Le Grandi Battaglie della Storia: Hiroshima

hiroshimaTablinum: cari lettori, questo mese non tratteremo una battaglia o un assedio ma scopriremo come il lancio di due sole bombe abbia cambiato il corso della Seconda Guerra Mondiale, e più in generale la storia della guerra. Con il lancio di due bombe atomiche ebbe inizio l’era atomica e conseguentemente il periodo storico comunemente conosciuto come: Guerra Fredda.

Ma scopriamo come si è arrivati a questo momento cruciale.

forze dell'asseDal 1943 le forze dell’Asse sono in crisi su tutto lo scacchiere bellico, ma lungi dall’essere piegate. L’Italia è uscita dal conflitto a settembre, ma nel nord del paese si è instaurata la Repubblica Sociale Italiana. Nello stesso anno, le forze militari congiunte anglo-americane sono sbarcate in Europa e l’Unione Sovietica è in grande ripresa dopo lo battaglia di Stalingrado mentre nel Pacifico, le sorti della guerra sono ormai segnate: fra il 1944 e il 1945 le forze anglo-americane procedono con la riconquista della Birmania, delle isole Gilbert, delle isole Filippine, e del Giappone che non riuscendo a fare fronte a tutte queste invasioni subisce pesanti bombardamenti anche sul proprio territorio.

iwo jimaL’offensiva americana procede faticosamente e le perdite subite a Iwo Jima e Okinawa preoccupano lo stato maggiore americano sui tempi di conclusione della guerra. Il Giappone, nonostante i bombardamenti subiti, è ancora ottimamente difeso, soprattutto nella parte centrale e conta su oltre 1.800.000 uomini in 26 divisioni e su un terreno che si presta bene alla guerriglia. La stima delle perdite di vite umane la conquista del Giappone, secondo il rapporto dettagliato del generale George Marshall, Capo di Stato Maggiore, oscilla tra i 500.000 e il 1.000.000 di caduti. Un numero davvero intollerabile se consideriamo che la conquista della Germania, e la conseguente caduta di Hitler, sono costati in confronto 200.000 caduti.

harry trumanLa situazione si muove in fretta e nel maggio 1945, un comitato presieduto dal Ministro della Difesa Henry L. Stimson, presenta un rapporto al neo presidente americano Henry Truman sull’ipotesi di ricorrere contro il Giappone a una nuova e potentissima arma: la bomba atomica.

La costruzione della potente arma è segretissima, tanto che anche gli alleati degli americani ne sono all’oscuro. Il progetto, chiamato in codice “Progetto Manhattan”, è coordinato dal generale Leslie R. Groves. Illustri fisici lavorano alacremente al progetto dal 1942 e sono Leo Szilard, Klaus Fuchs, Robert Oppenheimer, Edward Teller, Emilio Segre ed Enrico Fermi.

La volontà degli americani è quella di far cessare immediatamente il conflitto bellico nell’arcipelago giapponese, evitando così inutili perdite, ma soprattutto per evitare che anche l’Unione Sovietica dichiari guerra al Giappone da una posizione di vantaggio rispetto agli Stati Uniti.

potsdamLe diplomazie dei vari stati si mettono al lavoro per trovare una soluzione e il 26 luglio 1945 viene diffuso il proclama alleato di Potsdam che offre la resa allo stato nipponico, promettendo la restituzione dei prigionieri, il mantenimento delle industrie e infine un posto nel commercio internazionale. A fronte di questo, si impone al Giappone la perdita di tutte le conquista militari e la riduzione del territorio nazionale alle quattro isole maggiori, quelle dove sinora non sono avvenuti gli sbarchi americani.

Il 29 luglio 1945 il Giappone risponde al proclama con un comunicato stampa. Il termine usato è: “ignorare l’ultimatum” e viene inevitabilmente interpretato dagli Alleati come un secco rifiuto.

Si è giunti quindi al momento più critico e le diplomazie propongono l’utilizzo dei canali “non ufficiali” attraverso la neutrale Svizzera, ma gli Stati Uniti hanno investito una cifra colossale per il “Progetto Manhattan” e per lo Stato Maggiore dell’Esercito, questo rifiuto giapponese, è l’occasione giusta per testare la nuova arma.

Little_boyIntanto tra il 26 e il 29 luglio 1945 “Little Boy”, il nome dato alla prima bomba atomica, viene imbarcata sull’incrociatore Indianapolis nell’isola di Tin, nell’arcipelago delle Marianne. A questo punto si attende solo la decisione del Presidente degli Stati Uniti per imbarcarla sul bombardiere a lungo raggio B29. Il piano è quello di sganciare la bomba atomica su dei centri minori come Hiroshima, Kokura, Niigata o Nagasaki, risparmiando a Tokyo la totale distruzione del suo abitato.

