PALAZZO GALLIO APRE LE SUE STANZE ALL’ARTE

banner esterno gallioTablinum Cultural Management: Palazzo Gallio, la splendida dimora rinascimentale affacciata sulle rive settentrionali del Lago di Como, a Gravedona ed Uniti, apre le sue stanze a quattro artisti contemporanei per una mostra in cui i protagonisti saranno: il paesaggio, la storia e l’emozione.

Non esiste un percorso più immaginifico e stratificato di quello che ha dato vita a questa mostra, nata dalla passione verso i luoghi da cui questi artisti hanno tratto ispirazione nel corso della loro carriera  e  che hanno trovato nel segno artistico la loro espressione più completa.

Una mostra fuori dagli schemi, con opere che offriranno al visitatore una lettura inedita e sorprendente sul tema del paesaggio inteso come traccia antropologica ma anche emotiva attraverso il linguaggio dell’arte.
Il tutto in un percorso che suggerirà riflessioni e meditazioni sull’evoluzione del paesaggio dalla rappresentazione di segni della natura a rivelazione di pensieri e linguaggi dell’uomo, dove l’arte nasce dalla relazione tra esperienza vissuta interiore ed esperienza sensibile fatta di ascolto e osservazione delle cose e dell’ambiente.

Il lario è bello perchè è vario 30X50, acrilico su tavola di abete

Fra gli artisti anche il giovanissimo talento lariano Stefano Perini, in arte Cheville, che proporrà per la prima volta in pubblico la serie dei “paesaggi destrutturati” del Lago di Como.
LE TEMPS DES GLYCINES 81x60
Monique Laville, insignita della medaglia di benemerenza per il suo impegno culturale dal premier canadese in persona, proporrà le sue celebri “vedute d’antan” ispirate ad epoche storiche ormai distanti dalla nostra frenetica vita contemporanea ma che ancora possono donarci preziose lezioni di vita.

12 Gilles Mazan. La Côte près de Bréhec, De[s]composition[s] de couleurs (4). 2014. Huile sur toile. 116x89 cm

Gilles Mazan sublima il paesaggio in segno e colore attraverso le tecnche della decomposizione coloristica, donando a ciò che lo circonda una prorompente carica espressionista che ha fatto di lui uno dei maestri del colorismo contemporaneo.

Immagine correlata

Anne Delaby attraverso la propria arte si fa medium frail fruitore e la natura incoraggiandolo a riscoprire quella capacità di “sintesi armonica” con il mondo che si traduce in un mutuo legame con esso in cui non vi è più polarità e conflitto ma armonia e benessere.
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Mina Kordali mette in atto un’estetica dei sentimenti, in cui il paesaggio rappresentato con tratti materici dove il colore predomina sulla linea, conserva un’eco di quel mondo antico che è  l’humus della in cui è germogliata una poetica fortemente evocativa che fonde sulla tela colori ed emozioni dell’artista. Poichè “ogni viaggio nel mondo è, innanzitutto, un viaggio in noi stessi”.

TABLINUM CULTURAL MANAGEMENT, CHI SIAMO:

La complessità e la rapidità dei cambiamenti in atto nel mondo culturale richiedono capacità crescenti di interpretazione del contesto, padronanza di metodi e strumenti per attivare strategie innovative al fine di garantire la sostenibilità dei progetti e delle organizzazioni in ambito culturale.

I nostri professionisti sono attentamente selezionati per essere in grado di coniugare le tradizionali conoscenze artistico-culturali a capacità e know-how che li rendano autonomi nella progettazione, gestione e promozione della filiera culturale.

L’obiettivo di Tablinum Cultural Management è quello di offrire servizi nell’ambito nel modo più completo possibile, con una forma flessibile ed innovativa capace di adeguarsi alle esigenze dei nostri interlocutori e sempre attenti ad una visione globale del progetto.

Dalla commistione fra preparazione umanistica e attenta analisi della domanda e dell’offerta, che regola il mondo culturale oggigiorno, nasce il progetto di Tablinum.

Per questo, i nostri progetti nascono dalla volontà di divulgare un modello culturale in cui il sistema dell’arte sappia comunicare i valori fondamentali che sorpassino le usuali logiche di mercato e riscoprano il valore primario della cultura, quale nutrimento della coscienza umana. Per questo amiamo considerarci prima di tutto “impiegati della cultura”.

Intervista a Vincenzo Vallone: “progettare per recuperare”.

