Eutopia Art Collection: XI Florence Biennale

FLB

Tablinum: Per l’undicesima volta, dal 6 al 15 ottobre 2017, la Fortezza da Basso di Firenze ospiterà la “Florence Biennale – Biennale internazionale di arte contemporanea”.
Per 462 artisti, provenienti da 72 paesi e cinque continenti, si tratterà di una vetrina d’eccellenza per la produzione artistica contemporanea a livello internazionale confermandosi come “piattaforma” indipendente, libera, inclusiva e innovativa per artisti che a diversi stadi di carriera sperimentano tecniche antiche e nuove con materiali disparati e che accoglie le principali forme di espressione artistica.

Giunta alla sua XI edizione e diretta da Jacopo Celona con la curatela di Melanie Zefferino, “Florence Biennale” si propone di contribuire a delineare una visione del futuro in cui creatività e sostenibilità siano principi fondanti di un “ecosistema” d’arte e cultura ove prevalga il rispetto della natura e di tutte le forme di vita sulla Terra. In questa prospettiva, sintetizzata nel tema “eARTh: creatività e sostenibilità”.
E’ una bella sfida quella che l’artista contemporaneo si trova a dover affrontare: il ritorno alle origini, il richiamo ad un arte che sappia cogliere l’essenza del mondo in cui siamo immersi e che sappia promuovere il dialogo fra natura e uomo, ricollocandolo in quel ambito dal quale si è estromesso volontariamente abbandonando ogni forma di comunicazione con il mondo circostante. Così l’artista, torna ad avere un ruolo attivo nel mondo, scende dalla propria “turris eburnea” per rispondere a quell’essenziale bisogno di comunicare utilizzando la propria sensibilità ed espressività.

La selezione presentata da Tablinum Cultural Management in occasione della XI edizione della Florence Biennale vuole evidenziare questa necessità di ritrovare spontaneità nell’arte. L’arte sostenibile è per noi arte accessibile: un’arte che esprime valori profondi e che restituisce tutta la sua importanza al ruolo dell’artista proprio. Di fronte ad una società complessa e contraddittoria come quella contemporanea, appare indispensabile che l’arte torni ad essere punto di riferimento per tutti noi e che sappia donarci la capacità di essere in comunione con il mondo.
A rappresentare Tablinum in questa importante vetrina internazionale saranno: Mariangela Bombardieri, che con il suo tratto inimitabile fatto di metanarrazioni coloristiche, ci presenta Gilgamesh e il Sogno del Faraone; Cecilia Martin Birsa attraverso sua opera scultorea La gavetta, ci racconta la tensione dell’anima che, tesa al raggiungimento del proprio obbiettivo, si sdoppia fra speranza e determinazione; la pittura densa di astrazioni liriche e simbolistiche di Nathalie Monac, sarà rappresentata dall’opera Antenne Galatique; mentre l’aritsta francese Dominique Joyeux ci coinvolge in un vortice di colori ed emozioni con Pulsation Jamaïque dove musica e colore consentono all’anima di ritrovare il proprio legame con la madre terra.

Il percorso di visita abituale sarà arricchito dalla preparazione di un catalogo digitale, scaricabile sia sul web che in loco, presso lo stand di Tablinum, attraverso il qrcode. Il catalago fungerà da guida ed approfondimento per meglio analizzare l’opera delle artiste esposte e consentirà al visitatore un’analisi approfondita della poetica da cui ciascuna di esse attinge per mettersi in comunicazione con il mondo che la circonda.
L’XI edizione di “Florence Biennale” si svolge con il patrocinio di: MiBACT, Regione Toscana, Provincia e Città di Firenze, Università di Siena, Assemblea Parlamentare del Mediterraneo e ICOMOS.

COMUNICATO STAMPA / PRESS RELEASE by Tablinum Cultural Management | http://www.studiotablinum.cominfo@studiotablinum.com – +39 339 2181456

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La chanson de Frida e La leggenda di San Brendano: le opere di Mariangela Bombardieri per Art Capital 2017

Tablinum: le doti di meravigliosa affabulatrice di Mariangela Bombardieri tornano ad ammaliarci in occasione di Art Capital 2017.