Crew of the B-29 "Enola Gay"

L’ordine del Presidente Truman arriva il 5 agosto 1945 al 509° Gruppo da Bombardamento. Tre B29 decollano poco dopo la una del 6 agosto 1945, sono i bombardieri da ricognizione che scortano il bombardiere, soprannominato “Enola Gay” in onore della madre del comandante Paul Tibbets, che porta la bomba atomica. La missione è talmente segreta che solo il tenente-colonnello Paul Tibbets è a conoscenza del carico, il resto degli equipaggi dello stormo pensa che si tratti un bombardamento “convenzionale”.

Il tenente-colonnello riceve il bollettino meteo dal capitano di uno dei B29 in ricognizione; il cielo su Hiroshima  è senza nuvole e l’aria è limpida, condizione perfetta per il bombardamento. Solo quando l'”Enola Gay” si trova sopra Hiroshima Tibbets informa gli equipaggi che la bomba che stanno per essere sganciata è una bomba atomica.

hiroshima_bomba_atomica_giappone-2Preso atto di questo gli equipaggi eseguono gli ordini del Presidente Truman e alle ore 8.15 il maggiore Tom Ferebee esegue lo sgancio e l’esplosione ha luogo 45 secondi più tardi, quando l'”Enola Gay” è già a diversi chilometri di distanza. Ciò nonostante gli equipaggi dei B29 sono quasi accecati dal lampo che vedono attraverso gli occhiali speciali di cui tutti sono stati muniti, mentre dalla città colpita si eleva un’enorme colonna di fumo densissima di particelle solide, che prende presto la forma di un fungo.

piantina esplosioneA terra l’effetto è terribile: dove la bomba impatta, la temperatura raggiunge in una frazione di secondo i 5.000 gradi, in un’area di 1.500 metri di diametro. Niente se non cenere e pulviscolo viene ritrovato in questo spazio. Spostandosi dall’epicentro dell’esplosione, tutti gli edifici crollano al suolo o bruciano da cima a fondo. Non si possono soccorrere i feriti e gli ustionati gravissimi restando a morire in strada, a fine giornata si calcolano 100.000 morti, altri 40.000 morti si aggiungeranno entro la fine 1945.

La forza devastatrice della bomba atomica distrugge anche gli archivi anagrafici civili e militari, rendendo impossibile il conteggio preciso delle vittime. L’Imperatore Hirohito è costretto ad ammettere il colpo devastante e l’Unione Sovietica approfitta di questa devastazione che ha colpito il Giappone per invadere la Manciuria, precedentemente invasa dai nipponici e ribattezzata Manciukuò.

imperatore-hirohitoTuttavia l’Imperatore Hirohito, mal consigliato dal suo entourage, esita a segnalare immediatamente la volontà di resa agli Americani e questa esitazione costa un’altra tragedia altrettanto grave.

Il 9 agosto 1945 la città di Nagasaki viene scelta, per via delle buone condizioni meteorologiche, per lo sganciamento della seconda bomba atomica, denominata “Fat Man”, questa volta una bomba al plutonio.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’esplosione è talmente potente, diverse volte più di Hiroshima, che il bombardiere B29 viene parzialmente investito dall’onda d’urto dell’esplosione ed è costretto a un atterraggio d’emergenza nella base militare di Okinawa. I morti saranno 70.000, inclusi i membri dello stesso equipaggio del B29, contaminati pesantemente dalle radiazioni.

Una riunione tra le principali autorità di governo e i capi militari ha luogo nel palazzo imperiale di Tokyo a partire dalla mezzanotte tra il 9 e 10 agosto 1945 e per la prima volta nella storia è presente alla riunione anche l’Imperatore Hirohito. E’ quest’ultimo a far pendere l’ago della bilancia a favore della resa incondizionata, precedentemente proposta dagli Alleati. Non tutti sono d’accordo con la decisione dell’imperatore, alcuni vogliono delle condizioni migliori senza le quali preferirebbero continuare il conflitto a oltranza. Ma la decisione è stata presa e il 2 settembre 1945 una commissione giapponese sale sulla corazzata Americana Missouri, pacificamente entrata nel porto di Tokyo, e alle ore 9.25 firma la resa del Giappone, davanti ai rappresentanti dei principali stati Alleati. La Seconda Guerra Mondiale è finita.

blocchiL’arma atomica, utilizzata per sconfiggere il Giappone, modifica i rapporti di forza tra i vincitori a favore degli Stati Uniti  e i vincitori a favore dell’Unione Sovietica. Questa frapposizione in blocchi rende ancora più remota la possibilità di creare un ordine mondiale postbellico, che vada a scongiurare un altro conflitto mondiale, anzi subito dopo la fine della seconda guerra mondiale è iniziata la corsa agli armamenti.