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Tablinum: questa settimana scopriremo la genialità dell’artista sannita Vincenzo Vallone. Le sue opere e il suo passato. Vallone ha partecipato alla nostra mostra “Le Cinque Anime della Scultura” che si è tenuta a Como nell’ottobre scorso presso gli spazi di officinacento5, portando delle opere cariche di simbolismi e profondità.

1) Vincenzo Vallone, la sua vita è consacrata all’architettura, in particolar modo alla progettazione e al recupero degli spazi urbani. L’architettura, “la più intellettuali delle arti”, riveste un importante ruolo sociale. Quale sua opera in particolare riflette questa caratteristica, in questo momento storico?
La risposta è contenuta nella domanda: progettare per recuperare; recuperare attraverso l’archeologia, la paleontologia. Queste ultime sono il vero tesoro che il territorio italiano nasconde ed è da riportare alla luce, alla modernità, con garbo, e rispetto scientifico sempre nella dimensione percepibile dalla razionalità tecnologica.
Per l’artista non c’è l’opera con particolari caratteristiche, esiste il percorso e la sperimentazione continua.

2) Quanto investe oggi l’Italia nella pianificazione territoriale? L’arte può contribuire a valorizzare un territorio così ricco e variegato come quello della Penisola, eppure così fortemente danneggiato dall’eccessivo sfruttamento edilizio?
L’Italia negli ultimi cinquanta anni è stata sconvolta e travolta da leggi del territorio finalizzate solo allo sfruttamento del medesimo. Da qualche anno paghiamo delle furbizie che sono state messe in atto: svalutazione della proprietà fondiaria, immobiliare e inquinamento incontrollato.
L’arte assiste in qualche modo si adegua e in tanti casi può solo denunciare ai posteri l’empatia, ovvero i pensieri e gli stati d’animo dell’umanità contemporanea e della condizione umana.

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3) Le sue opere, un connubio tra architettura, scultura e pittura, entrano nel quotidiano grazie alla rappresentazione di oggetti della vita di tutti i giorni: l’elettrodomestico, la lampada, la poltrona, la macchina, l’aereo, le tettoie metalliche e ancora le grandi stazioni di una volta. Secondo Lei, oggi i fruitori dell’arte pensano che essa sia qualcosa d’altro rispetto alla vita, oppure che sia parte della vita stessa?
L’arte è vita ed è parte della stessa vita come gli oggetti del quotidiano. Il connubio fa parte della mia vita; da sempre mio nutro di queste tre discipline come l’architettura, la scultura (alto-basso rilievo) e la pittura. Tre modi in uno per esprimermi, con un occhio di riguardo alle tematiche sociali e ambientali.

4) Recentemente ha esposto alcune sue opere, tra le quali “Firenze oltre il sole”, presso l’Officinacento5 a Como, in collaborazione con Studio Tablinum. Ci racconti la sua esperienza.

L’opera “Firenze sotto il sole” è la metafora di una delle grandi città italiane illuminate dall’arte del Medioevo e ancor più del Rinascimento. Senza elencare nomi di maestri sublimi al mondo sono stati dirompenti, nutriti di ribollite o di pane cotto della cucina contadina col filo d’olio d’oliva.
L’esperienza con Studio Tablinum è stata entusiasmante, in seguito lo sarà ancora di più, ne sono certo. È bello avere al fianco un classicista come Alessandro Cerioli ed Elisa Larese. Non sbagli.

5) Da molte sue opere, “lamiere fiorite” caratterizzate dal taglio, la manualità e il segno, appare una realtà sospesa, luminosa e sognante, “metafisica” ma al tempo stesso aderente alla realtà, sia per i soggetti, sia per la loro realizzazione “materica”. Quali sono le sue fonti d’ispirazione?
Le “lamiere fiorite”mi seguono e le inseguo da più di un decennio. Materia nella quale si ritrovano il taglio delle finiture architettoniche; la manualità dell’alto-basso rilievo; il segno del disegno e della ricerca formale. L’artista non riesce a definire la fonte o le fonti di ispirazione. Ogni occasione è quella propizia in special modo se immerso o accompagnato da atmosfera silente (alla D’Annunzio). Le mie lamiere esprimono la verità come un atto d’amore.

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6) Tra le sue tante attività, è stato anche impegnato in una conferenza presso un Istituto Superiore a Telese Terme. Quanto aiuta oggi la scuola alla formazione di una “coscienza dell’arte” e della cultura scientifica? Quanto invece l’arte può aiutare la scuola? Sarebbe auspicabile una comunicazione tra la scuola e gli operatori culturali?