Il colorismo dalle tinte vivaci e dal tratto sapiente, la precisione nella resa di forme e proporzioni dall’equilibrio perfetto ci introducono in un mondo di “Myth & Tales”, come recita anche il suo sito web personale, dov’è possibile ammirare l’intera collezione delle opere realizzate da questa meravigliosa “narratrice su tela”.

Il mondo della letteratura, del mito e del racconto  forma un rigoglioso campo di suggestioni e richiami che l’artista associa seguendo i richiami della propria sensibilità sino a conferirne nuova vita su tela.

Sono accostamenti rapsodici e personalissimi che a volte, nascono quasi per caso, sfogliando distrattamente le pagine di una rivista, quelli che troviamo alla genesi di queste opere; frutto di una mente fervida di creatività e avida di conoscenza.

Se, come sosteneva Picasso, l’artista per creare deve conservare in sè una scintilla di fanciullezza, Mariangela Bombardieri la sprigiona tutta in questo mirabolante connubio fra fantasia ed estro coloristico.

Cos’hanno in comune Frida Kahlo e Nastagio degli Onesti? Oppure l’eroe omerico Ulisse con San Brendano? Vogliamo ora che siano le parole stesse di quest’artista a narrarvi le sue opere attraverso i due testi di accompagnamento alle tele, che qui riproduciamo interamente. Essi sono strumenti preziosi per accostarsi al mondo fatto di miti e favole di Mariangela Bombardieri.

LA CHANSON DE FRIDA

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Sfogliavo distrattamente una rivista sciupata dall’uso, quando notai la statua di Anteros [1] fare capolino da un’istantanea di Piccadilly Circus a Londra. Il riverbero della statua fu illuminante. Fui folgorata da un’idea. L’amore è Luce. Questa è una verità profonda e incontrovertibile. L’amore è una forza universale, la più potente che esista, senza limiti, che illumina le nostre esistenze e innesca la scintilla vitale negli esseri viventi. La Luce è presenza d’Amore, che si tratti di un Dio [2] o dello sguardo dell’amante. Anteros è il Dio dell’amore non corrisposto, fratello di Eros. I due fratelli erano inseparabili. Racconta la leggenda che un giorno Afrodite si lamentò con la Dea Temi del fatto che il piccolo Eros non crescesse, così la saggia Temi le rispose che Eros non sarebbe mai cresciuto finché non avesse avuto l’amore di un fratello. Afrodite si unì ad Ares e generò Anteros e da quel momento i due fratelli crebbero insieme, ma ogni qualvolta Anteros si allontanava da Eros, quest’ultimo ritornava un fanciullo, turbolento ed irrequieto. Questo mito insegna che l’amore per crescere ha bisogno di essere corrisposto. Un personaggio simbolo della luce e del suo connubio con il buio è stata la pittrice Frida Kahlo, “una colomba dalla zampa rotta”. La sua esistenza è stata una canzone d’amore, struggente e appassionata, rivolta al suo compagno Diego Rivera. La sua costituzione fisica, la poliomielite (a sei anni) e successivamente un terribile incidente (a diciotto anni) nel quale restò gravemente ferita, non le impedirono di vivere un’esistenza ardente e vivace, animata dal suo amore per la pittura, la sua terra e soprattutto il marito Diego.