Renaissance Nights : A magical night to celebrate the Italian Renaissance

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Studio Tablinum: A magical evening, into the atmosphere of the Italian Renaissance.

Cultural event dedicated to the golden age of art and Italian culture.  A way to rediscover this time, by stimulating our senses through a variety of art forms from literature to dance without forgetting Culinary Art. 

Thanks to the work of the writer Ketty Magni we could celebrate the life of Ser Scappi, defined by his contemporaries the “Michelangelo of the kitchen” the only one able to turn a dining experience into something very similarto a mystical ecstasy.

All these issues have been enhanced by one of the most enchantingt landscapes of Lake Como: Bellagio.

To make perfect this “step back in time”  had contributed the dancers of “ADA. Association of Ancient Dances. ” The evening was presented in Italian and English by Alessandro Cerioli and Mara Gualandris.

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ITA

5Studio Tablinum: Una serata magica, immersi nell’atmosfera del Rinascimento Italiano, è quella che hanno vissuto i partecipanti al Renaissance Nights. Rassegna culturale dedicata all’epoca d’oro dell’arte e della cultura italiane.

Un modo per riscoprire quest’epoca solleticando i nostri sensi attraverso molteplici forme d’arte dalla letteratura alla danza, senza tralasciare le prodezze di quella culinaria coniugandole a uno degli scenari più incantevoli del Lago di Como: quello di Bellagio.

Grazie all’opera dell’autrice Ketty Magni abbiamo potuto celebrare la figura di Ser Bartolomeo Scappi,  definito dai propri contemporanei il “Michelangelo della cucina” il solo a saper trasformare un’esperienza culinaria in qualcosa di molto simile all’estasi mistica.

A rendere perfetto questo “salto indietro nel tempo” hanno contribuito anche le bravissime danzatrici di  “ADA. Associazione Danze Antiche”.

La serata è stata presentata in lingua italiana e inglese da Alessandro Cerioli e Mara Gualandris.

 Elisa Larese

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L’altra faccia dell’Editto: incontro con Elena Percivaldi

9788851410629_200x280Studio Tablinum: come non pensare alla splendida serata vissuta un’anno or sono ? Oltre alla grande cultura Elena Percivaldi riesce a coinvolgere il pubblico in modo estatico, a distanza di mesi dalla presentazione del suo libro “Fu vero editto?” le persone ricordano con piacere quell’evento, chiedendo una futura presentazione, che mi auguro si possa tenere presto.

Tornando al libro presentato, “Fu vero editto?”, si denota la volontà da parte della scrittrice di gettare una luce nuova sulle vicende che cambiarono per sempre la storia della nostra società, quell’editto voluto dagli imperatori Costantino e Licinio. Editto di tolleranza e comunanza religiosa, ricordiamo fu scritto nel febbraio del 313 d.c. (CMLX ab Urbe còndita) dai due Augusti dell’impero romano, Costantino per l’Occidente e Licinio per l’Oriente, in vista di una politica religiosa comune alle due parti dell’impero. Il patto fu stretto in Occidente in quanto il senior Augustus era Costantino. Le conseguenze dell’Editto per la vita religiosa nell’impero romano sono tali da farne una data fondamentale nella storia dell’Occidente.

Nel suo saggio “Fu vero Editto?” getta nuova luce sull’effettiva stesura dell’Editto di Milano, cosa la “slega” dalle consuete teorie ?

Per prima cosa, l’aver posto un interrogativo sull’intera vicenda. Non per dubitare dell’essenza, ma per sottolineare come di quello che noi chiamiamo “Editto di Milano” in verità non possediamo neppure il testo originale. Esistono due versioni contenute nelle opere di altrettanti autori cristiani contemporanei agli eventi: Lattanzio ed Eusebio di Cesarea. Mentre Eusebio trascrive nel decimo libro della sua monumentale “Storia Ecclesiastica” solo il testo di Milano, Lattanzio riporta anche il testo della disposizione dettata nel 311 dall’imperatore Galerio sul letto di morte, che dell’atto di Costantino è il diretto antecedente visto che i contenuti sono quasi gli stessi. Più che di Editto si dovrebbe, quindi più correttamente parlare di “rescritto”. Sono quindi tornata alle fonti. E poi ho voluto riesaminare, sempre alla luce delle fonti, l’atteggiamento globale di Costantino nei confronti del Cristianesimo, ricco di luci ma soprattutto di ombre.

