Tributo Storico Lucius Minicius Exoratus

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“Tributo Storico Lucius Minicius Exoratus II^parte”

MENAGGIO, 30 giugno – 1 luglio 2018

Dopo la fortunata prima edizione, che ha visto una straordinaria presenza di pubblico accedere ai campi per le didattiche, le conferenze e i momenti di rievocazione, Lucius Minicius Exoratus torna a rivivere sulle sponde del Lago di Como in una seconda edizione densa di novità didattiche ed eventi. Siete pronti a un nuovo viaggio nel Larius romano?

Sono passati solo 140 anni dalla Battaglia di Camerlata che ha visto, per la prima volta, le legioni romane scontrarsi con i Celti Comenses ed ora, il territorio del Lago di Como è totalmente romanizzato: il Lago di Como, divenuto “Larius”, è divenuto un asse essenziale per gli spostamenti militari e commerciali nonché luogo di origine, e di svago, con le sue splendide villae, di importanti famiglie ascese alle più alte cariche della società romana, quali i Plinii e gli Oufentini. Proprio da quest’ultima gens, nel I° secolo d.C., nacque Lucius Minicius Exoratus, flamine dell’Imperatore Vespasiano e Pontefice Massimo. Sarà seguendo le sue orme, ma anche quelle di altri illustri abitanti del Larius, che da visitatori potrete rivivere un pezzo importante della storia locale e, soprattutto, sperimentare in prima persona, grazie alla ricostruzione in loco degli accampamenti delle popolazioni autoctone, non ancora assoggettate a Roma, e dei legionari romani, la vita di tutti i giorni. In questi due giorni, potrete mischiarvi alle file dei soldati dei due schieramenti, testare il peso di uno scudo e di una spada, saggiare la vostra abilità con l’arco, prepararvi con loro alla battaglia, assistere al conio delle monete, assaggiare il cibo romano e celtico, presenziare agli scenografici riti apotropaici, fare da spettatori a un processo romano, con tanto di arringhe in latino, supplici e avvocati in toga, e, nella seconda giornata, potrete persino essere invitati ad un vero matrimonio romano.

Nel pomeriggio della seconda giornata potrete, infine, assistere dal vivo alla rievocazione della battaglia di Bibracte, nel corso della quale le legioni di Cesare sconfissero gli Helvetii ponendo di fatto le basi per la futura conquista della vicina Helvetia. Durante il tributo storico una particolare attenzione sarà dedicata ai bambini, per i quali saranno organizzati speciali laboratori didattici e grazie a i quali avvicinarsi alla storia con divertimento e curiosità sarà un vero piacere.

Inoltre questo progetto farà comprendere l’importanza strategica del “Larius”, in questa parte del vasto impero romano. I suoi trasporti fluviali servirono a incrementare la romanizzazione del territorio, sin dalla rifondazione di Novum Comum, voluta da Gaio Giulio Cesare, il Lario si trovò al centro degli spostamenti militari prima e scambi commerciali poi ed infine chi era Lucio Minicio Exorato, notabile romano vissuto nel I° secolo dc, che ricopri incarichi di massima importanza a livello politico/religioso e legato alla corte imperiale di Tito Flavio Vespasiano. Usando un parallelismo con i giorni nostri potremmo definirlo: il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America.

Tutti questi aspetti verranno inscenati durante i due giorni del “Tributo Storico Lucius

Minicius Exoratus”, presso l’area verde dell’asilo comunale di Menaggio (co), prima

giornata Sabato 30 Giugno, dalle ore 10.00 alle ore 21.00, seconda parte Domenica 1

Luglio, dalle ore 10.00 alle ore 21.00.

Saranno inoltre previste due conferenze, la prima Sabato 30 Giugno dalle ore 19.00, del

Prof. Marco Sartori, a tema: “Cesare, Catullo e la Cisalpina”, mentre la seconda Domenica 1 Luglio dalle ore 19.00, del Dr. Alessandro Cerioli, a tema: “La Fondazione di Novum Comum”.