“Il vero amore è come una finestra illuminata in una notte buia. Il vero amore è una quiete accesa” [3]. Amore attraversò lo sguardo di Frida Kahlo, trovatrice del  ventesimo secolo, con la violenza del fulmine, che penetra attraverso  la finestra di una torre e devasta tutto ciò che trova al suo interno [4] . La vita di Frida fu un’alternarsi di tradimenti e riavvicinamenti col compagno di sempre, una partita incerta tra amore corrisposto e non corrisposto. Come nella novella del Decameron di Nastagio degli Onesti [5]. Questi, ritrovatosi ricchissimo in giovane età, era innamorato di una fanciulla appartenente ad una famiglia nobile rivale. Per attirare la sua attenzione, Nastagio cominciò a sperperare il proprio denaro in banchetti e feste organizzate in suo onore; la ragazza, tuttavia, non ricambiò l’amore di Nastagio, anzi si divertì a rifiutarlo freddamente, e per questo motivo egli più volte si propose di suicidarsi, di odiarla o di dimenticarla, senza però riuscirvi. Vedendo che Nastagio si stava consumando di un’amore invano, i suoi amici e parenti gli consigliarono di andarsene da Ravenna. Il giovane pertanto si trasferì nella pineta vicino a Classe. Un venerdì all’inizio di maggio, all’imbrunire, Nastagio, passeggiando nella pineta, vide una ragazza correre nuda tra lacrime e lamenti, inseguita da due cani che la mordevano e da un cavaliere nero con uno spadino che la minacciava di morte. Nastagio cercò di difenderla, ma il cavaliere, presentatosi come Guido degli Anastagi, gli raccontò come un tempo aveva amato follemente questa donna che stava inseguendo ma, poiché costei non aveva voluto ricambiare il suo amore, si era suicidato. Quando anche la ragazza morì, senza alcun pentimento per il tormento che aveva inflitto al suo innamorato, venne condannata con lui alla pena di quella crudele caccia: ogni venerdì, la ragazza avrebbe dovuto subire l’uccisione e successivamente risorgere e ricominciare la dolorosa fuga, per tanti anni quanti erano stati i mesi del suo rifiuto nei confronti dell’innamorato. Nastagio decise di approfittare della situazione: imbandì un banchetto in quello stesso luogo del bosco il venerdì successivo, invitando i propri parenti e l’amata insieme con i suoi genitori. Come Nastagio aveva previsto, alla fine del pranzo si ripeté la scena straziante e drammatica. Con ciò egli ottenne l’effetto sperato: dopo che il cacciatore spiegò di nuovo ai presenti la sua condanna, la fanciulla amata da Nastagio, per paura di subire la stessa sorte della sventurata, cambiò atteggiamento e acconsentì immediatamente alle nozze, tramutando il suo odio in amore.

