iconoclasta di un nemico inatteso e senza volto.

Schegge del nostro passato che l’artista conficca nella nostra coscienza come schegge a monito nel nostro futuro.

La potenza distruttiva che l’artista sembra intuire alitare sul collo della nostra civiltà, ha il volto e la pesantezza di un arcano, inarrestabile potere.

Un omaggio “estremo” all’età aurea della nostra civiltà, il Rinascimento, mentre tutta la sua eredità è messa in pericolo dalle ombre del fanatismo religioso e dell’oscurantismo culturale che si stagliano all’orizzonte.

Vallone rielabora dieci opere capitali del Rinascimento Italiano attraverso la creazione di rendering fotografici in cui, in un gioco di riflessi, le opere appaiono immerse  in uno strato d’acqua la cui immersione ed emersione diventa simbolo del coinvolgimento dell’artista stesso nella tempesta culturale che rischia di abbattersi sulla nostra identità collettiva. La sensibilità dello spettatore segue il ritmo dello specchio d’acqua, con i suoi picchi di intensità cromatica a cui si fonde una profonda emotività, che grida alla presa di posizione non solo morale in difesa dei frutti più preziosi della nostra cultura.

Lo spazio pittorico è qui ripensato e scomposto con meticolosità architettonica per poi essere reinterpretato con la sensibilità e la delicatezza propria dell’artista impegnato nel convogliare un messaggio intenso e assolutamente contemporaneo.

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Artisti e opere dalle quali sono stati tratti i 10 rendering di simulazione

1 – da Caravaggio, Scudo con testa di Medusa (Uffizi Firenze, 1597)

2 – da Leonardo, Dama con l’ermellino (Cracovia, 1490)

3 – da Raffaello, Ritratto di Maddalena Strozzi ( Firenze, 1507)

4 – da Raffaello, Belle Jardinière (Louvre Parigi, 1507)

5 – da Caravaggio, Bacco (Uffizi Firenze, 1595)

6 – da Raffaello, La muta (Urbino, 1507)

7 – da Leonardo, La Gioconda ( Louvre Parigi, 1517)

8 – da Caravaggio, Fanciullo con canestra di frutta (Galleria Borghese Roma, 1593-1594)

9 – da Leonardo, Belle ferronière (Louvre Parigi, 1496)

10 – da Michelangelo, La fine dei tempi (part. del Giudizio Universale Roma, 1542)


VINCENZO VALLONE è nato a Telese Terme (Benevento), dove vive e lavora.
Architetto.
Ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti e  architettura all’Università “Federico II” di Napoli.
Si è consacrato alla progettazione degli spazi urbani, al recupero storico, alla pianificazione territoriale e alle tematiche dell’ambiente e del paesaggio.
Dipinge da sempre.

ART in EXPO: La rassegna “Art in Expo. Feed the World with Art”, vedrà altri tre appuntamenti da qui ad ottobre divisi fra Villa Carlotta e lo spazio espositivo comasco officinacento5, si iscrive fra gli appuntamenti imperdibili dedicati ad Expo Milano 2015, con l’intento di “nutrire” il pianeta, fornendo ad esso nuove energie mentali che contribuiscano alla sua crescita e rinnovamento, alimentando il prezioso che è in noi.

Elisa Larese