Le Grandi Battaglie della Storia: Hiroshima

hiroshimaTablinum: cari lettori, questo mese non tratteremo una battaglia o un assedio ma scopriremo come il lancio di due sole bombe abbia cambiato il corso della Seconda Guerra Mondiale, e più in generale la storia della guerra. Con il lancio di due bombe atomiche ebbe inizio l’era atomica e conseguentemente il periodo storico comunemente conosciuto come: Guerra Fredda.

Ma scopriamo come si è arrivati a questo momento cruciale.

forze dell'asseDal 1943 le forze dell’Asse sono in crisi su tutto lo scacchiere bellico, ma lungi dall’essere piegate. L’Italia è uscita dal conflitto a settembre, ma nel nord del paese si è instaurata la Repubblica Sociale Italiana. Nello stesso anno, le forze militari congiunte anglo-americane sono sbarcate in Europa e l’Unione Sovietica è in grande ripresa dopo lo battaglia di Stalingrado mentre nel Pacifico, le sorti della guerra sono ormai segnate: fra il 1944 e il 1945 le forze anglo-americane procedono con la riconquista della Birmania, delle isole Gilbert, delle isole Filippine, e del Giappone che non riuscendo a fare fronte a tutte queste invasioni subisce pesanti bombardamenti anche sul proprio territorio.

iwo jimaL’offensiva americana procede faticosamente e le perdite subite a Iwo Jima e Okinawa preoccupano lo stato maggiore americano sui tempi di conclusione della guerra. Il Giappone, nonostante i bombardamenti subiti, è ancora ottimamente difeso, soprattutto nella parte centrale e conta su oltre 1.800.000 uomini in 26 divisioni e su un terreno che si presta bene alla guerriglia. La stima delle perdite di vite umane la conquista del Giappone, secondo il rapporto dettagliato del generale George Marshall, Capo di Stato Maggiore, oscilla tra i 500.000 e il 1.000.000 di caduti. Un numero davvero intollerabile se consideriamo che la conquista della Germania, e la conseguente caduta di Hitler, sono costati in confronto 200.000 caduti.

harry trumanLa situazione si muove in fretta e nel maggio 1945, un comitato presieduto dal Ministro della Difesa Henry L. Stimson, presenta un rapporto al neo presidente americano Henry Truman sull’ipotesi di ricorrere contro il Giappone a una nuova e potentissima arma: la bomba atomica.

La costruzione della potente arma è segretissima, tanto che anche gli alleati degli americani ne sono all’oscuro. Il progetto, chiamato in codice “Progetto Manhattan”, è coordinato dal generale Leslie R. Groves. Illustri fisici lavorano alacremente al progetto dal 1942 e sono Leo Szilard, Klaus Fuchs, Robert Oppenheimer, Edward Teller, Emilio Segre ed Enrico Fermi.

La volontà degli americani è quella di far cessare immediatamente il conflitto bellico nell’arcipelago giapponese, evitando così inutili perdite, ma soprattutto per evitare che anche l’Unione Sovietica dichiari guerra al Giappone da una posizione di vantaggio rispetto agli Stati Uniti.

potsdamLe diplomazie dei vari stati si mettono al lavoro per trovare una soluzione e il 26 luglio 1945 viene diffuso il proclama alleato di Potsdam che offre la resa allo stato nipponico, promettendo la restituzione dei prigionieri, il mantenimento delle industrie e infine un posto nel commercio internazionale. A fronte di questo, si impone al Giappone la perdita di tutte le conquista militari e la riduzione del territorio nazionale alle quattro isole maggiori, quelle dove sinora non sono avvenuti gli sbarchi americani.

Il 29 luglio 1945 il Giappone risponde al proclama con un comunicato stampa. Il termine usato è: “ignorare l’ultimatum” e viene inevitabilmente interpretato dagli Alleati come un secco rifiuto.

Si è giunti quindi al momento più critico e le diplomazie propongono l’utilizzo dei canali “non ufficiali” attraverso la neutrale Svizzera, ma gli Stati Uniti hanno investito una cifra colossale per il “Progetto Manhattan” e per lo Stato Maggiore dell’Esercito, questo rifiuto giapponese, è l’occasione giusta per testare la nuova arma.