Testo di Mariangela Bombardieri

 1] Anteros come angelo della Carità cristiana (1893) è stata una delle prime statue in alluminio, allora considerato metallo prezioso.
2] Fin dall’epoca paleocristiana, la luce è segno di una soprannaturale presenza all’interno del luogo sacro
3] Giuseppe Ungaretti
4] Immagine tratta dal celebre sonetto di Guido Guinizzelli: “Lo vostro bel saluto e ‘l gentil sguardo”
5]  La novella è l’ottava della quinta giornata

LA LEGGENDA DI ULISSE E SAN BRENDANO

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Spiccai Il mio ultimo “volo” da Itaca, seguendo la profezia rivelatami nell’Ade dall’indovino Tiresia. E’ stato il naufragio del folle [1]. Volli varcare le colonne d’Ercole, bramoso d’infiniti spazi. Avvistai da lontano una montagna misteriosa. Era la sede dell’Eden [2]. Ahimè! Un vortice sorse improvvisamente e colpì la parte anteriore della nave. La fece girare tre volte, poi il mare si chiuse sopra di noi [3] . Non fui il solo a sfidare il volere degli dei. Nel tempio di Gordio, in terra di Frigia, era collocato un carro sacro, ancorato con un intricato nodo di robusta corda. Secondo l’oracolo chi fosse stato in grado di sciogliere quel nodo, sarebbe diventato imperatore dell’Asia minore.  Alessandro Magno, giunto  a Gordio, provò a sciogliere il nodo ma, non riuscendovi, lo tagliò a metà con la spada.  Egli fece avverare la profezia, conquistando in soli dodici anni l’intero impero persiano. L’eroe macedone affermò: “Molte  volte i miei compagni avrebbero deciso  di tornare indietro, ma non io, perché volevo vedere il confine del mondo”. Nel VI secolo, San Brendano di Clonfert, un abate irlandese, partì con sessanta compagni alla ricerca dell’Eden, situato sulla mitica “Isola dei Beati”.  Secondo la leggenda, i monaci durante la navigazione incontrarono un grande mostro marino (Zaratan) di nome Jasconius, che scambiarono per un’isola: vi si fermarono a celebrare la messa di Pasqua e accesero un fuoco, svegliando la bestia. Fu quindi la volta del Paradiso degli Uccelli Bianchi con gli angeli caduti, che il protagonista trovò sotto le spoglie di uccelli candidissimi, appollaiati sopra di un albero. Dopo diverse esperienze straordinarie, i monaci raggiunsero l’Isola dei Beati, visitarono l’Eden, e poi fecero ritorno in patria. Il come raggiungere quella terra meravigliosa rimase un mistero. Secoli dopo le pagine meravigliose de “Il Milione”, resoconto del viaggio compiuto nel Catai da Marco Polo, attraverso l’antica Via della Seta, ispireranno i viaggi di Cristoforo Colombo. Nel diciottesimo secolo, James CooK, esploratore e navigatore britannico, giunse al di là del mondo allora conosciuto, intenzionato a spingersi “fin dove è possibile per un uomo andare”. Cook andò alla ricerca del mitico continente Terra Australis e del passaggio a nord-ovest, rotta che collegasse l’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico nell’emisfero boreale. Le mete mutano e sono sempre più ardite e temerarie, ma dai ciclopici flutti del mare originano fiori di rara bellezza: le margherite. Candide e solari, le margherite sono considerate il simbolo di  purezza, bontà e nobiltà d’animo, generosità, amore. Nel medioevo le donne innamorate dei loro cavalieri cingevano con una corona di margherite gli scudi dei valorosi guerrieri. Anche il gioco del m’ama non m’ama affonda le sue radici in una leggenda riguardante la regina di Francia Margherita di Provenza, che usava sfogliare i petali di una margherita per assicurarsi che il marito, Luigi IX, prigioniero dei Saraceni, tornasse sano e salvo. Le margherite erano state donate alla regina, dal fratello, che le consigliò di staccare i petali dei fiori, per contare i giorni che la separavano dal ritorno del consorte. Quando il re venne liberato, la regina gli consegnò i petali di margherita che aveva strappato e conservato a testimonianza del suo amore e della sua fedeltà. Molti ricercano la felicità come se fosse una meta da raggiungere, mentre essa è rinvenibile all’interno della nostra anima, così come risulta maturata dalle esperienze che hanno segnato la nostra vita. Sono sufficienti il silenzio e l’ascolto. “ Non è nel firmamento stellato, né nello splendore delle corolle che si vede in tutta la sua perfezione la rivelazione dell’infinito nel finito, che è il motivo di ogni creazione – è nell’anima dell’uomo”[4]. Accogliamo allora l’invito propostoci  nella poesia “Itaca” da Costantino Kavafis: “Se per Itaca volgi il tuo viaggio, fa’ voti che ti sia lunga la via, e colma di vicende e conoscenze. Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi o Posidone incollerito: mai troverai tali mostri sulla via, se resta il tuo pensiero alto, e squisita è l’emozione che ti tocca il cuore e il corpo […]. Itaca tieni sempre nella mente. La tua sorte ti segna quell’approdo. Ma non precipitare il tuo viaggio. Meglio che duri molti anni, che vecchio tu finalmente attracchi all’isoletta, ricco di quanto guadagnasti in via, senza aspettare che ti dia ricchezze. Itaca t’ha donato il bel viaggio. Senza di lei non ti mettevi in via. Nulla ha da darti più. E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso. Reduce così saggio, così esperto , avrai capito che vuol dire un’Itaca”.