Una delle biografie più icastiche da me lette sono “Augusto, il grande baro” di Antonio Spinosa, si sentirà lusingata se la paragono a Spinosa, ma credo se lo meriti; in “Fu vero Editto?” lei mette in discussione diversi temi, dal battesimo in punto di morte, alla donazione di Roma e dei territori imperiali a favore di Papa Silvestro, scrivendo un giudizio a luci ed ombre dell’imperatore Costantino, cosa ci può dire in merito ?

Non sapremo mai se e quanto Costantino abbia, nel suo profondo, aderito al Cristianesimo, e anche la sua supposta conversione è oggetto di ampio dibattito. Una cosa è certa: da uomo pratico e politicamente scaltro qual era, pur favorendo il cristianesimo non ha mai sconfessato l’eredità pagana di Roma, ancora maggioritaria ai suoi tempi nel sentire del popolo e, credo, anche nel suo. Tanto più che si riteneva un restauratore dell’impero in senso tradizionale (anche se con qualche elemento di innovazione in senso personalistico). In quanto imperatore, egli era anche “pontifex maximus”, ossia il primo dei sacerdoti della religione civile romana, e non volle mai rinunciare a questo titolo. Inoltre, quando fondò la Nuova Roma sul Bosforo – poi chiamata Costantinopoli appunto -, volle che fosse rispettato il classico cerimoniale che aveva visto la nascita di Roma, che era di derivazione a sua volta etrusca. E’ anche vero che molto probabilmente Elena, sua madre – lei sì fervente cristiana – visto il profondo affetto che li legava esercitò sulle sue decisioni una certa influenza. La reale portata a livello di convinzioni personali di questa influenza, però, non siamo in grado di valutarla. Di certo, il merito più grande di Costantino fu dovuto al suo acume politico. Comprese che il Cristianesimo stava ormai diventando una presenza viva e diffusa nella società romana e quindi non aveva più senso continuare, come avevano fatto gli imperatori precedenti (l’ultimo proprio Galerio), a perseguitare i fedeli della nuova religione. Tanto più che ad aderire al credo cristiano erano soprattutto molti membri dell’oligarchia senatoria, e quindi i proprietari fondiari: quelli, cioè, che detenevano il potere economico e produttivo dell’impero. Meglio averli come alleati che come nemici, soprattutto in un momento di generale debolezza dell’istituzione imperiale e di crisi economico-sociale, il tutto con la minaccia dei barbari alle porte. E’ comunque innegabile che il suo atteggiamento, tradotto in una serie di misure giuridiche a favore della Chiesa, abbia influito in maniera decisiva su ciò che sarebbe accaduto dopo, gettando le basi fondiarie ed economiche su cui la nascente Ecclesia si sarebbe strutturata. Per non parlare delle ingerenze in campo dottrinale (concilio di Nicea contro l’arianesimo) e liturgico (istituzione della domenica e del Natale). Potremmo continuare per molto ancora…

La descrizione della Milano romana, Mediolanum, è davvero minuziosa, quali difficoltà ha incontrato nella ricerca del materiale ? Considerando che Mediolanum si è celata molto bene nel corso dei secoli.