Little_boyIntanto tra il 26 e il 29 luglio 1945 “Little Boy”, il nome dato alla prima bomba atomica, viene imbarcata sull’incrociatore Indianapolis nell’isola di Tin, nell’arcipelago delle Marianne. A questo punto si attende solo la decisione del Presidente degli Stati Uniti per imbarcarla sul bombardiere a lungo raggio B29. Il piano è quello di sganciare la bomba atomica su dei centri minori come Hiroshima, Kokura, Niigata o Nagasaki, risparmiando a Tokyo la totale distruzione del suo abitato.

Crew of the B-29 "Enola Gay"

L’ordine del Presidente Truman arriva il 5 agosto 1945 al 509° Gruppo da Bombardamento. Tre B29 decollano poco dopo la una del 6 agosto 1945, sono i bombardieri da ricognizione che scortano il bombardiere, soprannominato “Enola Gay” in onore della madre del comandante Paul Tibbets, che porta la bomba atomica. La missione è talmente segreta che solo il tenente-colonnello Paul Tibbets è a conoscenza del carico, il resto degli equipaggi dello stormo pensa che si tratti un bombardamento “convenzionale”.

Il tenente-colonnello riceve il bollettino meteo dal capitano di uno dei B29 in ricognizione; il cielo su Hiroshima  è senza nuvole e l’aria è limpida, condizione perfetta per il bombardamento. Solo quando l'”Enola Gay” si trova sopra Hiroshima Tibbets informa gli equipaggi che la bomba che stanno per essere sganciata è una bomba atomica.

hiroshima_bomba_atomica_giappone-2Preso atto di questo gli equipaggi eseguono gli ordini del Presidente Truman e alle ore 8.15 il maggiore Tom Ferebee esegue lo sgancio e l’esplosione ha luogo 45 secondi più tardi, quando l'”Enola Gay” è già a diversi chilometri di distanza. Ciò nonostante gli equipaggi dei B29 sono quasi accecati dal lampo che vedono attraverso gli occhiali speciali di cui tutti sono stati muniti, mentre dalla città colpita si eleva un’enorme colonna di fumo densissima di particelle solide, che prende presto la forma di un fungo.

piantina esplosioneA terra l’effetto è terribile: dove la bomba impatta, la temperatura raggiunge in una frazione di secondo i 5.000 gradi, in un’area di 1.500 metri di diametro. Niente se non cenere e pulviscolo viene ritrovato in questo spazio. Spostandosi dall’epicentro dell’esplosione, tutti gli edifici crollano al suolo o bruciano da cima a fondo. Non si possono soccorrere i feriti e gli ustionati gravissimi restando a morire in strada, a fine giornata si calcolano 100.000 morti, altri 40.000 morti si aggiungeranno entro la fine 1945.

La forza devastatrice della bomba atomica distrugge anche gli archivi anagrafici civili e militari, rendendo impossibile il conteggio preciso delle vittime. L’Imperatore Hirohito è costretto ad ammettere il colpo devastante e l’Unione Sovietica approfitta di questa devastazione che ha colpito il Giappone per invadere la Manciuria, precedentemente invasa dai nipponici e ribattezzata Manciukuò.

imperatore-hirohitoTuttavia l’Imperatore Hirohito, mal consigliato dal suo entourage, esita a segnalare immediatamente la volontà di resa agli Americani e questa esitazione costa un’altra tragedia altrettanto grave.

Il 9 agosto 1945 la città di Nagasaki viene scelta, per via delle buone condizioni meteorologiche, per lo sganciamento della seconda bomba atomica, denominata “Fat Man”, questa volta una bomba al plutonio.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’esplosione è talmente potente, diverse volte più di Hiroshima, che il bombardiere B29 viene parzialmente investito dall’onda d’urto dell’esplosione ed è costretto a un atterraggio d’emergenza nella base militare di Okinawa. I morti saranno 70.000, inclusi i membri dello stesso equipaggio del B29, contaminati pesantemente dalle radiazioni.