Testo di Mariangela Bombardieri

[1] Si veda la xilografia realizzata da Albrecht Dürer per la “Stultifera navis mortalium”
[2] Il Paradiso viene indicato con nomi differenti nelle diverse tradizioni: Giardino dell’Eden, Campi Elisi, Isole Fortunate, ecc.
[3] L’episodio è narrato da Dante Alighieri nel XXVI canto dell’Inferno
[4 ] R. Tagore, Sadhana

Le opere di Mariangela Bombardieri,  La chanson de Frida e La leggenda di San Brendano, saranno presentate in esclusiva presso lo stand E7 di Tablinum Cultural Management in collaborazione con Artistes Indépendants dal 14 al 19 Febbraio 2017 presso il Grand Palais di Parigi.

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MARIANGELA BOMBARDIERI

Risultati immagini per bombardieri mariangelaLa mia vita è segnata da un sogno ricorrente: dipingere, dipingere e ancora dipingere. E’ questa la passione che anima le mie giornate, unita ad una profonda curiosità . Adoro viaggiare e leggere. Attraverso le mie opere mi piace esprimere le mie riflessioni e i miei stati d’animo. Attingo per l’ideazione delle mie opere dagli spunti offerti dalla lettura di testi di filosofia, letteratura, arte, scienze, o di altre discipline e auspico nel campo dell’arte la più completa e perfetta fusione tra i diversi ambiti del sapere umano. Il mio sogno è infatti di realizzare attraverso le mie opere una forma di “sincretismo culturale”, in cui i diversi ambiti dello scibile umano siano fusi e compenetrati in una perfetta e assoluta armonia.

Propendo per un’arte fatta di contenuti e di simboli e ho sempre sognato di essere una grande “affabulatrice” di storie.

Da qui la mia passione per i miti, le leggende e le favole, e non solo …

Ora vi racconterò una storia, la favola de “La volpe e la maschera”, scritta da Fedro, poeta vissuto nell’età  giulio-claudia, e ripresa successivamente anche da Jean de La Fontaine (sotto un diverso titolo: “la volpe e il busto”).

La volpe un giorno, per caso, vide una maschera tragica: “Che bella testa!” esclamò. “Peccato, che non ha cervello!”

(Personam tragicam forte vulpes viderat: “quanta species” inquit “cerebrum non habet!”).

In una realtà  come quella contemporanea, dominata dalle apparenze, soltanto un’acuta osservatrice (impersonata dalla volpe) riesce a penetrare la sostanza del reale e a vedere al di là  dell’esteriorità  il senso di vuoto che nasconde.

 

 

ART EN CAPITAL 2014

GPStudio TABLINUM: dal 25 al 30 novembre studio TABLINUM sarà presente alla rassegna Art en Capital 2014 presso il Grand Palais RMN di Parigi.

A conclusione del loro percorso artistico 2014, due degli artisti curati da Studio Tablinum vedranno le loro opere esposte nel prestigioso Grand Palais di Parigi.

La partecipazione all’evento,organizzata in collaborazione con SdAI (Societè des Artistes Indépendants) sarà tra i membri di Art en Capital 2014. La celebre rassegna di respiro internazionale, giunta ormai alla sua nona edizione, sarà ospitata negli spazi parigini del Grand Palais dal  25 al 30 Novembre 2014. Inaugurazione della rassegna sarà martedì 25 novembre 2014, alle ore 17.00 alla presenza del Ministro francese della  Cultura  e della Comunicazione Aurélie Filippetti e di Jean-Paul Cluzel Presidente della Riunione dei Musei Nazionali Francesi. A rappresentare studio TABLINUM a Parigi saranno le opere: La Grande Prostituta, Voglio la Luna, La danza della Vita di Mariangela Bombardieri; e il dittico: Aurora Boreale Guizzante di Giorgio Tardonato. La partecipazione di studio TABLINUM alla rassegna parigina si pone quale prestigioso traguardo per lo staff dello studio e per i due artisti da esso curati; che hanno dimostrato in questi anni di percorso comune di credere intensamente nella propria arte crescendo con essa.