Tablinum Cultural Management è nato dalla libera iniziativa di un gruppo di giovani storici dell’arte e letterati, operanti in tutta la penisola italiana. Tablinum fonda la propria missione nel proporre al pubblico italiano variegati stimoli provenienti dalle diverse branche del mondo culturale e nell’esportare il valore della cultura italiana presso il pubblico straniero. La sede principale dello studio si trova a Bellagio, sul Lago di Como, dove opera il Classicista Alessandro Cerioli.

☎ 3392181456 – info@studiotablinum.com http://www.studiotablinum.com

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Cultura classica e tradizione cristiana: il pastore Endimione e il profeta Giona.

Tablinum: quando il Cristianesimo entrò a far parte della Storia all’interno dell’Impero romano, ci si immagina spesso una società divisa, caratterizzata da un conflitto più o meno aperto tra i pagani e i cristiani. In realtà, come per ogni processo storico, i mutamenti furono molto più lenti e complessi di quanto si possa pensare. A dimostrarlo chiaramente sono proprio le rappresentazioni artistiche, delle quali ci occuperemo nel corso di questo anno.
Questo mese tratteremo nello specifico un personaggio biblico dell’Antico Testamento, il profeta Giona, e il rapporto di continuità che si instaura con un personaggio della cultura pagana, Endimione. Chi erano, innanzitutto?

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Giona, personaggio di dubbio fondamento storico, è un profeta ebreo, uno dei dodici Profeti Minori della Bibbia, e la sua storia è narrata proprio nel libro a lui dedicato. Fuggito a Tarsis disobbedendo all’ordine divino di andare a predicare a Ninive, Giona diviene causa della tempesta che mette in pericolo la nave dove si trovava con l’equipaggio e per questo viene gettato in mare. Il profeta trascorre tre giorni nel ventre di un “grande pesce”, per questo si è visto in lui la prefigurazione della resurrezione di Gesù (Matteo 12,40). Il profeta, dopo molte preghiere, viene liberato dal ventre del mostro marino e porta a compimento la sua missione andando a predicare ai niniviti i quali, contro ogni aspettativa, si pentono e Dio decide di risparmiare la città. Giona voleva che Ninive fosse punita e, non contento, chiede a Dio di farlo morire. Ma il Signore, invece di portargli la morte, gli fa spuntare un ricino sopra la sua testa per fargli ombra e alleviarlo dal suo male. All’alba del giorno dopo un verme rode il ricino che muore e, per il caldo insopportabile, Giona invoca di nuovo la morte. Iddio allora gli spiega se egli si rattrista a morte per una pianta di ricino, a maggior ragione il Signore si era rattristato per la possibile morte di innocenti nella città di Ninive se avesse deciso di distruggerla.
Nell’arte Giona, il profeta ribelle, è rappresentato principalmente in tre modi: mentre viene gettato nelle fauci del pesce; mentre viene da questo rigettato e mentre riposa sulla spiaggia, sotto un pergolato di cucurbitacee o sotto un albero. Queste rappresentazioni compaiono sin dagli inizi dell’arte cristiana, specie tra il III e il IV secolo, nell’ambito di pitture catacombali, sarcofagi, mosaici, graffiti.