De facto è come se da settant’anni a questa parte le guerre non siano mai cessate, ma addirittura moltiplicate, e non si sia mai avuta la sensazione di una pace mondiale, duratura nel tempo.

Alessandro Cerioli

Un tour in terra sabina

Tablinum: la Sabina, regione geografica dell’Italia centrale, sviluppatasi tra il fiume Tevere e gli Appennini, racchiude un territorio che ha in sé i segni di tutta la storia d’Italia. La più antica testimonianza abitativa è rappresentata infatti dal popolo dei Sabini, il cui mitico fondatore, il semidio Modio Fabidio, mosse dalla conca reatina verso sud e arrivato al Tevere fondò la città di Cures, la più importante tra i centri sabini. I rapporti con il popolo romano non furono pacifici, culminando con il noto Ratto delle Sabine, che sancì in maniera definitiva la supremazia romana.
Il Medioevo vide il fenomeno dell’incastellamento, del quale possiamo ancora oggi leggere la testimonianza attraverso i numerosi borghi, nient’altro che castelli ampliati nel tempo.

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Spostiamoci in particolare nella Bassa Sabina, a ridosso della città di Roma, dove il territorio ricade all’interno della provincia di Rieti. Esso è geograficamente diviso in tre fasce: la Sabina farfense, la Sabina tiberina, la Sabina montana.

La Sabina farfense ha come centro la celebre Abbazia di Farfa, dichiarata monumento nazionale nel 1929: intorno ad essa si è sviluppata la storia del territorio sabino, grazie al potere che i monaci benedettini avevano conquistato col tempo, tanto da arrivare a scontrarsi con il papa stesso. Fu fondata da Lorenzo Siro, giunto in Italia nel V secolo a causa delle persecuzioni degli eretici ariani in Oriente; egli costruì la prima chiesa sulle rovine del tempio dedicato alla dea Vacuna. In seguito la chiesa fu incendiata dai Longobardi e i monaci sopravvissuti emigrarono nei vicini monasteri. Dal VII secolo il monastero fu ricostruito grazie all’opera di Tommaso da Morienna e nel secolo successivo Farfa, sotto la protezione del Duca di Spoleto, divenne un piccolo stato autonomo. Di qui passarono i più importanti personaggi che hanno fatto la Storia, da Carlo Magno a San Giovanni Paolo II nel 1993. Da non perdere la visita al Museo Medievale dell’Abbazia di Farfa, con un allestimento che racconta per “simboli” la storia dell’Abbazia.

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Della Sabina farfense fa parte anche il borgo medievale di Fara Sabina: il nome ha origine longobarda (forse furono proprio i Longobardi a fondare il borgo) e indica l’unità fondamentale sociale e militare di questo popolo, costituita da un gruppo di famiglie in grado di organizzarsi in contingente con funzioni militari di esplorazione, di attacco e di occupazione di territori. Meritano una visita a Fara Sabina il Palazzo Brancaleoni, sede del Museo Civico Archeologico, che conserva reperti delle città sabine Cures ed Eretum, che vanno dalla preistoria all’età romana, e il Museo del Silenzio, dedicato alle Clarisse Eremite. Inoltre dal 27 luglio al 2 agosto è possibile partecipare al Fara Music Festival, tra i festival jazz più importanti della scena internazionale.

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La Sabina tiberina si sviluppa intorno al Tevere, da cui prende il nome; questa regione, oltre a comprendere Poggio Mirteto, considerato come il capoluogo sabino, è caratterizzata da un territorio di straordinario valore ambientale, tanto da essere riconosciuta nel 1977 come “zona umida d’interesse internazionale” e con l’istituzione della Riserva Naturale, prima area protetta della Regione Lazio: la Riserva Naturale Tevere-Farfa è uno splendido scenario ricco di vegetazione, canneti e uccelli acquatici, visitabile attraverso escursioni a partire dalla località di Nazzano.

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Infine, la Sabina montana si trova al di sotto della catena dei monti sabini e comprende una serie di piccoli comuni fino ai confini con l’Umbria. Da non perdere il borgo di Casperia, tra i più belli d’Italia, raccolto in maestose mura erette nel 1282 e visitabile solo a piedi. Qui si trova un presepe perenne ad opera di un artigiano locale che riproduce Casperia con la Natività.