Una riunione tra le principali autorità di governo e i capi militari ha luogo nel palazzo imperiale di Tokyo a partire dalla mezzanotte tra il 9 e 10 agosto 1945 e per la prima volta nella storia è presente alla riunione anche l’Imperatore Hirohito. E’ quest’ultimo a far pendere l’ago della bilancia a favore della resa incondizionata, precedentemente proposta dagli Alleati. Non tutti sono d’accordo con la decisione dell’imperatore, alcuni vogliono delle condizioni migliori senza le quali preferirebbero continuare il conflitto a oltranza. Ma la decisione è stata presa e il 2 settembre 1945 una commissione giapponese sale sulla corazzata Americana Missouri, pacificamente entrata nel porto di Tokyo, e alle ore 9.25 firma la resa del Giappone, davanti ai rappresentanti dei principali stati Alleati. La Seconda Guerra Mondiale è finita.

blocchiL’arma atomica, utilizzata per sconfiggere il Giappone, modifica i rapporti di forza tra i vincitori a favore degli Stati Uniti  e i vincitori a favore dell’Unione Sovietica. Questa frapposizione in blocchi rende ancora più remota la possibilità di creare un ordine mondiale postbellico, che vada a scongiurare un altro conflitto mondiale, anzi subito dopo la fine della seconda guerra mondiale è iniziata la corsa agli armamenti.

De facto è come se da settant’anni a questa parte le guerre non siano mai cessate, ma addirittura moltiplicate, e non si sia mai avuta la sensazione di una pace mondiale, duratura nel tempo.

Alessandro Cerioli

Brigitte Cabell, l’arte di domare la pietra.

Tablinum: osservando le sculture di Brigitte Cabell, abbiamo l’impressione che l’artista abbia non creato un’opera grazie alla materia, ma che di quest’ultima ne abbia rivelato la più intima essenza. Brigitte Cabell è, senza dubbio, colei che ha dato voce alla pietra, plasmando la sua forma primordiale.

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Brigitte Cabell, artista tedesca nata in Germania presso Berlino, ha lo studio nella Reismühle – Monaco di Baviera, è vissuta per molto tempo a Firenze. Ha studiato medicina in Germania e ha lavorato come cardiologa fino sei anni fa in clinica, parallelamente alla clinica gli ultimi 14 anni ha frequentato diverse accademie in Germania, Austria, Italia, concentrandosi sullo studio di pittura e scultura; quest’ultima si è rivelata più affine al suo animo. Ha esposto a Monaco, Berlino, Venezia, alla Triennale delle arti visive di Roma, nonché a Como presso l’officinacento5, in collaborazione con Tablinum Cultural Management.

1) Brigitte, per molto tempo è vissuta in Italia, particolarmente a Firenze: la passione per la scultura era già nei suoi pensieri? Come è riuscita a conciliare gli studi di medicina e la frequentazione dell’accademia?

La passione per la pittura e la scultura è cominciata certamente a Firenze dove sono cresciuta con l’arte del Rinascimento, in special modo mi avevano affascinato le sculture di Michelangelo, Donatello e dei fratelli della Robbia. Durante gli studi di medicina ho frequentato di sera l’accademia d’arte e ho approfondito specialmente i disegni del corpo umano. La mia prima esposizione di pittura (ritratti) era a Firenze all’età di 17 anni. Durante la mia attività in clinica ho frequentato soprattutto negli ultimi 14 anni, sempre durante le vacanze, diverse accademie per scultura e pittura.

2) Le sculture che ho avuto il piacere di ammirare alla mostra di Como, “Le cinque anime della scultura”, sembrano quasi delle pietre trovate in un luogo lontano, in una terra mitica. In uno stesso pezzo si alternano superfici sbozzate ad altre lisce e perfette, ma l’impressione è di trovarsi di fronte a una pietra rara, restituitaci dalla natura stessa. Ha voluto rappresentare, in questo modo, un osmosi tra l’uomo e la natura?

Il lavoro con la pietra è la mia grande passione, entro in un dialogo con la pietra, essa stessa fa andare avanti lo scalpello. Lavoro sopratutto con serpentine dall’ Africa (Zimbabwe), loro hanno un’età fino a tre miliardi di anni, ho un grande rispetto davanti questa materia e lascio parti in originale. Con queste serpentine lavoro quasi solamente a mano, mentre con il marmo uso anche un scalpello pneumatico e la flex (strumento per levigare il marmo). Due volte all’anno lavoro in Carrara.

