Lucio Minicio Exorato: la storia dimenticata di un membro della corte dell’Imperatore Vespasiano

Gruppo-Storico-romano-Senatori-2

Larius,196 a.c.

Una lingua d’acqua che come una ferita squarcia il verde dei boschi e si spinge verso nord, le acque scintillano nel riverbero del tiepido sole d’inizio estate e i soli rumori che si odono sono lo sciabordio delle acque che cedono il passo a un’imbarcazione che procede lentamente sulle acque profonde e cupe e il movimento delle fronde degli alberi e degli arbusti che arrivano a lambire la riva del lago. Certamente qualche insediamento si troverà dietro il riparo sicuro dei boschi, magari posto sulle cime dei monti, dove poter vivere al sicuro, irraggiungibili da inattesi visitatori e dalle intemperanze di quelle acque che, anche in un giorno terso e senza vento, appaiono tuttaltro che rassicuranti, soprattutto se a fronteggiarle non si hanno che pochi mezzi di sostentamento e gli inverni sono lunghi e freddi. L’isolamento è l’unica forza per queste piccole comunità.

Sembra un giorno come tutti gli altri eppure quella strana imbarcazione, fatta di robusto legname sulla quale svetta una vela bianca gonfiata dal vento, sta trasportando un carico molto speciale: innanzitutto a bordo si trovano uomini le cui armi gareggiano con il riverbero delle acque a chi lancia bagliori più audaci. Silenziosi, come dèi venuti da molto lontano, i loro occhi tradiscono la circospezione di chi è abituato ad ogni genere d’imprevisti che sorgono da chi si addentra in territori sconosciuti per la prima volta; ma c’è anche un carico intangibile che si portano appresso quegli uomini: la romanitas.

Gli Insubri, a differenza di altre popolazioni del nord (esempio: Liguri – Elvezi) sembrano accettare subito di buon grado l’arrivo dei romani e subito il territorio, e con esso i sui abitanti subisce una metamorfosi grandiosa: quel lago sul quale si erano avventurati i primi legionari romani è ora il Larius (dal latino Laurum) e la vegetazione rigogliosa ma incolta che aveva accolto i romani si è fatta più regolare è sulle sponde i cespugli di Laurum si susseguono, come le piante di ulivo e i vitigni iniziano a spuntare un po’ ovunque.
Il trattato di Equitas rende la romanizzazione meno traumatica e le popolazioni presto adottando usi e costumi romani e integrano al loro interno coloni greci e romani: sorgono i castra di Bilacus (Bellagio) e Lemnos (Lenno) e sulle sponde del lago, già millenni fa come ancora oggi, si inizia a praticare l’Otium Ludens e i potenti dell’epoca stabiliscono qui le loro residenze. Celeberrime le Villae dei Plini: Tragoedia, che si ergeva alta sui “coturni” del promontorio di Bilacus, proprio dove oggi si trova Villa Serbelloni, e la Comoedia, dal cui triclinium era possibile immergere la mano nelle acque del Larius e pescare un guizzante pesce lacustre, e che doveva trovarsi nel Golfo di Venere, non molto lontana da Villa del Balbianello.

Plinio il Giovane, forse il più illustre estimatore del Larius, nelle sue epistole ci ricorda anche in cosa eccelleva il territorio comasco, ossia nella produzione alimentare (carni suine, olio, vino), nella metallurgia di precisione (lavorazione di monili in metallo), nella lavorazione delle pietre, soprattutto la pietra ollare, molto diffusa nel territorio prealpino, e nell’estrazione del marmo (Musso), una vera e propria industria specializzata.

Naturalmente il mercato era aperto in entrata e in uscita, conosciuto come: Corpus Splendidissimum Mercatorum Transalpinorum et Cisalpinorum. Quindi i prodotti comaschi, tramite la via di terra e quella fluviale entravano nel mercato imperiale e viceversa i prodotti provenienti dalle varie provincie imperiali confluivano nel mercato comense; prodotti pregiati come le merci esotiche (datteri, garum, lingue di fenicottero etc. etc.) rinvenute nei siti archeologici comensi. Naturalmente i romani introdussero anche due aspetti fondamentali e semisconosciuti agli insubri: quello giuridico (Ius romanorum) e quello religioso (paganesimo greco-romano). Deduciamo le nostre fonti, nel comasco, da una ricerca capillare e congiunta che addirittura trova concordi gli studiosi lariani, su quasi tutte le tematiche. La mole di documentazione davvero imponente di cui la città di Como, e il suo territorio, gode hanno aiutato negli anni a dare una chiara “rotta” da seguire.