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Avvicinandosi sempre di più verso l’Umbria, è possibile seguire il percorso “sulle orme di San Francesco”, attraversando i prati di Cottanello, per giungere poi a Greccio, luogo del primo presepio vivente fatto da San Francesco d’Assisi nel 1223.
Per maggiori informazioni sulla Sabina, consigliamo il sito http://www.gosabina.com/

Francesca Corsi

Civita di Bagnoregio, the dying town

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Tablinum: In Italy there is a town perched on top of a tuff spur and accessible only by a bridge, where cars do not circulate and inhabited by twelve people. Its unreal fairytale charm has attracted the interest of many film directors and many tourists from US to PRC. We are talking about Civita di Bagnoregio, near Viterbo, known also as “the town that is dying” because of its geological nature. It is situated on the top of a hill between the valleys formed by the streams Chiaro and Torbido, and its isolated position is due to the gradual erosion of the hill and the surrounding valley, which gave rise to the typical forms of calanchi, small gullies delimited by ridges and pinnacles created by the water washing away clay stone.

The city was founded 2500 years ago by the Etruscans, who – as the Romans later – had to cope with the problems of instability and seismicity of the area through impressive works of sewage of rainwater and containment of the streams. Evidence of Etruscan presence are the urban structure of the entire village, a necropolis found in the rock below the lookout in the area of San Francesco Vecchio; the “Bucaione”, a deep tunnel dug in the lower part of the town, which allows access directly from the settlement, to the calanchi valley; and the cave of St. Bonaventure also, in which they say that St. Francis healed the small Giovanni Fidanza, who later became St. Bonaventure, and it is actually an Etruscan chamber tomb.

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From the few documents found that Civita di Bagnoregio and Bagnoregio were two districts of a city that until the eleventh century was called Balneum Regis. A legend says that it was Desiderius king of the Lombards (756-774 AD), recovered from a serious illness thanks to its hot springs who gave the town this name. In 774 Carlo Magno ended the Lombard phase, returning the land to the Pope. From this date Balneum Regis becomes part of the domain of the Church even if during the feudal period the city, with its strong and rebellious attitude, became a serious problem for the papacy. The mid-twelfth century Bagnoregio is a free town, but will see its independence threatened by the ambitions of the Empire. The city was occupied in 1186 by the son of Frederick Barbarossa, Henry IV, pointing against Orvieto. The hostile relations with Orvieto characterize the entire history of medieval Bagnoregio; especially the family of the Monaldeschi attempted to establish control over the city in order to preserve it as a Guelph garrison as part of the fighting against the Ghibellines of Viterbo. The continuous exploitation tax to the detriment of the inhabitants of Bagnoregio eventually provoked a violent rebellion that led to the destruction of the castle of Cervara, from which the Monaldeschi had exercised their power for more than a century. In memory of these events, above the area of the port of Santa Maria were walled two lions in basalt stone that hold human heads between their legs to commemorate the victory of the people of Civita.

In the last decade of the fifteenth century the Church’s control over the city strengthens: it begins the “Government of the cardinals” who exercised power in the middle of lieutenants, thus limiting the municipal freedom, who saw its end in 1592 when it was founded the Congregation of the Good Government with the aim to exercise a strict supervision of all activities of the municipalities.

The decline of the town of Civita begins after the earthquake of 1695, which caused serious damage to roads and buildings, forcing many residents to leave the city. The succession of other earthquakes and landslides that risked to remain completely isolated Civita, contributed to increase the population transfer elsewhere, up to a near-total abandonment. Only in 1965 was built the concrete bridge that now allows you to reach the city.

In addition to the Port of Santa Maria, the only access to the city, within the village are several medieval houses, the church of San Donato, overlooking the main square and where inside houses the SS Wooden crucifix, the Bishop’s Palace, a mill of the sixteenth century and the birthplace of St. Bonaventure.

The old town is a member of the most beautiful towns in Italy. Because of its stunning geographical position and its charming medieval buildings, it has been used several times as a set of many films, including The Two Colonels (1962) by Steno, with Totò protagonist.

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Francesca Corsi

Translation by Agostino Sargenti

L’Italia delle Meraviglie

aliceTABLINUM: “Chi trascura di imparare perde il passato ed è già morto per il futuro” sosteneva Euripide. Coltivare se stessi, significa soprattutto appassionarsi al sapere, alla conoscenza in senso stretto e lato è molto più importante. Molto abbiamo letto e sentito sulla nostra società, e su quanto essa sia oberata da messaggi e valori superficiali, ma se in tanti altri ambiti possiamo tentare di nasconderci, camuffare il nostro modo d’essere, nel campo della cultura il bluff è impossibile: e nonostante possa sembrare il contrario, il non sapere, è più emarginante del non avere l’aspetto più convenzionalmente appropriato, essere alla moda o fuori moda. La cultura non è solo “ ciò che fa tendenza” ma è parte integrante di noi stessi.