E’ vero, la Milano romana è stata fagocitata da quelle successive al punto che solo in alcune fortunate eccezioni è ancora visibile e percepibile. Il resto giace negli scantinati oppure è stata inglobata in edifici di epoca posteriore. Però esistono cospicue tracce archeologiche. Molto materiale è emerso in particolare durante gli scavi della MM3 in zona Duomo, che hanno permesso di avere un quadro molto più preciso della pianta di Mediolanum e di alcuni edifici – come la zecca – che fino a quel momento presentavano problemi di collocazione certa. Esiste ormai una corposa produzione scientifica sull’argomento, che mi ha fornito la base per la ricostruzione. Consiglio a tutti di andare a visitare il Museo Archeologico di Milano, in Corso Magenta. Qui oltretutto è presente un ricchissimo bookshop con molti testi, come lo splendido “Immagini di Mediolanum. Archeologia e storia di Milano dal V secolo a.C. al V secolo d.C.” che ricostruisce tutta la città romana accompagnandoci alla sua scoperta.

La sensazione che si ha leggendo “Fu vero editto?” è quella di un’autrice che rinuncia a un tipo di scrittura aulica in favore di termini tecnici più “accessibili”, da storica le è costato “fatica” ?

Confesso di no, essendo anche giornalista professionista sono abituata a scrivere tanto e per farmi capire da tutti, o almeno a cercare di farlo… Lo scopo del libro è proprio quello di fornire una sintesi chiara e accessibile anche e soprattutto al pubblico non specialistico. A cosa serve la storia se poi non viene spiegata e capita da tutti? Sono fermamente convinta che il linguaggio vada adattato ai contesti: quindi uso quello scientifico e accademico tra addetti ai lavori, ma adopero un registro il più possibile chiaro e divulgativo quando parlo o scrivo per il grande pubblico. Ma anche nel primo caso, non è detto che occorra essere noiosi e autoreferenziali per forza…

Su quale altro personaggio di epoca classica scriverebbe un saggio ? Avrebbe l’imbarazzo della scelta.

Sinceramente non saprei. Sono una medievista di formazione e di interessi, questa su Costantino è stata una piacevole “scorreria” in ambito tardoantico che ho compiuto molto volentieri perché, comunque la si pensi, l’Editto di Milano rappresenta una pietra miliare per l’affermazione della civiltà cristiana, che poi come sappiamo bene avrebbe rappresentato la base di ogni dialogo, incontro o scontro per l’intera Europa medievale. I miei prossimi lavori già programmati saranno inerenti di nuovo al Medioevo. Ma ho in serbo anche una piccola sorpresa in un terreno decisamente inconsueto, che però preferisco non anticipare per… questioni di scaramanzia.

In quale modo si è accostata alla saggistica ?

Leggo molto, ma pochi romanzi, a parte i classici. La “colpa” della mia affezione per la storia, se così si può dire, è però di un romanzo e di Umberto Eco: lessi il suo “Nome della rosa” a 15 anni e decisi che quella sarebbe stata la mia strada. Anche se poi ho sempre e solo scritto saggistica, chissà… magari un giorno proverò altre strade.

Ha un luogo particolare in cui coltiva la sua ispirazione letteraria ?

Il mio studio è il mio laboratorio di idee preferito: ci sono libri, riproduzioni di oggetti antichi, documenti, fotografie, testi vecchi dall’inconfondibile e poetico profumo… Ci passo moltissimo tempo, mi ricarica e lavorare lì non mi costa fatica. Tutte le volte ripenso alle sensazioni descritte dal Machiavelli nella celebre lettera al Vettori: “Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull’uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro”. Devo dire che mi ci ritrovo molto.

Penso che il suo stile letterario potrebbe piacere molto ad un pubblico estero, non ha mai pensato di tradurre “Fu vero Editto?” ?

Chissà. Queste cose spettano all’Editore, Ancora, che ha pubblicato il testo, e magari potrebbero anche decidere di farlo anche se non credo abbiano valutato questa possibilità. Finora ho avuto l’onore di avere tradotto in due lingue, spagnolo e tedesco, e quindi aver diffuso anche all’estero un mio saggio sui Celti, “I Celti. Una civiltà europea”, che uscì per la prima volta nel 2003. Speriamo che possa succedere con altri lavori.