L’apporto delle fonti letterarie che scandiscono in modo preciso le vicende salienti, a cominciare dal primo contatto cruento fra i celti insubri, le tribù galliche dei Comenses e i romani; correva l’anno 196 a.c., anno della battaglia di Camerlata, di cui ci informa Tito Livio, con dovizia quasi cronistica.
Addirittura un personaggio politicamente impegnato come Cicerone si disturba a scrivere, tramandandoli a noi, i termini della pace conclusa fra celti/galli e romani e l’inizio della romanizzazione del territorio comense. Cronaca questa che va dal 196 a.c. all’89 a.c.
Anche il geografo greco Strabone, profondo conoscitore della storia comasca, ci racconta i trent’anni decisivi della storia comasca, ossia le prime tre “colonizzazioni” della terra lariana.

La prima quella di Pompeo Strabone dell’89 a.c., la seconda, quella effettiva, di Gaio Scipione del 77 a.c. circa e infine quella definitiva di Cesare del 59 a.c. che sfruttando la Lex Vatinia diede lo status di colonia latina e rifondò la città nominandola: Nova Comum. Addirittura di questa ultima colonizzazione ci parlano, con accentuazioni diverse secondo le loro esigenze espositive, ben altri cinque autori romani: Catullo, Plutarco, Svetonio, Appiano e Ammiano Marcellino. Naturalmente i Plinii magnificamente illustrano il I° secolo d.c., glorificando la loro “piccola” patria, descrivendoci squarci di vita pubblica e privata, dell’economia lariana, dell’arte e della religione.

In oltre, a supporto di questi scritti, abbiamo il documento ufficiale per antonomasia, “La Notitia Dignitatum”, che ci fa scoprire il ruolo importantissimo di Nova Comum come zona di scambio commerciale e transito (zona pedemontana), tanto che in città esisteva un super funzionario, il “Praefectus Classis cum Curis Civitatis”, che soprassedeva al controllo dell’arteria principale di comunicazione: il Larius, che da Nova Comum portava verso Summus Lacus e da quel punto verso i valichi alpini dello Julier, dello Spluga, del San Bernardino e del Septimer. Troviamo dei riferimenti anche nella “Tabula Peuntingeriana” dove vengono messe in luce le direttrici che collegavano Nova Comum e il Larius ai maggiori centri del nord Italia.
A testimonianza del ruolo fondamentale ricoperto dal Larius in epoca romana abbiamo anche le numerose epigrafi, oltre seicento, rinvenute nel territorio comasco di cui un’importante collezione si trova presso il Museo Giovio di Como mentre altre sono rimaste in loco. Questi aspetti portano la città di Nova Comum e il Larius fra i primissimi posti fra le città del nord Italia, al pari di Aquileia e Brixia.

L’ epigrafi ci restituiscono importanti testimonianze della vita quotidiana, tra le tante informazioni ricaviamo i nomi delle gens più influenti del Larius fra le quali spicca la gens Oufentina da cui proviene Lucius Minicius Exoratus.

Ma chi erano gli esponenti della gens Oufentina?

Non sappiamo molto se non che l’aggettivo “Oufentina” indicava le gens che, tra quelle dell’Italia Settentrionale (Transpadana) nell’epoca romana, abitavano le zone insubri transpadane.
Possiamo ipotizzare che la gens Oufentina sia stata una gens nova, una gens di persone umili che nell’arco di alcune generazione fecero carriera e fortuna, come molte famiglie del I secolo d.c.. Certamente all’epoca di Lucio Minicio Exorato la sua famiglia era molto abbiente.
Inoltre è plausibile che la gens di Exorato fosse stata proprietaria di una o più compagnie di trasporto fluviale, da e per Mediolanum, essendo questa un’attività molto redditizia per l’epoca.
Sappiamo che i membri di spicco delle varie gens, per poter accedere agli ordini senatorio o equestre dovevano avere una rendita garantita e stabile, quindi entrate di una certa consistenza. E se il trasporto fluviale era il “Business” locale, le ipotesi che la gens di Exorato in un qualche modo ne facesse parte sono altamente probabili.
Ed eccoci finalmente pronti a cercare di conoscere, facendo prezioso riferimento all’effige della lapide oggi incastonata nella facciata esterna della Chiesa di Santa Marta in via Calvi, a Menaggio, la figura di Lucius Minicius Exoratus.

