Moon Adoring Encounter e Panter : le opere di Brigitte Cabell per Art Capital 2017

Tablinum: scolpire la pietra è un lavoro difficoltoso, estremamente fisico, che costringe lo scultore a porre in gioco se stesso in un duro confronto con la materia, sino a domarla, facendo in modo che essa assecondi ls propria volontà poietica di artista.

Opale bianco e serpentino verde dallo Zimbawe sono le pietre che Brigitte Cabell ha scelto per la realizzazione delle sue sculture. Si tratta di pietre dure, non malleabili, dalla storia millenaria.

Brigitte Cabell si pone, scegliendo tali materie prime, nel solco di una tradizione scultorea che ha solcato secoli e secoli: il serpentino, che prende il suo nome dall’aspetto “a pelle di un serpente”, dovuta alle inclusioni e variazioni di colore, è una pietra antichissima già utilizzata in ambito scultoreo dagli antichi sumeri, 4.000 anni fa, che la chiamavano za-tu-mush-gir.

È con questa pietra, ritenuta magica, che è stato realizzato il trentesimo capitolo del ibro dei morti egiziano, sono state scolpite le maschere rituali precolombiane, cesellate le preziose stautine Yu cinesi e altro ancora.

Encounter, green serpentine from Zimbawe, hieght 48, lenght 26 cm, 2016

Il serpentino verde è pietra dal valore di talismano e connettore dell forze vitali; il suo impiego come materia prima va ad assumere un significato essenziale in un’opera come Encounter.

Il dialogo – incontro fra le forme e la linea è, come lascia intuire il titolo, voluto dalla scultrice, un continuo convergere e ricovergere di forme che si fondono, l’una nell’altra.

La sepentina, volutamente grezza, delle parti più esterne viene finemente lavorata e lucidata in corrispodenza del focus di questa scultura dove questo incontro atavico lascia intravedere il suo lato più prezioso proprio dove l’incontro si fa fusione ed energia pura a cui attingere in questo vortice di forme.

Lavorare una pietra come Encounter significa investire un notevole sforzo fisico ed emotivo: le venature della pietra dialogano, accompagnando lo scalpello della scultrice, nella definizione di forme mentre l’urgenza creativa si scontra con la durezza e la fatica del lavoro scultoreo che, grazie allo sforzo interiore ed esteriore dell’artista riesce a liberare la bellezza intrinseca della pietra lasciando che essa si riveli allo sguardo.

Altra pietra di millenaria genesi geologica, è l’opale, scelto per la seconda scultura di Brigitte Cabell: Moon Adoring. Essa nasce dal silicio che si deposita geologicamente per millenni. L’opale, secondo la tradizione, racchiude in sè il potere di tutti gli elementi e le loro rispettive caratteristiche: l’energia e la forza del Fuoco; la prosperità, la pace e il benessere della Terra; l’intuizione, le emozioni e la sensibilità dell’Acqua; la comunicazione e la creatività dell’Aria.

Dall’iridescenza di una pietra tanto preziosa non puo’ che apparire lei, pallida e trasognata: l’Adoratrice della luna.

Moon Adoring,  white opal from Zimbabwe, height 26 length 33 cm, 2016

Adoratrice di millenarie lune già trascorse e di altre non ancora scritte nel nostro futuro, questa scultura incanta con la sua eterea delicatezza.

Lavorando a questa pietra Brigitte Cabell si lascia guidare, assecondandone venature e  dimensioni: è così che puo’ emergere un volto di donna che si abbandona al fascio di luna abbacinante e bianca.

La pietra, grezza nello sbozzare i lunghi e fluenti capelli dell’adoratrice, rapidamente fluisce in un movimento scultoreo in cui le linee si fanno più curve e le superfici assumono una rilevanza essenziale sino a tratteggiare un delicato volto di donna, adorante i pallidi raggi dell’astro lunare.

Le opere di Brigitte Cabell, Moon Adoring e Panter, saranno presentate in esclusiva presso lo stand E7 di Tablinum Cultural Management in collaborazione con Artistes Indépendants dal 14 al 19 Febbraio 2017 presso il Grand Palais di Parigi.

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BRIGITTE CABELL

cabellBrigitte Cabell, artista tedesca nata in Germania, a Berlino, ha lo studio nella Reismühle – Monaco di Baviera.  E’ vissuta per molto tempo in Italia, a Firenze.

Ha studiato medicina in Germania e ha lavorato come cardiologa fino sei anni fa in clinica, parallelamente alla clinica gli ultimi 14 anni ha frequentato diverse accademie in Germania, Austria, Italia, concentrandosi sullo studio di pittura e scultura; quest’ultima si è rivelata più affine al suo animo.