Che futuro vede per la letteratura nel nostro paese ? Considerando la sofferenza delle case editrici.

Non molto roseo, purtroppo. Si scrive e si pubblica tanto, ma l’Italia non è un Paese di lettori forti, almeno stando ai dati che vengono ogni tanto diffusi. Dipende anche da cosa si legge: la gran parte del mercato è coperta da romanzi rosa di dubbia qualità oppure di testi a sfondo esoterico o pseudostorico, che oltretutto creano numerosi problemi a chi cerca di fare storia in maniera seria perché non fanno altro che contribuire alla diffusione globale di luoghi comuni consunti alimentando peraltro cliché morbosi e fuorvianti. Penso ad esempio ai poveri Templari, vittime due volte: a suo tempo di terribili vicende, ora di un filone che ci specula sopra in maniera a dir poco bieca. A nulla o quasi valgono gli sforzi di illustri studiosi per riportare la materia in campo strettamente scientifico: ciò che prevale, in libreria come in tv, è purtroppo la pseudostoria sensazionalistica da salotto. Se il settore sta in piedi, lo si deve unicamente alla buona volontà di tanti piccoli e medi editori che invece credono in quello che fanno e a tante associazioni culturali che lavorano tra mille difficoltà. Lo vedo anche quando curo mostre o eventi culturali: complice la poco felice congiuntura economica, è sempre più arduo riuscire a trovare fondi per portare avanti progetti culturali di spessore. Ma non demordo. Sono anche convinta che in un Paese che soffre gravemente, soprattutto nel settore della ricerca e dell’università, il cancro della gerontocrazia, occorra dare una chance ai più giovani. Occorre investire, rinnovarsi, aprire alle nuove tecnologie, dialogare con altri contesti europei, uscire dal provincialismo e dall’autoreferenzialità cui l’Italia è da sempre troppo abituata. Oppure tutto il settore crollerà miseramente sotto il suo stesso peso.

Nei licei si insegna sempre meno la base della cultura classica, il Greco ed il Latino, cosa ne pensa in merito ? Siamo arrivati ad un punto in cui gli storici programmi scolastici sono divenuti obsoleti ?

Sono convinta che greco e latino siano imprescindibili e che come tali debbano essere assolutamente preservati. Non si tratta di mero nozionismo. Sono le lingue base della nostra civiltà: senza la loro conoscenza, e ignorando il contesto in cui furono utilizzate, non è possibile comprendere non solo l’epoca antica, ma anche il Medioevo e tutta la storia europea (e non solo) fino ai giorni nostri. Il pensiero, la musica, l’arte, la poesia, la letteratura… tutto quello che costituisce il nostro essere più profondo parla queste lingue. Abbandonarne lo studio significherebbe tradire e rinnegare noi stessi.

Il suo ultimo saggio “La vita segreta del Medioevo” è una sorta di riscoperta di quest’epoca ? Il Medioevo ingiustamente definito “età buia” ?

Ho cercato di raccontare gli aspetti meno noti di un’epoca lunga mille anni e quindi tutt’altro che monolitica. Non è un manuale di storia, niente nomi e date, ma un grande (480 pagine!) affresco che ne racconta gli uomini e le donne: come vivevano, cosa mangiavano, come si vestivano, come si divertivano, come facevano l’amore. Ma anche in cosa credevano, che rapporto avevano con la morte, quali erano i loro tabù, terrori e preoccupazioni. Pochi periodi storici sono stati vittime, nel corso del tempo, di tanti luoghi comuni come il Medioevo, bollato come età oscura, millennio della superstizione, dell’oscurantismo, e via dicendo. Io penso invece che nessun’epoca sia stata così varia, contraddittoria e affascinante come questa. Ho cercato di mostrarlo e di spiegare perché il Medioevo costituisca la base per la nascita dell’Europa moderna. Volenti o nolenti, consapevoli o no, un po’ di Medioevo ce lo portiamo tutti dentro.