L’importanza dell’aver ricoperto molti incarichi amministrativi farà ben comprendere l’importanza di questo personaggio, come lo comprese molto bene lillustre architetto milanese Luigi Mario Belloni, negli anni ’70, dal frammento epigrafico che oggi possiamo analizzare. Le dimensioni del frammento (ben 280 cm) sono già da sé molto eloquenti circa l’imponenza del monumento e la pregiata fattura in marmo di Musso ci rivela inoltre un altro prodotto del commercio lariano molto rinomato già allora.
Abbiamo due conferme importanti: la prima, solo una persona di un certo stato sociale poteva permettersi una spesa simile, la seconda, la cava di marmo di Musso non era solo nota al tempo dei romani, ma ampiamente sfruttate dagli stessi, con operai specializzati che cavano marmo con grande precisione e in grandi quantità, naturalmente una personalità abbiente come Exorato non poteva volere che questo tipo di marmo per il suo monumento funebre.
Un altro particolare che sancisce l’importanza di queste cave è la quantità di marmo rinvenuta dagli archeologici. Se voi stessi conduceste delle campagne di scavo in Lombardia, trovereste dei reperti archeologici che 6 volte su 10 sono stati realizzati con questo marmo.

Leggendo il frammento dell’epigrafe di Lucio Minicio Exorato possiamo scoprire un cursus honorum che lo portò a essere uno dei protagonisti della vita politica imperiale. Ipotizziamo la sua carriera militare e politica provando a ricostruire i suoi spostamenti nel vasto impero romano del I° secolo d.c. Lucius, come molti giovani romani abbienti, partì per completare il proprio ciclo di studio, in Grecia probabilmente, patria della filosofia e della retorica.
Al termine degli studi, potremmo ipotizzare un suo temporaneo ritorno sul Lario oppure l’inizio della sua carriera militare a Roma. Il suo servizio sotto le armi potrebbe essersi svolto in concomitanza delle operazioni belliche in Iudaea, sotto il comando dell’allora Legato Vespasiano.

Dopo il rientro dalla prima guerra giudaica è ipotizzabile che sia entrato nella corte del neo imperatore Vespasiano e che qui inizi la sua carriera politica e religiosa che lo porto a ricoprire ruoli chiave nella scala al potere: Tribuno Militare e Decurione, Quattruorviro, Duumviro, Prefetto dei Fabbri, due volte Pretore e Console, Flamine dell’Imperatore Vespasiano e Pontefice Massimo.

Usando un parallelismo con i giorni nostri, potremmo dire che Lucio Minicio Exorato ebbe lo stesso potere che oggi ricopre il Segretario di Stato di una superpotenza come, ad esempio, gli Stati Uniti.
Molto probabilmente fece ritorno stabilmente, in tarda età, sul Larius, dove fece edificare il grandioso monumento funebre da cui proviene questo frammento di epigrafe ritrovato nelle acque del Lario e poi collocato in Via Calvi proprio dall’umanista Francesco Calvi.

Alessandro Cerioli

Serata Letteraria: La Bastarda degli Sforza

 

Tablinum: eccovi il video della serata letteraria “La Bastarda degli Sforza”. La scrittrice Carla Maria Russo ha presentato in modo approfondito il mondo rinascimentale e ha saputo dare la giusta identità al suo personaggio storico, Caterina Sforza. Presso la Sala della Musica del Grand Hotel Victoria di Menaggio (co). Sabato 6 febbraio 2016. Moderatore della serata il classicista Alessandro Cerioli.