catacombe ss marcellino e pietro roma IV sec

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A tal proposito, vi è un’opera d’arte del III secolo, il sarcofago di Santa Maria Antiqua, in cui la storia di Giona si incrocia con quella di Endimione; chi era costui? Pausania e Apollodoro ci narrano che il mitico giovane, essendo stato colpito dalla benedizione ambigua dell’eterna giovinezza e del sonno perpetuo, era visitato di notte da Selene, la dea della Luna, che faceva l’amore con lui e gli partorì cinquanta figlie.
Tornando al sarcofago, conservato presso la chiesa di Santa Maria Antiqua a Roma e datato circa 260-280 d.C., sono raffigurate su di esso in un continuum una serie di scene simboliche legate a nuovo culto cristiano: (da sinistra) Giona sdraiato sotto una pianta, un filosofo che legge un rotolo (al centro), il Buon Pastore ed una scena di battesimo (a destra). Il personaggio di Giona è stato identificato anche con Endimione; mentre però il sonno di Endimione era un riposo beato, quello di Giona era stato un sonno poco felice, come abbiamo potuto apprendere. La sovrapposizione dei due protagonisti del mondo cristiano e pagano può essere così spiegata.

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Nel mondo romano l’uso di seppellire i defunti con il rito dell’inumazione comportò l’utilizzo di sarcofagi, spesso riccamente scolpiti. Tra la fine del II e i primi decenni del III secolo d.C. lo sviluppo delle comunità cristiane e di una specifica iconografia portò alla nascita di una tipologia di sarcofagi decorati con temi cristiani. I primi di essi nascono tuttavia nelle stesse officine che producono manufatti di carattere profano. Lo stesso sarcofago di S.Maria Antiqua fu prodotto infatti da officine romane, (da collocarsi nell’ambito dell’officina che produsse anche il Sarcofago Ludovisi, oggi a Palazzo Altemps, Roma). Dal repertorio figurativo tradizionale pagano ereditano schemi figurativi, in alcuni casi risalenti addirittura all’età ellenistica, che vengono poi modificati, di volta in volta, con l’inserimento di scene e figure tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, sulla base delle richieste dei committenti cristiani. È difficile identificare il momento in cui alcune forme presenti nell’arte funeraria diventano manifestazioni di fede cristiana, poiché il repertorio dei temi figurativi rimane lo stesso. In alcuni casi si ricorre senza modifica alcuna ai temi del repertorio tradizionale: per simboleggiare i nuovi concetti si ricorre a raffigurazioni che hanno un significato simile anche nell’arte pagana, ad esempio le decorazioni bucoliche come simbolo di pace. Altre volte i modelli iconografici esistenti sono invece modificati e ricombinati per presentare una narrazione diversa, legata ora ai temi biblici.

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Nel caso del sarcofago di Santa Maria Antiqua, abbiamo proprio un re-impiego delle immagini pagane ad uso della nuova fede cristiana: la storia di Giona (inghiottito da un pesce e poi liberato dopo tre giorni), che allude alla morte e resurrezione del Cristo, utilizza il tema funerario pagano della barca con amorini, qui sostituiti da marinai o, per raffigurare il pesce da cui Giona viene inghiottito, i fantastici animali marini del corteggio di Nettuno, tema anch’esso presente nell’iconografia funeraria pagana: in questo modo si spiega, ad esempio, la presenza di una figura di Nettuno a lato della barca. Ancora, in un’altra scena, Giona che riposa sotto la pergola riprende il tema del riposo di Dioniso o del pastore Endimione addormentato: è solo la presenza della “cucurbita” del racconto biblico che permette di identificare il personaggio come Giona. Risaliamo all’adattamento dal personaggio pagano in cui ritroviamo l’analogo tema del riposo, Endimione, per il fatto che il corpo del profeta è rappresentato nudo, caso insolito per quanto riguarda le rappresentazioni cristiane; anche se ci sono delle eccezioni, proprio come nel caso del profeta Giona, spesso rappresentato nudo nell’arte paleocristiana, poiché si può interpretare come già partecipante della gloria di Cristo risorto, e il suo sonno viene trasformato divenendo metafora della beatitudine della vita eterna.

Francesca Corsi

“Fu vero Editto?”

#studiotablinum: presentazione del saggio “Fu vero Editto?”, della Prof.ssa Elena Percivaldi, presso la Libreria Sampietro di Menaggio, introduce e modera Alessandro Cerioli.