Quest’anno abbiamo deciso d’intraprendere in vostra compagnia un viaggio nel mondo della cultura e non solo per cercare di arricchirci raccogliendo tutti gli stimoli che il mondo  della cultura attorno a noi ci offre. Per questo passeremo in rassegna gli eventi culturali in programmazione nelle nostre città, cercando di creare una sorta di vademecum  culturale

Auguriamo a tutti i nostri lettori, che dedicheranno alla cultura il primo week end lungo dell’anno, di poter trovare nuovi stimoli, coltivando il prezioso che è in loro.

Elisa Larese


Abruzzo

Sulmona

Lo vince amore. Ercole nella patria e nelle opere di Ovidio.

 

abruzzoLa mostra è realizzata nell’ambito delle manifestazioni “Ars Eros Cibus” indette a Sulmona da FabbricaCultura e inaugurata nella Giornata Nazionale dell’Archeologia, del Patrimonio Artistico e del Restauro indetta dal MIBACT. Attraverso i testi e le opere del poeta sulmontino si ricostruisce il mito di Ercole, del quale abbiamo le testimonianze nelle raffigurazioni frutto delle ricerche archeologiche nel territorio peligno e in Abruzzo.

In occasione della mostra sono presentate al pubblico tre cinquecentine delle Metamorfosi,scelte tra le tante pregevoli edizioni presenti nel Fondo Ovidiano della Biblioteca Comunale di Sulmona


 Basilicata

Matera

Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo cinquant’anni dopo.

basilicataPalazzo Lanfranchi ospita la mostra Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo cinquant’anni dopo. Nuove tecniche di immagine: arte, cinema, fotografia, curata da Marta Ragozzino, Soprintendente BSAE per la Basilicata e Giuseppe Appella, Direttore del MUSMA, con Ermanno Taviani, Professore di Storia Contemporanea all’Università di Catania e la collaborazione di Paride Leporace, Direttore della Lucana Film Commission. Un’appendice della mostra presso il MUSMA-Museo della scultura contemporanea, Matera.


Campania

Napoli

Blow up. Fotografia a Napoli 1980-1990 

napoliAl  Museo Pignatelli viene presentata la mostra Blow up. Fotografia a Napoli 1980-1990 ‘,  un’occasione rilevante per il progetto Villa Pignatelli-Casa della fotografia di rileggere il contributo che la città di Napoli ha dato alla cultura fotografica italiana e internazionale, accostando al reportage nuove modalità narrative e di ricerca artistica.  L’esposizione presenta circa 140 fotografie, frutto di una ricognizione sugli interventi fotografici di artisti italiani e stranieri presenti a Napoli nel corso di un decennio vitale.


 

Emilia Romagna

Bologna

Terre Ferme. Emilia oltre il sisma

emilia romagnaAl via la terza tappa della mostra Terreferme: Emilia 2012: il patrimonio culturale oltre il sisma. La mostra che è espressione del più ampio progetto di documentazione sul sisma promosso dalla Direzione Regionale con l’intento di condividere la conoscenza sul come gestire e tutelare il patrimonio culturale in situazioni di emergenza, viene presentata in questa tappa bolognese con un nuovo allestimento.

 


 

Friuli Venezia Giulia

Torre Satriano

“Invito a casa del principe. Archeologia a Tito, Torre di Satriano”

titoSegue e integra l’allestimento della mostra realizzata dalla Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Matera nel luglio del 2013 “I segni del potere. Oggetti di lusso dal Mediterraneo nell’Appennino lucano di età arcaica”. La mostra è stata pensata in occasione del restauro dell’eccezionale reperto ligneo, rinvenuto durante gli scavi della Scuola a Torre di Satriano di un palazzo aristocratico riferibile al VI sec. a.C.

 


Lazio

Roma

RIVOLUZIONE AUGUSTO. L’imperatore che riscrisse il tempo e la città 

lazioRivoluzione Augusto. L’imperatore che riscrisse il tempo e la città è la mostra che chiude il ricco programma di celebrazioni legate alla ricorrenza del Bimillenario augusteo.

In mostra strumenti multimediali approfondiscono la lettura della personalità di Augusto: l’Hyper-biografia, grazie alla quale il pubblico potrà interagire con i personaggi storici per comprenderne le vite e le relazioni politiche e familiari; il filmato “A” Elegia di Augusto ripercorrerà i principali luoghi augustei per farci rivivere la parte più intima dell’imperatore.