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3) Il rapporto che Lei ha con la materia sembrerebbe intuitivo, non fa uso di modelli o bozzetti. Le pietre usate sono perlopiù il marmo, l’arenaria, l’alabastro, il serpentino dello Zimbabwe. Avrà sicuramente viaggiato molto. Sono stati i luoghi che ha visitato a suggerirle i materiali scelti?

Ancora non sono stata in Africa, il mio primo incontro con le pietre di Zimbabwe è stato tredici anni fa ad un workshop con scultori di quella terra. Da allora si è sviluppato in me un grande amore. Conosco in Germania un commerciante vicino Norimberga che importa ogni anno tonnellate di serpentine e springstone da Zimbabwe, vado là e scelgo le pietre che mi interessano.

4) Ci sono delle fonti letterarie o artistiche dalle quali attinge per la realizzazione delle sue opere?

Mi sono sempre interessata di mitologia e fiabe. Penso che il mio lungo lavoro in medicina interna mi abbia anche influenzata.

5) La sua arte non è imitazione delle cose, bensì le rivela: è questo secondo Lei il compito della scultura oggi? Siamo inondati di immagini, forse avremmo bisogno di ritornare alle “forme primordiali”?

Sì, penso che non dobbiamo dimenticare la nostra storia, la nostra provenienza, le forme primordiali.

6) Ci racconti la Sua esperienza con Tablinum Cultural Management.

Sono stato molto contenta di aver potuto fare un’esposizione con Tablinum a Como, è stata professionale, anche il luogo all’officinacento5 dell’esposizione mi è piaciuto.

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                                                                                                                                           Francesca Corsi

L’altro Medioevo: i “CARMINA BURANA”

290px-CarminaBurana_wheelStudio Tablinum: Inoltriamoci nel mondo medievale con questa straordinaria silloge di poesie:

Che cosa evoca il nome “Carmina Burana”?

Sicuramente vi verranno in mente i versi del carme “In taberna quando sumus”, se non altro perché è stato musicato da Carl Orff nel 1935-36.

Ma, se anche non conosceste il carme sopracitato, questa raccolta tratteggia immediatamente nella mente l’immagine lasciva del chierico che frequenta le osterie e che ha la passione per il bere e per le belle ragazze.

Non c’è nulla di più vero e nulla di più falso.

Solitamente il Medioevo viene descritto come il periodo più buio della Storia: peste, carestie, dominio della Chiesa in tutti gli ambiti della vita quotidiana,superstizioni, teorie mistiche, eresie, torture e via dicendo.

Questa concezione si è sviluppata durante il periodo Umanistico per denigrare la produzione letteraria precedente e per rinforzare l’idea di “Rinascita” che il 1400-1500 portano con sé.

 Attraverso i “Carmina” il Medioevo assume un’altra sfumatura: viene sottolineata la corruzione dilagante della Chiesa nella prima sezione, quella satirica; l’erotismo e l’amore carnale sono i temi principali della seconda sezione, mentre nella terza viene descritto l’ambiente dell’osteria, del gioco e del bere.

Sicuramente il ritratto “tipico” del Medioevo è un’immagine veritiera, ma non si analizza mai l’altra faccia della medaglia, quella proposta in questa silloge appunto.

Orff - carmina burana - frontInfatti, per capire profondamente il significato dei “Carmina”, bisogna pensare che i chierici (autori della maggior parte delle poesie presenti in questa raccolta) sono essi stessi rappresentanti del sistema ecclesiastico (anche se non sono tenuti a rispettare lo stile di vita di un canonico regolare, infatti possono sposarsi e avere figli) e sono, quasi tutti, grandi teologi e uomini di Fede.

Dunque non devono essere considerati dei libertini ante litteram o dei “ribelli”; non avrebbero mai voluto scontrarsi con la Chiesa perché erano fortemente inseriti nell’ “ordo clericalis” e perché avrebbero perso quei privilegi che la loro condizione forniva e che permetteva loro di essere una classe privilegiata all’interno della tripartita società medievale.