Serata Letteraria: Tributo Storico – L’Inverno della Repubblica

Tablinum: eccovi il video della serata letteraria “Tributo Storico – L’inverno della Repubblica”. Il Classicista Alessandro Cerioli ha curato l’annuale tributo storico a Lucio Minicio Exorato, notabile personaggio vissuto nel I° secolo d.c. sul lago di Como. Ospiti della serata i Professori Massimo Bocchiola e Marco Sartori che hanno raccontanto la congiura di Lucio Sergio Catilina, personaggio principale del loro saggio “L’Inverno della Repubblica”.

Conferenza: Art, Light of God

Tablinum: video della conferenza Art, Light of God tenutasi giovedì 28 maggio 2015, presso la Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati, Roma.
Sono intervenute personalità internazionali, di seguito i loro nomi:

– Sergej Androsov
– John Azzopardi
– Mark Bell
– Hong Oei Dijen
– Marco Grassi
– Sabine Haag
– Roman Kraussl
– Anne Labourdette
– Tiziano Panconi
– Dimitrios Pandermalis
– Antonio Filipe Pimentel
– Mikhail Borisovic Piotrovskiy
– Ramin Salsali
– John T. Spike
– Timothy J. Standring
– Juan Ignacio Vidarte
– Nina Torres

Moderatore della conferenza Alessandro Cerioli
Saluti istituzionali Ugo Soragni, Mario Baccini e Tiziano Panconi

Museo Napoleonico, Waterloo 200 anni dopo: dialogo tra passato e presente

NapoleoneTablinum: Si sono da poco concluse le iniziative dedicate al bicentenario della Battaglia di Waterloo, avvenuta il 18 giugno 1815, che comportò la fine dell’Impero francese, la sconfitta di Napoleone Bonaparte e il suo conseguente esilio a Sant’Elena. Se nella cittadina belga, alla periferia di Bruxelles, “la più gloriosa delle disfatte” ha assunto i toni di una grandiosa rievocazione storica dove si sono affrontati più di seimila finti soldati, a Roma il ricordo dell’evento che ha segnato le sorti dell’Europa ha visto come protagonista il Museo Napoleonico attraverso l’organizzazione di tre importanti iniziative. Il museo, che contiene molti cimeli napoleonici provenienti in gran parte dalla collezione del conte Giuseppe Primoli, che li donò alla città di Roma nel 1927, rientra fra gli otto musei gratuiti visitabili nella capitale e offre uno sguardo inedito sulla famiglia Bonaparte, regalandoci anche piacevoli scoperte quali il dipinto “Zenaide e Charlotte Bonaparte”, l’unica opera in Italia del pittore Jaques-Louis David. I tre eventi del Museo Napoleonico nella giornata del 18 giugno si sono svolti dalla tarda mattinata, con l’inaugurazione della mostra “Bees” (18 giugno-4 ottobre 2015), la prima personale in un museo italiano del canadese Josh Torpe: il tema delle api, simbolo araldico scelto da Napoleone per collegare la nuova dinastia alle origini stesse della Francia – poiché si dice che esse furono trovate sulla tomba del re Childerico I, capostipite dei Merovingi –, si esprime nelle opere dell’artista canadese attraverso citazioni testuali su superfici in vetro, installazioni sonore e lavorazioni su carta, inserendosi lungo il percorso museale e tentando di creare un dialogo tra l’antico e il contemporaneo.

bees

Nel pomeriggio è stata inoltre ospitata la conferenza di Lucia Pirzio Biroli Stefanelli, la storica e vice-Presidente dell’Associazione Amici dei Musei, dedicata alla Medaglia di Waterloo, di cui si conserva proprio nel museo un raro esemplare, realizzata dall’incisore italiano attivo a Londra Benedetto Pistrucci.

WaterlooMedal_Pistrucci

La giornata si è chiusa con la proiezione del film “Waterloo” (1970), del regista russo Sergej Bondarchuk, che ripercorre con estrema precisione storica gli avvenimenti che seguirono l’abdicazione di Napoleone fino alla definitiva sconfitta, vantando tra gli interpreti Rod Steiger nelle vesti dell’imperatore francese e Orson Welles in quelle di Luigi XVI.