 


 

Lombardia

Milano

RAFFAELLO. La Madonna Esterházy 

Mostre: a Natale a Milano la Madonna Esterhazy di Raffaello

Il Comune di Milano rinnova anche quest’anno l’appuntamento con i capolavori d’arte per offrire alla città, durante le feste di Natale, un incontro speciale con la bellezza. Dal 3 dicembre 2014 all’11 gennaio 2015 infatti, nella sala Alessi a Palazzo Marino, la cinquecentesca sede del Comune di Milano, verrà ospitata la Madonna Esterházy di Raffaello, splendida opera del genio del Rinascimento proveniente dal Szépm vészeti Múzeum di Budapest.


Marche

Ancona

DIRA’ L’ARGILLA la mano, la terra, il sacro di Paolo Annibali

marche21 grandi sculture in terracotta più 21 splendidi disegni realizzati negli ultimi tre anni, secondo un progetto unitario pensato per il Museo Omero per non vedenti. Tutto da vedere e da toccare, fruibile da parte di visitatori vedenti e non vedenti poiché alcuni disegni saranno realizzati in 3D. Viene realizzato anche un catalogo da De Luca Editori d’arte con le foto di tutte le opere e gli interventi del curatore Flaminio Gualdoni, di Erri de Luca e del presidente del Museo Omero Aldo Grassini.

 

 


 

Molise

Venafro

Con Diletta e gli artisti sui sentieri. Sfide dell’arte contemporanea nei territori del Molise

 moliseIl Museo Nazionale del Molise in Castello Pandone a Venafro presenta l’acquisizione di nuove opere e una mostra che mirano a considerare la storia e le conseguenze della seconda guerra mondiale nella regione attraverso il lavoro di artisti internazionali.

 Il Museo ha collaborato con Cultural Documents, un’attività culturale diretta da Deirdre MacKenna, che dal 2009 realizza progetti di ricerca in Molise invitando gli artisti a una riflessione sul luogo e al rapporto con storie individuali, nonché con associazioni e imprese culturali locali.


Piemonte

Torino

“Leonardo e i Tesori del Re”

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La mostra presso la Biblioteca Reale di Torino – offre un importante esposizione di un centinaio capolavori assoluti tra le opere di Leonardo da Vinci, disegni Raffaello, Carracci, Perugino, Van Dyck e Rembrandt, codici miniati, carte nautiche ed altre opere grafiche dalle preziose collezioni della Biblioteca.
Per per rendere fruibile il patrimonio storico-artistico della Biblioteca, sono stati integralmente ristrutturati i deposit iinterrati per consentire il raddoppio degli spazi espositivi.

 


PUGLIA

Andria e Trani

Arnaldo Pomodoro nei castelli di Federico II

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Le opere di Arnaldo Pomodoro saranno in mostra in Puglia, nella cornice medievale di tre dei Castelli di Federico II di Svevia: Il Castello Svevo di Bari, l’ottagonale Castel del Monte presso Andria, , e il Castello Svevo di Trani.

Gli scettri, gli scudi, le lance di luce, le steli, le sfere di Pomodoro, originali declinazioni contemporanee di emblemi antichi, articolano un dialogo ideale con questi luoghi carichi di storia, simbolo dello straordinario connubio di potere e cultura espresso dallo “Stupor Mundi”.


TOSCANA

Firenze

Luci sul Novecento. Il centenario di Palazzo Pitti

A cento anni dalla sua fondazione la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti espone e racconta le sue collezioni del ‘900.

toscanaPer celebrare il centenario della sua fondazione la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti ha voluto dedicare una mostra alle collezioni novecentesche possedute dal museo. Infatti, nonostante la Galleria d’arte moderna sia nota soprattutto per essere il museo che vanta la più vasta e importante, storicamente e qualitativamente, collezione di dipinti macchiaioli al mondo, è probabile che non tutti conoscano l’interessante raccolta di opere novecentesche fino ad oggi relegata nei depositi.

 


UMBRIA

Perugia

Canaletto alla Galleria Nazionale dell’Umbria

umbria

l fascino di Venezia raccontato da Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto (1697-1768)  sarà in mostra alla Galleria Nazionale dell’Umbria dal 25 settembre fino al 19 gennaio 2015 con le due vedute veneziane del Canal Grande e il ponte di Rialto e di piazza San Marco, provenienti dal Museo Jacquemart André di Parigi.


VENETO

Vicenza

Se una notte nel tempo Van Gogh e Tutankhamen – La sera e i notturni dagli Egizi al ‘900

venetoE’ una mostra di capolavori, sensazioni, emozioni e simboli quella che si tiene presso la Basilicaq Ppalladianadi Vicenza.