Certamente. Per salvarci dall’imbarbarimento politico e sociale nel quale siamo stati indotti e caduti dobbiamo dialogare con i giovani, solo con la scuola potremo intraprendere una strada diversa e sana in prospettiva. Sono loro l’ascensore sociale e la catena di trasmissione. Per l’eternità sono loro il viatico intellettivo della vita.
Lo ha scritto Tolstoj “ il destino dell’uomo è l’eternità”.

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Vincenzo Vallone è nato a Telese Terme (Benevento) dove vive e lavora. Architetto. Ha studiato alle scuole Salesiane, all’accademia di Belle Arti e all’università “Federico II” di Napoli. Si è consacrato alla progettazione degli spazi urbani, al recupero storico, alla pianificazione territoriale e alle tematiche dell’ambiente e del paesaggio.
Dipinge da sempre.
Ha partecipato tra tanti altri, al Premio “Terna2008” e “Terna 2009”; Concorso per le opere d’arte presso il Maxxi – Museo nazionale delle arti del XXI sec. in Roma; Concorso Matitalia del Comitato Italia; le sue opere partecipano allo “spazio risonanze” dell’Accademia di S.Cecilia-Auditorium Parco della Musica di Roma.
Negli ultimi anni ha esposto più volte a Milano, Parigi, Assisi, Roma, Firenze,Torino, Bonn, Albenga (Savona) , Baden-Baden, Londra, Bruxelles, Como.

Immagini:
Vincenzo Vallone.
“Chissà cosa prova a stare nella rete una BELLEZZA INFRANTA” – 2011 (New Florence Biennale)
“NOI DUE”
tecnica mista su lamiera – ottone, vernici, specchi
(cm. 56 x 44)
2009
“TELESE AI SUOI CADUTI” Telese Terme 1984

ART EN CAPITAL 2014

GPStudio TABLINUM: dal 25 al 30 novembre studio TABLINUM sarà presente alla rassegna Art en Capital 2014 presso il Grand Palais RMN di Parigi.

A conclusione del loro percorso artistico 2014, due degli artisti curati da Studio Tablinum vedranno le loro opere esposte nel prestigioso Grand Palais di Parigi.

La partecipazione all’evento,organizzata in collaborazione con SdAI (Societè des Artistes Indépendants) sarà tra i membri di Art en Capital 2014. La celebre rassegna di respiro internazionale, giunta ormai alla sua nona edizione, sarà ospitata negli spazi parigini del Grand Palais dal  25 al 30 Novembre 2014. Inaugurazione della rassegna sarà martedì 25 novembre 2014, alle ore 17.00 alla presenza del Ministro francese della  Cultura  e della Comunicazione Aurélie Filippetti e di Jean-Paul Cluzel Presidente della Riunione dei Musei Nazionali Francesi. A rappresentare studio TABLINUM a Parigi saranno le opere: La Grande Prostituta, Voglio la Luna, La danza della Vita di Mariangela Bombardieri; e il dittico: Aurora Boreale Guizzante di Giorgio Tardonato. La partecipazione di studio TABLINUM alla rassegna parigina si pone quale prestigioso traguardo per lo staff dello studio e per i due artisti da esso curati; che hanno dimostrato in questi anni di percorso comune di credere intensamente nella propria arte crescendo con essa.

LE MERAVIGLIE DELL’UNIVERSO NELLE TELE DI GIORGIO TARDONATO

Nasce Como nel 1951, risiede ad Eupilio, sempre in provincia di Como.  La corrente della Space Art, che ha per tema la rappresentazione dello spazio e si basa su un legame antico ed essenziale, quello della scienza con l’arte, trova nell’opera dell’artista e astrofilo Giorgio Tardonato una delle sue più felici espressioni. Le tecniche necessarie sono in continua evoluzione: tele dipinte con colori ad olio o acrilici; pennelli, spatole, aerografo, scorrimento, inclusioni; anche tele auto costruite, con tagli riempiti di resine trasparenti e inclusioni d’oro; forme, scolpite o incise, opache e trasparenti. Reduce dalla propria personale newyorkese Tardonato sarà presente al Grand Palais con il suo dittico Aurora Boreale Guizzante; vero e proprio inno alla stupefacente bellezza del nostro cosmo.