LE MERAVIGLIE DELL’UNIVERSO NELLE TELE DI GIORGIO TARDONATO

Nasce Como nel 1951, risiede ad Eupilio, sempre in provincia di Como.  La corrente della Space Art, che ha per tema la rappresentazione dello spazio e si basa su un legame antico ed essenziale, quello della scienza con l’arte, trova nell’opera dell’artista e astrofilo Giorgio Tardonato una delle sue più felici espressioni. Le tecniche necessarie sono in continua evoluzione: tele dipinte con colori ad olio o acrilici; pennelli, spatole, aerografo, scorrimento, inclusioni; anche tele auto costruite, con tagli riempiti di resine trasparenti e inclusioni d’oro; forme, scolpite o incise, opache e trasparenti. Reduce dalla propria personale newyorkese Tardonato sarà presente al Grand Palais con il suo dittico Aurora Boreale Guizzante; vero e proprio inno alla stupefacente bellezza del nostro cosmo.

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L’ARTE AFFABULATRICE DI MARIANGELA BOMBARDIERI

La pittura di Mariangela Bombardieri è una costante scoperta del mondo che la circonda e al contempo ci rivela un’interiorità delicatamente riflessiva e travolgente nella sua espressività.  Dai suoi esordi ad oggi ha riscosso un crescendo di consensi di pubblico e critica, che l’hanno portata rapidamente dalle prime mostre regionali alla qualificazione al Premio Celeste sino alla partecipazione alla New Florence Biennale’13, contemporary showcase di rilevanza internazionale, che segna il suo rapido passaggio alla scena estera: in pochi mesi, la sua arte ha già ammaliato il pubblico spagnolo della città di Cordoba e quello moscovita ed ora è pronta per calcare le scene dell’art system parigino.

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Aisthesis: i sentieri dell’infinita ricerca

Studio Tablinum: eccoVi il video del Vernissage della Mostra “Aisthesis, i sentieri dell’infinita ricerca” dell’artista Mariangela Bombardieri. A cura di Alessandro Cerioli ed Elisa Larese.

L’infinita ricerca di Mariangela Bombardieri

Don Quisciotte e la lunga notte

Don Quisciotte e la lunga notte

Studio Tablinum: Esistono artisti che riescono a sublimare quella che è un’autocoscienza ancora grezza, immersa nel buio di una ragione addormentata, che costringe a procedere a tentoni, in costante pericolo d’inciampare sui propri passi.

Esiliati in un mondo sconosciuto, dal sapore arcano e primigenio, sanno però che entro l’apparenza del quotidiano, nella paralisi del buio di  quella che appare sempre  un’autocoscienza addormentata, si racchiude un tesoro che solo in pochi sanno percepire  e che richiede un grande esercizio dei propri sensi, una tensione a superare i limiti dell’apparenza e un costante ascolto di se stessi, cosa che ad un animo sensibile come quello dell’artista, riesce più facile di altri. L’artista cerca d’indagare, procede a tentativi nell’oscurità che lo circonda, scopre di essere incatenato, condannato al proprio oblio dalle stesse paure e piccolezze che hanno preso dimora nel proprio animo attorno a lui si addensano figure di altri uomini come lui intrappolati in una vita vuota, costretti a ripetere gli stessi pensieri le stesse azioni, ridotti a semplici automi. Eppure sa che qualcosa dentro in quel buio brilla; è una pietra grezza che va ricercata con perseveranza affinando e affrancando dalle catene di inutili consuetudini quel nulla che lo circonda, che lo attanaglia.

La morte di Adone

La morte di Adone

A tentoni, con il solo ausilio dei sensi, inizia ad esplorare ciò che ha attorno a porsi delle domande, come nel racconto di platonica memoria, percepisce il bagliore e cerca di carpirne la misteriosa fonte.