 La mostra richiama millenni di storia dell’uomo e dell’arte, appuntati in una mostra che indaga una storia antica ma soprattutto poi una seconda storia, dal Cinquecento al Novecento in pittura, lungo il suo versante struggentemente serale e notturnoCome sanno fare i veri artisti quando, nel raffigurare un chiaro di luna, infondono nell’elemento visivo, “fotografico”, sentimenti e profonde corrispondenze d’anima. Come chi nel nero vede “semplicemente” l’altro volto della luce o solo lo spazio bellissimo che ci separa dall’alba. La notte, queste notti, sono un viaggio personalissimo da sole a sole, passando per l’annullarsi della luce che mai coincide con nessun eclissarsi della vita.


Renaissance Nights : A magical night to celebrate the Italian Renaissance

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Studio Tablinum: A magical evening, into the atmosphere of the Italian Renaissance.

Cultural event dedicated to the golden age of art and Italian culture.  A way to rediscover this time, by stimulating our senses through a variety of art forms from literature to dance without forgetting Culinary Art. 

Thanks to the work of the writer Ketty Magni we could celebrate the life of Ser Scappi, defined by his contemporaries the “Michelangelo of the kitchen” the only one able to turn a dining experience into something very similarto a mystical ecstasy.

All these issues have been enhanced by one of the most enchantingt landscapes of Lake Como: Bellagio.

To make perfect this “step back in time”  had contributed the dancers of “ADA. Association of Ancient Dances. ” The evening was presented in Italian and English by Alessandro Cerioli and Mara Gualandris.

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ITA

5Studio Tablinum: Una serata magica, immersi nell’atmosfera del Rinascimento Italiano, è quella che hanno vissuto i partecipanti al Renaissance Nights. Rassegna culturale dedicata all’epoca d’oro dell’arte e della cultura italiane.

Un modo per riscoprire quest’epoca solleticando i nostri sensi attraverso molteplici forme d’arte dalla letteratura alla danza, senza tralasciare le prodezze di quella culinaria coniugandole a uno degli scenari più incantevoli del Lago di Como: quello di Bellagio.

Grazie all’opera dell’autrice Ketty Magni abbiamo potuto celebrare la figura di Ser Bartolomeo Scappi,  definito dai propri contemporanei il “Michelangelo della cucina” il solo a saper trasformare un’esperienza culinaria in qualcosa di molto simile all’estasi mistica.

A rendere perfetto questo “salto indietro nel tempo” hanno contribuito anche le bravissime danzatrici di  “ADA. Associazione Danze Antiche”.

La serata è stata presentata in lingua italiana e inglese da Alessandro Cerioli e Mara Gualandris.

 Elisa Larese

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L’altro Medioevo: i “CARMINA BURANA”

290px-CarminaBurana_wheelStudio Tablinum: Inoltriamoci nel mondo medievale con questa straordinaria silloge di poesie:

Che cosa evoca il nome “Carmina Burana”?

Sicuramente vi verranno in mente i versi del carme “In taberna quando sumus”, se non altro perché è stato musicato da Carl Orff nel 1935-36.

Ma, se anche non conosceste il carme sopracitato, questa raccolta tratteggia immediatamente nella mente l’immagine lasciva del chierico che frequenta le osterie e che ha la passione per il bere e per le belle ragazze.

Non c’è nulla di più vero e nulla di più falso.

Solitamente il Medioevo viene descritto come il periodo più buio della Storia: peste, carestie, dominio della Chiesa in tutti gli ambiti della vita quotidiana,superstizioni, teorie mistiche, eresie, torture e via dicendo.

Questa concezione si è sviluppata durante il periodo Umanistico per denigrare la produzione letteraria precedente e per rinforzare l’idea di “Rinascita” che il 1400-1500 portano con sé.

 Attraverso i “Carmina” il Medioevo assume un’altra sfumatura: viene sottolineata la corruzione dilagante della Chiesa nella prima sezione, quella satirica; l’erotismo e l’amore carnale sono i temi principali della seconda sezione, mentre nella terza viene descritto l’ambiente dell’osteria, del gioco e del bere.

Sicuramente il ritratto “tipico” del Medioevo è un’immagine veritiera, ma non si analizza mai l’altra faccia della medaglia, quella proposta in questa silloge appunto.

Orff - carmina burana - frontInfatti, per capire profondamente il significato dei “Carmina”, bisogna pensare che i chierici (autori della maggior parte delle poesie presenti in questa raccolta) sono essi stessi rappresentanti del sistema ecclesiastico (anche se non sono tenuti a rispettare lo stile di vita di un canonico regolare, infatti possono sposarsi e avere figli) e sono, quasi tutti, grandi teologi e uomini di Fede.