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L’ARTE AFFABULATRICE DI MARIANGELA BOMBARDIERI

La pittura di Mariangela Bombardieri è una costante scoperta del mondo che la circonda e al contempo ci rivela un’interiorità delicatamente riflessiva e travolgente nella sua espressività.  Dai suoi esordi ad oggi ha riscosso un crescendo di consensi di pubblico e critica, che l’hanno portata rapidamente dalle prime mostre regionali alla qualificazione al Premio Celeste sino alla partecipazione alla New Florence Biennale’13, contemporary showcase di rilevanza internazionale, che segna il suo rapido passaggio alla scena estera: in pochi mesi, la sua arte ha già ammaliato il pubblico spagnolo della città di Cordoba e quello moscovita ed ora è pronta per calcare le scene dell’art system parigino.

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LO STRANO DESTINO DI UN ARTISTA RISALITO NELLE QUOTAZIONI…GRAZIE AGLI ABBA

Studio Tablinum: Come molti artisti del suo tempo Julius Kronberg fu appassionato studioso del mondo classico: i suoi quadri sono pervasi dal rimpianto per un’ormai irrangiugibile “aurea aetas”. Il sentimento del divino è romanticamente raggiunto non attraverso un atto di fede ma con il lavorio della fantasia e il sentimento. Attraverso l’arte, i colori, la bellezza e l’intuizione personale del bello permea il nostalgico mondo classico di Kronberg. Forse pochi sapranno che a riportare in auge le opere di quest’artista non fu il lavoro di un critico d’arte ma…gli Abba che utilizzarono per la copertina di The Visitors  (1981) la rielabrazione di una sua opera, Eros (1905).

ABBA

La copertina dell’ultimo album degli ABBA, The Visitors (1981). Sullo sfondo l’opera di Kronberg

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L’Atelier di Kronberg con la tela Eros (1905)