                                                                                                                                                         Alessandro Cerioli

Elena Percivaldi

ele Editto 2Sono nata a Milano e vivo a Monza. Laureata in Lettere Moderne – Storia medievale, sposata, due bimbi, scrittrice e giornalista, critico d’arte e critico musicale. 

All’attività di saggista, storico e critico affianco la curatela di mostre, la conduzione di programmi radio, la partecipazione in trasmissioni tv e radio a tema e a conferenze, convegni e seminari di studio in tutta Italia.

Sono titolare della Perceval Archeostoria (impresa di consulenza storico-archeologica, studi e ricerche, pubblicazione di saggi, curatela di mostre, partecipazione a conferenze e convegni).

Sono membro della redazione del portale d’arte Exibart.com

Ho co-condotto la trasmissione “ArcheoStorie” in onda il lunedì sulla radio privata Keltoiradio: www.keltoiradio.org

Intervista allo scrittore Massimiliano Colombo

fotoII Studio Tablinum: su Flavio Claudio Giuliano, detto l’Apostata, si è scritto di tutto, erroneamente alle volte, non possiamo non pensare alla figura di Giuliano come alla figura di un imperatore che ha cercato di restituire, ad un impero ormai avviato verso il decadimento, quell’aura di magnificenza che lo aveva caratterizzato per i precedenti quattro secoli. L’idea di restituire dignità alle “lettere” e al “sapere”, lui amante degli aulici classici greci, sino ai pragmatici commentari di Giulio Cesare. Di restituire un orgoglio perduto ai suoi eserciti, dopo le vittorie di Augustodunum ad Argentoratus, sino all’acclamazione imperale a Lutezia Parisiorum, sempre con incalzate determinazione la stessa che lo aiutò nella sua fanciullezza a sopravvivere alle lotte di potere in seno alla sua famiglia, i costantinidi. Sino ad arrivare all’epilogo nella cittadina di Maranga, dopo essere stato vicino, con il suo esercito, a conquistare la capitale del regno Sasanide, Ctesifonte, a soli trentadue anni Flavio Claudio Giuliano Muore.

Nel tuo ultimo romanzo “Draco, l’ombra dell’imperatore” getti nuova luce sulla figura dell’imperatore Flavio Claudio Giuliano, cosa ti ha spinto a scrivere sulle sue vicende?

Volevo scrivere una storia antica ma che avesse un ritmo incalzante di stampo moderno. Volevo scrivere del passato rendendo il lettore attento del fatto che quel passato, è ancora fortemente radicato in noi, che stiamo vivendo il risultato di decisioni prese più di millesettecento anni fa.

Non potevo quindi che scegliere Flavio Claudio Giuliano e il periodo in cui è vissuto. Un periodo di forti contrasti religiosi, di guerre contro nemici soverchianti e soprattutto di lotte intestine, di tradimenti, di spie, di assassinii decisi nelle stanze del potere. Un sistema che Giuliamo ha cercato di estirpare restandone invece vittima.

Il protagonista, Victor, è infatti una spia al soldo di Costanzo II, che avrà il compito di seguire come un’ ombra il giovane Claudio Flavio Giuliano che la Storia conoscerà come “L’Apostata”. Attraverso gli occhi di Victor il lettore potrà seguire da presso una tra le figure storiche più singolari, straordinarie e controverse che siano mai esistite.

Affiancato a Victor vi è Filopatròs, un greco, anch’egli una guardia del corpo di Flavio Giuliano e forse anch’egli una spia messa li a controllare le mosse di Victor.

Victor, Filopatròs e Giuliano, tre uomini che rappresentano altrettanti ideali politici e religiosi. Uno è senza fede, uno è cristiano ed uno pagano. Uniti come fratelli dall’amicizia, separati dalle proprie ideologie, a tal punto da far divenire laloro fede una sorta di mostro interiore con il quale, loro malgrado, si trovano a combattere.