Mariangela Bombardieri, riesce a coniugare in sé queste rare doti: attenta indagatrice del mondo che la circonda e al contempo di se stessa, ha saputo trovare la propria direzione nel caos che circonda l’essere umano proprio affidandosi a quei sensi  che tanto possono ingannare per riuscire a carpirne il segreto affidando al propria riflessione all’immediatezza del colore e attraverso di esso esprimere una nuova grande consapevolezza, plasmare un  mondo nuovo, in cui la fantasia è lasciata libera di spaziare e di riportare alla vita in tutta la loro possente presenza i personaggi del mito, le antiche divinità greche, abitanti del immaginario mondo della letteratura ma anche controversi personaggi storici incapaci di resistere al fascino senza tempo delle Tre Grazie.

Vanitas

Vanitas

Il suo è un mondo immaginifico ma mai immaginario: un mondo in cui il reale è filtrato attraverso le lenti di un animo artistico, sensibile senza però essere mai tramutato in una fiaba. Il significato profondo, mai banale, del suo simbolismo si insinua nella nostra coscienza, i nostri sensi sono colpiti dall’irruenza dei suoi colori  che incantano l’occhio e penetrano nel fondo dell’animo di chi le osserva risvegliandone antiche e imperiture domande: il vortice di sensazioni ed emozioni estemporanee con i quali l’artista ci avviluppa  sono fatte per raggiungere gli angoli più reconditi del nostro animo strappare il velo delle nostre autodifese e costringerci a guardare il mondo per quello che è davvero per noi.

La coincidenza degli opposti

La coincidenza degli opposti

Il colore dominato con eccezionale abilità alchemica, ferisce la nostra vista, squarcia le catene che ci tenevano imprigionati in un mondo grigio e senza senso, stimolando attraverso i sensi, la fantasia e  la ragione,  impedendole di piombare in quel sonno che finisce irrimediabilmente con il generare dei  mostri.

L’opera di Mariangela non ha bisogno di presentazioni: irrompe con la forza del suo colore e s’impadronisce dello spettatore grazie alla viva forza dei quesiti e delle tematiche che sa sollevare in chi si trova ad ammirarle.

In lei vita e arte trovano un binomio raramente così ben armonizzato tanto che risulta prezioso approfondire con lei alcune tematiche delle sue pere e del suo vivere l’arte. Ne è emerso un dialogo frizzante, da cui trarre numerosi stimoli riflessivi che aiutano a guardare con sguardo rinnovato la sua arte:

Non vogliamo dilungarci con un testo critico ma lasciare la parola all’artista e alle sue riflessioni:

– Parlando di radici, le tue dove affondano ? Qual è l’humus che ha alimentato il tuo fare artistico ?

All’origine del mio operare artistico c’è un profondo amore per la libertà coniugato ad un’esigenza prepotente di raccontare e di raccontarsi. Esiste qualcosa di più libero e potente della fantasia? Come sostiene lo stesso Leonardo “il pittore è signore d’ogni sorta di gente e di tutte le cose”, intendendo dire che il pittore può generare e creare ogni cosa che attraversi il suo pensiero. Questo “potere” del pittore mi ha da sempre affascinato, lo considero la più alta forma di manifestazione del potere della mente. Anzi se per Leonardo la pittura è ancora “figlia di natura”, con la scoperta della pittura astratta ci siamo definitivamente appropriati del linguaggio dello spirito. Ritornando al tema della libertà, che coincide con la mia idea di arte, Leonardo da Vinci l’amò con la stessa forza con cui perseguiva la conoscenza. Egli sperimentò la sofferenza della prigionia in carcere in seguito all’accusa di sodomia. Vasari racconta che era solito fermarsi per le vie di Firenze e pagare i mercanti di uccelli, al fine di aprire le porte delle gabbie e liberare gli uccelli che vi erano rinchiusi. Ma l’arte non è solo libertà, è anche superamento della nostra condizione umana. Raccontare e raccontarsi tramite la pittura, mi fa sentire come una moderna Shahrazade, la protagonista delle Mille e una notte, che ha salva la vita, grazie alle sue doti di tessitrice di storie. Mi piace pensare che quando la mia bocca sarà ormai muta, ci saranno le storie da me rappresentate a prolungare il suono della mia voce. Quanto al sostrato che ha alimentato il mio fare arte, esso va dalle favole di Fedro ai racconti Kafkiani, dalle avventure donchisciottesche alle novelle pirandelliane, passando per le laudi francescane e la poesia ungarettiana.