 Nato l’11 dicembre 1850 a Karlskrona, nel sud della Svezia, Julius Johan Ferdinand Kronberg aveva trascorso la giovinezza con la madre ed il nonno mentre il padre, uomo d’affari, trascorreva quasi tutto il tempo a Stoccolma per i propri affari. Nel 1863 il padre, Gustav Kronberg, scrisse una lettera da Stoccolma chiedendo al figlio di raggiungerlo nella città per lavorare con lui nella fabbrica di pianoforti Hoffmanns. Quando il giovane Julius arrivò, scoprì che l’attività lavorativa a lui riservata era un noioso e ripetitivo lavoro d’ufficio. Ne fu doppiamente deluso perché aveva creduto di essere stato chiamato per iniziare ad apprendere l’arte della costruzione degli strumenti musicali. Di carattere fermo e determinato nonostante la giovane età, Julius abbandonò il lavoro il giorno seguente. Ciò provocò l’ira furiosa del padre. Gustav Kronberg era forse più determinato del ragazzo e, a causa di questo rifiuto, disse al giovane Julius di non considerarlo più suo figlio. Sostenuto da una ferrea volontà, malgrado egli avesse solo 13 anni e la famiglia lo ritenesse troppo giovane, il ragazzo affermò la sua volontà d’iniziare l’Accademia d’Arte chiedendo l’ammissione. Nonostante le perplessità della famiglia e degli insegnanti, Julius tornò dopo qualche giorno all’Accademia mostrando dei dipinti che egli aveva fatto nella sua casa di Karlskrona. Il professore che aveva visto nel ragazzo un talento non comune gli permise l’iscrizione ad una scuola pre-accademica dopo di che passò rapidamente alla vera Accademia d’Arte. Nel 1869, all’interno di un concorso per pittori dell’Accademia il giovane artista dipinse un quadro a carattere storico “Gustav Vasa” (Gustavo I Erikson Vasa, 1495 – 1560, re di Svezia dal 1523) che vinse la medaglia reale. Oltre all’encomio e alla decorazione, il premio consisteva in una somma di denaro che gli permise di recarsi all’estero e di approfondire la conoscenza degli artisti europei sia attraverso le visite nei musei e nelle pinacoteche sia conoscendo personalmente i pittori più affermati nei loro atelier. Dopo brevi soggiorni a Parigi e Düsseldorf, Julius Kronberg si stabilì a Monaco dove dipinse nel 1875 il celebre quadro “Ninfa dell’ossessione con fauni” che affascinò lo scrittore e drammaturgo svedese August Strindberg (1849 – 1912) che scrisse in un articolo dedicato all’artista: “E’sceso tra noi e lavora qui il maestro dei colori”. I viaggi dell’artista continuarono grazie alla fama che stava acquisendo ed alle commissioni che cominciavano ad arrivare numerose. Si recò all’Accademia d’Arte di Venezia dedicandosi allo studio ed alla copia dei classici della pittura. Celebri sono i suoi rifacimenti dei due angeli dall’“Assunta”di Tiziano (1477-1576) e di un dipinto del Tintoretto (1518-1594), il “Ritratto di Antonio Capelli”. Si esercitò anche nella riproduzione del “San Sebastiano” del Ferrarese e di un angelo dalla “Vergine in gloria” del Padovanino (1588-1648). Tornato a Monaco ebbe l’occasione di conoscere il drammaturgo norvegese Henrik Ibsen (1828-1906) di cui dipinse, nel 1877, un famoso ritratto oggi all’Ibsen Museum di Oslo. Ricominciò i suoi viaggi di studio e apprendistato verso l’Italia e nel 1877 visitò Roma e Padova per proseguire la sua attività di formazione artistica e copia dei maestri classici. Nel 1878 si stabilì a Roma dove impiantò il suo studio in via Margutta 33. I viaggi in Oriente, in Tunisia e al Cairo lo avvicinarono ai temi biblici e storici di cui furono esempi famosi “La Regina di Saba” e “Cleopatra” terminato nel 1883. Nel 1885 dipinse “David suona per Saul” ora al National Museum di Stoccolma. Sia nella rappresentazione dei temi biblici o orientaleggianti, sia in quella di temi sacri o della mitologia del paganesimo europeo le opere di Julius Kronberg riflettono una sensibilità tardo romantica e la sua fedeltà assoluta ai classici e alla pittura del passato soprattutto di quella italiana. Tornato in Italia trascorse qualche tempo a Siena dedicandosi alla copia dei lavori di Ambrogio Lorenzetti (1280-1348) e del suo celeberrimo “Buon e Mal Governo nel Palazzo Comunale”. Nel 1886 trascorse un periodo a Verona per studiare l’ambiente in cui si era svolta la tragica storia d’amore di Romeo e Giulietta a cui voleva dedicare un dipinto. Tornato a Roma ebbe l’occasione di incontrare nel suo studio Ellen Scholander di cui s’innamorò. Non potendosi incontrare da soli, Julius organizzò un appuntamento clandestino a Milano in cui dichiarò il suo amore alla giovane. Si sposarono nel 1887 a Lilla Skuggan, in Svezia senza invitare la famiglia Kronberg. La coppia si stabilì a Roma e nel 1888 nacque la prima figlia Margherita, nome scelto in onore della strada in cui vivevano. Nel 1889 la famiglia di Julius Kronberg tornò in Svezia scegliendo di vivere a Stoccolma. Ormai artista affermato e famoso, nel 1890, gli venne commissionata dal Governo svedese il disegno della banconota da 1000 Corone che conservò la stessa immagine ideata dall’artista fino al 1960. L’Accademia d’Arte chiese ufficialmente a Julius Kronberg di diventare insegnante del prestigioso istituto: ricordando le peripezie trascorse da giovane per accedervi, l’artista accettò con orgoglio ed entusiasmo l’incarico. Nel 