Le descrizioni delle battaglie sono molto suggestive, sia per la minuzia dei particolari sia per l’attinenza storica, ha influito l’aver fatto parte di un corpo speciale come i paracadutisti?

Direi proprio di si. L’aver assaporato lo spirito di corpo della Folgore come comandante di squadra assaltatori mi ha permesso di trasmettere sensazioni che non avrei mai potuto descrivere se non avessi fatto quell’esperienza. Posso solo immaginare quanto possa essere amplificata questa sensazione di spirito di corpo, facendo parte di una legione che marciava giorno e notte e affrontava innumerevoli nemici in battaglia combattendo all’arma bianca.

 La sensazione che si a leggendo uno dei tuoi romanzi storici e quella di trovarcisi coinvolto in prima persona, ma come ti riesce questa alchimia?

Io ho proprio iniziato a scrivere perché in ciò che leggevo non riuscivo a sentire alcun coinvolgimento. Leggevo di battaglie, combattimenti feroci che duravano in eterno, uomini che continuano a lottare senza curarsi delle ferite e senza mai essere a corto di fiato.

Nessuno scriveva della tensione emotiva, della stanchezza, del freddo, di quello che in minima parte avevo provato io nelle pattuglie notturne sotto una gelida pioggia. Della sensazione di spossatezza che si impadronisce del corpo o della adrenalina che ti tiene in piedi. Della paura, della mancanza di fiato dopo uno sforzo estenuante. Questo mancava in ciò che leggevo e quindi forse chi li aveva scritti non li aveva mai provati. Reggere uno scudo, portare una corazza, sferrare un colpo, due, dieci, venti, quanto può combattere un soldato? Nella mia mente pochi istanti. Ecco, quegli istanti vanno saputi raccontare come se scorressero al rallentatore. Come se ogni battito del cuore fosse una lotta contro la morte. Ma la mia è solo immaginazione.

Su quale altro personaggio storico scriveresti? Nel mondo classico avresti l’imbarazzo della scelta.

Scriverei Draco ancora dieci volte, ma alla fine credo che sarei ripetitivo. Ho scritto di Sertorio, un libro appena finito e sto scrivendo di Publio Decio Mure, un libro appena iniziato. Un giorno o l’altro scriverò di Scipione, ma preferirei non sbilanciarmi troppo in previsioni, io ci metto molto a scrivere libri, mentre per farsi rubare un’idea ci vuole un secondo.

Quali progetti letterari hai per il futuro?

Come ho accennato ho appena concluso un romanzo su Quinto Sertorio. L’idea di scrivere un romanzo sulla sua campagna in Spagna era nel cassetto da prima che cominciassi a scrivere “Draco, l’ombra dell’imperatore”. Gli scenari e la forte personalità di questo generale, lo rendono una delle figure più controverse e discusse dalla storia di Roma. Sertorio è un Romano che combatte il sistema stesso che lo ha creato e lo fa inizialmente da uomo leale, forte, clemente, che supera in acume tattico e strategico tutti i generali che gli vengono inviati contro. Il logorio della lunga guerra e l’incompetenza dei suoi comandanti, lo rendono poi cinico e crudele, proprio come il destino che lo attende e che trasforma i suoi uomini di fiducia in assassini.

L’intramontabile Teodoro Mommsen, nella sua “Storia di Roma”, parla di lui come uno dei più grandi uomini, forse il più grande, che Roma abbia mai prodotto. Plutarco nelle sue “Vite Parallele”, lo dipinge con i tratti vividi di un uomo straordinario e magnanimo condannato da un destino crudele e ingiusto. Studiandolo e cercando di trasporlo in questo libro con la mia immaginazione, mi sono trovato davanti ad un personaggio geniale, coraggioso, ma anche scaltro e opportunista.

In quale modo ti sei accostato alla letteratura?