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Mariangela Bombardieri

– Potresti descrivermi quali sono gli elementi che potremmo definire essenziali per il tuo percorso formativo e creativo?

La mia prima esperienza lavorativa, che perdura tuttora, è stata fondamentale:mi ha insegnato il rispetto per me stessa e mi ha infuso sicurezza e consapevolezza. La conoscenza della sofferenza, invece, ha liberato la mia mente da vincoli e condizionamenti, dandomi la sensazione di essere un acrobata che volteggia sul trapezio e si slancia nell’aria senza rete di protezione.  Per esprimere le mie percezioni, che naturalmente si riflettono nella mia attività artistica, mi piace ricordare un’espressione di Pico della Mirandola: Tu potrai degenerare nelle cose inferiori, al livello dei bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine”.

-Nelle tue opere abbiamo evidenziato una commistione di generi e tematiche. Quale il fil rouge fra di esse ? Il fil rouge che unisce le mie opere è appunto rappresentato da questa commistione di generi e tematiche, che è voluto. Intendo realizzare in pittura, infatti, una forma di “sincretismo culturale”, in cui si ha la perfetta e armonica fusione delle diverse discipline dello scibile umano. Propendo per un’arte fatta di contenuti e di simboli e, come ho spiegato, ho sempre sognato di essere una grande “affabulatrice” di storie. Da qui la mia passione per i miti, le leggende e le favole, e non solo …

– Come nasce lo spunto per una nuova opera? Quali sono le fonti della tua ispirazione ?

L’idea di un nuovo quadro nasce quasi come un fulmine a ciel sereno, scatta all’improvviso con la stessa rapidità di un temporale estivo. E’ un’illuminazione improvvisa. Il processo creativo di un’artista è un procedimento alchemico ed è giusto che rimanga parzialmente avvolto nel mistero. Le fonti della mia ispirazione sono alla portata di tutti, ma nascoste allo sguardo dei più …

– L’Italia è la terra dell’arte, la storia dell’arte lo insegna, oggi giorno è ancora così ? Un’ artista italiano o straniero credi sia invogliato ad essere tale nel nostro paese ?

L’Italia possiede un patrimonio artistico impressionante, spesso trascurato e dimenticato, che andrebbe rivalutato. Lo stesso discorso andrebbe fatto per la creatività degli artisti italiani, misconosciuta a vantaggio  di quella degli artisti stranieri. Andrebbe risvegliato il  nostro orgoglio nazionale. Il fatto di essere italiani deve diventare motivo di orgoglio.

– Durante il nostro incontro mi hai parlato del tuo desiderio di far divenire la tua passione artistica una professione a tempo pieno, vuoi anticiparci qualcosa ?  

La mia passione artistica dirige ogni giorno i miei passi e permea di sé i miei pensieri. Conto di farne in un futuro una professione a tempo pieno e nel frattempo mi dedico ad essa con grande impegno e studio.

– Tra prospettive e progetti cosa pensi ti riserbi il futuro ?

Il mio futuro lo sto costruendo con iniziative mirate  e attraverso la concretizzazione di progetti a medio termine. Alla fine dell’anno sarò impegnata con una mostra al Grand Palais di Parigi, mentre dopo la personale qui a Como conto di esporre alcune mie opere al Museo MIIT di Torino.

Elisa Larese

Aisthesis- Como, Off.105, 3 Maggio2014

                                  PER INFO SULLA MOSTRA DELL’ARTISTA CURATA DA STUDIO TABLINUM CLICCA QUI :                                                   Aisthesis. I sentieri dell’infinita ricerca.  Como – Off.105- 3 Maggio2014