Ha esposto a Monaco, Berlino, Venezia, alla Triennale delle arti visive di Roma, nonché a Como presso l’officinacento5, in collaborazione con Tablinum Cultural Management.

Brigitte Cabell, l’arte di domare la pietra.

Tablinum: osservando le sculture di Brigitte Cabell, abbiamo l’impressione che l’artista abbia non creato un’opera grazie alla materia, ma che di quest’ultima ne abbia rivelato la più intima essenza. Brigitte Cabell è, senza dubbio, colei che ha dato voce alla pietra, plasmando la sua forma primordiale.

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Brigitte Cabell, artista tedesca nata in Germania presso Berlino, ha lo studio nella Reismühle – Monaco di Baviera, è vissuta per molto tempo a Firenze. Ha studiato medicina in Germania e ha lavorato come cardiologa fino sei anni fa in clinica, parallelamente alla clinica gli ultimi 14 anni ha frequentato diverse accademie in Germania, Austria, Italia, concentrandosi sullo studio di pittura e scultura; quest’ultima si è rivelata più affine al suo animo. Ha esposto a Monaco, Berlino, Venezia, alla Triennale delle arti visive di Roma, nonché a Como presso l’officinacento5, in collaborazione con Tablinum Cultural Management.

1) Brigitte, per molto tempo è vissuta in Italia, particolarmente a Firenze: la passione per la scultura era già nei suoi pensieri? Come è riuscita a conciliare gli studi di medicina e la frequentazione dell’accademia?

La passione per la pittura e la scultura è cominciata certamente a Firenze dove sono cresciuta con l’arte del Rinascimento, in special modo mi avevano affascinato le sculture di Michelangelo, Donatello e dei fratelli della Robbia. Durante gli studi di medicina ho frequentato di sera l’accademia d’arte e ho approfondito specialmente i disegni del corpo umano. La mia prima esposizione di pittura (ritratti) era a Firenze all’età di 17 anni. Durante la mia attività in clinica ho frequentato soprattutto negli ultimi 14 anni, sempre durante le vacanze, diverse accademie per scultura e pittura.

2) Le sculture che ho avuto il piacere di ammirare alla mostra di Como, “Le cinque anime della scultura”, sembrano quasi delle pietre trovate in un luogo lontano, in una terra mitica. In uno stesso pezzo si alternano superfici sbozzate ad altre lisce e perfette, ma l’impressione è di trovarsi di fronte a una pietra rara, restituitaci dalla natura stessa. Ha voluto rappresentare, in questo modo, un osmosi tra l’uomo e la natura?

Il lavoro con la pietra è la mia grande passione, entro in un dialogo con la pietra, essa stessa fa andare avanti lo scalpello. Lavoro sopratutto con serpentine dall’ Africa (Zimbabwe), loro hanno un’età fino a tre miliardi di anni, ho un grande rispetto davanti questa materia e lascio parti in originale. Con queste serpentine lavoro quasi solamente a mano, mentre con il marmo uso anche un scalpello pneumatico e la flex (strumento per levigare il marmo). Due volte all’anno lavoro in Carrara.

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3) Il rapporto che Lei ha con la materia sembrerebbe intuitivo, non fa uso di modelli o bozzetti. Le pietre usate sono perlopiù il marmo, l’arenaria, l’alabastro, il serpentino dello Zimbabwe. Avrà sicuramente viaggiato molto. Sono stati i luoghi che ha visitato a suggerirle i materiali scelti?

Ancora non sono stata in Africa, il mio primo incontro con le pietre di Zimbabwe è stato tredici anni fa ad un workshop con scultori di quella terra. Da allora si è sviluppato in me un grande amore. Conosco in Germania un commerciante vicino Norimberga che importa ogni anno tonnellate di serpentine e springstone da Zimbabwe, vado là e scelgo le pietre che mi interessano.

4) Ci sono delle fonti letterarie o artistiche dalle quali attinge per la realizzazione delle sue opere?

Mi sono sempre interessata di mitologia e fiabe. Penso che il mio lungo lavoro in medicina interna mi abbia anche influenzata.

5) La sua arte non è imitazione delle cose, bensì le rivela: è questo secondo Lei il compito della scultura oggi? Siamo inondati di immagini, forse avremmo bisogno di ritornare alle “forme primordiali”?

Sì, penso che non dobbiamo dimenticare la nostra storia, la nostra provenienza, le forme primordiali.

6) Ci racconti la Sua esperienza con Tablinum Cultural Management.

Sono stato molto contenta di aver potuto fare un’esposizione con Tablinum a Como, è stata professionale, anche il luogo all’officinacento5 dell’esposizione mi è piaciuto.

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                                                                                                                                           Francesca Corsi