Il mio amore per la storia è innato. Io a otto anni ho chiesto a i miei genitori di portarmi a Roma a vedere il Colosseo e i Fori Imperiali. Ma l’amore per la scrittura è arrivato molto più tardi e la scintilla che ha innescato il tutto è stata una esposizione di figurini militari che ha cambiato la mia vita portandomi a scoprire, oltre alle attitudini per la pittura, un incredibile mondo di appassionati ed esperti di storia e uniformologia. Una passione che mi ha portato a partecipare a concorsi internazionali e collaborare con alcune riviste del settore italiane ed estere. Una passione che mi ha fatto riprendere in mano i libri di Storia. Una storia diversa da quella che mi propinavano a scuola, una storia scritta nella polvere dagli uomini come i miei nonni e i ragazzi di ogni tempo che hanno servito sotto le armi. Una passione che mi ha guidato dalle campagne napoleoniche ai confini della letteratura classica.

Li ho capito che esercitandomi, in qualche anno avrei potuto diventare un buon pittore di figurini storici, mentre per lo studio della storia, tutta la vita non sarebbe bastata.

 Hai un luogo particolare in cui coltivi la tua ispirazione letteraria?

Io quando scrivo voglio emozionare, toccare il cuore e a volte graffiarlo. È un lavoro che richiede concentrazione, ma è anche adrenalina della creazione e dell’immaginazione. È sforzo mentale e fisico, mi piacerebbe dire che è anche metodo, perché più si scrive e migliore è il risultato, proprio come un atleta che si allena per esprimersi al meglio, ma questo non è il mio caso.

Voglio sottolinearlo, io non sono quasi mai nelle condizioni ottimali per scrivere, i miei lavori non nascono nel mio studio, con una bella musica d’ambiente di sottofondo e il camino acceso e non scrivo nemmeno nei momenti in cui sono più lucido e riposato. Io scrivo con poche manciate di muniti rubate sui treni, nelle pause pranzo nei bar, sulle panchine del parco, nella stanchezza delle ore notturne rubate al sonno. Quello che ho scritto è ciò che ho potuto fare al meglio nelle condizioni in cui mi trovavo in quel momento. Scrivere per me è una battaglia.

La tua qualità letteraria è matura per l’estero? Cosa puoi dirci in merito?

Il prossimo anno esce il mio primo libro in Spagna per Ediciones B. Sono molto contento, ho fortemente voluto la pubblicazione dei miei lavori all’estero e la Spagna si è dimostrata sensibile. Eviterei l’argomento della qualità letteraria perché finirei con lo sparlare della qualità di alcuni libri esteri che leggiamo in Italia. Ma purtroppo il nostro è un paese di esterofili, basta un nome esotico per avere un fascino del tutto particolare, esattamente il contrario di ciò che invece succede nel mercato di lingua anglosassone. Loro giustamente favoriscono i loro scrittori.

Che futuro vedi per la letteratura nel nostro paese? Considerando i tagli al bilancio di questi ultimi anni.

Pessimo. Dall’uscita del mio primo romanzo nel 2010 il mondo dell’editoria è radicalmente cambiato, sembrano passati secoli e invece sono passati tre anni. Tre anni in cui c’è stato un crollo del settore. Fatta eccezione per qualche bestseller mondiale l’industria editoriale si regge con numeri da artigianato. Per sopperire a questa carenza di vendite si pubblicano un’enormità di titoli in modo di avere sempre in libreria delle novità da proporre e questo accorcia la vita di ciascun libro. Le librerie storiche delle città sono state soppiantate da quelle in franchising dei centri commerciali dove si è perso il rapporto con la clientela e dove quindi non si consiglia più un prodotto al lettore che si conosce. Internet poi ha aiutato parecchio a fare piazza pulita degli ultimi lettori. La gente passa più tempo sui social network che a leggere libri. Prendete un treno al mattino e guardatevi intorno, contate quelli che guardano il telefonino e quelli che leggono un libro.

Ma non è detto che un giorno le cose non possano cambiare.