Un’occasione per ricordare uno degli eventi più memorabili della storia europea e mondiale e per riscoprire un museo nel cuore di Roma scrigno di numerosi cimeli, arredi e memorabilia, nonché ricco di opere pittoriche e scultoree che vanno dall’età napoleonica sino alla prima metà del XX secolo.

                                                                                                                       Francesca Corsi

Serata letteraria: Bilacus. Il Lario Romano

Tablinum: video della serata letteraria “Bilacus. Il Lario Romano”, presso l’Hotel Belvedere di Bellagio (co). Ospite della serata lo scrittore Massimiliano Colombo. Introduzione del classicista Alessandro Cerioli. Sabato 30 maggio 2015.

“Forse non tutti sanno che a Roma…” impressioni sull’insolita guida dei misteri di Roma

foto 1

Tablinum: Su Roma si è scritto di tutto. La città eterna sembra essere davvero la “tomba monumentale di una civiltà perduta, il cui sepolcro è ancora sotto terra”. Questo sepolcro, però, alle volte si rivela come un vaso di Pandora dal quale ancora saltano fuori tesori inaspettati, come gli auditoria adrianei, scoperti durante recenti scavi per la costruzione della metropolitana. Sembrerebbe una bella notizia: ecco però come la scoperta di un tesoro apre a dibattiti interminabili e non ancora risolti, che portano a uno scontro fra la necessità di conservazione di un passato glorioso che ha molto ancora da insegnare e quella dei trasporti contemporanei, di non minore considerazione. Questo episodio racchiude, in fondo, l’essenza di Roma, la sua grande bellezza e i suoi altrettanto grandi problemi di gestione. Che senso ha scrivere un libro su Roma, oggi? A mio parere, è necessario tanto per chi a Roma ci vive, quanto per chi la visita. Per un semplice motivo: conoscere è conservare. E la conoscenza deve essere quanto più possibile inclusiva, per questo utilizzare un linguaggio che non sia incomprensibile ai più è un dono, perché imparare divertendosi è davvero bellissimo. Ecco, Ilaria ha questo dono: le sue ‘guide’ su Roma sono itinerari puntuali dal punto di vista documentario e scientifico, senza però perdere la freschezza di un racconto, di un aneddoto, che accende la curiosità di un addetto ai lavori come quella di un ragazzo o di un anziano signore che può ancora meravigliarsi di sapere cose su una città così antica sulla quale pensava davvero di conoscere tutto. Le storie di Roma fluiscono in questo saggio attraverso luoghi particolari, come il Monte Testaccio, personaggi oscuri e sconosciuti della storia romana come Locusta dei Galli, sicario della corte imperiale, nuove panoramiche sull’arte contemporanea come la street art del Quadraro, e persino animali come Annone, l’elefante bianco regalato a papa Leone X dal re del Portogallo. Non c’è bisogno di leggere il saggio in ordine cronologico: la storia di Roma, in fondo, unisce passato e presente, come in una piccola sala dove non è difficile guardare il busto bronzeo del Bruto Capitolino e scoprire che quell’uomo venuto da lontano, simbolo degli antichi valori repubblicani, sta parlando a te ora, in questo momento, e i suoi valori di coraggio e saggezza sono validi anche per te che stai vivendo in un’epoca completamente diversa. Roma in fondo è eterna perché è sempre uguale a se stessa anche se in continuo mutamento; ciò può certamente essere visto come immobilismo, un valore negativo. Io preferisco parlare di eternità: quell’attimo in cui, seduto a osservare il paesaggio in un certo momento della giornata, con quella luce particolare dal tuo punto preferito di Roma, puoi sentirti un tutt’uno con Tarquinio Prisco, Gregorio Magno, Raffaello, Borromini, Anna Magnani e un moderno automobilista incastrato nel traffico della tangenziale alle otto di mattina. Anche questa è la Capitale.

                                                                                                                               Francesca Corsi

Pochi giorni dopo la presentazione romana organizzata da Tablinum ed Enoteca Letteraria del saggio di “Forse non tutti sanno che a Roma…” di Ilaria Beltramme, ci ha fatto molto piacere leggere la segnalazione del libro sullo “Scaffale romano” de La Repubblica. Un ottimo inizio per Tablinum a Roma!