Le loro poesie satiriche, infatti, contengono una critica esclusivamente anticuriale e non antiecclesiastica.

L’avere questo stile di vita, per così dire “bohemienne”, è influenzato dal fatto che essi sono, per la maggior parte, studenti che viaggiano di città in città per frequentare le lezioni dei grandi professori dell’epoca e quindi devono essere visti come i contemporanei “studenti fuori sede” che, lontani da casa, si divertono e si abbandonano ai piacere terreni (nel carme 92, infatti, il chierico viene definito un “Epicuro”).

L’intento parodico che pervade numerosi carmina ha uno spirito diverso rispetto alla parodia moderna: questa mette in evidenza l’inconsistenza dell’oggetto preso in considerazione, quella sottolinea semplicemente “l’altro Medioevo” (contro il quale i chierici non si sarebbero mai “ribellati” per le ragioni precedentemente delineate).

 Propongo, adesso, una serie di poesie di particolare importanza per fornire un’idea di quanto è stato detto sino ad ora.

 Il carme 3 o il carme 44 della sezione satirica mettono bene in evidenza la decadenza morale del corpus ecclesiastico: nel 44 viene ritratto il “Signor Papa” che si ammala perché non ha ricevuto doni da un chierico che gli fa visita e guarisce in seguito a laute elargizioni d’oro e d’argento.

L’intento satirico è palese e inoltre il testo è un intarsio di citazioni bibliche: questo elemento ci sottolinea sia la grande erudizione dei chierici (dovuta, in gran parte, ad un apprendimento mnemonico delle opere di maggiore importanza) sia l’intento di dare un’immagine più veritiera possibile della chiesa medievale, sfruttando gli “strumenti” propri della chiesa.

 Il carme 83, invece, fa parte della sezione erotica.

L’autore è Pietro di Blois, grande personalità dell’epoca e il riferimento a Ovidio e alla sua descrizione di Corinna è immediato, ma Pietro è molto più sensuale e concreto.

Non tentenna nel descrivere i movimenti che compie sul corpo di Flora, le carezze e i sentimenti che scaturiscono da quel momento.

 “…Mi sembra di essere più che uomo

e gioisco come fossi innalzato fra gli Dèi,

quando la mia mano tocca beata il suo morbido seno

e scende poi leggera ad accarezzarle il grembo…”

Sconcerta l’idea che un chierico parli di amore carnale ma, come abbiamo visto, non erano votati alla castità e non è rara la produzione epistolare d’amore rivolta ad una monaca.

L’amore, in questi casi, è spirituale e viene visto come tramite verso Dio.

Ma l’amore carnale del carme 83 deriva dall’influenza della Scuola di Chartres, sede dello sviluppo della corrente di pensiero neoplatonica che sottolinea l’importanza dell’atto sessuale per favorire la proliferazione della natura, forza vitale che pervade micro e macro cosmo e figlia divina.

goliardiDella terza sezione il carme più espressivo è il 191, la “Confessio Goliae” dell’Archipoeta di Colonia: i chierici vengono definiti “goliardi” perché Golia (il gigante vinto da David) viene associato, per assonanza, alla “gola” e viene visto come una sorta di diavolo.

Questo carme è la confessione delle colpe commesse dall’Archipoeta: il bere, il gioco e le donne.

Ma adduce una scusante per ogni colpa commessa, infatti afferma di non poter fare a meno di bere sennò non riesce a scrivere e di non riuscire a non essere attratto dalle donne di Pavia (anche questo poeta riprende Ovidio e in particolare gli “Amores” II,4).

 Abbiamo ottenuto, attraverso la ricezione di questa silloge, un ritratto originale del Medioevo.

E’ una pietra biliare della produzione lirica medievale, non solo per i temi trattati ma anche per il modo in cui vengono esposti.

Viene utilizzata un’espressività linguistica altamente lirica e le immagini prendono corpo ora attraverso una forte critica dai toni satirici ora attraverso sentimenti delicati e sensuali.

 E’ un’opera di eccezionale valore che dovrebbe occupare un posto privilegiato nella biblioteca di ciascuno di noi.

 

Camilla Oliveri