Massimiliano Colombo

massimiliano

Massimiliano Colombo, nato a Bergamo nel 1966, vive a Como dove da anni coltiva, con cura, dedizione ed entusiasmo, la sua innata passione per gli eserciti del passato. Nel 1988 serve nella Brigata Folgore – 2° Btg. Paracadutisti Tarquinia, un’esperienza di vita che ne tempra il carattere e rafforza la sua già grande ammirazione per chi, nelle mutevoli stagioni della storia, indossa un’uniforme.

Nel 1993 visita una mostra di figurini militari che lo introdurrà alla scoperta non solo della propria attitudine alla pittura, ma anche nello straordinario mondo di cultori ed esperti di storia. Partecipa a concorsi internazionali e collabora con alcune riviste del settore italiano ed estero. Dietro ogni realizzazione c’è un’appassionata ricerca storica che gli rivela, di volta in volta, nuovi mondi da esplorare.

Nel 2003 si imbatte in una specialistica versione del De Bello Gallico. Da quelle righe nasce uno slancio, una fervida ispirazione, un moto dell’animo che diviene sfida e al tempo stesso desiderio di fermare il tempo, desiderio di scrivere.

                                                                                                                                                                                                                                        Alessandro Cerioli

Presentazione letteraria “Il Cantico del Pesce Persico”

#studiotablinum: presso il Centro Culturale Biblioteca Bellagio Alessandro Cerioli introduce lo scrittore Giuseppe Bresciani, il tema trattato è la presentazione del romanzo “Il Cantico del Pesce Persico”, presente anche alla rassegna letteraria Parolario 2013 tenutasi come di consueto nella città di Como. La serata è stata impreziosita da dialoghi sul tema letterario e riflessioni sul passato, presente e futuro del Lario. L’ampio coinvolgimento del pubblico hanno fatto si che la serata risultasse gradevole e vivace.
Potrete trovare altri video della serata sul canale telematico youtube.

Seconda conferenza naturalistica di Attilio Selva

Studio Tablinum: durante la seconda parte, che potrete visionare su youtube, il naturalista Attilio Selva ha reso coinvolgente la serata con la proiezione di fotografie di alto interesse naturalistico; delucidandone tutti i singoli fotogrammi il pubblico è stato trasportato in un viaggio virtuale del triangolo lariano.

Conferenza naturalistica di Attilio Selva

Studio Tablinum: in questo video visionerete l’introduzione alla conferenza naturalistica di Attilio Selva, presso il Centro Culturale Biblioteca Bellagio. Il naturalista ha delucidato la natura del luogo, esattamente del triangolo lariano, esaltandone le particolarità. Ampio spazio è stato dato alle scoperte paleontologiche, con illustrazioni e riferimenti fotografici. Questa due giorni scientifica, organizzata da Studio Tablinum, vuole sensibilizzare le persone a favore del tema naturalistico e renderle consapevoli che un’ecosistema cosi fragile potrebbe essere compromesso, irrimediabilmente, dall’ incautela dell’uomo.

“La quotidianità sulle onde del lago”

Studio Tablinum: nella splendida cornice lacustre del paese di Bellagio, presso la Torre delle Arti, si è inaugurata la mostra “La quotidianità sulle onde del lago” con splendidi modellini di imbarcazioni novecentesche. Durante la Vernice della mostra la scrittrice Lucia Sala a tenuto un simposio letterario sulla vita e le vicende di quell’epoca. Splendide e chiare proiezioni hanno fatto rivivere il fascino di quegli anni, fra vele ammainate e sbuffi di piroscafi, la suggestione è stata completa nel visionare un’allestimento “iperrealistico” con le reti dei pescatori a fare da cornice agli strumenti di navigazione. Uno splendido modo questo di riassaporare quel mondo ormai scomparso e rendersi conto dell’ efficienze e avanguardia dello stesso.

La mostra rimarrà in essere sino al primo di aprile 2013.Immagine