Dunque non devono essere considerati dei libertini ante litteram o dei “ribelli”; non avrebbero mai voluto scontrarsi con la Chiesa perché erano fortemente inseriti nell’ “ordo clericalis” e perché avrebbero perso quei privilegi che la loro condizione forniva e che permetteva loro di essere una classe privilegiata all’interno della tripartita società medievale.

Le loro poesie satiriche, infatti, contengono una critica esclusivamente anticuriale e non antiecclesiastica.

L’avere questo stile di vita, per così dire “bohemienne”, è influenzato dal fatto che essi sono, per la maggior parte, studenti che viaggiano di città in città per frequentare le lezioni dei grandi professori dell’epoca e quindi devono essere visti come i contemporanei “studenti fuori sede” che, lontani da casa, si divertono e si abbandonano ai piacere terreni (nel carme 92, infatti, il chierico viene definito un “Epicuro”).

L’intento parodico che pervade numerosi carmina ha uno spirito diverso rispetto alla parodia moderna: questa mette in evidenza l’inconsistenza dell’oggetto preso in considerazione, quella sottolinea semplicemente “l’altro Medioevo” (contro il quale i chierici non si sarebbero mai “ribellati” per le ragioni precedentemente delineate).

 Propongo, adesso, una serie di poesie di particolare importanza per fornire un’idea di quanto è stato detto sino ad ora.

 Il carme 3 o il carme 44 della sezione satirica mettono bene in evidenza la decadenza morale del corpus ecclesiastico: nel 44 viene ritratto il “Signor Papa” che si ammala perché non ha ricevuto doni da un chierico che gli fa visita e guarisce in seguito a laute elargizioni d’oro e d’argento.

L’intento satirico è palese e inoltre il testo è un intarsio di citazioni bibliche: questo elemento ci sottolinea sia la grande erudizione dei chierici (dovuta, in gran parte, ad un apprendimento mnemonico delle opere di maggiore importanza) sia l’intento di dare un’immagine più veritiera possibile della chiesa medievale, sfruttando gli “strumenti” propri della chiesa.

 Il carme 83, invece, fa parte della sezione erotica.

L’autore è Pietro di Blois, grande personalità dell’epoca e il riferimento a Ovidio e alla sua descrizione di Corinna è immediato, ma Pietro è molto più sensuale e concreto.

Non tentenna nel descrivere i movimenti che compie sul corpo di Flora, le carezze e i sentimenti che scaturiscono da quel momento.

 “…Mi sembra di essere più che uomo

e gioisco come fossi innalzato fra gli Dèi,

quando la mia mano tocca beata il suo morbido seno

e scende poi leggera ad accarezzarle il grembo…”

Sconcerta l’idea che un chierico parli di amore carnale ma, come abbiamo visto, non erano votati alla castità e non è rara la produzione epistolare d’amore rivolta ad una monaca.

L’amore, in questi casi, è spirituale e viene visto come tramite verso Dio.

Ma l’amore carnale del carme 83 deriva dall’influenza della Scuola di Chartres, sede dello sviluppo della corrente di pensiero neoplatonica che sottolinea l’importanza dell’atto sessuale per favorire la proliferazione della natura, forza vitale che pervade micro e macro cosmo e figlia divina.

goliardiDella terza sezione il carme più espressivo è il 191, la “Confessio Goliae” dell’Archipoeta di Colonia: i chierici vengono definiti “goliardi” perché Golia (il gigante vinto da David) viene associato, per assonanza, alla “gola” e viene visto come una sorta di diavolo.

Questo carme è la confessione delle colpe commesse dall’Archipoeta: il bere, il gioco e le donne.

Ma adduce una scusante per ogni colpa commessa, infatti afferma di non poter fare a meno di bere sennò non riesce a scrivere e di non riuscire a non essere attratto dalle donne di Pavia (anche questo poeta riprende Ovidio e in particolare gli “Amores” II,4).

 Abbiamo ottenuto, attraverso la ricezione di questa silloge, un ritratto originale del Medioevo.

E’ una pietra biliare della produzione lirica medievale, non solo per i temi trattati ma anche per il modo in cui vengono esposti.

Viene utilizzata un’espressività linguistica altamente lirica e le immagini prendono corpo ora attraverso una forte critica dai toni satirici ora attraverso sentimenti delicati e sensuali.

 E’ un’opera di eccezionale valore che dovrebbe occupare un posto privilegiato nella biblioteca di ciascuno di noi.

 

Camilla Oliveri