1890 la famiglia fu allietata dall’arrivo del secondo figlio Rolf. Il Re di Svezia Oscar II (1829-1908), poeta ed umanista, chiese a Julius Kronberg di decorare il castello della capitale in cui l’artista concepì e dipinse tre affreschi per il soffitto. Nel 1894 ripresero i viaggi attraverso l’Europa per eseguire copie delle opere del Tiepolo (1696–1770): si recò al Kaiser Friedrich Museum di Berlino , nel palazzo arcivescovile di Würzburg e nella Villa Nazionale di Strà vicino a Venezia. Nella città di San Marco visitò svariate volte l’Accademia d’Arte, la chiesa dei Gesuati, affrescata da Gianbattista Tiepolo e in cui si trova “La Vergine coi Santi” del 1740, e quella della Pietà col “Trionfio della fede” del 1755. Nel 1895, di ritorno in Svezia, eseguì molti ritratti di membri della famiglia nobile von Hallwyl di Stoccolma e fu richiesto dalla contessa della stessa famiglia per decorare il palazzo costruito dall’architetto Isac Gustav Clason. Nel 1897 nacque il terzo figlio dell’artista, un maschio che venne chiamato Göran. Molto malato fin dall’infanzia riuscì a sopravvivere in pessime condizioni di salute per quasi sette anni. Uno dei lavori più importanti del pittore furono gli affreschi della cupola della Chiesa di Adolf Fredrik di Stoccolma che fu progettata in stile neoclassico dall’architetto Carl Fredrik Adelcrantz e costruita tra il 1768 ed il 1774 che deve il proprio nome al re Adolf Fredrik (1710-1771), che pose la prima pietra. Julius eseguì gli affreschi tra il 1899 e il 1900 e gli schizzi dei lavori possono essere visti nello studio del pittore, oggi aperto al pubblico, che si trova allo Skansen, la grande zona parco della città di Stoccolma. Oltre alle opere di Kronberg nella chiesa si trovano due sculture realizzate dal più noto artista svedese ai tempi di costruzione della chiesa originaria, lo scultore Jahan Tobias Sergel. La prima, in onore del filosofo francese René Descartes (Cartesio 1596-1650), che ai tempi della regina Kristina di Svezia (1626-1689) intratteneva rapporti molto stretti con la corte svedese e fu sepolto nel cimitero della chiesa tra il 1650 ed il 1666, prima che la sua salma fosse restituita al suo paese natale. La seconda scultura di Sergel è un motivo nell´altare, anch’esso realizzato sotto l’egida di Gustaf III, rappresenta Cristo che risorge nel giorno di Pasqua. Il fonte battesimale in cristallo, proveniente da Orrefors, ricorda l´esploratore Sven Hedin (1865-1952), è opera di Liss Eriksson. Anche Hedin, come Hamsun, nonstante la meritata fama per le straordinarie esplorazioni e scoperte geografiche, subirà l’ostracismo pubblico per il suo sostegno al Nazionalsocialismo (vedi M. Zagni ”Archeologi di Himmler” Ed. Ritter, 2004 pag. 119- 122). Nel 1902 nacque il quarto figlio della coppia Kronberg a cui venne dato il nome di Staffan. Tra il 1905 e il 1908 Julius Kronberg fu impegnato in un mastodontico lavoro di affresco del soffitto e del proscenio del Teatro Reale di Arte Drammatica di Stoccolma coadiuvato dalla figlia maggiore Margherita. Sul proscenio l’artista rappresente uno dei temi classici della mitologia greco-romana: Eros (Cupido) dio alato dell’amore armato di arco e frecce attorniato dalle Moire (Parche) le tre divinità del Fato, (Cloto, Lachesi e Atropo), vestite di bianco nell’atto del filare i giorni della vita di ogni uomo. Sul soffitto Apollo dio della luce e della musica sul cavallo alato alza al cielo una lira circondato dalle nove Muse (Calliope-poesia, Clio-storia, Tersicore-danza, Polimnia-arte mimica, Melpomene-tragedia, Erato-poesia lirica e amorosa, Euterpe-musica e poesia melica, Talia-commedia, Urania-l’astronomia) divinità della poesie e dell’arte. Come molti artisti del suo tempo Julius Kronberg fu appassionato studioso delle teorie teosofiche: la ricerca del divino non attraverso l’atto di fede o il ragionamento ma con la fantasia e il sentimento. Attraverso l’arte, i colori, la bellezza l’intuizione personale del sacro: a queste idee volle educare l’ultimo nato Staffan che, nel 1913, fu mandato in una scuola teosofica della California. Nel 1920 l’artista si ammala gravemente, un tumore alla gola forse a causa del suo tabagismo: viene operato in gennaio. Sua moglie Ellen scrive al figlio minore Staffan in California delle sue preoccupazioni per la salute di Julius. Ad aprile la figlia maggiore Margherita scrive a Steffan chiedendogli di rientrare a casa sia per la grave malattia del padre sia per la sofferenza della madre affetta da emicranie sempre più dolorose. Il 31 luglio Staffan riceve un telegramma che gli annuncia l’improvvisa morte della madre. La scuola non concede all’allievo nessun permesso per il lutto fino a che il padre non scrive personalmente al direttore per far rientrare il giovane in Svezia. Il 17 ottobre del 1921 muore l’artista Julius Johan Ferdinand Kronberg. Alla sua morte la contessa Wilhelmina von Hallwyl comprò il suo atelier e lo donò alla città di Stoccolma. Ed è proprio nel suo atelier, sull’isola di Djurgården,che è possibile vedere il quadro rappresentato sul disco degli Abba, è diventato un luogo di pellegrinaggio per tutti quelli che amano l’arte e la sua pittura e, perchè no, anche la musica degli Abba!

E. L.